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23 Ott 2006

CASTEL SAN LORENZO. Un piano per salvare la Cantina ValCalore

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COMUNICATO STAMPA

Giovedì 19 ottobre 2006, ore 19,30, su invito della Banca di Credito Cooperativo di Aquara, si sono riuniti presso l?Hotel Ariston di Paestum:
- Angelo Villani, Presidente dell?Amministrazione Provinciale di Salerno
- Gennaro Mucciolo, Vice Presidente del Consiglio Regionale della Campania
- Corrado Martinangelo, Assessore Provinciale all?Agricoltura
- Pasquale Masi, Presidente della coop. Val Calore di Castel S. Lorenzo
- Luigi Scorziello, Presidente della Federazione Provinciale Coltivatori Diretti
- Francesco Cosentino, Direttore Federazione Prov.le Coltivatori Diretti
- Maurizio Caronna, consulente economico
- Geppino Parente, già consulente della Val Calore
- Domenico Nicoletti, ex Direttore del Parco Nazionale del Cilento
- Mario Miano, Presidente della Comunità Montana di Roccadaspide
- Lina Marra e Vitale Bonaventura della Federazione Coldiretti di Salerno
- Antonio Marino, Direttore della Banca di Credito Cooperativo di Aquara
Assente, benché invitato, il rappresentante della Confcooperative Regionale, che si è scusato per non poter presenziare ma si è detto certo di poter intervenire in una successiva riunione.
L?argomento dell?incontro verteva sulla situazione del comparto viticolo della Valle del Calore e sui problemi della cantina sociale Val Calore in particolare.
Ha preso per primo la parola il Direttore Marino della BCC di Aquara il quale:
- ha ringraziato tutti i presenti per essere intervenuti e si è dichiarato positivamente colpito per la presenza del Presidente Villani, a testimonianza di quanto la Provincia percepisce l?importanza di questa vicenda;
- ha illustrato il problema per il quale è stata indetta questa riunione e si è soffermato sulla crisi del settore viticolo nella nostra zona che vede nella crisi gestionale della coop. Val Calore il punto di maggiore criticità;
- ha letto una deliberazione in data 5 ottobre u.s. del Consiglio di Amministrazione della BCC di Aquara in cui vengono spiegati i motivi per cui la Banca ha sentito il diritto/dovere di sollevare il problema e promuovere questa riunione;
- ha illustrato ai presenti la decisione con cui la Banca non si è voluta presentare a mani vuote a questo appuntamento. Ma ha deliberato di mettere a disposizione degli Operatori agricoli della Valle del Calore un plafond di ben due milioni di euro per mutui a tasso agevolato per l?impianto ed il reimpianto di vigneti. La durata dei mutui è di 20 anni con ben 4 anni di preammortamento.
Ha preso la parola il Presidente Villani il quale ha espresso la solidarietà dell?Amministrazione Provinciale per gli agricoltori in difficoltà ed ha espresso la volontà di fare tutto ciò che in potere della Provincia per la soluzione del problema. Ha invitato i tecnici a stilare un piano industriale di risanamento della Val Calore ed a formulare proposte sugli interventi possibili da parte della Provincia, dopodiché ci si può rivedere per prendere le opportune decisioni.
L?assessore Martinangelo ha dato la sua disponibilità per praticare ogni soluzione possibile, ivi compreso un intervento dell?ERSAC. Ha detto che bisogna valutare la legislazione europea degli aiuti di stato alle imprese per verificare se è possibile dare contributi economici alla Val Calore o ai singoli viticoltori.
L?on. Gennaro Mucciolo, consigliere regionale nativo di Castel S. Lorenzo, ha illustrato come la Regione Campania inserì nella legge finanziaria 2005 un suo emendamento che prevedeva la garanzia della Regione per finanziamenti della durata di 20 anni a favore delle cooperative agricole con oltre 750 soci.
La Val Calore non ha potuto giovarsi di questa norma perché essa prevedeva solo finanziamenti per investimenti e non per ripianamento debiti.
L?on. Mucciolo si è impegnato a presentare nella finanziaria 2006 un nuovo emendamento che dia la possibilità anche alla Val Calore di usufruirne, pur nel rispetto della legislazione nazionale ed europea.
Seguono gli interventi di tutti gli altri ospiti:
Luigi Scorziello si è detto preoccupato della situazione gestionale della Val Calore che presenta un ?buco? di bilancio di oltre 2.000.000 di euro ma si detto anche possibilista sul risanamento e che la migliore via per riuscirci è un tavolo come questo e la prosecuzione delle iniziative che qui si decidono. Si è detto perplesso sulle quote perse dai produttori e sulla possibilità di poterle recuperare;
Maurizio Caronna ha detto che la situazione della Val Calore non è proprio così critica, ha illustrato l?andamento dell?aumento di capitale in corso da parte dei soci dicendo che hanno sottoscritto solo 150 soci dei 920 aventi titolo, ha infine proposto di stilare al più presto un progetto industriale ed ha invitato la Banca a farsi carico del costo del progetto;
Geppino Parente ha ringraziato la Banca per avere preso questa iniziativa ed ha invitato tutti a concepire un marketing territoriale per risollevare le sorti viticole dell?intera area e non più interventi episodici. Ha invitato anche a distinguere all?interno della Val Calore il settore produzione da quello commerciale che andrebbe affidato totalmente ad altra società con competenze specifiche. Ha invitato, infine, l?on. Mucciolo a chiedere alla Regione anche dei contributi ad hoc visto che la Val Calore ha una sua specificità riconosciuta dai 7 vini DOC e dall?olio DOP colline salernitane.
Pasquale Masi ha ringraziato tutti per la loro presenza ed in particolare la Banca per aver preso questa iniziativa. Ha dato la sua disponibilità e di tutto il Consiglio di Amministrazione per seguire tutte le indicazioni utili al risanamento della Val Calore.
Domenico Nicoletti ha posto l?accento sull?aspetto commerciale e si detto d?accordo con l?impostazione di Geppino Parente.
Al termine della discussione, all?unanimità, ci si è trovati d?accordo su:
- invitare l?on. Mucciolo a presentare questo nuovo emendamento che, se passasse in Consiglio Regionale, potrebbe significare il risanamento economico della cooperativa, la diluizione dei debiti in 20 anni ed il pagamento di tutte le somme arretrate ai soci. Ciò andrebbe a rigenerare la fiducia dei produttori nella cooperativa e la ripresa del normale ciclo produttivo con soddisfazione economica dei soci;
- invitare la Provincia a contribuire ad aiutare il comparto in crisi o con un contributo negli interessi sui mutui contratti direttamente dai viticoltori oppure per il tramite dell?Agriconfidi
- stilare al più presto un piano industriale circostanziato di risanamento aziendale da consegnare alla Val Calore che dovrà poi impegnarsi ad eseguirlo;
- chiedere alla BCC di Aquara di farsi carico delle spese di redazione del Piano Industriale;
- chiedere alla BCC di Aquara di coordinare il prosieguo di questa riunione e di indire altre riunioni fino al compimento del progetto.

La riunione si chiusa alle ore 21,30. Del che è verbale.

VERBALE N.25 /2006 del 05.10.06

Il giorno CINQUE del mese di OTTOBRE dell’anno DUEMILASEI, alle ore 16,20, regolarmente convocato, si è riunito presso la sede sociale in Aquara il Consiglio di Amministrazione della Banca di Credito Cooperativo di Aquara per discutere e deliberare sul seguente ordine del giorno:

1) Lettura ed approvazione verbale seduta precedente;
2) Richieste di concessioni di fido;
3) Mutui fondiari da concedere a favore del settore viticolo;
4) Varie ed eventuali.

All’appello risultano presenti i Sigg.:

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

Presidente: D’Urso Rocco Presente
Consiglieri: Capo Pasquale Presente
Capozzoli Luciano ASSENTE
De Vita Luigi Presente
Doddato Aldo Presente
Marchese Giuseppe Presente
Petraccaro Ruggiero Presente
Scairato Giovanni Presente
Scorziello Luigi Presente

COLLEGIO SINDACALE

Presidente: Bellissimo Luigi Presente
Sindaci: Caronna Maurizio Presente
Tipoldi Pasquale Presente

Direttore: Marino Antonio Presente

3) Mutui fondiari da concedere a favore del settore viticolo
Il Presidente riferisce al Consiglio delle situazione di estrema difficoltà in cui versa il settore viticolo nella Valle del Calore. Una zona da sempre dedita all?agricoltura e alla coltivazione della vite e dell?olivo da cui ha sempre tratto il suo reddito. Negli ultimi anni, in coincidenza con la crisi gestionale della Cantina Sociale di Castel S. Lorenzo, tutto il settore viticolo della Valle è andato in crisi nel senso che il prezzo delle uve è crollato e diventa antieconomico per il contadino coltivare la vite. La crisi della Cantina Sociale, che è una cooperativa di oltre mille soci, ha comportato un eccesso di prodotto sul mercato per cui il prezzo è sceso e in molti casi l?uva non è stata nemmeno raccolta. Di conseguenza c?è una grossa crisi economica da cui si può uscire solo se la coop. Val Calore torna a svolgere a pieno il suo ruolo di raccolta della uve e commercializzazione del vino prodotto.
L?attuale crisi gestionale, dunque, va affrontata ma occorre ancora procedere ad un impianto/riempianto dei vigneti in quanto, nella maggioranza dei casi, trattasi di vitigni barbera mentre il mercato richiede l?aglianico, il fiano, ed altri.
La Banca rispetto a questa grave situazione non può restare insensibile in quanto ente economico della stessa zona su cui insiste la coop. Val Calore.
Già in passato la Banca è stata sempre vicina alla Cantina Sociale. Sia quando ci fu la brutta vicenda del vino al metanolo sia in tante piccole occasioni successive.
Qualche anno addietro, la Banca propose di fittare a proprie spese un locale al centro di Salerno da mettere a disposizione della Val Calore per farci il proprio punto-vendita, ma la coop. Non raccolse l?offerta.
Anche in questa occasione di difficoltà del settore, il Consiglio, dopo ampia discussione, su proposta del Direttore, all?unanimità delibera di mettere a disposizione degli operatori agricoli della zona la seguente tipologia di mutuo:

Beneficiari
Imprese operanti nel campo del settore primario ai sensi dell?art.43 T.U. (se persone fisiche, devono avere una età anagrafica compatibile con la durata del finanziamento);

Forma tecnica
Mutuo fondiario agrario, ai sensi del T.U. 385/93 artt.38, 43, 44.

Scopo
Impianto/reimpianto vigneti;

Plafond
Euro due milioni; ogni finanziamento non può superare euro 30.000=

Durata
Massimo 20 (venti) anni, ivi compreso di preammortamento fino ad anni 4 (quattro), con restituzione della somma mutuata con rate mensili, trimestrali o semestrali;

tasso da applicare
Indicizzato all?euribor a 6 mesi (div. 365) maggiorato di 100 punti base;

commissione di anticipata estinzione
0,5% sull?importo anticipatamente restituito. Anche in caso di estinzione parziale anticipata.

Spese di istruttoria
Due per mille dell?importo erogato;

Fondo interbancario di garanzia
Ove previsto

Perizia estimativa dell?immobile
A carico del richiedente ed effettuata da parte di un tecnico di fiducia della Banca.

Inoltre il Consiglio delibera di convocare al più presto una riunione per meglio discutere della situazione gestionale della Val Calore, invitando l?Assessore Provinciale all?Agricoltura, il Consigliere Regionale Gennaro Mucciolo in quanto originario di Castel S. Lorenzo, il Presidente della Val Calore, il Presidente Prov.le della Col diretti, un funzionario della Confocooperative Regionale, per trovare una soluzione alla grave crisi che attanaglia la nostra cooperativa. Si dà mandato al Direttore di indire questa riunione.

IL SEGRETARIO IL PRESIDENTE
F.to Antonio Marino F.to D?Urso Rocco

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26 Set 2006

Antonio Lavecchia, di Castel San Lorenzo, è il giovane "ricercatore dell’anno"

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Giovane ricercatore dell?anno, secondo Farmindustria, è il salernitano Antonio Lavecchia
?Per sconfiggere le malattie studio i meccanismi di azione dei farmaci?

ORESTE MOTTOLA?Non sono un taumaturgo ma progetto molecole farmacologicamente attive attraverso approcci di chimica computazionale?, Spiega così il suo lavoro, Antonio Lavecchia, 38 anni. Sono modelli matematici che serviranno per costruire i nuovi farmaci che combatteranno tumori, Aids, diabete ed invecchiamento. Suona poi il pianoforte, è diplomato al Conservatorio, ha una sorella gemella, Antonella, apprezzato avvocato.
Il premio di Farmindustria destinato ad un ricercatore ?under 40? di quest?anno è andato a lui. Lavecchia ha forti radici familiari a Castel San Lorenzo, dove abitano i suoi genitori, in uno dei più bei palazzi del paese, ha casa a Salerno e cattedra a Napoli, presso la facoltà di farmacia. Dopo gli studi liceali compiuti a Roccadaspide, va a laurearsi va a Pisa, ha il massimo dei voti e la lode. Fra Pisa, Catania e Napoli svolge i primi passi della sua già brillante carriera. Dal 2005 è docente associato. Lavecchia ha frequenti periodi di studio all’estero in diversi laboratori guidati da importanti scienziati. In particolare, ha lavorato, negli Usa, presso l’Università del Minnesota, collaborando con Philip Portoghese, a Barcellona con Ferran Sanz e a Monaco con Horst Kessler. Tornato in Campania continua a mantenere queste collaborazioni internazionali che ha accresciuto con intese con centri di ricerca olandesi ed il prestigiosissimo National Cancer Institute di Bethesda di Yves Pommier.
Nel suo curriculum spiccando due master conseguiti presso la scuola di management della Luiss, in ?Comunicazione? e ?Creatività e Problem Solving?. ?Il ricercatore moderno oltre ad essere uomo di scienza è anche un po? manager?, spiega. ?E soprattutto deve imparare a gestire tempi e squadra. ?Io faccio parte di quella di Ettore Novellino, il preside della facoltà?, aggiunge Lavecchia.
L?ultimo risultato conseguito è il premio di Farmindustria, riconoscimento che premia la qualità delle ricerche condotte in materia di scienze chimiche-farmaceutiche e in particolare quelle relative al Drug Discovery e che va ai ricercatori che hanno presentato i migliori lavori in materia di progettazione, metabolismo o tecniche analitiche, computazionali, chimiche, fisico-chimiche relativi a sostanze bioattive. Non sono solo i ?Tremila euro ed un attestato?, come racconta, ma il riconoscimento che le sue ricerche sono suscettibili d?applicazioni pratiche. Capaci quindi di risolvere gravissime patologie.

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23 Ago 2006

Marco Capozzolo, di Castel San Lorenzo, 29 a. morto a Modena , incidente di moto

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Il sinistro mortale è avvenuto in piena notte a Modena, in viale Aldini ed è costato la vita a un motociclista di 29 anni, Marco Capozzolo, nato in Germania, residente a Castel San Lorenzo, nel Salernitano. Per cause in corso di accertamento, sempre da parte degli agenti della polizia municipale, il giovane avrebbe perso il controllo della propria moto finendo contro un ostacolo. Soccorso dal 118 è deceduto poco dopo essere giunto in ospedale.

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07 Ago 2006

ALBURNI. Notte di San Lorenzo a Petina a veder le stelle

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Notte di San Lorenzo a Petina a veder le stelle
Una serie di manifestazioni organizzate dalla comunità montana degli Alburni

Discussioni su ?Turismo, imprenditoria e montagna? e la possibilità di passare una notte di San Lorenzo da favola, è ?l?offerta? confezionata quest?anno dalla comunità montana degli Alburni per il 9 e 10 agosto prossimi. Si comincia il 9 agosto, alle 18.30, ad Aquara dove faranno il punto sulla questione ?Imprenditoria e Montagna? politici locali ed imprenditori sollecitati da Antonio Marino (direttore della locale banca di credito cooperativo) e Pasqualino Masi (assessore al bilancio e risorse della comunità montana) si confronteranno con le esperienze imprenditoriali di Antonio Palmieri (caseificio Vannulo) e Alberigo Durso (meccanica agricola). Le conclusioni sono affidate a Paolo Traci (presidente dei giovani di Confindustria Salerno) e Angelo Villani (presidente dell?amministrazione provinciale.
Di ?turismo ? valorizzazione territoriale nella montagna alburnina? si parlerà il giorno dopo a Sicignano degli Alburni. Si inizia alle 18.30 presso l?aula consiliare, coordina Immacolata Rosolia, assessore al turismo della comunità montana, seguiranno gli interventi, fra gli altri, di Giuseppe Tarallo, presidente del Parco del Cilento; Giovanni Quaranta, dell?Osservatorio MEDES dell?Università della Basilicata.
Alle 20, usufruendo di un bus navetta, ci si trasferirà all?Osservatorio Astronomico del Casone dell?Aresta (1169 m.s.l.m.) per poter godere al meglio degli incanti della notte di San Lorenzo. Stefano Sica, presidente dell?Associazione Astrolabio di Salerno terrà una lezione ? dimostrazione, seguiranno degustazioni del caciocavallo podolico, vini doc ed altre tipicità della montagna alburnina. La musica d?accompagnamento sarà rigorosamente etnica.

TUTTO QUELLO CHE C?E? DA SAPERE SUI DUE PAESI
AQUARA, IL PAESE DELLA LONTRA
Paese di acqua, ricco di sorgenti, alle quali deve il nome, Aquara, storico borgo nel cuore del Parco Nazionale del Cilento sta per diventare il paese della lontra. Qui vive questo grazioso mustelide dalla pelliccia scura, in via di estinzione ma qui di casa fra le acque del fiume Calore che attraversa il paese che sta realizzando un centro Lontra lungo il corso d’acqua, un museo dedicato al fiume e al raro animale nel centro storico e spazi didattici per lo studio e l’osservazione. Durante le passeggiate naturalistiche alla scoperta di un ecosistema intatto si costeggiano muretti a secco, arrivando fino alla pineta Jannace, si sosta in diverse aree pic nic e si attraversa un equilibrato alternarsi fra elementi naturali puri come il ghiaieto del Calore, ambiente caldo ricco di macchia mediterranea e uliveti, vigneti, alberi di fico che prosperano grazie alle cure dell’uomo. In contrada Pantano merita una visita il mulino ad acqua, memoria di antiche tradizioni della trasformazione dei cereali in farine indispensabili per la sussistenza alimentare di persone e animali. Il centro storico di Aquara si e’ sviluppato all’ombra dell’antica rocca del Castello che ricorda i periodi più gloriosi del borgo. Al suo interno si possono ammirare due belle fontane in pietra e le ariose decorazioni dipinte sotto la volta dell’ingresso. In piazza Vittorio Veneto sorge la chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari, divisa in tre navate conserva l’impianto dell’ampliamento settecentesco; un ulteriore restauro fu terminato nel 1938 anno in cui il pittore fiorentino, Ugo Bargellini ne decorò la cupola dell’abside con gli afreschi raffiguranti la Visitazione, la Natività , la Fuga in Egitto, la presentazione di Gesù al Tempio, l’Assunzione e l’Incoronazione della Vergine. Un’altra opera del Bargellini, la Gloria di San Lucido, patrono e cittadino aquarese, si puo’ ammirare sul soffitto della chiesa di Santa Maria del Piano, sorta per volontà di San Lucido tra il 1020 e il 1030. Non molto lontano dalla chiesa del santo protettore si ergono i ruderi dell’Abbazia benedettina di San Pietro dove recenti campagne di scavo hanno consentito di individuare anche l’impianto di una villa rustica di età romana datata alla fine del I secolo prima di Cristo.

Le mille sorpese di Sicignano il paradiso del buon vivere
L’incontro con un duca vero e qualche storia leggendaria

“Quello lì è il nostro duca”. Eh, scusami, dicevi?. “Che noi c’abbiamo il duca. Un duca vero. E’ quel signore che vedi. In carne ed ossa”. La mia perplessità aumenta. Siamo alla fine del 2004, i titoli nobiliari sono stati aboliti più di sessant’anni fa, la feudalità due secoli or sono, duca di cosa? “E’ il nostro, di Sicignano e di Galdo”. Lo guardo e non ho più bisogno di spiegazioni: ha il volto incorniciato da grandi favoriti, i basettoni alla maniera ottocentesca. Ha proprio la faccia del nobile, trasuda passato appena parla con la erre arrotata. “Sul paese, sulla sua storia, dovete parlare con mio fratello. Sapete, ha studiato ad Oxford. Io sono molto impegnato. Qui c’è stato anche Dumas. Sentiamoci un’altra volta. Le dò il numero di telefono del mio collaboratore. Per intanto si prenda questa riproduzione dell’inglese Craven. La disegnò nel 1818, quando passò da queste parti”. “On the road near Sicignano”, così si intitola. Fine del mio incontro con un pezzo di Sette, Ottocento che ancora sopravvive alle pendici dei monti Alburni. E’ il duca Giusso, quello del maniero sicignanese. “Il nostro Castello lo stiamo rimettendo a posto con le nostre forze”. Grazie Duca, lo visiteremo appena possibile. A Sicignano storie e leggende sono mescolate come raramente accade di vedere nei paesi vicini.
Fu durante il “ventennio” che l’autonomia dei piccoli paesi di Scorzo, Castelluccio Cosentino, Zuppino, Terranova e Sicignano, fu cancellata d’autorità e nacque un unico comune, Sicignano degli Alburni. Il nome lo presero da Sicinius, gregario di Caio Gracco, mandato a fare la Riforma Agraria Romana da queste parti. Questo non ha mai impedito la puntigliosa conservazione delle tradizioni locali. L’antica “Nares Lucanae”, ovvero Scorzo, di cavalli, muli, e di buon mangiare, se ne intendono da tempo: l’elenco della loro clientela illustre va, a farla breve, da Cicerone a Garibaldi. Qui c’era – fino alla costruzione dell’autostrada – il passaggio obbligato fra Sud e Nord d’Italia. “Chi passa pù Scuorzo e nun è sfruculiato, o è muorto o è carcerato”, si diceva e si ripete ancora oggi. Guido Rosolia, noleggia a chi ne fa richiesta, robusti muli per trasportare legna o castagne dalla montagna. Già la montagna. Continua ad attrarre i turisti. Dal nord Italia e dall’Europa più nordica. Arrivano con le cartine dove i sentieri sono tracciati, poi li trovano cancellati dall’incuria. “Questa più che un’area economicamente depressa è popolata da uomini depressi che amano farsi male da soli”, commenta Felice Colliani, l’ingegnere che ha imposto l’agriturismo in Campania. E’ suo il “Sicinius”, con quel grande salone per convegni, meetings, feste è arricchito da una monumentale focagna circolare. Il fiore all’occhiello è la sua enogastronomia tramandata con ricette di famiglia. Una volta ogni mese organizza un pranzo basato su un menu storico legato alle tradizioni più antiche. “Vendiamo incontri culturali non lavoriamo per i soldi”, proclama. Ed aggiunge: “Da noi nelle camere niente telefono, tv e campanello. Ci siamo noi”.
Oltre che con la cultura qui a Sicignano ti prendono per la gola. Il buon mangiare sicignanese: i cibi sono rigorosamente ipocalorici: lagane e ceci o caciocavallo arrostito, fusilli e ravioli o l’arrosto di carni miste. Scorzo, la prima frazione del paese, era una tappa per il viaggio nel Sud del Grand tour dei giovani inglesi e tedeschi dell’Ottocento. Prima i carrettieri e poi camionisti, i preti sempre e i briganti quando fu il loro tempo, vi hanno sempre aggiunto i vini locali ed una robusta peperonata. Come dargli torto: i sicignanesi per le cose buone hanno esperienza. Le loro prelibate salsicce, era il 58 a.C., le gustò finanche Marco Tullio Cicerone, mentre scappava precipitosamente da Roma, e ne scrisse sperticate lodi. A Galdo producono invece le migliori soppressate (salumi di carne di maiale) del salernitano. La loro ricetta è più segreta della formula con la quale, ad Atlanta, confezionano la Coca Cola. Nella macelleria da “Corrado” (è il papà della collega giornalista Romina Rosolia, penna de ?La Città?), a Scorzo, si può approvigionare chi musulmano non è, e alla carne di maiale resta legato. A Castelluccio Cosentino, il paesino che, in autostrada, si vede sul cocuzzolo prima d’infilarsi nell’ultima galleria che porta nel Vallo di Diano, amano particolarmente preparare piatti con le rane cucinate in diversi modi. Anche la plebea acqua di fontana è ottima. A maggior lustro di una sorgente – che in agro di Sicignano, lungo il percorso della vecchia Consolare delle Calabrie – aveva calmato, nel 1793, la gagliarda sete della regina Carolina, fu costruita la monumentale “fontana della Regina”, ancora in funzione. Sicignano degli Alburni non è solo la tradizione legata all’attraversamento obbligato delle vecchie “Nares Lucanae”, tra Campania, Puglia, Lucania e Calabria, ma è un centro di provinciale ma assai solida cultura. Durante il fascismo, un ex emigrato in America, redigeva e stampava un giornale per tutta la zona: “La Gazzetta degli Alburni”. Con le cronache dei matrimoni della piccola borghesia locale, le nascite più illustri, le lauree e qualche innocente motteggio tra notabili. Quanto bastava per dare allora un tocco di modernità a modeste realtà paesane. In quegli stessi anni al seminario annesso al locale Convento dei Cappuccini, oggi malinconicamente ridotto a rudere, c’è colui che diventerà – sotto l’ala protettiva di Carlo Levi – remember “Cristo si è fermato ad Eboli” – l’inquieto poeta, romanziere, sociologo e politico Rocco Scotellaro, sua è una bellissima inchiesta sulla fine del latifondo nella Piana del Sele della fine degli anni Quaranta. E poi Candido Gallo che, oltre a svolgere il proprio apostolato come cappellano del San Leonardo, ha scritto decine di libri e la più palpitante cronaca dell’alluvione di Salerno del 1954.
LA MODA. Fino alla seconda metà degli anni Settanta, Sicignano degli Alburni è un paese à la page: dopo i bagni a Paestum o ad Agropoli, per molte famiglie napoletane, era di moda venirsi ad ossigenare per almeno quindici giorni nel luogo dove il bambino Rocco Scotellaro imparava a leggere dai frati cappuccini. Il sole non ama questo paese su cui incombe il Tirone, la parte dell’Alburno più maestoso. D’inverno quasi assente, il sole ricompare nella tarda primavera consentendo l’abbondante crescita di funghi e fragole, origano e timo, insieme con altre cento erbe aromatiche e medicamentose.
IL MUSEO. E’ privato, si apre – e volentieri – a richiesta: Tonino Tortorella, nella sua casa ospita l’esposizione di migliaia di vecchie fotografie e centinaia di mobili antichi. Sono i ricordi e oggetti salvati ad uno ad uno da questo singolare operatore culturale senza i galloni dell’ufficialità. Prima dell’allestimento del museo, una vita da emigrato in Svizzera, il ritorno e la scelta di fare – come gli avi – lo spazzacamino, servendosi delle scope ricavate dall’essiccazione delle felci dell’Alburno.
[Oreste Mottola]

IL CACIOCAVALLO PODOLICO COS?E?
Collocazione Geografica
Questo rarissimo e preziosissimo formaggio proviene dalla catena montuosa dei Monti Alburni, situata nel cuore dell? Appennino Campano ad un? altitudine media di 800 – 1000 metri sul livello del mare.
Questa parte dell? Appennino, che rientra nel Parco Nazionale del Cilento, è caratterizzata da una flora ricchissima di erbe aromatiche (se ne contano più di duecento specie) e da sorgenti naturali purissime che garantiscono alle vacche un ambiente ideale per il loro benessere.

Razza e Allevamento
Le vacche che pascolano liberamente su queste montagne sono esclusivamente di razza podolica, l?unica razza che è riuscita ad adattarsi a questi pascoli ricchi di essenze aromatiche ma al tempo stesso impervi e impraticabili.
L? allevamento avviene allo stato brado: le vacche mangiano solo quello che la natura dà loro.
Al calar del sole esse vengono raccolte in recinti e munte per poi essere lasciate nuovamente libere.
La stessa operazione si ripete all? alba.

Cenni di caseificazione
La stagione di caseificazione del Caciocavallo Podolico avviene esclusivamente in Primavera ed Estate.
Secondo un? antica tradizione orale tramandata da padre in figlio, il latte appena munto e senza subire alcun tipo di trattamento, viene immediatamente versato in grandi tine di legno e addizionato di caglio di capretto in pasta.
Dopo circa 40/50 minuti, avvenuta la coagulazione, si passa alla rottura della cagliata nella dimensione di un chicco di riso.
La massa viene lasciata maturare nel siero caldo per 4/5 ore, dopodichè viene posto su di un tavolo per facilitare la sineresi.
Dopo 12/24 ore, quando la pasta è matura, si passa alla filatura e alla formatura ed infine alla salatura in salamoia.

Caratteristiche del formaggio
Il formaggio si presenta sotto forma sferoidale sormontata da una piccola testolina che assume forma diversa a seconda dell? esperienza del casaro.
Il colore deve essere giallo zafferano, o addirittura ocra, per via del Beta Carotene presente nell?erba fresca.
Al naso deve risultare un odore forte e caratteristico.
Al gusto deve evidenziare l?aroma di mirto, fragoline di bosco, liquirizia, finocchietto selvatico e tutte le varie erbe aromatiche che caratterizzano il pascolo.
Questo formaggio raggiunge la giusta intensità e maturazione di aroma dopo almeno sei mesi di stagionatura.

Abbinamenti
Come ogni grande formaggio, per sprigionare le proprie caratteristiche si consiglia l?abbinamento con i vini del proprio territorio.
Ottimo l?abbinamento con Barbera o Aglianico del Cilento invecchiato almeno due anni.

Schede curate da
Oreste Mottola

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30 Mag 2006

CASTEL SAN LORENZO. Michele Lavecchia bastona Gennaro Capo

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CASTEL SAN LORENZO

Sindaco eletto: Michele Lavecchia

Lista ?Solidarietà e Progresso? ? voti 1276

Candidati al consiglio comunale: Luigi Bosco (53), Renato Bosco (50), Pasquale Buono (77), Teresa Buono (41), Giuseppe Capo (28; )Nicolina Capo (45), Cosmo Capozzolo (57), Maurizio Capuano (50), Cosmo Comentale (100), Luigi D?Amato (332), Natalino Fiore (70), Antonio Maglio (41), Rosario Marsico (29), Flavio Mucciolo (28), Lucia Scorza (58), Fiorentino Valletta (143)

?Per Castello? ? Candidato sindaco. Gennaro Capo – voti 924

Candidati al consiglio comunale: Franco Buono (26) , Adamo Cammardella (35), Gino Capo (80), Antonio Capozzoli (34), Domenico detto Mimmo Cavallo (65), Cono Chiorazzi (25), Gisberta detta Bertina Chiorazzo (67), Giuseppe detto Pino D?Amato (54), Cosimo Fabiano (45), Cosmo Guazzo (83), Pasqualino Maiale (58), Giovanni Peduto (58), Marcello Peduto (55), Cosmo Pepe (33), Teresa Pepe (66), Francesco Piezzo (84)

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24 Gen 2006

CASTEL SAN LORENZO. PASQUALE MASI NUOVO PRESIDENTE DELLA CANTINA

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Pasquale Masi, veterinario, è il nuovo presidente della Cantina Sociale Val Calore di Castel San Lorenzo.

Ci sono 44mila ettolitri di vino di qualità eccezionale ancora nelle botti e da vendere, 965 soci conferitori, un indebitamento ancora tutto da quantificare così come calo nelle vendite. “La situazione della Cantina Valcalore è preoccupante ma non disastrosa”. Parole di Pasquale Masi, veterinario all’Asl Sa3, appena chiamato dalla maggioranza dei soci della cooperativa Val Calore alla guida del gigante produttivo della zona. Le pronuncia davanti ai nuovi consiglieri d’amministrazione, i sindaci, il presidente della comunità montana e i direttori delle banche locali ed il cronista di “Unico”. Il neopresidente sintetizza così la situazione dell’azienda che con i suoi quasi mille “proprietari” è fra le più grandi cooperative dell’Italia meridionale. “Resistere! Resistere! Resistere!”, come il giudice Borrelli, Masi urla la volontà degli eredi dei probi pionieri guidati da Donato Riccio di non vedere cancellata quasi mezzo secolo di storia di un sogno. Nell’ingresso degli uffici il suo busto e nomi e foto dei fondatori funzionano da monito. C’è da salvare una casa ancora senza fiamme ma dalla quale esce già tanto fumo. “Me li ricordo bene i nostri padri che a dorso di un asino portavano l’uva a valle”, racconta Giuseppe Tosi. “Io sono solo un veterinario. Una figura simbolica. Dobbiamo costituire una task force – propone Pasquale Masi – con dentro tutti coloro che vogliono il bene della Cantina. Dietro di me ci sono almeno 400 soci, forti e cocciuti, pronti a qualsiasi sacrificio, pur di far vivere quest’azienda. Più delle loro parole parlano i loro visi cotti dal sole. E’ a nome loro che chiedo alle Banche di aiutarci”. Maurizio Caronna, oggi è il sindaco di Felitto, ma nella Cantina ci ha lavorato a lungo e conosce la situazione: “Mettiamola così , la Cantina oggi non attraversa un momento brillante dal punto di vista finanziario”. Dal Banco di Napoli sarebbe arrivato un mutuo capace di rimettere in salute i conti, lo si è detto durante quest’infuocata campagna elettorale. “Meglio non parlarne”, chiude tranchant Caronna sull’argomento e passa a temi più generali. “La Cantina deve uscire dai confini di Castel San Lorenzo ed investire tutta la Valle del Calore. Poi vanno valorizzati i dipendenti, sono la prima corazza di questa società “. Michele Lavecchia, sindaco di Castel San Lorenzo c’è nonostante un serio taglio al cristallino dell’occhio:”Colpa di una ginestra dispettosa”, scherza. Poi si fa serio, quasi cupo. “Non vi manca il giudizio per trovare il giusto equilibrio con quell’altra metà dei soci che non vi ha votato. L’ultima volta che ho visto un vostro bilancio ho notato la grossa sproporzione tra le immobilizzazioni per investimenti ed il conto economico. Questo vuol dire che ci sono i margini per un serio piano industriale di rilancio. Fatelo e, al massimo tra un mese, recapitatelo a casa dei soci. Vedrete che metteranno mano alla tasca e vi sosterranno”. Disponibilità anche da parte di Enzo Voza, direttore di filiale della Bccc di Capaccio: “Vedo una grande serietà d’intenti. Avete i presupposti per uscire dalla crisi. Il gruppo dirigente della mia banca è pronto ad esaminare il piano di rilancio che appronterete”. Più complesso l’intervento di Tonino Marino, direttore generale della Bccc di Aquara: “In questi anni contro di noi sono state buttate carrettate di bugie. Non abbiamo mai risposto. Con i risultati dei vostri ex amministratori io mi sarei dimesso prima, non avrei aspettato le elezioni. E mi è sembrata assai strana la considerazione della quale essi hanno potuto godere fino all’ultimo. Non pagavano l’uva da tre anni, ed il “cavalier Ferrigno” ha persino lasciato cadere la nostra pubblica offerta di pagare il fitto di un locale a Salerno dove vendere il vino e l’olio della Val Calore. Ora Masi, prima ancora del piano industriale di rilancio, deve fare chiarezza. Poi vanno allargati gli orizzonti. A Castello dovete smettere di pensare che la Cantina sia il vostro pollaio. Noi l’abbiamo fatto e siamo quello che siamo. Sappiate che per competere sui mercati di oggi ci vogliono competenze. Scrivete un serio piano di rilancio e noi, come abbiamo sempre fatto, saremo al vostro fianco”. Poi la parola passa al commercialista Angelo Barboni. Masi comunica che lo assisterà in questa scommessa molto difficile. In zona il professionista, che ha uno studio a Capaccio, è conosciuto per aver gestito l’ultima fase di attività della società mista Helenia Paestum. I sindacati dei lavoratori, l’opposizione di Paolino e Desimone, lo ha accusato di aver premuto troppo l’acceleratore sulla direzione che portava alla fine dell’azienda. Ma questa di Castel San Lorenzo è tutta un’altra storia: “Non vi prometto i miracoli. Il mio impegno – dice Barboni – è per la redazione di check up completo della situazione a cui far seguire un piano industriale di ristrutturazione. Solo così le banche ci accorderanno la loro fiducia. Dobbiamo fare squadra, comprimere il più possibile le spese e riportare il punto vendita aziendale ai livelli di quando incassava oltre un miliardo delle vecchie lire”. Le conclusioni, mancando Mucciolo, sono state affidate a Donato De Rosa, presidente della comunità montana del Calore. “Ci doveva essere Gennaro Mucciolo, è ancora a letto per l’influenza”, comunica Masi. Parola a De Rosa: “Alle comunità montane hanno tolto ormai tutto. Dal mio ruolo istituzionale aspettatevi poco – premette De Rosa – ma a livello personale farò di tutto per dare una mano a quella che è l’orgoglio di questo territorio. Sarò parte attiva nel tavolo tecnico – istituzionale che verrà formato e che dovrà prendere la situazione in mano. Alle nostre banche dico di recuperare il loro dna associazionistico e di fare la parte che gli compete. Sappiate che questa è una terra sana e laboriosa. Qui i debitori onorano sempre i loro debiti. Insieme dobbiamo esaltare il tanto che qui c’è di buono”. Scendendo le scale captiamo un emblematico “Io speriamo che me la cavo”, con vistosa sottolineatura su “io”, pronunciato da uno degli ospiti di riguardo della serata. Gli “esterni” vanno via, con loro il cronista, ed il consiglio rimane per parlare dei contenziosi e della situazione delle società controllate.
Oreste Mottola

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16 Ago 2005

Alcune questioni archeologiche sul sito di San Lorenzo

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Non osiamo affatto chiedere di intraprendere nuove campagne di scavi nei nostri siti archeologici. C’è ancora tanto da scavare (e studiare) su quanto è stato già riportato alla luce. E’, ad esempio, un vero peccato che degli insediamenti altavillesi d?epoca romana si conosca poco o niente e mai nessuno studioso ne abbia intrapreso una disamina approfondita e sistematica. E’ come se ci sentissimo talmente orgogliosi di una mitica fondazione d’epoca altomedievale del nostro paese da recidere tutti quei legami che ci riportano al nostro status di terra che è stata, più di altre caratterizzata dall’incontro e dallo scontro di civiltà diverse, e quindi anche greca, romana ed etrusca per poi contaminarsi con bizantini longobardi, arabi e normanni e quant’altri sono seguiti. Ed è, per questo, proprio il caso di aggiungere all?esaustivo libro di Paolo Peduto, Villaggi fluviali nella pianura pestana del Secolo VII, la chiesa e la necropoli di San Lorenzo di Altavilla Silentina (1984), questa modesta notarella. Siamo partiti da un più ragionato approfondimento delle cronache che riferiscono della scoperta nel 1876 di un?epigrafe funeraria romana, di cui si trascrive il testo. L’amore di tal Giulio Eufrosino per la moglie Aurelia Olimpia è così totale da farlo scrivere, “ab aeternum”, sulla lastra tombale di lei. Non prima di aver prima invocato gli Dei Mani. Così di lei sappiamo che: “Fu una dolcissima moglie”. Si dovevano amare moltissimo questi nostri primi progenitori, i primi di cui ci siano arrivati i nomi. E grazie a loro che sappiamo che a San Lorenzo di due testimonianze che danno conto del ritrovamento nel 1876 d?alcune tombe che sbalordirono la popolazione per la grandezza degli scheletri che vi erano inumati. Dell’avvenimento riferirono diversi autori dell’epoca quali G. Riccio, Storia e topografia antica della Lucania, 1876; Cosimo De Giorgi, Da Salerno al Cilento, 1882; T. Mommsen, Corpus Inscriptionum Latinarum, 1883, ed infine compendiarono il tutto i Ferrara, Cenni Storici.(1898). Vi è la certezza che l’insediamento di S. Lorenzo di Altavilla Silentina era già attivo in piena epoca romana. Questo è uno dei pochi aspetti che è rimasto in ombra nello studio sistematico coordinato dal prof. Paolo Peduto, dopo lo scavo da lui condotto a San Lorenzo. Quando in una necropoli si trovano delle sepolture femminili vuol dire che la comunità che se ne serviva era ben insediata: esse significano una più lunga durata dell’ esistenza perché con sé portano famiglia, figli, una discreta discendenza. La notizia che ci viene dal libro “Da Salerno al Cilento”, scritto nel 1882 da uno studioso pugliese, che era capitato, quasi per caso ad Altavilla, ci dice anche dov’è andata a finire la lapide. Racconta infatti Cosimo De Giorgi: “In
casa del dottore Sassi vidi una lapide, che, come fui assicurato, copriva un sepolcro romano; ma fu trovata in contrada S. Lorenzo al Nord Ovest di Altavilla. Vi era incisa questa iscrizione: DM. A VR. OLIMPIADI CASTISSI ME FEMINE QUE VIXIT ANNS XXXIII MENSES V. DIES XXVI. IVLIUS EV FROSYNUS. CONIUGI DVLCISSIME FECIT. Ai due lati dell’iscrizione vi erano scolpite in bassorilievo due rappresentazioni di un banchetto funebre di puro stile romano. Raccomando questo monumento allo studio e alle ricerche degli archeologi”. . E’ l’invito viene accolto dai fratelli Ferrara che nel loro “Cenni storici._.”scrissero l’intera storia della scoperta della tomba di Aurelia di Olimpia: “… Ma una delle più belle scoperte fu fatta nel 1876 da un bifolco, che, nel fendere il terreno disotterò un sarcofago che attrasse molti curiosi; misurava metri 2,75 per 2,12 e conteneva ossa di non comune grandezza; le acque piovane avevan distrutte le pitture delle pareti; ed era coperto di tegole massicce e da una lapide marmorea, incastrata con verghe di piombo, effigiata dai lati e con questa descrizione: D.M.AVR. OLTMPIADI KASTISSIME FEMINE QUE VIXT ANNIS XXIII MENSES V DIES XXVI IULIVSEV FROSYNUSCO LUCI DULCISSIME FECIT. Le scorrezioni vanno attribuite all’imperizia dello scultore e all’incertezza d’una lingua poco scritta. E’ da leggersi così: “Diis Manibus Aureliae Olympiadi castissimae foeminae quae vixit annis XXXIII menses V dies XXVI Julis Euphrosynus dulcissimae fecit”. Vi è scolpito un banchetto funebre, epulae dette con nome speciale silicernium, quasi silicoenim super silicem positum, come scrive Svetonio. Da un lato della scritta è la mensa rotonda, orbis; torno torno lo stibadium, poiché presso i Romani v’era dapprima l’uso di sedere a tavola, poi invalse quello di sdraiarsi sui letti, i quali se eran tre si dicevano triclinium, se due biciclinium, ma finalmente se ne collocò uno solo detto stibadiumium o sigma per la sua somiglianza con la lettera SIGMA: e questo richiedeva la mensa rotonda. Quattro persone, parenti e amici, stanno a tavola; al posto d’onore una figura muliebre, forse la madre dell’estinta, tiene nella sinistra un commestibile per portarlo a qualche parente come l’usanza ammetteva, e sembra ne chieda licenza all’uomo che è accanto a sinistra col quale è occupata a discorrere. Questi con la destra appoggiata sulla tavola, con la sinistra fra i capelli, è forse il marito della defunta. Alla diritta della donna sono due altri personaggi, anch’essi sdraiati; uno di essi è intento a prendere la portata dalle mani d’un servo. Sulla tavola v’è un piatto con vivanda dentro. Dall’altra parte dell’iscrizione si vedono cinque inservienti; il primo porta oggetti rotondi (pani), il secondo un piatto con un pesce, il quarto mesce liquore nel vaso del terzo, e il quinto riscalda un vaso che forse avrà contenuto acqua, poiché nella stagione invernale costumavano i romani di mescolare l’acqua calda col vino. All’estremità sono scolpite due teste, l’una di donna molto avvenente, dai lineamenti simpatici e con una ricca capigliatura dev’essere della morta, l’altra di fisionomia virile, sarà quella del marito. Questo tumolo è del lll secolo del cristianesimo quando erano in piena decadenza le lettere. Accanto a questa tomba ne furon trovate altre ma dozzinali. Taluni di questi sepolcri rimontano a tempi assai antichi, altre ai primi secoli del cristianesimo, poiché costruiti più tardi, nessuno dopo il mille quando venne in uso l’inumazione nelle chiese”.

Oreste Mottola
oreste@unicosettimanale.it

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01 Ago 2005

Castel San Lorenzo, un mio vecchio reportage

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LA VIGNA TIRA MA NON ATTIRA
Per la troppa fatica e per l’insicurezza, i giovani studiano per scappare, ma le nuove esigenze di marketing richiedono le loro professionalità.
Oreste Mottola Castel San Lorenzo. L’abitato abbraccia e quasi stritola la strada che, lasciata la pianura pestana – capaccese, prende di petto i primi contrafforti dell’Alto Cilento e trae una vera fortuna dai sette vini doc che escono dalla Cantina Sociale piùfamosa della provincia. Per tutto questo è il paese piùgiovane della Valle del Calore e degli Alburni. Tra i 14 ed i 29 anni c’è un abitante ogni cinque. Con il vino, l’olio, l’edilizia, l’economia si è consolidata e la depressione demografica si è arrestata. Qui, di dissestato, ci sono solo le casse comunali. Ma l’allarme viene leggendo i dati relativi all’età media dei coltivatori di vite: è ben al di sopra dei cinquant’anni per coloro che, per ogni anno che il Signore manda, producono oltre 52.700 quintali di uva e i 25.000 di olio con il marchio di qualità del doc di Castel San Lorenzo. La maggior parte di loro ha meno di un ettaro a testa ed è o vicina alla pensione, o già a riposo. Altri numeri: mille ettari di vigneti e quattrocento di oliveti per milletrecentocinquanta famiglie. Anche dalla frammentazione delle proprietà vien fuori il crescente disinteresse dei giovani per il settore agricolo. “Va bene se è solo un doppio lavoro, una integrazione secondaria del reddito…Se fai il viticoltore a tempo pieno ti devi scordare ferie, orari e feste comandate. Ad ogni pioggia, gelo e schiarita devi correre a vedere se la peronospora, la fillossera ed il ragno rosso hanno deciso depredarti il vigneto. E poi la vigna va zappata, potata, innestata e l’uva raccolta nei tempi giusti … Sono sacrifici ed una professionalità che è difficile far accettare ai giovani. Il giovane vive acutamente la mancanza di sicurezza e le tante incognita di quest’attività tradizionale.” A parlare così sono Maria Mucciolo e Francesca Peduto, due giovani dirigenti dell’attivissima Pro Loco locale, esprimono il punto di vista dei giovani che, all’80%, dopo la scuola dell’obbligo s’iscrivono alle superiori di Roccadaspide e di Laurino.
Gustavo Peduto, direttore della Cantina Sociale “Val Calore”, propone una serie d’interrogativi e poi la sua ricetta. E’ verificata: occorre credergli. Il suo ragionamento si pu? ridurre così: Caro giovane, dimmi dove vuoi andare a lavorare. Alla Comunità Montana ? vuole licenziare i dipendenti che già ha. Al vicino Ospedale di Roccadaspide? Nessuno sa ancora quando, e come, sarà aperto. Le banche locali? Sono da accorpare ed hanno già troppi addetti. Le professioni liberali? Sono già sature. “Allora sappiate che ha qui chi ha tre – quattro ettari di terra pu? realizzare un reddito uguale a quello di un infermiere o di un operaio forestale”. Un’occhiata al paese ci permette di poter dire che, nei campi, qui continuano ancora tutti a dare il loro apporto. In questo paese interno dire che l’agricoltura è abbandonata, è ancora quasi solo uno slogan. Che qui si lavori duro te accorgi dal fatto che i bar, il pomeriggio, non aprono che quasi al calar del sole. E’ la regola: vale per giovani e vecchi, donne ed uomini. La vigna, l’oliveto, vengono prima di tutto. Anche per il proprietario del bar, il medico e per l’insegnante.
Grazie, sisma.
Non in Bot e Cct ma nei vigneti sono stati reinvestiti gran parte dei 30 miliardi che la legge 219 ha pompato in questo paese, in oltre un decennio, per riparare i danni del terremoto. Nell’edilizia hanno trovato uno sbocco lavorativo anche molti diplomati, che si sono riconvertiti in manovali e muratori, ed alcuni ingegneri ed architetti, hanno, finalmente, utilizzato in pieno le loro capacità. E la viticoltura si è potuta così fortemente rinnovare.
Il marketing.
Dal punto di vista economico, il vino sta a Castel S. Lorenzo come la produzione delle automobili a Torino. Ma la sua tradizione è molto piùlunga. Già nel 1781, Lucido De Stefano, lo storico di Aquara (che è poi il paese sulla collina di fronte) scriveva: “La ricchezza maggiore del luogo è il vino generoso, e tra i migliori della provincia, che si porta a vendere per ogni dove ve ne è scarsezza”.. E poco piùdi 70 anni fa (nel 1924) l’arciprete castellese Angelo Venturiello ci testimonia il buon livello già raggiunto dalla produzione locale: “La collina denominata ‘Giuprino’ è tutta piantata a viti, donde si estrae il celebre vino, tanto rinomato non solo in Italia, ma anche all’estero, specie negli Stati Uniti d’America, nel Brasile e nelle repubbliche dell’Argentina e dell’Uruguai, ove viene esportato dagli industri suoi figli”. Il disagio attuale dei produttori parte dal fatto che incrociando i dati sulla quantità di vino prodotto e di quello imbottigliato/ venduto emerge chiaramente come, nonostante il grande aumento delle quantità di vino prodotto, vi corrisponda poi un sostanziale decremento del vino imbottigliato e venduto. Questo potrebbe dire che a Castel San Lorenzo si stiano perdendo delle quote di mercato e che ciò si ripercuota sui produttori che vedono sempre piùdiminuire il prezzo della loro uva. Dalla Cantina Sociale smentiscono quest’analisi: “Il prossimo anno sarà il terzo che vedrà sul mercato il nostro “doc”, che già sta dando degli ottimi risultati. I nostri coltivatori già vanno coraggiosamente verso la qualità e non guardano piùsolo alla quantità”. Ed alla fine: tutto si potrebbe tenere, nella promozione della qualità nonchè? nell’attività di commercializzazione c’è bisogno anche delle professionalità dei giovani del posto. E guadagnarci. Tutti e di più, vivendo meglio.
LA SCHEDA
Il paese è a 68 km da Salerno, sulla strada che dalla pianura capaccese porta a Piaggine, passando per Roccadaspide. I 3230 abitanti sono grandi coltivatori di vite e ulivi, ed ancora piùeccellenti commercianti e gestori di piccole e vigorose industrie. Lucido Di Stefano, nato e vissuto nella vicina Aquara, il piùautorevole storico della zona, scrisse nel 1781: ?L’indole dei cittadini è troppo bellicosa, e sono un poco difficili a maneggiarsi. L’intemperanza del vino facea nascere sovente dei litigi i quali non consistevano solo in parole, ma violenti e sempre armati venivano alle mani, e terminava il tutto frequentemente colle ferite, e coll’omicidi, quando s’era cominciato col divertimento e coll’allegrezza…?. A volere la fondazione di Castel San Lorenzo fu il longobardo Guaimaro e per piùdi quattro secoli fu possedimento dei Carafa, duecento titoli nobiliari, il papa Paolo IV, innumerevoli cardinali, vicerè e governatori. I Carafa di Castel San Lorenzo hanno alternato figure luminose a veri e propri furfanti. Oggi, a scatenare il putiferio sono stati i fatti raccontati nelle 331 pagine di ?Antichi sentieri e verdi colline? di Francesco Lavecchia. ?Quei dolorosi ricordi avremmo voluto continuare a tenere sigillati nel cuore?, risponde chi ha visto rispolverati, con le loro luci ed ombre, le storie dei propri antenati, indicati anche col soprannome. [or.mo]

L’OLIO DI CASTEL SAN LORENZO. Dopo il vino è arrivato il momento di investire sull’olio d’oliva. La pianta che è anche il vero tratto distintivo del nostro paesaggio. “O si vince la scommessa della qualità e della tipicizzazione o sarà la fine per le nostre produzioni olivicole. Mangeremo sì l’olio turco, greco o tunisino a prezzi stracciati ma mi rifiuto d’immaginare cosa diventeranno queste nostre campagne “, dice Gustavo Peduto, direttore della Cantina Sociale di Castel San Lorenzo, davanti ad una folla di produttori raccolti nell’auditorium dell’azienda. Con una capacità lavorativa superiore ai 100 quintali di olive all’ora, macchine e capacità professionali d’avanguardia, la Cantina, diventata ormai un gigante dell’agro – alimentare di qualità, guarda con fiducia a quest’altra sfida. Qui è tutto pronto per mettere sul mercato le bottiglie di olio dop delle “Colline Salernitane”. Con alcune piacevoli sorprese organolettiche scoperte da Raffaele Sacchi, ricercatore al Dipartimento di Scienze dell’Alimentazione di Portici: l’olio di queste terre sprigiona finanche delle molecole odorose. Gli assaggiatori professionisti riescono a percepire le essenze di cicoria, carciofo, erba fresca appena falciata e della mela. C’è poi il sostegno delle istituzioni: “Questa azienda deve diventare un punto di riferimento per l’intero salernitano. Il sapore di onestà e professionalità che qui si respira può servire ad un ambito territoriale molto più vasto. Un’azienda così non la si inventa dall’oggi al domani”, dice l’assessore regionale all’agricoltura, Antonio Lubritto. Ma la praticità contadina incombe: “Dobbiamo fare in fretta, perchè al contrario del vino, l’olio quando invecchia peggiora e non si vende”, dice il direttore Gustavo Peduto. Il futuro dovrà cominciare dal generalizzato rinnovamento e rinfoltimento dei nostri uliveti. Dovranno essere ripiantate però le vecchie varietà: quelle che stanno nel disciplinare del dop delle “Colline Salernitane”. Il docente universitario Giuseppe Pugliano ha setacciato tutta la Campania per individuare le cento e pi? varietà d’olivo. Sì, anche nella nostra provincia per ogni paese che vai vai c’è una particolare pianta d’ulivo ed un olio caratteristico. Si va dalla “Biancolilla” di Piaggine alla “Groia o Nostrale” di Castel San Lorenzo. “Queste diversità vanno studiate, conservate e fatte conoscere al consumatore, che – ha detto il prof. Pugliano – dovrà abituarsi ad usare l’olio come il vino: a seconda delle pietanze”. “A cominciare dalla raccolta delle olive che va anticipata, per finire alla spremitura nel frantoio, il settore deve sapere che dobbiamo fare tutti un grande sforzo di rinnovamento. Diversamente – ha detto Michele Manzo, del Sesirca di Salerno – nessuno ci salverà dal dominio delle sette multinazionali dell’olio che ogni vanno a fare shopping nei paesi dove esso costa meno. A prescindere dalla qualità”. [ORESTE MOTTOLA ? tel. 338 4624615 e mail: oreste@unicosettimanale.it]

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16 Lug 2005

Lorenzo Rago, il delitto perfetto

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Rago, il delitto perfetto quella notte dopo il passaggio a livello
Nel 1953 scompare nel nulla Lorenzo Rago, sindaco di Battipaglia. E? lupara bianca

Questa è una storia lontana, molto lontana da mezzo secolo ed oltre. E? il mistero dei misteri della Piana del Sele. Eppure c?è chi la racconta come se fosse avvenuta l?altro ieri. Un delitto perfetto, dove non si troveranno non solo i colpevoli ma nemmeno il corpo della vittima. E molto misterioso resterà finanche il movente. L?ultimo capitolo comincia a Battipaglia, alle ore 21,30 del 20 gennaio 1953. E? un fotogramma, rigorosamente in bianco e nero, i protagonisti hanno pesanti cappottoni neri. Siamo in prossimità del passaggio a livello che regola il traffico sulla 18 e la 19, le due strade nazionali, che se ne vanno verso Potenza ed Agropoli.
AL PASSAGGIO A LIVELLO. La sbarra è abbassata. Un gruppo di persone stanno attendendo. Lo fanno con allegria, tra loro si conoscono, non sono arrabbiati, i tempi non hanno ancora le frenesie schizofreniche d?oggi. Angelo Motta, il casellante, fa gli onori di casa; Angelo Nardiello, commerciante, è contento di trovarvi Lorenzo Rago che aspetta come lui. Rago da cinque anni è il sindaco del paese e la sua industria conserviera sovrasta il municipio. E? un personaggio. Nella sua ultima campagna elettorale un aereo ha sorvolato Battipaglia con un grande cartello pubblicitario. Fa freddo, è meglio rientrare nelle automobili. Rago approfitta dell?attesa per leggiucchiare i giornali che aveva comprato a Salerno. Per un po? c’è anche Antonio Marotta, l’autista di Rago. Abita nelle vicinanze, rapidamente va ad accomiatarsi. ?Buonasera a tutti?, dice e se ne va a casa. Così anche gli altri due, Nardiello e Rago: un saluto, una battuta, e via ognuno per conto proprio.
RAGO CAMBIA STRADA. Rago saluta il casellante, passa al volante della “giardinetta”. La sbarra si alza, mette in moto l’automobile per dirigersi verso la località Cacciottoli, allora a tre chilometri da Battipaglia. E? quanto doveva fare, ma c?è un cambiamento. Pochi minuti dopo, una decina o poco più, visto lo stato di strade ed automobili di quegli anni, e Rago sarebbe dovuto arrivare a casa. Invece ciò non accade. Rago a casa non ci arriverà. Qualcuno, o più di uno, lo ferma, si accomoda nella sua macchina e lo costringe a recarsi presso la fabbrica. No, viene caricato a forza, su di un?altra automobile, ed un componente del commando dei rapitori va a portare la macchina del sindaco sotto la sua proprietà. Ipotesi. Sta di fatto che solo la mattina dopo la moglie dà l?allarme. Lo farà mandando un operaio dell?azienda agricola a chiedere informazioni allo stabilimento conserviero di cui il marito era comproprietario, la famosa fabbrica che sovrastava il municipio.
LA FABBRICA. Ed ecco la sorpresa: la “giardinetta” del sindaco era proprio davanti all’ingresso della fabbrica di conserve di pomodoro. Non presentava tracce sospette né si vedevano macchie di sangue, mancavano la chiave d’accensione, i documenti di circolazione ed i giornali che il sindaco aveva acquistato a Salerno. Dal serbatoio risultava, stante alle valutazioni dell?autista, un litro e mezzo di benzina consumato. Qui c?è il secondo colpo di scena. Il guardiano dello stabilimento, Giuseppe Orlando, dichiarò che si era accorto della presenza della macchina soltanto verso le 23,50 e che si era limitato a spegnere i fari che erano rimasti accesi. Perché non avverte nessuno e meno che mai la moglie? Avrebbe potuto controllare circa la presenza di Rago nella fabbrica, e non lo farà. E? questo il punto più contraddittorio di tutta la storia. Il guardiano vede tutto e sotto minaccia tace? Quello che è certo che in quelle due ore e nel litro e mezzo di benzina che manca è la chiave del mistero della scomparsa di Lorenzo Rago.
I ROMPICAPI DI MORETTI. Furono questi i rompicapi che furono passati a Sebastiano Moretti, commissario della Pubblica Sicurezza. La moglie che non vede rincasare Rago e non allarma, passi, il sindaco era accreditato di altre ?fascinose? frequentazioni femminili. Ma il custode che si trova davanti ad una macchina in moto, con le portiere aperte, e con le luci accese? Perché, anche lui, ha atteso la mattina successiva?
Da qui parte la pista ?locale?, quella della vendetta ?per gelosia di mestiere? come allora si disse. O, ancora, la più classica, quella della gelosia per una questione di donne. O c?è ?l?incidente?, qualcosa che va storto, e quindi non resta che far sparire il corpo. Il resto del racconto lo lasciamo al cronista dell?epoca, del settimanale d’attualità “Settimo Giorno”, n.19 del 13 maggio 1954.
?Fra le persone più preoccupate e sinceramente dispiaciute vi era il commendatore Vincenzo Gambardella non solo perché socio in quanto contitolare dell?industria conserviera, non solo perché doveva farsi carico di assicurare l?attività, con i fornitori da soddisfare e dipendenti da pagare, mentre la magistratura aveva provveduto a bloccare il movimento bancario. Il commendatore Gambardella era preoccupato soprattutto sul piano umano per cui spesse volte la mattina incaricava il suo ragioniere di telefonare al Commissario per sapere se ci fossero novità. E il commissario ad ogni telefonata soleva dire: «Dite al commendatore che il cerchio si stringe». E così per diversi giorni finché, – ad un?ennesima telefonata, il commissario, rivolgendosi proprio al commendatore Gambardella e confermandogli la stessa cosa, usò un?espressione alquanto curiosa: «Commendatò, il cerchio si è stretto, si è stretto assai!»
Mettendo giù la cornetta Gambardella si rivolse al ragioniere dicendogli: «M?hé ditte che s?é strignute ?u circhie; s?é strignute assai! Chissà che significa!…».
Non passò mezz?ora che si senti suonare al cancello. Il guardiano dopo aver aperto corse trafelato nell?ufficio del commendatore per riferire che il commissario di Ps lo desiderava. Gambardella voleva offrire il caffé al poliziotto dirigente che però quella mattina non potette accettare. Il dirigente non era andato per prendersi il caffé, ma con l?ordine di arrestare il povero Gambardella, il quale tempo dopo quando, scagionato e senza ombra di dubbio, fu rimesso in libertà con tutte le scuse del magistrato che doveva comunque seguire tutte le piste, scherzando sulla ventura capitata gli disse: «Uagliù, non vi fidate mai quando sentite dire che il cerchio si stringe, perché si può stringere proprio per voi, cosi come è accaduto a me!» .
Finisce così la pista che guarda alle attività economiche di Rago.
Un altro passo indietro, un flash back. Lorenzo Rago chi è? ? Frequentò il ginnasio Torquato Tasso di Salerno, ma all?età di 14 anni abbandonò gli studi e si ritirò presso lo zio Luigi Rago per aiutarlo nella conduzione delle vaste aziende agricole ?Villani? e ?Cacciottoli?.
Un anno dopo passò da queste parti uno scrittore, poeta e sociologo lucano, Rocco Scotellaro. Manlio Rossi Doria lo incaricò di raccontare quello che avveniva in quella Piana del Sele, dove accese lotte contadine si sovrapponevano alle attività di una borghesia agraria tra le più importanti d?Italia. Ecco cosa scrisse Scotellaro, testimone scevro da influenze ?paesane? e che raccolse impressioni ?a caldo?.
?Molte sono le fabbriche conserviere di Battipaglia: di Cirio, Baratta, Garofalo, Rago.
La ciminiera della fabbrica di quest’ultimo sovrasta il Palazzo comunale di cui il Rago, prima di scomparire, ora è un anno, rapito o ucciso o emigrato o suicida non si sa, fu sindaco, prima monarchico e poi socialista e impiegò nella campagna elettorale amministrativa del maggio 1952 un elicottero per lanciare i manifestini “Vota Rago”. Era un modesto proprietario terriero, ma grande affittuario di terreni dei Comune di Eboli, che egli ha migliorato, pagando tuttavia al Comune canoni irrisori?. ?Rapito, ucciso o emigrato?, disse Scotellaro. Perché Rago non tornerà più a casa, ai ?Cacciottoli?.
LUCKY LUCIANO.
C?è chi si spingerà a mettere ?il fattaccio? in relazione alle intense attività di ?borsa nera? e finanche a sbarchi strani di ?merci? che arrivavano sul litorale battipagliese. E viene fatto un nome su di tutti: Lucky Luciano. Il mafioso italo ? americano aveva scelto Battipaglia (la stazione era vicina) per far sbarcare le sigarette americane ed anche gli stupefacenti (che illegalmente importano le case farmaceutiche del Nord Italia) e gli alcoolici del primo contrabbando importante spostato su Napoli. ?Lucky Luciano del quale si disse che nel giugno del 1943, un mese prima dello sbarco, fosse clandestinamente arrivato in Sicilia per preparare il terreno alle forze alleate. Di questa missione non esistono prove, all’epoca Luciano era ufficialmente nel carcere di Dannemora, condannato a trent’anni di reclusione. Ma a lui, nel 1942, si era rivolto il Naval Intelligence: “si trattava – scrive Giancarlo Fusco – di mettere al servizio della nazione in guerra la perfetta, capillare organizzazione portuale dell’onorata società”. Luciano, potentissimo anche tra le sbarre, accettò. L’operazione d’appoggio della mafia riuscì perfettamente, in soli due mesi i casi di sabotaggio e di passività antibellica si ridussero del settanta per cento. In “raccanuscenza” a Luciano vennero abbuonati i vent’anni di carcere che aveva ancora da scontare e a metà del febbraio 1946 venne imbarcato per l’Italia. Visse tra donne, cavalli e alberghi di lusso a Napoli, nel cui aeroporto morì nel 1962 colpito da collasso cardiaco?. Conobbe Totò, ed è a lui che dobbiamo certi racconti su questi strani gangster. Allora ad agire erano soprattutto ?Gli indesiderabili?, quei mafiosi italiani che l’America ci rimandò indietro nel 1952 (sarà tratto un film, per la regia di Pasquale Scimeca). Erano i soldati semplici delle organizzazioni mafiosi. Bassa manovalanza, insomma. Gente che ragionava poco e sparava molto. Lorenzo Rago, sindaco populista e perbenista aveva visto troppo o troppe curiosità aveva dimostrato. Approfittando delle sue relazioni altolocate aveva fatto delle segnalazioni. Non si uccide un sindaco, non lo si va a calare in qualche pilone di cemento, non si dà inizio alla triste serie della ?lupara bianca? se non c?è un?evidente professionalità e ferocia criminale. Oppure Lorenzo Rago paga anche per la politica dei prezzi del pomodoro della sua fabbrica e delle sue aziende agricole? In quel momento in Campania la situazione dell?ordine pubblico non è tranquilla. L’intervento dei gruppi criminali è violento; nel nolano tra il 1954 e il 1956 vengono commessi 61 omicidi, è la terza zona nella classifica nazionale degli omicidi. La posta in palio sono i prezzi dei mercati all?ingrosso e il contrabbando. In quello stesso periodo viene chiuso il porto franco internazionale di Tangeri e si cercano nuove zone sulle quali organizzare gli sbarchi del contrabbando.
La vicenda arriva in Tribunale. L?11 marzo 1959 a Palmi (Reggio Calabria), il Tribunale condanna in contumacia a 2 anni e 6 mesi, per il reato di calunnia, Francesco Scibilia, che ha accusato Salvatore Lucania (Lucky Luciano), Andrea Ingoglia e Vincenzo Paolicchio di contrabbando nonché di aver organizzato il rapimento dell?ex sindaco di Battipaglia. Lucky Luciano, pur non costituendosi, è comparso in aula.
Lucky Luciano non c?entra dice la magistratura di allora. Che non si distinse per una forte azione antimafia. C?erano poi le coperture ?politiche? delle quali godeva il capomafia. Sta di fatto che la camorra nella Piana del Sele comincerà a mettere radici salde proprio a partire dalla scomparsa di Rago. I suoi amici, a distanza di più di mezzo secolo, insistono nel dire che era estraneo a quel mondo, era una brava persona, che aiutava la povera gente e faceva il sindaco in modo coscienzioso e per questo motivo ha lasciato un nome, che viene ancora rispettato e ricordato con stima, affetto e simpatia da molti, specialmente suoi ex dipendenti.
RICCO BENEMERITO POSSIDENTE. Il poeta popolare Franco Valletta ne parla come di: ?nu ricco benemerito possidente/ vendeva ?o grano a tutte, m? ?a prezzo netto/ e da tante povere famiglie/ nun se pagava/ accussì all?elezioni comunale/ stu popolo unanime ?a sinneco ?o vulette/ e ?st?amministrazione fu perfetta!/Ma ?na sera fermato e rapito/ ?o strappano da ?o paese e da ?e parente, /e ?a chella sera, chi ne sa ?cchiu niente!?. Il caso, irrisolto, è stato archiviato come “omicidio per mano d?ignoti ed occultamento di cadavere” iniziò il 20 gennaio del 1953 e non si è mai chiuso. Questa è anche la storia di un uomo che ha dato un nuovo volto a Battipaglia, che da poco era uscita da una guerra, che l?aveva ridotta ad un cumulo di macerie. L?avvocato Tullio Capone, un altro uomo illustre della nostra città, in un suo articolo del 1953, contro chi faceva delle illazioni sulla scomparsa di Rago, così scriveva: ? Nessuno aveva alcun rancore contro don Lorenzo, perché questi non aveva mai fatto alcun male, non aveva mai con la sua opera danneggiato alcuno di Battipaglia; né, credo, d?altri paesi?. Rago era sotto minaccia, agli amici che gli raccomandavano di cambiare itinerari nel ritornare a casa, e di farsi accompagnare dall?autista armato, don Lorenzo rispondeva : ?Non ho timore, perché non ho mai leso gli interessi di alcuno, anzi ho sempre operato del bene, ho sempre aiutato tutti?. Il conto per don Lorenzo Rago arrivò quella sera del 20 gennaio 1953, poco oltre le sbarre di un passaggio a livello. Minacciato da chi? Da qui comincerà «Il caso Rago ». Dalle cronache delle pagine interne dei giornali, la notizia, con fotografie sempre più grandi e vistose, balzò sulle prime pagine con caratteri sempre più marcati. Il sindaco di Battipaglia era scomparso… Il sindaco di Battipaglia era stato rapito… Motivi politici? Motivi economici? Regolamento di conti? Mafia?(Contrabbando?). La polizia seguì ogni traccia. La Magistratura aprì un?inchiesta. Deputati di vari gruppi politici presentarono interrogazioni alla Camera dei Deputati ed al Senato. Al Consiglio comunale piovevano da tutte le parti gli ordini del giorno; manifestazioni popolari furono organizzate dai sindacati e dai vari partiti. La partecipazione fu commovente e spontanea. Un bel giorno Battipaglia apparve militarizzata, presidiata nei punti strategici con posti di blocco mentre la polizia scientifica impegnava cani-poliziotto che furono sguinzagliati lungo il Tusciano, i torrenti, i canali d?irrigazione. In tutta la zona venne condotta un?indagine a tappeto, colline, cimiteri, boschi, i dirupi, con i cani che si fermavano, levando il muso in aria, dopo aver percorso in lungo e in largo la pineta del litorale e della battigia.
A Battipaglia, dopo tante ricerche, insinuate da dubbi e i sospetti, non rimase che frugare fra i ricordi e gli affetti dell?uomo nel tentativo di ricacciare l?amarezza delle ore sconsolate vissute leggendo e divorando giornali e rotocalchi o trascorse con l?orecchio incollato alle radio.
La gente al mattino riduceva il saluto ad una sola frase che per mesi fu sempre la stessa. ?Che si dice? Si sa niente??. Così è anche cinquantadue anni dopo.

Oreste Mottola
oreste@unicosettimanale.it

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02 Lug 2005

IL TRATTORE SI RIBALTA, CONTADINO MUORE A CASTEL SAN LORENZO

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CASTEL SAN LORENZO. La salita era ripida, non si sa cosa è avvenuto con precisione, forse una marcia si è disinserita dal cambio, il trattore se ne è andato per conto suo, prima sollevandosi all?indietro ha così determinato la perdita del controllo da parte del guidatore, ha poi costeggiato un cordolo di cemento e, ribaltandosi, ha travolto, Luigi Russo, 32 anni, coltivatore di Castel San Lorenzo. Quando lo hanno estratto da sotto il pesante mezzo agricolo non c?era più niente da fare. Le ferite alla testa erano troppo forti ed il cuore non ha retto. La tragedia è avvenuta lungo via Galloppole, una stradina appesa, dove la pendenza spesso supera il 45%. E? un viottolo asfaltato, ad un solo senso di marcia, utile per andare nei vari fondi agricoli che stanno tra il paese ed il sottostante fiume Calore. La zona è quella di ?Piano della Macchia?. Solo da pochi minuti erano passate le 12, quando Russo, alla guida del trattore, stava rientrando in paese. Si approssimava l?ora di pranzo, aveva già lavorato per molte ore, poiché per sfuggire al gran caldo di questi giorni già di buon mattino era nei campi di famiglia. ?I nostri contadini spesso evitano le strade principali e scelgono queste vie secondarie. Mezz?ora in meno di marcia sotto il sole fa la differenza. Sono percorsi di servizio, aperte a persone ed animali. Sono ufficialmente chiusi ai veicoli?, dice il sindaco Michele Lavecchia. Che vuole aggiungere subito un commento: ?Luigi era un mio amico caro. Un grande lavoratore. Persona seria. Sono costernato. Oggi è una giornata tristissima per l?intera comunità?. ?Giovane serio, timido, riservato. Al primo posto aveva il lavoro e la famiglia?, è il coro di giudizi pressoché unanime sullo scomparso. Intanto monta la discussione su quelle stradine maledette: ?Una volta c?erano gli asini che portavano la soma. O le persone che si sobbarcavano fatiche davvero sovrumane. Ora che si fa? Mica si possono abbandonare quegli oliveti che sono raggiungibili solo con questa viabilità? commenta Cosimo Guazzo. L?olio è rinomato, qui c?è la maggiore produzione della dop di ?Colline salernitane?, contribuisce ai redditi più del vino che pure schiera sette ?marchi protetti?. Insomma, l?agricoltura qui è un?attività che conta. Russo faceva affidamento sulle sue capacità di guida. Tante volte aveva già fatto quel percorso. E, come lui, tanti altri contadini. La scena che si è presentata ai primi soccorritori è stata scioccante. “Non sapevamo come fare per tirarlo da lì sotto”, dicono all?unisono. Partono le telefonate concitate ai carabinieri e al Soccorso. “Siamo arrivati qualche minuto dopo. C?era già un medico sul posto”, racconta il luogotenente Antonio De Chiara, comandante della stazione dei carabinieri di Castel San Lorenzo. La salma è ora presso la sala mortuaria dell’Ospedale di Roccadaspide a disposizione dell’autorità giudiziaria per i rilievi del caso. La famiglia Russo è conosciuta e stimata: la madre, Antonietta Valletta, il padre, Francesco e i fratelli Elio e Cosimo.

Oreste Mottola
orestemottola@ilvalcalore.it

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