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15 Mag 2007

SERRE. Cadono ancora altri alibi di Bertolaso

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Gerardo Rosania: “Avevano ragione i cittadini di Serre!”

Il fatto che i tecnici del Ministero dell?Ambiente, il sito di ?Macchia Soprana?,a Serre hanno dichiarato idoneo il sito di ?Macchia Soprana?,a Serre, alla raccolta di circa 300.000 tonnellate di rifiuti, è un fatto di una importanza straordinaria.
Il sito è in condizione di essere approntato in tempi sostanzialmente uguali a quelli richiesti da ?Valle della Masseria? e, anzi, diverranno tempi più ridotti, se non altro perché non incontrerebbero l?opposizione dei cittadini.
Da settimane il Sindaco di Serre aveva dichiarato la propria disponibilità a consentire l?utilizzo di ?Macchia Soprana?, incontrando, soltanto, una caparbia, immotivata, e pericolosa ?non disponibilità? da parte del Commissariato con l?unico risultato di esasperare gli animi.
Sembrava un film già visto a Campagna, allorquando quella comunità aveva offerto al Commissariato l?area di ?Carrabona? pur di salvare ?Basso dell?Olmo?.
Anche in quella occasione il Commissariato non intese fare ?retromarcia?.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: durante la protesta di Campagna, perse la vita un giovane, Carmine Iuorio, ed oggi dalla discarica di Basso dell?Olmo il percolato va tranquillamente nel fiume Sele.
Eppure il Commissario in questi giorni ha bombardato la stampa con l?emergenza sanitaria, ovviamente dovuta alla irresponsabilità dei Sindaci che protestano con la fascia tricolore.
Le domande rimangono le stesse: si sarebbe evitata l?emergenza sanitaria se si fosse discusso con le Amministrazioni?
Io credo di si!
Si sarebbe evitato di avere le Regione sommersa dai rifiuti se si fosse cercato il dialogo piuttosto che l?imposizione?
Io credo di si!
Si sarebbe evitato il livello di tensione con le popolazioni, che oggi non si fidano più di nessuno, se questi fossero state ascoltate?
Io penso di si!
Si sarebbe evitato di spendere somme incalcolabili per mobilitare migliaia di uomini delle forze dell?ordine, per presidiare aree e siti, se le popolazioni avessero dato il proprio assenso all?utilizzo dell?area?
Io credo di si!
Domande retoriche, tanto nessuno verrà mai chiamato a pagare per queste scelte sbagliate.
Ora c?è un fatto nuovo: i tecnici del Ministero dell?Ambiente, non quelli di un comune o della provincia, hanno sancito l?idoneità di un sito alternativo e condiviso dai cittadini.
Insistere su un atteggiamento di chiusura e di non ascolto a questo punto non sarebbe solo un errore, ma qualcosa di molto più grave, e decisamente irresponsabile, teso solo ad imporre la propria volontà ad un territorio!
Mi auguro che stavolta prevalga il buon senso, non nella popolazione di Serre che andrebbe solo presa ad esempio per quanto ne ha dimostrato in questi lunghi mesi, ma in chi si dice ?rappresentante dello Stato?.

Il Consigliere Regionale
Gerardo Rosania

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14 Mag 2007

SERRE. Ancora aggressioni alla popolazione pacifica

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Un pomeriggio di tensione al presidio. Una macchina del Commissariato per l’emergenza

Rifiuti, con a bordo tra gli altri l’addetto stampa di Bertolaso Ilaria Proietti, ha investito

In una manovra azzardata il sig. Opramolla Luigi di anni 56, senza fermarsi e prestare

Soccorso, la gente inferocita ha bloccato l’automobile,ed il presidiante ricoverato in ospedale ha sporto denuncia per omissione di soccorso

M ovimento Serre per la Vita

www.serreperlavita.it

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19 Ott 2006

PAESTUM. Ancora un dissequestro per Legambiente. "E’ persecuzione"

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PAESTUM, NUOVAMENTE DISSEQUESTRATA L’OASI DI LEGAMBIENTE
“Non c’erano i presupposti giuridici per apporre i sigilli”.
Legambiente rientra definitivamente in possesso dell’oasi di Torre di
Mare, sequestrata una prima volta il 19 luglio scorso a seguito di
un’operazione della Forestale, stazione di Foce Sele. Il 22 settembre
firmano il provvedimento di dissequestro i tre giudici del tribunale
del riesame di Salerno: Vincenzo Pellegrino, Teresa Spinelli e Lucia
Casale. I tre magistrati ritengono “insussistenti” le motivazioni che
allora spinsero il pm Domenica Gambardella a convalidare l’iniziativa
assunta da Marta Santoro, la sottufficiale che dirige la locale sede
del Cfs, il corpo forestale. A sostenere le ragioni di Legambiente è
stato l’avvocato Francesco Raeli.
Nonostante la procedura in itinere, il 15 settembre, il gip del
Tribunale di Salerno, dott. Vincenzo Di Florio, dispone un nuovo
sequestro dell’area protetta. L’associazione ambientalista, assistita
dall’avvocato Raeli, è costretta a fare nuovamente ricorso al
Tribunale del Riesame.
I giudici del Riesame sono così costretti di nuovo a pronunciarsi
sulla questione. Oggi, 18 ottobre: presidente Giancarla D’Avino,
giudici Vincenzo Pellegrino e Giovanna Spinelli, confermano la
precedente decisione dei loro colleghi.
“Noi siamo assertori di legalità e non potevamo essere omologati agli
abusivi”, dice Lucio Capo, direttore dell’Oasi. L’associazione potrà
riutilizzare anche il deposito attrezzi a disposizione dei tanti
volontari di Legambiente che da tutta Europa vengono a prestare la
loro opera.
Il circolo ambientalista paga allo Stato un canone concessionario
annuale di 5 mila euro ed ha recentemente inaugurato dei percorsi
attrezzati, costruiti in legno, che rendono l’area, che comprende 22
ettari, perfettamente fruibile dai diversamente abili. Nella zona sono
in corso attività di risemina protetta dell’essenza del giglio di
mare. Una delibera del consiglio comunale di Capaccio, la n.16 del
2002, disciplina ? inoltre ? tutto quello che è consentito o proibito
nella pineta che una volta ospitava camping selvaggi, case al mare
abusive e vere e proprie discariche.
L’estate di Legambiente Paestum, a dispetto di quella turistica, è
stata molto lunga e calda. All’inizio di luglio veniva divelto un
ampio tratto dell’incannucciata realizzata per proteggere la pineta,
distrutta la cartellonistica e rubati numerosi pali di castagno e
pertiche”. Il 3 luglio, alle 18.30, Pasquale Longo, presidente di
Legambiente, subiva un’aggressione pugni e calci da parte di
villeggianti che rifiutavano di attraversare l’oasi negli appositi
passaggi.
Nella notte del 19 agosto invece in alcune parti dell’oasi viene
appiccato il fuoco. “Una distruzione mirata, voluta, che viene da
lontano. Non una goliardata, né la notte una notte di follia del
branco”, commentarono allora a Legambiente. Allora ad essere
incendiate furono una parte importante della passerella e lunghi
tratti di staccionata.
Gli inquirenti ancora non riescono a dare volti e nomi ai protagonisti
di queste bravate.

Per altre informazioni: Pasquale Longo Cell. 339 7850942

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25 Mar 2006

Ancora amara è la Valle del Calore per i Ds

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Ringrazio il giornale ?Unico? per l?attenzione che ha dato all?avvenimento di domenica 26 febbraio dell?incontro dei Democratici di Sinistra ?Amare l?Italia, amare la valle del Calore? tenutosi in mattinata a Piaggine. Il titolo e sottotitolo sono stati azzeccati. L?articolo è sfizioso e coinvolgente per chi legge. So benissimo che un buon articolo deve svilupparsi in poco spazio e di conseguenza delle cose non sono riferite. Però mi tocca fare delle precisazioni che i compagni presenti all?incontro mi hanno, da più parti, sollecitato. Mentre è giustissimo riportare il richiamo di tutti gli interventi alla fondovalle Calore, va corretta qualche imprecisione, anche se in parte, generata dall?accavallarsi degli interventi succedutesi, nella parte iniziale, in poco tempo. Mi viene da rimarcare subito, che all?incontro c?era un?ampia platea in maggioranza amministratori, segretari di sezione, molti iscritti, tanti simpatizzanti e cittadini della valle del Calore-Alburni. Ciò dovuto, senz?altro, alla presenza dell?assessore Martinangelo, del Consigliere regionale Carpinelli e ancor di più dell?On. De Luca. L?articolo evidenzia un paio di assenze addebitate alla divisione del partito ma che a me sono state giustificate perché si avevano precedenti impegni. Gli interventi sono stati numerosi e pieni di riferimenti interessanti all?agricoltura, turismo, sanità, sviluppo. Però, di alcuni passaggi, è arbitraria l?interpretazione (forse stimolante per chi legge) di posizioni contrapposte De Simone, Bassoliniane o De Luchiane. Innanzitutto l?iniziativa è riuscita appieno: l?intero comprensorio era rappresentato. Nessuno intervento ha alimentato divisione, al contrario c?è stato uno spirito costruttivo ed unitario E? prevalsa la concretezza tesa a trovare nuovi stimoli di impegno dei Democratici di Sinistra nella valle del Calore. Qualche problema politico, di rappresentanza nelle istituzioni, è stato duramente aggredito dalle affermazioni dell?On. De Luca: <>. Del resto è ovvio che è proprio un bene, tenere lontano chi fa finta di stare nel partito, solo strumentalmente, per proteggere maggioranze anomale. Al contrario per Enzo Luciano e Geppino Parente nonostante l?aggiunta del punto interrogativo, vi è una forzatura per come si nominano nell?articolo. Anzi nessuno ha visto riferimenti associabili a loro. Tutti noi li riteniamo compagni validi a sostenere soluzioni idonee allo sviluppo del comprensorio.

L?organizzatore della manifestazione Enzo Marra assessore al Comune di Piaggine, consigliere alla Comunità Montana Calore Salernitano.

Risponde Oreste Mottola
Sono l’autore dell’articolo. E in più di un intervento ho visto evidenti riferimenti alle divisioni interne. Io faccio il cronista politico ed Enzo Marra l’esponente politico. Ecco, io invoco la distinzione dei due ruoli. In me è ben presente…

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16 Mar 2006

Capuano ci ripensa: Miano e Francione ancora assessori

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ROCCADASPIDE
Il sindaco di Forza Italia, Giuseppe Capuano, prima vuole revocare gli assessori Tonino Miano e Mimmo Francione e poi ci ripensa. La lista, quattro anni fa, era civica. Capuano prima medita un’improvvisa accelerazione al dibattito politico. “Non mi volete più come sindaco? Allora vi tolgo le deleghe”, questo sembra essere il suo ragionamento. I due ex assessori, legati a Donato De Rosa, presidente della comunità montana, starebbero già lavorando all’aggregazione che sostiene l’ingegnere Peppantonio Ricco sulla prima poltrona del paese. Poi arriva il colpo di scena: si comincia a rasserenare il rapporto politico con Donato De Rosa … fino a cominciare ad ipotizzare un’imminente “rinuncia” all’ipotesi di Peppantonio Ricco a candidato sindaco.

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14 Dic 2005

La Valle del Calore avanza con Internet, ma i comuni non sono ancora preparati..

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ROCCADASPIDE

Oreste Mottola?Vogliamo accorciare il digital divide, l?handicap allo sviluppo più silenzioso e subdolo, quello che più dell?angustia del nostro sistema viario, ci separa dalla vera modernità dei circuiti dello sviluppo turistico ed economico?, così Donato De Rosa, presidente della comunità montana del Calore Salernitano, annuncia il progetto della Csa, carta dei servizi avanzati, che oggi alle 16 sarà presentata presso la sede dell?ente, a Roccadaspide. La Valle del Calore, poco più di 60 mila abitanti, nei paesi che sorgono attorno al lato sinistro del fiume Calore Salernitano, da Paestum a Piaggine, si prepara a vivere una sfida che promette di innovare profondamento nelle modalità di vita quotidiane della gente. Alle famiglie dei 13 paesi sarà tra breve inviata una semplice e pratica carta a microchip, simile alla tessera Bancomat, che consentirà di essere identificati con certezza, in attesa della carta di identità elettronica, così da poter firmare on line documenti, domande o istanze di valore legale, oltre a fungere da mezzo di pagamento per accedere per via telematica ai servizi erogati dagli enti locali. In una zona ad alta percentuale di storica emigrazione l?utenza potenziale è alta proprio fuori dalla zona di riferimento.

E dai comuni arrivano le dolenti note. Il processo di informatizzazione degli enti è deficitario proprio nel rapporto con i cittadini. Quasi dovunque sui siti internet dei municipi non è possibile accedere alle delibere ed alle determine, così come è un?utopia pensare di poter risolvere on line questioni relative a più o meno errate modalità di determinazione di Ici e Tarsu. L?Adsl, Internet veloce, è arrivato fino a Capaccio, e solo gli sforzi di pionieristiche aziende di telecomunicazioni lo ha fatto ?volare?, via etere, in alcuni dei paesi del territorio della comunità montana. ?Sono difficoltà oggettive ? ammette Donato De Rosa ? ma ora dobbiamo guardare avanti e banche locali, aziende, l?asl e comuni devono mettere in rete i loro sistemi informatici per rendere più facili le soluzioni ai problemi?. Il progetto è dell?Itec consulting, amministratore unico Luigi Palcone e responsabile commerciale Rino Galasso, con partner del calibro di Micosoft e Oracle. I due manager saranno a Roccadaspide con i sindaci della Valle del Calore, Lorenzo Grippo dell?Asl Sa3 e Antonio Marino e Antonio Vecchio, rispettivamente al vertice delle banche di credito cooperativo di Aquara e Capaccio.

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14 Nov 2005

Lino Zaccaria. Non ho ancora capito perchè quell’uomo mi ha mandato le scuse

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La mattina del 24 novembre alle 8 ero in redazione, a Salerno. Vi ero stato catapultato dal direttore del dell’epoca, Roberto Ciuni. Partimmo in cinquanta, uno sforzo colossale per un giornale come il nostro. Ma colossale era la tragedia, anche se noi, come tutti, sulle prime non avevamo intuito in pieno l’entita del dramma. Con Nicola Fruscione coordinatore, ci dividemmo i compiti. Io partii per Cava dei Tirreni, i primi sussurri parlavano di decine di morti, di un palazzo crollato. Prima di abbandonare la redazione di corso Vittorio Emanuele mi feci dare in prestito da Giovanni Liguori una piccola Olimpus, una macchinetta maneggevole con ottime prestazioni. Pensai che poteva tornarmi utile. Mi fiondai su Cava in un clima irreale, Salerno era praticamente deserta, lungo la litoranea non incrociai nemmeno un’auto. In pochi minuti ero a Cava. Capii subito che i sussurri corrispondevano a realtà. La zona vecchia della città presentava crepe ovunque, danni vistosi, irreparabili. Qualcuno mi confermò che in una strada poco distante era caduto un palazzo, che c’erano morti. Arrivai sul posto e si aprì ai miei occhi uno spettacolo allucinante. Un intero palazzo si era sbriciolato, esisteva solo un enorme cumulo di macerie e una decina di vigili del fuoco avevano impiantato una scala di fortuna per giungere alla sommità di quella montagna innaturale. Cominciai a scattare qualche foto ed attesi che qualcuno si facesse vivo per indagare, per sapere, per tramutare i freddi numeri quella tremenda sciagura provocata dal sisma. Ad un certo punto i vigili del fuoco, dall’alto, mi fecero strani segni. Mi chiedevano se volessi salire, scavando stavano disseppellendo dei cadaveri.
Mi imbracarono in una specie di salvagente e inerpicandomi, scortato, lungo quella scala pericolosissima, riuscii a giungere in vetta. A pochi metri di distanza, devastati dai calcinacci, due corpi in uno: un’anziana avvinghiata ad un bambino che non aveva più di un anno, stretta a lui. Nonna e nipote. Lei aveva tentato forse di ripararlo col suo corpo, erano morti abbracciati.
Uno spettacolo da brivido. Ma il giornalista prese il sopravvento sulla
pietà, imbracciai l’Olimpus e scattai almeno quattro foto. Ebbi appena il
tempo di farmi il segno della croce, un gesto quasi meccanico che mi però
restituiva un pizzico di umanità. Con lo stesso sistema, imbracato e
scortato, ridiscesi quella scala. Quelle foto, forse le prime di tante altre che avrebbero immortalato i contorni di quella immane tragedia, avrebbero fatto il giro del mondo. Ma ai piedi della scala c’era chi mi aspettava. Era un uomo disperato, il figlio e il padre delle vittime. Era sconvolto dal dolore, capì che ero andato li su a fotografare i suoi cari. Mi si avventò contro come una furia. gridava, o bestemmiava, o delirava. Voleva comunque punire il mio cinismo. Prima che potessi difendermi, agguantò la mia Olimpus. la sbattè imperiosamente per terra e la schiacciò con i piedi, pestandola più volte e riducendola ad un ammasso di detriti. Il mio scoop era fallito. Continuò a riempirmi di improperi, fino a quando non decisi di allontanarmi. Scrissi la cronaca del palazzo crollato, parlai dei morti. Ma senza foto.
Quell’uomo sconvolto era un bravo sindacalista. Qualche tempo dopo,
attraverso Onorato Volzone che era suo amico, mi chiese scusa. In realtà non aveva nulla di cui scusarsi. Questo mestiere così crudele che ti leva
l’anima, mi aveva ridotto ad un robot senza sentimento, abbacinato solo
dalla prospettiva di catturare una foto sensazionale. La reazione di
quell’uomo distrutto mi aveva riportato sulla terra, mi aveva fatto capire
che c’è un limite e che non sempre si può speculare sulla morte e sul
dolore. Una lezione che mi avrebbe accompagnato per tutto il resto della mia carriera. Oggi a 25 anni di distanza davvero non riesco a comprendere perchèquel signore mi chiese scusa.

lino zaccaria
lzacca@ilmattino.it

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18 Ago 2005

Ancora i nostri emigrati. Alfred Di Lascia, il professore americano

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Alfredo Di Lascia
Alfredo Di Lascia, docente all’Università di n Manhattan è tra i massimi studiosi a livello mondiale del pensiero di don Luigi Sturzo. Il prof. Alfredo Di Lascia, che oggi ha il volto incorniciato da una barba da francescano, di salde convinzioni politiche “liberal” che negli Usa vuol dire sinistra ed è anche d?origini altavillesi. E’ infatti figlio dell?altavillese Antonio Di ( Lascia, valente flautista e direttore d’orchestra nelle formazioni musicali della Marina Americana. Al prof. Alfredo Di Lascia qualche anno fa il (Comune di Caltagirone il paese dov’è nato don Sturzo ( 1 ha attribuito un importante premio. L’altro fratello, Giovanni, laureato in giurisprudenza ed in lingue straniere, è stato insegnante di francese.
Ho cercato, con l’aiuto d?alcuni testimoni, (vedi nota 2) di capire la storia di questi nostri compaesani che hanno, con la loro intelligenza, notevolmente onorato Altavilla.
LA SCELTA DELL’EMIGRAZIONE Le puntuali annotazioni dei fratelli Ferrara 3 ci raccontano, con la consueta freschezza, com’era l’Altavilla che si avviava verso la fine del secolo e nella quale nacque e crebbe Antonio Di Lascia.
L’unica speranza di avere una vita migliore era nella scelta dell’amara vita dell’emigrazione. Ciò nonostante la sobrietà contadina ed il decoro piccolo borghese cominciavano ad avere la meglio sulla pura e semplice fame.
Nel 1883 un terremoto aveva seriamente distrutto il paese. Negli stessi anni avvengono alcuni gravi scandali municipali: finisce ammazzato il sindaco Achille Alberto Baione, uomo chiacchierato per i suoi tanti intrallazzi. Anche il Monte Frumentario che doveva dare soccorso ai poveri subisce gravi ammanchi.
Le cattive condizioni igieniche sanitarie sono all?origine di epidemie di vaiolo e di dissenteria, con conseguente grande mortalità infantile. Nel 1890 un?epidemia d?influenza fece tantissime vittime è così la popolazione altavillese scese sotto le tremila unità. Ma in Italia sbocciavano i fiori dello stile liberty e Francesco Crispi esibiva, come. fiore all’occhiello del suo secondo governo, la conquista dell’Eritrea.
Anche emigrare costava e così non tutti potevano partire. Occorreva innanzitutto procurarsi, e pagare, il passaporto. Nel 1901 il famoso passaporto rosso, autentico simbolo degli emigranti, costava due lire che, dopo pochi anni aumenteranno fino ad otto. Il viaggio in nave (17 giorni per arrivare in America) costava ben 165 lire.
La prima emigrazione altavillese si dirige verso il nord America perché alla fine del secolo XIX secolo il Brasile deve sopportare le conseguenze di una grave crisi del caffè, mentre l?Argentina è esposta ad una preoccupante recessione agricola, con conseguenze negative sull’andamento monetario.
Con Altavilla si svuotano anche i paesi del circondario. Nel 1902 a Piaggine risultano 667 emigranti su 3212 abitanti, nel 1913 a Cicerale si contano ben 500 emigranti e ad Agropoli 600 su 2000. Nel 1914 a Felitto se le vanno in mille su 1874, a Capaccio su 3000 abitanti un terzo sono emigranti.
LA STORIA DI ANTONIO DI LASCIA
“Nomen omen” dicevano i latini: nel nome c’è il destino. E’ stato davvero così per Antonio Di Lascia (1884 – 1967) che quando parti da Altavilla per l’America era solo un giovanissimo emigrante in cerca di fortuna. Uno dei tanti. Figlio della panettiera Carmela Tedesco, dal paese natio s’era portato appresso la passione per la musica e per il flauto e niente più. La traversata oltreoceano gli trasmise quella passione per il mare che lo portò ad arruolarsi nella Marina americana. Qui aiutato agli inizi da una zia diventò un capo orchestrale e sulle navi con stelle e strisce di “zio Sam” girò tutto il mondo e si soffermò soprattutto nei mari tra Cuba e le Filippine. Con la divisa, il flauto e la bacchetta da direttore. Più volte ebbe modo di suonare anche nelle orchestre dirette dal celebre maestro Arturo Toscanini. Acquistò anche la nazionalità americana.
Al contrario del protagonista di “Novecento”, il romanzo di Alessandro Baricco incentrato su di un orchestrale marittimo che si rifiuta ostinatamente di scendere dalla sua nave, Antonio Di Lascia, dal 1935, collocato in pensione, scelse di tornare ad Altavilla, anche per far studiare in Italia i suoi due figli. Quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale non ebbe dubbi: corse al Liceo Tasso di Salerno e, con mezzi di fortuna, riportò Alfredo e Giovanni in America.
Ebbe una vita che solo un grande scrittore come Ernest Hemingway avrebbe saputo raccontare adeguatamente: dal ponte delle sue navi ha visto scorrere tantissima vita, con la sua quotidianità e le sue grandezze, le meschinità ed i suoi eroismi. Le immense distese americane si alternano ai paesaggi africani, le dolci ed avventurose notti di Cuba lasciano il posto alle asprezze di guerra. E non ebbe mai paura delle tempeste: amava dire infatti che, per lui, quello era il momento giusto per radersi!
Fu spesso al centro di magiche feste dove eleganti ufficiali di marina con le loro mostrine d’oro accompagnavano nelle danze signore fascinose dagli eleganti alberi da sera luccicanti, cariche di gioielli e di voglia di vivere. Ed il “via col vento” era dato proprio dalle note dell’orchestra diretta dal maestro Antonio Di Lascia. Ha fornito la colonna sonora di storie d’amore che potevano entrare e ben figurare anche nelle trame dei romanzi di Scott Fitzgerald come di un bel film hollywoodiano. “Mr. Antonio” padroneggiavano tutti i generi musicali: dal jazz al fox trot, agli inni ed alle marce di prammatica.
Per gli altavillesi fu sempre “il professore americano” e la sua figura dal portamento distinto e sempre elegante mente vestita, nonostante il carattere allegro e gioviale fu sempre guardata con rispetto e timore. Pochi erano i suoi amici il medico don Amedeo Molinara, i tabaccai Alessandro ed Eduardo Belmonte ed il noleggiatore Cesare Suozzo. Tornato ad Altavilla una prima volta dopo la fine della prima Guerra Mondiale era già un affermato musicista se ne andò subito perchè capì che gli orizzonti del paese erano ancora molto ristretti. il professore Di Lascia s’ invaghisce di una ragazza altavillese di “buona famiglia” come allora si diceva Letizia Napolitano e succede che mentre suona l’Ave Maria nella chiesa del Carmine gli accade di incrociare il suo sguardo … e si emoziona talmente tanto da smettere di suonare per lunghi attimi. Che romantica dichiarazione d’amore!.
Accade però che nell’ Altavilla di quegli anni al figlio della panettiera non fosse possibile sperare di poter sposare una giovane possidente. Tornato in America, Antonio Di Lascia si sposa subito con una giovane napoletana: Concetta Di Poto. Dal 1935 agli inizi della Guerra visse tra Italia e Stati. Da maggio ad agosto era qui con le famiglie del colonnello Gallo e di don Ciccio Mottola tra coloro che si potevano permettere una spartana baracca sulle spiagge di Paestum. I suoi figli Alfredo e Giovanni erano già dei provetti nuotatori e sbalordivano tutti con le loro prodezze natatorie. I ragazzi studiarono dapprima al Collegio Convitto “Le Querce” di Firenze e poi s’iscrissero al Tasso di Salemo. Poi la guerra e la fuga in America. Qui Giovanni ed Alfredo proseguono gli studi e si affermano nelle rispettive attività professionali.
ALFREDO DI LASCIA MI SCRIVE Caro signor Mottola, il generoso pacco e la gentile lettera mi hanno tanto sorpreso quanto commosso. Dalla morte di mio padre, una trentina d?anni fa, fino a questa grande sorpresa non ho avuto contatto con nessuno in Altavilla con la sola eccezione che alla fine del novembre 1993 quando incontrai il precedente sindaco di Altavilla, Rosario Gallo, che venne a Caltagirone (Sicilia), con tre guardie municipali, a presentarmi una bella «plaque” (targa). (…) Ho letto tutti i fascicoli della Collina degli Ulivi” e la bella opera storica artistica archeologica. Molte persone trattate le ricordo bene: il dottore Sassi, il prof. Galardi, Eduardo Belmonte (è ancora vivo?), il podestà (a quei tempi) Mottola e il figlio Giovanni insieme al suo fratello Vincenzo, Giovanni Rocco e altri. L’articolo che avete scritto sulla vita di mio padre mi è piaciuto molto, e le fotografie che l’accompagnano sono proprio belle. (…) Mio padre ha suonato sotto la direzione del famoso compositore di marce, John Philips Sousa che, come forse saprete, compose la bellissima marcia, (‘Stars and stripes,forever”. Vi ringrazio per la pubblicazione dello scritto di mio fratello a Vincenzo Grimaldi, di cui anni fa parlò affettuosamente e che mi raccomandò di visitare a Battipaglia. E ringraziamenti cordiali a tutti coloro che hanno partecipato alla compilazione del libro ?La Collina degli ulivi”. Congratuzioni per un’attività preziosa e benefica che, quando io abitavo ad Altavilla (1933-39, nell’estate) non avrei mai immaginato …
LA SCHEDA BIOGRAFICA Dal 1949 insegna filosofia al Manhattan College e dove dal 1971 è ordinario di Filosofia. Ha tradotto in inglese molti. articoli e un libro di discorsi di Paolo VI. Ha pubblicato alcuni studi sulla filosofia italiana contemporanea sulle riviste americane “Thonight” e “Cross Currents”. Di “Cross Currents” è uno dei fondatori ed attualmente ne è uno dei direttori.
E’ componente della “Adivisory Board” della Encyclopedia of Philosophy in 8 volumi.
Ha tenuto una conferenza al XII Congresso internazionale di Filosofia a Venezia, nel 1958.
NOTE: 1 Il sacerdote fondatore del vecchio Partito Popolare che congiuntamente, il Fascismo ed il Vaticano, costrinsero all’esilio.
2 Rosina Scorziello nipote di Antonio Di Lascia , il pro! Vincenzo Grima1di, Amedeo Di Matteo, Francesco Lettieri, Aniello Mazzeo e Cesare Suozzo.
3 Da “A. e A. Ferrara, Cenni storici su Altavilla Silentina,1898, Vasto, Tip. Zaccagnini. “I primi che in Altavilla aprirono la Via all’emigrazione in America furono il Rev.do D. Enrico Sassi e Dario Guerra nel 7 dicembre 1871. Dopo di loro vi fu e vi è tuttora 1898 una smania addirittura di emigrare. S’incominciò lentamente e alla spicciolata, e poi a poco a poco l’emigrazione prese assai vaste proporzioni. Gli emigrati dal 1874 a tutto il 1896 erano 887, senza contar quelli che non compariscono sui registri”. (Pag. 28). Ed inoltre: “…ognuno eleggerebbe potendo, un volontario esilio, come dimostrano i numerosi emigranti, che non pensano più ai genitori, alle mogli e ai figli, nè desiderano di ritornare, tanto sono infastiditi dalla terra nativa. Concorrono ad accrescere l’emigrazione le gravose ed odiose imposte, e le deplorevoli ed accanite fazioni che dividono i cittadini…”.

Oreste Mottola
oreste@unicosettimanale.it

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01 Ago 2005

Ancora sull’8 settembre 1943 ad Altavilla Silentina

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Tra le truppe c?era anche Keys teorico della dieta mediterranea
C’erano anche l’attore Robert Montgomery ed il nutrizionista Ancel Keys nei ranghi dell’esercito americano che sbarcò sulle spiagge di Paestum. E con loro i cineoperatori che impressero su pellicola ogni momento significativo della battaglia ingaggiata per snidare dalle colline di Altavilla Silentina, come da alcuni avamposti degli Alburni, quelle poche centinaia di audaci soldati tedeschi che stavano ributtando a mare le forze alleate.
Altavilla era “Quota 424″ il livello altimetrico della collina che guarda a Paestum. Dall’11 al 17 settembre, la battaglia fu molto aspra in ogni parte del paese. I morti civili furono più di settanta, mentre un’intera ala del cimitero venne occupata dalle centinaia di salme di soldati americani e tedeschi. Il 24 settembre del 1943, Fred. L. Walker, comandante della 36a divisione Usa, annota sul suo diario: «Sono passato di nuovo da Altavilla oggi. Le case sono distrutte, le strade sono bloccate dai detriti, c’è ancora puzza di cadaveri. Il bombardamento di questa città, piena di famiglie abbandonate, fu brutale, e senza alcuno scopo. La popolazione è poverissima, inconsapevole, molto religiosa; tutta immersa in un immane dolore, con il terrore sui volti».
È una delle tante scoperte di Gerardo Iorio, maggiore dei carabinieri, che ha riletto, in un suo volume (a distribuzione gratuita presso il comune di Altavilla) tutti i passi della prima grande battaglia anfibia degli Alleati sul fronte europeo, dopo il fallimento di Dunkerque. Già Piero Chiara, col romanzo “Il Balordo” aveva raccontato quei giorni diventati, nel 1978, un film per la Rai. Durante quel periodo bellico ci fu una storia che commosse tutti e che diede a tutti l’idea della speranza della vita che cominciava di nuovo a sbocciare.
All’ospedale da campo americano della località Barricelle, nella campagna di Altavilla, fu ricoverata Lucia Iuliano, incinta al nono mese ma con una brutta ferita ad una gamba. Il 20 settembre nacque Gerarda Filomena Trotta. Nelle immagini dei cineoperatori è tenuta in braccio dalla tenente Doris Dale, una donna-soldato, per l’occasione “degradata” a nurse. Alla neonata gli americani vollero mettere anche un soprannome, fu “K Ration”, poiché come culla non si trovò di meglio che una cassetta di razioni-vitto, pur dotata di una zanzariera artigianale ma assai funzionale. A mettere a punto la famosa razione K fu Ancel Keys, che compie cent’anni in questi giorni, inventore della dieta mediterranea, che ritornò da queste parti, a Pioppi, nel Cilento, per perfezionare le sue teorie dietetiche.
Le testimonianze:
DINO GALLO
“Ho vissuto in prima persona gli effetti della battaglia di Altavilla. La mia testimonianza é un omaggio a tutte le vittime civili, ed in particolare, per onorare la memoria di mio padre, Pasquale Gallo. Nel 1943 avevo solo sei anni, a distanza di 60 anni ho sempre vivo il ricordo di quei tragici momenti. La nostra casa, dove si erano rifugiati parenti, amici e conoscenti, fu colpita per ben tre volte dalle bombe americane. Era il 16 settembre: ho negli occhi le immagini dolorose della distruzione. La casa fu squarciata dalle bombe: un raggio di sole penetrò illuminando i volti imbiancati dalla polvere di quei poveri sfortunati che erano rimasti semisepolti dalle macerie. Sento ancora le loro grida di dolore mentre chiedevano ancora aiuto. Anche mio padre, che era salito al piano superiore per prendere del pane, rimase sepolto da quel cumulo di macerie. Il suo corpo fu estratto solo dopo otto giorni di scavo. Io, per mia fortuna, riuscii a salvarmi grazie alla presenza di don Saverio Pipino, che, trovandosi dietro di me, mi fece tirare fuori dalle macerie dove erano intrappolate le mie gambe. Ogni volta che ricordo quei fatti, o che mi trovo a raccontarli, penso sempre all’assurdità della guerra”.

ADELFIO MARRA.
“Nel 1943 avevo sette anni. Mio nonno a Cerrelli salvò dai tedeschi un giovane militare americano paracadutato sotto il Getsemani e che era arrivato a piedi fino ad Altavilla. Scappato dal paese, per i contrattacchi tedeschi, il militare era in cerca di protezione. Mio nonno, che aveva fatto la guerra del 15/18, lo vide e gli disse ‘nasconditi nel fienile e resta lì fin quando i tedeschi non vanno via’. Era un italo – americano, Alfredo Ilaria, originario di Caposele. Da mio nonnio sono stati poi altri americani, purtroppo morti nel resto della campagna d’Italia. Alfredo é sopravvissuto, e venne a ringraziarci. Ho solo una considerazione da aggiungere: “Il sonno della ragione genera mostri”.

ORESTE MOTTOLA

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