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28 Dic 2007

SERRE. La Croce Rossa premia i serresi per come si comportarono a Valle della Masseria

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CROCE ROSSA PREMIA DONNE E POPOLO DI SERRE PER IL COMPORTAMENTO TENUTO A VALLE DELLA MASSERIA

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20 Mar 2007

Serre, come comincia la storia di Valle della Masseria

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Da oltre tre mesi Guido Bertolaso, commissario straordinario per l?emergenza rifiuti in Campania, ha individuato Valle della Masseria, nel comune di Serre, come discarica dei rifiuti. La ?buca? è profonda 25 metri, sembra già pronta a ingoiare rifiuti per due milioni di metri cubi, è naturalmente impermeabile. È di argilla, può facilmente essere protetta dalle infiltrazioni di percolato, i torrenti di veleno liberati dalle masse umide di immondizie. Può tamponare per oltre un anno l´emergenza rifiuti in tutta la Campania. Le controindicazioni sono altrettante. E? all?interno dell´oasi naturale che riunisce le ultime lontre e gli aironi tra i corsi di acque limpide del Sele, non sopporterebbe l´impatto ambientale di migliaia di camion che percorrono da Napoli 130 km e violano per almeno mezz´ora il parco faunistico, c?è il rischio di un intervento dell´Unione europea per violazioni dei siti protetti. «L´area è sottoposta a sei o sette vincoli ambientali», ribadisce Palmiro Cornetta, sindaco di Serre. I maggiori pericoli li corre il fiume Sele. La discarica è a meno di 400 metri dal fiume e questo causerebbe l’inquinamento delle acque fluviali, per il versamento di percolato. Percorsi altre poche centinaia di metri il fiume viene fermato dalla diga che viene utilizzata per irrigare i 40mila ettari di campi e serre della piana del Sele, da cui dipende tutta l’economia della zona e produzioni di grande rilievo e pregio quali la mozzarella di bufala. ?Si finge di non sapere ? scrive Franco Ortolani, docente di geologia presso la Federico II di Napoli -che dall?Oasi di Persano, ubicata 500 m a valle del sito proposto per la nuova discarica regionale, vengono prelevati circa 250 milioni di metri cubi l?anno per irrigare circa 23.000 ettari nei quali si svolge una qualificata attività agricola che da occupazione a circa 40.000-50.000 persone?
C?è poi un?intera comunità di contadini, quasi tutti dediti a produzioni ecocompatibili, che ha le proprie case a poche centinaia di metri dall?area della futura discarica..
«In questa terra sono nato e voglio morire. Ma voglio morire di vecchiaia non intossicato dai rifiuti. Se serve a salvare il mio paese sono disposto anche a cedere parte della mia stessa terra e dare i soldi al sindaco per mandare fuori Italia la spazzatura». Feltrine Giugne, viso rugoso e mani callose, è uno dei tanti manifestanti over settanta che da due mesi presidiano Valle della Masseria. È uno dei più vecchi agricoltori della zona. Anzi, di quelli che ancora lavorano nei campi. La sua terra si estende giù per la vallata, stretta negli Alburni e bagnata dal Sele. Alleva vacche e coltiva frutta: questo è tutto il suo mondo, l?unico che conosce.
Da mesi migliaia di persone, soprattutto contadini e giovani, divise in turni di presenza, hanno ?sigillato? la zona, impedendo di fatto l?accesso ai tecnici incaricati di fare i sondaggi geologici.
Il 14 marzo ha chiesto alla sua gente di «stare tranquilla» e, poi, quando ha visto i primi spintoni della polizia, si è seduto a terra, in difesa dei suoi concittadini. «Dobbiamo essere come Gandhi – ha detto incitando i suoi dal magafono – rispondere con la non-violenza alla forza dei manganelli». Palmiro Cornetta ha cercato il dialogo fino all?ultimo. Fino a quando è stato spintonato e spostato con la forza dalla polizia. Quando, intorno alle 8 è giunta da Salerno la colonna di uomini e mezzi delle forze dell?ordine, ha preso la fascia tricolore, l?ha indossata e ha atteso impassibile e sereno gli eventi. E ha tenuto la fascia sempre. Anche quando è strato strattonato e bloccato dai poliziotti.
. «Ho raccolto delle carte – prosegue – che dimostrano che attorno a questa cava c?è uno ?strano movimento? di soldi. «Abbiamo dei sospetti – dice il consigliere regionale Michele Ragosta – stiamo cercando le prove. Sembra che sui terreni della cava di recente siano state eseguite delle operazioni di compravendita dei suoli un po?… strane. Stiamo cercando conferme nelle carte». Voci di popolo parlano di «contatti» tra il commissariato di Governo e alcune potenti famiglie già nell?era del commissariato Catenacci. Figlio di contadini, Palmiro Cornetta ha studiato medicina ma, come tutti i suoi compaesani, ha scelto di restare nel suo paese natio. La sua vita negli ultimi due mesi è diventata un inferno: manifestante e sindaco, rappresentante istituzionale e rivoluzionario ha dalla sua una folta schiera di primi cittadini che riesce a trascinare ovunque, in tutte le sedi «importanti» a sostenere la sua battaglia.
Insomma non c?è pace in Campania, però, sebbene da un contesto negativo, è venuto a galla qualcosa di buono: è veramente da applaudire la volontà di questi cittadini di fare qualcosa concretamente per il loro territorio, sono persone che si divincolano dagli stereotipi della noncuranza e della pigrizia italiana, e che spendono il loro tempo e le loro energie per evitare che tutto vada a rotoli. Non solo, questi cittadini offrono della Campania un spaccato diverso da quello che è solitamente protagonista delle cronache, nonostante tutto non c?è solo la criminalità.
Tutti impegnati nella spasmodica ricerca del sito dove smaltire i rifiuti salvo, poi, dover fare i conti con la protesta degli abitanti del luogo individuato. Nessuno, però, affronta in modo serio il problema legato alla raccolta differenziata che fa registrare in Campania un valore pro capite pari a 51,6 kg/abitante per anno (140 grammi al giorno!). Un mancato decollo che caratterizza tutte le province della regione con tassi di raccolta, nella maggior parte dei casi, inferiori al 15%. Allora perché insistere su Serre? Perché questo accanimento contro una zona, popolata prevalentemente da pacifici contadini, che ospita una bellissima ed incantevole Oasi? Il primo aprile, quest?ultima, compie pure gli anni: trenta.
Oreste Mottola

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05 Feb 2007

CAPACCIO BORSINO SINDACI 5feb. Di Lascio va come un treno

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ANTONIO VECCHIO: troppo concentrato sulle attività lattiero casearie. Più di lui solo Palmieri
GERARDO REGA: appaga appetiti e gole profonde, scherzi a parte la sua cucina è deliziosa
LUIGI DI LASCIO: Va come un treno… antico.
LUCIANO FARRO: a sbalzo su un balcone pericolante
ENZO SICA: medico cura te stesso
GAETANO FASOLINO: Laura mon amour
PASQUALE MARINO: c?è da spostare un diesel
NICOLA RAGNI: Tesse tele che la primavera toglie
GIANLUIGI BARLOTTI: è entrato Papa ed esce cardinale
NUNZIO DANIELE: … è un?Odissea
MARIA VICIDOMINI, così vicina al cuore del Signore
NICOLA NIGRO: più radio per tutti
PIETRO DESIMONE: i giardini di Capaccio se lo ricordano ancora
PAOLO PAOLINO:è una roccia, l?emblema della Rocca…Cilento
TATA SINDACO: in mancanza di uomini dabbene

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30 Mag 2006

Sicignano degli Alburni. Come hanno votato

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Lista numero 1 ?Nuova Alleanza Democratica?

Totale voti 1062

Candidato a sindaco
Vito Antonio Capece

Candidati consiglieri
Benevenga Giovanni 27
Caputo Ciro Francesco 43
Francesco Cafone 67
Chiariello Antonio 53
D?Angelo Tullio 111
Esposito Sabato 36
Mandia Giuseppa Florina 28
Massa Giovanni Domenico 154
Pizzicara Domenico 131
Romeo Anna 9
Russo Rossano 30
Scala Nunzio 43
Troisi Felice 81
Troisi Francesca 27
Tucci Pietro 58
Zammiello Raffaele 31

Lista numero 2 ?Solidarietà e Progresso?

Totale voti 1426

Candidato a sindaco
Alfonso Amato

Candidati consiglieri
Antico Angelo 93
Carnevale Giovanni 51
Cafone Franco 126
Citro Nino 66
Cupo Felice 86
D?Angelo Maria Rosaria 59
Fernicola Gerardo 103
Gentile Mario 64
Giovanni Iuglio 114
Monaco Vittorio Eugenio 26
Pesca Maria detta Marina 88
Rosolia Immacolata 109
Russo Ezio 95
Scarpone Antonio 45
Turco Nicola 84
Valitutto Antonio 109

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25 Nov 2005

Gabriele Iuliano. "Capuano gestisce il comune di Roccadaspide come una bottega"

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Al peggio non c?è mai fine.
L?argomento in discussione era quello ormai tristemente noto della realizzazione della rete distribuzione di gas .G.P.L., proposto dal Sindaco nel mese di agosto del 2004, poi ritirato perché la proposta non era convincente, nuovamente riproposto nel corso del consiglio comunale del 11/10/2005, nel corso del quale il gruppo di minoranza evidenziò una serie di questioni, di merito e di legittimità, che furono ampiamente condivise da quasi tutta la maggioranza, molti consiglieri della quale ebbero parole durissime nei confronti della proposta dalla società Co.Tel s.r.l., unico soggetto promotore, e del metodo usato dal Sindaco. Parole tanto critiche che poi si tradussero in un abbandono dell?aula al momento della votazione, decretando la frantumazione dell?intera maggioranza. Il risultato fu che la proposta, oscena, direi, per quanto prevedeva nei contenuti, passasse con soli 4 voti favorevoli, due contrari (i consiglieri di minoranza) e un astenuto.
Le ragioni di merito che portarono il Gruppo di minoranza ad esprimere un giudizio fortemente negativo e a votare contro, furono tutte esposte nel corso della discussione: si trattava, come si tratta di una proposta (quella della società Co.Tel, s.r.l.) svantaggiosa e non buona, che avvantaggiava unicamente la società proponente, ?. e, forse, qualche altro.
Tali motivi li abbiamo anche riportati in un volantino informativo che abbiamo diffuso nel Paese.
Per queste ragioni il gruppo di minoranza ha proposto immediatamente la revoca della delibera, con cui si la stringata maggioranza riconosceva, invece, l?interesse pubblico e la positività della proposta presentata.
Ne è scaturito uno scontro violento all?interno della maggioranza, con consiglieri e Sindaco che si sono accusati reciprocamente di fare gli interessi personali e non quelli generali, e poi un?incontro con la società proponete, al quale, all?ultimo momento, è stata invitata anche la minoranza. Dopo tale incontro, con operazione fortemente sospetta, l?argomento rete gas è stato ripresentato nuovamente dal Sindaco, affiancandolo a quello della revoca proposto dalla minoranza, sostenendo che alcuni punti della convenzione erano stati modificati.
In verità l?impianto è rimasto nella sostanza lo stesso, ma ciò che ha colpito e sconcertato è stato verificare come quegli stessi consiglieri di maggioranza che avevano usato parole durissime nei confronti della proposta, che avevano abbandonato l?aula, abbiano poi votato la proposta: uno spettacolo desolante.
Mi riferisco ad esempio all?assessore Antonio Miano, il quale addirittura aveva accusato la minoranza di essersi distratta perché aveva consentito che quella proposta passasse (verrei ricordargli che noi, coerentemente, abbiamo votato contro, sia prima che dopo), il quale dapprima si preoccupava del rischio della non realizzazione del tratto successivo a quella di primo impianto, definendo la Co.Tel. società ambigua, che sul punto era stata generica e incomprensibile, e poi ha abbandonato completamente tale questione, che non è stata oggetto di alcuna modifica, e votato a favore; all?ex assessore Franco D?Angelo, il quale ebbe a dichiarare che la proposta della Co.Tel., era, riferisco testuale: ?? palesemente anomala, infondata e incompleta ? che la proposta era pretestuosa, tende a prenderci per i fondelli?, e che poi, dopo l?incontro, ha elogiato pubblicamente tale società e votato a favore, arrivando addirittura a contestare le valutazioni espresse dall?Organismo regionale deputato alla verifica della serietà della proposta, che la definiva negativa e non vantaggiosa per gli utenti. Mi domando perché mai è stato richiesto dall?Ente a tale organismo un parere, se in maggioranza vi era una risorsa scientifica di così alto spessore intellettuale?! O ancora al Presidente del Consiglio, che manifestava più che un dubbio, aderendo alle ragioni esposte dal nostro Gruppo, sulla parte della rete da completare con risorse della società, e che per convenzione deve essere poi obbligatoriamente rilevata dall?Ente, che così deve caricarsi di un costo oggi preventivabile, e che potrebbe essere anche notevolissimo, stante la mancata individuazione del tratto da completare, che dapprima si asteneva, e poi ha votato a favore.
Tutti argomenti prima sostenuti e poi miserevolmente abbandonati.
Infine, non poteva mancare la ciliegina sulla torta: si è scoperto, infatti, che la proposta di questa società era pervenuta all?Ente già sei mesi prima della pubblicazione del bando pubblico, che la stessa era stata ritirata direttamente al protocollo dal Sindaco in persona (Sic!) il quale, addirittura, l?aveva mantenuta segreta e chiusa nel cassetto della sua scrivania, (fatto questo confermato da diversi consiglieri di maggioranza), proposta poi ritirata successivamente dalla società stessa.
Intanto tutti gli atti che la società ha presentato con l?offerta recapitata in busta chiusa a seguito dell bando non risultano, ancora oggi, né vistati, né vidimati da alcuno, men che mai dalla Commissione esaminatrice, e in tutto questo pò po? di cose, l?unica risposta che la maggioranza ha saputo dare, è che è tutto a posto. Come era tutto a posto con i progetti pagati e non realizzati, e che invece si è poi si è ammesso essere per niente a posto.
Credo che mai in passato questo Ente sia caduto così in basso nella gestione della cosa pubblica: dove si opera in assolta autonomia, arbitrariamente e completamente fuori dalle regole che governano la P.A.; in una parola: una bottega.
Gabriele Iuliano

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12 Ago 2005

Quando Cristo si fermò a Battipaglia come certi miei compaesani

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Ci fosse passato una decina d?anni dopo, Cristo – presumibilmente arrivando da nord – si sarebbe fermato a Battipaglia evitando quegli altri cinque o sei km in direzione Eboli, direbbero alcuni (soprattutto battipagliesi). Molti – e noi con loro – obietterebbero che no, si sarebbe fermato in ogni caso ad Eboli sapendo bene che Eboli è storia, tradizione e culla di una certa intellighenzia di sinistra. Comunque, se Cristo proseguì oltre, a Battipaglia tra i Cinquanta e i Sessanta arrivarono e si fermarono un sacco di disperati dalla provincia interna. Ah, le magnifiche sorti e progressive delle serre della Piana del Sele, delle industrie conserviere, dell?ospedale che con le conoscenze giuste trovavi il posto e diventavi barelliere, inserviente, usciere, perfino infermiere, se solo ti prendevi il diploma (e non c?è problema, ti diciamo noi dove). E si continuò ad arrivare a Battipaglia nei Settanta e negli Ottanta perché a Battipaglia c?è perfino la Pirelli (delle mozzarelle sapete già), ma soprattutto un sacco di spazio per costruire che dev?essere un delitto non riempirlo tutto, per cui credo che a Battipaglia si arrivi e ci si fermi ancora.
Anche Giovanna è arrivata a Battipaglia. Da un paese oltre Eboli che Cristo non aveva visitato perché si era fermato appena prima. (Ed ecco che sono andata a trovare la mia amica Giovanna, in un venerdì pomeriggio di agosto). Una periferia come ovunque, poco dietro allo stadio (?che mi sento i concerti dal balcone?) e di fronte alla scuola elementare infestata di sterpaglie. Tutt?intorno svettano i nuovi colossi del mattone locale come avveniristici falli su cui – tempo due anni – spunteranno verande d?alluminio mai di colori compatibili, però l?appartamento di Giovanna è in una palazzina di due piani accanto ad altre palazzine di due piani così strette le une alle altre da stranire in mezzo a tanto spazio e formare perfino vicoli che ti chiedi in mezzo a quale vuoto porteranno mai. I vecchi che arrivarono nei Cinquanta hanno sceso la sedia davanti alla porta e si fanno aria.
Non ho rivisto in Giovanna la bambina con le trecce dalle quali dovevo stare alla larga per la storia dei pidocchi. Giovanna le trecce le sciolse in terza media sul divano a casa di Piero, poi le tagliò. Adesso ha le mèches e quei riflessi biondi che le avevo visto l?ultima volta, otto-nove anni fa. Nessun amarcord, non perché ce lo proibiamo, è che ci va di parlare d?altro. Mi offre il succo d?ananas nei bicchieri buoni (?solo perché è la prima volta, non ti abituare?) e mi dice che un imbroglio le ha fatto perdere i tre mesi da postina, che le sarebbero andati bene perché era un part-time e la sua vita è seguire i bambini, che alla partita con la scuola calcio a Milano li hanno chiamati terroni, ma che d?altra parte è normale ovunque che mentre i figli giocano in campo i genitori litighino sugli spalti.
Poi questi figli tornano dalla spiaggia insieme al padre, biondi, vispi, educati. Il più grande ha l?età della mia laurea.
Salutandoci Giovanna ed io ci chiamiamo con i nomi che usavamo un tempo, Stella Lockins e Roberta Holliday.
Poi di sera sono andata a teatro con i miei

ANONIMA
Testo raccolto su Internet

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21 Lug 2005

Albanella. Come Capezzuto richiamò alle armi Josca

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Staffetta alla guida dell?amministrazione comunale di Albanella

Quando Cincinnato venne richiamato in servizio stava arando i campicelli di famiglia, mentre era passata solo una settimana dalle elezioni quando Renato Josca stava operando un cane nell?ambulatorio di un?amica veterinaria. Ad Albanella c?è stata la staffetta o, più semplicemente, dove c?è la squadra che vince non si cambia? Sarà stato o no un caso ma Giuseppe Capezzuto è diventato sindaco a 37 anni, tanti quanti ne aveva nel 1995 quando Renato Josca, più o meno a sorpresa, divenne sindaco. Josca il mentore, l?esempio per Capezzuto. Per quasi un decennio è il giovanissimo Capezzuto il secondo del giovane Josca. Coi gradi portati di fatto, ma mai formalizzati. Ora si sono scambiati i ruoli: è Josca a fare il vice, però ufficiale, di Capezzuto. ?Ho atteso i risultati delle ultime elezioni comunali guardando la partita della Nazionale. Poi le telefonate degli amici hanno via via confermato che si poteva festeggiare, ma solo a metà: si vinceva, e bene, sul municipio, ma Renato Josca per il rotto della cuffia non poteva andare a palazzo S. Agostino. Che peccato, non essere rappresentati alla provincia?, così il neo sindaco di Albanella racconta il suo personale giorno più lungo. Solo sette giorni dopo Capezzuto ed i suoi decidono che l?amministrazione comunale non può fare a meno della sua opera. Una decisione sicuramente meno improvvisa di come viene raccontata dagli interessati. Ma è più bella così: ?Era domenica 20 giugno. Una telefonata sul cellulare e mi ha detto che era vicino, a Ponte Barizzo, in un ambulatorio veterinario dove stavano rimettendo in sesto un cane investito da un?automobile. Operava lui. Sapete tutti che Renato è un animalista coi fatti non con le chiacchiere. In sei, sette, lo raggiungiamo e gli facciamo un discorso?. Parla il neo ? sindaco e premette che alla proposta che gli stanno per fare lui per prima si aspetta una risposta positiva: ?Se rifiuti io ci rimarrò male?, dice. ?Sarai il mio vice ? sindaco. Senza deleghe ingombranti per te. Ci sono dei discorsi da completare: la pet therapy e l?opera di rivalutazione dell?immagine del paese. Nessuno meglio di te può riuscire a fare meglio?. Josca si guarda attorno e chiede solo se tutti sono d?accordo. Alla risposta affermativa pone la condizione che non ci sia un vincolo temporale. ?Quando ho fatto la maggior parte delle cose me ne vado!?. E così il tandem Josca ? Capezzuto può riformarsi. Avanti con Capezzuto capitano e Josca in seconda. ?Chi ha una certa età mi fa gli auguri e poi ci aggiunge un bel ?Che onore!? . Sì, perché ad Albanella non è frequente che un figlio della terra diventi sindaco?, dice Capezzuto. ?Di una città non apprezzi le sette o settantasette meraviglie ma la risposta che dà ad una tua domanda?, è la frase dello scrittore Italo Calvino scelta da Capezzuto. La domanda era se c?era riconoscimento al merito accumulato dal figlio di agricoltori. ?Non ho vinto solo io. Bosco, la mia contrada, ha quattro consiglieri comunali, tre di maggioranza e Marisa Capozzoli, una donna, che sta con l?opposizione. La zona si è emancipata, e da tempo?. ?Abbiamo proposto idee originali e stimolanti. Cose che saranno realizzate. Aumenteremo gli istituti di partecipazione popolare, potenzieremo ? dice Capezzuto – i servizi sociali?. E? la prospettiva, e nell?immediato? ?Nei dintorni della chiesa di Santa Sofia apriremo uno dei più grandi ed attrezzati centri sportivi pubblici. Farà concorrenza ai privati?. Ed ancora: ?Attrezzeremo palazzo Spinelli, dentro ci sarà una modernissima sala multimediale?. Non basta? ?Riorganizzeremo il personale comunale?. Alla guida dei dipendenti comunali rimarrà Anna Maria Montuori, la giovane segretaria comunale di origini lucane. Alla guida del consiglio comunale va (con l?astensione delle opposizioni) Antonietta Cerruti, sua vice è Marisa Capozzoli (votata all?unanimità). La nuova giunta è composta da: Giovanni Mazza (Lavori pubblici e manutenzione del territorio), Giuseppe D?Angelo (Bilancio), Vito Capozzoli (Sviluppo economico e del territorio, promozione turistica), Fabio Lanza (sport e politiche giovanili).

Oreste Mottola

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19 Lug 2005

Helenia. Come è morta la "mista" di Capaccio – Paestum

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Paolo Paolino lo ha detto e ripetuto in tutte le salse durante l?ultima campagna elettorale : ?Sciogliele l?Helenia. Ha troppi debiti. Fate una municipalizzata?. La lunga crisi dell?Helenia comincia la sua accelerazione il 30 novembre del 2003 quando Pasquale Mazza tenta di ?sfilarsi? dalla maggioranza di Pasquale Marino (manovra poi tatticamente rientrata) e tra le motivazioni ci mette proprio la scietà mista: ?i cittadini sanno poco di come funziona?. Era chiaro che la crisi era già strisciante. Sin da quando, tra marzo ? aprile 2002 la società ?manca? la realizzazione di un sito di trasferenza per i rifiuti dei Comuni di Capaccio, Albanella e Roccadaspide, e di altri comuni limitrofi. «La scelta di realizzare un sito di trasferenza a Valle Centanni ? spiegherà l?allora presidente Antonio Scala è stata fatta in previsione dell’aumento dei residenti nella stagione estiva, e del conseguente aumento della spazzatura. È stata scelta una zona dove non vi sono abitazioni». Ma la scelta non piacque ai residenti di quella contrada, nè tantomeno agli abitanti dei comuni limitrofi, preoccupati per il via vai di camion carichi di rifiuti che attraverserebbero i vari paesi.Anche l?allora opposizione, oggi maggioranza, diede il suo contributo. Il tentativo era di dare una ?funzione?, un introito sicuro all?Helenia, cosicchè potesse continuare l?attività senza assili finanziari. Invece no, l?Helenia diventa il più appetitoso dei posti di sottopotere capaccese. Porta il nome dell?Helenia anche l?ultimo capitolo della guerra dentro Alleanza Nazionale. Parola a Taddeo: ?Resta il dato di fatto che sono fuori per 7 voti. Ne ho preso 203, mica poche decine. Potevano recuperarmi ed utilizzarmi, soprattutto per la mia esperienza di imprenditore?. Taddeo non lo dice manco sotto minaccia di una pistola carica ma l?oggetto del contentendere è stata la società mista Helenia. Taddeo un pensiero sulla presidenza l?aveva fatto ma l?attuale gruppo dirigente di An ha tenuto duro: ?No, tu, no?, come cantò Iannacci e così Santomauro, Barlotti e Farro hanno continuato a sostenere fino a che Fasolino e Sica si sono dovuti adeguare. Ed allora via con l?incarico di conducator dell?Helenia al commercialista Angelo Barboni, amico di Tonino Santomauro, che coordina il partito di Fini in tutto il collegio. Nella discussione si inserisce anche Carmine Scarcello, operaio Helenia, che è stato candidato al comune con Alleanza Nazionale: ?Io voglio che si faccia una municipalizzata. Ho fatto una proposta a Luciano Farro, il nostro capogruppo in consiglio comunale. Chiedevo di non muovere i contratti, di salvare la società, e poi volevo allargare il sacrificio a tutti i dipendenti del comune di Capaccio: da 25 a 50 euro. Si sarebbe potuto così fare un fondo per salvare la società. Il partito mi ha seguito? Non lo so, ho l?impressione di no?.

L?ultima parola va ai sindacalisti che hanno seguito la vicenda: Leonardo Tortora e Sabatino Parente.

LEONARDO TORTORA, sindacalista Cgil ?Sono arrivati 62 preavvisi di licenziamenti a questi dipendenti. Non sappiamo con quali criteri s?intendono mantenere gli attuali criteri occupazionali. L?altra immpresa che sta arrivando? E? un atto illecito l?affidamento ad un?altra azienda senza nessuna gara d?appalto. Tra l?altro abbiamo sentito i nomi, venfono dal napoletano, ho detto tutto. Se voglio continuare a parlare devo denunciare tutto ai carabinieri. Sono aziende che non danno nessuna garanzia contrattuale. Come sindacati non siamo stati consultati. Solo per 42 lavoratori ci sarà il passaggio di cantiere. E gli altri? Per tre anni l?Helenia ha incassato sgravi fiscali ed un bonus dai 16 ai 18 milione per ogni lsu assunto.
Siamo preoccupati dal fatto che l?Helenia viene chiusa diffondendo delle false notizie. Sì, la società è in perdita perché dopo tre anni non si è stato capace di prevedere il pagamento degli oneri contributivi. Non ci volevano scienziati e professori per capire che il costo dei servizi andava riadeguato. In due anni di confronto sindacale con questa società ci siamo trovati davanti a dozzine di amministratori: ogni volta dovevamo ricominciare daccapo le trattative e far capire i problemi da risolvere. Stiamo vedendo se è il caso di fare una denuncia penale nei confronti di chi ha sciolto la società.
Le intimidazioni ai danni dei lavoratori che volevano continuare al lavoro? Io non ne ho viste, posso però raccontarvi delle offese personali e tentativi di aggressioni subite nel corso di un?assemblea con la maggioranza che governa questo comune. C?erano vigili urbani e carabinieri che hanno visto e sentito??.
SABATINO PARENTE, DELLA CGIL.
?Avevamo proposto un tavolo tecnico e l?esperto da utilizzare, Mazzino Tamburrini. Io mi chiedo perché prima il consiglio comunale vota, all?unanimità, un ordine del giorno e poi l?amministrazione, con un atto quasi unilaterale, ha sciolto la società? Cosa è avvenuto, che non è chiaro ai cittadini? Prima si vota una cosa e poi il suo rappresentante prende la decisione di andare a sciogliere la società. Poi c?è il discoso sugli sprechi. Il consiglio di amministrazione costa 80 mila euro. Ci sono 52 mila euro di consulenze esterne. Il liquidatore, ieri sera, ha tenato di attribuirsi una quota di 132 mila euro (anche se lo prevede la legge), anche se poi è finita con l?incarico a Barboni (uno dei due commissari liquidatori) prorogato fino fino dicembre e a 1400 euro mensili. Vi pare che questa sia una città che non possa rilanciare quest?azienda? E? chiaro che non c?è la volontà politica o si pensa ad altro! Le condizioni economiche ci sono??.


ERMINIO MIRARCHI, è un lavoratore Helenia
?Io sono d?accordo con lo scioglimento della società. C?era un cancro andava estirpato una volta per tutte. La colpa, però non può essere degli operai. L?entità del dissesto finanziario deve far guardare altrove. Siamo stati mal gestiti. Se ci hanno fatto dirigere da un raccomandato, mi sembra che la conclusione non possa non essere che costui si deve fare la valigia. Lo statuto era sbagliato. E? mai possibile col 49% si possa comandare? Da che mondo è mondo 51 è più grande. L?amministratore delegato, espressione dei privati, si è messo a tutelare i loro interessi. Da qui parte lo sperpero. Voglio fare degli esempi: hanno acquistato mezzi inutili. Dopo aver speso centinaia di migliaia di euro, sono attrezzature che sono state fermate, e sapete perché? Si dovevano utilizzare i mezzi dei privati che, gestendo la raccolta in altri comuni, così hanno ?ottimizzato? sull?investimento.
Poi c?è la possibilità di economizzare sulla gestione. Sulla riparazione del parco automezzi sono stati spesi quasi un milione di euro. Bastava attrezzare un?officina interna, con due bravi meccanici, per risparmiare gran parte di questa cifra. E un meccanico è già nell?organico, fa il ?carichino?. E la nafta comprata è costata tre volte tanto.
Su di noi però si è risparmiato anche sulla salute. Non abbiamo avuto una vaccinazione!. La visita medica è stata di rooutine: come ci vedi, come ci senti, ecc. I risultati degli esami di laboratorio ce li hanno loro: noi non sappiamo niente. Da quattro mesi però ci hanno tolto pure i buoni pasto: sulla basta paga ci sono, quei soldi chi se li è presi??.

Oreste Mottola
oreste@unicosettimanale.it

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18 Lug 2005

Come Daniel Williams del Washington Post ha visto la Vannulo di Palmieri.

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CAPACCIO SCALO, Italia
Al caseificio di Antonio Palmeri, nel sud Italia, il bufalo d’acqua, fonte del classico formaggio fresco italiano, non vaga per fuggire il freddo. Trascorre l’abbondante tempo libero sdraiato su futon di lattice, come se fosse a mare. Mangia insalate di erba. Non sente il bisogno di sguazzare nel fango per rinfrescarsi d’estate, gli stabilimenti di Palmieri forniscono loro – ogni mezz’ora – di docce espressamente costruite. Palmieri, in pantaloni di velluto a coste, camicia a quadroni e gemelli d’oro, le guarda più come [...]in vacanza che in qualità di allevatore.
La missione di Palmieri è quella di produrre formaggio all’apparenza semplice, cremoso, mozzarella di perla per le quali la sua regione è famosa. I suoi formaggi sono passioni da purista. Usa solamente latte del Caseificio Vannulo nella sua fattoria del Cilento, nel Sud Italia. Formata dal rimescolio del siero con l’acqua bollente, fino a che il caglio non si rapprende in sinuosi nastri, il formaggio è allora lavorato a mano e plasmato a sfere o a trecce. Per avere la mozzarella di Palmieri, i clienti si recano quasi in pellegrinaggio. Palmieri non spedisce da nessuna parte la sua mozzarella, tranne che a un ristorante vicino di un suo amico che una volta fece partecipare la mozzarella ad una mostra di formaggi e vinse il primo premio. I clienti guidano per chilometri verso il punto vendita del suo caseificio. La mozzarella a mezzogiorno è finita.
[...]
Palmieri limita a dieci chili per ogni cliente, per evitare rivendite all’ingrosso. “La mia nicchia è per gli amanti della vera mozzarella. E per averla, gli acquirenti basta che vengano da me.” dice Palmieri che si sta distinguendo in un mercato in espansione. La produzione di latte di bufala non è soggetta a restrizioni dalle quote latte dell’Unione Europea e per questa ragione molti allevatori dell’area si sono convertiti in caseifici bufalari per incontrare le richieste di mercato.La mozzarella è prodotta in tutt’Italia, ma non è di qualità standard. Le norme permettono la produzione prodotti denominati “mozzarella” anche se contiene solo il 10% dxi latte di bufala, così è possibile che ci siano formaggi fatti in larga parte di latte di mucca.
Sfortunatamente, una volta introdotti ai “misteri”della mozzarella fatta al 100% di latte di bufala, è arduo accettare compromessi. Al confronto, il Fiordilatte, prodotto con latte di mucca, è insipido. Un consiglio: anche se l’etichetta dice >”mozzarella”, guardate al luogo d’origine – Aversa e Caserta, Napoli nord e Paestum, a sud di Salerno, sono i luoghi di origine della mozzarella. Non c’è alcuna indicazione di luogo? Non comprate. Evitate mozzarelle confezionate sotto vuoto, perché la mozzarella dovrebbe nuotare nel latte.
Quando si divide una vera mozzarella, il latte deve sprizzarne fuori. Las mozzarella dovrebbe essere mangiata due giorni dopo la sua produzione, e non più tardi del terzo giorno, più in là, essa perde il suo caratteristico sapore di latte fresco e la sua consistenza spugnosa. Si può comunque utilizzare come un ingrediente per tramezzini, pasta o pizza.
Gli italiani solitamente la consumano mozzarella da sola, dopo la pasta, e nella “caprese”(mozzarella e pomidoro a fette decorati da foglie di basilico). E’ un caposaldo della cucina dell’Italia meridionale.
Di mozzarella si parla per la prima volta in un libro del 1570, nel quale il cuoco del papa Bartolomeo Scappi, la definisce “mozzarella fresca” tra i prodotti caseari che includevano la ricotta e qualche altra cosa denominata “neve di latte”. I papi erano[la frase s'interrompe]
Il modo in cui [...] si trasferì in Italia dall’India è un mistero. Alcuni studiosi hanno sostenuto che la scoperta di una scultura in marmo di una testa di bufalo nelle rovine nelle rovine del Palazzo di Tivoli suggerisce l’impero romano portò il bufalo dall’Egitto. (Oppure che la scultura potrebbe essere stata botti di guerra come gli obelischi che abbellivano le piazze di Roma). Testimonianze scritte fanno risalire la presenza del bufalo in Italia dal VI secolo.
nel 1787, Johan Wolfang Goethe, notò [...]nel suo viaggio tra “strade accidentate e fangose attraverso montagne splendide.”
“Noi traversammo ruscelli e valli inondate su bufali che sembravano ippopotami” egli scrisse. Forse le aveva viste da dietro.
Il panorama del Sud Italia in molti aspetti è ,molto simile a quello della Toscana. Un ‘urbanizzazone selvaggia ha ricoperto il territorio di architetture superflue.
Poche strade come la Statale 18 a sud di Salerno sono più mediocremente caotiche. ma chi si cura del panorama? La strada, quella strada è la sede del Paradiso della Mozzarella. Enormi e chiassose insegne gridano Qui mozzarelle di bufala. Proprio come nei mercati di strada, in Florida. Alcuni, addirittura, offrono vendono ricotta di bufala alla pesca o al mirtillo.
la maggior parte dei caseifici sono costruzioni rustiche circondate dal fango. Quella di Palmieri si estende quasi come un allevamento di cavalli in Virginia. Ulivi in parallelo conducono, su una strada di ghiaia, alla fattoria restaurata in rosso pompeiano. Il prato è continuamente rasato. I lavoranti, in tute immacolate, chiamano Palmieri “presidente”.
I turisti, provenienti dalle imponenti rovine della Magna Graecia di Paestum, vengono attratti dai finestroni attraverso cui si vedono i mastri casari intenti a maneggiare la pasta che diventerà mozzarella. La parola trrae la sua origine dal verbo mozzare, che significa tagliare . Sebbene Palmieri insista sul fatto che tutte le operazioni di produzioni casearie, debbano essere fatte a mano, gli animali stessi sono macchine da latte, un deroga alla tradizione. Esse immergono, educatamente, i loro zoccoli in una polla d’acqua prima di entrare nelòa sala mungitura.
Ogni bufala ha un nome associato a fatti accaduti nella fattoria, o legati al giorno in cui è nata. Una di loro, Giorno di paga, ha cacciato malamente un’altra che ha tentato di impadronirsi del suo giaciglio. “Sono molto attaccate ai loro giacigli”, sostiene Palmieri.
Un’altra, di nome Berlusconi(nata nel maggio 2001, quando Berlusconi venne eletto Presidente del Consiglio), attirò l’attenzione di un toro indifferente con un battito di ciglia.
Naturalmente, i tori, non producendo latte, non sono capi di valore. Palmieri, allora, sta pensando di ofrirne ai suoi clienti grigliate di bufalo. Ha pianificato l’apertura diun ristorante specializzato nella cucina di carne bufalina.
Daniel Williams. Capo Ufficio della redazione di Roma del Washington Post. Questa è il suo sesto articolo riguardo quello che mangiano gli italiani .

Traduzione di Vincenzo Cuoco
da un’idea di Oreste Mottola

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16 Lug 2005

Come la Parmalat di Calisto Tanzi ha munto anche nel salernitano

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La fabbrica chiusa a Paestum ed il latte versato dagli allevatori della Piana del Sele

Oreste Mottola
E? il 9 maggio del 2003 quando il ?Wall Street Journal Europe? scrive che la struttura finanziaria di Parmalat «è più simile a una finanziaria che a un’industria del latte», ma a Ponte Barizzo, sulla strada che porta verso il Cilento delle vacanze se ne erano già accorti alla fine degli anni Novanta. ?Calisto Tanzi? L?abbiamo visto solo una volta. Il suo elicottero atterò nel piazzale della fabbrica, lui rimase solo qualche minuto?. A pochi chilometri dai templi i suoi operai producevano mozzarelle, panna, ricotta, provola, latte sterile uht e tanto latte fresco pastorizzato. Poi vi aggiunsero anche pizze, focacce ed altri prodotti da forno. ?Nel 1974 fu Emilio Colombo, allora presidente del consiglio, a chiedere a Calisto di comprarci dal fondatore, Rosario Pingaro. Le attività erano cresciute troppo e non bastava più una semplice quanto geniale gestione familiare. Eravamo molto operosi, ci diedero anche l?Oscar della produttività?, raccontano ancora orgogliosi quelli che vi hanno lavorato. Quello di Ponte Barizzo fu il primo acquisto importante fatto da Calisto Tanzi nel sud ed anche il primo stabilimento ad essere chiuso. ?L?hanno gestito per anni senza farci mai investimenti significativi?, accusano gli ex operai. Maria Brenca, da Albanella, prese il posto del marito prematuramente scomparso, mentre Domenico e Vincenzo Verrone ci hanno passato una buona parte della loro vita. E con loro più di 80 persone, che diventavano 120 nei periodi di punta. Più un indotto notevole. ?Lo stipendio era buono, ti davano tutto, si arrivava a guadagnare anche tre milioni al mese?, dicono oggi. Da loro raccogliamo le storie dei primi che pagarono, nella nostra zona, le nuove strategie finanziarie della Parmalat. ?Tanzi preferì chiudere a Paestum per aprire a Nusco, facendo così un favore a De Mita e prendendosi i fondi della legge sul terremoto?. La sequenza temporale dei fatti non è così automatica: le due fabbriche funzionarono per più di un quinquennio ognuna come un doppione dell?altra. Fino all?epilogo, la chiusura di Capaccio, più o meno intorno al 2000. Da quattro anni lo stabilimento, nella zona di Ponte Barizzo, è fermo, con gli operai in mobilità e gli allevatori che vi conferivano il loro latte costretti a cercarsi altri sbocchi. ?Già quando decisero di non produrre più mozzarelle dovevamo accorgerci che c?era qualcosa che non andava?, dicono in molti. Senza il latte di bufala non c?è la mozzarella e la Parmalat all?ombra dei templi diventa troppo simile, vero doppione, di quella di Nusco. Dove c?è il finanziamento statale e la gratitudine della classe dirigente irpina. Mentre si ferma ogni attività la fabbrica pestana serve anche per incassare altri miliardi da una provvidenziale legge, ribattezzata ?tagliacosti? varata su misura per i ?grandi? dell?agroalimentare italiano. Tanzi fa cassa, giustifica la soppressione coi pronunciamenti dell?Authority per la concorrenza che gli contesta la posizione dominante sul mercato del latte, e sbarca a Wall Street, nella Borsa degli States. Recriminazioni a parte, la storia è andata come è andata ed ora quella fabbrica che chiuse coi conti in attivo è al centro di un?aspra contesa per collocarvi l?ennesimo grande centro commerciale. L?ultima grande crisi dell?amministrazione comunale di Capaccio era quasi tutta riconducibile al tema del cosa farne dell?area ex Parmalat. L?ha comprata, per una cifra intorno ai tre miliardi e mezzo di vecchie lire, Domenico Caprino, costruttore di Battipaglia con forti interessi in zona (è il proprietario della ?Taverna dei Re?) . ?Parmalat ci ha assicurato che per ogni operaio eventualmente riassunto da Caprino c?era un bonus da diecimila euro che sarebbe arrivato da Collecchio. Tutto è ora in fumo, come la nostra speranza di tornare al nostro lavoro?, racconta Maria Brenca. ?Adesso poi mi scade anche la mobilità: cosa sarà di noi??, continua a chiedere. Gli operai capaccesi vengono prima scaricati sulla Newlat, ma solo in 20, e poi verso Caprino che annuncia di voler dar vita ad una grande pasticceria industriale sui 12 mila metri quadrati di terreno a ridosso della Statale 18, cinquemila dei quali coperti, con otto appartamenti. Ma non si è andati oltre all?apertura di un negozio di bomboniere e qualche ufficio. La speranza degli operai è che la ristrutturazione del gruppo avviata da Enrico Bondi possa, in qualche maniera, fungere da paracadute anche per risucchiare le maestranze dell?ex stabilimento della Parmalat Paestum verso un nuovo lavoro. Sono speranze. Non ci sono solo vecchie storie ormai passate. Oltre 1.100 aziende della Campania vantano nei confronti dell?Eurolat (il braccio campano di Collecchio, rilevato dalla Cirio di Cragnotti) crediti per 20 milioni di euro.
QUANTO LATTE VERSATO.
Dalla cooperativa ?Serroni? ogni giorno partono 400 quintali al giorno di latte verso l?Eurolat. Da quel versante arriva il fiume di latte prodotto da duecentotrenta allevamenti della Piana del Sele. Un altro grande fornitore è Morretta. Sono quelli che da cinque mesi non vedono un euro per le loro forniture e non sanno cosa fare per il futuro. Così come da Parmalat è arrivato l?attacco più deciso alle produzioni locali con quel ?microfiltrato? a lunghissima scadenza (?il frescoblù) che mirava a far fuori le nicchie di mercato di strutture come la Centrale del Latte e Vallepiana. Guardando a loro si può dire che c?è ancora del latte sano non avariato da precipizi finanziari. Ma dal Nord non stanno a guardare: basta guardare alla strategia di Granarolo che, sempre ad Eboli, ha affittato un impianto di imbottigliamento per mettere in bottiglia e cartoni latte non nostrano.
LA POSIZIONE DI COLDIRETTI
Ad appoggiare la protesta degli allevatori che guardano con apprensione al destino dello stabilimento Eurolat di piana di Monte Verna, nel cassertano scende in campo la Coldiretti campana. Berna, Matese, Centrale del Latte di Napoli, sono i marchi. “La crisi della Parmalat ? sottolinea Luigi Scorziello, presidente della Coldiretti salernitana e a capo dell?associazione allevatori regionale, reduce dall?incontro con l’ad di Eurolat, Alfredo Caetani – mette in ginocchio l’economia campana. Vogliamo garanzie sui crediti vantati e sulle prospettive delle nostre aziende. Si tratta – sottolinea – di imprese che non possono in alcun modo essere riconvertite e che rischiano la chiusura. C’é il serio pericolo che interi territori, specialmente nelle aree interne, vengano abbandonati”. Coldiretti Campania ha insediato un ufficio legale per affiancare le aziende colpite dalla crisi Parmalat ed annuncia prossime iniziative di piazza (“i motori dei trattori sono già accesi…” dice Scorziello). Stando alle stime di Coldiretti i soli imprenditori campani vantano nei confronti di Eurolat crediti per 40 miliardi di vecchie lire: ?Il futuro di questi allevamenti dipende anche dalla velocità con cui verrà approvato e poi finanziato il decreto Alemanno. La condizione principale per salvare la Parmalat è che anche dagli allevamenti salernitani non s?interrompa il flusso di latte. ?C?é l?impegno del gruppo di Collecchio al pagamento settimanale di fornitori sulla base delle bolle di consegna.

Oreste Mottola
oreste@unicosettimanale.it

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