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20 Mag 2007

SERRE. Oggi quasi una replica del family day per la giornata delle Oasi Wwf

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I tre volti della giornata: quasi un piccolo family day bis con oltre mille presenze nell’oasi Wwf di allegre famigliole con bambini al seguito e raccolta firme. Ancora centinaia di carabinieri e poliziotti continuano blindare” Valle della Masseria. Poco più di un centinaio di “no global” invadono pacificamente il paese. Olimpia Vano: “l’ho già fatto sapere a Prodi io il decreto non lo voto , cada pure il governo”. E Cornetta fa l’investigatore per spiegare ai giudici l’accanimento di Bertolaso e Bassolino per Valle della Masseria.

(Oreste Mottola). Alle 7 di mattina il crocevia di Falzia, che permette l?accesso a Valle della Masseria ed all?oasi Wwf di Persano, brulica di carabinieri, poliziotti e finanzieri. Anche molte ore dopo le forze dell?ordine hanno una prevalenza numerica moltiplicata per dieci, se non venti volte. Oggi la scena è quasi tutta dei carabinieri. A bordo dei defender si dirigono prevalentemente nella valle della discordia. Stanno dentro e fuori la recinzione rossa che indica l?area di cantiere. A Valle della Masseria. Qualche pattuglia si spinge oltre, finanche fra i vicoli della vecchia Serre. Ma non dovevamo vederci più? Sussurra qualcuno fra i veterani dei presidianti. Il nuovo spauracchio si chiama ?comma 8?. Si tratta dell?autorizzazione, in caso di necessità, messa in mano a Bertolaso, ad utilizzare Valle Masseria come sito di stoccaggio temporaneo a partire dal primo luglio. Da Villani a Pecoraro Scanio sono tutti al lavoro per scongiurare questa eventualità. E? anche il motivo degli occhi di tutti ancora rivolti a Valle della Masseria. Oggi più che verde è grigioverde, e l?unica variazione sul tema sono i colori dell?Arma. Valle della Masseria è militarmente presidiata in corrispondenza d?ogni viottolo sterrato che ne possa permettere l?accesso. E a Macchia Soprana? Lì ci sono i tecnici, quelli della Provincia e quelli del Ministero dell?Ambiente che lavorano febbrilmente per permetterne l?utilizzazione come discarica. I militari? No, non ci sono. A frotte sono fra gli uliveti che vanno a digradare con il cratere che per quarant?anni è stato usato per l?estrazione dell?argilla. A dispetto degli annunci romani, dei decreti legge, il punto più caldo della questione rimane in questa terra che si adagia fino al Sele. La presenza pesante del dispositivo di sicurezza rappresenta plasticamente l?opposto di ciò che si annuncia. Bertolaso, ieri lo faceva sapere ?Repubblica?, Macchia Soprana è ?da scartare?, può franare ed ha il percolato che abbonda. Poi c?è un boschetto da sacrificare. Sono da poco passate le 10,30 quando Palmiro Cornetta, sindaco di Serre, improvvisa una conferenza stampa in una delle roulotte del presidio. ?Macchia Soprana inutilizzabile? Il Ministero dell?Ambiente ci investirà 3 milioni e mezzo di euro per bonificarla e renderla immediatamente utilizzabile anche per lo stoccaggio. Queste affermazioni di Bertolaso sanno di provocazione. Ci siamo sacrificati e lui che fa? Butta ancora benzina sul fuoco!?. Il resto è tutto per Bassolino: ?Oggi è un?altra persona rispetto a quello che io stesso ho conosciuto nel passato. Quel poco di buono fatto nel settore rifiuti è opera di un signore che si chiama Giulio Facchi?. Poi Cornetta annuncia il suo distacco dai Ds: ?La colpa è di Antonio Amato, il capogruppo della Quercia al consiglio regionale, dopo una telefonata di più di mezz?ora dove io gli spiegavo le nostre ragioni la sola risposta che mi diede fu una domanda: ?Quanti votanti ha Serre??. Insomma la legge del più forte. Ed io dovrei andare a far parte di un Partito Democratico guidato da questa gente? Che sta in silenzio di fronte alle manganellate che sono cadute su persone inermi? Perché non plaudono al coraggio civile di questa comunità che non blocca strade ed autostrade, e che si prende in casa, per la seconda volta, i rifiuti della Campania?.

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04 Apr 2007

ALTAVILLA. Festival delle culture giovani 2007, vince Marianna Bassi

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Ecco il racconto vincitore

CAPITOLO I

OLIMPIA E OBERTO
di Marianna Bassi

?Olimpia e il suo cane nero, come il suo cappotto, e i suoi capelli… Olimpia ferma su una terrazza, dietro i fili, azzannati da mollette, che aspettano panni bianchi da una vita, mentre guarda la luna che illumina il mare scuro, o un eclissi, o una cometa, oppure una stella…?
Mi vengo in mente queste parole, mentre cammino in una strada qualunque della mia città, con affianco la mia bici rubata.
Potrebbero essere le parole di una canzone romantica, una canzone d?amore. Ma non lo sono.
Sono solo il delirio della mia gelosia. E? che ho passato notti insonni per decidere come liberarla. Le ho perfino preparato un letto nella mia mansarda che se apri il balcone ti porta su una terrazza condominiale, dove qualcuno ancora stende le lenzuola, dove si vede il mare, dove forse, in un?altra vita, -sono certo- ansimanti, stesi per terra, ci siamo amati.
Pur di portarla fuori dalle prigioni di suo marito che, debole come tutti gli smidollati, la adora come una pedina di una scacchiera, spostandola avanti o indietro in base ai suoi desideri.
Ma adesso Olimpia al centro di quella terrazza, con il suo cane, impietrita come una statua, non fa altro che invocarlo, chiusa in un cappotto nero.
Certo, mio fratello non ha fatto che distruggere tutto ciò che la attorniava non appena lo toccava con mano.
Ha ritardato, senza freni, il corso del mio destino quando si è innamorato di lei, stritolandomi il senno. Ora no. Non può ridurre in poltiglia anche Olimpia e i suoi occhi grandi.
Lei è frivola, leggera, si è lasciata incantare dai suoi baffi finti. E lo ha sposato.
Da allora passa le giornate sul divano, con un libro e il cagnolino affianco, ad aspettarlo, per accoglierlo e amarlo subito. E da quel giorno io ho solo pensato a quelli che potevano essere i nostri momenti di felicità. Smanioso di averla.
Un pomeriggio, sfinito, ho preso la bicicletta e sono andato verso casa di Olimpia in una corsa folle. Sapevo che mio fratello non era lì. Ormai ne conoscevo ogni movimento.
Il portone era aperto, ho lasciato la bici vicino a un palo dove, tempo prima, avevo scritto il suo nome, ?Olimpia?, e mi sono precipitato, salendo le scale, a due a due, davanti alla sua porta
Avevo sognato Olimpia che danzava su una riva fiorita e d?improvviso veniva avvolta da una tempesta di melma.
Ho bussato. Mi ha aperto immediatamente. Dovevo avere l?aria davvero inquieta perchè prima di farmi entrare mi ha chiesto: “Oberto cosa è successo??
Ho oltrepassato la soglia trattenendo quel rospo dentro che mi implorava di abbracciarla ?Sei in pericolo. Ho sognato che..non posso dirtelo….Ho paura….devi venire con me?. Olimpia ha iniziato a tremare senza esitazione, ansimando quasi. E’ andata in camera da letto, ha preso la foto di suo marito, ha messo il guinzaglio al cane e mi ha seguito.
Olimpia crede nei sogni, nei loro significati magici o maledetti, nelle loro premonizioni.
Per questo non riesce a vedere la realtà, a capire cosa sia l?amore, il mio amore.
La poesia l?ha deviata. Mio fratello è un poeta e la illude con i versi. La immerge nei libri pur di allontanarla dalla realtà. Povera Olimpia. Suo marito l?ha costretta a pensare che quelli come me, che non leggono e odiano la poesia, sono dei pazzi. Pazzi furiosi.
Ma Olimpia ha fede nei sogni e nei loro avvertimenti.
E? salita con me sulla bicicletta, il cane ci seguiva, mente io respiravo il profumo dei suoi capelli.
Da ieri sera è in piedi, fissa sulla terrazza su cui si apre la mia mansarda.
Mi ha chiesto tante volte come finisse il sogno. Non le ho risposto, sperando che immaginasse che finisse con un nostro amplesso. Eppure Olimpia crede che quel sogno, ancora una volta, la destinerà a mio fratello. Povera Illusa.

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05 Mar 2007

Discarica di Serre: al posto delle ?perline colorate? si offrono agli ?indigeni?

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Sul Mattino di oggi domenica 4 marzo si mette nuovamente sotto pressione la popolazione di Serre che si oppone alla realizzazione della discarica che si vorrebbe realizzare in adiacenza all?Oasi di Persano e alle opere irrigue della Piana del Sele.
Va sottolineato che i soggetti che rappresentano varie Istituzioni sovracomunali continuano a fare finta che il problema consista solo nell?opposizione campanilistica che i cittadini di Serre continuano a fare solamente per il loro tornaconto.
Nessuno ha alzato lo sguardo ed ha fatto cenno all?importanza strategica, per l?ambiente e per l?economia della Piana del Sele, che riveste l?area di Valle Masseria.
Si finge di non sapere che dall?Oasi di Persano, ubicata 500 m a valle del sito proposto per la nuova discarica regionale, vengono prelevati circa 250 milioni di metri cubi l?anno per irrigare circa 23.000 ettari nei quali si svolge una qualificata attività agricola che da occupazione a circa 40.000-50.000 persone.
Si finge di non conoscere che i rifiuti che sarebbero riversati a monte dell?Oasi di Persano non sono scarti dei CDR che rispettano quanto prescritto dalla legge e che sono fortemente inquinanti e contenenti anche metalli pesanti altamente pericolosi che rimarranno eternamente nell?ambiente, anche dopo i pochi anni per i quali è garantita la tenuta dei teli sistemati alla base.
Si finge di non sapere che nella realizzazione della discarica regionale di Basso dell?Olmo, realizzata in destra Sele sempre a 500 m di distanza dal fiume e dall?Oasi di Persano, sono stati commessi gravi e documentati errori che favoriranno la dispersione di sostanze inquinanti.
Si finge di non conoscere che l?area dell?Oasi di Persano è un vero e proprio monumento ambientale realizzato dalla sinergia tra risorse idriche naturali e azione dell?uomo che ha costruito la traversa per prelevare l?acqua per l?irrigazione.
Si finge di non sapere che l?acqua prelevata dall?Oasi ha un?importanza strategica, in quanto risorsa autoctona insostituibile, e che il suo inquinamento determinerebbe una grave crisi socio-economica nella Piana del Sele.
E? talmente evidente che l?area attorno all?Oasi di Persano rappresenta un patrimonio unico ed insostituibile che qualsiasi persona limpida e di buon senso avrebbe subito scartato l?ipotesi di realizzare ben due discariche regionali.
Ma allora perché questa ottusa, o meglio troppo ottusa, insistenza?
Il Mattino odierno offre un esempio di vera e propria furbizia istituzionale. Si cerca di prendere in giro gli abitanti di Serre.
Come facevano gli antichi colonizzatori e predatori delle nuove terre, vari secoli orsono, si offre il miraggio dell?ingegneria naturalistica che consentirebbe di risolvere i problemi ambientali e di fare svanire inutili preoccupazioni dei cittadini di Serre.
E? stato interpellato Giuliano Sauli, laureato in Scienze Naturali, presidente dell?Associazione AIPIN e titolare della Società di consulenze ambientali NATURSTUDIO S.C. r.l. di Trieste., a fornire non le perline colorate ma il ?miraggio? degli interventi di sistemazione della superficie della discarica.
Sauli non sa o fa finta di non sapere o non vuole sapere niente della unicità ambientale dell?area circostante il sito di Valle Masseria. Fa finta di non conoscere gli insuperabili problemi connessi ad una seria valutazione degli impatti ambientali di una discarica regionale realizzata in quel contesto ambientale. La sua ovvia e banale proposta di una sistemazione della superficie, sotto la quale si troverebbero milioni di metri cubi di rifiuti inquinanti, diventa un ridicolo specchietto per le allodole.
Sauli, in cambio di una lauta retribuzione viene a dar man forte al Commissario Straordinario; in fin dei conti è come se venisse a proporre di dipingere di verde un palazzo di immondizia costruito in un parco cittadino.
I cittadini campani devono ringraziare la ferma azione dei cittadini di Serre che finora non si stanno ammutinando agli organi di governo democratici né tanto meno al Commissario ?Prefetto di Ferro?, che non deve pensare ma ?agire?.
Perché? Stanno evidenziando che un?altra discarica regionale a Serre, di fronte a quella di Basso dell?Olmo, a poche centinaia di metri sopra l?Oasi di Persano e le opere irrigue metterebbe in grave crisi l?economia della Piana del Sele, creando gravi premesse per l?inquinamento delle acque del Sele che devono essere conservate anche per le generazioni future.
L?azione dei cittadini di Serre è tesa alla difesa di un insostituibile patrimonio ambientale, un patrimonio di tutti i cittadini, che deve rimanere tale per le generazioni future che continueranno a produrre con le acque del Sele.
E? evidente che oggi le difficoltà di ubicare sul territorio regionale una discarica per lo smaltimento dei rifiuti solidi, residui dei CDR (FOS e sovvalli), più che da ragioni tecniche e fisico-ambientali, traggono origine dall?avversione delle comunità locali per i seguenti motivi:
1- I FOS e sovvalli sono prodotti da impianti CDR non adeguati che non rispettano i requisiti previsti per legge; i rifiuti non differenziati, pertanto, sono altamente inquinanti contenendo vari metalli pesanti che non si distruggono con il tempo, dannosi per l?ambiente e la salute dell?uomo.
2- E? improponibile continuare ad insistere ad ubicare discariche in cave abbandonate. I requisiti ambientali per l?ubicazione della discarica richiedono una assoluta sicurezza di non determinare inquinamento; si devono valutare, pertanto, problematiche completamente diverse rispetto a quelle secondo le quali, molti anni fa e con una diversa sensibilità ambientale, sono state realizzate le cave.
3- le attuali modalità di realizzazione ed esercizio delle discariche non danno garanzie di sicurezza ambientale plurisecolare e determinano serie minacce di inquinamento ambientale del suolo e delle acque. Ad esempio le discariche realizzate in cave a fossa sono praticamente incontrollabili. I teli impermeabili usati per evitare la dispersione nel sottosuolo del percolato sono garantiti per 10-20 anni, quando invece si deve garantire l?isolamento per secoli.
4- in mancanza di una ?regola condivisa ed uguale per tutti?, gli amministratori dei Comuni nei quali viene ubicata e imposta una discarica hanno praticamente chiuso la loro carriera politica perché ritenuti responsabili di una inadeguata opposizione e dell?avere fatto fare la figura dei più ?fessi della regione? ai cittadini, dal momento che nel loro territorio saranno sversati i rifiuti di tutta la regione.
Non comprendere questi aspetti ed insistere a voler ubicare una discarica esclusivamente in base ad alcuni e non sufficienti requisiti geologici, trascurando le caratteristiche ambientali e socio-economiche delle aree, significa perdere tempo, fare aggravare i problemi igienici, creare serie minacce alle risorse naturali, ambientali ed idrogeologiche e all?assetto economico di territori anche ad elevato valore, a volte veri e propri monumenti ambientali come l?area dell?Oasi di Persano che alimenta l?irrigazione della Piana del Sele. Significa far fare a Bertolaso la figura del ?Prefetto di Ferro? che con la forza (Polizia, Carabinieri, Esercito), deve togliere le castagne dal fuoco agli Amministratori sovracomunali, palesemente incapaci di governare il problema rifiuti e di risolvere democraticamente e con soluzioni condivise la grave situazione.
Sembra quasi che gli amministratori sovracomunali per non ?bruciarsi? attendano cinicamente una soluzione obbligata, individuabile in una catastrofe ambientale, che per l?ennesima volta li costringerebbe ad intervenire in emergenza.
E allora cosa e come fare?
Anche a valle di una efficace raccolta differenziata, di una lavorazione in impianti CDR a norma, vi sarà sempre la necessità di smaltire sul suolo una parte dei rifiuti (FOS e sovvalli).
In base agli studi effettuati, si propone sinteticamente la seguente soluzione (che vede coinvolti gli aspetti politici, tecnici, amministrativi ed economici), che potrebbe anche essere perseguita dal Commissario Straordinario che con i suoi poteri può imporre una accelerazione delle operazioni coinvolgendo democraticamente gli amministratori locali e i rappresentanti di organizzazioni e componenti sociali varie. Il consenso può essere acquisito con una corretta e diffusa azione d?informazione, assumendo impegni per l?applicazione di rigorosi standards tecnici nell?attrezzaggio dei siti, anche se le soluzioni comporterebbero un maggiore costo.
Nei Comuni in Aree Protette (Parchi) e nelle aree con vincoli ambientali ed idrogeologici seri non si realizzerebbero discariche. I Comuni con aree senza vincoli, eventualmente consorziati, ospiterebbero le discariche a turno; si sorteggerebbe la priorità di realizzazione. Il problema va suddiviso per province e all?interno di queste ultime per Comunità Montane.
I Comuni esclusi pagherebbero i costi della raccolta differenziata e smaltimento per i cittadini dei Comuni nei quali è prevista la realizzazione di una discarica. I cittadini di questi ultimi non pagherebbero le spesse di raccolta e smaltimento dei rifiuti per 10 o più anni, dal momento in cui verrebbe realizzata la discarica nel Comune; per gli altri anni pagherebbero al 50 %.
Il comune ospitante, individuato mediante estrazione a sorte tra i comuni che comunque, prima o poi, dovranno ospitare una discarica, riceverebbe una compensazione ambientale, il cui valore va individuato, per metro cubo di FOS e sovvalli smaltiti.
Dal punto di vista tecnico, si deve porre seriamente l?obiettivo di non inquinare anche durante i lavori, di non determinare una minaccia ambientale permanente e di potere realizzare una agevole e valida ricomposizione ambientale dei siti che saranno interessati da discariche di FOS e sovvalli.
Ad esempio la superficie impegnata, ubicata in un contesto geoambientale idoneo, dovrebbe essere di pochi ettari per sito, raggiungibile con una strada che non comporti l?attraversamento di aree abitate.
L?isolamento dei rifiuti e del percolato alla base della vasca deve essere garantito da uno strato di argilla preparata e compattata come quella che costituisce il nucleo impermeabile di una diga in terra, in modo da rappresentare una barriera insuperabile per secoli.
L?inquinamento durante i lavori può essere evitato attrezzando il sito con almeno due o più vasche modulari, adeguatamente impermeabilizzate e attrezzate, nelle quali lo smaltimento avverrebbe sotto la protezione di ampie tettoie smontabili, in modo da evitare la formazione di percolato anche durante lo smaltimento.
Il volume massimo accumulabile sarebbe compatibile con la ricomposizione ambientale in modo da non alterare il paesaggio.
Appena colmata una vasca, senza produrre percolato, l?area sarebbe completamente sigillata e impermeabilizzata e ricomposta ambientalmente mediante la copertura con argilla che deve essere mantenuta umida ed impermeabile anche durante il periodo non piovoso da un efficace impianto di ?innaffiamento?.
La struttura smontabile di copertura sarebbe tolta e utilizzata per attrezzare un?altra vasca.
La proposta può certamente essere migliorata; potrebbe rappresentare l?innesco della soluzione di questa interminabile e deprecabile emergenza rifiuti. I cittadini e gli amministratori responsabili non possono più tollerare che un Commissario, dietro lo spauracchio dell?emergenza, non rispetti l?ambiente e metta a rischio l?economia e la salute dei cittadini, anche nelle zone dove l?emergenza non c?è, in attesa che prima o poi scoppi una grave catastrofe (epidemia, inquinamento di acque e suoli, crollo dell?economia basata sulle risorse ambientali).
Prof. Franco Ortolani
Ordinario di Geologia
Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio
Università di Napoli Federico II

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16 Mag 2006

ALTAVILLA. Mamme, cambiamenti di schieramento e gioco delle opzioni

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Altavilla Silentina, entra nel vivo la lotta elettorale

Oreste Mottola

Un aspirante sindaco, Rosario Gallo, ?toppa? sulla festa della Mamma. Nelle prime battute del discorso di apertura della campagna elettorale, il medico dell?Udeur si concede un anticipo di una settimana per fare gli auguri alle mamme ancora in servizio ed anche a quelle che ?non ci sono più?. Poche ore dopo, è Francesco Cembalo, aspirante primo cittadino di ?Uniti per Altavilla? a far rilevare all?alfiere di ?Progetto per Altavilla? che la festa della figura più amata dai maschi d?Italia anche ad Altavilla Silentina, come in tutto il territorio italiano, si terrà il 14 maggio. Qualche minuto d?imbarazzo aveva toccato tutti gli ascoltatori: nessuno, quella mattina, aveva comprato una rosa o un?azalea.
L?ORATORIA
Meglio un sindaco dall?oratoria potentemente popolare, dalla memoria lunga su oltre due decenni, con i comizi moltiplicati da un maxischermo, oppure un primo cittadino pacioso e piacione, veltronianamente buonista e tollerante, ma che rinuncia programmaticamente agli ?effetti speciali?? E? l?interrogativo che percorre gli elettori che sono intenzionati a negare il loro consenso a chi, come Antonio Di Feo, fino a domenica 14, vero giorno della festa della mamma, si negherà ai discorsi di piazza? ?Con noi vinceranno le cose che contano?, dicono quelli di ?Uniti?. Maliziosamente si aggiunge che dopo Bruno Mazzeo, Gerardo Baione, Donato Galardi e Rocco Morrone non è che in giro si vedano troppi fuoriclasse dell?ars oratoria.
GLI ULTIMI COLPI DI SCENA
Antonio Marra, già vicesindaco e per un lungo periodo anche titolare della delega ai lavori pubblici, geometra e perito agrario, titolare della Miami, un?impresa di costruzione, dopo un ultimo aspro scontro con il sindaco Antonio Di Feo ha lasciato la ?Casetta? madre ed ha scelto di far ?continuare? la sua esperienza amministrativa nella lista di Franco Cembalo. Approdo naturale, visto la tessera dello Sdi che da qualche anno Marra aveva in tasca. Rimane invece con Di Feo, Fernando Iuliano, una lunga storia personale socialista alle spalle. Sempre nel raggruppamento di Di Feo, c?è la ?discontinuità per il commercialista Antonio Peduto, già presidente del consiglio comunale ed assessore al bilancio: è stato Angelo Marra, storico esponente di Allleanza Nazionale, ad imporre la ?cancellazione? del nome del consigliere comunale più votato alle ultime comunali. ?In cambio mi hanno offerto di tutto: assessore esterno (ipotesi esplicitamente negata da Di Feo in una recente intervista ad ?Unico?) e revisore dei conti”. Poi l?ultima beffa, un omonimo, l?architetto Antonio Peduto, candidato nella stessa lista. Così il ?salto? del commercialista verso ?Uniti? è stato naturale. ?Mai dire mai?: se la previsione di Di Feo sugli assessorati da affidare ad ?esterni? è da considerare chiusa ciò vorrà dire che si riaprono le possibilità di riavere Gerardo Di Verniere quale componente della futura giunta? Enzo Giardullo, è abituato a fornire materia per i facitori di notizie politiche e gossip vari. Do you remember la statua a lady Diana, le ragazze di Konistra, gli incontri di boxe e i tornei di playstation? Il commercialista carilliese si dimise dal consiglio comunale, e dalla giunta, per assumere l?incarico di revisore dei conti all?Asl Sa3. E? un abile coltivatore di consensi Giardullo e c?è da scommettere sul fatto che per la terza volta consecutiva rientrerà nel consiglio comunale. E dopo che farà? Si dimetterà ancora per poter riavere l?incarico a Vallo della Lucania? Vi rinuncerà per i non allettanti stipendi assicurati dal Municipio altavillese?

I NOMI DEI CANDIDATI?Uniti per Altavilla? di Francesco CembaloCandidati al consiglio comunale: Anacleto Belmonte, Fausto Bolinesi, Claudio Bonfrisco, Francesco Cennamo, Domenico Cimino, Germano Di Chiara, Sabato Di Lucia, Sergio Di Masi, Gerardo Lettieri, Antonio Marra, Antonio Peduto 1958, Giuseppe Polito, Gianfranco Ruscinito, Giovanni Russo, Gianfranco Ugolini, Franco Vairo
?Insieme per continuare? di Antonio Di Feo
Salvatore Arietta, Vincenzo Baione, Maria Sofia Chiumiento, Rosario Crisci, Pasquale Doto, Marcello Gallo, Enzo Giardullo, Adelfio Guerra, Fernando Iuliano, Angelo Marra, Giovanni Mottola, Romilda Nigro, Antonio Peduto 1972, Carmelo Pingaro, Carmine Rizzo, Alfredo Sabia
?Progetto per Altavilla? di Rosario Gallo
Sonia Di Feo, Emiliano Acito, Diego Belmonte, Salvatore Caruso, Edi Cembalo, Oscar Del Fiore, Alessandro Fusco, Gerardo Guerra, Antonio Iorio, Giuseppe Iuliano, Marco Mordente, Pasqualino Perillo, Angelo Polito, Arduino Senatore, Fiorenzo Stoppiello, Alessandro Tomasino
Sono cinquantuno aspiranti ad un posto da sindaco e 16 da consigliere comunale. Senza aspettare l?alba, già al tramonto del 30 maggio moriranno parecchi sogni. E s?infrangeranno amicizie consolidate e un velo di risentimento scenderà su parecchi rapporti di parentela. La matematica è implacabile e costringerà molti a scoprire di dover pesantemente ridimensionare il numero e l?intensità degli affetti e dei rapporti di amicizia che si sono rivelati, alla prova dell?urna, pure conoscenze superficiali. La preferenza unica è implacabile.

LE DONNE

Le vincitrici morali di questa campagna elettorale hanno i nomi ed i volti di Maria Sofia Chiumiento, Romilda Nigro e Sonia Di Feo. L?augurio è che trovino il modo di avere il numero dei voti sufficiente a poter andare a dire la loro nel nuovo consiglio comunale. Nel 2006 non è possibile che Altavilla possa fare a meno del contributo delle donne nel massimo organismo cittadino. Ad ?Uniti? dicono di aver fatto tutto il possibile ma i nomi che già componevano la lista hanno ?spaventato? le potenziali candidate non convinte di avere un numero sufficiente di consensi. Le migliori quotazioni sono per Sonia Di Feo, che ha brillantemente superato l?esame del comizio in Piazza Castello e che è in predicato per arrivare nelle prime posizioni della graduatoria delle preferenze fra i candidati di ?Progetto per Altavilla?, ed agguantare così quel posto da consigliere comunale che hanno lasciato sia Maria Fusco che Donata Carrozza. Uguali chances per Maria Sofia Chiumiento e Romilda Nigro se Antonio Di Feo riuscirà ad affermarsi nella prima posizione. Legittima è la richiesta verso Franco Cembalo, qualora dovesse vincere, d?impegnarsi per dare visibilità all?altra metà del cielo di Altavilla Silentina.

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17 Nov 2005

"Stavo facendo l’amore in macchina nel solito posto delle coppiette…".

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Oreste, ho visto su Internet con simpatia questi ricordi del terremoto dopo 25° anni. Volevo raccontarti il mio anche perchè molto particolare. Al contrario di molti altri io ho un ricordo molto bello del terremoto : stavo facendo l’amore in macchina nel solito posto ad Eboli nella cunetta dopo il ponte sull’autostrada ( con una persona che tu conosci bene e che per ovvi motivi di privacy non nominerò ).
Ero andato a prendere la mia ragazza sotto casa e come capitava spesso in quel periodo ci fermammo a far l’amore nel solito posto, quello delle coppiette di Eboli, la cunetta dopo il ponte dell’autostrada. Ascoltavamo Vecchioni e Luci a S.Siro che era la nostra canzone preferita “Che c’è di strano siamo stati tutti là,trovarti, amarti giocare il tempo sull’erba morta con il freddo che fà qui”. Dopo il sobbalzo uscimmo tutti mezzo nudi sulla strada senza preoccuparci troppo di ricomporci guardando in fondo la città ed il cielo rosso di quella sera. Assolutamente inconsapevoli di quanto stava accadendo.

Antonio, Eboli

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08 Nov 2005

La collina delle ginestre. Un libro per raccontare le donne di Serre

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La collina delle ginestre. Un libro per raccontare le donne di Serre

Fu a Serre che un giorno la tabaccaia e la fioraia del paese piantarono mariti e figli e se ne andarono a Genova, diventando per tre giorni e loro malgrado, le “Thelma e Louise” nazionali. Divenne l’occasione per parlare male, e cioè per luoghi comuni, della condizione femminile in quel piccolo paese accovacciato sulle strade che collegavano il nord ed il sud d’Italia. Esauriti quei fuochi fatui a capire quella realtà ci riprova oggi l’opera prima di una insegnante quarantenne, nata a cresciuta a Serre, Maria Cristina Morriello, quasi a ristabilire la misura , con “La collina delle ginestre”, ( Salerno, Ripostes, 111 pagine, L. 15.000), che non è solo una raccolta di otto racconti brevi ma un bel romanzo- saggio corale, con protagoniste, le donne vere di quel paese. Cinquant’anni di trasformazioni vi scorrono veloci. Innanzitutto le libertà e le nuove solitudini portate dalla pillola e dalla scolarizzazione con gli orizzonti più ampi e la modernizzazione dei costumi di vita aperti dall’emigrazione. Da qui poi la Morriello ci porta con discrezione dentro quel terreno tutto femminile della confidenza “da donna a donna”. Vi scorrono vicende di dolore, di solitudine, di remoti ed ancora brucianti traumi, ma come se tutto questo fosse stato alla fine travolto dalla necessità di tornare a confondersi nel grande ventre di una comunità che accetta tutto, tranne l’essere se stessi. L’attenzione dell’autrice è comunque maggiormente rivolta a fornire ritratti di donne veraci che ad indulgere ad improbabili incarnazioni di rituali letterari. Ed è per questo che la parte più riuscita del libro della Morriello sono proprio i ritratti al vetriolo che coinvolgono la generazione che ha oggi intorno a quarant’anni. Sono quelle stesse donne capaci di vedere un “prima”, con una realtà femminile ancestralmente subalterna, ed un “oggi” con donne che sognano di evadere dalla gabbia di una vita quotidiana fatta di marito, figlio (spesso unico), ed un lavoro che non c’è o che non fa sognare. Questo libro ha, proprio per tutto questo, dignità sia di saggio che di opera meramente letteraria. Gli avevano sempre detto: “non s’è sposata perch da giovane dava troppa confidenza agli uomini”. Invece la zitella zia Erminia da adolescente fu stuprata dal padrone dove era stata mandata a servire e le fu strappata anche la figlia: due tormenti che le condizioneranno l’intera esistenza. La nipote Mara viene rimandata dalla città al paese d’origine dallo psicologo affinchè possa ritrovare se stessa e scavando dentro il proprio vissuto scopre il dramma di sua zia. Giulia vive, o sogna, un pomeriggio ed una notte di passione nei vicoli medioevali del centro storico di Salerno. Barbara, dopo essere stata vista incontrarsi con l’amante nei boschi, tenta di rimediare alle “voci” di paese, che si aspetta implacabili, spandendo gratuite diffamazioni sulla sua più cara amica di cui, teme il giudizio. Rosa una ragazza che consuma velocemente e voracemente tutto, sa che non vivr a lungo. Rosaria una donna bellissima e per questo sposerà don Fernando, il signorotto del paese. Lei reagirà all’ indifferenza del marito diventando prima l’amante del prete e poi sviluppando una complessa strategia seduttiva, riuscita, per riaccattivarsi il marito. Filomena è la donna arrampicatrice, che con il matrimonio rimedia ai suoi non esaltanti natali. Nina fa un bilancio dei suoi quarant’anni. La signorina Gina è la bellona del paese che non si sposa mai, ma che ogni giorno riceve una cartolina galante: di nascosto, essa stessa si scrive ed imbuca. In tutti i racconti torna prepotente il tema della voglia di “fuga” delle donne di Serre. C’è chi dice: “In realtà quella casa, quel paese, le stavano stretti. La opprimevano. ‘Non mi fanno respirare’, diceva al suo medico, quando gli parlava del suo problema. Ma nessuno la capiva”. Un’altra più tranchant, dice: “Via da questo paese inutile, da questi morti viventi”, con una, più pensosa, che riflette: “Doveva andare via, allontanarsi da tutti, per poter ‘crescere’, capire, conoscere la vita e diventare una vera donna”. Ma quale è la chiave di lettura finale della “Collina delle Ginestre”, ovvero di una Serre meno letteraria e più prosaica? Maria Cristina Morriello ce lo racconta insieme con Giulia, una delle sue eroine, che dalla finestra, si affaccia su di una pianura ricca di vegetazione, di case e di luci che si spengono in un invitante mare blu. “Immaginava che tutte le altre donne conducessero un’esistenza pi brillante della sua, più ricca di emozioni, di amicizie, di attività gratificanti, di viaggi”. Poi vedeva le soap – opera, alla televisione. Ed ancora: Thelma e Louise, al cinema. Invece bisogna vivere oggi, nella realtà, anche a Serre. Sulla collina di quelle ginestre che a giugno sviluppano un odore che inebria e stordisce. [oreste@unicosettimanale.it]

Oreste Mottola

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20 Set 2005

Il sindaco di Altavilla lascia la casa delle libertà

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Di Feo: ?Me ne sto andando nella Margherita?
Il sindaco di Altavilla lascia la casa delle libertà

?E? semplice. Il 31 dicembre scorso mi è scaduta la tessera dell?Udc. Non l?ho rinnovata?. Da questo punto in poi Antonio Di Feo, sindaco di Altavilla Silentina, alla conclusione del primo mandato, ha iniziato una veloce marcia di avvicinamento verso la Margherita. Così lui la racconta. E ci aggiunge di essersi preso ?un anno sabbatico con la politica?. La verità è che dai vertici salernitani del partito di Casini e Follini Di Feo è ?scollato? da tempo. Ed è da quasi otto anni che Alfonso Andria lo tenta e lui resiste. Il suo imprinting politico è a destra. Ma c?è un momento in cui gli argini si rompono. Lo ha fatto il suo amico Fernando Zara e Di Feo lo segue. Non nell?Udeur, ?mal frequentata? ad Altavilla. Last but not least, tra l?Udc ed Andria ci sono state anche un paio di ?infedeltà?. Verso Alleanza Nazionale, con il sostegno assicurato al ministro Alemanno (ultime europee) ed il voto alle Regionali ?ufficialmente? assicurato a Donato De Rosa, presidente della comunità montana. ?Per la verità la mia apertura di credito odierna è verso Alfonso Andria, che stimo. Io non ho cambiato opinioni politiche. E che sto rivalutando i rapporti umani. Alla fine rimane solo quello?, commenta il primo cittadino altavillese. Di Feo come Cuomo, allora? ?No. Io non c?entro con le scelte dell?uomo politico ebolitano?, aggiunge Di Feo. Se ne va da Andria, con l?eurodeputato impegnato a ?frenare? gli entusiasmi di Villani e Valiante per la recente adesione di Cuomo al Fiorellino. Vedremo così l?ex consigliere provinciale altavillese andarsi a sedere al ?tavolo? del centrosinistra altavillese impegnato a scegliere proprio il suo sfidante? ?Perchè ci sarà una scelta politica??, chiede con l?aria di chi la sa lunga. ?Io rimango cattolico. Statalista. Cultore del senso delle istituzioni? . Chi seguirà Di Feo? Lo sapremo nei prossimi giorni.

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17 Ago 2005

Storia delle donne di Altavilla Silentina – prima parte

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L’altra Altavilla: donne tra storia, letteratura e folclore
GLI ESEMPI DI VITTORIA BELMONTE, UNA DELLE PRIME A LAUREARSI IN MEDICINA E DELLA “PROF” UNIVERSITARIA CARMELA DI AGRESTI.
La storia delle donne ad Altavilla comincia da lontano. Da quelle nostre antenate che fortunosamente
scampate alla strage ordinata, del 1246, da Federico di Svevia, e che ripopolarono il paese dopo che i maschi – uomini: e bambini – furono tutti passati per le armi. Ci volle allora davvero una gran forza per far ripartire)a vita nel nostro paese e – probabilmente – da quella terribile prova viene la straordinaria forza e tenacia delle nostre donne.
Molto spazio hanno avuto le nostre donne anche nella letteratura: dalla Sofia che incanta il giovane seminarista Antonio Bennato alla bella bionda adolescente che strega il maturo don Aurelio Pipino, mentre appaiono tranquille, assennate e gran lavoratrici le donne de “Le novelle dell’Acquafetente”.
Ma tra le figure di maggior spessore e determinazione ci sono quella Mariangela Cantalupo che nel 1799 sposerà un ufficiale francese facendo tre giri intorno all’Albero della Libertà in piazza Umberto I e la
“briganta ” Francesca Cerniello che – oltre ad esserne stata l’amante – sarà anche il vero “uomo forte” della banda di Gaetano Tranchella.
Dopo la storia delle donne diventa un fatto più corale e meno individualistico. S’intreccerà con la prima guerra mondiale e gli inizi dell’emigrazione verso l’ America, eventi che proietteranno le donne altavillesi sempre più verso il mondo del lavoro per sostituire gli uomini assenti. Con il fascismo sono di nuovo risospinte verso il tradizionale ruolo di “produttrici di figli” ed arriverà poi la tragedia dell’ultimo conflitto con il suo corollario di figli, mariti e fidanzati stroncati dalla follia bellica e – nel settembre del 1943 – i tristi bombardamenti su Altavilla con donne, bambini ed anziani uccisi dalle bombe.
Ma qualche anno prima è una giovane altavillese tra le prime ad infrangere il tabù che vedeva le donne escluse dalla professione medica. E’ la dottoressa Vittoria Belmonte, madre del docente universitario Renato Aymone. Sarà anche lei la prima donna ad affacciarsi – sfortunatamente – sulla scena della vita politica locale. Tenterà infatti, nel 1948, con la lista del Mulino, d’infrangere il duopolio tra Mottola e Galardi. Di lì a qualche decennio, grazie ai sacrifici dell’emigrazione e ad una situazione sociale più aperta, anche ad Altavilla le donne conquistano posizioni nel mondo della scuola e della società nel suo complesso. Un nome su tutte: Carmela Di Agresti, che diventa dapprima docente ordinario presso l’Università di Bari e poi preside di una Facoltà della LUMSA di Roma.
LA MALA NOMEA DELLO SCIVOLIATURO. Un tempo Altavilla Silentina era un paese soprannominato “lo scivoliaturo” sia per l’accidentata conformazione urbanistica ed alti metrica del suo centro antico che per alludere ad una supposta e tutta da dimostrare abitudine alla trasgressione – nei tempi andati – in fatto d’amore delle sue giovani donne. Quel che oggi resta di questo pregiudizio sono due filastrocche che dimostrano cose diverse. La prima è diffusa nel Cilento interno (sconosciuta ad Altavilla) e dice: “Me sò partuto apposta ra la Puglia, Pè me veni a nzurà a l’Autavilla. ‘Nzinga arrivato ‘nge fici ‘na imbroglia, I ‘mbrugliai la mamma cò tutta la figlia. Te preo bella mia nun te fa ‘mbrug1iare, Ca l’uomini sò tutti ‘ngannaturi”.
La strofetta fa pensare alla generosità delle nostre donne che capitolano davanti “all’erba più verde del giardino del vicino sconosciuto” che ad altro. La poesiola vorrebbe dimostrare che sono sempliciotte, fino al punto di farsi imbrogliare a due…l’esperta madre e la giovane figlia!
Le altavillesi si riscattano poi con un canto del Sette! Ottocento, arrivato fino a noi grazie al libro del 1898 dei fratelli Ferrara e che veniva cantato dalle nostre donne mentre lavoravano nei campi.
“Oh uocchi niuri, core di diamante, Nun ti pozzo luvare da sta mente; lli nimici tuoi ni ricino tante! E vonno ca ti lasso ntortamente. I prego Diu e tutte l’aute sante, ca resse lume a tutta chesta gente.
Quannu ti vego, mi scappa lu chiantu, I Lu sape st’arma mia che pena sente. ” E sono sempre i Ferrara a descrivercele, fin de siecIe, ad Ottocento tramontante come: “piuttosto economiche, laboriose, religiose fino alla superstizione ed eminentemente gelose del proprio onore, ma piace loro di abbigliarsi caricandosi di gingilli d’oro e di corallo, e hanno il peccatuccio di essere molto ciarliere”.
Chi si è applicato sull’argomento come il medico – sociologo – cantante Aniello De Vita a mettere, in un certo senso, le mani avanti, in suo studio sull?area cilentana afferma: ”L’immagine di donna ciIentana che viene fuori è poco edificante: oggetto, umile, obbediente, passiva, disponibile, sottoposta e sottomessa all’uomo ed alle sue voglie e desideri. In netto contrasto con questa immagine di schiava succube, senza anima e senza volontà. Alcuni canti, detti proverbi ed indovinelli ci propongono una donna attiva, libidinosa, provocante, insaziabile, divoratrice di uomini, che, come tanti bacucchi, stanno tutti al suo comando. C’è da restar molto perpIessi di fronte a queste due donne cosi distanti, anzi, agli antipodi fra di loro. E qual’è delle due la donna cilentana? “E l’altavillese?

Oreste Mottola
oreste@unicosettimanale.it

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18 Lug 2005

Onore delle armi a Mauro Gnazzo che ci ha provato…

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Mauro Gnazzo, storia di un vero comunista riformista
“Basta con il Comune: ci vadano i giovani”

“A Salvatore Paolino in un comizio a Spinazzo gli era scappata una parola in più, offendendo l’onore delle donne russe, almeno così ci raccontò il contadino Emilio Longo, un nostro compagno, quando ci chiamò allarmato. In fretta e furia organizzammo una risposta a tambur battente. E davanti al bar di quella borgata non s’improvvisava: se sbagliavi un riferimento storico, una data, un nome, uno di loro, sempre informatissimo, non esitava ad interromperti e a farti fare una figuraccia. Prima di parlare dovevi studiare”. Formidabili furono quegli anni di passioni intensamente vissute per dare dignità agli appartenenti alle classi più disagiate. I modi d’azione non erano sempre raffinatissimi ma fecero emergere una classe politica che ancora oggi fa parlare di sé. Mauro Gnazzo, classe 1960, sulla scena politica c’è, da protagonista, da quando aveva i calzoni corti. E’ stato anche vicesindaco ed assessore. Agli esordi è stato l’allievo e l’erede politico del professore universitario Luigi Di Lascio: “Lui è stato il politico più intelligente, pulito, lucido e lungimirante che Capaccio abbia mai avuto” come ci tiene a precisare riconoscente. Poi ci ha messo parecchio del suo. Segue l’annuncio a sorpresa: “Non mi candiderò più a consigliere comunale. Non ha senso essere il protagonista di tutte le stagioni”. E se dovesse vincere il ricorso al Tar per soffiare al diessino Angelo Valletta il posto in consiglio all’estrema sinistra dove oggi siede “Luigione” Barlotti? “Io ho esercitato un mio diritto. Le operazioni elettorali sono state portate avanti in un clima di confusione, tanto che dopo una settimana ancora non erano chiare le cifre delle preferenze personali. Può darsi pure che Valletta abbia ancora più voti di vantaggio nei miei confronti. Ecco, voglio solo mettere un punto a questa storia”. La storia dei comunisti a Capaccio non è stata facile. Questa è terra di socialisti che già dall’inizio del Novecento agivano nei vicoli del paese tra artigiani e contadini intraprendenti. Ed è storia di “dinasty” familiari: i Marino e i Paolino. Poi arrivò Fasolino. Ci misero ambizione, sacro fuoco della politica ed anche qualche disponibilità economica. Dall’altra parte della barricata l’aristocrazia e la borghesia, prima fascista e poi democristiana. Comunista fu “ab origine” Salvatore Paolino, ma quando il sindaco delle grandi lotte contadine nel 1951 disse di no a Togliatti, alimentando il primo fenomeno di dissidenza antistalinista nel Pci salernitano, a restare dietro alla bandiera con la falce e martello furono il gruppo dei maestri elementari: Ercole Longo, Maffettone, Bonfrisco, ebbero il sostegno del gruppo dei contadini di Spinazzo e non solo. “Tutte personalità: Eugenio Manzo, contadino – intellettuale, sempre informatissimo. E Raffaele Lanzara, che riparava biciclette. Antonio Foglia, il mugnaio. E poi Pierino Vitolo. Ed ancora i La Rocca, Zoccoli, Inverso”. Se sul municipio socialisti e democristiani continuavano a combattersi, anche perché nel frattempo Gaetano Fasolino si era fatto spazio ed era emerso prepotentemente, nelle piazze e nella società capaccese il vento del rinnovamento era portato dai comunisti. “Fu il nostro gruppo, quello guidato da Gigino Di Lascio, a lottare per il divorzio, l’aborto e il consultorio. Così nell’arena politica fecero ingresso un agguerrito gruppo di giovani e donne. Da Alfredo Di Marco a Marilisa De Palma. Qui maturò l’idea che la crescita edilizia dovesse avvenire in maniera regolata. Nacque così – racconta Mauro Gnazzo – l’avventura del Piano Regolatore affidato all’architetto Airaldi”. Accanto ai grandi temi Mauro Gnazzo, nel frattempo eletto consigliere comunale e di seguito nominato vicesindaco, comincia a declinare un riformismo comunista in salsa capaccese: “Aprimmo la biblioteca comunale e quattro asili. E rinnovammo i banchi di tutte le scuole. Con noi passò il principio che col sindaco e gli assessori si poteva andare a parlare, sul municipio e negli orari stabiliti, senza doverli inseguire davanti ai bar o nei loro ambulatori medici”. All’inizio degli anni Novanta quella grande storia d’impegno civile s’interruppe. Prima ancora aveva lasciato Gigino Di Lascio, fatto oggetto di gravi minacce per la sua idea di una politica come fattore di regolazione dell’uso delle risorse del territorio. “Facemmo in tempo a fare il megappalto per la rete fognaria. Un’altra grande operazione di civiltà. Poi si aprì una stagione fatta di lotte interne. Dove spesso abbiamo dato il peggio di noi stessi e smarrito quel filo rosso che ci legava al gruppo che si era forgiato nel dopo Salvatore Paolino e nelle lotte dei contadini per il prezzo del pomodoro ed il latte alla Parmalat. “La storia continua. Veniamo da lontano”. E’ lo slogan – guida di Mauro Gnazzo. Dopo un lungo periodo di “finestra” torna alla politica. Da “progressista” si candida a sindaco. Porta a casa poco meno di mille voti: un successo personale. E’ di nuovo in consiglio comunale. “L’amministrazione Marino da civica si sposta sempre più verso il centrosinistra. Con l’ultima crisi divento assessore. Sono io che cerco di avviare la raccolta differenziata, nonché ridurre e razionalizzare la spesa per i rifiuti. Metto perfino la taglia su coloro che spargono immondizia fuori dai cassonetti. Ho presentato alla Regione i progetti per arrivare alla definitiva bonifica della vecchia discarica di Cannito”. L’impegno di Gnazzo non basta e Sica, è storia recente, beneficia di quell’esigenza di rinnovamento che Capaccio reclama. A sinistra c’è chi capisce che va promossa una nuova classe dirigente. Tra questi c’è Gnazzo. “Il mio sogno? Investiamo tutto sui giovani. Ma costruiamo le condizioni perché uno come il professore Di Lascio possa stare con loro, tornare ad impegnarsi per il paese”. Il suo impegno politico Mauro Gnazzo lo vede proiettato verso una dimensione superiore. Alla Regione. “Sono un militante dei Comunisti Italiani, il partito di Diliberto. Nell’intero Cilento sono la figura di riferimento. Se Capaccio mi darà almeno duemila voti posso dare un seggio al partito ed essere così eletto. Del Pdci sarò il capolista. Da alcuni decenni un centro come il nostro, di rilevanza internazionale e sede d’investimenti regionali importanti, non ha un rappresentante regionale. Oggi chi va a rivendicare l’alta velocità delle ferrovie anche a sud di Pontecagnano?”. Il piccolo partito è un vantaggio, dice Gnazzo. Il suo sogno è anche il poter continuare l’impegno intrapreso con la kermesse di “Terra e libertà” con i paesi e le città italiane che hanno produzioni agroalimentari di qualità. “Mi piacerebbe restituire ai miei figli il sapore del nostro pane ricoperto con l’olio e sottrarli alla dittatura delle multinazionali delle merendine – schifezze”. Ecco Mauro Gnazzo: origini a Felitto e comunista, e riformista alla capaccese. Uno che ascolta la musica di “Radio Italia anni Sessanta”, ma è voglioso di dire la sua anche nel Terzo Millennio.

Oreste Mottola
oreste@unicosettimanale.it

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03 Lug 2005

Contursi Terme, il paese delle cento acque

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Benvenuti a Contursi, il paese della salute e della fortuna

Le amiche di Contursi. Sì, buttiamola sull’ironia: “Che dire? L’ideatore mi sembra necessario spedirlo al Vulpacchio, la sorgente che ha le acque che fanno abbassare la pressione sanguigna. Ne bevi a litri e funziona meglio di qualsiasi farmaco”. Quell’avviso pubblicitario, sulle mura cittadine di Contursi, ha un tono più greve che minaccioso: “… prima o poi sparlerà di te, delle tue amiche o dei tuoi conoscenti”. Si reclamizza così una rivista stampata da queste parti. “E’solo una boutade, una trovata pubblicitaria, mi sembra chiaro. Poi perché prendersela in particolare con le nostre amiche?” si chiede Italo Cernera, dirigente scolastico e scrittore di vaglia.
Il paese della salute e della fortuna. Contursi oltre ad essere “il paese della salute” (come recitano i cartelli stradali) è anche il paese della fortuna. Niente maxivincite a lotterie varie, l’aurea beneagurante è nell’aria. L’ultima beneficiata è l’irpina Rosetta D’Amelio, già sindaco di Looni: il mercoledì sera era qui ad un dibattito e due giorni dopo Bassolino, a sorpresa, l’ha nominata assessore regionale. Prodi, quando viaggiò col suo autobus in tutta Italia, si fermò a Contursi e vinse. Rutelli, invece, disertò all’ultimo momento il comizio già organizzato, e perse contro Berlusconi. Lo stesso capita agli artisti: Sergio Cammariere, la Nccp e Pierangelo Bertoli hanno avuto la loro fortuna rafforzata dopo aver toccato il suolo di Contursi. L’autore della canzone “Il nome è donna Rosa”, il maestro Luciano Fineschi, vive serenamente a Contursi, ed i compaesani raccontano quanto poco c’entri Pippo Baudo con quel successo. Da Contursi è partito anche l’interprete di “Rossana”, Nino Buonocore, dalle radici contursane. Anche l’indimenticato Beppe Viola, scrittore e giornalista sportivo, era figlio di un cancelliere della Pretura locale. Il fisarmonicista Salvatore Grieco fu l’eroe della prima “Corrida” radiofonica condotta da Corrado: “Io ho portato fortuna a lui”, racconta orgoglioso.
Il paese delle cento acque. Antonio Bassolino, che come Totò De Curtis passa per essere uno scaramantico, è affezionato a questa terra delle cento acque. E’ lui che ha messo le ali al sogno di diventare la Montecatini del Sud. Le presenze sono più di trentamila l’anno. Quel che colpisce è la varietà di tipi d’acqua che il territorio conosce. “Qui ce ne sono di calde e fredde. A tutte le tipologie di acque minerali vendute in Italia a Contursi c’è lo zampillo equivalente. Sangemini, Prata, Uliveto o Ferrarelle che siano”, spiega Cernera. Salvatore Mastrolia è da vent’anni il sindaco del paese. Uomo concreto e tollerante, di profonda onestà, non fa molto caso alla locandina de “La Città” che “strilla” sulla sua assoluzione, dopo 15 anni, da un’accusa di abusi edilizi per allargare un hotel della zona termale.
La zona termale. “Sarà rilanciata. Diventerà un vero e proprio parco termale. Entrerà nel circuito internazionale del termalismo di qualità. Con il museo delle acque, che sarà una vera e propria città della scienza. E poi parchi acquatici, parcheggi e ulteriore valorizzazione della dotazione di strutture ricettive: cominciando dagli alberghi”, racconta Mastrolia, ed il tono non trasuda trionfalismi di voce ma è sommesso. Eppure il punto di svolta è epocale. Per quasi un secolo tutti hanno promesso di realizzare e nessuno ha fatto alcunché. Fino allo “schiaffo” di quella zona industriale che lambisce pericolosamente le sorgenti che sono meta di legioni di potentini. Perché è stata la buona borghesia lucana la prima a credere nelle virtù delle acque contursane. “Da tutta Italia però arrivano gli ecclesiastici. E tra loro tanti cardinali e suore. E poi gli appartenenti alle forze dell’ordine di ogni corpo e grado”, aggiunge sornione Italo Cernera.
La privacy e poi la moda. I nomi? “La privacy dei clienti è assoluta”. Poi qualche nome sfugge: Minnie Minoprio e poi Pietro Marzotto. L’uomo d’oro del tessile italiano c’è arrivato per i buoni uffici di Petrillo, il re dell’abbigliamento locale che è nella proprietà delle terme Capasso. Perché Contursi è anche uno dei principali poli della vendita d’abbigliamento alla moda. Oltre a Petrillo c’è Gaudiosi, e dopo di loro altri negozi hanno sfruttato la scia. “Grandi capacità imprenditoriali. Le migliori marche italiane. La qualità a prezzi contenuti. La serietà”, così Salvatore Mastrolia spiega il loro successo.
La buona stella, le terme… Contursi non finisce qui. C’è la cultura. Al nome di Angelo Mazzeo tutti tributano un doveroso omaggio: “Con il suo Circolo Culturale debellò l’analfabetismo e con un’azione durata trent’anni, fatta di giornali e cineforum, ci diede quell’humus culturale del quale ancora oggi godiamo. E poi per i libri, oggi parte integrante della biblioteca comunale”. Poi c’è stata la stazione ferroviaria e l’autostrada. “Io stesso mi sono laureato in medicina a Napoli, viaggiando ogni giorno col treno”, dice Salvatore Mastrolia. Furono tanti i figli del baby boom che si laurearono ed oggi hanno posizioni di primo piano. Un nome sui tutti è quello Oberdan Forlenza, uno dei migliori amministrativisti d’Italia, già al seguito di Veltroni e di Giovanna Melandri, oggi presidente del “Teatro Romano”.
Quano finì la Dc. Contursi è stata anche un laboratorio politico. Oggi che si parla di nuovo di ricomposizione di quella che una volta fu la Democrazia Cristiana, un “caso di studio” è proprio Contursi, qui la Balena Bianca scomparve nel 1987, ben sei anni prima del crac nazionale, al termine di una guerra – combattuta senza esclusione di colpi – tra Lardo e Forlenza.
I paradossi contursani. E paradosso per paradosso fecero discutere l’Italia quelli che propose Lucio Rufolo, pneumologo di fama nazionale, “intelligenza inversamente proporzionale alla sua altezza”, chiosa Italo Cernera, che con un libro e varie comparsate al Maurizio Costanzo Show proponeva la sua ricetta per risolvere la questione meridionale. Una per tutte: tutti i lombardi in Calabria e i calabresi a popolare la Valtellina. Non scherza nemmeno Italo Cernera, che da comunista si è appassionato agli aspetti più inediti della vita di Gesù: “E se fosse sopravvissuto alla Crocefissione?”. Sull’argomento ha già pronto un libro che aspetta solo di trovare un editore.
Oreste Mottola

orestemottola@ilvalcalore.it

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