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03 Gen 2008

CM ALBURNI. Ezio Russo è il nuovo presidente. Pd spaccato, Cornetta è fuori

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Carmine Cennamo dispone e Alburni, il Pd si spacca e rimette Udeur e centrodestra al centro dello scenario politico. Ezio Russo, 45 anni, bancario di professione,consigliere comunale di Sicignano degli Alburni, aderente all’Udeur, è il nuovo presidente della comunità montana degli Alburni. Ricoprì lo stesso incarico nel 2004. Succede a Carmine Cennamo, assessore provinciale alla caccia, ma in un quadro politico mutato. Alla presidenza del consiglio è Giuseppe Di Poto, oppositore di Cennamo, alle ultime comunali postiglionesi. All’opposizione sono stati collocati gli ex diessini, fra i quali spiccano l’ex presidente Nunzio Gaudioso e Palmiro Cornetta, sindaco di Serre. mentre c’è l’appoggio esterno di esponenti del centrodestra quali Vito Marano e Franco Martino. Non è stato raccolto l’invito alla “riflessione” rivolto da MicheleFigliulo, coordinatore provinciale del Partito Democratico. Una curiosità: non è un fatto nuovo “la staffetta” fra Ezio Russo (che è stato anche simpatizzante diessino) e Carmine Cennamo. La prima presidenza Russo, nel 2004, durò pochi mesi. Ma alla fine ce l’ha fatta a ritornare, la partita è stata vinta in casa da Sicignano, riuscita a conquistare la presidenza vent’anni dopo. L’ultima breve apparizione (prima di Russo) fu quella dell’avvocato Rocco Nigro nel 1983. Classe 1962, Ezio Russo è stato vice direttore della “Banca Popolare dell’Emilia Romagna” (filiale di Sicignano), la stessa poi diventerà Banca della Campania.

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20 Set 2005

Report sulla situazione politica di Roccadaspide

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?Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica di aeronautica, il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare?. Igor Sikorsky

Scommettiamo? A Roccadaspide, per le prossime elezioni comunali, finirà ancora una volta a ?Girolamo contro il resto del mondo?. E ?Donato?, ovvero De Rosa, presidente della comunità montana, guiderà la resistenza di Capuano contro la macchina schiacciasassi che è oggi l’Armata di Auricchio. Gli altri? Pignataro? Gorga? Si adegueranno ad una delle due fazioni o spariranno dalla scena. Chi ha il polso delle segrete cose (ma manco tanto) della politica rocchese non ha dubbi. Questo è un paese conservatore che non ama, e soprattutto, non crea le sorprese. Ed in politica nulla s?improvvisa. Quella che si vede oggi è inutile pretattica. Preliminari. Spreco di energie.”Chi si vuole impegnare non ha i voti. Chi ha già il consenso perchè deve scoprire le sue carte?”, di prima mattina, di domenica, in uno qualsiasi dei bar di Roccadaspide, ecco la sintesi, a misura di Sms, dell’attuale situazione politica. L’anno prossimo si vota. Giuseppe Capuano è il sindaco uscente. Girolamo Auricchio, è noto, lo sfiderà, vuole fortissimamente soffiargli il posto . Capuano comincia a tirare fuori le unghie: con interviste pepate e lettere aperte. Auricchio sventola più o meno presunte ?leggerezze? commesse dall?amministrazione comunale. “Eccezion fatta per quel che muovono tre o quattro fissati”, aggiungono altri interlocutori, ?qui è tutto fermo?. Fissati? “Adesso fanno riunioni, fondano giornali e recuperano associazioni culturali e quant’altro uno si possa immaginare. Ma si deciderà tutto negli ultimi 15 giorni. Dove prevarranno i soliti noti. I pesi massimi”. E le due “stelle” di riferimento, lo dicevamo all?inizio, saranno le stesse di cinque anni fa. L?ultima novità è sui quotidiani della mattinata. Tonino Cuomo, da Forza Italia, si è spostato con la Margherita. Il ?fiorellino? è qui Girolamo Auricchio e Mario Miano. E Cuomo ha un po? di truppe a Fonte che stavano nella fanteria di Capuano. Continueranno a restarci ? “Giuseppe Capuano ha sciolto la riserva. Sarà lui a sfidare di nuovo Auricchio”, racconta Franco Mauro, medico di base, al quale più di uno ha chiesto di candidarsi a primo cittadino. “Ho ringraziato chi l’ha fatto. La mia vanità era indubbiamente solleticata. L’attuale sindaco mi ha aiutato a non rivoluzionare la mia vita. A togliere tempo ed attenzioni alla mia famiglia ed alla professione. Diamo la possibilità a Peppino – aggiunge Mauro – di continuare il buon lavoro amministrativo fatto finora”. Lontano dalla politica è l’ingegnere Giuseppe Antonio Ricco, che sindaco lo è già stato. Un ottimo primo cittadino, il migliore, riferiscono in molti. Glielo ripetiamo. Sorride amaro. “Ah, dicono così? Lasciate stare. C’è stata davvero gara? Oggi sono un estraneo alla lotta politica. Io vedo un centro cittadino sempre più imballato. Se una parte importante dei negozi e delle attività sono gestite da persone che vengono da altri paesi io mi chiedo dov’è finita l’intraprendenza commerciale e l’orgoglio dei rocchesi?. C’è un severo esame da farci tutti. Mica tutto il bene ed il male viene dalla politica? C’entra pochissimo con la vita quotidiana delle persone. E vedo che le nostre zone rurali vanno per conto loro e tutto sommato si salvano”. Torniamo allo stato delle cose presenti. Auricchio vuole fare il sindaco perchè non lo è mai stato perchè, nel passato, ha amato dirigere dalle postazioni di segretario della sezione Dc, assessore comunale, presidente dell’Usl. Adesso, col nuovo sistema, tutto il potere è nelle mani del primo cittadino. Lui lo sa, e mai come questa volta non può permettersi di perdere. Un’altra sconfitta equivarrà alla cancellazione dal proscenio politico. Per lui quella che si prepara è la madre di tutte le battaglie. Mentre i tre galli (c?è e pesa De Rosa) si preparano alla zuffa, vuole conservare l’anonimato chi mi propone di rispondere ad un’altra domanda. “Diciamo sempre che siamo la capitale della Valle del Calore, il centro direzionale di un intero comprensorio che vorrebbe attrarre a sè anche le zone degli Alburni. Ma Aquara e Castel San Lorenzo, effettivamente, quanto ci riconoscono effettivamente questa primazìa? La Banca è di Aquara, la Cantina Val Calore è di Castello. Rocca cosa ha prodotto? L’ospedale? Le scuole superiori? Mica sono cose solo nostre… Non eravano la “capitale?”. Torna poi il discorso sulle occasioni perse: la zona industriale voluta in alta montagna, l’area commerciale a S. Antonio e l’aver negato a Fonte la possibilità di uno sviluppo industriale ordinato e rispettoso degli equilibri ambientali e paesaggistici. “Le nostre campagne nell’immaginario di molti di noi politici ?paesani?restano il luogo dove andare a procurarsi il capicollo, le fave ed i voti?. Tempi belli di una volta. Ora è Fonte a guidare l?economia del paese. Così come torna il ?disagio? di questo paese a riappropriarsi ed au utilizzare i tanti talenti che ha sparso in tutta Italia: da Ennio Rega e Massimo Venturiello, da Andrea D?Ambrosio a Raffaele Mancoletti, da Liliana Urti a Mario Tiso. Roccadaspide rimane un paese di bottegai, si diceva tempo fa, ora che i negozi passano verso mani ?forestiere? come la mettiamo?
Oreste Mottola

IL REGISTA

Andrea D?Ambrosio è nato a Roccadaspide (Salerno) nel 1975. Ha frequentato l?Accademia d?arte drammatica Pietro Sharoff di Roma. È stato assistente alla regia di Franco Zeffirelli, Amedeo Fago, Mario Monicelli, Andrea Zaccariello, Maria Antonia Avati. Attualmente collabora con l?Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico.

L?INFORMATICO
Raffaele Mancoletti, Co-Redattore Corso Visual C++, nato a Roccadaspide (SA) nel 1973.Maturità scentifica conseguita presso il locale Liceo Scientifico. Ha eseguito lavori di programmazione gestionali presso enti privati e pubblici di Roccadaspide, docente di informatica di Base e pacchetti Office presso la Emme Informatica di Roccadaspide. Sistemista Linux, Windows, Unix ed assemblatore presso la Emme Informatica. Impegnato nella configurazione del provider People.
Ha realizzato il software gestionale per la “CATERPILLAR” presso la IBM S.p.a. Segrate (MI) realizzato in Visual C++ 6.0. Attualmente dipendente della D.P.E. srl, software house di Salerno, proprietaria del Software A.I.S. x automatizzazione e realizzazione di infissi in Alluminio e programmi di Ottimizzazione Piana e Lineare. E’ raggiunbibile all’indirizzo e-mail: rafman73@yahoo.it

Oreste Mottola
oreste@unicosettimanale.it

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03 Ago 2005

Morire di lavoro, vivere di politica. Editoriale per "Unico"

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Morire di lavoro, vivere di politica

oreste@unicosettimanale.it
Una fabbrica saltata in aria a Teggiano, due omicidi in pochi giorni nella Piana del Sele, immondizia ad ogni angolo delle vie e via continuando con le insidiose polemiche sulla balneazione sulle spiagge cilentane. Ma per molti politici nostrani l?impegno è concentrato nelle ore serali: a presenziare a sagre, sagrette, concorsi di miss, ecc. E? l?aspetto piacevole del loro lavoro, direte. Lavoro? La contraddizione è solo apparente. ?Alcuni vivono per la politica, molti della politica?, disse Max Weber. In questa fase della nostra storia sembra passare per l?attività politica ogni possibilità di promozione sociale e poi via via a scendere: rappresenta la concreta possibilità di agguantare uno stipendiuccio, una prebenda qualsiasi. Tutto fa brodo, dai Patti territoriali ?generalisti? o ?tematici?, i Gal, le giunte comunali e delle comunità montane. Ugo Carpinelli, consigliere regionale della Quercia, le chiama le?sovrastrutture permanenti? ovvero quei veri e propri comitati d?affari messi in piedi per succhiare apposta soldi pubblici. Avrebbero dovuto svolgere un compito, una funzione, e poi sparire. One mission, dicono gli anglosassoni. Invece rimangono negli anni, nei decenni e nei secoli. Hanno il presidente, il direttore, consulenti, stampano il loro giornaletto a colori. Insomma, fanno da mangiatoia bassa ad una pletora di politici trombati, affamati e rampanti, manager improvvisati ed improbabili ?giornalisti?. E poi danno vita ad una miriade di convegni, degustazione di prodotti tipici e canzoni. Il potere, conscio della sua debolezza, deve continuamente autorappresentarsi. Tutte le funzioni descritte , ovviamente, sono retribuite. E lo sviluppo economico? Arriverà, dicono. Intanto questi fanno ?animazione?, manco lavorassero in un villaggio turistico. Le cronache ci riportano ad una realtà dove ci sono tante donne dell?Alto Sele e del Cilento interno che si alzano prestissimo la mattina per andare a lavorare nelle serre caldo ? umide della Piana, con i giovani di talento continuano ad emigrare al Nord. «La politica qui aiuta chi la fa – spiega lo scrittore Franco Arminio, il ? paesologo? specialista della diaspora irpina. ?Mutatis mutandis? da noi la situazione è perfettamente uguale: ?La politica è un sussidio, al pari di un assegno di accompagnamento o di una pensione di invalidità, che non mancano in nessuna famiglia. Tra gettoni di presenza in consiglio comunale o in comunità montana e stipendi a una folta truppa di sindacalisti, una classe dirigente si autoassiste. I sindaci spendono i propri fondi rifacendo i marciapiedi prima ancora che siano consumati, pur di dare una mano a qualche carpentiere locale. Attenti alla devolution, dove la società civile è così debole e così miope, essa sarà una catastrofe. Più scendiamo in basso, meno possiamo farcela da soli». Così mentre c?è chi continua a morire di lavoro qui c?è chi continua a vivere di politica.

Oreste Mottola

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27 Lug 2005

Capaccio: politica e barzellette camminano a braccetto.

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A piacere piacciono a tutti. Eccezioni non sono pubblicamente segnalate. Il sindaco le voleva piccanti, per il senatore devono essere sofisticate, al direttore generale del comune basta che facciano ridere. Ma tra gli estimatori ci sono pure molti assessori. E poi i marescialli dei carabinierio Perozziello e Caceci. Ed ancora il farmacista Iasi, i bancari Elvidio Caramante, Salvatore Cassese, i ragionieri Mauro e Meola. E i dottori Carola e Nicola Pecoraro. E Arenella. Niente paura: non si entra nelle questioni più spinose della politica capaccese. O del ?vizietto? che, a stare al rude j?accuse di un ex sindaco, un po? tutti i politici capaccesi coltiverebbero. No, di quella cosa lì (o , peggio, dell?altra, quella del significato letterale) noi non ci occuperemo mai (privacy!: non siamo nell?America di Clinton) ma solo delle innocue barzellette che racconta Francesco Di Biasi, 52 anni, già vigile urbano ed ora responsabile dell?ufficio notifiche. In passato è stato Pelè, punto di forza della Calpazio, una media di 30 goal a campionato. Appese le scarpette al chiodo si è messo il fischietto in bocca continuando, non come arbitro ma come vigile urbano, a segnalarsi sulla scena locale. Poi scopre l?hobby del barzellettiere. ?La mia soddisfazione è regalare buonumore a tutti?, racconta. ?Ho in mente un repertorio di almeno 300 barzellette e, a seconda di chi mi trovo di fronte, le racconto a mitraglia. Le sperimento facendole ascoltare a mia moglie, insegnante alla materna. Se piacciono a lei vado sul sicuro?, ammette Pelè ? Di Biasi. Ed ogni mattina davanti al municipio di Capaccio c?è il rito con il sindaco: un caffè e la barzelletta di Pelè. ?Quando racconto quella dei ?Piani? o della ?Gallina Belga? è contentissimo e lavora meglio?. E poi, per la par condicio, scende al piano e cambia schieramento politico: lo aspetta il senatore Fasolino. ?E? un mio grande amico?: ma Pelè deve cambiare genere, via i toni pecorecci e più umorismo freddo. All?inglese. Il senatore vuole così. Pelè, continua a raccontarci l?ultima: così come ti vengono. Sempre meglio di quelle che ci raccontano i nostri politici! [Oreste Mottola]

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04 Lug 2005

Gaetano Fasolino, quarant?anni di politica dai contadini a Berlusconi

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Gaetano Fasolino, quarant?anni di politica
Il socialista anti Craxi. La lotta con Carmelo Conte e Pasquale Marino. Alla corte di Berlusconi

A Capaccio è difficile trovare un uomo politico che è stato così a lungo popolare come Gaetano Fasolino, 66 anni e sei mesi d?età, essendo nato il 16 aprile del 1937, a Roccapiemonte. In oltre quarant’anni di vita politica ha assunto, prima nel Psi, poi nel Ccd ed infine in Forza Italia molte coloriture. ?Ho coltivato gli spazi di diversità politica, dove e come potevo averli. Sono stato socialista libertario, anticraxiano. Ero, resto, un uomo libero?, racconta. E? un fatto che è passato dagli eredi diretti delle grandi lotte contadine del dopoguerra alle domande dirette della parte che ha sempre detenuto il potere economico e fondiario. Potremmo dire, usando le vecchie categorie politiche, dal progresso alla conservazione. Ovviamente, lui non è d?accordo, trincerandosi dietro l?umanitarismo. ?Dotato di notevole sensibilità umana, ha posto alla base della sua politica l’interesse per l’infanzia abbandonata promovendo la chiusura del brefotrofio e favorendo l’assistenza incentrata sulla famiglia?, racconta dal suo sito Internet personale. Ed ancora: ?Nella qualità di presidente dell’ospedale psichiatrico di Nocera Inferiore, carica derivatagli dall’essere Presidente della Provincia ha avviato le procedure, rivoluzionarie per l’epoca, volte alla chiusura della struttura nosocomiale, una delle più grandi d’Italia, con oltre 2.000 ricoverati?. Da sinistra a destra, a Capaccio, è passato anche Paolo Paolino, possibile che si debba censurare il solo Fasolino?
DI LASCIO LO BOCCIA. Quando é al culmine del suo potere locale il docente universitario Luigi Di Lascio gli “sparerà” una clamorosa bocciatura: “Promette sempre tutto, per non fare niente e, come sempre sceglie rispetto alle sue convenienze politiche”. Ed ancora, dalla stessa testata, Pietro Cursaro: “Fasolino é l’Andreotti della politica locale, instancabile mediatore, politico accorto, simbolo di potere”.
LO SPORT. Lo ha sempre praticato. Sui campi di calcio, quando militava nelle file del glorioso Poseidon, era un’ala destra veloce e sgusciante, senza molta tecnica, un individualista, “un peperino”, dice Elvidio Caramante. Giocava per farsi notare, non si risparmiava, ci metteva tanto agonismo. Lottava per vincere, quasi ad ogni costo. L’età gli ha fatto mettere da parte il calcio, ma c’é ancora tennis, magari sul campo di Nino Salati. “Gaetano? é un pallettaro”, raccontano gli amici della partita della domenica pomeriggio, tra i quali c?è Franco Inglese, il sovrintendente scolastico della Calabria, “è capace di tutto pur di non perdere. In tuta e sul campo in terra rossa dà vita ad infinite discussioni per un punto?.
IL PRIVATO. Come c’é il Gaetano Fasolino “privato”: l’eccellente pediatra ed il bravo medico, dal carattere misurato, amante della battuta ma rigorosamente inglese, che dell’”understatement” ha fatto una vera e propria religione, che non alza mai i toni. “E’ un curiale. Sarebbe potuto diventare un vescovo campagna. Doveva stare con i dorotei democristiani”, commenta un vecchio socialista nenniano. Ha una moglie, Teresa Paolino, impalmata nel 1977, che mai appare nei ruoli pubblici del marito, gentile e discreta quant’altre mai. Così come le due due figlie, entrambe universitarie.
C’é anche il Gaetano Fasolino con tutte le buone letture di sinistra di un giovane universitario formatosi tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Che ammira Riccardo Lombardi, ed é un ambientalista ante litteram. Sosterrà chi anfrà ad incatenarsi vicino agli alberi di Capaccio Scalo che Comune e Provincia vogliono abbattere. S’impegnerà allo spasimo nel referendum che nel 1985 chiude il nucleare italiano. Nel 1991, in un convegno all’Ariston, assicura l’impegno della sua amministrazione comunale per “: eliminare gli abusi edilizi nell’area archeologica e per creare un parco archeologico che preveda l’espropriazione di tutte le aree situate entro le mura”. Che non appena diventa sindaco metterà sulle proprietà della sua famiglia una delle aliquote più alte del paese. “Decenni di professione medica e d?incarichi politici ai più alti livelli non mi hanno arricchito. Ho solo ristrutturato la casa che mi hanno lasciato i miei genitori. Non come altri che hanno due, tre ville lussuose…”, mi confidò pochi mesi fa. Difficile allora trovare uno che abbia un dna meno berlusconiano di Gaetano Fasolino.
Il Fasolino di sinistra nel 1993, intervistato dal Menabò, auspica che Bettino Craxi si dimetta dalla guida dei socialisti e che sia Claudio Martelli a sostituirlo. Martelli, allora, ricordiamolo, auspicava un’intesa con gli ex comunisti. “Andreotti locale”, al 1994 ha già totalizzato 339 mesi da consigliere comunale e 57 mesi da sindaco. “Fasolino sarà eletto senatore”, gli dice il mago Ondis, di Giungano, almeno dieci anni prima che l’evento può avverarsi. Il lieto evento poteva avvenire benissimo a sinistra, conseguenza di un brillante ?cursus honorum?. ?Come sindaco di Capaccio partecipavo al tavolo dei progressisti così come allora si chiamava. Fu la scelta politica nazionale di vera e propria pulizia etnica nei confronti dei socialisti che colpì anche me. Escludo oggi ogni volontà di farmi fuori a Capaccio. Mi accorsi che gran parte dei socialisti avevano scelto di andare con il centrodestra, li ho seguiti?. Scelta naturale per un craxiano ma non per chi della lotta a Bettino e a Carmelo Conte aveva fatto una bandiera. Ecco tornare allora il tema della sciagurata scelta della sinistra capaccese di liberarsi di Fasolino. Un po? di sforzo e comprensione reciproca e la storia poteva andare diversamente. A mangiarsi le mani oggi sono davvero in molti. Episodio oscuro, una macchia nella Capaccio della sinistra ?plurale?. Qui dove c?era stata la palestra politica assicurata dall?allora sindaco Salvatore Paolino, uno dei pochi comunisti salernitani che nel 1951 lasciò Togliatti per seguire il movimento di Cucchi e Magnani, il primo fenomeno significativo di dissidenza antistalinista. ?Salvatore Paolino è l?uomo più significativo della politica capaccese. Ha portato a casa i risultati delle lotte contadine. Ebbe intuizioni politiche avveniristiche quando capì cos?era l?Unione Sovietica?, riconosce Fasolino. E? storia. Mentre la cronaca dell?ultimo quinquennio ci riporta a Gaetano Fasolino a Roma, mentre Pasquale Marino è ?consule? a Capaccio. La tradizionale sinistra capaccese ora è per gran parte sotto le bandiere di Pasquale Marino. Fuori dell?ombrello del sindaco sono solo gli amici di Antonio Orlotti e Francesco Parmisciano. Daranno vita, con altri gruppi, al ?terzo Polo?, né con Marino né con Fasolino. Dall?altra parte della barricata c?è sempre il ?gruppone?. Dentro c?è di tutto: ambientalisti, Margherita, spezzoni di Ds, e tanti contiani. Da Marino a Pinello Castaldi, da Nicola Nigro a Luigi Gorga. Sarà proprio quest?ultimo, l?economista cugino del sindaco, il candidato di Marino? . Luigi Gorga era uno dei redattori de ?La Tofa? il periodico che negli anni Settanta cercava di contendere a Fasolino la leadership, tanto che una volta ? racconta Giuseppe Liuccio ? fece finanche qualche pressione sul tipografo. Con Fasolino c?è la Casa delle Libertà che vuole portare Enzo Sica sulla prima poltrona comunale.
LA VITA SCOLASTICA. Al liceo classico di Agropoli le sue brillanti pagelle sono ancora mostrate ad esempio. Laureato con lode in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Napoli nel 1961, ha prestato regolare servizio militare di leva, sottotenente di complemento nel Servizio Sanitario (ruolo ufficiali medici), destinazione alla Scuola truppe corazzate di Persano per il servizio di prima nomina.
Viene da una famiglia di commercianti, il padre Antonio e mamma Gilda avevano un ?genere alimentari?, al centro di Capaccio Scalo, dove si trovava di tutto. ?Vendevano a credito ai contadini, braccianti ed operai. Si segnava sulla libretta e poi i conti erano saldati ogni settimana od ogni mese?, raccontano i più anziani.
Ha conseguito, con lode, la specializzazione in Pediatria presso l’università di Napoli in data 22 luglio 1964 e, sempre presso l’università di Napoli, anche quella in Igiene Generale e Speciale.
Consigliere comunale di Capaccio-Paestum ininterrottamente dal 1964 al 1994, ha ricoperto la carica di sindaco per ben tre volte (1966-1990-1993).
Nell’anno 1970 risulta essere il primo eletto nelle elezioni del Consiglio Provinciale di Salerno. Rieletto nel 1975 ricopre la carica di Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Salerno fino al 1980. Alle elezioni regionali è il primo eletto in provincia di Salerno sia nel 1980 sia nel 1985.
Alle elezioni europee del 1984 ha ricevuto il suffragio di oltre 140.000 voti nella circoscrizione meridionale risultando essere il primo dei non eletti nella lista dell’allora PSI subito dopo Gianni Baget Bozzo. Allora a fermare la sua corsa furono le pressioni ?romane? e dello stesso Conte. ?Gli promisero mari e monti e poi non mantennero?, raccontano i suoi fedelissimi. Ed è da qui che comincia la sua lotta a Carmelo Conte. Ma l?uomo politico ebolitano è più potente e ?chiude? il medico Fasolino nel suo feudo capaccese.
[Oreste Mottola]
orestemottola@ilvalcalore.it

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