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02 Lug 2011

Altavillesi? No, siamo soprattutto silentini!

Filed under Piana del Sele

Un privilegio di Altavilla è quello di  racchiudere all’interno del proprio territorio una singolare rappresentazione del variegato mondo della provincia salernitana e non solo. Risalendo per il corso del Sele si può arrivare fin nell’Irpinia e da qui verso la Lucania e i granai pugliesi. Dalle sponde del  Calore si incontrano gli Alburni e poi il cuore del Cilento. Facendo una deviazione su per il passo della Sentinella siamo nel Vallo di Diano. Sono i percorsi della storia del passato ma anche dell’economia moderna. Dalla piazza del paese silentino  basta portarsi verso il Piano delle Rose o Tempa della Guardia per trovarsi ad un palmo di naso dai tre quarti dell’intera provincia che osservi dall’alto. Altavilla è una comunità che naturalmente si è aperta agli scambi con chi vive ed opera nei dintorni.  Almeno la metà dei nostri cognomi ci raccontano storie di immigrazione dai paesi vicini. Tracce che stanno dentro la nostra memoria collettiva.  Alle nostre spalle, verso gli Alburni e lungo il corso del Calore, quasi aderendo al percorso dei pastori transumanti conosciuti più dai nostri nonni che dai nostri padri. Davanti, l’opzione più recente, quella che ha dovuto attendere la bonifica dalla palude, per  tornare a guardare verso le aree una volta popolate dagli etruschi. A Scalareta, per chi non lo sapesse, ci sono loro impronte . Verso il Sele abbiamo sempre guardato: non a caso al nostro nome è stato aggiunto, non a caso, un “silentino”.  I nostri meloni si andavano a vendere a Campagna e ad Oliveto. E’ il futuro che c’interessa: è lì che vivremo il più a lungo possibile. Ci sono nuove sfide: l’apertura internazionale che ci assicurerà un aeroporto finalmente aperto; la fruizione turistica dei nostri ambienti ancora ad alta ruralità; un’agricoltura sotto il segno della migliore ortofrutta d’Italia e di un allevamento bufalino di qualità; dei beni culturali da utilizzare seriamente. Su questi aspetti c’è bisogno di dell’apporto dei migliori.

Oreste Mottola (*)

*giornalista, è attualmente condirettore del settimanale “Unico”

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14 Gen 2008

EBOLI. I ricordi di una stagione … ormai lontana. 68 e dintorni…

Filed under Argomenti vari

Ricordi della nostra …. meglio gioventù ebolitana

Il Sessantotto ad Eboli era arrivato in ritardo: qui la vera "primavera" fu il 1974, con la rivolta per quella fabbrica della Fiat tolta ad Eboli e portata in Irpinia che risvegliò tutti e fece da cesura fra il "prima" ed il "dopo". Qualcuno, come l’architetto Vincenzo Trifone, a Napoli era già stato un leader delle manifestazioni studentesche. I jeans e gli eskimo diventarono presto una divisa per molti: per Biagio D’Ambrosio, che è stato il direttore generale del comune di Eboli e che poi ha continuato questa carriera in altri importanti comuni, leggeva "il quotidiano dei lavoratori", militanza in Avanguardia Operaia prima e Dp, Democrazia Proletaria, dopo. Gerardo Rosania e Giovanni Tarantino erano più "ortodossi", ovvero stavano nel partito comunista. Antonio Cuomo era a capo dei giovani socialisti ma più che leggere libri, stilare volantini e fare grandi discussioni ideologiche, come noialtri, lui già accumulava voti. Con Lotta Continua c’erano quelli che, dicevano noi che c’eravamo, più subivano l’onda delle mode: non la barba di Peppe Leso che ne diventò l’icona ufficiale o il rigore scientifico di Marcello Merola. I più vivaci ed intraprendenti erano quel gruppo di studenti ebolitani, raccolti tra il liceo classico e scientifico, ma con presenze anche all’agrario, che furono prima "Manifesto" e poi "Pdup". La storia andò avanti tra il 1976 ed i primi anni 80. Antonio Vecchio, oggi fa il manager informatico; Enrico Melchionda, è docente universitario di scienza della politica all’Orientale di Napoli; Donato Santimone, direttore commerciale della Saba di Bellizzi; Felice Bergamo, professore di fisica ed anche chi scrive queste note. C’era Alfredo Gori. Ed alcune ragazze: Maria Bello, prematuramente scomparsa, Erminia Vignola e Stefania Capasso. Il gruppo di Sicignano portò un tocco di lievità : Stefania aveva gli degli occhi azzurri spettacolari e dalle pendici degli Alburni veniva Maurizio Bisogno, occhialini da intellettuale e modi da poeta. La sezione era in uno dei vicoletti tra piazza della Repubblica ed il centro storico. Vi si svolgevano riunioni su riunioni, si producevano scioperi studenteschi e soprattutto la partecipazione alle lotte contadine di Persano. A costruire il gruppetto, pezzo per pezzo, fu Enrico Melchionda, figlio di un capo comunista locale morto prematuramente, ma di formazione eterodossa pur essendo quello che aveva letto tutto il Marx e Gramsci possibile. Al Pdup di Eboli furono tutti, su suo imput, troskisti e la sezione l’intitolarono ad un ebolitano, Berniero Manfredi, fuoriuscito antifascista e morto, forse per mano fascista, ad Algeri. Vincenzo Sparano, stalinista doc nel pensiero ma democratico nell’azione, che fu anche senatore del Pci, non ci poteva soffrire, ci definiva "fascisti rossi". La sezione del Pci era vicina ma affacciava sulla grande piazza, oggi c’è un negozio di telefonini, allora il quadro di Stalin era irremovibile. Lo tenevano lì anche perché sapevano che l’avremmo volentieri fatto a pezzi. Carmelo Di Napoli se ne stava già a Salerno e quella distanza l’abbiamo progressivamente allungata sino a quando lui si è collocato in un’altra dimensione e non ci siamo più compresi. Discussioni a parte, nel maggio – giugno del 1980 i "pduppini" di Eboli entrarono nella lista comunista per le elezioni comunali ma in un modo inconsueto: agli ultimi due posti della lista (prescindendo dall’ordine alfabetico). Qualche mese dopo ci fu il terremoto, ed in quella grande tragedia facemmo il nostro ’68, ovvero l’apprendistato politico e sociale. Alle comunali del 1983 invece l’accordo, più per l’inattitudine alla diplomazia di Vincenzo Aita, non si trovò e il Pdup si presentò da solo. Enrico Melchionda sfiorò l’elezione a consigliere comunale, lo seguirono Donato Santimonie ed Antonio Vecchio . I pduppini ebolitani furono i primi ed in casa sua, spietati critici del partito socialista di Conte. Conducemmo, per fare un esempio, una battaglia aperta contro il porto-canale alla foce del Sele. Il Pci di allora, su queste come altre cose, era almeno acquiescente. Poi – visto che anche scrive ne ha fatto parte – ci presero la vita e le carriere, i chili in più ed i capelli in meno. Dicemmo la nostra, e non ci siamo mai pentiti.

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24 Lug 2006

EBOLI – CAVA. Oggi si sposa Massimo Cariello.

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L’Assessore Provinciale Massimo Cariello convola a nozze con l’affascinante Cristiana Chirico

Lunedì 24 luglio alle ore 17.30

Badia di Cava de’ Tirreni, Abbazia Benedettina della S. S. Trinità, dell’XI secolo

Arriva nel cuore dell’estate salernitana proprio come il gossip più bello e atteso da paparazzi, giornalisti e non solo. Fervono gli ultimi preparativi e poi l’evento rosa che suggella l’estate 2006 raggiungerà la sua massima potenza.

Dall’Agro Nocerino Sarnese alla Piana del Sele, passando per l’entroterra salernitano e sfiorando vette regionali e nazionali, cresce in maniera esponenziale l’attesa per il matrimonio più gettonato del momento.

Ebbene sì. Massimo Cariello, l’Assessore alle Politiche Giovanili, al Lavoro, Centri per l’Impiego e Informagiovani della Provincia di Salerno, l’ambito ?scapolo d’oro? dell’ultimo quinquennio, finalmente convola a giuste nozze.

Ebbene sì. Anche per lui, esteta affermato e politico navigato, è giunto il momento di metter su famiglia e cedere ai doveri coniugali. Ma come accade per tutti i matrimoni che si rispettino, sarà soprattutto la sposa a calamitare l’attenzione dei flash e la curiosità degli invitati e suscitare, perché no, un pizzico di invidia che, in casi eccezionali come questo, non manca mai.

E’ Cristiana Chirico, bella, affascinante, riservata e soprattutto tanto ?paziente? con colui che dovrà strale accanto per tutta la vita, la fortunata sposa che almeno per un momento si tirerà addosso un velo di gelosia da parte di chi, almeno una volta ha sognato?.

Ma i sogni si sa rimangono tali, la realtà è ben altro.

Il giorno del fatidico sì è giunto, e questo pomeriggio i raggianti ed emozionati genitori Antonio Chirico e Maria Petrosino, Giuseppe Cariello e Maria Capo, faranno da cornice al matrimonio dei figli Cristiana e Massimo.

L’appuntamento è fissato per le ore 17.30 nella Badia di Cava de’ Tirreni, Abbazia Benedettina della S. S. Trinità, dell’XI secolo, salvo giustificato ritardo della sposa che, come tradizione vuole, deve farsi attendere e desiderare almeno un po’. Anche la scelta dei testimoni, non è stata affidata al caso. Massimo, infatti, per suggellare questo prezioso e significativo momento, ha voluto al suo fianco il fratello maggiore Pasquale e la moglie Paola Tomeo adorabile madre dei due piccoli angioletti Giuseppe e Massimo (che porta il nome dello zio Assessore). Cristiana, invece, come testimoni di nozze ha scelto gli affezionati e cari parenti Umberto e Luciana Petrosino.

Dopo il rito religioso Massimo e Cristiana festeggeranno con numerosi familiari ed una nutrita schiera di amici e colleghi, presso la ?Tenuta Porta di Ferro? di località Santa Lucia di Battipaglia. Un pantagruelico e raffinato banchetto nuziale delizierà i palati delle centinaia di inviatati che prenderanno parte alla cerimonia.

Ovviamente, tra la ricca e nutrita rosa di invitati, ad affiancare un politico navigato come l’Assessore Provinciale al Lavoro, non potevano di certo mancare altrettanti politici del panorama locale e nazionale. Anche qui, scelte non casuali.

L’Assessore Cariello ha voluto al suo fianco nel giorno del suo matrimonio il Presidente della Provincia di Salerno, Angelo Villani; gli assessori Antonio Valiante e Corrado Gabriele; numerosi esponenti della Giunta e del Consiglio provinciale; gli Europarlamentari Alfonso Andria e Vincenzo Aita; l’onorevole e compagno di Partito Gerardo Rosania, colui che gli ha dato i natali politici; il sindaco della Città di Eboli, Martino Melchionda; gli assessori comunali di Eboli Cosimo Cicia, Pierino Infante, Luigi Morena e Mauro Maci; i consiglieri comunali di Eboli, Mauro Vastola e Carmine Caprarella e numerosi Sindaci e politici dei Comuni della Provincia di Salerno da Sapri a Scafati. Se gli impegni istituzionali gli lasceranno un po’ di tempo a disposizione, potrebbe essere presente al banchetto nuziale di Massimo e Cristiana, anche l’onorevole Francesco Caruso.

Dunque, da oggi per l’Assessore Massimo Cariello si aprirà un capitolo di vita tutto nuovo.

Colui che un tempo è stato descritto come ?il giovane assessore ebolitano che piace alle signore mature, che in lui vedono un ragazzo- fratello- figlio, cordiale e di buone maniere, non macho, uno che non sembra un comunista di Rifondazione?? giurerà amore eterno alla splendida Cristiana. E chissà quante lacrime solcheranno il viso dell’adorabile Pupetta?

Ovviamente agli auguri di parenti ed amici, a Massimo Cariello e Cristiana Chirico vadano gli auguri sinceri e sentiti da parte di tanta gente comune, di tanti salernitani di centro e di periferia che, almeno una volta, hanno avuto modo di incontrare, ascoltare e conoscere Massimo Cariello.

A Massimo e Cristiana ? ad majora!

Silvana Scocozza

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10 Giu 2006

Gravissimo incidente stradale a Campolongo di Eboli

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Tornava da una serata passata in discoteca, perchè la maggior parte dei ragazzi di 23 anni si diverte così il venerdì. Giovanni Pennella fino a ieri faceva parte di quella schiera di giovani, poi alle 4 di stamani la sua giovane vita si è interrotta sulla strada che lo riportava a casa. Il giovane 23enne era originario di Albanella ed alle prime luci dell?alba stava percorrendo la provinciale 165 a bordo della sua Fiat Punto.

All?improvviso un bagliore. Erano i fari di una Audi 80. L?impatto è stato tremendo e purtroppo fatale per gli autisti delle due auto. Giovanni Pennella ed un rumeno dall?apparente età di 30 anni sono morti sul colpo.

Un?altra vettura è rimasta coinvolta nell?incidente, per un triste bilancio di 11 feriti e due deceduti. Sul posto si sono portate varie ambulanze tra cui quelle del Vopi e dell?Humanitas di Eboli e Ponte Barizzo. Una scena raccapricciante. I corpi erano tutti distesi sull?asfalto, tranne quelli di Giovanni Pennella e del rumeno perchè rimasti incastrati tra le lamiere.

I primi rilievi ad opera dei Carabinieri di Battipaglia e Pontecagnano hanno cercato di chiarire l?esatta dinamica del?incidente, anche se per il momento si sa solamente che si è trattato di un frontale. Altro particolare raccapricciante: nell?Audi guidata dal rumeno vi erano sette persone, compreso il conducente, di cui due nel bagagliaio. Tutti immigrati e probabilmente tutti clandestini perchè non si è riusciti ancora a dare un nome all?extracomunitario defunto proprio perchè era sprovvisto di documenti.
10/06/2006

Santa Cecilia, prima di Eboli, nuova frontiera della Piana del Sele

Una frase scritta in arabo sul muro del campo di San Nicola Varco (Quanti extracomunitari “ospita” ancora? Forse più di 400) avverte: a chi non ha ciò che gli piace, deve piacere ciò che ha. Così ragionarono anche coloro che (molti decenni or sono) scelsero Santa Cecilia per abitarvi stabilmente. Si fecero piacere questi ex latifondi ed oggi questa località è una delle nuove frontiere dello sviluppo della Piana del Sele. Dove l’economia ancora cresce, si aprono nuove fabbriche, i negozi spuntano dal niente e … potendo (ah, quel Piano Regolatore voluto da Rosania) spuntererebbero ancora tante palazzine. Diecimila abitanti che si affacciano su di una delle strade più trafficate d’Italia, nel bel mezzo di una zona, la Piana del Sele, che è “il Nord” del nostro Sud.

EBOLI? GUARDANO DA UN’ALTRA PARTE

Questa è Santa Cecilia, frazione di Eboli, ma che guarda a Paestum e a Battipaglia, ma da decenni percorsa da venti di separatismo. “Quelli lì hanno occhi solo per tutto che c’è oltre il ponte di S. Giovanni. Qui c’è la migliore agricoltura, le industrie moderne, un commercio che va veloce e poi c’è il mare”, ti dicono un po’ in coro. “Loro” sono gli ebolitani di sopra, distanti più per mentalità che per i dieci chilometri della provinciale 30. La guerra è innanzitutto ai luoghi comuni: “Santa Cecilia non è solo un incrocio su di una strada spesso funestata da incidenti stradali o la terra di nessuno degli extracomunitari”, a parlare è l’avvocato Antonio Conte, consigliere provinciale, nonchè uno che da queste parti c’è nato, cresciuto e pasciuto. E’ nipote di Carmelo Conte, l’ex ministro che ha imposto all’attenzione generale questa terra. “Siamo onesti. Del lavoro degli extracomunitari a S. Cecilia c’è estremamente bisogno. Possono così contribuire al nostro sviluppo e così integrarsi, da persone e non solo da braccia”.

IL PANORAMA PRODUTTIVO

Ettari ed ettari di campi inondati dal sole: cavoli, carciofi, ortaggi, serre di fiori e fragole. E poi tanti allevamenti di bufale. I caseifici, le mozzarelle. La Piana del Sele sembra davvero un’isola felice, se ti limiti ad attraversarla, di giorno, velocemente in macchina. Ma appena giri lo sguardo vedi figure chine sulla terra riempiono cassoni di verdura che partiranno poi per le altre regioni d’Italia. Poi il pomeriggio, spesso la sera, quelle ombre riemergono. A piedi o in bicicletta rischiano d’incontrare un guidatore distratto, che preso dalla strada rettilinea, abbagliato dalle luci o perso nei suoi pensieri a non accorgersi del pedone o del ciclista. Li organizzano i nuovi caporali, marocchini o algerini, che lucrando il 10% sulla paga di ogni lavoratore, fanno da intermediari ad una prima definizione dei salari e delle ore di lavoro. Sono loro i nuovi «ricchi»: proprietari di auto utilizzate da gruppi di 4/5 per raggiungere i luoghi di lavoro, dove altri arrivano a piedi o in bicicletta. Basta un furgone senza sedili posteriori e di una Opel dissestata, per fare la spola con i terreni che circondano la zona. Pagano la tangente per lavorare, oltre al dieci per cento a chi fa arrivare le rimesse in Marocco. Sveglia alle sette, poi il raduno per andare nei campi a raccogliere scarole, finocchi, carciofi. Otto ore chini.

LO SVILUPPO STRAORDINARIO.

Le banche, che di economia hanno conoscenza, si sono accorte da tempo delle grandi potenzialità di Santa Cecilia. Accanto alla Popolare di Salerno ed al Banco di Napoli, sta per piazzarsi anche il Credito Cooperativo di Aquara. ” D’estate c’è un passaggio di turisti inestimabile, qualche milione di persone”, racconta Antonio Conte. Ma manca l’amalgama tra gli abitanti, c’è ancora un’ancora acerba comune tradizione culturale.

LA TENTAZIONE AUTONOMISTA

“E’ una via affascinante, non lo nego”, dice l’avvocato Conte. “Qui c’è una mentalità diversa, più veloce, rispetto ad Eboli. Non possiamo continuare a pensare di andare solo verso la collina. C’è il mare e c’è Paestum”.

LE DIVERSE PROVENIENZE

Non essendoci un ceppo strettamente ebolitano ma diversi nuclei originari da posti diversi la competizione è stata più forte. Sono arrivati da Salerno, dai comuni del Cilento, dai Picentini, dall’hinterland napoletano. Gli ultimi insediamenti edilizi hanno attirato molti.

LE ATTIVITA’ ECONOMICHE

L’agricoltura continua ad essere l’attività principale: Cavaliere, Alfano, Iemma, ecco i nomi di maggiore rilievo. C’è la Tafuro che trasforma prodotti agricoli, c’è la metalmeccanica Carpedil con l’Emisas. Il commercio sviluppa notevoli volumi di scambi. “Devono avere altri servizi e di potersi ampliare e sviluppare. Il nuovo piano regolatore è ancora penalizzante e fuorviante”, dice Conte.

BUFALE E MOZZARELLE

Alcuni nomi sono conosciutissimi: “La Masseria”, “Esposito”, “Villecco”, “Tre Stelle”. E poi ancora altri. Gli allevamenti maggiori sono quelli di Iemma e a Battipaglia. Il settore qui si regge sul grande contributo all’acquisto della mozzarella fresca da parte dei tanti napoletani che d’estate si riversano su queste strade: subito dal produttore al consumatore.

VITA SOCIALE.

La Parrocchia è retta da don Daniele Peron, coordinatore della Forania di Eboli. L’Oratoria e la Parrocchia cercano di animare. Sono state fatte delle memorabili edizioni del Natale e del Carnevale. “C’è bisogno di uno spazio pubblico per concerti e dibattiti. Ed una biblioteca. Poi il Comune dev’essere presente qui con una vera e propria casa comunale”.

LE ENORMI POTENZIALITA’

L’avvocato Antonio De Falco, viene da Mercato San Severino: “Qui si vive bene. Le potenzialità sono enormi. Le maggiori carenze sono proprio nella fascia costiera. E’ troppo abbandonata a se stessa. Il sindaco Rosania ha fatto tanto, ma ancora non basta. “Il loro unico luogo di ritrovo è la piazzetta davanti al Banco di Napoli. Il punto dolente è proprio la loro mancata integrazione”. Cominciano però ad esserci molti esempi d’integrazione.

POMODORO E DOPOTERREMOTO

Dopo il terremoto del 1980 S. Cecilia comincia a perdere il grosso soccorso di braccia che arrivava dall’Alto Sele, dall’avellinese ed anche da alcuni paesi lucani. C’è lavoro, per gli uomini, nella ricostruzione e così le donne possono restare a casa o lavorare i propri appezzamenti di terra. Poi sulla coltura del pomodoro si è scatenata la fisiopatia che ne ha determinato quasi la scomparsa dal panorama produttivo. Così gli agricoltori hanno dovuto riconvertire le loro attività verso colture di tipo invernale: finocchi, insalata, carciofo, cavolfiori e scarola. E serviva ancora più manodopera. C’è stato quindi “bisogno” degli extracomunitari. C’erano poi dei grandi “contenitori” utilizzabili come alloggi di fortuna: S. Nicola Varco, l’ex Mellone, e tanti casolari abbandonati.

L’IMPROSTA E S. NICOLA VARCO

Mentre l’azienda Improsta è passata al patrimonio regionale e si avvia a diventare un’importante realtà per la ricerca agricola meridionale, S. Nicola Varco è ancora “terra di nessuno”. Per le terre dell’Istituto Orientale, più di mille ettari di terreni fertilissimi, Antonio Conte vi immagina l’istituzione di una facoltà universitaria di agraria e di veterinaria.

L’AVAMPOSTO DELLA SCUOLA

Dario Palo, insegna presso la scuola elementare di Cioffi. La realtà è già tutta nei numeri: “Gli immigrati censiti sono 606, ma in realtà sono tanti di più. Fino ad oltre tremila. Almeno l’80% di loro sceglie di risiedere in questa zona. Nella sola scuola quasi un terzo dei bambini, non hanno origini italiane”. Ma il lavoro della scuola investe anche gli adulti. “Per loro facciamo corsi di italiano. Nei due giorni della settimana (mercoledì e giovedì dalle 17 alle 19) sono almeno in 50 a frequentare, ed in maniera molto disciplinata”. Le nazionalità presenti sono i nordafricani (tunisini, marocchini ed algerini), ma anche tanti appartenenti all’ex Iugoslavia, i rom e gli albanesi”.

UN CENTRO SPORTIVO

Sabato 22 febbraio 2003 sarà inaugurato il centro sportivo “Spartacus”, costruito dal comune di Eboli. Calcio, calcetto e pista di atletica, sono gli sport che la comunità di S. Cecilia, (scuole, associazioni e singoli cittadini) potranno utilizzare al meglio.

LA SCHEDA SUL FENOMENO EXTRACOMUNITARI

Il fenomeno dell’ingresso e della presenza dei lavoratori immigrati nella Piana del Sele ha origine, di una certa rilevanza, soprattutto alla fine degli anni ’80, con l’ingresso di flussi migratori extracomunitari provenienti quasi esclusivamente da: Marocco, Algeria, Tunisia e Senegal.

Agli inizi il fenomeno ha interessato poche centinaia d’unità che si sono insediate nel territorio battipagliese, ebolitano e capaccese dedicandosi prevalentemente alle attività agricole precarie e stagionali, e quelle caratterizzate da rapporti di lavoro stabili nelle aziende zootecniche locali (stalle bufaline).

Questi primi insediamenti hanno calamitato negli anni altri flussi migratori di connazionali, in prevalenza marocchini, soprattutto in concomitanza dei periodi correlati alle grandi raccolte di prodotti agricoli nella Piana del Sele (carciofi, fragole, frutta e ortaggi). Connotandosi quindi come forza lavoro stagionale e di transito.

A partire dalla metà degli anni ’90, il fenomeno ha assunto una diversa forma, presenza non più sporadica, ma attività lavorativa agricola che andava anche oltre le stagioni dalle grandi campagne di raccolta. Il numero complessivo è di circa 1800 unità stabilmente addette al settore agricolo.

Di questi circa 400 hanno regolare permesso di soggiorno (fonte Direzione INPS). Il resto è rappresentato da lavoratori clandestini.

Gli immigrati con regolare permesso di soggiorno rappresentano la base storica e di più maturo insediamento (dai 5 ai 15 anni), quasi tutti hanno ottenuto la regolarizzazione in seguito alle sanatorie. Sono molto rari i casi di ricongiungimenti familiari (circa una cinquantina).

La nazionalità prevalente è quella marocchina (80% circa), l’età media nella quale si concentra la maggior parte degli immigrati, è rappresentata dalla fascia d’età compresa tra 30-40 anni. Negli allevamenti bovini e bufalini, nei quali non è più possibile da anni reclutare forza lavoro dipendente locale, indisponibile a tale attività e che è diventata d’esclusiva competenza di lavoratori extracomunitari (soprattutto indiani e pachistani).

Nella Piana del Sele su un totale di 1.696 aziende d’allevamento bufalino e bovino con un numero di capi pari a 13.896 oggi lavorano circa 400 extracomunitari e rappresentano oltre 80%, di tutta la forza lavoro dipendente addetta al settore.

IL PERSONAGGIO: MARUF

Maruf, volto solare, sorriso aperto, stazza imperiosa, Maruf è marocchino. Regolare, vive in Italia da quasi vent’anni anni. «oltre diciotto anni di contributi», sottolinea ridendo. È delegato Cgil, responsabile dell’associazione «Casablanca» e fa parte anche della Consulta provinciale per l’immigrazione. Vive in un’umile casa a Campolongo, e fa da «mediatore culturale» per il comune di Eboli. Un tramite indispensabile, che lo rende più di un capo carismatico. Che aiuta in mille faccende pratiche i suoi connazionali – non solo quelli ospitati a Eboli – soprattutto quelli che hanno bisogno dell’ospedale. E che ormai sa come muoversi sul terreno scivoloso della burocrazia.

Oreste Mottola

Cellulare 338 4624615

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27 Mag 2006

Legge 488 ad eboli. L’1 giugno dibattito al Senta Cruz di Eboli

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Le nuove direttive della Legge 488/92; modalità di redazione del piano d?impresa.

Continua l?impegno dei Giovani Imprenditori della Piana del Sele nell?attività di sostegno alla crescita della competitività delle piccole e medie imprese.

Su pressante richiesta delle 150 imprese associate (con un giro d?affari stimato di circa 200 milioni di Euro e 2.500 addetti), il Consiglio Direttivo di AssoGIPS ha organizzato un dibattito pubblico sulla nuova Legge 488 che è stata oggetto di importanti interventi di riforma sia da parte del Ministero delle Attività Produttive che della Regione Campania.

Giovedì 1 Giugno alle ore 17,30 all?Hotel Santa Cruz di Eboli relazioneranno sull?argomento Gabriella Miano e Nicola Russo di Banca Nuova, Istituto concessionario del Ministero delle Attività Produttive.

Sono previsti inoltre gli interventi del Consigliere Delegato di AssoGIPS Antonio Ciao, del Sindaco di Eboli Martino Melchionda e del Direttore Generale di AssoGIPS Vincenzo Quagliano. L?intervento del Presidente dei Giovani Imprenditori Gianluigi Barlotti concluderà i lavori. Il dibattito sarà moderato dal giornalista Oreste Mottola.

Considerato il ruolo nuovo degli Istituti di Credito e degli Enti Locali nella pianificazione degli investimenti delle imprese, i Giovani Imprenditori sollecitano alla partecipazione attiva tutte le strutture Istituzionali e non presenti sul territorio della Piana del Sele (Enti Pubblici, Istituti di Credito, Associazioni, Professionisti, ecc) per creare una interessante occasione di dibattito e confronto sulle opportunità di rilancio dell?economia locale.

Il Direttore Generale

Vincenzo Quagliano
(www.assogips.it)

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08 Ott 2005

Eboli: Le promesse del candidato, la buonafede del giornalista

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ANTONELLO BRUNO RACCONTA

Cari amici e colleghi,
dopo la solidarietà richiesta ed espressa per Francesco Faenza, è giunto il momento di lanciare la campagna: ?una mail per Antonello Bruno?. Anche perché la secrezione biliare nel mio intestino ha oltrepassato ogni livello di guardia.
C?è del marcio in Danimarca? E chi dice che qui da noi va meglio? Sentite questa: durante le ultime amministrative, il candidato sindaco del centrosinistra, l?avvocato diessino Martino Melchionda, mi chiede di curargli l?ufficio stampa e partecipare alla stesura del programma e pianificare la comunicazione. ?Adesso non ho soldi per pagarti? ebbe a dire in presenza di testimoni ?se vinco, però, ti conferirò l?incarico di addetto stampa. Squadra che vince non si cambia? Commosso, ringraziai. E accettai di corsa. Per la prima volta in oltre dieci anni di attività, mi legai mani e piedi ad un carrozzone politico. Ho lavorato per due mesi con il massimo impegno possibile, senza il minimo rimborso, fianco a fianco di Melchionda. Arrivando persino a presentare il comizio con Sassolino. Poi, a vittoria ottenuta, passa il santo e passa la festa. Il neoeletto sparisce dalla circolazione. Non un cenno, non una telefonata. Qualche mese dopo, un amico comune ? non incaricato da me – gli chiede:?perché hai messo da parte Antonello?? Lui risponde: ?Era nei patti. Antonello si è offerto di aiutarmi gratis per ricambiare un vecchio favore che gli ho fatto?.
Premesso che il sottoscritto e Martino Melchionda prima delle elezioni non si sono mai frequentati, neppure per sorbire una tazza di caffè al bar (in quel caso, sono sicuro, avrei comunque pagato io) resta l?amaro in bocca per quello che è accaduto. Anche perché non c?è nulla di peggio che vedere un libero professionista, per giunta ora primo cittadino di una realtà importante come Eboli, rimangiarsi la parola data in presenza di testimoni. Come, quando e perché questo è potuto accadere? Non ho avuto sinora neppure il piacere di ottenere una risposta ad una sola di queste domande.
Il quesito adesso è: che fare? Secondo Diletta ? mia moglie ? farei bene a spedirgli una ricca parcella per i servigi offerti e metterci sopra una bella pietra. Io, invece, ho preferito girare la questione a voi, amici e colleghi. Sia per ottenere eventualmente un consiglio, che per attuare nel contempo una sacrosanta e pur minima vendetta nei confronti di un colossale bugiardo. E per mettervi sull?avviso in caso di offerte di incarichi futuri. Sennò correte il rischio di finire come me. PRESI- PER-IL-CULO!
Ci tengo a sottolineare, per finire, che non nutro sentimenti di vendetta nei confronti del signor sindaco. Solo una cosa: se vi capita di averci a che fare, METTETE TUTTO PER ISCRITTO.

PS: Mi farebbe piacere ricevere in proposito un consiglio, un attestato di solidarietà, un insulto o quel che vi pare. Vi ringrazio in anticipo.
Saluti e abbracci. Antonello.
antonellobruno@email.it

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NDR
Ci farebbe piacere sapere la versione del sindaco Melchionda

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21 Lug 2005

Eboli. Vito Busillo: ecco la mia campagna moderna

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?Nuove idee crescono?, diceva lo slogan elettorale di Vito Busillo. Ancora? Fino a dove? Nel suo Consorzio l?irrigazione tubata regolata dal satellite è già realtà: ?Siamo trent?anni più avanti della maggior parte del nord Italia?, dice orgoglioso. Dicevano che voleva fare il sindaco, mirava alla poltrona che è ancora di Rosania. ?Non c?è stato un mio sì o anche un forse a quest?ipotesi?, giura il giovane agricoltore, fiore all?occhiello della Coldiretti. “Io? Posso mettere a disposizione di un territorio che da Angri a Sapri, l?esperienza che mi sono fatto al consorzio di bonifica Sinistra Sele?. Militante della Dc prima e dell?Udc poi è diventato amico del ministro delle risorse agricole Gianni Alemanno grazie alla competenza che ha maturata sul tema dell?acqua e della gestione del territorio.
UN AGRICOLTORE MODELLO
La professione di Busillo non è mai stata la politica: ?Vendiamo la produzione dei nostri 60 ettari a rucola, albicocco biologico e pesche facendo dei lanci su Internet?? Che cosa? Come? ?Scegliamo sulla rete i nostri clienti e i canali di distribuzione?. E? vero che c?è anche la Plasmon, quella che mette ai suoi fornitori regole degne dei protocolli della Nasa? ?E? potuta capitare?. Vito Busillo ha l?eloquio facile, ma non parla mai a vanvera. Per lui parla l?azienda ?Eboli?, proprio al centro della Piana del Sele, l?agricoltura è quella modernissima, già proiettata nel terzo millenio. Un altro segno dei tempi che avanzano e che fanno della nostra Piana il nord del nostro sud. Quella di Busillo non è tra le più grandi aziende della zona ma sicuramente rappresenta un gioiellino tecnologico. Tutto è certificato Eurep Cup e biologico e i programmi per abbattere le percentuali di nitrati nelle concimazioni non sono fantascienza ma realtà. ?Già lo chiede Greenpeace. Tra poco lo reclameranno i consumatori del nord Europa, così da me i nitrati li abbiamo già abbattuti?.
VINCENZO AITA. UOMO DEL PASSATO
La contrapposizione del 39enne Busillo a Vincenzo Aita, uomo di Rifondazione Comunista per l?agricoltura, è insieme generazionale, professionale ed ideologica: ?Dal punto di vista personale la mia stima per l?uomo Vincenzo Aita, e per il suo impegno, è totale? dice mettendo le mani avanti un Busillo tecnocrate che domina tecnologie, finanza e burocrazia. Aita, responsabile dell?agricoltura con Bassolino, è il figlio della grande stagione delle lotte contadine. Busillo e Aita sono separati da almeno un?era geopolitica dietro. Vale la pena di tenere d?occhio il giovane presidente del consorzio di bonifica di Cioffi? E se non venisse eletto?: ?Nessuna tragedia: resto alla presidenza del consorzio di bonifica. Sono un dirigente della Coldiretti”.
Busillo viene dal cuore della terra dove si concentra gran parte della ricchezza agricola regionale. Qualcuno la chiama la «California d?Italia», quasi a sottolineare che le fragole, i cavolfiori, le insalate, gli ortaggi, i pomodori che qui si producono fanno invidia, per qualità e quantità, in molte regioni d?Italia. C?è poi la bufala con la mozzarella. Busillo e l?uomo forte dell?Udc nei campi, l?acchiappa preferenze già sperimentato al comune di Eboli, dove è stato consigliere comunale dal 1992 al 2000, ?quando ho preso più voti di tanti grossi calibri di oggi?.
GLI STUDI. LA FAMIGLIA
Perito agrario, è sposato con Tiziana, ha due figli: Chiara e Francesco, di sei e cinque anni. ?Il sì fondamentale alla mia candidatura è arrivato da loro. Gli ho parlato ed hanno capito cosa stavo facendo. Fare campagna elettorale nei 158 comuni della provincia salernitana è difficile?. Vuole aggiungere anche molto costoso, ma elegantemente glissa. E comincia a ricordare le sue passeggiate in montagna per ritrovare quella concentrazione che lo stress di un impegno professionale spalmato su quasi tutti i 365 giorni dell?anno difficilmente gli lascia. C?è poi la presidenza del consorzio di Bonifica che ricopre dalla fine del 1996, lui il più giovane che l’ente abbia mai avuto alla presidenza. Ha anche incarichi nazionali negli organismi centrali di settore (Anbi e Snepi). “Abbiamo al nostro attivo ottimi risultati”, dice orgoglioso. Si comincia dalla riduzione del personale, da 109 a 87, “usando i prepensionamenti incentivati”, ma ancora non basta. “Dobbiamo scendere a 50, massimo 60, e sa perché? Dobbiamo ridurre i costi che poi si vanno a scaricare sugli agricoltori. Così le nostre aziende agricole potranno avvantaggiarsene in termini di competività”. «Negli ultimi otto anni , abbiamo trasformato il territorio, modificando il vecchio sistema di irrigazione a canaletta, o scorrimento, quello a cielo aperto, per intenderci. Un sistema che disperdeva non meno del 50 per cento dell?acqua. Il nuovo sistema sotterraneo consente ora una risparmio del 40 per cento di acqua».
Su 25 mila ettari a destra del Sele, quelli che abbracciano Comuni come Battipaglia, Eboli, Buccino, Pontecagnano, sono stati investiti 155 milioni di euro per i nuovi sistemi di irrigazione comandati dal satellite. «Al Nord si utilizzano ancora sistemi d?irrigazione vecchi di 30 anni».
Ben quattro consorzi a gestire il Sele, dividendosi la gestione del fiume nella provincia salernitana. Ma è il «Destra Sele» ad avere l?utenza maggiore, con ben 8500 aziende agricole, attive anche nelle esportazioni di prodotti come fragole, pesche, pomodori.
Il Consorzio insiste su di un’area di 25mila ettari, di questi “sotto irrigazione” sono 16mila. Per 7500 ettari è stata già completata l’irrigazione tubata, con l’acqua che arriva a pressione nei campi e può essere così meglio dosata e risparmiata
QUANTO COSTA L?ACQUA
L?acqua ha naturalmente dei costi ed influenza i fatturati: ogni azienda agricola paga al consorzio 180,76 euro ad ettaro, per bonifica ed irrigazione. Un sistema che è passato dal pagamento ad ettaro, si è passato a quello a consumo. Ma questo è un territorio che non va solo irrigato. C?è l’azione di bonifica da continuare con l’acqua da far defluire, pompandola con potenti idrovore, così da allontanarla verso il mare. Qualora venissero, malauguratamente, spenti i motori degli impianti di pompaggio dell’Asa, dell’Aversana e di Foce Sele, il ritorno all’impaludamento della Piana del Sele sarebbe cosa fatta, in pochi mesi, non solo in inverno. La “cura” del “miracolo economico” di una delle aree più intensamente e sviluppate d’Italia è la posta in gioco della partita che ha gioca il giovane presidente Vito Busillo. ?Per questo ho sempre chiesto agli amministratori locali una piazzetta ed un marciapiede in meno e la cura di un corso d?acqua in più?. La formazione, l’informazione e la multifunzionalità, nonchè sugli investimenti ed una conoscenza approfondita del territorio sono i concetti che spesso ripete. E non dimentica il programma di lavoro per il Sinistra Sele. “Al consorzio siamo passati all’irrigazione tubata, regolata addirittura dal satellite. Ora passeremo alla tutela dell’ambiente e del territorio. Investiremo in questa direzione per lottare contro il dissesto idrogeologico. Faremo una convenzione con la Protezione Civile, mentre con il Consorzio di Bonifica in Sinistra Sele, creeremo una struttura di II livello, che lavorerà su un’area vastissima”. Si parla di 25 comuni uniti sotto lo stesso Consorzio, per un totale di 170 mila metri quadrati.
IL POLO AGROALIMENTARE. Il suo sogno è quello di integrare territorio, ambiente, impresa, economia. ?Spendere i finanziamenti europei non basta. Dovevamo far emergere la qualità. Questa regione non lo ha fatto?. Cosa fare allora, per questa zona? Sento parlare di polo agroalimentare. Già esiste nella realtà. Ci sono tante aziende agricole già all?avanguardia. Accanto ci sono istituzioni di ricerca pubblica di notevole rilievo: dall?Improsta al centro per le colture industriali, dall?istituto per l?orticoltura all?istituto tecnico agrario di Eboli. Manca l?informazione tra questi attori dello sviluppo, ci vuole un sistema che divulghi il tutto al meglio. Cominciando da una campagna per spiegare quanto faccia bene alla salute il pomodoro al licopene, un antitumorale naturale?. Intanto Busillo coltiva voti.
Oreste Mottola
oreste@unisettimanale.it

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21 Lug 2005

EBOLI. UN ISTITUTO AGRARIO CARICO DI STORIA

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Il preside dell’istituto tecnico agrario “Giustino Fortunato” di Eboli mette subito le mani in avanti: “Noi partecipiamo con l’università al Programma FIS, forniamo una formazione integrata superiore e col marchio di qualità. Ci sentiamo alla pari coi licei”. Una scuola ricca di storia (110 anni) e tutta protesa nel futuro dell’agricoltura: unica nel suo genere all’interno del salernitano. Accanto Con una propria azienda agricola di 14 ettari e 4 addetti: vi coltivano non solo pesche, albicocche, agrumi ma è usata come aula – laboratorio all’aperto. A frequentare la scuola sono adesso “solo” 250 studenti, ma da quest’anno va registrato un vero e proprio boom di iscritti al primo anno: ben 84. la maggior parte di loro ha origini extra – rurali. A partire dal prossimo anno, “assorbirà” anche l’Istituto del Legno e del Mobile di Campagna, e “gemmerà” una sede a Caselle in Pittari.
L’ENTUSIASMO DEL PRESIDE BARONE. Docenti e personale amministrativo attribuiscono il merito del rilancio all’entusiasmo del capo d’istituto, l’agronomo Raffaele Barone, ebolitano doc: “la mattina arriva per primo. Alle 7 e 45 è già a scuola, e se ne va a pomerigggio inoltrato, spesso è già notte”, raccontano i suoi collaboratori. “Al perito agrario di oggi – dice il preside – dobbiamo essere capaci di dare cognizioni sempre pi- precise affinchè esso diventi la figura chiave dell’agricoltura di questi tempi e del futuro: quella eco – compatibile che limita al massimo l’uso dei concimi e gli antiparassitari di sintesi chimica. Solo così sarà possibile ottenere prodotti di qualità e dai costi competitivi. E per fare questo tutte le nostre energie devono essere sfruttate al meglio”. Da recenti innovazioni didattiche ministeriali sono arrivate nuove materie di studio: geologia e diritto, ma il grosso delle novità è arrivato tutto al seguito di questo preside allegro ed entusiasta. IL PIACERE DI STUDIARE. La scuola è stata rivoltata come un calzino. L’azienda agricola, i laboratori, perfino i bagni e l’aula magna sono stati largamente rinnovati e resi funzionali. “Sì, qui c’è anche il piacere di studiare: un campo di calcetto ed un altro di pallavolo presto si aggiungeranno alla nostra bella palestra”, annuncia il preside. La scuola ebolitana, nell’ambito del programma “Europea”, partecipa allo scambio con il francese Licèe d’Enseignement general e techcnologique agricole di Troyes – Saint Pouange della regione della Champagne – Ardenne, iniziativa che sarà poi estesa a tutti i “Licei Agricoli”, come nel resto d’Europa si chiamano gli istituti tecnici agrari. “Per conto della Regione conduciamo un’ampia sperimentazione sulle pesche e tutte le nettarine. Lavoriamo direttamente sulle liste varietali – dice il prof. Lamberti – ed inoltre abbiamo censito e messo in una apposita collezione, nel laboratorio di entomologia, più di 300 insetti d’interesse agrario”. La biologa Marzia Albano, gestisce il modernissimo laboratorio per la micropropagazione vegetale e lavora alla moltiplicazione della varietà di carciofo “Tonda di Paestum”. Ma ciò che la rende pi- orgogliosa sono le sue colture cellulari in bioreattori di alcune piante officinali dalle quali estrarre alcuni principi attivi utili per le ricerche biotecnologiche. Un’attività di straordinaria avanguardia, che è assai strano trovare in una scuola superiore. “Il nostro impegno è nella riscoperta di alcune tecniche agricole del passato, in particolare sovescio e rotazioni, ma riviste alla luce delle esigenze di oggi – commenta il prof. Alfredo Pisaturo – è il nostro miglior contributo al settore primario della zona”. Dal programma Fesr, ambienti tecnologici per l’innovazione, è appena arrivato il finanziamento per la realizzazione di un oleificio e di una cantina vinicola a scopo didattico: “presto vedrete in giro olio e vino col nostro marchio”, dice orgoglioso il preside. [ORESTE MOTTOLA]

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19 Lug 2005

Pezzullo: "la mia love story con Eboli è finita"

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Ex senatore socialista e presidente degli industriali salernitani, settantun anni portati con giovanile disinvoltura, colto, elegante col vezzo di tenersi aggiornato con le mode, di piacevole conversazione. Sossio Pezzullo, ha caratterizzato gran parte della storia economica dell’Eboli moderna. Ama il golf e la nautica. Ha un carattere molto pacato: unico segno d’impazienza è il ripetuto gesto di rimettersi a posto i capelli. Due figli: Marino, che cura la parte commerciale dell’azienda mangimistica; Mary è invece alla guida dell’Agriovo e dell’Ovicoltura Moderna. In testa ai suoi gusti di consumatore, quand’è a tavola, mette il pesce e la ricotta di bufala. Dopo aver ceduto il settore della pasta (la sua era una delle più rinomate d’Italia) è entrato nel settore della trasformazione del latte bufalino con l’acquisizione di quota del caseificio Filab di Bellizzi. Ci incontriamo per parlare della sua lunga love story con Eboli. E’ finita, male, come spesso accade alle più intense storie d’amore. Glissa con nonchalance sui suoi meriti di creatore di occasioni di reddito per diverse centinaia di famiglie, e per tanto tempo. Con i giornalisti non si è mai voluto “aprire”. Fa un’eccezione con “Il Sele”, solo dopo aver chiesto di non entrare nei dettagli di vicende ancora aperte. “Eboli? Sta diventando una città con poche prospettive di sviluppo. Si consente che molte aziende lascino la nostra città – dice Pezzullo – e vadano dove lo sviluppo è considerato prioritario. Ad Eboli, o meglio alla sua classe dirigente, questo non interessa più”. Perchè questa scelta di ‘allontanare’ le aziende produttive? “Lo vada a domandare agli interessati. Io posso fare solo fare la constatazione che diverse aziende stanno lasciando il territorio. Anche il piano regolatore non fa che ridurre le possibilità di sviluppo dell’agroalimentare e della zootecnia nel comune di Eboli. Posso fare un esempio: molti imprenditori, agricoltori ed allevatori, se ne vanno a Battipaglia. Vi trovano occasioni di sviluppo senza limitazioni penalizzanti”. L’appunto più importante che ha da fare al Prg di Eboli riguarda… “Questa volontà di ridurre la zootecnia, scoraggiare l’ampliamento delle serre ed anche il non volere che la gente possa costruirsi la casa laddove conduce l’azienda agricola. Questo viene fatto scientificamente, imponendo indici e parametri così elevati da scoraggiare ogni volontà “. Ma se qualcuno sostiene che ad Eboli non si è mai costruito tanto quanto in questo ultimo decennio: “Se pensiamo ai palazzi, pu? anche darsi. Io parlo, e penso, ad uno sviluppo organico del territorio dove si abbina il lavoro, lo sviluppo e la zootecnia con le abitazioni”. Eboli è ancora sinonimo di Pezzullo, o è solo una storia del passato? “Il rapporto si è di molto affievolito. Ormai mi sono trasferito. I miei progetti di sviluppo, sempre nel campo dell’agroalimentare e della zootecnia, si allontaneranno sempre di più da Eboli”.

Nuove tratte ferroviarie, il porto turistico, l’interporto, ogni attenzione dei livelli politico-amministrativi sovracomunali che si ferma a Battipaglia. Tutto preordinato per tagliare fuori dalle linee di sviluppo la parte più a sud della provincia di Salerno? Le opposizioni comunali insorgono, accusano senza mezzi termini l’Amministrazione cittadina di scarsa programmazione, di incapacità di incidere realmente nel campo della progettazione e dei finanziamenti, decretando l’effettiva cancellazione di Eboli dal nuovo e possibile sviluppo. “Il finanziamento per la realizzazione del porto canale alla foce del Tusciano, attraverso il programma PIT della Regione, è solo l’ultimo esempio di occasioni mancate da Eboli che poteva e doveva essere territorio centrale per i servizi di collegamento con l’area salernitana e la fascia costiera. Invece, veniamo bypassati dallo sviluppo, dai finanziamenti, dalle programmazioni, limitandoci a vedere realizzare da altri quanto in passato avevamo progettato noi”, spiega Fausto Vecchio, consigliere comunale e leader cittadino di Forza Italia. Ma le occasioni perse dalla città non si fermerebbero qui. “Già si parla della realizzazione del terzo binario della metropolitana di Salerno – spiega ancora il consigliere comunale azzurro -, un collegamento che dovrebbe arrivare prima a Pontecagnano, poi anche a Battipaglia, anche in questo caso tagliando Eboli dalla possibilità di immaginare una fetta di sviluppo attraverso le linee di collegamento”. Tutto questo sarebbe da imputare alla gestione comunale delle giunte di centrosinistra degli ultimi anni? “Mi chiedo in sei anni di Amministrazione quale idee di sviluppo abbiano messo in campo – dice Vecchio -. Le aziende hanno difficoltà ad ottenere le necessarie autorizzazioni, l’edilizia è azzerata per l’impasse del settore e per la quasi impossibilità di costruire sul nostro territorio. Negli ultimi sei anni sono state cancellate dal territorio comunale aziende come De Martino, Fusco, Pezzullo, solo per citare gli esempi più significativi in termini economici ed occupazionali. Altre ditte di dimensioni minori stanno scappando da Eboli per insediarsi su territori limitrofi, più accoglienti. Tutto questo comporta il blocco dello sviluppo occupazionale, con il terziario che ha ormai perso la sua storica presenza in città, anche per il trasferimento degli uffici più importanti che da tempo non sono più ad Eboli”. Ci potrebbero essere nuove occasioni di sviluppo o la partita è già chiusa? “Le possibilità ci sarebbero, ma occorrerebbe avere la capacità di programmare. Prendiamo il caso della fascia costiera: dopo la meritoria opera di abbattimento delle costruzioni abusive, la zona è stata abbandonata, è senza controllo, non basta pensare alle piste ciclabili, lo sviluppo è un’altra cosa”. Il quadro tracciato appare desolante, ma esistono possibili soluzioni? “Una era la realizzazione del porto canale, ma l’occasione è stata persa – incalza Fausto Vecchio -. Basterebbe valutare in maniera più attenta la situazione. Il Piano Regolatore Generale non può essere realizzato attraverso i piani particolareggiati che già in passato hanno dimostrato la loro fragilità e l’inadeguatezza a contribuire allo sviluppo di un territorio. Il Prg andrebbe portato avanti attraverso un piano di dettaglio per la riqualificazione dei quartieri, ma l’Amministrazione comunale va avanti a carrarmato e di fatto frena il possibile sviluppo della città. Non finisce qui. Hanno immaginato l’ampliamento industriale, ma di una sola area. Eppure in molti dicevamo che era necessario diversificare gli interventi, programmare almeno tre aree industriali, ricomprendendo le linee di sviluppo che dal centro vanno verso Santa Cecilia e verso Campagna. Non si può immaginare lo sviluppo di un territorio limitandosi a potenziare qualche piccola infrastruttura”. Insomma, sviluppo ed occupazione vanno a braccetto, ma forse occorrerebbe anche l’attenzione da parte degli enti finanziatori. “In quest’ottica il fallimento amministrativo, ad Eboli, è totale. La politica miope degli ultimi anni non ha capito che maggiore è lo sviluppo, più occasioni di miglioramento si mettono in campo, più sale l’attenzione. Quale potere contrattuale può avere Eboli al tavolo della partita dei finanziamenti, se si presenta ancora come una città in crisi, con l’edilizia ferma, l’industria che chiude o stenta a decollare. Sono dispiaciuto, ma non sorpreso per le attenzioni che altre città confinanti riescono a calamitare, proprio grazie alla capacità di proporre sviluppo reale”.

Oreste Mottola
oreste@unicosettimanale.it

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18 Lug 2005

Eboli, rivalutare la storia della Riforma Agraria. Autocritica da sinistra

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Il vecchio Vincenzo Aita, nonno dell?omonimo ed ex assessore regionale, era un contadino che conosceva a memoria la Divina Commedia e i comunisti di Eboli nel 1946 lo candidarono alla Costituente. Ed il nipote oggi comincia una revisione su oltre mezzo secolo di storia agricola della Piana del Sele. Rivaluta l?operato di coloro che portarono avanti la Riforma Agraria ?noi comunisti allora buttamo via il bambino insieme all?acqua sporca? e, per stare all?attualità, chiede a Rosania di cambiare l?impostazione del Piano Regolatore per le zone rurali: ?attenzione, introduce una nuova frattura?, chiosa. Gli Aita di eri ed oggi continuano dei protagonisti di molto di quello che si muove nelle nostre campagne. Capitolo mai chiuso questo delle nostre lotte contadine che non furono la classica jacquerie contadina. Condotte da giovani intellettuali (Vignola, Perrotta, Sparano, Manzione e Cassese) ma anche da popolani evoluti. Anche per questo il partito cattolico al potere decise di mettersi comunque alle spalle la grande proprietà agraria? ?L?unica vera rivoluzione meridionale? per Corrado Barberis è stata proprio la Riforma Agraria quando a migliaia di contadini ed artigiani vennero dati 4 spesso 5 ettari di terreno ed una casa. La Piana del Sele è la zona della Campania dove l?esperimento ha funzionato meglio. Nacquero così i borghi di S. Lazzaro a Serre, Carillia ad Altavilla, Spinazzo e Gromola a Capaccio. Anche Eboli e Battipaglia vennero investiti dall?esperimento di nuova democrazia economica. Vennero create poi le strutture di servizio: con il Concoper, la Semel e l?Ilka. ?La filiera agricola l?avevano già inventata loro?, commenta Vincenzo Aita. E? lui il comunista che rivaluta apertamente quella stagione della nostra storia. Dell?argomento se ne è discusso ad Eboli, presso l?Isituto Tecnico Agrario, nella felice occasione del conferimento della cittadinanza onoraria a Mario Mellone, l?unico cavaliere del lavoro della Piana del Sele. Mellone è stato l?agricoltore che più ha diffuso le innovazioni tecniche nel settore. ?Miserabile era lo spettacolo dei braccianti che ad Eboli sotto l?Arco di S. Caterina aspettavano che il caporale li scegliesse per portarli a lavorare. L?unica nota lieta era il profumo del pane e della cipolla e della frittata che si portavano appresso per sostentarsi durante la lunga e dura giornata di lavoro. Oltre la metà della terra agricola da Pontecagnano a Capaccio era in proprietà che superavano i 300 ettari?, racconta Giuseppe Manzione, uomo di scuola e protagonista delle lotte dei contadini poveri e dei braccianti del secondo dopoguerra. ?Ora la Piana del Sele è un giardino, all?epoca era il deserto, una landa intransitabile?, aggiunge ancora. Dall?altra parte della barricata è Giuseppe Fresolone, giovane storico e consigliere comunale di Rifondazione Comunista: ?In piena epoca fascista nella nostra zona il governo nazionale spende 120 milioni di lire per la bonifica. E? il costo della Bismark, la migliore corazzata dell?esercito tedesco. Una cifra altissima spesa per finalità sociali. E il 48% dei terreni era destinato a colture agricole di pregio. Il latifondo assenteista quasi non esisteva. Gli imprenditori ? innovatori, basti pensare a quel che accadeva intorno al tabacco ed al pomodoro con Carmine De Martino, c?erano eccome?. ?Rivoluzione? Semmai rivoluzione tradita!?, ribatte Daniele Petrone, presidente provinciale della Cia, che ha ereditato la vecchia Alleanza Contadini, la storica organizzazione dei contadini della sinistra. ?Non ha retto il sistema delle cooperative. Mettiamola così?, corregge Petrone. Torna poi l?eterno tema di un mondo delle campagne che corre a due velocità, come già fece notare Piero Ottone, anno 1963, nel corso della sua inchiesta sul salernitano. Ma intanto si aprono nuovi fronti di discussione: ?Che fine faranno gli 800 ettari di terreni fertilissimi dell?Istituto Orientale??, chiede ancora Petrone. Ma questa è attualità. Aita preferisce tornare al passato. ?Gli anni ?70 hanno permesso una grande modernizzazione diffusa delle nostre campagne. Con il refrigeratore alla stalla e la raccolta mattina e sera il latte dei nostri allevamenti è il propellente per rinnovare le case e far studiare i figli?. Già i figli dei contadini. ?Oggi la classe dirigente è piena di figli della terra?, fa notare Antonio Manzo, giornalista del ?Mattino? e osservatore scrupoloso dei fatti della Piana del Sele.

Oreste Mottola
oreste@unicosettimanale.it

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