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07 Mar 2007

RIFIUTI CAMPANIA, QUANDO BERTOLASO LASCIO’. A SERRE FU FESTA

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RIFIUTI CAMPANIA, BERTOLASO LASCIA
ROMA – “Il tempo sta scadendo per trovare soluzioni indolori. Una sola persona non può risolvere il problema in questa regione e non può essere resa responsabile di quelle che sono state le vicende degli ultimi 14 anni, visto che se ne sta occupando da soli 4 mesi”. Che fosse intenzionato a lasciare l’incarico di commissario per l’emergenza rifiuti in Campania Guido Bertolaso lo aveva in qualche modo fatto intendere già ieri ai giornalisti con i quali ha parlato a margine dell’audizione della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti.

Ieri era le dimissioni, durante un incontro con il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio, anche se da ambienti della Presidenza del Consiglio viene sottolineato che nel corso della riunione a Palazzo Chigi non sono state prese decisioni di alcun tipo. A far precipitare la situazione, secondo quanto si è appreso, è stata ancora una volta la realizzazione di una discarica a Serre, nel salernitano, ad una manciata di chilometri dall’oasi di Persano. Di questo Bertolaso e Pecoraro Scanio avrebbero discusso anche nella riunione.

La conferma arriva dallo stesso Pecoraro Scanio: “Una grande discarica regionale dentro un’oasi? Una scelta che non condivido, spero che la notte porti buon consiglio”, ha detto stasera il ministro dell’Ambiente, uscendo da Palazzo Chigi al termine della riunione. “E’ stata una riunione abbastanza intensa – ha ammesso il leader dei Verdi – domani valuteremo in Consiglio dei ministri, ovviamente i poteri ce li hanno il presidente del Consiglio e il commissario straordinario. Spero solo che la notte porti buon consiglio e si riesca a trovare una soluzione positiva”.

Quando si insediò lo scorso 9 ottobre alla guida del commissariato, convinto da una telefonata del Capo dello Stato, Bertolaso parlò di una calamità paragonabile al terremoto e di un libro dove era necessario cambiare pagina: “Ricominciamo da capo” disse. Ma ben presto dovette fare i conti con i problemi che avevano portato il suo predecessore, il prefetto Corrado Catenacci, ad andarsene sbattendo la porta. Bertolaso ha insistito su linee ben chiare: avanti con la realizzazione dei termovalorizzatori, osteggiati dalle comunità, accelerare le procedure di raccolta differenziata per ridurre sensibilmente i volumi di rifiuti da trattare negli impianti di cdr e ottimizzare il lavoro all’interno delle stesse strutture. Ma negli ultimi cinque mesi, così come avvenuto negli ultimi quattordici anni, l’emergenza si è chiamata soprattutto mancanza di discariche, ovvero sversatoi dove poter smaltire gli scarti della lavorazione degli stessi cdr, scongiurando così la paralisi del ciclo di lavorazione delle ecoballe e di conseguenza l’accumulo della spazzatura lungo le strade.

Ancor prima di assumere l’incarico di commissario, in qualità di capo della Protezione Civile, Bertolaso aveva affiancato l’ex commissario Catenacci ed era toccato a lui mediare prima con la popolazione di Acerra, in strada per dire no alla costruzione del termovalorizzatore, poi con i cittadini di Campagna, con quelli di Montesarchio e infine con le comunità dell’area giuglianese. L’ultima sfida di Bertolaso è stata quella di una discarica da attivare in previsione della chiusura dell’invaso “Riconte” di Villaricca. Uno sversatoio che secondo i progetti del commissariato doveva esser realizzato proprio a Serre. E alla quale la popolazione si oppone.

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10 Nov 2005

Festa della bufala a Paestum. E Panorama accusa…

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L?Associazione Culturale Galaxia via lattea presieduta da Nicola Pietrafesa raccoglie un gruppo d?imprenditori salernitani del comparto bufalino impegnati per il rilancio dell?economia, del turismo e dello sviluppo del territorio attraverso la tutela e la valorizzazione di una delle sue risorse agroalimentari più preziose: la mozzarella di bufala ed i prodotti della sua filiera.

Per conseguire tali traguardi, Galaxia organizza convegni e seminari di studio, realizza incontri di degustazione per l?educazione alimentare, offre borse di studio per gli scolari della regione impegnati a raccontare le emozioni delle visite didattiche alle aziende della filiera bufalina, allestisce spettacoli teatrali, promuove ricerche e pubblicazioni di natura culturale e scientifica. Un impegno dalle importanti ricadute culturali ma anche d?ordine economico, produttivo ed occupazionale.

Galaxia, negli ultimi anni, ha stimolato gruppi ed intelligenze ed investito notevoli risorse promuovendo il territorio campano e meridionale. Nel medesimo periodo SLOW FOOD si rafforzava come struttura di riferimento per coloro che credono che la ricerca dei sapori nasca dal confronto fra i saperi.

Per questo Galaxia e SLOW FOOD erano destinate a incontrarsi in nome di una comune filosofia del gusto. Questo incontro affascinante sarà il filo conduttore della XXXI edizione della Festa della Bufala che prevede, secondo un?apprezzata tradizione, un talk show interattivo ed una degustazione guidata di prodotti bufalini, sabato 26 novembre 2005 alle ore 19.00 presso l?Hotel Taverna dei Re a Paestum.

Il talk show, condotto dal giornalista Peppe Iannicelli, si svilupperà a partire dai temi del libro ?SLOW FOOD REVOLUTION? (Rizzoli Editore) di Carlo Petrini Presidente di Slow Food e Gigi Padovani giornalista de La Stampa di Torino e critico gastronomico. Il dibattito sarà arricchito dalla presenza dello stesso Gigi Padovani e la partecipazione di Piero Sardo Presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità, Amedeo Postiglione Magistrato e Direttore Fondazione Corte Internazionale dell?Ambiente, Roberto Rubino Direttore dell?Istituto Sperimentale per la Zootecnia di Bella (Pz) e Gennaro Colangelo Docente e Responsabile culturale di Galaxia.
Il volume è una ricostruzione delle origini e dello sviluppo di un movimento di pensiero consapevole dei valori della terra e della necessità di una produzione enogastronomica rispettosa dei principi biologici e capace non solo di valorizzare la multiforme realtà agricola dell?Italia ma anche di collegarla alla filosofia cibica di altre aree del mondo, antropologicamente diverse ma legate da una comune visione della vita fondata sull?Essere e non sul semplice e quotidiano sopravvivere.

Su queste interessanti tematiche sono previsti gli interventi di imprenditori, esperti, sindaci e amministratori provinciali e regionali, parlamentari, rappresentanti delle categorie produttive e dei lavoratori, giornalisti, magistrati e accademici.
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UNA BUFALA DI MOZZARELLA, accuse di Panorama

La mozzarella di bufala campana è un dop che garantisce l’uso del 100 per cento di latte di bufale allevate nelle province di Benevento, Caserta, Napoli, Salerno, Frosinone, Latina e Roma. Ma una semplice «mozzarella di bufala» è invece prodotta per la maggior parte con latte vaccino e solo una piccola quota di latte di bufala, che per di più, congelato, proviene dalla Romania e da altri paesi dell’Est, dove il regime dei controlli sanitari si sta solo ora lentamente avvicinando agli standard europei. «La mozzarella di bufala è uno dei prodotti più piratati» dichiara Giuseppe Fugaro, dell’Ispettorato centrale repressione frodi del ministero delle Politiche agricole. «Le bufale hanno lattazioni stagionali ma i consumatori pretendono di mangiarne tutto l’anno».

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28 Ott 2005

Nella terra di Persano domani la Festa dell’Unità

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Conoscete Serre? E’ il paese che ospita Persano, dove c’è la base militare ma anche pezzi importanti della storia moderna del salernitano, basti pensare al cavallo Persano. Qui, tra il 1976 ed il 1979, ci fu anche l’ultima grande lotta contadina del Sud. Domani e dopodomani c’è la “Festa dell’Unità”. Politica a parte può essere l’occasione per farci una visita. Potete vedere l’oasi di Persano e la centrale fotovoltaica più grande del mondo. Peccato per il “Palazzo Reale” al centro della zona militare, ci vogliono dei permessi che è difficile ottenere in poche ore.
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LA FESTA
Democratici di sinistra
Unità di base G.Di Vittorio
Serre (SA)

PROGRAMMA

29 OTTOBRE ore 20.00 SALA PECCI

GLI ENTI LOCALI A CONFRONTO:SITUAZIONE POLITICA, ECONOMICA E FINANZIARIA DEL PAESE.

Interverranno:
Palmiro Cornetta – Sindaco di Serre
Martino Melchionda – Sindaco di Eboli
Biagino Luongo – Sindaco di Campagna
Antonio Domini – Sindaco di Agropoli
Bruno Dell’Angelo – Sindaco di Bellizzi
Nunziante Gaudioso – Pres. Comunità Montana Alburni
Coordina: Michelangelo Potenza – Assessore di Serre, componente del Direttivo Sezionale dei DS
Conclude: Alfredo D’Attorre – Segretario Provinciale della Federazione provinciale dei DS

30 OTTOBRE ore 20.00 PIAZZA VITT.VENETO

COMIZIO DI CHIUSURA DELLA FESTA.

Interverranno:
Giovanni D’Aniello – Segretario DS Serre
Palmiro Cornetta – Sindaco di Serre
Nicola Oddati – Assessore Comune di Napoli
Gianfranco Nappi – Segretario regionale DS Campania

A seguire spettacolo musicale

ORGANIZZATORE: Gerardo Turco, direttivo DS Serre.

IL SEGRETARIO:GiovanniD’Aniello

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28 Set 2005

Festa all’Oasis per Pasquale Quaglia

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Domani sera, alle 20.30, la deputazione eletta all’amministrazione del Consorzio di Bonifica Sinistra Sele, incontrerà amici e consorziati, presso il Villaggio “Oasis” di Laura di Paestum. Alla serata, guidata dal neo – presidente Pasquale Quaglia, che è anche consigliere comunale dell’Udeur, interverrà Clemente Mastella, segretario nazionale del partito del Campanile.

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25 Ago 2005

ALTAVILLA E S. ANTONIO. UN SANTO, UNA FESTA, UN PAESE

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Nell’ Altavilla del passato quando c’era guerra era davvero guerra per tutti. E se c’era siccità lunga anche S. Antonio se la passava male. I frati del Convento di S. Francesco, Il appena fuori dal paese e quasi affacciati su Cerrelli, dopo essersi autoflagellati esponevano il Santo all’ aperto dove restava fin ché non pioveva. Gli altavillesi lo hanno sempre considerato uno di loro e molto amato ed evocato e per lui sono stati 1111 per prendere le armi contro i piemontesi. Successe per un malinteso nel 1861 e se … non fosse stato per S. Antonio del paese di Altavilla oggi ci sarebbe solo il ricordo come accadde per molti paesi del Cilento che in quegli anni i Piemontesi cancellarono letteralmente dalla carta geografica per aver osato ribellarsi alloro dominio.
(1) Il rapporto tra gli Altavillesi è S. Antonio è sempre stato speciale. La devozione è totale ed è stata notevolmente ravvivata dalla meritoria azione dei Padri Vocazionisti che da più di sessant’anni gestiscono il Convento.
(2) La processione per il Santo dura per l’intera giornata e molti la fanno a piedi nudi
e la statua entra in tutte le case del paese.
(3) . COME NASCE LA FESTA Le luminarie erano delle dignitose ma fioche fiammelle ad acetilene dell’allestimento delle quali si occupò prima don Ulderico Buonafine e poi Carluccio Molinara. Vicino ai pali frasche di mortelle e stoffe ornamentali tentavano di atteg giarsi a festoni. Solo dopo vennero gli apparatori di professione. La scenografia della festa è stata da sempre questione della principale importanza e che prendeva molto tempo agli organizzatori ma che si risolveva bene solo quando scattava l’aiuto determinante della gente del paese che provvedeva ad addobbare le proprie abitazioni. Alle spese della festa si faceva fronte con una piccola lotteria che metteva in palio l’agnello o una vitella, magari offerto da una famiglia devota.
All’ organizzazione della festa si prodigavano soprattutto Donato Di Verniere, Antonio Mazzeo e Vincenzo Bassi.
La partecipazione popolare era di tale rilevanza da imporre invece dell’ Antico Sedile, allora centro pulsante del paese e prospiciente S. Antonino, la scelta di Piazza Umberto I ancora piena cumuli di pietre e rovi tra piante di olive, olmi e l’ailanto che poi diventerà albero del Buoncazzone ed assurgerà a dignità letteraria con “Il Balordo” di Piero Chiara. E il buoncazzone era riverito perché rappresentava l’albero miracoloso, la pianta che vide S. Antonio ridurre in tredici pezzi il poderoso cannone di Vincenzo Cupolo, il bufalaro di Eboli che nel 1799 comandava le orde sanfediste che dovevano espugnare Altavilla E quell’albero fu sempre molto rispettato tanto che, quando una volta un merciaio ambulante vi piantò un chiodo per meglio fissare la sua ban carella , ci fu una vera e propria insurrezione popolare ed il malcapitato venne cacciato dal paese. L’episodio è stato anche raccontato e con rilievo da Piero Chiara.
Per il giorno della festa anche la tavola di casa ritrovava un’opulenza che contrastava con il desinare parco degli altri giorni. Il pranzo era un tripudio di fusilli o maccheroni comprati, pollo e castrato. La sera poi tutti facevano la fila da vanti alla’ ntratara , la bancarella di Giffoni, per comprare la copeta, un piccolo pezzo di torrone. Molto richiesta era anche la “femmenella”, dolce dalla dura consistenza e di color marrone chiaro.
Nelle famiglie del contado altavillese la festa per molti si gnificava anche restare a casa, di “guardia”, perché era molto presente la malapianta del furto di grano e del be stiame. Per gli altri dopo una dura camminata a dorso del l’asino o a piedi c’era l’ingresso in un mondo pieno d’animazione ed in stringente contrasto con la piattezza della propria vita quotidiana, piena di fatica e di privazioni.
I più abbienti andavano a mangiare nella cantina di Ciccio Suozzo e per quel giorno era festa sia per la pancia che per le braccia. Per i giovani del paese la festa di S. Antonio era una delle poche occasioni per vedersi e scegliersi. Per “darsi d’occhio”, come allora si diceva. La festa quindi come alibi per un itinerario obbligato di appuntamenti, incontri occasionali, di sguardi cercati e ricercati.
DURANTE LA FESTA
li nome nessuno lo ricorda ma è rimasto quello d’arte. Era “Pasta e fasule” la principale attrazione della festa di una volta. Non era una specialità gastronomica ma un’artista gi rovago napoletano. Suonava contemporaneamente tamburo e putipù. Faceva anche l’equilibrista ed aveva qualcosa di Zampanò, il clown giocoliere impersonato da Antony Quinn ne “La strada” di Federico Fellini. Ad Altavilla appena arri vava con il suo carretto, lo riempiva subito di uomini e ragazzi e postosi di traverso si lasciava passare le ruote ad dosso. “Pasta e fasule” con la moglie dava poi vita a numeri di grande bravura e si racconta ancora di quella volta che, tesa una corda dalla finestra di don Amedeo Molinara e fino alla ringhiera dei Brunetti, passeggiò (senza rete) per la parte … aerea della nostra piazza e gli altavillesi stavano tutti Il sotto, con il fiato sospeso ed il naso all’insù. Ma non disdegnava la musica e accompagnandosi con la chitarra suonava canzoni napoletane e si esibiva in gustose scenette. La Festa e l’aggregazione di gente che essa provocava erano terreno di caccia anche per altri artisti. Sì, perché tali erano i gestori del sorteggio delle bambole che davano vita ad uno spettacolo che si protraeva per ore; i venditori del “musso di puorco” sempre con tanti tatuaggi che facevano intuire galere ed avventure ed il castelcivitese Rosario
Cascio che, con una sola mano, faceva il classico gioco delle tre carte. Erano attività dove, certo non c’era molta trasparenza, ma che contribuivano a dare alla festa quel clima di azzardo ed ebbrezza che piaceva a molti.
Anche il critico letterario e poeta Renato Aymone ricorda, di quando, lui ragazzetto, con Angelo Mangone ad una festa di S. Antonio: “… ci frusciammo la cifra di mille lire in cianfrusaglie e granite, pupe di biscotto, giocattoli a molla, tiro alle lampadine. Lo sperpero ci rendeva colpevoli ed ebbri, ma deci demmo di spendere fino all’ultima moneta”.
SPINGI, ERNESTO : ARRIVA IL GELATO! Nella seconda metà degli anni Trenta era solo nei giorni di festa che ad Altavilla era possibile gustare il gelato. Sono an cora memorabili quelli del contursano Ernesto Spingi, con la carta brica, le bacchette di ghiaccio, la pompa a mano ed il sale speciale per mantenere il ghiaccio.
I FUOCHI D’ARTIFICIO Erano curati da Giovan Battista Cucci, esperto pirotecnico proveniente dalla vicina Serre e gestore dei fuochi anche per la più quotata festa di S. Matteo a Salerno. Memorabili, tra le sue figure, erano “la gatta ed il topo”, fatte facendo correre la batteria dall’ingresso del Castello alle prime case del Borgo S. Martino. Dopo la tragica morte di Cucci, se ne occupò l’al tavillese Michele Giuliano. Poi, a mezzanotte in punto, c’era il “colpo scuro” sotto la Vigna della Corte. Segnava, con gran fragore, la fine della festa ed il rientro nelle case.5
LE USANZE Il paniello di S. Antonio era la panella di pane che ogni famiglia offriva al Convento e che Fratel Errico o Fratel Salvatore, i laici del Convento ritiravano e che serviva per sfamare i tanti giovani seminaristi che allora l’affollavano. Nella “Collina degli Ulivi” non mancava il contributo dei frantoiani e dei proprietari di uliveti: in ogni frantoio c’era una fusina (anfora di terracotta) dove ognuno offriva una tazza d’olio (nappata) per S. Antonio e per il Convento dei Vocazionisti.
Ed ogni 13 giugno si mobilitavano anche gli emigranti. Prima dall’ America e dall’ Australia e poi anche da Germania e Svizzera arrivavano moneta forte ed era tutta per i Vocazionisti del Convento di S. Francesco.
LE CENTE E’ uno strano rapporto quello tra gli altavillesi ed il mare. Con un mare che è sull’uscio di casa, con il suo blu carico, bordi celeste madonna e striature vinose. Che era anche den tro Altavilla con una lingua marina che invadeva tutta Cerrocupo. Noi che dal mare siamo venuti, forse scacciati da Paestum, e dal mare arrivavano i predoni saraceni dal piede leggero e dalle vesti lunghe che saccheggiavano le case, bruciavano i raccolti e violentavano le donne. Dal mare venne il re Federico a distruggere e massacrare per la nostra fedeltà al Papa ed alla famiglia Sanseverino. Dal mare molti se ne an darono per le Americhe e non sono più tornati. Dal mare vennero le centinaia di tonnellate di bombe che distrussero il paese durante “l’operazione Avalanche” del 1943. E ‘ da questo intricatissimo rapporto d’amore ed odio ( e da sovrap posizioni su mai abbandonati riti pagani) che viene la tradi zione delle cente, ex voto con forma di grosse barche di cera che per l’intera giornata della Festa di S. Antonio vengono portate a spalla da gruppi (spesso famiglie) di devoti. E’ una tradizione che attirò l’attenzione del documentarista Folco Quilici che, nei primi anni Settanta, venne ad Altavilla a gi rarvi un documentario per la RAI.4
IL DOPOGUERRA Nei primi anni dopo la l’ultima Guerra la fame teneva banco ed in quelle famiglie che, quand’ era il giorno di S.Antonio non c’era niente di significativo da mettere nel tiano a cuocere, ancora rimane un ricordo struggente e non cancellabile dalla memoria, anche oggi che tutti combat tiamo con alti livelli di colesterolo. Anche S.Antonio diede agli alta ville si la forza per ricostruire il paese nonostante la mancata erogazione di contributi governativi. Ma nonostante il grande sforzo collettivo, le ferite della guerra sono ancora oggi ben leggibili in tante case abbandonate del nostro centro storico, dove domina il senso dello sfacelo con le pareti di fo rato senza intonaco ed i segni del Ddt, con la data ancora
stampata sulla porta. E ‘ il progredire faticato della storia.
DALLA VITELLA ALLA CINQUECENTO
Erano la Madonna del Carmine e Montevergine le feste principali di Altavilla. La Festa di S. Antonio deve la sua ac cresciuta importanza ed il suo attuale primato al segretario
comunale Ciccio Campagna che coadiuvava l’allora sindaco Antonio Tedesco e che decise di fare le cose in grande. Eravamo tra il 1968 ed il 1969. L’occasione fu il restauro della statua grande di S. Antonio, decisa dall’allora rettore del Convento, don Antonio Di Pierno presso un artigiano specializzato di Napoli. Al ritorno grandiosi furono i festeggiamenti: tre grosse bande pugliesi (dai competenti chiamate primarie) tra cui Squinzano (che suonò a Cerrelli) e Manduria. Furono allestite anche delle gigantesche lumina rie a cura della ditta Mormile di Maiori. Per la prima volta la lotteria mise in palio la Cinquecento, il simbolo di quegli anni di boom economico. Il primo a vincerla fu Giuseppe Sornicola, allora come oggi impiegato all’Ufficio Postale di Altavilla Silentina. Fu cosi che la nuova festa per S. Antonio segnò una fase diversa nella storia altavillese. Osservando le fotografie dell’epoca si può ben vedere come sui visi ossuti i segni della fame sono decisamente in ritirata e scomparsi per gli uomini i doppiopetti rigidi per giacche uniformi cascanti su pantaloni sempre troppo larghi. Le donne non mettono più le vaporose crinoline e le lunghe gonne fruscianti ma esibiscono gambe fasciate di nylon e frulli di abitini in sintetico ben al di sopra delle ginocchia.
La festa si istituzionalizza. Chi “conta” nel paese non può non esimersi dal partecipare all’ apposito comitato. Si perde cosi in spontaneità ma si guadagna in grandiosità dei festeggiamenti. E non è più il tempo di eversioni e di ribellioni e ne rimarrebbe profondamente deluso lo scrittore tedesco Goethe, che dopo aver visto i festeggiamenti popolari in Italia in quelle piazze dove la gente si affollava, nei giorni drammatici come in quelli euforici, cosi commentava: “Ora la follia è finita”, era il giorno delle ceneri del 1787. La festa allora doveva avere un termine perchè conteneva l’embrione della sommossa.

LE NOTE:
1 Episodio rilevante nel 1861. La legge per la soppressione delle comunità monastiche, costringe le autorita municipali altavillesi a dover inventariare gli oggetti d’oro, gli ex voto, che la gente offre a S. Antonio. Il 19 marzo 1861, per festeggiare l’onomastico di Garibaldi, la Guardia Nazionale andò al Convento, per la Festa di S. Giuseppe ed il Te Deum.
La gente cominciò subito a sussurrare dell’oro rastrellato per l’inventario e si fece cre dere che i liberali volessero venderlo. In Chiesa fu subito rivolta: si gridò ai ladri e ne nacque subito un parapiglia; molti della Guardia nazionale si ammutinarono e si misero dalla parte dei rivoltosi. Le più attive nella rivolta furono le donne. Il Sindaco ed il Capitano delle Guardie furono fatti segno a frizzi e sommersi di sarcasmi. Gli altavillesi, agitati più da furore religioso che da risentimenti politici, chiesero a S. Antonio la vendetta contro i liberali. Otto robusti giovani presero il Santo e lo portarono subito in processione per le vie del paese. Le cronache locali così raccontano l’awenimento : “mandando grida sediziose e facendogli voltare il dorso a quelle abitazioni che puzzavano il liberismo. Il giorno dopo, verso sera, si videro accorrere le Guardie Nazionali di Eboli e Campagna con delegati di pubblica sicurezza, si fece una retata dei più sediziosi, e in prosieguo furono menati in domo petri tutti quelli che davano sospetti di turbare la pubblica tranquillità’,
i cattolicissimi altavillesi si schierano dalla parte dei giacobini della Repubblica Partenopea. In Piazza Castello si piantò l’Albero della Libertà, Uno scherano sanfedista, ebolitano e guardiano di bufale, si prende l’incombenza di prendere con le armi la ribelle Altavilla. Si attestò nella Foresta e cominciò a sparare sul paese. Raccontano i Ferrara nel loro “Cenni storici su Altavilla Silentina” (1898, Vasto, Tipografia Zaccagnini) “,.. a stormo le donne le donne brandirono schidioni, scuri, roncole, mortaj; 700 fucili erano nelle mani degli uomini; si fusero persino le canne dell’organo di S. Sofia per farne projettili, Coraggiosamente si cominciò l’attacco dalle due parti con un ben nutrito fuoco di moschetteria. Il C. (capo locale sanfedista, ndr.) , con un piccolo cannone da campa gna, s’era trincerato dietro gli alberi della Foresta, boschetto d’elci, attiguo all’abitato, ed ivi, non senza terrore, sentiva il fischio delle palle, che spesso arrivavano a forare la porta della cappella. Si ebbe presto a persuadere che aveva a che fare con valorosi; ma non per questo si perse del tutto d’animo, ne cessò di confortare e stimolare i suoi. Un inatteso spettacolo gli appari allo sguardo e lo mosse al riso; era l’ultimo espediente a cui si appigliavano gli altavillesi, I quali, poco atti alle armi, vedendo che il nemico non cedeva, si volsero ad implorare il patrocinio dei santi; e siccome quello in cui avevano più fede era S. Antonio, così a lui vollero affidare la tutela del paese, Lo vestirono goffamente, con la sciabola a tracolla e giberna, con lo schioppo e cappello a due punte, detto allora a sufflè, e lo collocarono in mezzo allargo Castello. Tal vista provocò il beffardo riso del C…, il quale, sebbene affiliato alla Santa Fede, poco credeva alla religione e ancor meno al patrocinio di santi, “Lo salterò in aria questo struppone formiculusu’ disse e diè fuoco alla miccia del cannone. Ma schiantò in tredici pezzi e accese tutta la munizione della polvere, Il prodigio lo sbigottì, e si dette a precipitosa fuga in mezzo allo scompiglio dé suoi. Mentr’egli bestemmiando fuggiva, gli altavillesi gridavano al miracolo. Accorsi sul luogo raccolsero i tredici pezzi e come trofeo gli attac carono al muro accosto alla nicchia del santo. Ora i vecchi li mostrano ai fanciulli raccontando loro il miracolo.
A proposito della crociata sanfedista del cardinale Fabrizio Ruffo a Napoli ancora oggi si canta: “Viva viva ‘u papa santo ch’a mannate e cannuncine… pe scaccià li giacubine”. Ma passata la fiammata rivoluzionaria anche Altavilla venne normalizzata al vecchio ordine borbonico e molti nostri concittadini furono arrestati (e tra questi Gaetano Mottola) e portati a Salerno per essere giustiziati. Furono fortunosamente salvati da un prete rimasto senza nome, Sempre nel Convento, intorno al 1820, si tenevano le riunioni dell’unica loggia massonica altavillese: si chiamavano i liberi pestani d’Altavilla.
4 Era come una piccola barca tutta di cera, di candele grandi e piccine accostate l’una all’altra con arte antica da mani povere ma sollecite nell’espressione della fede. Se ne facevano di un metro e anche più lunghe. Avevano vele che erano nastri rosa o celesti legati ad onda tra il grande cero al centro e le due punte. la portava una donna sul capo, poggiava su di un cercine di panno, reggendola con le mani.
Intorno alla portatrice si stringevano le altre che avevano contribuito a metterla in sieme, dietro veniva la massa dei fedeli. Messe sull’altare’ maggiore le cente venivano poi benedette.
5 In Sicilia (vedi Bagheria di Dacia Maraini) il “colpo scuro. diventa la mascoliata finale. Come a dire un gettito di esuberanza virile, per esprimere una sfida maschia al cielo e al mondo.

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