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02 Lug 2011

Altavillesi? No, siamo soprattutto silentini!

Filed under Piana del Sele

Un privilegio di Altavilla è quello di  racchiudere all’interno del proprio territorio una singolare rappresentazione del variegato mondo della provincia salernitana e non solo. Risalendo per il corso del Sele si può arrivare fin nell’Irpinia e da qui verso la Lucania e i granai pugliesi. Dalle sponde del  Calore si incontrano gli Alburni e poi il cuore del Cilento. Facendo una deviazione su per il passo della Sentinella siamo nel Vallo di Diano. Sono i percorsi della storia del passato ma anche dell’economia moderna. Dalla piazza del paese silentino  basta portarsi verso il Piano delle Rose o Tempa della Guardia per trovarsi ad un palmo di naso dai tre quarti dell’intera provincia che osservi dall’alto. Altavilla è una comunità che naturalmente si è aperta agli scambi con chi vive ed opera nei dintorni.  Almeno la metà dei nostri cognomi ci raccontano storie di immigrazione dai paesi vicini. Tracce che stanno dentro la nostra memoria collettiva.  Alle nostre spalle, verso gli Alburni e lungo il corso del Calore, quasi aderendo al percorso dei pastori transumanti conosciuti più dai nostri nonni che dai nostri padri. Davanti, l’opzione più recente, quella che ha dovuto attendere la bonifica dalla palude, per  tornare a guardare verso le aree una volta popolate dagli etruschi. A Scalareta, per chi non lo sapesse, ci sono loro impronte . Verso il Sele abbiamo sempre guardato: non a caso al nostro nome è stato aggiunto, non a caso, un “silentino”.  I nostri meloni si andavano a vendere a Campagna e ad Oliveto. E’ il futuro che c’interessa: è lì che vivremo il più a lungo possibile. Ci sono nuove sfide: l’apertura internazionale che ci assicurerà un aeroporto finalmente aperto; la fruizione turistica dei nostri ambienti ancora ad alta ruralità; un’agricoltura sotto il segno della migliore ortofrutta d’Italia e di un allevamento bufalino di qualità; dei beni culturali da utilizzare seriamente. Su questi aspetti c’è bisogno di dell’apporto dei migliori.

Oreste Mottola (*)

*giornalista, è attualmente condirettore del settimanale “Unico”

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02 Feb 2008

CAPACCIO. Di là dal Sele e prima di Paestum: ecco Gromola

Filed under Argomenti vari

 Gromola, la storia e la modernità. Tra Paestum ed il Sele

"Voi sapete che siamo in cerca dei resti di un santuario antico e l’inseguimento vostro è veramente ridicolo; ma veramente credete che sono venuto a complottare con le bufale?", scriveva così Umberto Zanotti Bianco, il 4 aprile del 1934, al Prefetto che gli aveva due poliziotti alle calcagna che lo sorvegliavano mentre si muoveva, con Paola Zancani Montuoro, tra gli acquitrini e le boscaglie di Gromola. "Dopo due giornate tra le paludi e le boscaglie, animate soltanto da mandrie di bufale e da torme di uccelli migranti…". La Gromola di allora era questa: c’era il feudo di Marietta Pinto che poi passò alla "Fondi Rustici", un’azienda romana. Il centro delle attività era presso la bufalara che qualcuno vuole disegnata da Vanvitelli. "Ha sicuramente più di tre secoli", racconta l’anziano Felice Morena, sceso giovanissimo da Pruno di Piaggine per la più ubertosa Piana del Sele. "Sulla campana c’è la data del 1911. Quando suonava voleva dire che stava scorrendo il siero ottenuto dopo la lavorazione di provole e mozzarelle e richiamava i maiali. Pur pascolando liberi anche a distanza di diversi chilometri, i suini, tornavano da soli verso il centro dell’azienda dei Pinto. Bufale, maiali, vacche allo stato brado. Questa era la Gromola di quei tempi. La Gromola di oggi è invece una località al centro della fertile Piana del Sele, dotata di una bella piazza e di un’imponente chiesa, originale complesso architettonico, opera dell’architetto Ezio Caizzi, L’originale architettura della Chiesa, centro ideale del Borgo omonimo, conclude la piccola piazza ed afferma, nelle sue linee ascensionali, un simbolico senso di elevazione. Non a caso è al centro di una lieve altura di travertino.

L’avvio nel dopoguerra.La grande rivoluzione comincia con gli anni Cinquanta. Così ce la racconta una cronaca rimasta anonima: "Nel 1950 il territorio di Gromola era un latifondo di proprietà della "Fondi Rustici" parte ad acquitrino (in modo particolare il terreno prospiciente il fiume Sele ), ed il resto destinato prevalentemente a culture estensive ed a pascolo, privi di sistemazione idraulica agraria. Gli interventi effettuati dal 1952 in poi dalla Sezione Speciale per la Riforma Fondiaria compresero in sintesi le seguenti opere: Messa a cultura dei terreni con le relative opere di trasformazione (dissodamenti, sistemazione del terreno, opere irrigue). Fabbricati per l’insediamento poderale dei coltivatori; ricoveri per gli allevamenti e pro-servizi. Opere di carattere interpoderale (strade, acquedotti, elettrodotti). Borgate di servizio, destinate a soddisfare le essenziali esigenze di ordine sociale ed a favorire le condizioni di vita della popolazione insediata in campagna. Il Sistema dell’insediamento sparso, attuato nella Piana del Sele, mentre offriva evidenti vantaggi per la continua presenza dei coltivatori sul podere, richiedeva peraltro provvidenze atte ad eliminare l’inconveniente dell’isolamento delle famiglie. Il Borgo di Gromola, costruito sulla sinistra del fiume Sele, fu la principale realizzazione di questo tipo compiuta dalla sezione nella piana del Sele, inaugurato dall’On. Mariano Rumor , allora Ministro dell’Agricoltura e Foreste".

La "fortuna" di Gromola. Non c’è località della Piana così al centro delle relazioni civili ed economiche com’è Gromola: si trova a 4 Km. dalla statale 18, a 3 da Capaccio Scalo attraverso Via Fornilli, oppure 4 Km. dalla Via Provinciale litoranea. Pietro Noce vi è arrivato invece da Trentinara. La sua famiglia, come altre trecento, vi ebbe un podere: "Da allora le nostre infrastrutture sono rimaste uguali. Un po’ di illuminazione, una panchina o una vetrata. Sono cambiate le nostre case, le nostre famiglie, il nostro modo di rapportarci alla coltivazione della terra. Ma la piazza di Gromola, che pure è molto bella, è sempre la stessa. La terra? Ormai la lavorano solo gli anziani o la si concede in affitto. Che volete che uno ci faccia con un ettaro di terreno?".

Morena e Cerrato. Chi invece è andato oltre sono i Morena ed i Cerrato, proprietari di importanti aziende vivaistiche. Sono riusciti ad imporsi al monopolio delle più agguerrite multinazionali cementieri olandesi e delle aziende del Settentrione. Morena esporta nel soprattutto centro – sud Italia. Ha cominciato dal 1987, "costretto dall’evoluzione dei mercati". Nella sua azienda ci sono più di 20 operai e ci lavora l’intera famiglia. Sforna migliaia di contenitori con tutte le solanacee e i fiori. Dalle chicas alle viole. Il padre arriva dalla sperduta Pruno di Piaggine mentre lui, "ho solo la terza media", dice orgoglioso, è un punto di riferimento dell’agricoltura italiana più moderna. Il suo settore è quello che è stato investito dalle più veloci innovazioni tecnologiche e di marketing. La gdo, la grande e moderna distribuzione organizzata, detta legge. Con i vecchi mercati ortofrutticoli costretti a cambiare pelle e a mettersi alle spalle un certo folclore, o peggio, l’antico sospetto di "pressioni" delinquenziali. C’è poi l’esplosione del biologico, con migliaia di aziende agricole che hanno bandito la chimica dai loro metodi di coltivazione. Ne è passato di tempo da quando tutto si riconduceva al pomodoro, con il "contorno" di carciofi, peperoni, finocchi, cetrioli ed insalate. Ora c’è tutto un mondo di nuove produzioni, i tecnici li chiamano della IV e V gamma. Sono i prodotti orticoli pronti per il consumo. Chi li produce è costretto a rincorrere le mode e modificazioni culturali che investono la società . Con le donne che lavorano la preparazione di pranzo e cena dev’essere sempre più veloce e gli ingredienti (come gli ortaggi) devono sempre più essere adatti all’uso. Ed è la Piana del Sele è zona d’avanguardia. Grazie alle piantine di Cerrato e Morena.
La chiesa. L’originale architettura della Chiesa, centro ideale del Borgo omonimo, conclude la piccola piazza ed afferma, nelle sue linee ascensionali, un simbolico senso di elevazione. Notevole è la leggerezza della struttura, tutta in cemento armato, che tocca le fondazioni in solo cinque punti di appoggio. La chiesa e la canonica coprono una superfice di 450 mq. L’interno della modernissima chiesa, nella sua lineare semplicità e nei suggestivi effetti di luce, crea una particolare atmosfera di raccoglimento. L’illuminazione è realizzata mediante una finestratura a piano di calpestio; una luce diffusa proviene dalle finestre in alto e si concentra sull’altare mentre la zona vicina all’ingresso rimane in penombra. La chiesa è dedicata a S.Maria Goretti.
Hera Argiva"Dopo la Foce del Sele, la Lucania e il santuario di Hera Argiva, la fondazione di Giasone è vicino, cinquanta stadi da Poseidonia", scrisse Strabone. Tra le bufale che pascolano placide in una pianura dominata da ampie pozze d’acqua (siamo sotto al livello del mare) c’è una delle meraviglie dei beni culturali italiani, il "Museo Narrante". Una bella "centa" ci racconta subito il percorso religioso – culturale da Hera al culto popolare della Madonna che tutti conosciamo. Le metope e i gli altri reperti parlano, cantano e suonano. Si materializza una massa di donne in processione che prima cantano le lodi di Hera in greco antico e poi, in dialetto ed in italiano, le preghiere alla Madonna del Granato. E la stanza con i fusi per filare il cotone. Le leggende di Giasone, Eracle, Achille, Ulisse ed Oreste escono dai bassorilievi delle metope ed una voce li racconta: è uno dei testi più affascinanti che l’antichità ci abbia mai trasmesso. Evocano miti e modi di agire, come la religiosità popolare, nient’affatto cambiati dopo più di 2500 anni. "Raccontare emozionando", dice il telearchitetto Fabrizio Mangoni è la missione del Museo Narrante di Hera Argiva. E’ il primo luogo d’Italia dove le nuove tecnologie audiovisive hanno rivoluzionato l’idea seriosa che un po’ tutti abbiamo dell’archeologia. Dove i i filmati e le installazioni narranti di Fabrizio Mangoni, hanno stravolto l’idea stessa di Museo. I più affascinati sono i bambini. Pensando di entrare in un libro di scuola s’immergono nel più straordinario, e divertente, dei film storici. Anche il visitatore meno avvezzo alla classicità riesce ad impadronirsi delle atmosfere che respirarono quel gruppo di greci che nel VI secolo scelsero questo luogo per insediarsi e per meglio commerciare con i vicini etruschi. Greci più etruschi, ed ecco i salernitani di oggi. Le città degli dei non nascono per caso. Spuntano sulla sponda del fiume e in riva al mare. Tra campi sterminati e dietro lo scudo della montagna. Dove c´è terra fertile da consacrare ad Hera, e dove un porto, mezzo fluviale, mezzo marino, poteva far invidia a Sibari, perché è da lì venivano gli Achei, i greci che seicento anni e più prima di Cristo fondarono Poseidonia, la città del dio del mare. L´antica Paestum è greca, figlia di Giasone e del mito degli Argonauti.Una puntata ad Hera Argiva è possibile farla sia lasciandosi alle spalle, sono a poche centinaia di metri, le affollate spiagge pestane che l’ultratrafficata Statale 18 che porta verso le cose cilentane. A qualche chilometro dalle mura di Paestum, a "50 stadi" a stare alle misure di Strabone, il geografo dell’antichità, oggi è un po’ una caccia al tesoro perché la segnaletica stradale del comune di Capaccio è ancora carente. Nonostante tutto ciò, dall’apertura datata novembre 2001, le presenze sono state oltre ottomila. E’ tempo quindi per fare un primo bilancio.

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02 Lug 2007

COSA FARE STASERA? fine settimana tra Cilento e Piana del Sele: gli appuntamenti

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Il fine settimana tra cilento e piana del sele: gli appuntamenti

Paestum

Sabato 30 giugno
7° Festival Internazionale di Beethoven e i Classici. Presso il giardino interno dell’Hotel Poseidonia Mare, in via Torre di Mare a Paestum.
30 Giugno 2007 Luana Struppa pianoforte ore 21,00; ingresso libero.

Agropoli
Da mercoledì 27 giugno a domenica 1 luglio
Festa di San Pietro e Paolo. Mercoledì ore 20, Chiesa della Beata Vergine Costantinopoli: saggio di pianoforte. Giovedì ore 19: Mostra mercato di prodotti tipi e artigianato locale con proiezione di diapositive e filmati sul Cilento promossa dall?Associazione Noitour. Ore 20 Chiesa B.V. di Costantinopoli: presentazione del libero di Domenico Chieffallo ?Memoria e Radici?; a seguire proiezione di cortometraggi a cura di Associnema. Venerdì 29 ore 22, piazza V. Veneto: ?Le mille canzoni più belle? con Paola Salurso e il gruppo degli Atammusia. A MEZZANOTTE FUOCHI PIROTECNICI A MARE. Sabato 1 luglio, ore 21, piazza V. Veneto, spettacolo musicale. Domenica 1 luglio, ore 21: presso l?anfiteatro del castello, la Compagnia del Sorriso presenta ?Na? caccavella chiena ?e guaie?.

Vibonati
Giovedì 28 e domenica 1 luglio
Una due giorni per rievocare uno degli episodi più rappresentativi del Risorgimento italiano. Tutto pronto per la ?I^ Maratona dei Trecento? e per lo ?Sbarco dei Trecento?. Convegni, spettacoli, concerti. Giovedì ore 20,00 ?Sbarco dei Trecento? presso la Marina dell?Oliveto in Villammare, rievocazione dell?impresa con testi in arabo e in italiano. Ore 20,30- convegno ?Chi sbarca oggi??
Domenica 1 luglio
Ore 10.00: partenza della ?I^ Maratona dei Trecento?, piazza Maria S.S di Portosalvo in Villammmare di Vibonati.

Battipaglia
Domenica 1 luglio
Sfilata di Moda. Lino Management presenta: Moda & Modi. Domenica 1 Luglio Sfilata di Alta Moda. Inizio ore 20.30 presso Baia dei Delfini Costa Sud Litoranea Spineta Battipaglia presentatore: Marco Liorni, special guest musicali Volver Band partner: Publisystem. Info evento: 0828. 62.43.22 – 335.67.81.622 – 333.37.34.759.
Ingresso gratuito.

Sapri
Da sabato 23 a sabato 30 giugno
Festival della Memoria Collettiva dal 23 giugno celebrerà la terza età con un intera settimana di appuntamenti. Giovedì 28 giugno Commemorazione dello Sbarco di Pisacane. La rappresentazione sarà anticipata alle 17.00 dall?esibizione sul lungomare della Banda della Castellana di Camerota. Alle 17.30 sarà deposta una corona in Largo dei Trecento mentre a seguire sarà officiata una solenne celebrazione religiosa.
Lo spettacolo in costume, in omaggio alla spedizione di Carlo Pisacane, avrà inizio alle 18:30, di nuovo sul lungomare, nell?area spettacoli di 50&Più. Serata di puro intrattenimento venerdì 29 Giugno con un artista che non ha certo bisogno di presentazioni, l?mitatore, cantante, showman Gigi Sabati.

Padula
Dal 29 giugno all?1 luglio
Per tre giorni, il 29 e 30 giugno ed il 1 luglio prossimi, alla Certosa di Padula (Sa) i massimi esperti e studiosi della Storia Risorgimentale si confronteranno sui temi principali della sfortunata spedizione di Carlo Pisacane e sul Risorgimento Meridionale a conclusione delle Celebrazioni per il 150° della Spedizione di Carlo Pisacane, volute dalla Provincia di Salerno – Assessorato ai Beni e alle Attività Culturali e curate dall’Associazione Culturale Società Aperta.

Atena Lucana
Giovedì 28 e venerdì 29 giugno
Si terrà i prossimi 28 e 29 giugno presso l?Acteon Palace ad Atena Lucana la 1ª Conferenza Nazionale della Città Montana dal titolo ?La Città Montana delle Arti, dei Mestieri e delle Scienze?. Il programma prevede momenti plenari, come quello introduttivo dedicato alla definizione del concetto di ?Città montana? e la successiva Tavola Rotonda ?Dalla Città montana alla promozione turistica?- nell?ambito della quale saranno presentati i dati sul turismo nelle Comunità Montane – e sessioni di approfondimento, quali quelle dedicate alle buone pratiche in materia di marketing e comunicazione turistica.

Castiglione dei Genovesi
Da giovedì 28 giugno a domenica 1 luglio
Anche quest’anno, e con rinnovato impegno, Radici e Festa della Montagna vogliono invitarci a vivere in armonia con la natura, a rispettarla ed a stabilire con essa un dialogo attraverso la contemplazione, la cultura, il sociale, il religioso, il canto, la musica, il cibo ed ogni forma d?arte e di tradizione che ad essa renda omaggio.
Luogo ideale per questa iniziativa, come sempre, e? il paesaggio arcadico e incontaminato del Monte Tubenna, suggestivo pianoro dei Monti Picentini nel territorio del Comune di Castiglione del Genovesi: ?Sul monte Tubenna tra cielo e mare?.

Giffoni Sei Casali
Sabato 30 giugno
“La Cantina del Borgo” all’ombra del secolare tiglio. Una serata esclusiva degustando vini e prodotti d’eccellenza. Inizio ore 20. Piazza Corte dei Santi – Sieti di Giffoni Sei Casali (SA) Info & prenotazioni:340/5880966
Salerno
Sabato 30 giugno
Note di notte è il titolo del concerto dell?orchestra ?I Mozartini? che si terrà presso il palazzo del Soccorso Amico. L?evento è in programma per sabato 30 giugno alle ore 21.00 presso la sede di Soccorso Amico in via Generale Clark a Salerno (accanto al Ristorante Sea Garden).
Il cartellone prevede musiche di Bach, Gounod, Shostakovich, Gershwin, R. Marino nella suggestiva atmosfera creata dal mare e dal cielo stellato.
Per informazioni è possibile telefonare tutti i giorni alla sede del Soccorso Amico allo 089339999 o al numero di cellulare 3389591316.

Sabato 30 giugno
Festa della zeppola. La manifestazione si svolgerà il 30 giugno 1 e 2 luglio presso il sagrato della chiesa di San Bartolomeo di Giovi (Salerno). Presso gli stands si potrà gustare la zeppola classica, farcita con nutella o con crema. gli orari di apertura degli stands sono:
30 giugno dalle ore 21.00 in poi;1° luglio di mattina dalle 9.00 alle 12.00 – di sera dalle 21.00 in poi; 2 luglio di mattina dalle 9.00 alle 12.00 – di sera dalle 21.00 in poi.
Le serate verranno allietate da buona musica.

Per sapere di più sui singoli eventi consulta la sezione Appuntamenti di www.paestum.it

Questo servizio è a cura di:

Quality Tourism s.n.c.
Società di comunicazione, marketing e servizi per il turismo
Cell. 347.4741698 – 348.7632933 – 339.7422713
E-mail: info@qualitytourism.it

Paestum.it
Quotidiano d?informazione on line di Paestum e del Cilento
Cell. 338 4470855 ? 339.7422713
E-mail: info@paestum.it

Viale della Repubblica
Palazzi Edil 90 Int. 8
84047 Capaccio – Paestum
Tel. e fax 0828.724501

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02 Ago 2006

MONNEZZA. Situazione sulla Costa Sud Sele – Cilento

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Costa sud di Salerno, i rifiuti per strada affiorano a macchia di leopardo e seguono in maniera direttamente proporzionale l?impegno sul versante della raccolta differenziata delle varie amministrazioni comunali. Lungo via Sterpinia, il viale dei grandi alberghi capaccesi, è uno stillicidio di piccole e grandi discariche nate e gestite spontaneamente. Il blob dell?immondizia che ogni giorno cresce attenta gravemente alle prospettive di una stagione turistica che qui, a differenza di quello che succede altrove, affanna vistosamente. Nelle zone più rurali si risolve passando alle vie di fatto: un cerino, un po? di liquido infiammabile, qualche ora di sofferenza e la puzza sparisce. ?Vogliamo una soluzione per far sì che nel mese di agosto i comuni non debbano accogliere i turisti con l?immondizia per strada e in un secondo momento che si trovi una soluzione definitiva che prenda in considerazione l?ipotesi di una ?provincializzazione? del problema. Gli impianti della Provincia di Salerno dovrebbero essere utilizzati per i rifiuti di Salerno. Questo non perché non vogliamo aiutare Napoli ? precisano Sica, anche a nome degli sindaci a sud di Battipaglia ? ma al contrario perché intendiamo accogliere i napoletani, che rappresentano una buona parte dei turisti nelle nostre cittadine, nel miglior modo possibile e certo non con l?immondizia per strada?. ?Da noi è stato riaperto un sito di stoccaggio di fatto. In barba ad ogni normativa?. Protesta pubblica degli abitanti di via Fornilli, località adiacente a Capaccio Scalo, che con un manifesto attaccano duramente l?amministrazione comunale. E? solo questione di ore e Alfonso Santomauro, assessore all?ambiente, si prepara a rendere nota la decisione di aprire a Varolato, vicino al depuratore, uno staccaggio dei riufiuti dove ci sarà anche l?umido. Nel frattempo è capitato più volte che i camion pieni di immondizia stazionino a lungo all?interno dell?ex macello comunale.
?Il nostro lungomare, che è fra i più grandi d?Italia, è completamente senza cassonetti?, fa notare Antonio Domini, sindaco di Agropoli. Situazione sotto controllo nella cittadina cilentana dove la raccolta differenziata ?spinta?, che coinvolge già 13mila dei 22 mila abitanti, sottrae 60 quintali di rifiuti umidi al giorno dallo smaltimento ordinario. Il comune ha anche attivato, ai sensi dell?ex art. 13 della normativa in vigore, uno stoccaggio provvisorio nella zona di Borgo. ?Nel 2004 ? racconta ancora Antonio Domini ? di questi tempi la città produceva 1300 quintali di rifiuti al giorno, oggi siamo a 600. Abbiamo quasi dimezzato la quantità di rifiuti prodotti, il cambiamento culturale e di stili di vita è fortissimo?. A settembre, ci sarà ancora un?altra impennata della differenziata, che coinvolgerà anche nella popolosa zona vicina a via Pio XII.
L?ottimismo di Antonio Domini non è condiviso dagli amministratori di Castellabate. I grandi cumuli di rifiuti che facevano da sfondo ai panorami mozzafiati soprattutto di Santa Maria di Castellabate rimarranno a lungo nella memoria dei turisti. ?Noi siamo penalizzati anche dalle distanze ? fa notare il vicesindaco Luisa Maiuri ? con i nostri camion che a causa del grande traffico di questi giorni spesso devono saltare i rigidi turni per lo scarico e devono tornare indietro. La differenziata? I nostri cittadini, quando vedono gli spettacoli di questi giorni, sono fortemente demotivati?.

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29 Nov 2005

Slow Food Revolution arriva nella Piana del Sele

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Intervista con Gigi Padovani

Uomo di collina, della Langa, del Sud del Piemonte. Scrive di politica, di cibo, di problemi degli enti locali. E ha avuto successo, l?anno scorso, con un libro dedicato alla Nutella come fenomeno di marketing e di comunicazione (ne è uscita pochi giorni fa una edizione tradotta in Francia): un interesse nato dalle sue radici. Gigi Padovani infatti è nato ad Alba, dove nel 1964 è stato prodotto il primo vasetto della crema da spalmare della Ferrero. La sua formazione giornalistica è stata compiuta nei giornali locali piemontesi. E? a Paestum, per l?annuale iniziativa di ?Galaxia Via Lattea?. Riflette, ricordando l?ultimo romanzo dello scrittore torinese Nico Orengo, sulla sua terra colpita da ?improvviso benessere? e con uno sviluppo caratterizzato da prezzi dei terreni e dei vini alle stelle, con troppi capannoni industriali a fondo valle.. Per qualche giorno Padovani è venuto nella Piana del Sele, ospite dell?Associazione Galaxia Via Lattea, a riflettere sul mondo intorno alla bufala, nel quale pure c?è un giro vorticoso di soldi ma che non sono distribuiti equamente fra tutti gli ?attori? della filiera. Dove c?è il luccicchio dei gioielli, delle auto di grossa cilindrata, e dell?usura e della malavita che cerca di controllare il mercato della materia prima (mais e paglia) e del commercio successivo della mozzarella trasformata. E poi gli incendi e quella ?strana? diffusione della brucellosi. Non c?è un Orengo e nemmeno un Padovani a raccontarci quello che avviene sugli usci di casa nostra. Padovani ha pubblicato sette libri, dal 1979 al 2005: il primo è stato “La liberazione di Torino”, l’ultimo “Slow Food Revolution” (Rizzoli, 17 euro), conversazione con Carlo Petrini sulla storia del movimento che ha cambiato la cultura del cibo in Italia e nel mondo e che è stato presentato nel corso della serata conviviale di Galaxia.

Come è avvenuto l? incontro con il territorio di Paestum e la bufala?

?Ho potuto scoprire e conoscere da vicino un territorio ed una realtà che conoscevo solo per averne letto e degustato i prodotti al Salone del Gusto. L?esperienza è stata molto positiva. Mi pare che la Valle del Sele sia un territorio dalle grandi potenzialità che può dare tanto di più se riesce a scegliere la strada della qualità, della sostenibilità ambientale. La bufala? Io credo che si deve andare nella direzione della riduzione delle quantità di latte prodotta e di un più puntuale rispetto dell?ambiente da parte degli allevamenti?.

Ha visitato delle aziende?

?Sì, quella di Nicola Pietrafesa, presidente di Galaxia. Vi ho trovato un alto rispetto della qualità. Ha imparato a diversificare la produzione, andando oltre la mozzarella. Ho carpito anche un vostro segreto: la mozzarella d?inverno è migliore perché il latte è buono, abbondante e fresco. Mi riprometto di scrivere degli articoli tra ?Stampa? e ?Specchio?. Bisogna convincere i consumatori, io mi impegnerò…

L?avranno portata a vedere degli allevamenti…

?Proprio qui a Capaccio. Sono quelli di Antonio e Stefano Ferro. Hanno 200 bufale, una bella realtà. Il giovane, 26 anni, vuol rimanere in azienda. Hanno investito una cifra consistente per dotarsi di una nuova sala di mungitura. Ma non sono riusciti a farsi dare un euro di finanziamento pubblico. E sa perchè? Le leggi di oggi non permettono di aiutare i giovani che vogliono investire nell?azienda di famiglia!. Il padre dovrebbe cederne la titolarità. E? una contraddizione?.

Avrà assaggiato le varie produzioni della bufala…

?Ho cominciato dalla carne. L?ho assaggiata da voi. Mi sembra migliore quando è cucinata con il sugo, tipo braciola E poi ho potuto apprezzare la ricotta: i dolci che la contengono e i gelati realizzati con i latte di bufala sono straordinari. Sono tra i più buoni che abbia mangiato. Io sono un appassionato di alta pasticceria e se ve lo dico io…?.

Quali sono le fragilità che intravede in questa nostra filiera produttiva?

?Dovete imparare ad andare oltre la mozzarella e evitare la monocoltura. Penso a cacioricotta e yogurt, per esempio. Si possono studiare nuovi prodotti e ricette di alta gastronomia per uscire dal problema dei cinque giorni che la mozzarella ha di shelf life, cioè di vita?.

Padovani, lei è un langarolo, piemontese della collina, ci spiega da dove è iniziata la vostra rincorsa che oggi vi porta ad essere uno dei territori più ricchi dal punto di vista agroalimentare. Oltre la Nutella dei Ferrero, avete i migliori vigneti e tra i vini più in d?Italia…

?All?inizio i nostri produttori, spinti anche dai primi soci di Arcigola Slow Food guidati da Petrini, hanno saputo trarre una buona lezione dall?esperienza francese della Borgogna. Il concetto di ?terroir?, il valore del territorio coniugato alle produzioni locali e di qualità, l?hanno inventato loro. Da qui parte l?esperienza di Slow Food, che comincia con un avventuroso viaggio di Petrini e compagni proprio in Borgogna?.

Langa, terra di grandi suggestioni letterarie: cominciamo da Pavese e Fenoglio…

?Le Langhe di oggi non appartengono più a questi due grandi scrittori che l?hanno raccontata. Oggi le Langhe rischiano di morire per due ragioni: ci sono troppi vigneti e una ricchezza che potrebbe degenerare in volgare ostentazione. Sulle mie colline ci sono troppi consulenti e sono pochi i giovani che accettano di lavorare nei campi. E poi il territorio oggi è assediato da capannoni e villette pretenzione…?.

Come da noi. Extracomunitari a lavorare nelle stalle e nei caseifici e campagne oggetto di speculazioni edilizie…

?Non scherziamo. Voi state messi peggio. La nostra campagna per fortuna non è ancora stata depredata come è successo in queste zone. Quanto alla letteratura, vorrei precisare che oggi a Torino e in Piemonte abbiamo nuovi autori, come Gianni Farinetti, Giuseppe Culicchia e Nico Orengo. Io consiglio di leggere l?ultimo libro di Orengo, si intitola ?Di viole e di liquirizia? e denuncia come le Langhe siano diventate eccessivamente modaiole, con vini di taglio internazionale maturati in barriques e con lieviti starter che creano profumi accattivanti ma non autoctoni. Ad esserne soddisfatti sono solo certi giapponesi o americani che girano per le nostre colline carichi di dollari?.

Il Padovani giornalista, come si racconta dal punto di vista professionale….

Sono diventato giornalista professionista nel 1984, lavoro alla redazione di Torino de “La Stampa” con la qualifica di caposervizio e seguo la politica interna nel Nord Italia come inviato e mi occupa di eventi legati allla cultura materiale. Finora ho pubblicato sette libri, dal 1979 al 2005: il primo è stato “La liberazione di Torino”, l’ultimo “Slow Food Revolution” che ho avuto la possibilità di presentare in una bella e ?calda? serata. Per molti anni mi sono dedicato ai temi dell?infanzia e della scuola e mi sono impegnato con l?Ordine dei giornalisti e la Fnsi per la tutela dei minori: con orgoglio considero un buon risultato professionale aver contribuito al varo, nel 1990, della Carta di Treviso. Ma negli ultimi anni ho dato maggiore spazio anche professionale alla mia antica passione per l?enogastronomia, che sta diventando un impegno molto serio??.

Oreste Mottola
oreste@unicosettimanale.it

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08 Nov 2005

Lo stato dell’agricoltura nella Piana del Sele e l’attuazione dei P.o.r.

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CONVEGNO A EBOLI Agricoltura, 2500 miliardi sono l?ultima occasione Come va l’agricoltura della Piana del Sele? Come organizzarne il rilancio? Questi gli obiettivi di un convegno organizzato a Santa Cecilia di Eboli, da Antonio Conte, presidente della commissione agricoltura della Provincia. Il quadro che ne è venuto fuori autorizza pochi entusiasmi. Aziende agricole coi bilanci pericolosamente in rosso, gasolio alle stelle, produzioni ortofrutticole e zootecniche che si reggono sul lavoro degli extracomunitari e grandi strutture (l’azienda Improsta, l’Istituto Orientale, l’ex mercato di San Nicola Varco) che aspettano di essere rilanciate per fare da volano ad un comprensorio, che, nonostante le difficoltà, è tra i più forti d’Italia. In questo scenario il P.o.r. agricolo di Agenda 2000 della Regione, 2500 miliardi da spendere, «l’ultima occasione», suscita speranze ma anche diversi interrogativi. Innanzitutto quel 50% che l’agricoltore ci dovrà mettere di tasca sua, tanto che il finanziamento del P.o.r. transita tutto su di un conto corrente dedicato. «I politici devono dirci se ancora c’è spazio per l’agricoltura. Noi siamo tutti demotivati. La grande distribuzione ci ha distrutto. Si è mangiata i nostri margini», dice Luigi D’Avino, agricoltore tra i più noti della zona. «Anche riciclare l’acqua che serve sempre più per le varie attività aziendali succhia all’agricoltore grosse risorse finanziarie», aggiunge Antonio Conte. Antonio Falessi, coordinatore dell’area generale dell’assessorato regionale all’agricoltura sprona tutte le componenti agricole a fare un salto di qualità. «I P.o.r. sono fortemente regolati a livello europeo. Non possiamo più tollerare pressapochismi. I tecnici devono smettere di proporci progetti ciclostilati e devono spiegare, azienda per azienda, le qualità professionali del richiedente, la sua capacità di fare fatturato e soprattutto di remunerare almeno con 36 milioni annui ogni unità lavorativa impegnata». Saranno aperti decine di punti informativi dell’assessorato. Con l’aiuto del Formez, tutta la procedura burocratica è completamente informatizzata. In 24 mesi, l’agricoltore ammesso ai finanziamenti P.o.r., avrà i soldi e potrà concretamente realizzare il suo progetto. La procedura Da Domenico Tosco, dirigente del Sesirca regionale, è venuto l’annuncio della dirittura d’arrivo della procedura d’acquisto, dal Ministero del Tesoro alla Regione, dell’azienda Improsta. «Sarà sia un’azienda agricola ordinaria con i bilanci a posto, che un importante centro di ricerca. Vi realizzeremo – ha detto Tosco – il centro di servizi integrato sulla bufala, con i laboratori d’analisi, il caseificio didattico, il centro per il miglioramento genetico e l’osservatorio sulle parassitosi animali. Convoglieremo all’Improsta tutto il germoplasma vegetale della nostra frutticoltura e olivicoltura. Specializzeremo l’Improsta sull’agricoltura integrata, ovvero la compresenza di un moderato uso di prodotti di sintesi con le tecniche di difesa biologica». «Portiamoci una parte della Facoltà di Agraria e di Veterinaria», propone Antonio Conte. «Se trent’anni fa dovevamo ancora chiudere col latifondismo oggi tutti abbiamo di fronte la sfida di portare tutta la nostra agricoltura in Europa». Vincenzo Aita, l’assessore regionale all’agricoltura, sa di essere chiamato a giocare, e in casa, una partita molto difficile. Che comincia proprio dal problema dell’indebitamtento delle aziende agricole. «La Regione ci sta pensando. Il problema è serio. Si potrebbe cominciare cl promuovere convenzione con le banche». Aita ha voluto toccare anche la questione dei sei-settecento extracomunitari che vivono in condizioni subumane nell’ex mercato ortofrutticolo di S. Nicola Varco. «Grazie a loro la nostra agricoltura ancora sopravvive. Va promosso subito un programma che aiuti il loro inserimento nella società civile».
L’autore dell’articolo è contattabile all’email: oreste@unicosettimanale.it

Oreste Mottola

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28 Lug 2005

Piana del Sele, perchè contiamo sempre meno…

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La Piana del Sele conta sempre meno nello scenario politico. L?affermazione dell?ex ministro socialista Carmelo Conte, contenuta in un?intervista a questo giornale, è terribilmente reale, e può essere estesa anche ad altri settori: dall?istruzione all?economia, dall?informazione alla ricerca scientifica. Fino a qualche anno fa potevamo invocare la cappa della malavita organizzata che rendeva tutto più difficile ed oltre, mentre nelle aree che sulla Piana gravitano (come gli Alburni e la Valle del Calore), la colpa era data all?insufficiente dotazione di strade. C?era chi, è il caso di Conte, fa risalire tutto alla distruzione, nelle furie giustizialiste e qualunquiste, che seguirono a Tangentopoli. La realtà d’oggi vede le nostre città, come i paesi più importanti, sembrano essere stati consegnati a personaggi incolori, incapaci di quello scatto d?ala (anche un tantino demiurgico) che uno s?aspetta dal rappresentante politico. Poche le eccezioni, forse il solo Gerardo Rosania. Da Conte, però, non abbiamo mai sentito pronunciare un?impietosa analisi dei limiti del suo modo di fare politica, che era basato, anche sulla promozione, come faceva Caligola, di tanti cavalli al ruolo, mutatis mutandis, di senatore. Ed era un sistema che costava tantissimo, visto che s?appoggiava su di un gigantesco flusso di spesa pubblica. Era evidente che così non poteva andare avanti per molto tempo. Sottolineato questo va detto che non si comprende l?ostracismo che la sinistra di Eboli e dei paesi vicini gli ha dichiarato. L?esperienza e l?intelligenza di Carmelo Conte sono essenziali per un centrosinistra che non vuole andare, quasi per forza, al suicidio. C?è già un precedente, quando a Capaccio l?ostracismo scattò contro quel galantuomo che era Gaetano Fasolino. Uno che certe ?degenerazioni? socialiste le aveva pure combattute. Risultato? Oggi Gaetano Fasolino è un senatore di Forza Italia. Torniamo ad Eboli, e a Conte. Con il suo apporto un piano regolatore così rigido come quello ebolitano poteva essere corretto e reso più accettabile e, soprattutto, funzionante. Sì, perché uno strumento urbanistico che si contrappone a delle direttrici naturali di sviluppo è destinato a non essere mai attuato. Serve solo ai tecnici (ingegneri, architetti e geometri) che l’hanno messo su carta. Sossio Pezzullo, che è uno che se ne intende e non ha mai fatto proclami, dice che l?amministrazione Rosania è contro lo sviluppo dell?agricoltura. Sono questi corto circuiti del dibattito politico da evitare. Finché essi si riprodurranno l?effetto sarà proprio quello denunciato da Conte, con una riduzione del peso specifico della più importante area agricola della Campania, e tra le maggiori d?Italia, che se si raccorda a Paestum ed alle bellezze, per altro incontaminate, degli Alburni e della Valle del Calore, ha sicuramente una marcia in più. Con le mozzarelle, gli agriturismi (quelli veri) e i luoghi del Parco del Cilento il turismo è assicurato. Si parla tanto di un?altra provincia cilentana o del Vallo di Diano, nessuno sembra più pensare ad una diversa organizzazione delle funzioni pubbliche della nostra zona, che è la vera locomotiva dell?economia salernitana. Conte, sempre lui, una volta accennò ad una ?Città del Sele?, che raccordasse risorse naturali e vocazioni produttive. Insomma, a mettere un po? d?ordine nel bendidio di cui disponiamo. Ecco, potrebbe essere la proposta dalla quale ripartire per dare una maggiore propulsione ai popoli che intorno all?antico Silaris hanno visto l?azione di greci, romani, etruschi e lucani. E con essi sono plasmati.

P. S: Nella Piana del Sele c?è uno dei più importanti poli pubblici della ricerca scientifica applicata all?agricoltura. A Pontecagnano con l?orticoltura, a Battipaglia le colture agricole che usa l?industria alimentare e ad Eboli con l?Improsta, ormai ?regionalizzata?. L?Istituto zooprofilattico provinciale, diretto dal cilentano Giorgio Galiero) è il centro nazionale di riferimento per tutto ciò che concerne la bufala. La nostra agricoltura può, e deve, arrivare prima a questo sapere. Vi risulta che i nostri politici tengano in palma di mano questi centri, come dovrebbe essere, o tentino solo di usarli per le loro scorribande? Con i ricercatori più bravi frustrati e che, appena possono scappano. La risposta è sotto gli occhi di molti. E così Salerno città, l?Agro Sarnese ci mettono sotto i piedi. Siamo noi a volerlo.
Oreste Mottola

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22 Lug 2005

trattore si ribalta nel Sele, Cosimo e Antonio Strafella morti

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Tragedia nel pomeriggio a Ponte Barizzo, vicino Capaccio per la morte di due agricoltori. Padre e figlio annegati nelle acque del Fiume Sele. A perdere la vita Cosimo Strabella, di 55 anni del posto ed il figlio Antonio di 25. Il giovane a bordo di un trattore trainante una pompa da irrigazione stava innaffiando il terreno di sua proprietà pescando l?acqua direttamente dal fiume.
Una manovra troppo azzardata però ha fatto ribaltare il pesante mezzo che è finito insieme nel letto del fiume trascinando con se il 25enne senza lasciargli scampo. Con ogni probabilità il padre, accortosi di quanto stava accadendo, ha tentato di soccorrere il figlio ma nel tentativo è anch?egli annegato. In quel particolare tratto, le acque raggiungono una profondità di cinque metri. Le operazioni di recupero dei due corpi, affidate ad un elicottero dei Carabinieri del 7° Elinucleo di Pontecagnano e dai sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Salerno, sono risultato molto difficoltose. Al momento è stata recuperata solo la salma del 55enne. Le ricerche continuano.
21/07/2005

CAPACCIO (SA): SI RIBALTA TRATTORE IN FIUME SELE, DISPERSI PADRE E FIGLIO
Padre e figlio dispersi questo pomeriggio nelle acque del fiume Sele, in localita’ Ponte Barizzo, nel comune di Capaccio (Salerno). I due allevatori della zona, Cosimo e Antonio Strafella, stavano lavorando con il trattore all’interno della loro proprieta’, a pochi metri dall’argine del Sele, quando, per motivi ancora da chiarire, il trattore, in quel momento guidato da Cosimo, si e’ ribaltato ed e’ scivolato nel fiume. Antonio, il piu’ grande dei due figli presenti, si e’ lanciato in acqua e, nel tentativo di salvare il padre, e’ rimasto a sua volta intrappolato sotto il trattore, in balia della corrente. Sono scattate le ricerche. Sul posto sono impegnati i sommozzatori dei vigili del fuoco, i carabinieri della locale stazione e gli uomini della Capitaneria di Porto di Agropoli.

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11 Lug 2005

Gromola, la storia e la modernità. Tra Paestum ed il Sele

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“Voi sapete che siamo in cerca dei resti di un santuario antico e l’inseguimento vostro è veramente ridicolo; ma veramente credete che sono venuto a complottare con le bufale?”, scriveva così Umberto Zanotti Bianco, il 4 aprile del 1934, al Prefetto che gli aveva due poliziotti alle calcagna che lo sorvegliavano mentre si muoveva, con Paola Zancani Montuoro, tra gli acquitrini e le boscaglie di Gromola. ?Dopo due giornate tra le paludi e le boscaglie, animate soltanto da mandrie di bufale e da torme di uccelli migranti??. La Gromola di allora era questa: c’era il feudo di Marietta Pinto che poi passò alla “Fondi Rustici”, un’azienda romana. Il centro delle attività era presso la bufalara che qualcuno vuole disegnata da Vanvitelli. “Ha sicuramente più di tre secoli”, racconta l’anziano Felice Morena, sceso giovanissimo da Pruno di Piaggine per la più ubertosa Piana del Sele. “Sulla campana c’è la data del 1911. Quando suonava voleva dire che stava scorrendo il siero ottenuto dopo la lavorazione di provole e mozzarelle e richiamava i maiali. Pur pascolando liberi anche a distanza di diversi chilometri, i suini, tornavano da soli verso il centro dell’azienda dei Pinto. Bufale, maiali, vacche allo stato brado. Questa era la Gromola di quei tempi. La Gromola di oggi è invece una località al centro della fertile Piana del Sele, dotata di una bella piazza e di un?imponente chiesa, originale complesso architettonico, opera dell’arch. Ezio Caizzi, L’originale architettura della Chiesa, centro ideale del Borgo omonimo, conclude la piccola piazza ed afferma, nelle sue linee ascensionali, un simbolico senso di elevazione. Non a caso è al centro di una lieve altura di travertino.

L?AVVIO NEL DOPOGUERRA.
La grande rivoluzione comincia con gli anni Cinquanta. Così ce la racconta una cronaca rimasta anonima: “Nel 1950 il territorio di Gromola era un latifondo di proprietà della “Fondi Rustici” parte ad acquitrino (in modo particolare il terreno prospiciente il fiume Sele ), ed il resto destinato prevalentemente a culture estensive ed a pascolo, privi di sistemazione idraulica agraria. Gli interventi effettuati dal 1952 in poi dalla Sezione Speciale per la Riforma Fondiaria compresero in sintesi le seguenti opere: Messa a cultura dei terreni con le relative opere di trasformazione (dissodamenti, sistemazione del terreno, opere irrigue). Fabbricati per l’insediamento poderale dei coltivatori; ricoveri per gli allevamenti e pro-servizi. Opere di carattere interpoderale (strade, acquedotti, elettrodotti). Borgate di servizio, destinate a soddisfare le essenziali esigenze di ordine sociale ed a favorire le condizioni di vita della popolazione insediata in campagna. Il Sistema dell’insediamento sparso, attuato nella Piana del Sele, mentre offriva evidenti vantaggi per la continua presenza dei coltivatori sul podere, richiedeva peraltro provvidenze atte ad eliminare l’inconveniente dell’isolamento delle famiglie. Il Borgo di Gromola, costruito sulla sinistra del fiume Sele, fu la principale realizzazione di questo tipo compiuta dalla sezione nella piana del Sele, inaugurato dall’On. Mariano Rumor , allora Ministro dell’Agricoltura e Foreste”.

LA ?FORTUNA? DI GROMOLA
Non c?è località della Piana così al centro delle relazioni civili ed economiche com?è Gromola: si trova a 4 Km. dalla statale 18, a 3 da Capaccio Scalo attraverso Via Fornilli, oppure 4 Km. dalla Via Provinciale litoranea. Pietro Noce vi è arrivato invece da Trentinara. La sua famiglia, come altre trecento, vi ebbe un podere: “Da allora le nostre infrastrutture sono rimaste uguali. Un po’ di illuminazione, una panchina o una vetrata. Sono cambiate le nostre case, le nostre famiglie, il nostro modo di rapportarci alla coltivazione della terra. Ma la piazza di Gromola, che pure è molto bella, è sempre la stessa. La terra? Ormai la lavorano solo gli anziani o la si concede in affitto. Che volete che uno ci faccia con un ettaro di terreno?”.

I RACCONTI E LE STORIE
Giovanni Torlo è un vecchio socialista capaccese. Non gli piace ciò che è oggi diventato l’Ersac, l’ex Ente di Riforma. “E’ fatto da gente che si prende solo lo stipendio. Da decenni tutto ciò che toccano fallisce. Io ho più volte proposto di organizzare un’assistenza tecnica a tutti gli agricoltori di Gromola. Per fargli capire come e quando usare concimi ed anticrittogamici. Macchè!”.
Domenico Salzano, ha la faccia cotta dal sole tipica dei contadini resa ancora più nera dal naturale colorito bruno, e sogna un museo dell’agricoltura nella bufalara di Gromola. “Mettiamoci anche un caseificio, qualsiasi pur di non farla crollare. E’ il nostro simbolo”. Salzano ce l’ha anche con la legge che ha permesso di dividere i poderi tra i figli degli assegnatari: “Tutti noi avremmo scelto altre strade per vivere. Hanno portato lo scompiglio nelle famiglie ed eccoci qui a portare a “morire” al Mercato ortofrutticolo coi nostri carciofi ed ortaggi”.

GLI IMMIGRATI
Nei racconti e le testimonianze di questi abitanti risalta il rimpianto di ciò che la zona poteva essere e quella che è restata. La presenza di centinaia di immigrati da una parte indica che c?è un?economia agricola che richiede tante braccia dall?altra manca un?adeguata dotazione di alloggi. ?La sera non sanno che fare e per questo esagerano con la birra ed altri alcolici?, racconta un commerciante. ?Stazionando per ore, a centinaia, nella piazza di fronte alla chiesa fanno paura alle giovani donne che preferiscono non venire più a fare la spesa, da sole, nei nostri negozi?, aggiunge un altro. ?Mai successo niente di grave?, ammettono. C?è un problema di integrazione che non può certo essere risolto tutto a Gromola.

MORENA E CERRATO
Chi invece è andato oltre sono i Morena ed i Cerrato, proprietari di importanti aziende vivaistiche. Sono riusciti ad imporsi al monopolio delle più agguerrite multinazionali cementieri olandesi e delle aziende del Settentrione. Morena esporta nel soprattutto centro – sud Italia. Ha cominciato dal 1987, “costretto dall’evoluzione dei mercati”. Nella sua azienda ci sono più di 20 operai e ci lavora l’intera famiglia. Sforna migliaia di contenitori con tutte le solanacee e i fiori. Dalle chicas alle viole. Il padre arriva dalla sperduta Pruno di Piaggine mentre lui, “ho solo la terza media”, dice orgoglioso, è un punto di riferimento dell’agricoltura italiana più moderna. Il suo settore è quello che è stato investito dalle più veloci innovazioni tecnologiche e di marketing. La gdo, la grande e moderna distribuzione organizzata, detta legge. Con i vecchi mercati ortofrutticoli costretti a cambiare pelle e a mettersi alle spalle un certo folclore, o peggio, l’antico sospetto di “pressioni” delinquenziali. C’è poi l?esplosione del biologico, con migliaia di aziende agricole che hanno bandito la chimica dai loro metodi di coltivazione. Ne è passato di tempo da quando tutto si riconduceva al pomodoro, con il “contorno” di carciofi, peperoni, finocchi, cetrioli ed insalate. Ora c’è tutto un mondo di nuove produzioni, i tecnici li chiamano della IV e V gamma. Sono i prodotti orticoli pronti per il consumo. Chi li produce è costretto a rincorrere le mode e modificazioni culturali che investono la società . Con le donne che lavorano la preparazione di pranzo e cena dev’essere sempre più veloce e gli ingredienti (come gli ortaggi) devono sempre più essere adatti all’uso. Ed è la Piana del Sele è zona d’avanguardia. Grazie alle piantine di Cerrato e Morena.

LA CHIESA
L’originale architettura della Chiesa, centro ideale del Borgo omonimo, conclude la piccola piazza ed afferma, nelle sue linee ascensionali, un simbolico senso di elevazione. Notevole è la leggerezza della struttura, tutta in cemento armato, che tocca le fondazioni in solo cinque punti di appoggio. La chiesa e la canonica coprono una superfice di 450 mq. L’interno della modernissima chiesa, nella sua lineare semplicità e nei suggestivi effetti di luce, crea una particolare atmosfera di raccoglimento. L’illuminazione è realizzata mediante una finestratura a piano di calpestio; una luce diffusa proviene dalle finestre in alto e si concentra sull’altare mentre la zona vicina all’ingresso rimane in penombra. La chiesa è dedicata a S.Maria Goretti.

ALBERGHIERO ? AGRARIO

Due sono le scuole superiori di Gromola. L?agrario e l?alberghiero. ?Solo che l?agrario è stato trasferito per fare lavori di ristrutturazione. Che non sono ancora iniziati. Non è che vogliono togliercelo??, dice il macellaio Carmine Seno.

MUSEO DI HERA ARGIVA?Dopo la Foce del Sele, la Lucania e il santuario di Hera Argiva, la fondazione di Giasone è vicino, cinquanta stadi da Poseidonia?, scrisse Strabone. Tra le bufale che pascolano placide in una pianura dominata da ampie pozze d?acqua (siamo sotto al livello del mare) c?è una delle meraviglie dei beni culturali italiani, il ?Museo Narrante?. Ci accoglie Maria Falcomatà, competente e gentile archeologa della Kosmos Archeo Service che gestisce la parte culturale della struttura. L?aspetto tecnico è invece della società mista ?Ales?. Fino alla fine di giugno 2003 l?ingresso continuerà ad essere gratuito. Una bella ?centa? ci racconta subito il percorso religioso ? culturale da Hera al culto popolare della Madonna che tutti conosciamo. ?Al comune di Capaccio chiediamo di mettere qualche cartello in più per individuare più facilmente la zona visto che sono soprattutto gli stranieri a farci visita?, chiede la dottoressa Falcomatà.

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ORESTE MOTTOLA

Le metope e i gli altri reperti parlano, cantano e suonano. Si materializza una massa di donne in processione che prima cantano le lodi di Hera in greco antico e poi, in dialetto ed in italiano, le preghiere alla Madonna del Granato. E la stanza con i fusi per filare il cotone. Le leggende di Giasone, Eracle, Achille, Ulisse ed Oreste escono dai bassorilievi delle metope ed una voce li racconta: è uno dei testi più affascinanti che l?antichità ci abbia mai trasmesso. Evocano miti e modi di agire, come la religiosità popolare, nient?affatto cambiati dopo più di 2500 anni. ?Raccontare emozionando?, dice il telearchitetto Fabrizio Mangoni è la missione del Museo Narrante di Hera Argiva. E? il primo luogo d?Italia dove le nuove tecnologie audiovisive hanno rivoluzionato l?idea seriosa che un po? tutti abbiamo dell?archeologia. Dove i i filmati e le installazioni narranti di Fabrizio Mangoni, hanno stravolto l?idea stessa di Museo. I più affascinati sono i bambini. Pensando di entrare in un libro di scuola s?immergono nel più straordinario, e divertente, dei film storici. Anche il visitatore meno avvezzo alla classicità riesce ad impadronirsi delle atmosfere che respirarono quel gruppo di greci che nel VI secolo scelsero questo luogo per insediarsi e per meglio commerciare con i vicini etruschi. Greci più etruschi, ed ecco i salernitani di oggi. Le città degli dei non nascono per caso. Spuntano sulla sponda del fiume e in riva al mare. Tra campi sterminati e dietro lo scudo della montagna. Dove c´è terra fertile da consacrare ad Hera, e dove un porto, mezzo fluviale, mezzo marino, poteva far invidia a Sibari, perché è da lì venivano gli Achei, i greci che seicento anni e più prima di Cristo fondarono Poseidonia, la città del dio del mare. L´antica Paestum è greca, figlia di Giasone e del mito degli Argonauti.Una puntata ad Hera Argiva è possibile farla sia lasciandosi alle spalle, sono a poche centinaia di metri, le affollate spiagge pestane che l?ultratrafficata Statale 18 che porta verso le cose cilentane. A qualche chilometro dalle mura di Paestum, a ?50 stadi? a stare alle misure di Strabone, il geografo dell?antichità, oggi è un po? una caccia al tesoro perché la segnaletica stradale del comune di Capaccio è ancora carente. Nonostante tutto ciò, dall?apertura datata novembre 2001, le presenze sono state oltre ottomila. E? tempo quindi per fare un primo bilancio. A questo serve il convegno ?Accoglienza divulgazione e attività ludica al Museo Narrante? . La moderna struttura museale di Hera Argiva è ad un punto di svolta. Dal 30 giugno è terminato il finanziamento ministeriale ed ora occorre trovare i modi per far proseguire quest?esperienza. Dalla Regione Campania, presente l?assessore all?università e ricerca Luigi Nicolais, c?è l?assicurazione di un sostegno alla società mista Ales che assicura la custodia e i servizi tecnici . La ?Kosmos Archeo Service?, ovvero le competenti ed instancabili guide Bianca Ferrara e Maria Falcomatà, si sono impadronite del mestiere di archeologo scavando proprio qui a Foce Sele, sotto la direzione di Giovanna Greco. Hanno appena scritto una preziosa guida al sito di Hera Argiva e stanno organizzando, qui a Foce Sele, un convegno internazionale su archeologia e nuove tecnologie. L?Ales assicurerà l?apertura dal martedì al sabato, dalle 9 alle 16. Per altri due anni. Poi? La questione passerà alle amministrazioni provinciale e regionale. ?Da tutta Italia ci chiedono di ripetere tante Hera Argiva. Ora anche dall?estero?. Solita storia, fuori si sono accorti delle loro preziose competenze, da noi ancora si stenta. ?Miglioreremo la segnaletica stradale. Metteremo a disposizione dei turisti dei bus navetta per portarli dal Museo Nazionale a quello di Hera Argiva?, garantisce Pasquale Marino, sindaco di Capaccio. L?assessore regionale Marco Di Lello, assente, manda a dire di aver appena finanziato il restauro della vicina bufalara di Gromola, stava cadendo, diventerà, promette ancora Marino, un altro museo e valorizzerà il percorso che dall?area archeologica di Paestum porta ad Hera Argiva.

Oreste Mottola
orestemottola@ilvalcalore.it

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05 Lug 2005

Come Quaglia Baratta Patella. Al consorzio di bonifica Sinistra Sele

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?Come Quaglia con la Patella Baratta Barlotti tutti Villani il livello è sempre Bassolino?, dice il Pasquino locale commentando quanto si sta svolgendo in via Magna Graecia. Si prepara se non una una lunga estate calda, un luglio di fuoco al consorzio di bonifica Sinistra Sele. Gli amministratori uscenti, ubbidendo alle deliberazioni del Tar, hanno proceduto alla convalida dei nuovi eletti. In quella sede la presidente uscente, Cecilia Baratta bellelli, si è astenuta così come Giorgio Di Lucia e Domenico Cammarano (questi ultimi due non rieletti). Di diverso avviso Pasquale Quaglia, Antonio Di Lucia, Marino Sorgente,Vincenzo Fraiese e Vincenzo Grimaldi. Ora tutto passa nelle mani del nuovo consiglio direttivo che dovrà varare la nuova deputazione, così come si chiama l?organismo di direzione che affiancherà il presidente. L?appuntamento è al prossimo 29 luglio, per dare così finalmente una direzione all?ente che ha in mano l?acqua, la principale risorsa della nostra zona. Per la presidente uscente non sono ancora risolte le questioni procedurali connesse all?ultima elezione. Ha voluto, infatti, riproporre la sostanza delle sue ?rimostranze? ai voti per delega che, a suo parere, avrebbero dei profili di illegittimità. La questione avrà un suo corso, ma sarà del tutto parallelo a quello relativo alla scelta dei nuovi organismi dirigenti. Niente di nuovo sul fronte del confronto tra i vari schieramenti. L?ago della bilancia saranno le nomine ?politiche? che dovranno fare Provincia e Regione. ?Circostanza grave per un consorzio tra agricoltori. Tant?è. Tra l?altro è Napoli a rimpinguare il bilancio, ed è pure giusto che dica la sua?, dice un consigliere che vuole mantenere l?anonimato. Già, nella nuova partita che ora si è aperta, la più delicata, quella per il controllo dell?ente, nessuno vuole sbagliare una mossa, anche la più irrilevante. Il prossimo capitolo si gioca l?11 luglio quando la Provincia dovrà votare i suoi rappresentanti. L?accordo iniziale parlava di un rappresentante per i ds ?riformisti?, un altro alla Margherita e l?opposizione aveva già designato Rosario Catarozzi di Fi. Ma l?Udeur ha fatto il diavolo a quattro per essere della partita. I problemi sono scattati quando è venuto fuori il nome Vincenzo Patella. Troppo fresca la ?ferita? con quella Margherita che il noto pneumologo aveva abbandonato per candidarsi alla provincia con l?Udeur. ?Patella no. Ci crea imbarazzo?, dicono alla Margherita ai plenipotenziari Udeur. I tre – quattro consiglieri dei quali dispone l?Udeur nel Consorzio ci stanno e non ci stanno, così da una parte rilanciano ?accettando? lo stop a Patella e dando l?ok a Villani ?per qualsiasi altro nome?, dall?altra chiedono di essere aiutati a portare Pasquale Quaglia alla presidenza. In cambio di? Perché no, di un ritorno nella Margherita lasciata per amor di? Enzo Patella.
Oreste Mottola

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