Archive for the Categoria 'Città del mondo'

30 Lug 2005

TEMPLI PAESTUM VISITABILI ANCHE DI NOTTE

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TURISMO/ CAMPANIA,TEMPLI PAESTUM VISITABILI ANCHE DI NOTTE

La Regione replica iniziativa dello scorso anno. Torna per il secondo anno consecutivo ‘Passeggiate notturne tra i templi di Paestum’. Lo comunica la Regione Campania, che aggiunge che sarà possibile visitare di sera l’area archeologica lungo un percorso che valorizza i resti dei templi della civiltà greca e dei reperti che i romani successivamente costruirono in questi stessi luoghi.

“Siamo particolarmente lieti di offrire nuovamente al pubblico italiano e straniero – dichiara l’assessore regionale al Turismo, Marco Di Lello – la visione notturna del sito archeologico di Paestum. Lo sforzo congiunto di Regione, Soprintendenza archeologica di Salerno, Benevento ed Avellino e Comune di Capaccio ha reso possibile l’iniziativa”.

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04 Lug 2005

Alburni. Quei mangiarane di Castelluccio Cosentino

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Dai duemila abitanti di mezzo secolo fa ai meno di duecento attuali. E’ in questi numeri la crisi di Castelluccio Cosentino, posto in alto sullo sperone traforato dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria,
a 7 chilometri da Scorzo di Sicignano.
Ma Castelluccio non è come Roscigno Vecchia o Romagnano al Monte. Non è stato colpito da nessuna frana o dal più disastroso dei terremoti. Da qualcosa di peggio: lo stillicidio dell’ andarsene dei più. Ma un paese non può morire, non può diventare polvere. Secoli di storia non si cancellano.
La pensano così all’Associazione “Rinascita” la cui anima è Enzo Morrone. Poche settimane fa era qui a guidare la rivolta popolare per impedire che chiudessero – dopo l’asilo e le scuole – anche l’ultimo avamposto pubblico, l’ufficio postale del paese.
L’anno passato contattava artisti da tutta Italia per impiantare, tra vicoli e piazzette, un museo all’aperto.
Nei giorni scorsi è venuto per far avviare i lavori per dare un tetto alla “Regina Martirum”, con i venti milioni raccolti vendendo duecento litografie del Maestro Mario Carotenuto.
Il “dottor Enzo”, come lo chiamano tutti, è un affermato e maturo psicoanalista neo-freudiano, che per 5 giorni alla settimana se ne sta tra Roma e Milano.
Ma, puntualmente, nel week-end non rinuncia mai al ritorno al paese natio. Lui è la guida, ma le sue gambe e le sue braccia sono Walter Melchionda, Corrado Chiariello, Maurizio Esposito, Vincenzo Onnembo, Marcello Di Lorenzo e Albino Iuzzolino, Matteo Lordi e l’architetto napoletano Tito Cece.
Insieme spendono le loro migliori energie per cercare di evitare che il loro paese sia cancellato dalla carta geografica.
Chiese come la “Regina Martirum”, con una Madonna tutta in pietra, l’Annunziata e la Cappella di San Vincenzo Ferreri e le tante case della solida borghesia del luogo sono lì a testimoniare un gusto antico e raffinato per le cose belle. Un gruppo di studiosi con Geremia Paraggio, Bruna Pallante e Angelo Visconti daranno presto alle stampe un loro libro dedicato alla disamina certosina di questo patrimonio artistico pieno di sorprese.
Dai Visconti, sulla parte più alta del paese, c’è un vero e proprio belvedere, con un vezzoso ed artistico balconcino rialzato di almeno due metri: rappresentava una filosofica postazione contemplativa sull’intera zona degli Alburni. Stessi incanti dai Di Lorenzo, i proprietari del Sanatorio di Mercato San Severino.
Perché Alburni, Alto Sele, Valle del Melandro e Vallo di Diano, scorrono tutti di là all’orizzonte. La posizione geografica sembrava essere un’assicurazione sulla vita eterna di questo paese. Castelluccio invece oggi si ritrova nel novero dei “paesi polvere”, concreta testimonianza del dissolversi di una trama abitativa lunga secoli, azzerata dalla pluridecennale corsa all’ inurbamento non solo verso le città della costa, ma anche presso i fondovalle delle nostre montagne.
La storia recente di Castelluccio è presto fatta.
Comincia col secondo dopoguerra. Dapprima se sono andati, in America ed in Germania, i boscaioli,
i falegnami ed i ciabattini. Con la gente che mancava è stata poi la volta dei tre frantoi, dell’asilo e delle scuole elementari.
Eppure la storia moderna di Castelluccio Cosentino era cominciata in maniera diversa, e sotto una buona stella. La fortuna l’aveva portata Costantino Cassaneti, un prete che se n’era andato in America e che se ne tornò al paese, nel 1928, con una forte somma affidatagli da un parrocchiano.
Unica condizione: doveva essere spesa per opere di pubblica utilità. Con quei soldi furono realizzati la strada rotabile, la linea telefonica, le condotte per l’acqua, il cimitero, l’elettrodotto per l’energia elettrica ed altro.
Per quei tempi non era solo la modernità, ma vera e propria fantascienza. Una partenza così brillante non è servita per dare un avvenire a questo paese che è ancora conosciuto, nel circondario, per una simpatica abitudine dei suoi abitanti.
Amano, infatti – ma non lo fate sapere agli ambientalisti – cibarsi di rane spellate e poi arrostite, diventando così “i mangiarospi” negli sfottò paesani.

All’ingresso del paese, su un’artistica fontana c’è scritto:
“Sitientes venite ad aquas”.
Voi che avete sete venite a dissetarvi.
Di arte e storia, aggiungo io.
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Oreste Mottola – orestemottola@ilvalcalore.it – tel. 338.462.461.5

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04 Lug 2005

Fonte di Roccadaspide, un piccolo Nord Est in casa

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Sono passati decenni ma sembrano secoli da quando le terre di Fonte erano divise tra i D’Elia, poi Cicconardi, e i Chianese. Napoletani, venivano qui solo a prendersi i frutti del lavoro della gente che, all’alba, scendeva da Tuoro (l’odierna Serra), Case Bamonte, Pedaline, Verna, Seude vecchia, Rovitelle, Casato D’Angelo, Conforti, Tempa Rossa, Boccalupo, Urti, Casa Minella e tutti gli altri deliziosi microvillaggi appollaiati sulle colline o alle falde del monte Soprano. Non si poteva continuare a stringere così la cinghia continuando a vivere nelle atmosfere che già Ignazio Silone raccontò in “Fontamara”. Ci fu anche chi si emancipò prima. Michele Miano intuì le potenzialità della strada Nazionale che da Paestum portava all’alta valle del Calore. Così nacque la Taverna, la chiamò così anche perché veniva da Verna, lassù sul monte. La Taverna serviva per dare da mangiare, ricovero e ristoro, ad uomini ed animali (asini, cavalli e muli) che s’incamminavano lungo la strada del Sale, così come l’ha poi raccontata Giuseppe Liuccio. Zì Michele non si fermò: ai dieci figli costruì, su misura, svariate attività imprenditoriali ed artigianali. Dalla macelleria agli alimentari. Piano piano anche altri cominciarono a capire l’importanza di stare vicino al movimento di cose e persone. Da allora, la solida realtà imprenditoriale di Fonte si è sempre fondata sul binomio famiglia e società. Ed in una realtà intimamente individualista come la nostra, in questa comunione d’intenti è il segreto del piccolo miracolo economico di questo lembo di terra, più o meno otto chilometri, quasi a metà strada tra Paestum e Roccadaspide. Con millecinquecento abitanti, Fonte è oggi sede delle principali attività imprenditoriali del comune. “Piccoli artigiani che con i loro laboratori hanno fatto di Fonte un piccolo Nord-Est fatto in casa”, come una volta scrisse Bartolo Scandizzo. E attrae altri investitori. Siamo quasi in pianura, i suoli erano economici, lo spazio c’è. Ora non è più così. E nasce l’esigenza che sia il comune ad attrezzare un’area specifica da adibire alle attività produttive. Una presa di contatto veloce con uomini ed imprese di Fonte non può non iniziare da Fontegas. Fondata da Francesco Scovotto, oggi è uno dei più grandi distributori di Gpl per riscaldamento nell’intero comprensorio cilentano. Gli Scovotto (sì, anche loro hanno il loro antico borghetto) cominciarono dal commercio della benzina agricola. Con la progressiva modernizzazione del settore primario via via la loro attività cambia e si diversifica. Un altro degli Scovotto, Pasquale, commercia in materiale edilizio. Un altro, Gabriele, che commercia nel settore dell’impiantistica idraulica e della ceramica. Di notevole rilievo è la realtà dei falegnami, anche per la facilità di ottenere dai boschi vicini la materia prima. Il pioniere è stato Gabriele Urti, che portò il suo opificio nel vicino comune di Capaccio. La sua falegnameria, la prima a dimensioni industriali, occupava una trentina d’operai. Ed anche i titolari di “Tecnoporte”, Domenico Podeia e Gabriele Urti, vengono da questa scuola. Nel legno operano anche i Conforti, e poi Vittorio Gorrasi e Giuseppe Scovotto. Ma il primato spetta a Pasquale De Rosa, che poi si è convertito nell’avviato mobilificio “Casapiù” che è ben presente anche sul mercato cittadino di Salerno. Anche i Bellizio hanno una falegnameria – mobilificio. “La nostra realtà imprenditoriale legata al legno – testimonia l’avvocato Antonio Miano, assessore comunale – è tutto arrosto. Qui di avventurieri ne abbiamo avuti pochissimi. E’ merito loro la tranquillità economica della zona”. Dalla “bolla” della ricostruzione – post terremoto, che tante imprese edili ha travolto, è venuta fuori l’Infrater di Franco D’Angelo. Con il fratello Roberto, ed il socio Guido Bamonte, seppero capire che occorreva rivolgersi al mercato nazionale delle opere pubbliche al Norditalia. Le castagne sono alla base dell’attiva “Marronfonte” di Mario Miano che si sta ampliando, usufruendo di un finanziamento del patto ‘Magna Graecia”, verso la pezzatura e la prima trasformazione industriale della castagna. Gabriele Brenca è partito anche lui dal commercio delle castagne ma si occupa di cavalli, o meglio di allevarli per conto di chi non ha una stalla. La zona industriale quando arriverà sarà laddove si sta insediando l’Agrioil (stava a Roscigno ma il cervello è il rocchese Gabriele Quaglia), poi Cormidi, un’officina meccanica specializzata nella realizzazione di mini trasportatori da cantieri ed esperti in riparazioni su grosse macchine movimento terra. L’ultima arrivata, nella stessa zona, è la settentrionale Alux, anch’essa specializzata in infissi e falegnameria.

IL COMMERCIO

Gli Urti hanno fatto scuola anche nel commercio. Angelo, Michele e Luciano Urti partirono da un negozio di scarpe ed oggi sono in grado di rispondere a tutte le esigenze. Dall’infanzia al matrimonio. E sono un punto di riferimento per l’intero comprensorio. Da segnalare sono anche le iniziative fatte, col prestito d’onore, da alcuni giovani: Carmelo Modica, con Mediastore, e la parrucchiera Rossella Pingaro, con Intensity Woman, il centro di bellezza della zona.

LA COOPERATIVA “ITALIA”

Ha una storia gloriosa “l’Italia”. La creò Eugenio Cammarano, socialista vecchio stampo, vissuto poco più di cent’anni, è stato l’anima della cooperativa che per tanti decenni ha costruito una moderna azienda agricola, specializzata in cerealicoltura, sui terreni presi in fitto dai D’Elia. Per intenderci, dove oggi ci sono dei grandi silos. Ora la signora Cicconardi, discendente dei D’Elia, sta cercando di riprendersi le terre che la cooperativa ha dissodato e reso fertili.

I BAR

Ogni bar copre un target, un momento delle generazioni e dei gusti. Vuoi farti un tressette con le chiamate, una scopa? Si va al bar Sport. L’American Bar, già Pergola d’oro, è il preferito da chi, di prima mattina, vuole fare colazione. Il Bar Rouge, di Michele Cammarano, è il punto di riferimento della “movida” dei giovani Fonte, con musica jazz e dal vivo.

IL CAMPO SULLA COLLINA. LA SQUADRA DI CALCIO.
Uno dei momenti più forti di identità collettiva è stato quello vissuto attorno alla gloriosa Unione Sportiva Fonte. I nomi? Ciccio De Rosa, Donato Pignataro, Antonio Miano sr, Antonio Diaconi, Pasquale Bamonte e Donato D’Angelo uno straordinario e talentoso libero. Ma l’allenatore era lo “stagnino”, Michele Gorga. Attorno alla squadra la gente di Fonte s’inventò un campo di calcio, con diversi proprietari che hanno ceduto, gratis, quell’appezzamento di terreno sulla collina. Numerose le collette per andare avanti e la storia del calcio a Fonte ancora continua.

LA CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO

Su di uno straordinario poggio c’è la bella chiesa di campagna, già cappella votiva dei D’Elia, è dedicata a S. Michele. “Sta qui perché così può guardare alle sorelle: la Madonna del Granato di Capaccio, S. Sofia ad Albanella e S. Sinforosa a Roccadaspide”, come ti raccontano e riscontro visto che hai davanti uno dei più completi panorami della Valle del Sele, degli Alburni e del Golfo di Salerno.

La “S. Michele onlus”, con le sue feste e le sagre raccogliere fondi per sistemare la chiesa e permettere alla statua lignea del Santo patrono di ritornarvi. Fu, infatti, trafugata ed ora è presso il museo della Curia. Intorno alla parrocchia orbita anche un gruppo di attivissime ragazze.

I MULINI. C’era quello della Maratea, con le arcate ancora intatta. Quello dei D’Angelo è giù, verso il centro della borgata. Un altro ancora è presso la falegnameria dei Bellizio. Ristrutturati, potrebbero, con l’antica fontana, diventare i punti di attrazione di un percorso di turismo naturalistico.

CERCASI UN CENTRO DI GRAVITA’ PERMANENTE. I SOGNI DI TONINO MIANO
“Entro tre anni ci sarà almeno la progettazione di questo punto d’aggregazione”, promette l’assessore Antonio Miano. Una piazza, insomma. Di Miano è anche il cocciuto impegno per recuperare i tracciati dell’antica strada di Pedaline, e dei sentieri che uniscono la Madonna del Granato con gli antichi Villaggi della Campagna rocchese. Ed ancora il recupero dei numerosi frammenti di materiale arcaico: statuine fittili di terracotta riproducenti le sembianze di Hera, vasellame, monete ed armi antiche trovati a Fonte, probabilmente un Santuario minore simile a quello di Hera edificato a Foce Sele, al momento dell’occupazione della Valle pestana da parte dei Greci (VII-VI sec. A.C.). Pronipote di Michele Miano, che capì la svolta della nuova strada Nazionale, l’avvocato Tonino, così come tutti lo chiamano, si batte affinché Fonte sviluppi ordinatamente le sue attività produttive e commerciali ma s’inserisca anche nei flussi turistici della vicina Paestum. Forza della famiglia, storia, voglia d’innovazione e capacità di lavoro: la ricetta della vecchia e nuova Fonte.

[Oreste Mottola]
orestemottola@ilvalcalore.it

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