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07 Nov 2006

ALBANELLA, fuoco e letame nella scuola superiore del turismo

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Albanella, fuoco e letame nella scuola superiore del turismo

E? beffarda quella scritta che campeggia su uno dei muri di cinta: ?W il preside e la squola?. E? la rappresentazione di questa guerra che vede da una parte ragazzi studiosi, educati e che si fanno onore dovunque vanno e professori appassionati, competenti e dediti al lavoro di educatori, dall?altra parte il ?branco? che si diverte a bruciare, imbrattare e a rendere invivibile la scuola. Per i suoi membri è ?La squola?. Proprio a cercare, a volergli dare una logica, vogliono ?un ponte lungo? che dai Santi e dai Morti porti direttamente all?Epifania. Perché hanno appiccato il fuoco in una stanza chiusa, dove di giorno c?è una classe e gettato sacchetti di letame in un’altra. E? proprio grave atto di vandalismo, consumato l’altra notte, ad Albanella, presso la scuola alberghiera e commerciale “Aldo Moro”. E’ stata l’azione di un vero e proprio branco che ?spara? su uno dei motori più potenti per dare sviluppo e futuro ai giovani di queste terre tanto belle quanto in balia di balordi. I quadri del nostro terziario avanzato si formano qui. L?azione: hanno scavalcato le inferriate di ferro, rotti i vetri di un paio di finestre, calato un grosso pneumatico da camion sul quale hanno gettato una bottiglia di benzina ed un cerino acceso. Nell’altra ala dell’edificio venivano gettate notevoli quantità di letame. Le modalità di devastazione fanno pensare ad almeno tre, quattro persone, impegnate simultaneamente. L’allarme antincendio è suonato poco dopo le 22, ed immediatamente Oreste Bellizio, il docente che è responsabile del servizio antincendio, ha allertato i vigili del fuoco del distaccamento di Eboli. I danni più gravi nell’aula dove l’improvvisato falò distruggeva i banchi, la cattedra, porte e le finestre. Un rapido giro di telefonate faceva accorrere la direttrice dell’istituto, che dipende da Eboli, Antonella D’Angelo. E’ lei a dirigere le operazioni di sgombero e di pulizia. Coadiuvata dallo stesso Oreste Bellizio e da una bidella ha fatto in modo che in mattinata la scuola fosse pronta ad accogliere normalmente gli studenti. “Le due aule inagibili saranno ospitate in altri spazi dell’istituto, possiamo garantire che qui è tutto sotto controllo”, rassicura. “Tutto è possibile, ma mi rifiuto di credere che possano essere state persone di Albanella”, è stato il primo commento del sindaco di Albanella, Giuseppe Capezzuto.
Diventa però difficile credere che estranei al paese possano pensare di circolare inosservati in un paese non grande ed in un orario non tardissimo. Saranno comunque le forze dell’ordine a portare avanti le indagini. I responsabili dell’azione vandalica hanno lasciato più di una traccia che è già al vaglio degli inquirenti.
Immediatamente l’amministrazione provinciale, proprietaria dello stabile, ha messo già al lavoro gli operai per sostituire gli infissi e ritinteggiare l’aula annerita dal fumo. L’istituto ha cinque sezioni: alberghiero, cucina, commerciale e turistico ed è frequentato da 280 studenti, provenienti per la maggior parte dalla Valle del Calore ma con significative presenze da Eboli, Capaccio e Battipaglia.
“Diamo vita a diverse attività che entusiasmano i nostri ragazzi e sono apprezzate dal territorio ? racconta Antonella D’Angelo ? come i servizi di catering, hostess e sommelier durante manifestazioni di rilievo come jazz wine ad Eboli ed il congresso dei giovani ingegneri europei a Salerno”. Da aggiungere i riconoscimenti, raccolti in tutta Italia, dai giovani e promettenti cuochi.
Un moderno bar didattico interno è l’ultima struttura che si sta ultimando per rendere più concreto, ed anche piacevole, lo studio dell’arte dell’accoglienza che qui è orientata verso la promozione delle nuove leve degli agriturismi e dei bead and breakfast del Parco del Cilento.
“Più volte ho avuto a che fare con questi studenti, poco più di una settimana fa li ho accompagnati in una visita al Quirinale. Mi hanno fatto sempre un’ottima impressione? racconta Capezzuto -. Sono studiosi e rispettosi e stiamo ultimando i vari passaggi burocratici necessari per portarli a Bruxelles, a visitare l’europarlamento”.
“Non so se si tratta di disagio giovanile o c’è dell’altro. Mi chiedo però ? aggiunge Adriano Cammarano, consigliere comunale d’opposizione ? anche alla luce di episodi simili capitati nel passato, perchè davanti alle finestre l’amministrazione provinciale non colloca delle robuste inferriate. Sarebbe un modo efficace per ridurre drasticamente il problema!”.
“Ci vuole un sistema di videosorveglianza. Non costa molto ed è veramente efficace”. Il consigliere provinciale Renato Iosca, già sindaco di Albanella, lo proporrà all’assessore provinciale alla pubblica istruzione, Pasquale Stanzione. “Non ci vorrà molto per individuare i responsabili del grave atto vandalico. Le famiglie, il resto della comunità scolastica, dovranno sottoporli ad un vero e proprio bombardamento psicologico. Un vero cordone sanitario – aggiunge Iosca – va eretto attorno a chi distrugge le possibilità di futuro dei nostri giovani”.
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Albanella, il giorno dopo l’incendio alla scuola turistica e commerciale
Il giorno dopo l’incendio di un pneumatico al centro di un’aula e del lancio di sacchetti di letame alla sede coordinata di Albanella dell’istituto professionale “Aldo Moro” di Eboli, Antonella D’Angelo, direttrice della sede di Albanella, è più frastornata da due giorni di stressante impegno, compresa la notte dell’incendio con il suo accorrere da Trentinara dove risiede, che arrabbiata. “La videosorveglianza dell’istituto che il consigliere provinciale Iosca dice di voler chiedere all’assessore alla pubblica istruzione Stanzione? L’avevamo già chiesta noi della scuola. Spesa inutile ci hanno detto, fra norme sulla privacy e quelle dello statuto dei lavoratori, le riprese sono praticamente inutilizzabili Lo sconcerto maggiore è dei ragazzi, posso garantirvi che l’ho riscontrato nella totalità degli iscritti”. La professoressa è anche preoccupata dalla sovraesposizione mediatica della scuola. “Sarebbe meglio spegnere le discussioni e le illazioni e mettersi d’impegno affinchè la bravata sia circoscritta. C’è il rischio di far diventare degli eroi non più di due imbecilli”. Le strutture tecniche dell’assessore Stanzione contano di “cancellare” in meno di una settimana ogni traccia dell’incursione. Che i vandali possano non essere dei ragazzi che frequentano la scuola è un’ipotesi che fanno in molti. Si è più propensi a credere alla vendetta di chi è fuori, magari perchè non più “promosso d’ufficio”, oppure in qualche piccolo balordo messosi in azione per costringere al “filone” le ragazze che rappresentano la maggior parte della popolazione scolastica. Dalla ridda di ipotesi si tirano fuori i carabinieri che hanno in mano le tracce di plantare di scarpe e d’impronte digitale lasciate dai protagonisti della notte brava del fuoco e del letame ed alle quali sperano dare un nome ed un volto al più presto.

Oreste Mottola

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30 Apr 2006

ALTAVILLA. C’è già il primo "caduto" nella campagna elettorale

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Gerardo Di Verniere durante il suo comizio odierno

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23 Apr 2006

Nella Libera Repubblica Altavillese….

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Viaggio nella libera repubblica di Altavilla di sopra, già capoluogo

Questo che segue è un racconto letterario, non un articolo giornalistico. Gli americani direbbero di new journalism. I nomi sono veri, ma le loro affermazioni sono tutte frutto della mia fantasia e possono accidentalmente coincidere, in qualche caso, con la realtà. Il tentativo è quello di descrivere il clima che si vive nella parte alta del paese.

di Oreste Mottola (accanto, in un ritratto di Sergio Vecchio)
La chiamata sul cellulare mi arriva di prima mattina. Nell?orario più sbagliato per passare velocemente nell?informe hinterland edilizio nato nei dintorni della stazione ferroviaria che dovrebbe portare i turisti a Paestum. Il trillo mi coglie mentre guido l?auto, e sono alle prese con la rotonda di Capaccio Scalo in un momento topico, c?è il traffico delle giovani mamme che coi gipponi vanno a depositare i figli all?asilo. Altro stop: davanti al mercato ortofrutticolo la fine dei camion con carciofi e banane che aspettano di entrare. Due chilometri, troverò il parcheggio, e poi mi andrò a chiudere per un?intera giornata nella redazione di ?Unico?. Non riesco ad estrarre il telefonino dalla tasca, perdo tempo. La verità è che sono soprappensiero. Stavo pensando a quale umore avrà Rocco, il barman del ?Centrale?, quando gli ordinerò il solito caffè amaro ed il cornetto vuoto.
Due giorni fa da queste parti è morta una ragazza, aveva 35 anni, lavorava in uno degli alberghi della zona, duecento metri dagli uffici della redazione. Un maledetto incidente d?auto. In una curva subdola. Si chiamava Angela, una pendolare come me. Quella curva dopo due chilometri e più di strada rettilinea io l?affronto anche sei volte al giorno. Questa mattina mi sono imposto di pensare ad altro ? chi mi conosce bene sa il perché – mentre ci passo. D?estate, scendo solo una decina di scale e davanti mi passano belle ragazze in bikini che vanno a mare. Io non mi posso muovere: devo stare seduto davanti ad un computer. Questa mattina c?è una temperatura che fa pensare all?incipiente esplosione del caldo estivo. E alle giovani donne in bikini.
Estraggo il telefonino che non suona più ma vibra nella tasca. Rispondo. E? Lucia, giovane giornalista romana ma di origini altavillesi, che mi chiama.
- Orè, tutto bene? Non ti voglio far perdere tempo. Voglio che mi spieghi come funziona Altavilla. Uomini, donne, passioni. E poi la politica e l?economia. Ed anche quel poco di cultura che c?è. Sono giù, dai miei nonni, al paese tuo. Quando mi potrai dedicare un po? di tempo per decrittare i vostri strani puzzle?
- Ah. E che cosa ti fa capire che io ne sappia ancora qualcosa di quello che fanno ad Altavilla?
L. Ma sono decenni che ci scrivi sopra. I miei ti leggevano già prima di andarsene e che io nascessi.
Internet ha preso il posto delle vecchie biblioteche e così, sempre più spesso mi capita di essere trascinato ?ab origine?. Alle storie del paesello natio. Via email mi arrivano richieste di rintracciare antenati, ma anche invettive sullo stato nel quale versa il villaggio.
Lucia è la figlia di miei amici, ed anche per questo, non posso sottrarmi, devo aiutarla. Come me lavora nel mondo dei media. Se ne sta in una grande città. E? bella ed intelligente. Ed io sono sempre fascinato dalla specie delle ?giovani, brave e belle?, soprattutto se sono colleghe. Gli echi del ?natio borgo selvaggio? ti colpiscono quando meno te lo aspetti.
L. Voglio fare un pezzo di racconto su come i nostri compaesani si preparano a scegliere il nuovo sindaco. Immagina tre o quattro pagine a colori, su di un giornale a diffusione nazionale. Un paese del sud sceglie da chi farsi governare.
O. E così io sarò l?alcolista anonimo spedito a ispezionare vigne e ad assaggiare vini. Ho almeno quattro anni seriamente impiegati a ?dealtavillesizzarmi?.
L. Pessima battuta. Tu Altavilla ce l?hai sempre dentro, fino nel midollo. Ti va un giro per il paese vecchio?
Ci vediamo alle 15 di venerdì davanti al distributore di benzina, quello gestito dalla famiglia di Emiddio Mangone.
L. Lo conosco. Così lo saluto se c?è. E? un parente di mia madre.
Emiddio la mattina suo ufficio di Battipaglia. Poi torna in paese. Il suo è un osservatorio particolare. Sta in piazza più di 12 ore al giorno. Fra gli amici lo chiamiamo ?l?intelligence? per la sua capacità di fare l??analista?. Come me, è uno di coloro che ha molto creduto nel sindaco uscente e nella sua squadra. Poi qualcosa non ha funzionato, lo sanno ormai pure le pietre, e con Emiddio, un bel pezzo di sinistra pensante, porterà i suoi pochi o molti voti e qualche buona idea da Franco Cembalo. ?Ad Altavilla, più che altrove, le urne sono zoccole?, dice rivolgendosi a me, ed approfittando della distrazione di Lucia. Cosa vorrà dire? Che a molti ora è arrivata la proposta giusta, e dopo cinque anni che hanno imprecato contro Di Verniere e Giardullo, ora non nascondono che torneranno a votare per Di Feo.
- Ho saputo che candiderà Romilda e poi Enzo Baione. E qualche ragazzotto di Rifondazione.
Se ne parla ? dice Emiddio ? Di Feo ha almeno otto caselle vuote da riempire. Marco se ne è andato con Rosario Gallo e Tonino il commercialista sta un po? di qua ed un po? di là. . Dicono anche dell?arrivo di Pasquale Doto, a Scalareta.
Emiddio non si smentisce, ancora una volta.
- Forse lascia Donata e Antonio Marra sta con Franco Cembalo. Enzo Baione è un ottimo candidato, ma è più politico Ficus, il suo cane. Ad Altavilla, più famoso del padrone.
?Enzo è uno buono?, ribatto. ?Lo conoscono ed apprezzano a Roccadaspide come a Battipaglia. E? uno intelligente, è una persona perbene?. ?Oh, mica io ti ho detto il contrario?, ribatte Emiddio che comincia a stizzirsi. Siamo in pieno gossip, ci siamo dimenticati di Lucia.
L. Io voglio sapere chi è questo Antonio Marra. Ne parlano tutti quelli che conosco. E qualcuno mi ha detto che non ha i voti dell?altra volta ma è sempre lui l?ago della bilancia. E Franco Cembalo, per caso, è un medico con la barba? Sì, allora l?ho conosciuto all?ospedale di Eboli per un malanno di mia nonna. E? capace, ed è pure simpatico. Ho letto sul tuo giornale che è passato coi Ds ma che il partito, nonostante lui, non è andato benissimo alle ultime elezioni politiche?
E? informata la ragazza. Si vede che respira più l?aria della Piana che quella di Piazza Castello. Qui, all?ombra del Castello, ancora fa più notizia Ficus.
?E? stato Berlusconi a sottrarre i voti a tutti. Mica era garbo di Fasolino, e poi Marco e di Angelo portare tutti quei voti al centrodestra.Cardiello, che è quasi altavillese, ha pescato poco?. E? ancora Emiddio a parlare.
Lucia mi fa segno di voler proseguire verso il centro storico.
L.Non ti voglio far perdere tempo ? dice. In realtà non lo vuole perdere lei appresso alle nostre chiacchiere paesane.
Su di noi incombe la gru del Castello medioevale.
L.Sai che ci faranno?
O. Ne so molto poco. Ti converrà chiedere a Gerardo Di Verniere. Sento parlare di albergo ? ristorante ? centro congressi e benessere. Gerardo ha il filo diretto con il proprietario di una strana tivù che ha fatto succsso con i cantanti neomelodici e che lo ha comprato da ormai cinque, sei anni.
L. E chi sono stì neomeomelodici?
Mai sentito ?o latitante??
L. – Che storia!. Però al mio giornale non la posso proporre, ho paura che il paese non ne esca bene. Posso scriverla per il tuo ?Unico?? Mi incuriosisce!
O. Ne sarei onorato.
L. – Intervisto Di Verniere?.
O. Ah, non me lo chiedere?
L. Capisco da questo che i vostri rapporti non siano dei migliori. Mi ha detto qualcosa mio nonno.
O. Fosse in discussione solo con me, transeat. Possiamo parlare d?altro?
L. Questo Castello.
O. ?Quando la Piana del Sele era malsana per i miasmi della palude e la malaria non perdonava, quassù qualcuno (non tutti, per la verità) si godeva la vita. Qui i discendenti dell’abate Ciccio Solimena vissero, o meglio se la spassarono, per oltre due secoli. Tutti quelli che passavano per la pubblica via dovevano ossequiare i signori e le cose migliori andavano a loro. E lo sai che sono stati pittori più importanti del celeberrimo Settecento napoletano??.
La verità è che quando parlo di queste cose mi piace recuperare tutto il mio orgoglio paesano.
L. C?entrate pure voi Mottola. C?è scritto sui libri.
O. ?Noi vi arriviamo dopo il 1831. Ma io sono del ramo cadetto e contadino della famiglia. Non che don Ciccio, il proprietario più famoso, non lavorasse coi suoi braccianti mangiando pane e cipolla con loro. Se proprio devo preferisco immaginarmi loro parente io preferisco Gaetano Mottola, quello che nel 1799, guidò la popolazione contro i borbonici e favore del rinnovamento giacobino. Ecco io mi sento sempre da quella parte. Lasciamo stare le nostalgie e passiamo al presente. Lo continuiamo questo giro?
L. Sì, vediamo un po? cosa dice la gente.
E? primo pomeriggio. Ma di persone è davvero difficile incontrarne. Così ci concentriamo sulle foto. Vicoli, portali e punti panoramici sono sempre uno spettacolo. La Piana del Sele, Paestum, Salerno e poi Capri. Da qui vedi tutto. Ma tutte le interviste che facciamo raccontano lo stesso rovescio della medaglia. Il paese sopra la collina si sente in affanno. I giovani continuano ad andarsene via, vanno a comprarsi la casa a Cerrelli.
?Già non abbiamo niente. Mo?ci vogliono togliere pure il sindaco?, aggiunge uno degli due ? tre artigiani che lavorano quaggiù.
Perché Antonio Di Feo ha comprato casa e va ad abitare nell?ex proprietà di Paolo Tesauro Olivieri. Me ne ricordo quando scendiamo attorno dalla ex sala Verrone, ex casa Canonica, ex chiesa di S. Egidio. Lo racconto a Lucia.
L. Quante cose sono ex in questa parte di Altavilla. Quindi il sindaco, che ancora ex non è, è uno della parte vecchia ?
O. Del capoluogo. E? nato e cresciuto qui.
L. Quindi, da queste parti, continueranno a votarlo.
O. Sì, con i nuovi candidati che metterà in lista, come ci ha raccontato Emiddio, fanno pensare che il paese farà di nuovo la ?serrata?.
L. Scusa, prima si lamentano perché si sentono abbandonati e poi votano di nuovo chi ha amministrato.
O. Potrei aggiungerti dell?altro. Il discorso turistico e della promozione culturale, nonostante i molti soldi spesi, è ancora al capolinea. I quadri restaurati delle nostre chiese sono malamente nascosti da qualche parte (ovviamente per i malintenzionati è un segreto di Pulcinella) la barocca chiesa di San Biagio non è ancora restaurata! Quassù non si tengono più nemmeno i consigli comunali. Mi fermo qui perché con certe persone non ho voglia di fare discussioni.
L. Con chi ce l?hai?
O. Sono più di dieci anni che è imminente l?apertura di questa chiesa museo. Le promesse sono sprecate. Qui c?è la reliquia di San Germano, il santo che a maggio faceva rinverdire il ramo d?olivo. Facile tirare le conclusioni.
L. Ci andiamo mò?
O. No, dovremmo chiedere chi ha chiave. Mi secca chiedere il favore?
L. Povero San Germano, non sa più a quale assessore votarsi!. Torniamo su?
Emiddio è ancora lì, sotto la sua pensilina. E così ricominciamo il gioco sui prossimi candidati.
O. Emì, è vero che anche tu starai in lista con Cembalo?
?Sto valutando. Sono più per il no che il sì. Ma i nomi di Altavilla paese sono tanti. Sergio Di Masi abita appena oltre il Cimitero, poi ci sono Renato Mazzei e Domenico Cimino. C?è poi un Arietta che si vorrebbe cercare di strappare a Di Feo. E Antonio Molinara. Sono i nomi dei quali si parla. Con Rosario Gallo forse ci andrà Emilio Iuliano o no ? perché mica tutti i medici potranno stare con Franco?
L. Oreste voglio fare delle short stories sui vari candidati. Foto e piccola storia. Hobby, quanto guadagnano e come arrivano alla politica, poi voglio sapere mogli e figli, quali libri leggono e quali film vedono.
O. Lucia, tu mi vuoi male. Questi non sono politici, sono padri e madri di famiglia che per diversi motivi, si fanno schierare in campo. Fra di loro c?è chi vuole solo aggiungere l?indennità di carica allo stipendio che già percepisce e chi vuol fare solo del bene alla comunità. Come ci stanno quelli che vogliono un po? ed un po?. Quasi tutti, forse.
Altavilla capoluogo, ecco il paese diviso fra un po? ed un po?.

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29 Nov 2005

Slow Food Revolution arriva nella Piana del Sele

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Intervista con Gigi Padovani

Uomo di collina, della Langa, del Sud del Piemonte. Scrive di politica, di cibo, di problemi degli enti locali. E ha avuto successo, l?anno scorso, con un libro dedicato alla Nutella come fenomeno di marketing e di comunicazione (ne è uscita pochi giorni fa una edizione tradotta in Francia): un interesse nato dalle sue radici. Gigi Padovani infatti è nato ad Alba, dove nel 1964 è stato prodotto il primo vasetto della crema da spalmare della Ferrero. La sua formazione giornalistica è stata compiuta nei giornali locali piemontesi. E? a Paestum, per l?annuale iniziativa di ?Galaxia Via Lattea?. Riflette, ricordando l?ultimo romanzo dello scrittore torinese Nico Orengo, sulla sua terra colpita da ?improvviso benessere? e con uno sviluppo caratterizzato da prezzi dei terreni e dei vini alle stelle, con troppi capannoni industriali a fondo valle.. Per qualche giorno Padovani è venuto nella Piana del Sele, ospite dell?Associazione Galaxia Via Lattea, a riflettere sul mondo intorno alla bufala, nel quale pure c?è un giro vorticoso di soldi ma che non sono distribuiti equamente fra tutti gli ?attori? della filiera. Dove c?è il luccicchio dei gioielli, delle auto di grossa cilindrata, e dell?usura e della malavita che cerca di controllare il mercato della materia prima (mais e paglia) e del commercio successivo della mozzarella trasformata. E poi gli incendi e quella ?strana? diffusione della brucellosi. Non c?è un Orengo e nemmeno un Padovani a raccontarci quello che avviene sugli usci di casa nostra. Padovani ha pubblicato sette libri, dal 1979 al 2005: il primo è stato “La liberazione di Torino”, l’ultimo “Slow Food Revolution” (Rizzoli, 17 euro), conversazione con Carlo Petrini sulla storia del movimento che ha cambiato la cultura del cibo in Italia e nel mondo e che è stato presentato nel corso della serata conviviale di Galaxia.

Come è avvenuto l? incontro con il territorio di Paestum e la bufala?

?Ho potuto scoprire e conoscere da vicino un territorio ed una realtà che conoscevo solo per averne letto e degustato i prodotti al Salone del Gusto. L?esperienza è stata molto positiva. Mi pare che la Valle del Sele sia un territorio dalle grandi potenzialità che può dare tanto di più se riesce a scegliere la strada della qualità, della sostenibilità ambientale. La bufala? Io credo che si deve andare nella direzione della riduzione delle quantità di latte prodotta e di un più puntuale rispetto dell?ambiente da parte degli allevamenti?.

Ha visitato delle aziende?

?Sì, quella di Nicola Pietrafesa, presidente di Galaxia. Vi ho trovato un alto rispetto della qualità. Ha imparato a diversificare la produzione, andando oltre la mozzarella. Ho carpito anche un vostro segreto: la mozzarella d?inverno è migliore perché il latte è buono, abbondante e fresco. Mi riprometto di scrivere degli articoli tra ?Stampa? e ?Specchio?. Bisogna convincere i consumatori, io mi impegnerò…

L?avranno portata a vedere degli allevamenti…

?Proprio qui a Capaccio. Sono quelli di Antonio e Stefano Ferro. Hanno 200 bufale, una bella realtà. Il giovane, 26 anni, vuol rimanere in azienda. Hanno investito una cifra consistente per dotarsi di una nuova sala di mungitura. Ma non sono riusciti a farsi dare un euro di finanziamento pubblico. E sa perchè? Le leggi di oggi non permettono di aiutare i giovani che vogliono investire nell?azienda di famiglia!. Il padre dovrebbe cederne la titolarità. E? una contraddizione?.

Avrà assaggiato le varie produzioni della bufala…

?Ho cominciato dalla carne. L?ho assaggiata da voi. Mi sembra migliore quando è cucinata con il sugo, tipo braciola E poi ho potuto apprezzare la ricotta: i dolci che la contengono e i gelati realizzati con i latte di bufala sono straordinari. Sono tra i più buoni che abbia mangiato. Io sono un appassionato di alta pasticceria e se ve lo dico io…?.

Quali sono le fragilità che intravede in questa nostra filiera produttiva?

?Dovete imparare ad andare oltre la mozzarella e evitare la monocoltura. Penso a cacioricotta e yogurt, per esempio. Si possono studiare nuovi prodotti e ricette di alta gastronomia per uscire dal problema dei cinque giorni che la mozzarella ha di shelf life, cioè di vita?.

Padovani, lei è un langarolo, piemontese della collina, ci spiega da dove è iniziata la vostra rincorsa che oggi vi porta ad essere uno dei territori più ricchi dal punto di vista agroalimentare. Oltre la Nutella dei Ferrero, avete i migliori vigneti e tra i vini più in d?Italia…

?All?inizio i nostri produttori, spinti anche dai primi soci di Arcigola Slow Food guidati da Petrini, hanno saputo trarre una buona lezione dall?esperienza francese della Borgogna. Il concetto di ?terroir?, il valore del territorio coniugato alle produzioni locali e di qualità, l?hanno inventato loro. Da qui parte l?esperienza di Slow Food, che comincia con un avventuroso viaggio di Petrini e compagni proprio in Borgogna?.

Langa, terra di grandi suggestioni letterarie: cominciamo da Pavese e Fenoglio…

?Le Langhe di oggi non appartengono più a questi due grandi scrittori che l?hanno raccontata. Oggi le Langhe rischiano di morire per due ragioni: ci sono troppi vigneti e una ricchezza che potrebbe degenerare in volgare ostentazione. Sulle mie colline ci sono troppi consulenti e sono pochi i giovani che accettano di lavorare nei campi. E poi il territorio oggi è assediato da capannoni e villette pretenzione…?.

Come da noi. Extracomunitari a lavorare nelle stalle e nei caseifici e campagne oggetto di speculazioni edilizie…

?Non scherziamo. Voi state messi peggio. La nostra campagna per fortuna non è ancora stata depredata come è successo in queste zone. Quanto alla letteratura, vorrei precisare che oggi a Torino e in Piemonte abbiamo nuovi autori, come Gianni Farinetti, Giuseppe Culicchia e Nico Orengo. Io consiglio di leggere l?ultimo libro di Orengo, si intitola ?Di viole e di liquirizia? e denuncia come le Langhe siano diventate eccessivamente modaiole, con vini di taglio internazionale maturati in barriques e con lieviti starter che creano profumi accattivanti ma non autoctoni. Ad esserne soddisfatti sono solo certi giapponesi o americani che girano per le nostre colline carichi di dollari?.

Il Padovani giornalista, come si racconta dal punto di vista professionale….

Sono diventato giornalista professionista nel 1984, lavoro alla redazione di Torino de “La Stampa” con la qualifica di caposervizio e seguo la politica interna nel Nord Italia come inviato e mi occupa di eventi legati allla cultura materiale. Finora ho pubblicato sette libri, dal 1979 al 2005: il primo è stato “La liberazione di Torino”, l’ultimo “Slow Food Revolution” che ho avuto la possibilità di presentare in una bella e ?calda? serata. Per molti anni mi sono dedicato ai temi dell?infanzia e della scuola e mi sono impegnato con l?Ordine dei giornalisti e la Fnsi per la tutela dei minori: con orgoglio considero un buon risultato professionale aver contribuito al varo, nel 1990, della Carta di Treviso. Ma negli ultimi anni ho dato maggiore spazio anche professionale alla mia antica passione per l?enogastronomia, che sta diventando un impegno molto serio??.

Oreste Mottola
oreste@unicosettimanale.it

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15 Nov 2005

Gerardo Peccia. "Notte nella 126, io nel grembo di mia madre"

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Era una bella giornata di sole. Al mattino eravamo andati in montagna a raccogliere i pungitopi per preparare gli addobbi natalizi. Era domenica e quando si ebbe la forte scossa eravamo in casa. A mia madre sembrò come se un grosso scavatore stesse lavorando vicino la nostra casa e la prima cosa che pensò fu che fosse strano che lavorassero di domenica. Questo pensiero durò qualche secondo, poi tutti scappammo via. Nelle strade si raccolse tutto il paese, vestiti alla meno peggio, qualcuno anche in mutande. Come nei giorni di festa, tutto il paese partecipava all?evento. Chi era fuori casa quando la terra iniziò a tremare racconta che le strade si alzavano dal loro livello naturale e sembravano voler inghiottire tutto, come si vede nei cartoni animati. Le case invece dondolavano e si piegavano su stesse, come due amanti in un lungo bacio appassionato. Nei giorni seguenti ci riunimmo, 60 persone, in una casa in campagna. Il giorno stavamo in casa e la sera si dormiva nelle auto. Noi dormivamo in cinque in una FIAT 126 (anzi sei perché io ero nel grembo di mia madre). Si dormiva male e poco in macchina, ma la paura ci accompagnava in queste giornate e teneva tutti compagnia. Di giorno in casa si mangiava e si beveva tutti insieme. Mio padre ebbe una crisi; sentiva incoscienza nel modo in cui stavamo affrontando questo grave evento e voleva andare dove poteva sentirsi più utile, nella provincia avellinese, dove il terremoto si era lasciato dietro morti e case crollate. Ma mia madre lo convinse a non andare, perché doveva proteggere lei e la nuova vita che portava con sé.
Nei giorni seguenti ci furono scosse di assestamento e via, tutti fuori a ripetere una scena che divenne consuetudine. Mia madre ricorda stupita che i primi a scappare erano proprio i vecchietti, anche quelli che vedendoli in altri giorni, non lo avresti mai detto.
Con Pietro, mio cugino, siamo cresciuti insieme, ma in quei giorni non potevo stargli vicino. Per farlo giocare lo tenevano in una gabbietta, quella dei pomodori per intenderci, che fungeva da box per i giochi, in modo che se si doveva scappare, nella confusione sapevano dove trovarlo.
Arrivarono anche gli aiuti dallo stato, un elicottero atterrò nello stadio comunale, e non mancarono persone le quali presero più del necessario. Anche la criminalità organizzata fece affari con gli aiuti statali. In quei giorni il paese sembrava paralizzato, pochi andavano a lavorare. Dopo quindici giorni tornammo nella nostra casa, ma non la sentivamo sicura come prima. Le lacerazioni sui muri hanno per anni lasciato un ricordo vivo di quei giorni. Tre anni fa abbiamo ristrutturato la casa e i segni del 23 novembre 1980 scomparvero sotto la pittura fresca.
Nella memoria collettiva il ricordo è ancora vivo, e solo il tempo potrà cancellarlo.

Gerardo Peccia
cquan@libero.it

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08 Nov 2005

Lo stato dell’agricoltura nella Piana del Sele e l’attuazione dei P.o.r.

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CONVEGNO A EBOLI Agricoltura, 2500 miliardi sono l?ultima occasione Come va l’agricoltura della Piana del Sele? Come organizzarne il rilancio? Questi gli obiettivi di un convegno organizzato a Santa Cecilia di Eboli, da Antonio Conte, presidente della commissione agricoltura della Provincia. Il quadro che ne è venuto fuori autorizza pochi entusiasmi. Aziende agricole coi bilanci pericolosamente in rosso, gasolio alle stelle, produzioni ortofrutticole e zootecniche che si reggono sul lavoro degli extracomunitari e grandi strutture (l’azienda Improsta, l’Istituto Orientale, l’ex mercato di San Nicola Varco) che aspettano di essere rilanciate per fare da volano ad un comprensorio, che, nonostante le difficoltà, è tra i più forti d’Italia. In questo scenario il P.o.r. agricolo di Agenda 2000 della Regione, 2500 miliardi da spendere, «l’ultima occasione», suscita speranze ma anche diversi interrogativi. Innanzitutto quel 50% che l’agricoltore ci dovrà mettere di tasca sua, tanto che il finanziamento del P.o.r. transita tutto su di un conto corrente dedicato. «I politici devono dirci se ancora c’è spazio per l’agricoltura. Noi siamo tutti demotivati. La grande distribuzione ci ha distrutto. Si è mangiata i nostri margini», dice Luigi D’Avino, agricoltore tra i più noti della zona. «Anche riciclare l’acqua che serve sempre più per le varie attività aziendali succhia all’agricoltore grosse risorse finanziarie», aggiunge Antonio Conte. Antonio Falessi, coordinatore dell’area generale dell’assessorato regionale all’agricoltura sprona tutte le componenti agricole a fare un salto di qualità. «I P.o.r. sono fortemente regolati a livello europeo. Non possiamo più tollerare pressapochismi. I tecnici devono smettere di proporci progetti ciclostilati e devono spiegare, azienda per azienda, le qualità professionali del richiedente, la sua capacità di fare fatturato e soprattutto di remunerare almeno con 36 milioni annui ogni unità lavorativa impegnata». Saranno aperti decine di punti informativi dell’assessorato. Con l’aiuto del Formez, tutta la procedura burocratica è completamente informatizzata. In 24 mesi, l’agricoltore ammesso ai finanziamenti P.o.r., avrà i soldi e potrà concretamente realizzare il suo progetto. La procedura Da Domenico Tosco, dirigente del Sesirca regionale, è venuto l’annuncio della dirittura d’arrivo della procedura d’acquisto, dal Ministero del Tesoro alla Regione, dell’azienda Improsta. «Sarà sia un’azienda agricola ordinaria con i bilanci a posto, che un importante centro di ricerca. Vi realizzeremo – ha detto Tosco – il centro di servizi integrato sulla bufala, con i laboratori d’analisi, il caseificio didattico, il centro per il miglioramento genetico e l’osservatorio sulle parassitosi animali. Convoglieremo all’Improsta tutto il germoplasma vegetale della nostra frutticoltura e olivicoltura. Specializzeremo l’Improsta sull’agricoltura integrata, ovvero la compresenza di un moderato uso di prodotti di sintesi con le tecniche di difesa biologica». «Portiamoci una parte della Facoltà di Agraria e di Veterinaria», propone Antonio Conte. «Se trent’anni fa dovevamo ancora chiudere col latifondismo oggi tutti abbiamo di fronte la sfida di portare tutta la nostra agricoltura in Europa». Vincenzo Aita, l’assessore regionale all’agricoltura, sa di essere chiamato a giocare, e in casa, una partita molto difficile. Che comincia proprio dal problema dell’indebitamtento delle aziende agricole. «La Regione ci sta pensando. Il problema è serio. Si potrebbe cominciare cl promuovere convenzione con le banche». Aita ha voluto toccare anche la questione dei sei-settecento extracomunitari che vivono in condizioni subumane nell’ex mercato ortofrutticolo di S. Nicola Varco. «Grazie a loro la nostra agricoltura ancora sopravvive. Va promosso subito un programma che aiuti il loro inserimento nella società civile».
L’autore dell’articolo è contattabile all’email: oreste@unicosettimanale.it

Oreste Mottola

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28 Ott 2005

Nella terra di Persano domani la Festa dell’Unità

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Conoscete Serre? E’ il paese che ospita Persano, dove c’è la base militare ma anche pezzi importanti della storia moderna del salernitano, basti pensare al cavallo Persano. Qui, tra il 1976 ed il 1979, ci fu anche l’ultima grande lotta contadina del Sud. Domani e dopodomani c’è la “Festa dell’Unità”. Politica a parte può essere l’occasione per farci una visita. Potete vedere l’oasi di Persano e la centrale fotovoltaica più grande del mondo. Peccato per il “Palazzo Reale” al centro della zona militare, ci vogliono dei permessi che è difficile ottenere in poche ore.
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LA FESTA
Democratici di sinistra
Unità di base G.Di Vittorio
Serre (SA)

PROGRAMMA

29 OTTOBRE ore 20.00 SALA PECCI

GLI ENTI LOCALI A CONFRONTO:SITUAZIONE POLITICA, ECONOMICA E FINANZIARIA DEL PAESE.

Interverranno:
Palmiro Cornetta – Sindaco di Serre
Martino Melchionda – Sindaco di Eboli
Biagino Luongo – Sindaco di Campagna
Antonio Domini – Sindaco di Agropoli
Bruno Dell’Angelo – Sindaco di Bellizzi
Nunziante Gaudioso – Pres. Comunità Montana Alburni
Coordina: Michelangelo Potenza – Assessore di Serre, componente del Direttivo Sezionale dei DS
Conclude: Alfredo D’Attorre – Segretario Provinciale della Federazione provinciale dei DS

30 OTTOBRE ore 20.00 PIAZZA VITT.VENETO

COMIZIO DI CHIUSURA DELLA FESTA.

Interverranno:
Giovanni D’Aniello – Segretario DS Serre
Palmiro Cornetta – Sindaco di Serre
Nicola Oddati – Assessore Comune di Napoli
Gianfranco Nappi – Segretario regionale DS Campania

A seguire spettacolo musicale

ORGANIZZATORE: Gerardo Turco, direttivo DS Serre.

IL SEGRETARIO:GiovanniD’Aniello

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18 Ott 2005

Se nella notte pestana un viaggiatore

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ORESTE MOTTOLA
?E l?ora è giunta. Batte le ali la sciagura, e ogni giorno moltiplica le offese, e verrà il giorno in cui dei vostri Paestum forse non resteranno più vestigia!? ? 1918 – Aleksandr Aleksandrovic Blok

?Se una notte d’inverno un viaggiatore? di Italo Calvino non è ambientato a Paestum. “La Stazione ha scritto la storia di questi nostri paesi. Ci sembrava di vivere come nel West o meglio ancora in un bel film d’avventura. Non ci annoiavamo tra i contrabbandieri, gli Indiana Jones, simpatici imbroglioni che arrivavano dal napoletano, i più grandi archeologi del tempo, Maiuri e Sestieri, Zanotti Bianco e Napoli. O un folksinger ai suoi primi tentativi come Otello Profazio, le sartine che venivano a piedi da Agropoli, le belle ragazze tedesche che facevano sognare e i ragazzi del nord Europa che poi sono diventati presidenti della Repubblica tedesca”, così Michele Paradiso, figlio di “don Nicola”, storico capostazione dal cuore grande, che pagava di tasca sua gli abbonamenti ad alcuni ragazzi che andavano a scuola ad Agropoli, e di Irma, che offriva un caffè a tutti, racconta gli anni Cinquanta e Sessanta vissuti tra Porta Sirena, la Cirio e l’area degli scavi che era tutta aperta e circondata solo da rigogliose siepi di rose rosse. A poche decine di metri dalla Stazione di Paestum c?è la casa natale di Sergio Vecchio.
Il romanzo comincia in una stazione ferroviaria, sbuffa una locomotiva, uno sfiatare di stantuffo copre l’apertura del capitolo, una nuvola di fumo nasconde parte del primo capoverso. Nell’odore di stazione passa una ventata d’odore di buffet della stazione. C’è qualcuno che sta guardando attraverso i vetri appannati… Scendi dal treno e, se sei attento, la puoi già vedere. Però ti devi fermare. Guardare oltre le porte, farti prendere dalla curiosità. Ad un primo sguardo vedi un grande tavolo, delle sedie. E? rivestita con i preziosi marmi di Calacatta, più pregiati del Carrara, ed ha i mobili in ricercatissimo stile classico. La più bella sala d?attesa di prima classe di una stazione ferroviaria italiana è a Paestum, nella Magna Graecia. Costruita nel 1936, per la visita del Re e di Mussolini , è stata più aperta solo ai viaggiatori d?altissimo rango. Le eccezioni, come vedremo, era quelle che faceva Nicola Paradiso, capostazione comunista che queste discriminazioni di censo e di portafoglio non le sopportava. Il salottino è delizioso. I viaggiatori passano distratti e non colgono il tesoro di gusto che è appena appena velato alla loro vista.
Le stazioni si somigliano tutte; poco importa se le luci non riescono a rischiarare più in là del loro alone sbavato, tanto questo è un ambiente che tu conosci a memoria, con l’odore di treno che resta anche dopo che tutti i treni sono partiti, l’odore speciale delle stazioni dopo che è partito l’ultimo treno…
Non vi fecero certo accomodare Cesare Pavese che pure si fermò una notte prima di proseguire per il suo confino calabrese. Vi si sedettero Zanotti Bianco, alto due metri e magrissimo, e la Zancani Montuoro che l?accompagnava. Così come il principino Umberto. Questa è una delle meraviglie di questo luogo incantato che è la stazione ferroviaria a servizio dell?area archeologica. Imbocchi l? uscita e, dopo un viale alberato, a poco più di cinquanta metri si entra dentro a Porta Sirena. Settecento metri a piedi, dentro alla città antica in mano agli abitatori del Sette ? Ottocento, toccando le antiche stalle e gettando uno sguardo a Villa Salati, eccoci davanti ai templi. A fare da angolo è ?La Taverna delle Rose?, ieri vecchia taverna che rifocillava i carrettieri che dal Cilento si portavano a Salerno. ?I terreni davanti alla Basilica, a Nettuno ed al tempio di Cerere si sono coltivati a pomodori e carciofi fino all?ultima guerra? raccontano i vecchi pestani. “È come se un dio, qui, avesse costruito con enormi blocchi di pietra la sua casa”: queste sono le parole di stupore misto ad ammirazione di Friedrich Nietzsche davanti ai templi dorici di Paestum. Centinaia di migliaia di visitatori ogni ogni anno hanno lo stesso pensiero. Voi però dovete comprare il biglietto. Girate a destra e camminate. Perchè in questa Stazione di oggi non si vendono più. Si trovano al ?Bar Anna?. Ticket alla mano possiamo tornare indietro. Passeggiata nella storia offerta da Trenitalia. Nella stazione c?è una mappa a cura della biro un viaggiatore che l?ha riprodotta, con rabbia. Da Porta Sirena c?è il collegamento ideale tra l?antica Paestum e la medioevale Capaccio. Ce lo spiegano gli studiosi locali. Dalla Stazione, guardando verso il monte, è bello vedere la trama del primo insediamento umano dopo l?abbandono della poderosa città dove greci, lucani e romani trovarono il modo, nonostante tutto, di avviare una convivenza.
Alla Stazione, nella vicina Sala buffet, quella delle ?mense sibaritiche?, c?è tanto cemento, buttato anche a getti successivi. Grida proprio vendetta l?orrenda la ristrutturazione, databile a non più di una decina di anni fa, tentata dell?interno del buffet della stazione ferroviaria della più bella e meglio conservata città della Magna Graecia. Un cappotto di fattezze moderne messo a coprire, gli interni del primo approdo della migliore intellettualità europea ed americana che negli ultimi 120 anni. Attempati signori e signore, belle fanciulle vennero qui per ritrovare le suggestioni della classicità dell?antica Poseidonia. E delle rose pestane cantate dai poeti. Lo scempio è a cura di imprenditori malaccorti che avevano ?comprato? da un ex ferroviere che, per ultimo, aveva la gestione di questo straordinario bene culturale. Lo strazio fu fermato una decina di anni fa. Parzialmente in salvo sono le cantine sotterranee con le belle prese d?aria a bocca di lupo. In piena area 220, ovvero protetta dalla legge voluta da Umberto Zanotti Bianco per proteggere dall?ombra del ?sacco edilizio? il cuore della città protetta dalle mura mastodontiche e, soprattutto, preservare, per una circonferenza di un chilometro attorno alle mura, i templi, le colonne, i santuarietti, i sepolcreti e quant?altro oggi, se non è stato asportato dai tombaroli, è ancora sotto terra. A Paestum antica dove le costruzioni sono maestose, incombenti, gigantesche, elegantissime nella loro sobrietà ed essenzialità: suggeriscono il senso del misterioso, dell’imponderabile, del divino. A Santa Venere, alla Licinella, a Borgonuovo e Torre di Mare c?è invece l?edilizia dei condomini del turismo di massa. Un passo indietro e siamo di nuovo davanti al buffet della stazione ferroviaria dove negli anni ?30 arrivavano ?gli innamorati? Umberto Zanotti Bianco, alto e secco, un Fassino del tempo, ed una distinta e claudicante signora napoletana, Paola Montuori. ?Gettati? ad un lato ci sono due pezzi dell?antico acquedotto che da Trentinara portava l?acqua a Paestum. La ?belle èpoque? c?era quando Rocco Barrella era il proprietario ?Restaurant de la gare de Paestum? e nel ?service de buffet tous le jours? si serviva ?eaux de Nocera Umbra e di Serino? e c?era quel tocco di mondanità che s?addice alla meglio conservata città archeologica della Magna Graecia. ?Nell?ampia ed ariosa sala del Buffet della Stazione di Paestum, vengono servite ?mense sibaritiche? a tariffa veramente ragionevole, ed il viaggiatore, tra i discendenti dei Pestani che dirigono il Buffet, crederà di riconoscere la decantata ospitalità della Magna Graecia?, leggiamo su una guida degli anni ?30. Turisti elegantemente vestiti, ferrovieri dalla divisa impeccabilesi fanno fotografare davanti all?allora prestigiosa stazione di Pesto. L?immagine è degli anni Trenta, le finestre si aprono a ?botte?. Sono storie degli anni Venti, Trenta. Nel resto della piana di Capaccio ? Eboli vanno avanti i lavori della Bonifica. Grandi e modernissime aziende agricole convivono con il latifondo. Poco lontano dalla Stazione, al Cafasso, i Bonvicino portano avanti un?avanzatissimo esperimento di capitalismo agricolo e di trasformazione dei prodotti. Le prime pesche sciroppate escono da qui. Straordinaria epoca gli anni Trenta per Paestum. Le rappresentazioni classiche che si svolsero a Paestum negli anni 1932, 1936 e 1938 conferiscono un tocco di mondanità al luogo. Il manifesto che pubblicizza gli eventi punta le luci sul tempio di Nettuno, l?esastilo più conservato dei templi pestani, posto in secondo piano rispetto ad un basolato e alle celebri rose; siglato Alicandri, è stampato presso le Industrie Grafiche Moneta di Milano. Nel 1932 visita Paestum Corrado Cagli. E? l?epoca delle Panatenee. Paestum, registrò alcuni fra i più suggestivi rappresentazione mista, formata di diversi elementi, con grandi coreografie e musiche composte da Ildebrando Pizzetti. Non sono durate a lungo ma il loro simbolo è stato ripreso da alcuni anni a Pompei e Agrigento con un festival di musica e balletto di alta qualità, con cui ci si richiama alla squisita tradizione di una festa che attorno all?acropoli ateniese vedeva gare poetiche, musicali e di danza. A giudizio di quanti nel 1938 hanno assistito alle rappresentazioni di Paestum, l?impianto scenico fu vario e perfettamente adatto al grandioso e magico scenario naturale, mentre il sole, nell?ora del tramonto, arrossava con stranissimi riflessi la sommità delle immense colonne doriche e le trabeazioni dei due templi, accendendoli fantasticamente come fari giganteschi. Dal 1938 in poi la storia ha delle accelerazioni. C?è la guerra. L?8 settembre 1943 a Torre di Mare c?è il gruppo di soldati che daranno vita ad Operation Avalanche. E dopo l?otto settembre a dirigere la Stazione arriva Nicola Paradiso. ?Mio padre, fu licenziato per motivi politici nel 1936, quando il fascismo cadde fu riammesso al lavoro e venne spedito in una località allora classificata come “altamente malarica”. Una Stazione punitiva. Ma la fine della Guerra segnò anche il riavvio del grande flusso turistico verso Paestum degli studiosi e degli appassionati e poi la grande invasione delle dattilografe teutoniche. A poche centinaia di metri di distanza si producevano le rinomate salse di pomodoro ?super Cirio?. Fu un momento economico importante, costruttore di reddito per i contadini e di posti di lavoro per gli operai e che faceva immaginare le potenzialità economiche di un territorio dalla straordinaria feracità. ?Mio padre, il capostazione ? racconta Michele Paradiso – era “don Nicola” per il suo altruismo, quando non c’era ancora l’Ostello della Gioventù, ci faceva dormire anche i giovani studenti che arrivavano dall’Europa. Molti di loro sono diventati poi delle grosse personalità nei loro paesi e si sono ricordati dell’ospitalità ricevuta. Ci hanno poi mandato delle lettere di ringraziamento?. C?è l?esempio di un presidente della Germania che venuto qui in visita ufficiale che volle rivedere il capostazione che l?aveva alloggiato e Giovanni Wilkens Desiderio che l?aveva accompagnato durante il suo soggiorno pestano. Perchè su quelle poltrone di pelle della prima classe ci potevano dormire in tre – quattro, stendendosi… ?Mio padre, contravvenendo alle regole severe, apriva e metteva tutto a disposizione.?, testimonia Michele Paradiso.
Il capostazione andava oltre: “Venivano dall’Agro Nocerino. Erano dei poveri disgraziati che per sopravvivere raccoglievano lumache dai nostri campi. Per raccogliere il loro quintale e mezzo di “maruzze” dovevano restare anche una settimana. La notte dormivano nella sala d’aspetto della seconda classe ed utilizzavano i bagni della Stazione. Mio padre consentiva tutto ciò perchè s’immedesimava nella loro condizione e mia madre, la mattina, gli portava il caffè?. Prima ancora c?è il lungo capitolo della ?borsa nera? post ? bellica: “Tutta la storia del contrabbando è passato attraverso la ferrovia. Loro si servivano dei vagoni bestiame. Dal sud si portava al nord l’olio d’oliva per averne in cambio della farina. I bidoni ? aggiunge Michele Paradiso – li nascondevano sotto i respingenti dei treni. Era una guerra continua coi carabinieri e gli agenti daziari. Poi c’era uno scambio continuo con chi abitava attorno alla ferrovia. Non si scialava: “Agropoli aveva una vita economica grama. Oltre alla pesca, c’era solo un poco di terziario legato a scuole e pretura. Gravitava molto su Paestum. C’erano molte donne che venivano a piedi, camminando lungo i binari, da Agropoli con una cesta in testa. Dentro c’era ago, filo per cucire, pezzi di stoffa, bottoni, cerniere. E poi le alici sotto sale. Le chiamavano le “femminelle” perchè erano minute, basse di statura e camminavano sempre insieme. Si chiamavano Fiorina e Fiorinda. Una delle due aveva un figlio che faceva il palombaro e lavorava al recupero dei mezzi navali affondati durante lo sbarco del 1943. Il ragazzo morì all’altezza del “Raggio Verde” per l’esplosione di una mina. Anche Angelina e Teresina, sempre di Agropoli, facevano la spola tra Paestum ed Agropoli. Un giorno, tra il 1960 ed il 1961, stavano tornando a casa, sempre camminando a piedi lungo la tratta ferroviarie. Anziane, erano stanche e non sentirono il treno che stava arrivando, all’altezza del ponte sul Solofrone finirono sotto tutte e due. Morirono. L’emozione fu grande perchè tutti le conoscevano?. Oltre alle ?femmenelle? di Agropoli c?era poi Nunzio con la sua mappatella. Arrivava da Pompei. Il personaggio andrebbe inserito di diritto nella nostra storia della mercanzia. Lui faceva il baratto con le famiglie dei contadini che la Riforma Fondiaria aveva da poco portato qui dal Cilento, da Pontecagnano e Montecorvino. Lui prendeva uova, olio, formaggi, grano ed in cambio vendeva i suoi tessuti?. Il ?sindaco? di questo universo era ?don Nicola?. Comunista di vecchio stampo, era nato nel 1906, non condivise mai le ire di Blok, rivoluzionario, poeta e bolscevico. Che considerava Paestum un simbolo da abbattere.
Tutto questo per dire che, percorsi rapidamente con lo sguardo i titoli dei volumi esposti nella libreria, hai diretto i tuoi passi verso una pila di Se una notte d’inverno un viaggiatore freschi di stampa, ne hai afferrato una copia e l’hai portata alla cassa perché venisse stabilito il tuo diritto di proprietà su di essa.

Oreste Mottola
oreste@unicosettimanale.it

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27 Ago 2005

Retata della Questura contro i consumatori di hashisc nella movida salernitana

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[27 agosto 2005] Gli Agenti della Squadra Mobile della Questura, diretti dal Vice Questore Aggiunto, Carmine Soriente, ieri alle ore 23.00, hanno fatto irruzione nel Vicolo Pandolfina Fasanella, Vicolo della Giudecca e Via da Procida, nel cuore del centro storico di Salerno, controllando ed identificando circa 100 giovani, tra i quali alcuni minorenni, in particolare due di 14 anni, abituali frequentatori del luogo dove erano soliti fumare e scambiarsi hashish, durante la ?movida? nei fine settimana.
Nell?operazione di Polizia sono stati impiegati 30 Agenti, molti a bordo di motociclette ed alcuni a piedi, che hanno bloccato le estremità dei vicoletti, facendovi irruzione e fermando immediatamente tutti i ragazzi presenti.
L?intervento, disposto dal Questore di Salerno, Carlo Morselli, ha dato una solerte soddisfazione alle proteste dei cittadini, abitanti in zona, esasperati dalla presenza dei giovani tossicodipendenti in particolare nelle ore serali dei week end.
I Poliziotti hanno condotto 40 giovani in Caserma per l?identificazione, accertando la loro provenienza oltre che da questo capoluogo, anche da Cava de? Tirreni, Nocera Inferiore e Battipaglia, denunciandone 20 all?Autorità Giudiziaria e segnalandoli tutti alla locale Prefettura, quali assuntori di sostanze stupefacenti.
L?operazione ha consentito agli uomini della Squadra Mobile di sequestrare una discreta quantità di droga (hashish), trovata in possesso dei giovani tossicodipendenti, alcuni dei quali hanno cercato invano di disfarsene alla vista dei Poliziotti.

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03 Lug 2005

Protestanti Evangelici nella Valle del Sele. L’esperienza di Oliveto Citra

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Gli evangelici della Valle del Sele avranno presto la loro televisione
Da sessant’anni portano avanti la loro testimonianza di fede con originalità

Una domenica mattina trascorsa con gli Evangelici della Valle del Sele. Quelli di Oliveto Citra, per la precisione. Sono senza gerarchie nazionali ed internazionali. Vogliono essere come la chiesa dei cristiani dei primi secoli. Costantemente attenti alle “opere di bene” ed al “progresso” dei fratelli. Al volontariato col ?Banco Alimentare?  per i più bisognosi. Molto tecnologici. Il maxischermo proietta i loro racconti semplici accanto al podio. Il complesso ha ritmi di rock dolce, molto melodico, gradevole ai più. Il volto dei fedeli, più  delle parole, racconta che la maggior parte di loro proviene da un?estrazione contadina. La terra, le sue stagioni, i frutti: ci fanno ancora i conti. Da pensionati, alternano esortazioni al Signore “pè sta gioventù” e mettono in scena una sorta di “Bibbia pauperum” senza immagini, che non siano loro stessi, e santi ma di straordinaria potenza evocativa. E’ quanto accade ad Oliveto, terra di apparizioni della Madonna, sulla strada ?gerardina? solcata ogni anno da innumerevoli visitatori diretti a Caposele, per vedere San Gerardo. Il paese è sede di una significativa comunità  Evangelica che ha oltre sessant’anni di vita e si appresta a dotarsi di una propria emittente televisiva. I soldi? “Con le offerte dei nostri fedeli. Nientaltro”, ti rispondono accompagnando le parole con un sorriso disarmante. In prima fila ci sono i giovani. ?Sono le cose che a loro piacciono. “Ammèn”, pronunciato così, lo dicono, quasi come un intercalare, dopo ogni espressione di fede nel “culto” domenicale nella loro chiesa al centro del paese. Tra loro si salutano con il “Pace” ed una stretta di mano. Lo fa anche l’angioletto biondo, un bimbo di non più di tre anni, che poco prima ha cantato con gli altri bambini più  grandicelli della comunità. Più  di uno lo fa anche col “fratello nuovo” come tra loro definiscono il cronista che per un’ora e mezza si è “infiltrato” (dopo essersi presentato al pastore) nelle loro fila ed ha ascoltato canti, testimonianze e letture bibliche. Ed ha apprezzato la bella predica del pastore Romolo Ricciardiello. Sono una ?corrente? dei pentecostali che hanno scelto la modernità  anche con il loro rito accompagnato da una piacevole musica rock suonata da Renzo, Gioele, Nunziante, Valerio, Nadia, Mariateresa, Giuseppina e Manuela. Le immagini del “culto” (equivalente della Messa dei cattolici) scorrono sul maxischermo rimandate da due telecamere con regia mobile, e a mò di karaoke anche le parole degli inni religiosi che tutti, giovani ed anziani, cantano. C’è poi il momento delle testimonianze e dei saluti. Ci sono i fratelli arrivati dalla Lombardia. C’è la ragazza che è andata insegnare al nord e racconta di aver trovato una chiesa di “confratelli”. Segue “l’unzione” dell’olio per superare una difficoltà nel corpo attraverso la preghiera di fede. Poi, “nella piena libertà “, come chiede Pasquale Gigante, ognuno esprime le sue lodi al Signore. Prevalgono gli anziani, ed ognuno parla a modo suo. Non si assiste a fenomeni di glossolalia, il parlare improvviso in altre lingue. Ma ogni tanto qualcuno entra nel discorso con un’esortazione. Questo dei Pentecostali “liberi” è un movimento che ha voglia di uscire dal guscio. Ora avranno anche una televisione tutta per loro. Il progetto è ormai avanzato. Tra poco gli evangelici pentecostali “liberi” della Valle del Sele avranno una propria stazione televisiva. “L’idea nasce a Polla. Da Cataldo Petrone”, racconta Romolo Ricciardiello, assicuratore originario di S. Andrea di Conza ma residente a Battipaglia, che in queste comunità  che rifiutano un’organizzazione gerarchica e sono solo “coordinate” tra di loro, è un esponente di rilievo. Le attrezzature sono state già  comprate, si tratta solo di definire i dettagli tecnici e legali. Storie di frequenze e di antenne da installare. “Il nostro modello sarà  quello di Telediocesi, la tv della diocesi di Salerno. Ci servirà  per dialogare con chi ci vive accanto nei paesi e nelle cittadine di questa parte della provincia”, dice Ricciardiello. Uno dei loro punti forza è a Oliveto Citra. Il pastore è Pasquale Gigante lavora all’Asl SA/2 presso il distretto sanitario di Bagni di Contursi, che è annessa al locale ospedale. “Impossibile contarci. Ad Oliveto siamo più di duecento. Rappresentiamo l’evoluzione del mondo contadino. Perchè dalle nostre campagne partì la predicazione di Nunziante Cavalieri, che da prigioniero di guerra in Inghilterra scoprì questo nuovo modo di vivere la fede cristiana “. La storia è presto fatta. Cavalieri s’incontrò con Salvatore Garippa, un emigrato di Contursi che si era convertito negli Usa, ed insieme a Pasquale Albano, che rientrato dalla guerra trovò la moglie convertita – clandestinamente – diffusero la predicazione organizzando d’estate incontri nelle aie dei nostri contadini. Diverse volte marescialli dei carabinieri zelanti, aizzati dai parroci cattolici, li arrestarono. Ovviamente furono poi sempre rilasciati. “Da loro partì una spinta alla civilizzazione delle nostre zone rurali della quale tutti hanno tratto giovamento. Dal bagno in casa alla spinta all’istruzione”. Contadini sono stati, ma i figli hanno studiato ed ora si fanno valere.  Anche con una televisione.  
Oreste Mottola

LA TESTIMONIANZA. Come nani sulle spalle di giganti
?Noi giovani evangelici alla terza generazione?

Come nani sulle spalle di giganti. Questa icastica frase di Isaac Newton mi ha sempre affascinato molto poiché esprime quella che oggi è l?essenza di noi giovani evangelici alla terza generazione.
Erano gli anni Quaranta quando mio nonno, Nunziante Cavalieri, partiva per l?Inghilterra, dopo essere stato catturato dagli Alleati in Libia. Il nonno era stato per anni un diacono della Chiesa Cattolica. Eppure le parole di un giovane commilitone protestante incontrato durante la prigionia, valsero a far barcollare tutte le sue certezze. Animato da un?a, per vedere San Gerardo. Il inquieta curiosità intellettuale, egli leggeva, divorava libri da sempre. In Inghilterra ne lesse uno che gli sconvolse la vita. Si trattava di una Bibbia, donatagli da un ufficiale. La lettura delle Sacre Scritture minò le dottrine in cui aveva fino ad allora creduto. E così, dopo sette anni di confino, con una Bibbia in tasca ed una nuova fede nel cuore, il nonno tornò in Italia. Vedo ancora la passione che illuminava i suoi occhi quando mi raccontava la sua storia. Ed io, rapita da quelle fascinazioni d?altri tempi, avvertivo la profondità di eventi tanto lontani, eppure ancora così presenti. Non fu facile affrontare la sua famiglia ed i suoi compaesani. Tutti credevano che avesse subito un grave shock in guerra. Mio nonno affrontò con coraggio e determinazione ogni umiliazione, ogni attacco, ogni contrasto, poiché era animato da una fede forte più d?ogni battaglia. Era solo un ragazzo quando cominciò la sua opera di pioniere in questo paese, ma in breve tempo la Comunità divenne florida e numerosa. Io amo ascoltare i racconti degli anziani della mia comunità. Sono persone semplici, ma che hanno avuto coraggio, tenacia, caparbietà. Sessanta anni fa abbracciare la fede Evangelica rappresentava uno scompiglio tale che solo una fede incrollabile poteva affrontarne con ardimento le conseguenze. Eppure eccoli qua, vecchietti con i capelli bianchi e gli occhi lucidi di passione. Mi emoziona pensare che sessanta anni fa essi avevano più o meno la mia età. Erano ragazzi e ragazze il cui spirito era stato sconvolto dal rivoluzionario messaggio di Cristo. Cristo era per loro la libertà di stringere tra le mani una Bibbia e leggerla vivendo secondo il suo messaggio. Tanti vinsero così finanche l?analfabetismo allora assai diffuso. Non temettero di essere contrastati dalle loro famiglie. Non ebbero paura di destare sospetto nel paese. Non caddero all?onta di essere considerati dei poveri pazzi. Sono ancora qui, fedeli ed appassionati, raccontando la potenza della presenza di Dio nelle loro vite. Essi continuano ad essere una straordinaria risorsa d?ispirazione per tutti noi giovani.
È questo il tipo di Cristianesimo di cui c?è bisogno; un cristianesimo reale, vissuto ogni giorno sulla propria pelle; un Cristianesimo che guarda avanti portando con coraggio il messaggio rivoluzionario di Gesù Cristo che ancora oggi ha la forza di dipanare le ombre della paura, di largire gioia e pace all?anima, di guarire la nostra interiorità, di trasformare la nostra vita.

Manuela Cavalieri

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