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29 Dic 2007

PIAGGINE. Zi’ Carmelo, l’ultimo «luparo» è morto a 102 anni

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Zi’ Carmelo, l’ultimo «luparo» è morto a 102 anni

Se n’è  andato a 102  Zi’ Carmelo. Era l’ultimo cacciatore di lupi del Cilento: si chiama Carmelo Nigro e viveva a Piaggine, nel cuore del Parco Nazionale campano, insieme ai suoi tre figli e ai tanti nipoti e pronipoti. Fino a cinquant’anni fa, il suo mestiere era di vitale importanza per gli allevatori di pecore e buoi della zona: spettava al "luparo" stanare e uccidere i lupi che, soprattutto nella stagione invernale, dai boschi del monte Cervati si spingevano fino a valle, dove si cibavano del bestiame. Per dimostrare di essere riuscito nell’impresa, Zi’ Carmelo andava in giro con indosso un singolare vestito: la pelle del lupo ucciso, inclusa la testa. Così facendo, poteva riscuotere la ricompensa, di solito costituita da prodotti delle fattorie. Storie di altri tempi, e mestieri che scompaiono.
“La caccia e i lupi sono gli unici argomenti che  l’hanno appassionano fino ad ieri”, raccontano i familiari. Nei dintorni del monte Cervati, la vetta più alta della regione, ttra vacche e pecore c’era uno dei più consistenti patrimoni zootecnici del Sud. Era il nostro West fino a qualche decennio fa. Trentamila pecore, migliaia di mucche allo stato brado, in un paese solo una miniera d’oro in lana ed agnelli. E con le lunghe transumanze: nella sottostante Piana del Sele, ed in Lucania, fino a Metaponto. Il lupo era il nemico per antonomasia. Lo odiavano perchè sbranava pecore e vitelli, faceva il vuoto nelle greggi e nelle mandrie, spaventava la gente.
“Io il luparo l’ho fatto fino a che c’è stata la necessità. Non sono stato io – raccontava – a sterminare i lupi del Cilento. La colpa è di coloro che hanno distrutto i frainali”. Chiamava così il bosco più fitto, quello con i faggi giganteschi. E continuava: “Sono stati più quelli che tagliarono il grande bosco di Mèrcuri e si presero l’acqua del Calore per l’acquedotto per portarla ad Agropoli”.
Storie del passato? No. Qui l’allarme lupi risuona ancora. Gli allevatori, quei pochi ancora restano in attività, però tengono celata la notizia per paura degli ambientalisti. Temono per i nuovi vincoli che potrebbero arrivare dal Parco del Cilento. “Hanno ucciso dei vitelli in montagna”, sussurrano a mezza bocca nei bar. I lupi sono tornati. Due anni fa un cucciolo, assetato, rimase incastrato in un pozzo. Per salvarlo si mobilitarono volontari, comune e forestale. L’epopea del lupo cattivo è finita anche a Piaggine. Ora l’animale che ha incantato, per la sua raffinata intelligenza, etologi, registi e scrittori, è diventato un fattore di richiamo turistico per i gitanti della domenica che si aggirano sul Cervati.

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09 Ago 2005

Raffaella Ferrè sulla polemica fra Carmelo Conte e Marco Travaglio

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La posta apposta

Nello spazio riservato alle lettere, su ?La Repubblica?, stamattina, martedì, c?è ?Un luogo e una data per parlare di Pozzuoli?, a firma Tito Fenocchio. Embè, penserete, che ci sta di strano. Nulla, se la pagina della posta non fosse stata la più letta, nell?ultima settimana. Giusto sette giorni fa, difatti, sul quotidiano è comparso un articolo, firma Marco Travaglio. Lui è, per intenderci, non solo un giornalista. E? quello portato in tivù da Luttazzi. Quello con il libro su Berlusconi, L?odore dei soldi, quello che ha scritto, non già un libro ma un manuale: Come delinquere e vivere felici. L?articolo comparso sulla Repubblica, invece, non è solo un Times New Roman da 7,5 punti. C?è scritto, si parla di Vincenzo De Luca, deputato diessino. Ci si chiede come mai l?Onorevole si (pre)occupi della vexata quaestio morale quando ha accolto, nel suo partito e nella sua città, Carmelo Conte, Giovanni Moscatiello e Nino Savastano, il primo ?sotto processo per 416 bis?, il secondo ?rinviato a giudizio, anche lui, per 416 bis? e il terzo ?chiamato in causa quale amico del clan D?Agostino?. Le risposte, mezzo posta, ovviamente, non si sono fatte attendere. Scrive Carmelo Conte ? ho commesso due errori?, risponde Travaglio, poi Bonadies ( il pm che ha condotto le indagini), e ancora, ripetiamo il giro. Di mezzo ci stanno passati presunti intrallazzi, indagini, cose tipo ?calunnia?, ?errore? ?agriturismo? (dove Travaglio ha presentato l?ultimo lavoro) e, al solito, Eboli.Che sta a guardare, meglio, a leggere.

Raffaella Rosaria Ferrè

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09 Ago 2005

Antonella Sammartino sulla mostra di Carmelo Di Feo a Padula

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?Scene Reali?: mostra di pittura di Carmelo Di Feo e Rupert Gredler dal 31 luglio al 27 agosto 2005 alla Certosa di San Lorenzo, Padula (Sa)

Carmelo Di Feo caratterizza le opere di questa mostra, allestita in collaborazione con il pittore Rupert Gredler, con un chiaro tratto mutuato dal realismo, l?individuo è il fulcro della narrazione.
La prima cosa che ti colpisce guardando i ritratti è lo stupore, lo stupore di uno sguardo colto nell?intimità delle mura domestiche, lo sguardo, a volte quasi sfuggente, come sorpreso dall?obiettivo di un fotografo di altri tempi.
La seconda cosa che noti è l?atemporalità, la mancanza di un appiglio, di uno sfondo reale, oggetti che definiscono il dove, il quando?solo il colore, sempre su toni tenui attentamente scelti, a catalizzare lo sguardo sul soggetto ritratto; è il colore a ricordarci che siamo in una terra del sud con le sue sfumature di sabbia e di alberi in fiore.
Ci sono grandi tele che hanno bisogno di spazio e luce per respirare e per avere la giusta valutazione, solo a distanza i colori si fondono, si compenetrano in maniera totale.
Ci sono piccoli blocchetti di legno con il ritratto di personaggi che sembrano colti per strada come da un osservatore dietro ad una vetrina, altri che invece sono in posa d?avanti ad un fotografo immaginario, nell?abito della festa?. Ed è il legno la superficie più suggestiva per questo lessico familiare, capace di dare il giusto rilievo alle storie narrate.
Di Feo ricostruisce storie, assegna valenze ad oggetti, a volte insignificanti nella vita reale, come agli zoccoli che compaiono in una composizione di tre tele, ove cambiano i tempi ma la sostanza resta invariata… il radicarsi della quotidianità, le cose e le persone che restano fedeli a se stesse, ma è sempre la figura umana al centro delle sue osservazioni, sotto al microscopio per coglierne gli impietosi cambiamenti dell?età.
Ed è la nostalgia, la sacralità della famiglia a guidare questo percorso attraverso i fotogrammi, la storia dei suoi cari che si impone sulla fantasia del pittore, perché Carmelo Di Feo è alla sua famiglia che guarda con occhio commosso e ritrae con lirismo e affetto volti e sguardi che bucano la tela.

Antonella Sammartino ? Officina Koinè

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27 Lug 2005

Una mia intervista a Carmelo Conte

Filed under Feste e viaggi

Carmelo Conte, adesso, cosa fa?
“Immediatamente dopo la conclusione del mio mandato parlamentare ho continuato a leggere e a scrivere. Per la verità lo facevo anche prima. Ho sempre ritenuto che lo studio delle cose fosse essenziale per qualsiasi attività, figurarsi per la politica. Ho riaperto il mio studio legale dove oggi prevale il ruolo di mio figlio Federico. Ho continuato, a mio modo, a fare politica. Ho relazioni con ambienti nazionali e mi misuro, quotidianamente, con la nostra realtà locale”.

¶Cardiello, il deputato di An, le ha consigliato di godersi la pensione in santa pace…
“Non sapevo che fosse anche un dirigente dell’Inps. Io non godo di pensione ma ho l’indennità parlamentare. Ritengo che la politica sia un valore dell’intelletto e non delle cariche. A questa dimensione possono partecipare solo quelli che hanno una vocazione politica, una preparazione culturale ed un’adeguata capacità intellettuale. Non faccio discriminazione d’età, appartenenze, cariche. Io non faccio valutazione sulle persone. Di Cardiello sanno tutti. C’è chi lo conosce di più e chi di meno. Non mi faccio trascinare in polemiche personali”.

Cardiello è stato per un decennio in Parlamento. Possiamo valutarne la produttività?
“Il Parlamento è il luogo più importante della politica. Proprio li ho colto i miei successi più belli. Per fare bene il parlamentare bisogna avere capacità politica, forza nelle opinioni e libertà nel sostenerle. Nell’attuale sistema politico i parlamentari non possono permettersi tutto ciò. La politica oggi è un prodotto preconfezionato a Roma e a Milano. Bisogna subordinarsi a ciò per avere prima la candidatura e poi l’elezione. Cardiello lo conosco davvero poco. Non l’ho conosciuto nemmeno come consigliere comunale. Ho letto qualche suo manifesto, spesso di protesta e cosa ha detto sul numero scorso de “Il Sele. Ma non mi pare parlasse di politica”.

Un esempio locale di tutto ciò che sta dicendo…
“Nel vecchio sistema i deputati del salernitano erano non più di otto, massimo nove e, tutto sommato, si facevano sentire. Ora che sono sedici non riescono ad incidere. Nell’ultima finanziaria, che prevedeva vistosi tagli ai bilanci delle università, ebbene per la Campania era previsto un taglio del 15% per l’università di Salerno mentre c’era un aumento dei fondi per gli atenei napoletani. Qualcuno dei nostri si è alzato almeno a protestare?”.

Eppure, soprattutto ad Eboli, leggendo i giornali locali o i manifesti sui muri si ha l’impressione che l’amministrazione comunale, singoli esponenti politici e i partiti esprimano le loro opinioni. Forse fin troppo…

“E’ una delle stranezze di Eboli. Tutti protestano contro tutto e tutti. Ma contro chi? A Napoli e a Salerno è la sinistra a governare, a Roma c’è il centrodestra. Quello che manca è l’assunzione di responsabilità, ovvero la politica”.

Cardiello si è anche molto caratterizzato per la protesta contro l’eccessiva presenza d’extracomunitari nel territorio ebolitano e contro le politiche d’integrazione annunciate dall’amministrazione Rosania…

“E’ troppo facile fare il forte coi più deboli. Il problema è nazionale, grosso, nient’affatto eludibile con la demagogia. Noi meridionali siamo stati i primi “albanesi”. Non è passato molto tempo da quando noi stessi avevano problemi d’accettazione in America, nel Nord Europa e nella stessa Italia settentrionale. Qui non vengono braccia, ma persone. Sono uomini e donne. Ci vuole un governo di questi flussi. Che deve fare i conti con la nostra realtà. Per il momento c’è un mondo di bisogno, che da noi cerca il Paradiso. Si prendono i lavori che noi non facciamo più. E’ chiaro che i delinquenti vanno isolati. Eboli, e la Piana del Sele, fanno poco per questo mondo. E’ un’autocritica che vale per tutti. Non condivido affatto chi, semplicemente, li criminalizza e risolve così il nodo…”.

Lei spesso critica questa sinistra. Ma non si sogna di andare col centro destra…
“Un amico mi ha chiesto oggi un Craxi vivente dove s’andrebbe a collocare. Starebbe a sinistra, ma polemizzerebbe aspramente contro questa sinistra. E’ la mia posizione. E poi basta guardare alla realtà. Chi è stato, ed è orgogliosamente meridionalista, non può che vedersi accapponare la pelle quando vede che tutto il ceto politico nazionale è del nord. Berlusconi, Fini, Casini e Bossi, ma anche Prodi, Cofferati e Fassino. Questo è avvenuto per l’inconsistenza del nostro ceto politico. E del nord sono le banche, i grandi gruppi finanziari che si sono ingrassati con le privatizzazioni. Contro il sud oggi c’è uno sbarramento totale. Questo assetto va rimosso. Con la politica. E’ grave che c’è chi non se ne accorga. Il governo Berlusconi è poi strutturalmente antimeridionale. Io sto nella sinistra che c’è per migliorarla, per qualificarla, per dargli un progetto. Come abbiamo fatto negli anni ’80″.

Facciamo qualche altro esempio…
“Nel programma delle Ferrovie è scomparsa l’Alta Velocità da Napoli a Battipaglia. Io la volli già nel 1991. L’autostrada Salerno-Reggio Calabria doveva essere completata entro il 2004. Con questo ritmo finirà nel 2024 e sarà finanziata, non più con i soldi dello Stato, ma direttamente dagli utenti, col pedaggio. Appena sarà completato il tratto fino ad Eboli sarà messo a pagamento. Poi passeranno appresso…”.

Quali consigli dare a chi oggi è in Parlamento…
“Io posso solo raccontare quello che io ho fatto. Io ho sempre puntato i piedi e fatto valere le ragioni della nostra terra. Quando Campagna, in considerazione delle ferite riportate dal terremoto del 1980, rivendicò l’inserimento nella fascia dei comuni disastrati, si aprì una vertenza. La Dc, soprattutto l’avellinese Salverino De Vito, non ne voleva sapere. Io, da semplice parlamentare, non feci interrogazioni e manifesti, organizzai la proposta e andai da Craxi che firmò il decreto. De Vito fece fuoco e fiamme, scrisse una lettera e minacciò le dimissioni. Ma la cosa andò avanti e, oggi, Campagna ha risolto così i suoi problemi. Anche quando resi possibile la prima amministrazione di sinistra al comune di Salerno ci fu una riunione nazionale per impedirmi d’andare avanti. Io misi a disposizione di Craxi i miei incarichi e tenni duro sul mio proposito. Così avvenne anche quando si discusse sull’ultima legge per lo sviluppo del Sud. Ci fu un braccio di ferro perfino con l’allora Governatore della Banca d’Italia. Ebbi difficoltà perfino nel mio stesso partito. Ma vincemmo. Così fu anche sull’Alta Velocità. Negai la mia firma di ministro se non ci fosse stata l’indicazione di Napoli, Battipaglia, Reggio-Calabria”

Episodi che non sono affatto finiti…
“Me ne lasci raccontare un altro. E’ stato l’allora presidente regionale Rastrelli, per altri versi un galantuomo, a portarsi ad Acerra il polo pediatrico destinato ad Eboli. Avrebbe dato occupazione a quasi 800 persone, con gara d’alto già fatta con il suolo già espropriato. E Bassolino non ha avuto dubbi a confermare questa decisione. Ebbene, io non l’avrei mai fatto fare. A costo di salire sulle barricate”.

Lei sostiene che la Piana del Sele rappresenta oggi la parte politica più debole della provincia di Salerno…
“Per un lungo periodo è stato esattamente il contrario. Poi c’è stata una decadenza. Colpa delle persone, di chi oggi ha la rappresentanza di quest’area. Oggi nessuno ci considera”.

Un’eccezione è l’attuale sindaco di Eboli, Gerardo Rosania, che sembra riuscire, almeno, ad avere una sua visibilità…
“Rosania ha beneficiato della crisi di Eboli dopo il 1993. Sull’onda di un qualunquismo assoluto un gruppo di persone si è impadronito dei consensi di Eboli. Rosania è emerso perché aveva più compostezza politica e senso d’appartenenza. Ma i suoi convincimenti non collimano con gli interessi di gran parte della città, e della stessa Piana del Sele…”.

Una cosa fatta da Rosania che condivide.
“Quello che ha fatto per gli extracomunitari. Per gli abbattimenti, sono d’accordo in parte. La legge oggi è cambiata, le ruspe veramente possono essere messe in moto. In passato non era così. Tanti sindaci di Eboli ci provarono, da Antonio Cassese a Pasquale Silenzio, come io stesso. Poi gli abusivi si sono sempre riorganizzati. Intendiamoci, Rosania ha fatto benissimo a fare quello che ha fatto. Il problema è lo sviluppo di quell’area, il cosa farne. Questo è il punto debole di Rosania”.

Giovanni Tarantino ha tentato di unire le varie anime della sinistra ebolitana. Carmelo Conte, compreso. Ma sono subito cominciate le alzate di scudi proprio contro la sua presenza.
“A me non risulta affatto. Rosania ha una maggioranza con un piede tra gli ex comunisti (o ancora tali) che ad Eboli non hanno mai superato i 5 mila voti ed il 25% in percentuale. In nessuna competizione elettorale il polo ha mai preso la maggioranza. Cardiello, quando si è candidato a presidente dell’amministrazione provinciale, ha preso un terzo dei voti contro i due terzi del salernitano Alfonso Andria. E’ chiaro che solo un terzo degli ebolitani stanno a destra, i due terzi prediligono ancora il centro e la sinistra. Detto questo, mi lasci ancora dire che quelle che oggi sul tappeto non ci sono le idee per questa città. Io sono interessato a queste…”.

Detto questo, torniamo a Rosania…
“Quando Tarantino propose quella discussione io dissi che Rosania ha oggi il diritto-dovere di continuare a governare e di scegliersi una giunta tra quelli che lo avevano votato. Io posso interloquire sul programma, sulle questioni dello sviluppo. Ho voluto chiudere subito con l’idea di un’alleanza che non c’è perché non è passata attraverso le elezioni”.

Conte è stato sempre contro Rosania, dicono a Rifondazione.
“Non vedo lo scandalo. Ho fatto una campagna elettorale. Ho proposto un programma. La maggioranza ne ha proposto un altro. Noi eravamo contro quel Prg, il piano regolatore. Abbiamo continuato ad opporci anche dopo. La maggioranza ha voluto comunque approvarlo”.

Sul Prg la divisione mi pare sostanziale.
“La loro concezione dello sviluppo non coincide con la nostra. Io sono per integrare Eboli con la Piana. Quest’ultima è la vera ricchezza della città. Io voglio che Eboli si allei con i comuni vicini, così da non creare gerarchie e disparità. Così anche per i servizi. Sono per una vera e propria “Città del Sele”.

Altra accusa: Conte ha fatto perdere Sales. E permesso così l’elezione di Cardiello.
“Per il collegio o si metteva in campo una grande personalità del calibro di Prodi, o Francesco De Martino, oppure doveva esserci un’espressione del territorio. Non mi vollero seguire. Sales è dell’Agro. C’è chi ha accettato di andare al massacro, forse aspettandosi un ‘formaggino’ di riconoscimento, e chi no. Io, proprio per la mia storia di ribelle, ho cercato di contrastare la deriva nei modi che ho ritenuto più opportuni. Contro Sales non avevo, e non ho, nulla. Risultato: la zona non ha un riferimento politico ma solo parole che volano, manifesti. E’ il nulla. A sinistra mi dovrebbero dire grazie per quell’atto di coraggio. Ovviamente, so già che non lo faranno”.

Ha contrastato Rosania nelle ultime comunali.

“Ecco. Approfitto dell’occasione per dire che quella volta sono stato un po?, come dire?, un candidato per caso. C’erano le concomitanti elezioni regionali e provinciali. Ci avevo scommesso molto per unire le diverse anime socialiste. Il nostro candidato era il dottore Laurino. Nelle ultime ore l’accordo salta. Alle tre di notte dell’ultimo giorno mi telefonano per chiedermi di candidarmi a sindaco. Io risposi di no. Alle 10 di mattina era chiaro che non eravamo in grado di presentare le liste. Di fronte a questo, preoccupato com’ero delle provinciali e regionali, stoicamente accettai. I miei sbagliarono a preparare le carte, un’altra spinta ce la misero i rappresentanti di Alleanza Nazionale e Rifondazione nelle commissione elettorale, ed eccomi candidato senza liste d’appoggio. A mani nude. Da solo ho però preso gli stessi voti del Polo, che aveva sette liste d’appoggio. Il 10% dei miei voti da Sindaco venivano da Rifondazione. E’ l’anima profonda della vera sinistra ebolitana che si manifesta. Non sono andato al ballottaggio per un’inezia, 150 voti. Sono uno sconfitto?. Considerate poi che grazie ad Eboli è stato eletto in consiglio regionale Gennaro Mucciolo”.

Si parla di Carmelo Conte come di uno dei possibili candidati del centrosinistra alla successione di Alfonso Andria.
“Qualcuno si diverte a mettermi in mezzo. Come sempre ci si riduce alla discussione sui nomi e non sul progetto, la politica da fare. Con la devolution la Provincia diventerà ancora più importante”.

La solletica l’ipotesi di andarsi a scontrare con un suo ex sodale, Antonio Cuomo?
“Cuomo ne ha fatta di strada. E’ un politico affermato. Non è tra i miei desideri andare allo scontro con lui. Io voglio concorrere a definire una piattaforma politica. Allo stato attuale, questo è il mio compito”.

Un’ultima considerazione sull’Eboli di oggi.
“Eboli non ha mai scoperto di essere un paese di mare. Ha alcuni chilometri di spiagge. Confina con Paestum. Questo dato sfugge ai più. Qui c’è stata una grande scuola di politica. Il dibattito è sempre stato vivace. Ma non si va oltre il ponte di San Giovanni. La sua ricchezza è qui.

Il polmone produttivo rimane Santa Cecilia, che sta cambiando…
“E’ una realtà importante, molto dinamica dal punto di vista economico e finanziario. Molto di più si poteva fare se gli strumenti urbanistici fossero meno punitivi. Il prg dice che tutto va realizzato intorno ad Eboli. E così qui non si può muovere una foglia. La Carpedil non si può allargare, nemmeno i caseifici si possono costruire. Conoscete tutti la storia di Pezzullo che il suo grande caseificio è andato a costruirselo a Bellizzi. Pezzullo, come la De Martino, è un pezzo di storia di Eboli, si è sentito trattato male, non solo dall’amministrazione ma anche dagli ebolitani. Lo comprendo”.
[Oreste Mottola]

oreste@unicosettimanale.it


Carmelo Conte è stato 2 volte ministro per le aree urbane, nei governi Andreotti e Amato, sono numerosi gli interventi in favore del Mezzogiorno

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