Archivio Tag 'paestum'

02 Lug 2011

Altavillesi? No, siamo soprattutto silentini!

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Un privilegio di Altavilla è quello di  racchiudere all’interno del proprio territorio una singolare rappresentazione del variegato mondo della provincia salernitana e non solo. Risalendo per il corso del Sele si può arrivare fin nell’Irpinia e da qui verso la Lucania e i granai pugliesi. Dalle sponde del  Calore si incontrano gli Alburni e poi il cuore del Cilento. Facendo una deviazione su per il passo della Sentinella siamo nel Vallo di Diano. Sono i percorsi della storia del passato ma anche dell’economia moderna. Dalla piazza del paese silentino  basta portarsi verso il Piano delle Rose o Tempa della Guardia per trovarsi ad un palmo di naso dai tre quarti dell’intera provincia che osservi dall’alto. Altavilla è una comunità che naturalmente si è aperta agli scambi con chi vive ed opera nei dintorni.  Almeno la metà dei nostri cognomi ci raccontano storie di immigrazione dai paesi vicini. Tracce che stanno dentro la nostra memoria collettiva.  Alle nostre spalle, verso gli Alburni e lungo il corso del Calore, quasi aderendo al percorso dei pastori transumanti conosciuti più dai nostri nonni che dai nostri padri. Davanti, l’opzione più recente, quella che ha dovuto attendere la bonifica dalla palude, per  tornare a guardare verso le aree una volta popolate dagli etruschi. A Scalareta, per chi non lo sapesse, ci sono loro impronte . Verso il Sele abbiamo sempre guardato: non a caso al nostro nome è stato aggiunto, non a caso, un “silentino”.  I nostri meloni si andavano a vendere a Campagna e ad Oliveto. E’ il futuro che c’interessa: è lì che vivremo il più a lungo possibile. Ci sono nuove sfide: l’apertura internazionale che ci assicurerà un aeroporto finalmente aperto; la fruizione turistica dei nostri ambienti ancora ad alta ruralità; un’agricoltura sotto il segno della migliore ortofrutta d’Italia e di un allevamento bufalino di qualità; dei beni culturali da utilizzare seriamente. Su questi aspetti c’è bisogno di dell’apporto dei migliori.

Oreste Mottola (*)

*giornalista, è attualmente condirettore del settimanale “Unico”

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02 Feb 2008

CAPACCIO. Al Cafasso, dove l?agricoltura vuol dire ancora economia

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Al Cafasso, dove l’agricoltura vuol dire ancora economia

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02 Feb 2008

CAPACCIO. Di là dal Sele e prima di Paestum: ecco Gromola

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 Gromola, la storia e la modernità. Tra Paestum ed il Sele

"Voi sapete che siamo in cerca dei resti di un santuario antico e l’inseguimento vostro è veramente ridicolo; ma veramente credete che sono venuto a complottare con le bufale?", scriveva così Umberto Zanotti Bianco, il 4 aprile del 1934, al Prefetto che gli aveva due poliziotti alle calcagna che lo sorvegliavano mentre si muoveva, con Paola Zancani Montuoro, tra gli acquitrini e le boscaglie di Gromola. "Dopo due giornate tra le paludi e le boscaglie, animate soltanto da mandrie di bufale e da torme di uccelli migranti…". La Gromola di allora era questa: c’era il feudo di Marietta Pinto che poi passò alla "Fondi Rustici", un’azienda romana. Il centro delle attività era presso la bufalara che qualcuno vuole disegnata da Vanvitelli. "Ha sicuramente più di tre secoli", racconta l’anziano Felice Morena, sceso giovanissimo da Pruno di Piaggine per la più ubertosa Piana del Sele. "Sulla campana c’è la data del 1911. Quando suonava voleva dire che stava scorrendo il siero ottenuto dopo la lavorazione di provole e mozzarelle e richiamava i maiali. Pur pascolando liberi anche a distanza di diversi chilometri, i suini, tornavano da soli verso il centro dell’azienda dei Pinto. Bufale, maiali, vacche allo stato brado. Questa era la Gromola di quei tempi. La Gromola di oggi è invece una località al centro della fertile Piana del Sele, dotata di una bella piazza e di un’imponente chiesa, originale complesso architettonico, opera dell’architetto Ezio Caizzi, L’originale architettura della Chiesa, centro ideale del Borgo omonimo, conclude la piccola piazza ed afferma, nelle sue linee ascensionali, un simbolico senso di elevazione. Non a caso è al centro di una lieve altura di travertino.

L’avvio nel dopoguerra.La grande rivoluzione comincia con gli anni Cinquanta. Così ce la racconta una cronaca rimasta anonima: "Nel 1950 il territorio di Gromola era un latifondo di proprietà della "Fondi Rustici" parte ad acquitrino (in modo particolare il terreno prospiciente il fiume Sele ), ed il resto destinato prevalentemente a culture estensive ed a pascolo, privi di sistemazione idraulica agraria. Gli interventi effettuati dal 1952 in poi dalla Sezione Speciale per la Riforma Fondiaria compresero in sintesi le seguenti opere: Messa a cultura dei terreni con le relative opere di trasformazione (dissodamenti, sistemazione del terreno, opere irrigue). Fabbricati per l’insediamento poderale dei coltivatori; ricoveri per gli allevamenti e pro-servizi. Opere di carattere interpoderale (strade, acquedotti, elettrodotti). Borgate di servizio, destinate a soddisfare le essenziali esigenze di ordine sociale ed a favorire le condizioni di vita della popolazione insediata in campagna. Il Sistema dell’insediamento sparso, attuato nella Piana del Sele, mentre offriva evidenti vantaggi per la continua presenza dei coltivatori sul podere, richiedeva peraltro provvidenze atte ad eliminare l’inconveniente dell’isolamento delle famiglie. Il Borgo di Gromola, costruito sulla sinistra del fiume Sele, fu la principale realizzazione di questo tipo compiuta dalla sezione nella piana del Sele, inaugurato dall’On. Mariano Rumor , allora Ministro dell’Agricoltura e Foreste".

La "fortuna" di Gromola. Non c’è località della Piana così al centro delle relazioni civili ed economiche com’è Gromola: si trova a 4 Km. dalla statale 18, a 3 da Capaccio Scalo attraverso Via Fornilli, oppure 4 Km. dalla Via Provinciale litoranea. Pietro Noce vi è arrivato invece da Trentinara. La sua famiglia, come altre trecento, vi ebbe un podere: "Da allora le nostre infrastrutture sono rimaste uguali. Un po’ di illuminazione, una panchina o una vetrata. Sono cambiate le nostre case, le nostre famiglie, il nostro modo di rapportarci alla coltivazione della terra. Ma la piazza di Gromola, che pure è molto bella, è sempre la stessa. La terra? Ormai la lavorano solo gli anziani o la si concede in affitto. Che volete che uno ci faccia con un ettaro di terreno?".

Morena e Cerrato. Chi invece è andato oltre sono i Morena ed i Cerrato, proprietari di importanti aziende vivaistiche. Sono riusciti ad imporsi al monopolio delle più agguerrite multinazionali cementieri olandesi e delle aziende del Settentrione. Morena esporta nel soprattutto centro – sud Italia. Ha cominciato dal 1987, "costretto dall’evoluzione dei mercati". Nella sua azienda ci sono più di 20 operai e ci lavora l’intera famiglia. Sforna migliaia di contenitori con tutte le solanacee e i fiori. Dalle chicas alle viole. Il padre arriva dalla sperduta Pruno di Piaggine mentre lui, "ho solo la terza media", dice orgoglioso, è un punto di riferimento dell’agricoltura italiana più moderna. Il suo settore è quello che è stato investito dalle più veloci innovazioni tecnologiche e di marketing. La gdo, la grande e moderna distribuzione organizzata, detta legge. Con i vecchi mercati ortofrutticoli costretti a cambiare pelle e a mettersi alle spalle un certo folclore, o peggio, l’antico sospetto di "pressioni" delinquenziali. C’è poi l’esplosione del biologico, con migliaia di aziende agricole che hanno bandito la chimica dai loro metodi di coltivazione. Ne è passato di tempo da quando tutto si riconduceva al pomodoro, con il "contorno" di carciofi, peperoni, finocchi, cetrioli ed insalate. Ora c’è tutto un mondo di nuove produzioni, i tecnici li chiamano della IV e V gamma. Sono i prodotti orticoli pronti per il consumo. Chi li produce è costretto a rincorrere le mode e modificazioni culturali che investono la società . Con le donne che lavorano la preparazione di pranzo e cena dev’essere sempre più veloce e gli ingredienti (come gli ortaggi) devono sempre più essere adatti all’uso. Ed è la Piana del Sele è zona d’avanguardia. Grazie alle piantine di Cerrato e Morena.
La chiesa. L’originale architettura della Chiesa, centro ideale del Borgo omonimo, conclude la piccola piazza ed afferma, nelle sue linee ascensionali, un simbolico senso di elevazione. Notevole è la leggerezza della struttura, tutta in cemento armato, che tocca le fondazioni in solo cinque punti di appoggio. La chiesa e la canonica coprono una superfice di 450 mq. L’interno della modernissima chiesa, nella sua lineare semplicità e nei suggestivi effetti di luce, crea una particolare atmosfera di raccoglimento. L’illuminazione è realizzata mediante una finestratura a piano di calpestio; una luce diffusa proviene dalle finestre in alto e si concentra sull’altare mentre la zona vicina all’ingresso rimane in penombra. La chiesa è dedicata a S.Maria Goretti.
Hera Argiva"Dopo la Foce del Sele, la Lucania e il santuario di Hera Argiva, la fondazione di Giasone è vicino, cinquanta stadi da Poseidonia", scrisse Strabone. Tra le bufale che pascolano placide in una pianura dominata da ampie pozze d’acqua (siamo sotto al livello del mare) c’è una delle meraviglie dei beni culturali italiani, il "Museo Narrante". Una bella "centa" ci racconta subito il percorso religioso – culturale da Hera al culto popolare della Madonna che tutti conosciamo. Le metope e i gli altri reperti parlano, cantano e suonano. Si materializza una massa di donne in processione che prima cantano le lodi di Hera in greco antico e poi, in dialetto ed in italiano, le preghiere alla Madonna del Granato. E la stanza con i fusi per filare il cotone. Le leggende di Giasone, Eracle, Achille, Ulisse ed Oreste escono dai bassorilievi delle metope ed una voce li racconta: è uno dei testi più affascinanti che l’antichità ci abbia mai trasmesso. Evocano miti e modi di agire, come la religiosità popolare, nient’affatto cambiati dopo più di 2500 anni. "Raccontare emozionando", dice il telearchitetto Fabrizio Mangoni è la missione del Museo Narrante di Hera Argiva. E’ il primo luogo d’Italia dove le nuove tecnologie audiovisive hanno rivoluzionato l’idea seriosa che un po’ tutti abbiamo dell’archeologia. Dove i i filmati e le installazioni narranti di Fabrizio Mangoni, hanno stravolto l’idea stessa di Museo. I più affascinati sono i bambini. Pensando di entrare in un libro di scuola s’immergono nel più straordinario, e divertente, dei film storici. Anche il visitatore meno avvezzo alla classicità riesce ad impadronirsi delle atmosfere che respirarono quel gruppo di greci che nel VI secolo scelsero questo luogo per insediarsi e per meglio commerciare con i vicini etruschi. Greci più etruschi, ed ecco i salernitani di oggi. Le città degli dei non nascono per caso. Spuntano sulla sponda del fiume e in riva al mare. Tra campi sterminati e dietro lo scudo della montagna. Dove c´è terra fertile da consacrare ad Hera, e dove un porto, mezzo fluviale, mezzo marino, poteva far invidia a Sibari, perché è da lì venivano gli Achei, i greci che seicento anni e più prima di Cristo fondarono Poseidonia, la città del dio del mare. L´antica Paestum è greca, figlia di Giasone e del mito degli Argonauti.Una puntata ad Hera Argiva è possibile farla sia lasciandosi alle spalle, sono a poche centinaia di metri, le affollate spiagge pestane che l’ultratrafficata Statale 18 che porta verso le cose cilentane. A qualche chilometro dalle mura di Paestum, a "50 stadi" a stare alle misure di Strabone, il geografo dell’antichità, oggi è un po’ una caccia al tesoro perché la segnaletica stradale del comune di Capaccio è ancora carente. Nonostante tutto ciò, dall’apertura datata novembre 2001, le presenze sono state oltre ottomila. E’ tempo quindi per fare un primo bilancio.

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18 Gen 2008

CAPACCIO. Luigi Di Lascio, born in Magna Grecia

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Sul giornale "I Centopassi" di Eboli, diretto dal collega Francesco Faenza, ho scritto un nuovo profilo biografico del compianto professore Luigi Di Lascio.  

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01 Gen 2008

PAESTUM: Stazione abbandonata. Veglione di lotta davanti a Porta Sirena con Vecchio e Fasolino

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Quaranta persone fisse. Più tante altre di passaggio. In massima parte aderenti alla “Cosa Rossa” capaccese, ma con il rinforzo di abitanti della zona e del deputato locale di Forza Italia, Gaetano Fasolino, hanno trascorso l’ultima giornata del 2007 in presidio davanti alla vecchia stazione ferroviaria di Paestum. A guidare la protesta il pittore Sergio Vecchio che da tempo pone, senza successo, all’attenzione generale il tema della monumentale stazione e degli edifici circostanti, dall’ex sala buffet, sui quali da tempo “gli affari ed il malaffare” hanno appuntato la loro attenzione. Sottolineata anche la mancanza di una biglietteria che danneggia gravemente il flusso turistico. I residenti vivono anche l’handicap ostituito dalla chiusura del sottopassaggio. Nel corso della serata è stato proiettato un film documentario di Tonino Pecoraro, voce narrante di Alberto Franco.

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31 Ago 2007

GAY A PAESTUM. Il dibattito al Dum dum… senza Luxuria e Grillini

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venerdì 31 agosto 2007 , tratto da “Il Corriere del Mezzogiorno”

PAESTUM ? Mercoledì nel giardino del Club Dum Dum di Paestum si è chiuso il primo atto della polemica che ha tenuto impegnati il sindaco Pasquale Marino, l’Arcigay nazionale, l’onorevole Vladimir Luxuria e i rappresentanti dei partiti democratici. La coreografia, preparata con sapienza da Bianca Luna Bifulco, proprietaria del Dum Dum, metteva in primo piano la riproduzione di una lastra della Tomba del Tuffatore, una pittura greca del V secolo prima di Cristo dove veniva celebrato un banchetto funebre dichiaratamente omosessuale. Ma le tracce culturali, ignorate dal sindaco, nelle città della Magna Grecia sono ancora più diffuse nei giardini della scuola Eleatica dove Parmenide, il fondatore della filosofia occidentale, esibiva esplicitamente i suoi gusti omosessuali. Questi segnali lanciati ai convegnisti, da Cristina Di Geronimo e Bianca Luna Bifolco, sono stati utili. L’assessore del Comune di Salerno Gerardo Calabrese ha chiamato subito in causa il segretario provinciale dei Ds D’Attorre, il ministro dei Trasporti Bianchi e tutto l’Ulivo che nel corso della campagna elettorale hanno sostenuto Marino. Ancora più raffinato e propositivo è stato l’intervento di Aurelio Mancuso, presidente dell’Arcigay nazionale, che ha proposto l’immediata convocazione del consiglio comunale con la richiesta delle dimissioni del sindaco. D’altra parte il sindaco ha parlato tanto a sproposito del mondo gay che tutti si aspettavano perlomeno le pubbliche scuse. Le attendeva anche Mauro Gnazzo, segretario provinciale del Partito dei comunisti italiani. Il sindaco Marino, invece, in sostanza rincara la dose a distanza: «Sono rammaricato ? afferma ? per quanto è accaduto. Non ci sono parole per descrivere un simile comportamento, sono episodi di una gravità assoluta. È gente malata che andrebbe ricoverata », e puntualizza: «Noi accettiamo solo il denaro di gente perbene e tranquilla senza strane idee per la testa». Mercoledì si è concluso solo il primo atto di questa vicenda con la richiesta firmata da Luigi Di Lascio di convocare il consiglio comunale. Ma le iniziative contro le discriminazioni e le violenze verbali di Pasquale Marino continueranno a settembre. Da una parte si annuncia un’interrogazione della senatrice di Rifondazione Olimpia Vano, presente alla manifestazione, mentre è previsto, a Paestum, un prossimo convegno nazionale a metà mese con Vladimir Luxuria e Franco Grillini.

Ugo Di Pace

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10 Mag 2007

Paestum.it intervista Luigi Di Lascio, a cura di Paola Desiderio

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Luigi Di Lascio: «Dobbiamo ricostruire il rapporto tra cittadini e Comune»

PER CONTATTI:
L’email di Luigi Di Lascio è ldl@virgilio.it
il cellulare è 3207406640

La sua candidatura è arrivata un po? a sorpresa. «Non avrei mai maturato con pienezza e convinzione questa decisione se non ne avessi discusso prima con un insieme di persone a cui mi accomunano sensibilità, idee e valori. ? spiega – Non mi candido da solo, ma mi candido perché una parte importante della società di Capaccio intende ridare dignità nazionale e internazionale a Capaccio-Paestum».


BIOGRAFIA

Dopo la militanza nel Partito Comunista (è stato consigliere comunale dal ?75 all?80 e dall?85 all?87), Luigi Di Lascio ha deciso di mettere esperienza e tempo a disposizione della sua città. Cinquantanove anni, è nato a Capaccio dove il padre Giuseppe ha svolto il lavoro di bracciante agricolo e di custode del Consorzio di Bonifica di Paestum. La madre Ermelinda era anche lei bracciante agricola. «Mio nonno ? racconta con una punta d?orgoglio ? dopo la prima guerra mondiale fu uno dei fondatori della cooperativa L?Aratro, chiusa con il consolidamento della dittatura fascista».

Docente di Informatica all?Università degli Studi di Salerno, il suo campo di ricerca è l?intelligenza artificiale. In passato è stato docente di matematica e fisica al liceo scientifico e docente formatore per conto del ministero della Pubblica istruzione in centinaia di corsi per docenti di matematica e fisica per il rinnovo della didattica. Ha partecipato al piano nazionale per l?introduzione dell?informatica nelle scuole superiori. Dopo l?esperienza amministrativa ha continuato a fare politica e a occuparsi di temi sociali, politici ed educativi al di fuori di ogni appartenenza di partito. Ha costituito e animato l?associazione dei pendolari ?Antichi trenisti?, è stato tra i fondatori e animatori del comitato ?Riapriamo il cinema Myriam? e del Comitato ?Amici della Costituzione del ?48? che a Capaccio ha ottenuto una valanga di no al referendum.

RINASCENZA

Lei dice che intende dar luogo alla rinascenza. Che vuol dire ?rinascenza??

«E? il termine che usano gli storici per indicare la rinascita delle strutture comunali al termine del periodo Carolingio. Il Comune diventa punto di riferimento per nuovi ceti urbani, si instaurano nuovi rapporti tra i ceti sociali. Nasce il processo che porta all?epoca moderna. Quindi abbiamo la voglia, il desiderio, la forza, di avviare a Capaccio una rinascenza con lo stesso significato senza radicalismi né scontri, con calma, con serenità, con l?accordo di tutti».


IL COMUNE E I CITTADINI

Quali sono secondo lei i problemi da affrontare subito a Capaccio?

«Innanzitutto ricostruire il rapporto tra cittadini e Comune, dando ai cittadini la dimostrazione che esiste un?istituzione capace di dare risposta ai loro problemi, sia come individui che come soggetti sociali. Sia come individui, per avere soluzioni per le difficoltà che ogni giorno si presentano nella loro esistenza. Sia come soggetti sociali nel senso che sia capace di produrre servizi e beni strettamente connessi con le relazioni tra le persone. Questo è un comune che da anni ha abbandonato i cittadini».

In che senso?

«Ha abbandonato i cittadini perché i cittadini non si sentono protetti dal Comune relativamente alle esigenze che hanno sia da un punto di vista esistenziale che sociale. Le persone si lamentano delle scarse qualità dei servizi, delle mense scolastiche, dello stato delle scuole, dell?inefficienza dei servizi comunali di ogni tipo. Si lamentano di assenze clamorose».

Ad esempio?

«Ad esempio dell?assenza di un servizio di informazione al pubblico, dell?assenza di sportelli che siano capaci di fornire informazioni relativamente a tutte le cose che riguardo le istituzioni, i loro bisogni. Informazioni che in qualche modo li possano orientare nella loro quotidianità».


LE OCCASIONI PERSE


Capaccio in passato ha perso parecchi opportunità di finanziamento, opportunità che l?avrebbero potuta cambiare.

«E? una storia vecchissima che in qualche modo permette di consolidare il convincimento che non si tratta di superficialità o di un approccio carente di metodologia, ma di cattiva volontà. Due episodi utili: uno l?assurdo contratto con le Ferrovie dello Stato che rovescia completamente la logica che avrebbe dovuto determinare il contratto. Normalmente si fa così: tu mi fai il sottopasso, io dopo chiudo il passaggio a livello. Ma non è andata così. Risultato: sono passati più di due anni, i fondi per fare il sottopasso sono bloccati presso la Banca d?Italia. Si è fatto un errore gravissimo relativamente alla valutazione dell?impatto archeologico. Invece di farlo a 600 metri com?era stato concordato, è stato fatto a 300 metri. Non si è trattato di un errore di misura. Un errore di più o meno il 10 % è considerato normale. Qui si è fatto un errore del 50%. Non è possibile che avessero un strumento così scassato. Qualcuno ha usato degli occhi sbagliati. Per cui quel sottopasso si è voluto ritardare. Il risultato: quattro milioni e mezzo bloccati alla Banca d?Italia, un comune diviso in due, danni economici e finanziari alle persone, una stazione di Paestum completamente abbandonata e ora lasciata agli atti vandalici. Questo credo sia un esempio utile.

Un altro caso di finanziamento perduto: hanno chiesto un finanziamento per intervenire sul convento. Gli amministratori erano stati avvertiti che il convento non è di proprietà del Comune. Ma nonostante ciò, nonostante sapessero che il finanziamento non poteva essere erogato per ristrutturare manufatti sui cui il Comune non avesse la proprietà, hanno comunque fatto la pratica per il finanziamento. Il risultato è stato che il Comune di Capaccio è stato l?unico nella Regione Campania a non godere di finanziamenti su quel Por. Non posso pensare che si sia trattato di persone che non sanno né leggere né scrivere».

Perché lo avrebbero fatto?

«Io non vorrei esprimere un?opinione di carattere generale su un episodio simile. Lasciamo che la parola dei cittadini emerga sempre di più e metta insieme i fatti e non fatti che si sono avuti in questi ultimi anni e possa esprimere un giudizio libero, che speriamo sia un giudizio a noi favorevole. Però posso dire un fatto di carattere generale che non è collegato con quello di cui abbiamo parlato ma che è una prova di quello che stiamo dicendo. Un Comune che funziona può ridurre il potere politico, il potere di interdizione, il potere di controllo, l?efficacia del ricatto del ceto politico che governa la comunità. Un comune che funziona obbliga il politico a costruirsi consenso sulla qualità del suo agire e non sul potere che esso detiene. Posso pensare che le cose peggio vanno è meglio è, perché peggio vanno e più dipendenza nasce. Questo è un fatto accertabile in ogni momento della storia dell?umanità. Il controllo sui cittadini di Capaccio è un controllo raffinato, intelligente e molto articolato».

L?AMBIENTE

Molti cittadini di Capaccio collegano il nome di Luigi Di Lascio al ricordo della protesta per il taglio degli alberi in Viale della Repubblica, che allora si chiamava Via Elice Codiglione. Qualcuno teme che lei possa essere un sindaco che impedirebbe lo sviluppo urbanistico ed economico della città.

«E? perlomeno curioso pensare che tagliare alberi significhi far sviluppare l?economia. Sono stati tagliati da 1400 a 1600 alberi. Allora feci il calcolo sull?efficienza fotosintetica di quegli alberi e di quanto ossigeno producessero. Quegli alberi producevano ossigeno per 600 persone. Quindi abbiamo tagliato un serbatoio di ossigeno immenso in una fase di variazione climatica che porta temperature con un?umidità pericolosa soprattutto per gli anziani. Si è trattato di un gravissimo errore. Noi avevamo fatto una proposta di un taglio intelligente che consentiva di conservare la maggior parte degli alberi e di aprire un percorso pedonale all?ombra, mentre invece quello che c?è oggi d?estate diventa inutilizzabile. Ma quel taglio fu fatto anche perché al Tar, al quale ci rivolgemmo, fu presentato un progetto di rialberamento che prevedeva la piantumazione di circa 20 mila piante. Le 20 mila non sono mai state ripiantate. Per cui fu fatta prendere una decisione sulla base di un progetto mai realizzato.

Cosa propone per la difesa dell?ambiente?

Fondamentalmente noi abbiamo bisogno di realizzare un programma di intervento sull?ambiente che sia di difesa e valorizzazione, cercando anche di rimuovere una visione astratta del concetto di ambiente che non interagisce continuamente con gli esseri viventi. L?ambiente è lo spazio fisico nel quale viviamo e che ci permette di vivere solo se ha determinate caratteristiche.

Noi siamo interessati da mutazioni climatiche che produrranno il deserto entro cinquant?anni in questa zona. Per questo noi cercheremo di mettere in atto tutti gli interventi che possono tentare di invertire la tendenza negativa e di proporli a imprenditori, contadini, cittadini e così via. Quel taglio fatto in quel modo è scellerato e non vorrei che fosse il segno di una insensibilità a fenomeni che mettano in crisi la possibilità di una continuazione della vita su questo pianeta. Non sto lanciando un allarme tragico. Sto soltanto dicendo quello che l?Onu, l?Unione Europea e la totalità della comunità scientifica internazionale dice da anni. Basta prendere il documento dell?Onu di pochi giorni fa, i dati della Protezione civile sulla siccità prevista per l?estate 2007 e così via. E non è che queste cose riguardano altri. Queste cose riguardano noi».


LA COSTA

Parliamo della fascia costiera?

«Nel 1997 fu consegnato un programma di risanamento, di ristrutturazione e di valorizzazione e quindi di eliminazione dell?abusivismo e di rilancio del turismo, da Roberto Paolillo. Un lavoro egregio, che prevedeva oltre trenta parcheggi, che prevedeva una ristrutturazione completa della fascia che parte a monte della pineta e arriva sulla spiaggia, che aveva la preoccupazione di equilibrare i fenomeni dinamici tra litorale e mare, perché il litorale sta scomparendo, che apriva una serie di accessi al mare».

C?è anche un fenomeno di erosione costiera.

«D?estate, a sinistra del Sele, il mare arriva praticamente sotto i lidi e il fenomeno continuerà a peggiorare se si continuerà a pensare che fare una strada da Foce Sele ad Agropoli, come qualcuno irresponsabilmente, ma credo in buona fede, dice, sia una cosa positiva. Non capisce che questa strada è una delle cause di modifica della dinamica litorale-mare a favore della penetrazione del mare verso il litorale. Il progetto di Roberto Paolillo chiede alle persone di fare cinquanta metri a piedi, parcheggi, quindi lavoro per le cooperative. Non conosco il piano di Forte. Ovviamente noi vogliamo che vi sia un incremento dell?offerta turistica compatibilmente con la conservazione dell?ambiente. Il lavoro di Roberto Paolillo sarebbe un?ottima soluzione».

Lei terrebbe in considerazione il lavoro fatto fino ad ora per il Piano Spiaggia?

«Se è una buona soluzione non c?è problema. Noi siamo per la soluzione dei problemi, per non fare interventi ideologici sulla realtà, ma prendere la realtà e mettere la realtà e i soggetti che vi sono dentro nella migliore condizione e interazione, per guardare a uno sviluppo che valorizzi l?ambiente e migliori la qualità della vita, incrementi il senso di benessere e porti più persone con soddisfazione a Paestum. E sicuramente la situazione attuale non favorisce il processo che sto dicendo».

L?ABUSIVISMO

Capaccio è un paese in cui dilaga l?abusivismo, una situazione particolare è quella della 220. Cosa ne pensa?

«Per quanto riguarda la 220 e l?area archeologica anche qui la soluzione è già pronta perché questo è un comune in cui le soluzioni ci sono ma tutto congiura perché non solo non vengano concretizzate, ma addirittura siano nascoste e rimosse immediatamente dalla conoscenza.

Nel 2001 il progetto di parco archeologico a Paestum che farebbe di quel sito un modello di sistemazione antico-moderno, valido per tutte le aree archeologiche, è stato oggetto di un concorso, vinto dal gruppo guidato dal professore Emanuele Greco, che non parte, per responsabilità in parte del Comune, sembra, in parte della Sovrintendenza. Riprendiamo questo parco archeologico. Abbiamo il coraggio per la prima volta di pensare in grande a Paestum. Questo progetto di parco archeologico è la nostra proposta. Questo parco vede Paestum come il fulcro attorno al quale organizzare il territorio a Capaccio-Paestum».

Questo significherebbe chiedere a chi c?è di andare via?

«No, non vanno via quelli che ci stanno, viene soltanto rimodulata la loro presenza. Le persone continueranno a tenere le attività lì. Tra il 1996 e oggi si sono avute anche modifiche e interventi che sicuramente era il caso di non fare. Una cosa è certa: la città di Paestum non è mai appartenuta a nessun programma politico. La prima volta che si è discusso di Paestum in consiglio comunale è stato quando io ero consigliere comunale negli anni Ottanta e organizzai una settimana di seminari-conferenze con il professore Emanuele Greco nel cinema di Capaccio Scalo, che allora era aperto, che si concluse la domenica mattina con una visita guidata da lui stesso a studenti e cittadini che avevano partecipato. Perché Paestum è continuamente rimossa dalla coscienza degli amministratori, dalle loro preoccupazioni ed è rimossa da qualunque disegno progettuale che riguardi lo sviluppo del territorio».

Torniamo alla 220. In quell?area vive una popolazione di sei, sette mila abitanti, ci sono molte case abusive e ci si lamenta di non poter fare innovazioni a causa dei limiti imposti dalla legge.

«Qui c?è un grave problema pregresso: com?è possibile che sia successo quello che è successo? Com?è possibile che lo Stato si sia ritirato da qualunque azione di controllo di quell?area? La responsabilità è soprattutto dello Stato, perché la 220 è una legge dello Stato. Quali strumenti ha messo in atto lo stato per far sì che quella legge venisse rispettata? La risposta è facile e la situazione la conosciamo. Ora il problema è un piano di risanamento che prenda atto di quello che c?è e cerchi di bloccare una volta per sempre ulteriori scempi. Ci sono case vecchie di quarant?anni, di cinquant?anni. Si tratta di arricchire la zona di infrastrutture che rendano il posto più vivibile e permettano una qualità di vita migliore. Che abbiano una ricaduta positiva anche sulle relazioni tra le persone. E? inutile pensare ad un abbattimento generalizzato. Invece è possibile, lavorando seriamente, senza prepararsi a strizzare l?occhio agli abusivi, fare un intervento di risanamento di cui già parla Airaldi nel suo bellissimo prg che è stato completamente disatteso. E? una di quelle storie vecchie che si lasciano volutamente incancrenire perché i problemi che non si risolvono sono quelli che in qualche modo favoriscono qualche gruppo politico. Perché un problema che non si risolve significa un gruppo di cittadini che ha bisogno del potere politico».


LA FAMIGLIA

Capaccio è una città in cui ci sono molte persone benestanti, basta guardare le automobili che circolano. Eppure c?è anche molta povertà.

«Non ho dati sul livello di povertà a Capaccio. A Capaccio ma credo che la fascia di persone sotto il livello di povertà sia molto ampia. E sono molto preoccupato per questa situazione e credo che questo sarà uno dei miei interventi principali che pensavo di poter fare attraverso le diverse associazioni di assistenza e di aiuto alle persone che vi sono sul territorio. L?altra mattina, mentre andavo a lavoro all?università, mi ha fermato un signore per strada. La sua dichiarazione è stato come un pugno nello stomaco. Lui mi ha detto ?Guardati intorno. Tutto quello che vedi è un?illusione. Qui la gente sta male, stiamo malissimo. I nostri figli hanno un poco di lavoro solo se se ne vanno fuori. E molti dei nostri figli sono a rischio nella vita?.

Questa è la realtà e a questo noi dobbiamo dare una risposta. Costruendo un comune, l?abbiamo chiamata la rinascenza, che possa essere un punto di riferimento, non soltanto in termini di servizi che produce per la collettività come insieme di soggetti sociali, ma di aiuto individuale che il comune può dare al singolo, come persona, come esistenza unica diversa da quella di un altro. Allora pensiamo a sportelli, pensiamo a consulenze psicologiche, e così via».

A parte questo, che tipo di sostegno avete pensato per le famiglie?

«Ad un sostegno economico attraverso un circuito di microcredito che vorremmo attivare con la collaborazione delle banche e di società specializzate. Così le famiglie potranno accedere a piccoli prestiti per poter far fronte ad esigenze che si presentano stagionalmente: i libri per i figli, una manutenzione straordinaria in casa. Un microcredito che sarà pensato anche per le donne che vogliono attivare piccole attività imprenditoriali.

La seconda cosa è un sostegno che abbiamo chiamato seminario di consapevolezza. No, siamo in presenza di una trasformazione del mondo che coinvolge non soltanto le basi materiale, ma coinvolge anche le strutture cognitive e secondo qualcuno è una vera e propria trasformazione antropologica. Negli ultimi 10 anni il nostro rapporto con lo spazio, con il tempo, con gli altri esseri umani, con la tecnologia, con la scala di valori, è cambiato con una velocità che non si è mai avuta nella storia umana. Per cui si cominciano ad osservare comportamenti assolutamente imprevedibili. Sia i comportamenti sul piano della normalità che i comportamenti sul piano della non normalità. Quindi il problema è che tipo di intervento il Comune, come luogo in cui si realizza una sintesi di una comunità e nella quale si proiettano le ansie, le angosce e le difficoltà di vita di una certa comunità, possa attuare. Quindi si tratta di lavorare per una ristrutturazione cognitiva. Non è possibile continuare ad avere con lo spazio, con il tempo e con le cose questo tipo di rapporto che produce fiumi crescenti di ricorso alle droghe, disaffezione sempre maggiore verso lo studio, perdita del valore dell?autorità, disconoscimento del valore di guida dei genitori, rifiuto dell?esperienza accumulata dalle generazioni precedenti».

Ma il Comune cosa può fare?

«Io non posso né fare una delibera né un?ordinanza sindacale. Posso però come Comune verso il quale si proietta questo disagio, costruire iniziative con le scuole, con operatori specialistici, con i genitori d?accordo a rimettere insieme le maglie di un senso di appartenenza a una comunità che si sta perdendo e alla ricostruzione di un?identità, di un senso del sé, che costruisca relazioni produttive, di benessere, di reciproca soddisfazione.I giovani non sono migliori o peggiori del tempo in cui avevo sedici anni. Sono uguali ad allora. Hanno le stesse speranze, gli stessi disagi, gli stessi bisogni, le stesse incazzature ce avevamo noi a sedici anni.

Quelli della mia generazione sono stati più fortunati perchè quando avevamo sedici anni eravamo in una fase storica che, a parte la fase della guerra fredda, era una fase ricchissima, di ottimismo e soprattutto ricca del valore della convinzione che ognuno organizzato insieme agli altri potesse essere proprietario del proprio destino, potesse essere colui che poteva insieme agli altri organizzare il destino del mondo intero. C?era dentro di noi un sentimento che portava ad avere una visione positiva di sé stessi e delle relazioni con gli altri.

Oggi gli uomini si trovano a vivere dentro un sistema comunicativo che li corrompe continuamente. Il modello di vita che è dentro le loro menti, che si instaura per effetto della pubblicità, soprattutto, e della televisione, è devastante. Li porta a comportamenti violenti e li porta in un modo terribile ad esibire la violenza. Rispetto a noi di 40 anni fa, loro sono ugualmente i soggetti più forti portatori di una carica innovativa. Ma mentre in noi la carica innovativa parallelamente si presentava ad un rifiuto della società, loro invece vivono una contraddizione: la carica innovativa si scontra con una mancata visione critica dello stato delle cose. Vivono in un?epoca nella quale vengono continuamente usati dal mercato soltanto come consumatori, corrotti da una comunicazione che falsifica la realtà. E non c?è nessuno che dice che i giovani sono il futuro del mondo.

Quando avevo 16 anni, ero figlio di braccianti, facevo il liceo classico, mi riempivano la testa della notizia che io, dal liceo classico, sarei stato la futura classe dirigente. Vero o falso che fosse qualcuno mi mandava il messaggio: noi dipendiamo da te. Oggi il problema è che il ragazzo e la ragazza sono soltanto consumatori. La scala di valori che hanno li porta al disconoscimento del valore del sapere, disconoscimento dei sacrifici e del lavoro che serve per raggiungere un determinato obiettivo, incapacità a resistere alle difficoltà della vita, non accettazione del fatto che la vita è una sequenza continua di alti e bassi, che quella è la normalità. La normalità non è il sentimentalismo becero che si osserva quotidianamente in tv nella prima fascia pomeridiana, il sessismo acuto e perverso su cui è costruita la maggior parte della comunicazione televisiva.
D?altra parte un bambino di sette anni, su cui non interviene il filtro critico della famiglia che è in crisi, una volta che si trova immerso in questa rete di comunicazione, struttura la sua mente in modo che per lui quella è la normalità. Io sono convinto che c?è nei giovani l?intelligenza, il sentimento necessario, per cui aumenti la consapevolezza dello stato delle cose, nasca dentro di loro un maggior senso critico sui loro comportamenti.

Ritornando al Comune?

«Il Comune può fare progetti con le scuole. Progetti insieme ai genitori. Qui ho la mia lista di donne ?Non me ne sto in disparte? in cui si parla di città sostenibile per le bambine e per i bambini. Si possono fare una serie di interventi che aggreghino i giovani intorno alla riscoperta che lo stare insieme è il modo migliore per condurre la propria vita, non quella di consumare il sabato e la domenica in qualche modo stordendosi per dimenticare sé stessi».


LA SQUADRA AMMINISTRATIVA

Ha già un?idea di come organizzare la squadra amministrativa in caso di vittoria?

«D?accordo con i partiti che mi sostengono e con i gruppi di società civile che mi sostengono. Ho deciso di non fare nomi. Ma i criteri li ho già fissati. Prima dei criteri chi verrà a lavorare dovrà sapere dove viene a lavorare, per che cosa, in quale organizzazione, quale compito lo aspetta, qual è l?efficienza e l?efficacia che deve raggiungere. Devono sapere che faranno parte di un?organizzazione in cui lo spirito collaborativi sarà il valore fondamentale e questo spirito si tradurrà nel fatto che ogni assessore avrà una visibilità, avrà i suoi canali di soddisfazione, avrà il riconoscimento di tutto ciò che avrà realizzato nell?ambito del programma.

Prima del Comune dovremo strutturare degli assessorati. E? impensabile che una ditta come il Comune di Capaccio, con il bilancio che ha e dovendo servire 22 mila cittadini non abbia una struttura di assessorato. Un assessore a Capaccio non ha la possibilità materiale, funzionale, logistica di dirigere nulla di quello che lo riguarda. Non è possibile fare niente perché questo comune, come struttura logistica non esiste. Se vai sul comune, dirigenti, impiegati, sono ristretti in volumi nei quali manca addirittura l?ossigeno. Ciò gli impedisce di lavorare serenamente. Un cattivo ambiente lavorativo ti fa passare la voglia di far le cose bene: non hanno spazio per muoversi, sono letteralmente assediati da faldoni, è impossibile lavorare in quell?ambiente. Dovremo riorganizzare tutto costruendo gli assessorati, intesi come una filiera a capo della quale c?è un assessore che utilizza competenze interne ed esterne per la realizzazione del suo programma.
Penso anche che dovremmo lavorare molto a costituire un gruppo di lavoro che intercetti tutti i tipi di finanziamento che si possono ottenere per poter realizzare opere pubbliche, attività a favore dei giovani e così via-. Questo significa uscire dal dilettantismo, uscire dalla casualità. Dobbiamo lavorare consapevoli che stiamo realizzando un prodotto per il quale serve una forte organizzazione.

Per tutto questo servirà l?ampliamento della sede comunale a Capaccio o addirittura trovare a Capaccio il luogo in cui fare una più grande sede. Gli assessorati saranno coadiuvati da una rete di cittadini, che saranno un? preannuncio? dei comitati di quartiere che potranno svolgere rapporti tra l?amministrazione e il comune per quanto riguarda gli interventi che l?amministrazione realizza sul territorio, borgata per borgata. Una rete di cittadini che partecipa all?attività amministrativa e alla realizzazione del programma relativamente a piccoli obiettivi come un marciapiede da aggiustare, vedere cosa accade in un posto, lavorare con i giovani».


Altri comuni hanno collocato la loro sede in un palazzo antico.

«Pensiamo anche a questo perché nel programma c?è l?acquisizione del Palazzo Stabile, che è molto antico, che mi hanno detto che è in buone condizioni. Sarebbe l?occasione per avere una grande casa comunale nella quale i cittadini si possono specchiare con soddisfazione».

Avete stretto alleanze in vista di un eventuale ballottaggio?

«Due mesi fa i,o insieme ad atri, abbiamo deciso di mettere in piedi questa iniziativa politica con l?idea che fosse arrivato storicamente il momento d?intervenire e di dare un messaggio di risanamento. C?è la possibilità di migliorare la vita in questo comune, c?è la possibilità di rimettere in piedi lavoro, cultura, sviluppo territoriale di un certo tipo, c?è la possibilità di fare un comune che pensi a tutti. Non un comune che concede o che minaccia, perché questo molto spesso è un comune che minaccia. Quindi ci siamo messi sulla nostra strada, abbiamo costruito i manifesti in cui 50 cittadini dicono perché sostengono la mia candidatura, abbiamo iniziato a dare alcuni elementi del programma. Abbiamo rifiutato qualunque teatrino della politica ?io sto con te, tu stai con me? e quindi ci siamo messi su un piano di estrema responsabilità dicendo ?questa è la nostra lettura dello stato della società di Capaccio, queste sono le nostre soluzioni. Siamo pronti a discuterle e a condividerle con chi vuole?. Quindi le logiche degli accordi non ci interessano assolutamente».


LE ASSOCIAZIONI

Che ruolo avranno le associazioni nella sua amministrazione?

«Un ruolo importante. Il comune di Capaccio è ricco di stupende associazioni di giovani che fanno stupendi lavori di aiuto e di assistenza alle fasce più deboli e che fanno addirittura interventi oltre confine a favore delle popolazioni dell?Africa. Penso ad esempio ad Oltreterra, penso all?associazione guidata dal dottore Mallamaci. Ritengo che queste associazioni siano una fortuna per il paese. Bisogna considerarli una fortuna per la ricostruzione del senso di appartenenza di una città. Quindi loro avranno da noi il massimo aiuto. Io sono socio di Oltreterra e darò loro come alle altre associazioni di volontariato il massimo aiuto».

L?AGRICOLTURA

L?agricoltura e assieme al turismo il principale volano economico di Capaccio. Cosa prevede il vostro programma?

«Faremo di ogni contadino uno sceicco. Anche in questo settore il potere del Comune è limitato, ma può svolgere un grande ruolo di promozione, di incentivazione, di creazione delle condizioni minime perché le persone possano passare alle energie rinnovabili e diventare energeticamengte indipendenti.

Penso a quelli che costruiscono i palazzi, agli imprenditori turistici, alle aziende, agli artigiani. Un poco alla volta, soprattutto con il fondo energia che mette a disposizione la nuova finanziaria sarà possibile creare sistemi fotovoltaici in modo che ogni contadino possa essere energeticamente indipendente. Questo con calma, creando attesa e consenso. Se è possibile in collegamento con la diversificazione dell?attività agricola e faremo in modo che ogni podere possa aprire una piccola attività di accoglienza come turismo rurale. Quindi andiamo verso l?agricoltura in modo che si possano ridurre le spese del due o tre percento e possano cominciare a piantare colture più specialistiche, accedendo anche a metodi di coltivazione biologica. In modo che essi stessi possano partecipare alla commercializzazione e alla collocazione diretta e sicura del loro prodotto».
Paola Desiderio

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11 Feb 2007

EXODUS. Quando l?aereo di Ada Sereni atterrò a Seliano di Paestum

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Quando l?aereo di Ada Sereni atterrò a Seliano di Paestum

Passò per Paestum l?espatrio in Israele degli ebrei sopravvissuti allo sterminio nazista. Ad organizzarlo fu Ada Sereni che guidava il gruppo di Aliàh Bet. In particolare, vennero utilizzati le piste di atterraggio che gli americani avevano creato per rendere più agevole il loro sbarco dell?8 settembre 1943. Arrivare da queste parti e fingersi turisti interessati all?archeologia era una buona copertura. La Sereni, che tutti abbiamo conosciuto per lo sceneggiato ?Exodus? da pochi giorni trasmesso dalla Rai, a Paestum venne anche arrestata. Dopo una notte trascorsa nel carcere di Capaccio venne rilasciata con molte scuse. La vicenda è appena accennata nel libro ?I clandestini del mare? scritto dalla coraggiosa donna. Paestum verrà scelta proprio quando la via del viaggio via mare diventa impossibile, a causa della brutale ostilità degli inglesi che affondano le carrette del mare sulle quali viaggiano i profughi che vogliono raggiungere Israele. Più volte Cecilia Leone Salati lo ha sentito raccontare l?episodio da suo marito Angelo e dai cugini Bellelli. ?La guerra era finita da poco e la contemporanea presenza di trenta ragazzi su un pullmann che visitavano gli scavi ed una bella signora che girava su un?Alfa nera, incuriosirono mio marito ed altri pestani che erano seduti davanti al bar di Vincenzino Voza?, racconta la signora Cecilia. ?All?imbrunire i ragazzi del bus e la signora della macchina se ne andarono verso Seliano. Si fermarono ed aspettavano. L?affascinante signora, che poi scopriremo essere Ada Sereni, per giustificarsi scese, aprì il cofano, e si mise ad armeggiare con il motore. In realtà, e fu lei a raccontarcelo trent?anni dopo, bisognava prendere tempo perché il pilota dell?aereo si era ubriacato ed il ritardo sulla tabella di marcia stabilita era notevole. I fratelli Bellelli, tutti provetti meccanici e sicuramente galanti giovanotti, si precipitarono subito per offrire il loro aiuto. La signora ringraziò e rifiutò. Nel frattempo l?aereo arrivò. I ragazzi, con le torce accese in mano, si disposero ai bordi della pista per permettere al velivolo di atterrare e poi di riprendere subito il volo dopo l?imbarco dei giovani. La scena non era sfuggita ai carabinieri di Paestum che niente potettero fare per fermare l?aereo, ma riuscirono a bloccare Ada Sereni ed il suo autista. Della nottata trascorsa in cella a Capaccio lei ricordava l?umanità della moglie del maresciallo dei Carabinieri che l?aveva rifornita di calde coperte e di lenzuola ricamate. L?ordine di scarcerazione arrivò subito, e da Roma, ed alla Sereni furono fatte anche le scuse?. Questa storia sembrava confinata nelle tante leggende pestane se il giovane autista della Sereni in quell?avventura intorno ai templi, divenuto poi capo di stato maggiore dell?aviazione israeliana, non avesse raccontato ad un giornalista ?L?Europeo?, che pubblica nel 1973, come quel suo ?Exodus? dagli orrori nazisti alla Palestina non avesse avuto quella singolare tappa a Paestum. Era facile alle organizzazioni sioniste americane, che sostennero finanziariamente quei moderni viaggi verso la terra promessa, sapere dove gli aerei potevano atterrare e ripartire. Paestum era uno di questi. Quando Ada Sereni, dopo trent?anni, si decide a raccontare la sua straordinaria storia, torna in Italia per rivedere i luoghi dove aveva operato. Una delle tappe è proprio Paestum, dove è ospite di Villa Salati. ?Ebbi così davanti ? racconta Cecilia Leone Salati – la protagonista di quella storia che tante volte avevo sentito raccontare?.

Oreste Mottola
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19 Ott 2006

PAESTUM. Ancora un dissequestro per Legambiente. "E’ persecuzione"

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PAESTUM, NUOVAMENTE DISSEQUESTRATA L’OASI DI LEGAMBIENTE
“Non c’erano i presupposti giuridici per apporre i sigilli”.
Legambiente rientra definitivamente in possesso dell’oasi di Torre di
Mare, sequestrata una prima volta il 19 luglio scorso a seguito di
un’operazione della Forestale, stazione di Foce Sele. Il 22 settembre
firmano il provvedimento di dissequestro i tre giudici del tribunale
del riesame di Salerno: Vincenzo Pellegrino, Teresa Spinelli e Lucia
Casale. I tre magistrati ritengono “insussistenti” le motivazioni che
allora spinsero il pm Domenica Gambardella a convalidare l’iniziativa
assunta da Marta Santoro, la sottufficiale che dirige la locale sede
del Cfs, il corpo forestale. A sostenere le ragioni di Legambiente è
stato l’avvocato Francesco Raeli.
Nonostante la procedura in itinere, il 15 settembre, il gip del
Tribunale di Salerno, dott. Vincenzo Di Florio, dispone un nuovo
sequestro dell’area protetta. L’associazione ambientalista, assistita
dall’avvocato Raeli, è costretta a fare nuovamente ricorso al
Tribunale del Riesame.
I giudici del Riesame sono così costretti di nuovo a pronunciarsi
sulla questione. Oggi, 18 ottobre: presidente Giancarla D’Avino,
giudici Vincenzo Pellegrino e Giovanna Spinelli, confermano la
precedente decisione dei loro colleghi.
“Noi siamo assertori di legalità e non potevamo essere omologati agli
abusivi”, dice Lucio Capo, direttore dell’Oasi. L’associazione potrà
riutilizzare anche il deposito attrezzi a disposizione dei tanti
volontari di Legambiente che da tutta Europa vengono a prestare la
loro opera.
Il circolo ambientalista paga allo Stato un canone concessionario
annuale di 5 mila euro ed ha recentemente inaugurato dei percorsi
attrezzati, costruiti in legno, che rendono l’area, che comprende 22
ettari, perfettamente fruibile dai diversamente abili. Nella zona sono
in corso attività di risemina protetta dell’essenza del giglio di
mare. Una delibera del consiglio comunale di Capaccio, la n.16 del
2002, disciplina ? inoltre ? tutto quello che è consentito o proibito
nella pineta che una volta ospitava camping selvaggi, case al mare
abusive e vere e proprie discariche.
L’estate di Legambiente Paestum, a dispetto di quella turistica, è
stata molto lunga e calda. All’inizio di luglio veniva divelto un
ampio tratto dell’incannucciata realizzata per proteggere la pineta,
distrutta la cartellonistica e rubati numerosi pali di castagno e
pertiche”. Il 3 luglio, alle 18.30, Pasquale Longo, presidente di
Legambiente, subiva un’aggressione pugni e calci da parte di
villeggianti che rifiutavano di attraversare l’oasi negli appositi
passaggi.
Nella notte del 19 agosto invece in alcune parti dell’oasi viene
appiccato il fuoco. “Una distruzione mirata, voluta, che viene da
lontano. Non una goliardata, né la notte una notte di follia del
branco”, commentarono allora a Legambiente. Allora ad essere
incendiate furono una parte importante della passerella e lunghi
tratti di staccionata.
Gli inquirenti ancora non riescono a dare volti e nomi ai protagonisti
di queste bravate.

Per altre informazioni: Pasquale Longo Cell. 339 7850942

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22 Set 2006

PAESTUM, E’ stata dissequestrata l’Oasi di Legambiente

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Il Gip del Tribunale di Salerno ha disposto il dissequestro dell’Oasi di Legambiente a Torre di Mare. L’area protetta era stata “sigillata” il 19 luglio dopo un’azione condotta dal comando della Forestale di Foce Sele. “I tempi relativamente lunghi sono giustificati solo dal periodo feriale”, commenta Pasquale Longo, presidente di Legambiente Paestum. Tutta l’area tornerà nella piena disponibiità di Legambiente già dall’inizio della prossima settimana. Dal 6 all’8 ottobre, nell’ambito della “Tre giorni del Cigno” sono previste iniziative di sensibilizzazione.

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