Archive for the Categoria 'Primo piano'

27 Ott 2009

persano. Un memorial per i quattro militari scomparsi

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Un memorial per i quattro militari scomparsi      

notizie campania

ALTAVILLA (SA) - Un torneo di calcio a cinque, questo il modo in cui sono stati ricordati i militari scomparsi la sera del 9 ottobre di due anni fa in seguito ad un incidente stradale in località Ionta di Altavilla Silentina. L’idea del torneo è nato dal desiderio e volontà di alcuni colleghi del 10° Reggimento di Manovra di Persano di ricordare i militari Giuseppe Di Maggio, di 29 anni, Alessandro Chirizzi, di 22 eLoris Verdoscia, di 25 anni, originari della provincia di Lecce, e Daniela Aiello, venticinquenne di Enna. notizie campaniaIl ricordo di quei giorni è ancora vivo nella mente dei colleghi ed il Memorial"Amici nel Cuore", questo il titolo dato all’evento che quest’anno è arrivato alla seconda edizione, vuole essere un segno tangibile dell’amicizia nata nei diversi anni vissuti insieme con i propri cari e mai dimenticati colleghi. Nel rettangolo di gioco, nel corso delle due ultime settimane, sono scese diverse compagini in un torneo caratterizzato da uno spirito di sana competizione sportiva ed improntato a principi di serietà, professionalità, lealtà e fair play; tra loro molti amici che hanno condiviso, sia in patria sia in missioni all’estero, momenti importanti della propria vita con i militari scomparsi in quella sera di ottobre. Un cospicuo pubblico faceva da cornice alla finale, che si è disputata il giorno 26 ottobre alle ore 18,30 presso il campetto da calcio delCentro polisportiva Azzurra di Altavilla Silentina. Presente anche la madre e la sorella della C.le Daniela Aiello, accompagnate dal Colonnello Guido Alessandris, attuale Comandante del 10° Reggimento di Manovra e dal cappellano militare, Don Angelo Tabasco, che ha rivolto un deferente pensiero ai militari scomparsi. Per la cronaca, il Memorial è stato vinto dalla squadra dei "Soliti", la quale ha battuto in un’appassionante finale il quintetto denominato gli "Ignoti". Al fischio finale c’è stato un unico abbraccio a testimoniare che la partita era solo un pretesto per stare tutti insieme e ricordare i quattro giovani che il destino ha voluto portarci via.

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27 Ott 2009

Intervista a Gaetano Cappelli

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Gaetano Cappelli è uno scrittore potentino, che pubblica i suoi lavori da più di vent’anni. Il grande pubblico e la critica si sono accorti di lui nel 2005, quando il grande Antonio D’Orrico sul magazine del Corriere della Sera l’ha definito il Roth italiano. E per quattro settimane consecutive non ha fatto altro che scrivere di lui e di quanto brillanti e felicemente anomali fossero lui ed i suoi scritti.Cappelli, si ricorda cosa ha pensato dopo aver letto quell’articolo? Be’, è difficile dimenticarlo! Ho sempre saputo del grande potere di suggestione che gli articoli di D’Orrico hanno sul pubblico. Voglio dire: critici bravi ce ne sono, ma lui ha questa marcia in più che gli permette di stabilire un contatto tra il pubblico e gli scrittori che ama. Quindi mi sono detto che sarebbe successo quello che poi è successo. Ovvero che i lettori si sarebbero finalmente accorti che esistevo. I critici no, quelli già mi conoscevano per fortuna.Le da fastidio che ogni volta che la presentano, il suo nome è legato a quella recensione di D’Orrico? Perché dovrebbe darmi fastidio. Sarebbe stupido, visto che prima di quell’articolo nessuno, o quasi, mi conosceva pur avendo pubblicato ben otto romanzi con grandi case editrici e sempre con ottime recensioni.Adesso i suoi libri sono influenzati dal fatto che c’è più attenzione verso quello che scrive? Questo no. Ho sempre lavorato cercando di dare il meglio a prescindere dal risultato, come dire?, commercialeCome e dove scrive? Scrivo fondamentalmente nel mio studio, a casa. Come scrivo? Spero bene.Pensa mai di non sapere cosa scrivere? No. Se non ho voglia di scrivere semplicemente non scrivo. Lo faccio quando c’è qualche idea che poco a poco si impossessa di me. Sennò lascio perdere.Cosa significa essere uno scrittore? Fare un lavoro che dà a te stesso e agli altri più vita. Quella di tutti i giorni non ci basta.Cos’è importante in un libro? Storia, ritmo, stile.A differenza dei suoi primi scritti, ambientati in varie città, ora nei suoi libri c’è molta Basilicata, perché? A un certo punto ho iniziato a trovare il posto in cui vivo assai interessante… letterariamente. La provincia è uno scenario naturale per i miei personaggi. Ma non c’è solo la provincia. I protagonisti dei miei libri, proprio come le persone reali, si muovono nel mondo.
Come vede questa terra? Potrebbe essere un piccolo posto dove vivere molto bene. Ci sono un sacco di cose che potrebbero portare benessere, ricchezza. Purtroppo, mi dispiace dirlo, ma abbiamo una classe politica inefficiente. Siamo quattro gatti: possibile che non si riescano a organizzare meglio le cose? Magari un amministratore ci riuscirebbe meglio!E la sua gente? Io in Basilicata mi trovo bene anche perché ci sono i lucani. Poi ognuno ha i suoi difetti, ma complessivamente mi pare che siamo un popolo sano.Tornando ai libri, cosa c’è sul suo comodino? Il lamento del prepuzio e la città brucia di Culicchia, anche se questo no so se ci rimarrà molto: è un fumettone adatto magari a un lettore più giovane, non soQuali letture consiglierebbe? Be’ rischio di ripetermi ma dico Updike, soprattutto i racconti, Bellow, Roth le prime cose e il meraviglio Teatro di Sabbath, il grande Morekai Richler. Qualche De Carlo tipo Due di due, il Piperno di Con le peggiori intenzioni. I libri del mio amico Giancarlo Tramutoli e Il plagio di Camilla Baresani. Ah e La separazione del maschio di Francesco Piccolo e il bellissmo Scuorno di Francesco Durante.Cosa ne pensa dell’informazione on line? E di melfilive.it in particolare. E’ tutto utile. Melfilive? Non male!

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26 Ott 2009

GOSSIP. Un Mms dalle conseguenze … pericolose

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Serena Grandi o Lisa Gastoni che sia una delle scene madri della commedia sexy all’italiana è quella della bellona procace che sale su di una scala permettendo a chi sta sotto, di solito un maschio, più o meno allupato, di poter godere di visioni solitamente negate ai più. E’ quello che è successo in un noto caseificio della Piana del Sele. Protagonisti un’operaia dalle belle forme ed un collega … giocherellone. Vista la collega che si prodigava nella pulizia delle parti più alte delle macchine, lui – che per comodità chiameremo Luigi – non ha resistito alla tentazione di estrarre il proprio telefonino e di scattare una … foto ricordo. Ma non è finita qui, perché il maschio nostrano se non fa sapere ai propri simili quello che ha combinato non è soddisfatto. Così Luigi invia per Mms la foto delle gambe e della parte posteriore della bella operaia – che sempre per convenzione diciamo che si chiama Mara- ai colleghi maschi. Così lei lo viene a sapere e lo racconta al fidanzato. Non passano 24 ore che la reazione è organizzata. Una denuncia dai carabinieri? Giammai, qui si passa alle vie di fatto. In quattro, prima che l’orario di lavoro inizi, quand’è ancora buio, sono già davanti al caseificio. "Sei tu Luigi"?, gli chiedono? Ma non aspettano la risposta, perché lo conoscono bene, ed una selva di calci e pugni si abbatte su di lui. In pochi minuti è ridotto male. I picchiatori spariscono e qualche collega di lavoro compassionevole chiama l’ambulanza del 118: "però venite con la sirena spenta, che già qui non si vende niente per paura della “Terra dei Fuochi”, non vorremmo che la gente pensasse ad un cliente che si è sentito male per via della mozzarella…" è la richiesta fatta agli operatori sanitari.

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26 Ott 2009

Primarie PD : I risultati di Altavilla. Flop ad Albanella. Imbarazzo per Amendola

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Risultati primarie pd Altavilla Silentina. "Campania con Bersani 111 – Con Bersani verso il futuro 252 – Democrazia con Dario Franceschini 25 – Per Marino segretario 10. NULLE 15:. TOTALE VOTANTI 413    

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20 Ott 2009

L’addio commosso a Renaldo a Borgo San Cesareo

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tratto da "la Città" di Salerno – 13 ottobre 2009 pagina 24 sezione: NAZIONALE

  • Albanella. Un’intera comunitá ieri mattina ha partecipato ai funerali di Renaldo Mottola, 44 anni, che si sono svolti nella chiesa di Borgo San Cesareo, la borgata dove l’uomo viveva insieme alla moglie Ida e ai due figli. Un lungo corteo ha accompagnato il feretro partito dall’abitazione della vittima, tra i partecipanti i compagni di classe del figlio dodicenne, tanti amici, parenti e conoscenti che si sono stretti intorno alla famiglia. A ricordarlo durante la funzione le parole di una sua nipote che ha letto una lettera, con la quale i suoi familiari hanno voluto ricordare la bontá d’animo e la voglia di vivere di Renaldo. Tante anche le frasi di cordoglio contenute dai molti manifesti affissi sulle mura cittadine di Albanella e del suo paese d’origine, Altavilla Silentina. «E’ stata una disgrazia che ha colpito tutta la comunitá – afferma il sindaco Giuseppe Capezzuto – a tutta la famiglia va’ la piena solidarietá dell’amministrazione comunale per questa perdita gravissima». Al collega Oreste Mottola, fratello di Renaldo Mottola, che per la seconda volta ha dovuto rivivere il dolore per la tragica scomparsa di un fratello dopo la morte di Enzo avvenuta a seguito di un incidente stradale, esprime la propria partecipazione anche la nostra redazione. Renaldo svolgeva l’attivitá di camionista, girava l’Italia in lungo e in largo. Il destino ha voluto che, a poca distanza da casa, in un sabato di lavoro trovasse la morte dopo essere stato investito dal trattore.

Angela Sabetta

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14 Ott 2009

“Caro zio…caro papà”… Mio fratello Renaldo ricordato da mia nipote Marica

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Nel pomeriggio del 10 ottobre, a Matinella, frazione di Albanella, in un incidente perdeva la vita mio fratello Renaldo, 45 anni.  Lascia la moglie Ida Gorga, e i figli Antonio (12 anni) e Benedetta (5). Lo sconforto di noi familiari (già provati da analoghe tragedie) è incommesurabile. A questi sentimenti ha dato voce, al termine della cerimonia funebre, celebrata magistralmente da don Carlo Ciocca, mia nipote Marica, 16 anni, che ha scritto e letto quello che leggerete di seguito.

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21 Set 2009

Paestum, Poseidonia ancora ricoperta dai campi di mais

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Un giovedì mattina a Paestum, quando l’estate non è ancora finita – così com’è il refrain dell’insonne conduttore irpino di Rai Uno – e l’autunno non è ancora incominciato. Claudio il parcheggiatore è lì a chiedere l’obolo. "Nun c’è cchiù nisciuno", commenta infastidito. Interno dell’area archeologica, nella parte terminale di viale Magna Grecia. Le lingue che si sentono sono di inglesi, olandesi e tedeschi. Gigi Di Fiore, giornalista/inchiestista di vaglia e scrittore affermato, in forza alla redazione centrale de "Il Mattino" è qui per un reportage. "Voglio comportarmi come un normale turista", chiede. Niente appuntamenti prefissati, si naviga a vista.

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21 Set 2009

Capaccio Paestum e la settimana politica

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Le spine dei debiti della società di servizi ed il Puc

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08 Set 2009

Il mio ricordo di Salvatore Paolino. Guidò le lotte contadine nella Capaccio del dopoguerraCondividi

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Il mio ricordo di Salvatore Paolino. Guidò le lotte contadine nella Capaccio del dopoguerraCondividi

ORESTE MOTTOLA orestemottola@gmail.com"Antonio Rubini lo battevo sempre nelle urne nonostante fosse appoggiato dai preti e dagli agrari". Ricordava sempre i primi anni della sua vita politica, Salvatore Paolino, spentosi ieri a 94 anni. Il suo rimpianto è rimasto quello di non essere riuscito a pubblicare "Terra non guerra", la sua autobiografia. Nel 20 novembre del 1949 organizzò l’invasione da parte dei braccianti senza terra di quell’immenso feudo che allora erano le campagne intorno a Paestum come se fosse stata una campagna militare. Tutti erano organizzati in nuclei con coordinatori e responsabili di assoluta. Alla testa c’era lui Salvatore Paolino, già sindaco dal gennaio del 1947. Era tornato dai lunghi anni che aveva trascorso nell’Armir, l’esercito italiano che aveva invaso l’Unione Sovietica, portandosi indietro diversi inizi di congelamento. "Studiai per oltre due anni cosa fare, poi diedi l’avvio alla lotta", raccontava. Due, forse anche tremila, furono coloro che lo seguirono e non indietreggiarono davanti allo schieramento dei reparti della Celere. A Salerno lo fecero arrivare con l’inganno, il Prefetto disse che voleva parlare con lui e gli altri capi della lotta che nel frattempo aveva coinvolto l’intera Piana del Sele. Invece scattò l’arresto e Paolino venne portato nel carcere di S. Antonio. Ci restò due giorni e poi la pressione di Giorgio Amendola e Pietro Ingrao ebbe la meglio e fu liberato. Al rientro a Capaccio tutto il paese lo festeggiò in piazza Tempone. Fu poi la Democrazia Cristiana a gestire le fasi successive della Riforma Fondiaria e Capaccio ne fu fortemente investita con la costruzione di nuovi borghi come Gromola, Spinazzo, Cafasso e Scigliati. Nel 1950 Paolino lascia il Partito Comunista e con alcuni giovani intellettuali (Liuccio e Maffettone) aderisce al movimento di Cucchi e Magnani che osano contestare Palmiro Togliatti. "La rivoluzione passa per Capaccio" è il titolo dell’inchiesta di Giovanni Ansaldo, pubblicata allora da "Il Mattino" a quattro colonne che dà conto di questa dissidenza che increspa il Pci campano e che s’incentra tutta sulla figura di dirigente politico di Salvatore Paolino. "Gridavamo né America né Russia, avanti Italia", evoca Giuseppe Liuccio. Lo ricorda così Pasquale Marino, l’attuale sindaco: "Da agitatore politico a uomo delle istituzioni, ha avuto sempre un percorso coerente e forte, con l’obiettivo dell’avanzamento civile, sociale e culturale delle nostre popolazioni. Le lotte politiche del Dopoguerra sono state il sale della nostra crescita e del nostro progresso, in tutti i campi della vita". L’invasione d’Ungheria del 1956 lo convince a tornare nell’alveo socialista. E’ il periodo che Paolino dirige a livello provinciale la Lega delle Cooperative e poi l’Alleanza dei Contadini. Dal 1956 al 1960 è di nuovo sindaco a Capaccio quando riesce a rimettere d’accordo i comunisti e le due diverse anime socialiste. Si trasferisce a Salerno con tutta la famiglia e va a misurarsi nel più ampio scenario politico provinciale. Qui è i fondatori e gli animatori del circolo culturale "L’incontro" e poi del "Circolo Democratico", insieme a Feliciano Granati, Tullio Lenza, Abdon Alinovi, Pino Lanocita, Roberto Visconti ed Ennio D’Aniello. E’ amico del poeta Alfonso Gatto e di Mario Carotenuto, che volle regalargli un suo ritratto. C’è un periodo dove si misura anche con la gestione di una libreria e di una galleria d’arte. Fonda e dirige giornali come "La sinistra", "Il Sele" e "Tribuna Meridionale". Insomma, non è un "totus politicus", così come Benedetto Croce disse di Togliatti. Da assessore provinciale ai lavori pubblici s’impegna allo spasimo per la costruzione del ponte sul fiume Sele e per quello sul fiume Sammaro, ancora oggi considerato uno dei più ardimentosi dell’ingegneria italiana, che ha collegato gli Alburni con la Valle del Calore, Roscigno con Sacco. Spesso lo si incontrava a passeggio per il corso, con eleganti completi e camicie inamidate con cravatta. Un gentiluomo elegante d’altri tempi, riservato ma sempre disponibile al dialogo. Nella sua casa di Salerno amava ricevere i vecchi amici di Capaccio, e rievocare i suoi i manifesti politici di propaganda elettorale stampati sulla grande carta azzurra di maccheroni di Torre Annunziata che oggi una rarità per i collezionisti. E per pagarsi quei manifesti, ricordano oggi i figli Paolo, presidente del consiglio comunale di Capaccio; Gaetano, avvocato civilista; e Nicola, leader del Sessantotto salernitano; Salvatore Paolino da galantuomo qual era sempre stato, aveva venduto le sue proprietà terriere. I funerali si terranno oggi, a partire dalle 16, presso la chiesa adiacente al Parco Pinocchio. 
Pubblicato da "Il Mattino" nell’edizione di Salerno di oggi 8 settembre 2009Riproduzione vietata    

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02 Set 2009

“Ecco perchè non offrirò mai il caffè agli amministratori del mio paesino di origine”

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"Non offrirò mai il caffè agli amministratori del mio paesino di origine"

Lo confesso, certe volte – se penso a quello che accade nel mio paese d’origine – mi sento come il generale Aureliano Buendìa che partecipò a diciassette guerre perdendole tutte. E lui, quand’era ancora colonnello, ci aggiungeva anche trentadue sollevazioni civili, tutte fallite, inutile dirlo. Il professore Fernando Iuliano potrà spiegarlo a chi di dovere che è l’eroe di "Cent’anni di solitudine", di Gabriel Garcia Marquez. Poi ci sono delle giornate caratterizzate da improvvisi scatti, slalom entusiasmanti e m’illudo di nuovo di rimettermi in pari. Il 9 agosto sarò ad Agropoli, al Castello Medioevale, per parlare della mia produzione culturale, e non ho invitato il mio sindaco a parteciparvi. Di seguito capirete il perchè. Ed ancora: il giorno di Ferragosto il gruppo Rizzoli – Corriere della Sera venderà oltre un milione di copie di una storia ambientata in Africa ma che ha come protagonista un altavillese, Carmine Iorio. La penna brillante di Gian Antonio Stella, giornalista e scrittore di fama, gli ridarà quella rivincita che la fucilazione dell’oasi di Gialo, avvenuta nel 1928, gli negò. Quell’italiano che si trasformò in beduino arabo per agguantare un’identità diversa da quella di "carne da macello" alla quale il colonialismo italiano italiano l’aveva destinato. Un personaggio da film, il nostro Carmine Iorio. Ne ho scritto anch’io, nonostante mio nonno Amerigo intimasse il silenzio al solo sentirne parlare: "Citto!, che è vergogna", diceva. Con altri "maledetti", penso a Francesca Cerniello, l’amante di Gaetano Tranchella, come ai discendenti diretti dell’artista Solimena, hanno contribuito a creare quell’aureola romantica ed avventurosa che permea il nostro paese e che affascina chi ne viene a contatto. E’ soprattutto questo, non l’acqua della Fontana dei "Franci", o i meloni scuri di una volta, che faceva restare sulla nostra collina, per tutta la vita, il forestiero di passaggio. Una politica intelligente di promozione turistica e dei nostri prodotti tipici doveva cominciare da qui. Personalità come padre Candido Gallo, Tesauro Olivieri, Rosario Messone e Francesco Di Venuta dovevano essere coccolate ed agevolate. Gli altavillesi che assicurano professionalità riconosciuta nel mondo dei mass media -, a prescindere da chi scrive queste noterelle, sono in diversi. Tra i quali alcuni giovani molto brillanti e assai promettenti. No, non ci sarà mai un’Oscar per loro, e meno male vista la grancassa un po’ eccessiva, giusta per gli sportivi ma disdicevole per gli uomini di penna, ma vivaddio, un po’ di considerazione in più non guasterebbe. 
La lunga premessa mi serve per arrivare all’ultimo bando pubblico bandito dal nostro comune. Ohibò, nientemeno una selezione pubblica, per selezionare un addetto stampa al quale affidare anche la gestione di alcuni eventi culturali. Logica avrebbe voluto che fra i locali, o almeno con chi potesse sfoggiare genitori indigeni o una moglie del posto, fosse stato scelto il meglio su piazza. Invece no. Eliminato (incredibile!, dicendolo esplicitamente nel bando) con ogni valore al currulum, ai titoli professionali o alle esperienze (pur richieste) si è preferito una nomina "fiduciaria" per un non altavillese. E non si tratta di Vittorio Sgarbi o di Gian Antonio Stella. E’ evidente che al duo Giancarlo Peduto (responsabile affari generali) – Antonio Di Feo (sindaco) è, come si dice in questi casi, sfuggita insieme la frizione e l’acceleratore. In un campo delicato qual è la comunicazione e la cultura si è messo nero su bianco che si preferiva fare una nomina più che clientelare, dalla natura francamente del tutto oscura. Anch’io ho presentato domanda, curriculum e titoli e sic stantibus rebus preferisco continuare a fare ciò che faccio che mettermi a capire cosa passa per la testa a Peduto – Di Feo, ahimè oggi ancora le due figure apicali del mio paese. E poi mi piace essere un po’ vanitoso, immaginarmi come il Buendìa di Marquez. 
I due nostri eroi sappiano che sono forti perchè garanticono un gruppo di potere, una vera e propria poliarchia, che da troppi anni ingessa tutti e tutto. C’è decisamente bisogno di alternanza, di aria nuova, perché la democrazia quando ne è priva così a lungo non funziona, e la deriva che ne segue è spesso costellata non dalla corruzione monetaria (che è sempre comprensibile e finanche socialmente accettabile) ma da quella peggiore, dell’etica individuale e collettiva, che va ad inficiare i modelli e gli esempi ai quali sono molto sensibili le generazioni più giovani. L’immobilismo imposto, la logica del cane che non mangia cane o del scagli la prima pietra solo chi è senza peccato, non sono dimostrazioni di saggezza: ammazzano la capacità di intraprendere ed il valore del merito. Deprimono un’intera comunità. Io mi tiro fuori, esco dal gregge, perché  amo il poeta greco Kavafis, soprattutto quando dice: "E’ bello difendere Termopili/ anche se lo sappiamo che alla fine i barbari passeranno". E noi, i barbari ce li abbiamo in casa. Gli offriamo il caffè al bar, la domenica mattina. Io, se mai l’ho fatto, mi chiamo fuori, giuro che non lo farò più.      

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