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04 Giu 2007

L?ottava vita di cumbà Pasquale Marino

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La rivincita del ?nonno? della politica capaccese

Vabbè aveva detto che vinceva col settanta, sessanta e poi è sceso al 51,4%. Quando è guerra mica è peccato esagerare un po?? Le sue liste però hanno fatto meglio superando il 63%. Ha messo in fila tutti, ha sfondato al primo turno, questo sono fatti, il resto sono opinioni in libertà neanche tanto vigilata. E d?infilata sono entrati pure i due comunisti italiani l?avvocato Pinello Castaldo e l?agricoltore Antonio Iannelli. Il ?comunista? Di Lascio ci sarà rimasto male visto che lui in consiglio comunale ha rischiato di farsi accompagnare da Maria Vicidomini, che proprio da poco ha lasciato Forza Italia. Piero Chiambretti lo definì il “Mao Tze Tung con gli occhiali” e lui, visibilmente compiaciuto, accettò e ringraziò: “No, non mi dispiace essere paragonato al grande timoniere cinese”… Pasquale Marino come Mao? Il cinese si sarà pure mosso un po? nel catafalco, ma il capaccese ha la politica nel sangue: a cena con gli amici, ad un matrimonio o ad un funerale, deve sempre trovare il modo d’improvvisare un bel comizio. Nel quale, fino a qualche tempo fa, c?era sempre la stoccata contro il legume che ha fatto la fortuna di Controne. Perché il lungo capitolo principale della storia moderna di Capaccio – Paestum è arrivato fin sulle soglie delle nozze d?argento. La guerricciuola, parte dagli inizi degli anni ?80, tra il ?Fagiolo?, ovvero Gaetano Fasolino, socialista libertario in gioventù, e ?Pasqualino? Marino, quasi sempre devoto al santuario di Santa Cecilia. Il ?Fagiolo? e ?Pasqualino?: così si sono ribattezzati. Quello che ha avuto la medaglietta da senatore e poi da deputato è relegato al presenzialismo: sempre un passo dietro a Mara Carfagna, matrimoni, raduni di fedeli di San Padre Pio, melensi festival canori e sagre varie. L?altro ha avuto le leve del potere vero saldamente in mano e poi Bondi e Cicchitto. Poi c?è stato uno sparigliamento con Sica sindaco. Ora le cose sono tornate a posto e le carte buone del potere sono tornate tutte in mano a Marino: si chiamano piano regolatore, il Pit Grande Attrattore, l?utilizzazione di alcune aree ex industriali e le spiagge. Ed è un altro fatto che l?asse della politica locale rimane fissato intorno a questa ?coppia?, molto litigarella, ma che in fondo si vuole un sacco di bene.
Marino ha l?età della pensione ma non la vuole : è nato l’11 novembre del 1940, figlio di Michele, il vecchio esponente socialista che mai aveva abiurato alla fede nel “sole dell’avvenire”. E? sposato con la salernitana, Angela Di Noia, figlia di costruttori. La signora Angela gli ha dato due figli: Roberta, sposata, gestisce il deposito di carburante di Capaccio Scalo, mentre Michele è agronomo, sovrintende alla pompa di benzina e si occupa di consulenze nel campo del verde pubblico e dei rifiuti. Come a Michele è figlio Pasquale, il nipotino, l?unico essere umano che riesce a staccare il celebre nonno dalla politica. ?Insieme vengono a comprare il pane da noi? raccontano al panificio ?San Gerardo? di Altavilla Silentina. ?Sono molto simpatici?. E? l?unico momento di relax che il sindaco di Capaccio si concede. Una dieta lo ha forzatamente allontanato dall?altro hobby: le cenette con gli amici. Che siano sempre maledetti i medici, specialmente dietologi e cardiologi. ?A noi ci piacciono troppo i maccaruni re zita? dice spesso. E? molto espansivo, certe volte fin troppo, sconfinando verso l?invadenza. E? un sincero, tanto da rasentare la ruvidezza. Marino ha cominciato a far politica già nei lontani anni ’70 e da allora ha rivestito diverse cariche importanti tra cui quella di vice presidente della provincia, ed ancora assessore all’agricoltura, cultura e turismo. Nel 1995, esaurita l’esperienza provinciale, ha rivolto nuovamente la sua attenzione al comune di Capaccio, candidandosi alla carica di sindaco. La prima volta ci fu una battaglia vera combattuta con uomini di primo piano come Antonio Vecchio e Paolo Paolino. La seconda volta è stata una passeggiata: Marino è rieletto con 9.107 voti, il Polo di Giovanni Scariati fermo a 2.107 voti, Mauro Gnazzo consegue il successo personale ottenendo 872 voti. The end: due capaccesi su tre scelgono Marino. La destra è sotto di ottomila voti. Poi Fasolino ribalta questi rapporti di forza da paura. Per rivelarsi, l?affermazione di Sica, una vittoria di Pirro per Fasolino.
LA STORIA.
Quando al timone c’era papà Michele, storico vicesindaco socialista di Capaccio per decenni, il figlio si teneva lontano dalla politica. “Accompagnava spesso zì Michele alle riunioni dei comitati direttivi, ma preferiva aspettarlo fuori dalla sezione?, ricorda un vecchio militante. La sua prima occupazione lavorativa è con la Cirio. Pasquale è perito agrario, va nei campi a valutare le quantità (e la qualità) di pomodoro prodotta dai contadini. Poi passano, come famiglia, ad occuparsi dei carburanti: aprono un distributore e successivamente un deposito di benzina e gasolio. Pasquale però aveva scelto di vivere a Salerno, ma ogni mattina veniva a Capaccio. Tra il 1972 e 1973 si registra il suo ingresso diretto in politica. Attenzione, fin dagli inizi non si è limitato a coltivare l’eredità politica familiare ma ci mette subito del suo. Innanzitutto la capacità di tenere vivi i rapporti umani. ?Chiama a quasi tutti cumbà. Si ricorda qualifiche professionali, diminuitivi, affettuosi soprannomi. Quando ti vede ti fa sentire persona. E? un caso di vero umanesimo socialista?, raccontano i suoi amici. Per tanti diventa, non solo l?uomo di potere, ma anche Cumpà Pasquale.
LE FRASI.
Soprattutto su Di Lascio è stato impietoso: ?Questi qua sono dei motori a due templi che non arrivano manco al Tempone?. Su quelle ?sue donne? definite ?carrettata? e poi sullo ?zainetto? del professore. Predilige l’eloquio sanguigno Marino, quello che spesso sfocia in epiteti anche un po’ spinti. Senza tanti complimenti anche se va a colpire qualche signora che ardisce stare in politica. E poi tanti buoni sentimenti. Parla sempre di afflato, di volersi bene, auspica le simbiosi, tutto è meraviglioso. Enuncia un ardito teorema: “La politica è una scienza esatta”. Come i politici di una volta, non quelli di scuola curiale però, predilige gli annunci clamorosi. Come quella volta, ad Eboli, quando assicurò che Paestum avrebbe avuto altri 20mila posti letto: “Solo posti in piedi, con meno di un metro quadrato di spiaggia a testa”, calcolò lo spigoloso matematico pestano Luigi Di Lascio. Mal gliene incolse allo scienziato che dopo una campagna elettorale esaltante trova nel paniere solo i suoi voti e vede evaporare i consensi potenziali dei suoi compagni di viaggio. A cominciare dalle donne. Che se ne sono restate in disparte ed hanno dato gran parte dei loro voti a nonno Pasquale.

Oreste Mottola

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08 Mag 2007

CAPACCIO. Un’intelligente rilettura del comizio di Pasquale Marino

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Se vai al sito internet
http://naimaxx.splinder.com/post/12023213
troverai un’intelligente ed originale rilettura dei comizi di Pasquale Marino e di Luigi Di Lascio

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01 Mag 2007

CAPACCIO. Pasquale Marino: "In otto mesi il nuovo Puc"

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Vuole che il vescovado torni a Capaccio per chiudere la ferita aperta alla fine degli anni Venti quando i presuli di Paestum scelsero Vallo della Lucania. Evoca Pasquale Silenzio, il suo fido segretario generale, “Pasquà dopo di te c’è stato il diluvio sul comune”. Poi registra: “Siamo l’unico paese dove in questa provincia corre una lista dell’Ulivo”, un soddisfatto Pasquale Marino si presenta così alla platea dei poco meno di trecento sostenitori e cento candidati accorsi a sostenerlo nella sua prima convention pubblica all’Ariston. Nelle prime file lo applaudono i consiglieri regionali Cuomo e Sica, l’assessore provinciale Corrado Martinangelo e poi Simone Valiante, capogruppo della Margherita a Palazzo S.Agostino. Marino fa così da contraltare al generale Giuseppe Troncone, l’alfiere della cdl, che chiede invece il voto “Per mandare a casa Prodi e Bassolino”. “Due anni e mezzo di storia perduta. Hanno combinato un macello. Ci lasciano un’ eredità catastrofica”, così Marino liquida l’amministrativa di centro destra portata avanti da Enzo Sica e che il generale vorrebbe continuare. “Il Puc dovrà essere redatto entro otto mesi dall’insediamento”, questo è il primo e più importante degli impegni assunti. Sempre in materia edilizia, l’impressionante contenzioso capaccese sarà preso di petto da Marino: “Le lettere ed i ricorsi anonimi ci hanno rovinato. Appena eletto mi farò ricevere dal presidente del tribunale di Salerno. Appresso avrò la fascia tricolore e se non avrò impegni per una celere definizione delle questioni sul tappeto, gliela lascerò lì”. Il decisionismo è il tratto distintivo della campagna elettorale di Marino. Promette di esercitarlo anche per la delocalizzazione del mercato ortofrutticolo. “Si deve spostare subito da dov’è. Al suo posto sorgerà la nuova cittadella scolastica. Il consorzio di bonifica dice che ha diritti sull’area? Noi ce l’andremo a prendere con la forza, basta con questi fardelli, loro non sono più nessuno!”. L’altro annuncio di Marino è sulla gestione del servizio dei rifiuti: “Devono sparire queste società fantasma”, evidente allusione ai contratti da decine di milioni di euro per la gestione, per sei anni, della raccolta differenziata e dell’intero ciclo dei rifiuti. Un programma che Marino stesso definisce di “pochi, salienti e buoni” capitoli di cose da fare. Poi c’è l’esplicita rivendicazione di “continuità” con l’esperienza salernitana di De Luca. Si comincerà con gli extracomunitari, presenza copiosa : “E’ mia intenzione creare una zona precisa da destinare al commercio di questi nostri ospiti che si dedicano a quest’attività”.
Promette in diretta, anche al minuto, Marino. Lo fa con “Bambolotto”, così chiama l’autotrasportatore Pecora, che rassicura sulla “sistemazione” della sua situazione al comune. Ironizza sul mancato tempismo di “un giornalista” al quale chiede “le scuse per l’interruzione”.

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04 Feb 2007

BORSINO DEI SINDACI. I "rieccoli": Pasquale Marino, Pietro Desimone e Paolo

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BORSINO DELLE CANDIDATURE A SINDACO
oggi 4 febbraio 2007

ANTONIO VECCHIO: non si segnala attività significativa
GERARDO REGA: è l’antiMarino e antiSica ideale. Troppo “anti”…
LUIGI DI LASCIO: presto un film su di lui. Il mondo cattolico lo vede bene
LUCIANO FARRO: ci ha creduto anche lui per un paio di giorni
ENZO SICA: stabile
GAETANO FASOLINO: meglio i pianoforti di Roma
PASQUALE MARINO: stabile
NICOLA RAGNI: più cresce Rega più scende lui
GIANLUIGI BARLOTTI: idem come Ragni
NUNZIO DANIELE: non sfidate l’ira di Achille
MARIA VICIDOMINI, di lista rosa si parla ma non se ne farà niente
NICOLA NIGRO: c’è l’architetto Carlo Guida che lo propone
PIETRO DESIMONE: Se cade l’ipotesi Sica Fasolino si rivolgerà a lui
PAOLO PAOLINO:è l’uomo che non deve chiedere a nessuno
ROSARIO PINGARO: smentisce ogni coinvolgimento e si rammarica del mancato coinvolgimento dei giovani e dei veri talenti

Il borsino verrà aggiornato quotidianamente e terrà conto dei vostri suggerimenti e correzioni.

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24 Gen 2006

CASTEL SAN LORENZO. PASQUALE MASI NUOVO PRESIDENTE DELLA CANTINA

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Pasquale Masi, veterinario, è il nuovo presidente della Cantina Sociale Val Calore di Castel San Lorenzo.

Ci sono 44mila ettolitri di vino di qualità eccezionale ancora nelle botti e da vendere, 965 soci conferitori, un indebitamento ancora tutto da quantificare così come calo nelle vendite. “La situazione della Cantina Valcalore è preoccupante ma non disastrosa”. Parole di Pasquale Masi, veterinario all’Asl Sa3, appena chiamato dalla maggioranza dei soci della cooperativa Val Calore alla guida del gigante produttivo della zona. Le pronuncia davanti ai nuovi consiglieri d’amministrazione, i sindaci, il presidente della comunità montana e i direttori delle banche locali ed il cronista di “Unico”. Il neopresidente sintetizza così la situazione dell’azienda che con i suoi quasi mille “proprietari” è fra le più grandi cooperative dell’Italia meridionale. “Resistere! Resistere! Resistere!”, come il giudice Borrelli, Masi urla la volontà degli eredi dei probi pionieri guidati da Donato Riccio di non vedere cancellata quasi mezzo secolo di storia di un sogno. Nell’ingresso degli uffici il suo busto e nomi e foto dei fondatori funzionano da monito. C’è da salvare una casa ancora senza fiamme ma dalla quale esce già tanto fumo. “Me li ricordo bene i nostri padri che a dorso di un asino portavano l’uva a valle”, racconta Giuseppe Tosi. “Io sono solo un veterinario. Una figura simbolica. Dobbiamo costituire una task force – propone Pasquale Masi – con dentro tutti coloro che vogliono il bene della Cantina. Dietro di me ci sono almeno 400 soci, forti e cocciuti, pronti a qualsiasi sacrificio, pur di far vivere quest’azienda. Più delle loro parole parlano i loro visi cotti dal sole. E’ a nome loro che chiedo alle Banche di aiutarci”. Maurizio Caronna, oggi è il sindaco di Felitto, ma nella Cantina ci ha lavorato a lungo e conosce la situazione: “Mettiamola così , la Cantina oggi non attraversa un momento brillante dal punto di vista finanziario”. Dal Banco di Napoli sarebbe arrivato un mutuo capace di rimettere in salute i conti, lo si è detto durante quest’infuocata campagna elettorale. “Meglio non parlarne”, chiude tranchant Caronna sull’argomento e passa a temi più generali. “La Cantina deve uscire dai confini di Castel San Lorenzo ed investire tutta la Valle del Calore. Poi vanno valorizzati i dipendenti, sono la prima corazza di questa società “. Michele Lavecchia, sindaco di Castel San Lorenzo c’è nonostante un serio taglio al cristallino dell’occhio:”Colpa di una ginestra dispettosa”, scherza. Poi si fa serio, quasi cupo. “Non vi manca il giudizio per trovare il giusto equilibrio con quell’altra metà dei soci che non vi ha votato. L’ultima volta che ho visto un vostro bilancio ho notato la grossa sproporzione tra le immobilizzazioni per investimenti ed il conto economico. Questo vuol dire che ci sono i margini per un serio piano industriale di rilancio. Fatelo e, al massimo tra un mese, recapitatelo a casa dei soci. Vedrete che metteranno mano alla tasca e vi sosterranno”. Disponibilità anche da parte di Enzo Voza, direttore di filiale della Bccc di Capaccio: “Vedo una grande serietà d’intenti. Avete i presupposti per uscire dalla crisi. Il gruppo dirigente della mia banca è pronto ad esaminare il piano di rilancio che appronterete”. Più complesso l’intervento di Tonino Marino, direttore generale della Bccc di Aquara: “In questi anni contro di noi sono state buttate carrettate di bugie. Non abbiamo mai risposto. Con i risultati dei vostri ex amministratori io mi sarei dimesso prima, non avrei aspettato le elezioni. E mi è sembrata assai strana la considerazione della quale essi hanno potuto godere fino all’ultimo. Non pagavano l’uva da tre anni, ed il “cavalier Ferrigno” ha persino lasciato cadere la nostra pubblica offerta di pagare il fitto di un locale a Salerno dove vendere il vino e l’olio della Val Calore. Ora Masi, prima ancora del piano industriale di rilancio, deve fare chiarezza. Poi vanno allargati gli orizzonti. A Castello dovete smettere di pensare che la Cantina sia il vostro pollaio. Noi l’abbiamo fatto e siamo quello che siamo. Sappiate che per competere sui mercati di oggi ci vogliono competenze. Scrivete un serio piano di rilancio e noi, come abbiamo sempre fatto, saremo al vostro fianco”. Poi la parola passa al commercialista Angelo Barboni. Masi comunica che lo assisterà in questa scommessa molto difficile. In zona il professionista, che ha uno studio a Capaccio, è conosciuto per aver gestito l’ultima fase di attività della società mista Helenia Paestum. I sindacati dei lavoratori, l’opposizione di Paolino e Desimone, lo ha accusato di aver premuto troppo l’acceleratore sulla direzione che portava alla fine dell’azienda. Ma questa di Castel San Lorenzo è tutta un’altra storia: “Non vi prometto i miracoli. Il mio impegno – dice Barboni – è per la redazione di check up completo della situazione a cui far seguire un piano industriale di ristrutturazione. Solo così le banche ci accorderanno la loro fiducia. Dobbiamo fare squadra, comprimere il più possibile le spese e riportare il punto vendita aziendale ai livelli di quando incassava oltre un miliardo delle vecchie lire”. Le conclusioni, mancando Mucciolo, sono state affidate a Donato De Rosa, presidente della comunità montana del Calore. “Ci doveva essere Gennaro Mucciolo, è ancora a letto per l’influenza”, comunica Masi. Parola a De Rosa: “Alle comunità montane hanno tolto ormai tutto. Dal mio ruolo istituzionale aspettatevi poco – premette De Rosa – ma a livello personale farò di tutto per dare una mano a quella che è l’orgoglio di questo territorio. Sarò parte attiva nel tavolo tecnico – istituzionale che verrà formato e che dovrà prendere la situazione in mano. Alle nostre banche dico di recuperare il loro dna associazionistico e di fare la parte che gli compete. Sappiate che questa è una terra sana e laboriosa. Qui i debitori onorano sempre i loro debiti. Insieme dobbiamo esaltare il tanto che qui c’è di buono”. Scendendo le scale captiamo un emblematico “Io speriamo che me la cavo”, con vistosa sottolineatura su “io”, pronunciato da uno degli ospiti di riguardo della serata. Gli “esterni” vanno via, con loro il cronista, ed il consiglio rimane per parlare dei contenziosi e della situazione delle società controllate.
Oreste Mottola

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28 Set 2005

Festa all’Oasis per Pasquale Quaglia

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Domani sera, alle 20.30, la deputazione eletta all’amministrazione del Consorzio di Bonifica Sinistra Sele, incontrerà amici e consorziati, presso il Villaggio “Oasis” di Laura di Paestum. Alla serata, guidata dal neo – presidente Pasquale Quaglia, che è anche consigliere comunale dell’Udeur, interverrà Clemente Mastella, segretario nazionale del partito del Campanile.

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02 Set 2005

PASQUALE QUAGLIA E’ IL PRESIDENTE DEL CONSORZIO DI BONIFICA DI PAESTUM

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E’ stato eletto il presidente del Consorzio di Bonifica di Paestum. E’ Pasquale Quaglia, titolare di un vivaio e consigliere comunale dell’Udeur. All’opposizione la cordata raccolta intorno a Gianluigi Barlotti (presidente Assogips) e Cecilia Baratta (ex presidente) . Dopo 10 mesi di batti e ribatti (le elezioni per il consiglio si erano tenute a novembre) si è riusciti a “trovare la quadra”. Il vicepresidente è Luigi Ciliberti. E’ stato il finanziere di Capaccio a far prevalere l’ago della bilancia dalla parte di Quaglia. Nella deputazione (così si chiama il direttivo dell’ente) sono stati votati Roberto Ciuccio, Matteo Franco, Antonio Di Lucia e Carmine Calabrese. “Sono contento per gli agricoltori – dichiara il neopresidente – che finalmente si vedono restituito l’operatività ad un ente importante per la loro attività”. L’ex presidente Baratta aveva tentato anche di “resistere” contestanto, con ricorsi al Tar, le modalità di svolgimento dell’ultima campagna elettorale.

Oreste Mottola
Oreste Mottola

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