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13 Mag 2011

Contursi. RINASCIMENTO ITALIANO: LA SCOPERTA DI UNA CAPPELLA SISTINA CON 12 SIBILLE

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PROFETI E SIBILLE: STORIA DELLE IDEE E DELLE IMMAGINI. A CONTURSI TERME (SALERNO), IN EREDITA’, L’ULTIMO MESSAGGIO DELL’ECUMENISMO RINASCIMENTALE …..

Sul tema, la prefazione di Fulvio Papi al lavoro di Federico La Sala

Le Sibille di Contursi hanno parentele più celebri nella Cattedrale di Siena, nell’appartamento Borgia in Vaticano, nel Tempio Malatestiano di Rimini, nella Cappella Sistina di Michelangelo. La pittura disegna l’ eclettismo ermetico-cabalistico-neoplatonico rinascimentale (…)

venerdì 13 maggio 2011.

Nella stessa rubrica
[...] La pittura disegna l’ eclettismo ermetico-cabalistico-neoplatonico rinascimentale che colloca la filosofia e la teologia pagana in sequenza con il Cristianesimo. Ne deriva un’immagine del mondo come presenza divina nella quale abita l’uomo cóme unità di corpo e anima.
- Tuttavia questa grande sinfonia della sacralità del mondo conduce con sé l’esclusione della donna dal sacro: essa può essere solo portatrice di sacralità. Questa esclusione limita la tradizione e riapre la domanda filosofica con l’estremo Kant della Logíca: che cosa è l’uomo? Rispondere a questa domanda, interpretando quello che vuole dire l’autore, significa sottrarci alla nóstra carenza di futuro. Concetto, merce, e definizione della vita sono fre linee che consumano un’unica perdita fatale [...]

Federico La Sala,

DELLA TERRA, IL BRILLANTE COLORE. Note sul “Poema” rinascimentale di un ignoto Parmenide carmelitano (ritrovato a Contursi Terme nel 1989),

Prefazione di Fulvio Papi,

Edizioni Ripostes, Salerno-Roma 1996


SCHEMA NARRATIVO DELLE IMMAGINI, ALL’INTERNO DELLA CHIESA DI MARIA SS. DEL CARMINE – CONTURSI TERME (SALERNO):

Entrando, e avanzando verso l’altare
- a Sx:

1. Sibilla PERSICA, 2. Sibilla LIBICA, 3. Sibilla DELFICA, 4. Sibilla CUMEA [CHIMICA], 5. Sibilla ERITREA, 6. Sibilla [SAMIA]

- a Dx:

12. Sibilla EGIPTIA, 11. Sibilla E[V]ROPEA, 10. Sibilla TIBURTINA, 9. Sibilla FRIGGIA, 8. Sibilla LESPONTICA, 7 Sibilla CUMANA

Sopra l’altare, una Pala del 1608, con – sotto a sx, – il Profeta Elia, – a dx, il profeta Giovanni Battista, e sopra, in alto, sulla nuvola, – Maria con il Bambino, e alle loro spalle, – le colline del Carmelo, con chiese e grotte


PREFAZIONE

di Fulvio Papi

Con una immagine non inappropriata, si pgtrebbe dire che questo libro è una breve composizione sinfonica dove l’autore preleva temi dalla tradizione musicale che orchestra come preludi indispensabili all’apparizione del proprio tema. Nella dimensione letteraria si può dire che è un libro di citazioni dove anche la scrittura dell’autore vi compare come citazione che, più che dire, annuncia. L’insieme, ovviamente, non ha 1e tracce dell’esposizione legale e paterna, ma cerca la risonanza e la suggestione che il lettore deve accogliere come parola che tenta quasi una religiosa seduzione. Tutto qiesto è conseguenza coerente di una delle possibili strade che si possono prendere dopo il sospetto intorno alle architetture filosofiche che rappresentano con la spada tagliente del concetto una qualsiasi forma dell’essere.

Nel caso di La Sala il pensiero (e questo è il tema saliente del suo lavoro precedente, La mente accogliente. Tracce per una svolta antropologica [Antonio Pellicani Editore, Roma 1991]), non deve istituire il giudizio come conseguenza della trasfigurazione simbolica del mondo, ma accogliere nel profondo 1a dimensione terrestre e sensibile della vita. Una voce, avevo pensato leggendo quel libro, che viene da un Nietzsche senza la volontà di potenza, declinato su quel “femminile” che è stato uno degli elementi di riflessione su un “vuoto” strutturale della nostfa tradizione.

E ora, in breve, qualche cenno sul nuovo viaggio testuale. Il luogo di inizio è nella chiesetta di S. Maria del Carmine, a Contursi, dove, a causa di recenti restauri, viene scoperto un poema pittorico (tempera su muro) di un ignoto carmelitano dell’inizio del ‘600. Il testo raffigura le Sibille che annunciano al mondo pagano la prossima nascita del cristianesimo.

Le Sibille di Contursi hanno parentele più celebri nella Cattedrale di Siena, nell’appartamento Borgia in Vaticano, nel Tempio Malatestiano di Rimini, nella Cappella Sistina di Michelangelo. La pittura disegna l’ eclettismo ermetico-cabalistico-neoplatonico rinascimentale che colloca la filosofia e la teologia pagana in sequenza con il Cristianesimo. Ne deriva un’immagine del mondo come presenza divina nella quale abita l’uomo come unità di corpo e anima.

Tuttavia questa grande sinfonia della sacralità del mondo conduce con sé l’esclusione della donna dal sacro: essa può essere solo portatrice di sacralità. Questa esclusione limita la tradizione e riapre la domanda filosofica con l’estremo Kant della Logíca: che cosa è l’uomo? Rispondere a questa domanda, interpretando quello che vuole dire l’autore, significa sottrarci alla nóstra carenza di futuro. Concetto, merce, e definizione della vita sono tre linee che consumano un’unica perdita fatale.

La Sala, con una mossa certamente ad effetto e piena di provocazione, dice: “guardiamo il nostro ombelico“, rîconosciamoci come figli di una maternità e di una paternità che siano la terra del nostro fiorire non i luoghi delle nostre scissioni. La Sala pensa in termini di speranza e di salvezza e di uomo e donna: non sono sentieri miei. E questo dovrebbe testimoniare proprio alla attenta considerazione del lavoro che deriva dall’essere trasportato senza riserve da un testo, per così dire, in piena.

Fulvio Papi

Professore ordinario di Filosofia Teoretica all’Università degli Studi di Pavia.


Sul tema, nel sito e in rete, si cfr.:

- PROFETI E SIBILLE. Storia delle immagini … MILANO. ALLA MOSTRA DEL LIBRO ANTICO RUBATI DUE VOLUMI. -Di uno, quello di Filippo Barberi, si è occupato anche il nostro prof. Federico La Sala. In un suo suggestivo libro ha riprodotto tutte le xilografie del Barberi.
- Filippo Barberi, “Discordantiae sanctorum doctorum Hieronymi et Augustini”, 1481

- Metaphysical trilogy [Tre saggi di Federico La Sala]
- Recensione: Riccardo Pozzo reviews an Italian philosopher’s attempt to write a radical criticism of metaphysics

- “AVE MARY” E LA TEOLOGIA DI DIO COME “UOMO SUPREMO”. Un saggio di Michela Murgia, recensito da Natalia Aspesi – con una premessa di Federico La Sala


CONTURSI. Sibilla Cumana - 601.4 Kb

CONTURSI. Sibilla Cumana
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> RINASCIMENTO ITALIANO: LA SCOPERTA DI UNA CAPPELLA SISTINA CON 12 SIBILLE. —- PASSANDO PER LA STAZIONE DI CONTURSI, IN VIAGGIO CON DON GIUSEPPE DE LUCA (cit. da “Ballata alla Madonna di Czestochova). .

13 maggio 2011, di Federico La Sala

UN VIAGGIO:

SUI LUOGHI DELLA METAFISICA. IN COMPAGMA DI DON GIUSEPPE DE LUCA **

Tutte le volte, e non furono tante, che io son tornato nella casa dove nacqui (è in un paese montano, sul margine di faggete eterne che mai nessuno ha traversato, nel cuore più nascosto della Basilicata; e sì che vi si è a distanza pari, lassù, tra l’Adriatico, lo Ionlo, ll Tirreno, e io fanciullo coi pastori spiavo se, di tra una radura e l’altra della sommità più alta, si vedessero in lontananza scintillare insieme le tre marine); tutte le volte che sono tornato a casa, dicevo, giungendovi da Salerno per il Vallo di Diano, non appena oltrepassato il crinale che il Vallo separa dalla vallata del Pergola, d’ún subito scoprivo, là sulla costa di fronte, il mio paese nel sole, e poco più giù sulla destra il camposanto, dove dorme colei che, dando in cambio la vita sua per la mia, mi fece uomo; e accanto ad essa, dorme il prete che fece me prete.

Voi direte: il Pergola, peuh! gran fiume che è! e poi anche la valle di cotanto fiume, e poi… Adagio, lettore. Da quei monti dietro il mio paese, da quelle faggète, scende il Melandro; il Melandro per ùna matassa lenta di andirivieni va a riversarsi nel Pergola, il Pergola nel Tanagro; e così, dolce dolce, una valle appresso all’altra ora costeggiando l’uno ora.l’altro paese, antiquos subterlabentia muros, quei magri fiumi si gettano alla fine nel Sele

      • [nei pressi della stazione ferroviaria del Comune di CONTURSÌ, fls],

e il Sele entra nel mare a Pesto, dove I’acqua del mare serba ancora una sua certa luce: poco più su insomma dell’antica Elea, dove nacque un giorno la metafisica, come sullo Ionio a Metaponto, ora coltivata ma sempre solitaria, nacque un giorno la filosofia religiosa.

Lettor mio, vuoi proprio levarti la voglia e il gusto di darci di “area depressa”? Padrone. Io pure, rintronato sin da fanciullo tra nomi come Melandro, Tanagro, Sele, Palinuro, Elea, Metaponto, anche io mi sento quando perplesso e quando depresso. Non forse in quel senso che dici tu, ma è un fatto, sento che mi opprime, quasi un peso troppo grande, il peso di tre millenni continuati nella luce della civiltà; e se non ti dispiace, mi sento turbare tutte le volte da quelle terre, quei cieli,.quei boschi, quelle acque, quei luoghi senza gloria, così poveri e antichi. Tutte le volte. Te ne accorgerai tu pure, un giorno non lontano *.

*

Questo è il paesaggio in cui si trova Contursi Terme, e questo è il sorprendente avvio dell’articolo, intitolato Ballata alla Madonna di Czestochova (“Osservatore Romano”, 25.2.1962), scritto da don Giuseppe De Luca (su invito di Giovanni XXIII, in occasione della visita a Roma del primate polacco, il cardinale Wyschinski), a meno di un mese dalla sua repentina morte avvenuta il 19.3.1962 (cfr. “Bailamme”, nn. 5-6, 1999, pp. 11 e sgg.). Egli era nato a Sasso di Castalda, in provincia di Potenza, il 15.09.1898, da una famiglia contadina.
- Della sua instancabile e preziosa attività culturale, degna di nota (per i problemi qui trattati) è la cura e la risrampa, accresciuúa con ricchi dati bibliografici, della dissertazione del 1907 di Angelo Roncalli su Il Cardinale Cesare Baronio. Per il terzo centenario della morte, cfr. Angelo Roncalli, Il Cardinale Cesare Baronio, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1961.

** Cfr. Federico La Sala, Della Terra, il brillante colore. Note sul “poema” rinascimentale di un ignoto Parmenide carmelitano (ritrovato a Contursi Terme nel 1989), Prefazione di Fulvio Papi, Edizioni Ripostes, Salerno-Roma 1996, pp. 14-15.

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12 Mag 2011

La Valle del Sele: un sistema produttivo nazionale

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Il convegno ha evidenziato vocazioni, potenzialità e eccellenze della Valle del Sele, che vedono quest’area tra quelle più vivaci del paese.

da www.massimodelmese.net

“Associazione M. Ripa” colma un vuoto politico e cerca di riempirlo di contenuti programmatici e proposte concrete, mentre è in atto uno scontro istituzionale Provincia-Comune di Salerno.

Carmelo Conte

EBOLI – Lunedì 9 maggio 2011, si è tenuto nella sala dell’Auditorium di San Bartolomeo ad Eboli, un Convegno, dal tema “La Valle del Sele: un sistema produttivo nazionale“. L’importante iniziativa organizzato dall’Associazione Matteo Ripa, il cui ispiratore è l’on. Carmelo Conte ex Ministro delle Aree Urbane, presentando i risultati di uno studio sull’economia della Provincia di Salerno, realizzato dagli studenti della Facoltà di ingegneria dell’Università di Salerno, del corso di studi di Architettura e Composizione architettonica e allestendo una mostra fotografica curata dall’Osservatorio per la Storia delle Campagne meridionali attinta dall’Archivio comunale “L. Gallotta”, ha voluto mettere al centro della discussione politica la Piana del Sele.

Convegno Associazione M. Ripa La Valle del Sele

Conte attraverso la sua Associazione colma un vuoto politico che assolutamente deve essere riempito di contenuti programmatici ma anche di proposte concrete, in un particolare momento che propone uno scontro senza pari tra la Provincia di Salerno guidata dal Presidente Edmondo Cirielli e  il Comune di Salerno guidato dal Sindaco Vincenzo De Luca. Scontro che trova terreno fertile nella circostanza elettorale, aggravata da una complicità negativa delle istituzioni nazionali e regionali, ma che in ogni caso sta producendo effetti devastanti, dal punto di vista politico-programmatico, con ricadute purtroppo che risultano essere altrettanto devastanti per la Provincia di Salerno e per la Piana del Sele.

La confusione generata da un Piano Sanitario punitivo e dequalificante per le nostre aree; il taglio sui trasporti pubblici che stronca ogni speranza sulla metropolitana leggera di Salerno e il Metrò del mare; Lo scontro sull’immondizia e la gestione dell’immondizia tra i Comuni e la Provincia; Il PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale e la conseguente delocalizzazione del Porto Commerciale di Salerno; L’Aeroporto di Pontecagnano; l’Interporto di Battipaglia, il Polo Agroalimentare di Eboli; e altri punti di discussione, sono l’esempio dell’assoluta mancanza di una proposta politica complessiva che coinvolga i territori, in un disegno armonico più che subire iniziative, che potrebbero essere anche interessanti, ma che fine a se stesse risultano solo una violazione delle autonomie locali.

Il convegno voleva puntare i riflettori e mettere al centro della discussione la Valle del Sele e le sue potenzialità in un circuito economico nazionale virtuoso e produttivo, e c’è riuscito.

Alfonso Ruffo Direttore Il Denaro

I lavori sono stati moderati da Alfonso Ruffo Direttore de “Il Denaro“, che con la sua testimonianza ha voluto festeggiare anche il ventesimo compleanno del suo giornale. I sindaci di Capaccio, Eboli, Bellizzi, Pasquale Marino, Martino Melchionda e Pino Salvioli, insieme ai loro saluti hanno messo in evidenza anche le loro perplessità rispetto ai reali bisogni e una voglia di voler essere più incisivi ma soprattutto coordinarsi per interpretare al meglio i bisogni delle comunità amministrate.

L’introduzione ai lavori di Carmelo Conte, nelle riflessioni, negli spunti, è stata ricca e completa. Conte ha innanzitutto evidenziato le vocazioni della Valle del Sele e le eccellenze che hanno posto quest’area tra quelle più vivaci del paese, e per contro anche le carenze che sistematicamente hanno accompagnato questa propensione.

L’ex Ministro Conte entrando nel vivo della discussione propone: “E’ indispensabile pensare ad una nuova Regione e una nuova Provincia per dare delle risposte concrete rispondenti ai bisogni delle nostre terre. Per questo bisogna andare oltre il PIL per cercare di comprendere le reali necessità e i veri bisogni delle popolazioni. – Conte diplomaticamente mette l’accento sulla impostazione ragionieristica delle politiche Regionali e Provinciali, che pensa ad un rilancio partendo dai numeri e evidentemente seguendo i numeri si è finiti per tagliare indiscriminatamente, anziché “cucire”: necessità, bisogni, spesa, razionalità – Partiamo dal Cilento e proseguendo verso l’Agro-nocerino-sarnese, c’è Salerno e c’è la Piana del Sele. Territori profondamente diversi nelle esigenze, ma complessivamente funzionali come sistema territoriale. E proprio partendo dal territorio, perché vi sia una rispondenza e quel legame che unisca le varie peculiarità bisogna pensare Salerno come una Città aperta. Anche perché - continua Conte – Il futuro della “nuova Regione” della “nuova Provincia” è legato alla costituzione delle Aree Metropolitane, intorno alle quali fare sistema e pensare ad ogni forma di finanziamento per farle decollare, evitando così interventi inappropriati, isolati e confliggenti con i reali bisogni delle popolazioni“.

Carmelo Conte poi, fornendo una serie di numeri e dati, ha offerto alle varie personalità presenti un’analisi politica e sociale della Regione e soprattutto della Piana del Sele, ritenendo quest’ultima, una realtà fortemente inserita nel circuito economico nazionale ed europeo, e per questo sostiene: “Il futuro dell’Europa non sarà certo prospero se non saprà mettere al centro il mezzogiorno, e se non sa valorizzare quelle aree che nel mezzogiorno già hanno una loro identità e una loro valenza. – concludendo Conte tiene a sottolineare che le proposte se sono oggetto di studio vanno al di la della politica, in quanto assumono un valore scientifico – La politica non deve essere invadente, deve essere solo un “ramo” che insieme alle conoscenze devono contribuire alla crescita delle nostre terre. Quindi valorizzare le conoscenze per contribuire alla crescita è il primo obiettivo che ci proponiamo”.

Carmelo Conte

L’intervento di Conte oltre ad essere l’introduzione poteva essere anche la conclusione, vista la completezza dell’analisi e la valenza della proposta, che oggettivamente ha offerto spunti alla discussione che poi ne è seguita ma purtroppo i destinatari della proposta erano assenti. Stefano Caldoro anche se presente nella scaletta in quanto avrebbe dovuto concludere i lavori del Convegno, e Edmondo Cirielli, che invece ha portato il suo saluto di circostanza iniziale, non hanno potuto recepire le risultanze dei lavori facendo registrare una grave occasione politica mancata.

Gli interventi successivi sono stati tutti interessanti, così come particolarmente inaspettato ma ugualmente interessante è stato quello del dott. Roberto Pansa, Manager unico del Cilento Outlet Village di san Nicola Varco, il quale anche a tutela della serietà e del notevole impegno economico messo in cantiere dalla Società investitrice, ha ribadito che grandi investimenti come quello che rappresenta INNOVAZIONE COMMERCIALE – Gruppo IRGENRE, devono muoversi in un quadro normativo certo ed in concerto con le istituzioni locali, garantendo trasparenza e correttezza in tutte le sue fasi operative.

Guido Arzano, Presidente CCIAA di Salerno, dal canto suo ha parlato di: “Collaborazione collaborativa” riguardo ai grandi temi e ai grandi progetti progetti, per i quali sarà indispensabile realizzare una STU (Società di Trasformazione Urbana) che coinvolga tutti i vari soggetti, pubblici e privati. - riguardo invece al Porto Commerciale di Salerno e alla sua delocalizzazione Arzano ha dichiarato – E’ impossibile trasferire la struttura portuale in un’area che invece andrebbe difesa nella sua peculiarità agricola, turistica e dei servizi”.

Pasquale Persico, dell’Università di Salerno, Facoltà di Economia, invece riallacciandosi al discorso di conte nella parte della scarsa collaborazione istituzionale: “Il tema della frammentazione politico-istituzionale è il freno ad ogni possibile successo. Un problema che va affrontato e superato per offrire servizi necessari al territorio. – E a dimostrazione di quanto le realtà che si affacciano sulla Piana del Sele, come Capaccio, Eboli, Battipaglia, Bellizzi, siano coinvolte nello stesso destino, Persico ha lanciato l’idea di una sorta di Area metropolitana definendone anche il nome – DELTA 5: La Città pensata, pensando alle 4 città più il territorio in comune”.

Per Enrico Bottiglieri, Presidente Confesercenti: “La forza della nostra economia è il comparto agricolo, l’unico settore che in questa crisi ha tenuto. L’altro grande punto di rilancio è senza discussione il settore turistico, su cui bisogna investire con grandi opere infrastrutturali speculari a queste iniziative. - E bottiglieri come Arzano conclude – Il Porto Commerciale e la sua delocalizzazione sono fuori tempo”.

Anche Adriano Giannola, Presidente SVIMEZ , come Persico e gli altri ritiene: “Superare la frammentazione, cioè fare sistema, è la condizione che si presenta abbastanza leggibile rispetto ai ritardi progettuali. Il sistema “Regione Campania”, che con estremo ritardo deve affrontare un problema metropolitano, cioè l’Area Metropolitana di Napoli e tutto il suo disordinato interland si può affrontare solo superando la frammentazione politica e Istituzionale. - Giannola affrontando anche il tema dal punto di vista sociologico, relativamente alla nuova ondata di emigrazione fa notare quanto sia deleterio privarsi di intelligenze allevate e poi invece proiettate altrove, ma fa notare anche come si sia attuato un processo inverso rispetto alle precedenti ondate migratorie, che vedevano l’immigrato contribuire attraverso i suoi guadagni alla crescita della propria terra di origine, mentre oggi i giovani immigrati per come guadagnano poco, devono essere ancora supportati economicamente dalle loro famiglie, contribuendo così al progressivo impoverimento delle terre di origine. Giannola ha poi concluso riguardo ai grandi impegno programmatici previsti nella Piana del Sele: “Personalmente sono favorevole al Porto Commerciale, ma che non sia in alternativa a quello di Salerno”.

L’intervento di Enzo Boccia, Presidente Nazionale Piccola Industria, si è incentrato sull’idea di Conte riguardo a Salerno Città aperta: “Bisogna essere ottimisti nelle aspettative. Potenzialità, sviluppo, slancio, per mettere in condizione di “vendere” le potenzialità del territorio rispetto alle sue vocazioni. E’ indispensabile potenziare la rete dei servizi (Strade, Porto, Aeroporto) per attrarre i turisti, così come occorre lavorare su un’idea di società aperta. – Infine Boccia approfondendo il tema del convegno circa le potenzialità della Valle del Sele introdotta in un sistema economico nazionale conclude – Il mercato globale fortunatamente favorisce l’Italia e le sue regionalità, ecco perché, - rifacendosi all’intervento di Conte - è necessario capire quale Regione vogliamo e operare in sistema per realizzarla”.

Il Convegno è riuscito, e tutti gli interventi hanno aggiunto un piccolo ma importante contributo alla politica pensata, ragionata, discussa, che si propone e chiede il confronto, peccato che chi doveva ascoltare non c’era, ma non è tutto perduto, perché l’Associazione Matteo Ripa, si è proposto di trasferire da qui a quindici giorni il dibattito all’Università di Salerno, per continuare ad emendare di proposte un’idea progettuale. In quell’occasione si spera che ci siano i destinatari delle proposte, per evitare sia solo un “esercizio delle giaculatorie“.

Convegno La Valle del Sele…. il Pubblico

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02 Apr 2011

Il caso Majorana diventa inchiesta. Grandi misteri: la Procura di Roma vuole fare luce sulla scomparsa.

Il fisico catanese sparì il 27 marzo 1938 Nuovi interrogatori tra sorpresa e omertà.

Le indagini sono affidate a una squadra di investigatori della sezione Omicidi diretta dal colonnello Bruno Bellini, lo stesso che ha sbrogliato la matassa dell’omicidio della contessa Alberica Filo della Torre. Sei marescialli, dai 30 ai 50 anni, stanno passando al setaccio la vita dello scienziato catanese. L’avvio non è stato senza sorprese. Dietro l’espressione stupita di chi vuole infiacchire un’indagine su una persona del 1906 ancora si registrano omertà. Majorana fece parte dei «ragazzi di via Panisperna», laboratorio di geni guidati da Enrico Fermi, rifiutò la cattedra alle università di Cambridge, Yale e della Carnegie Foundation. Accettò quella di Fisica teorica dell’Università di Napoli. Nel marzo 1938 il viaggio di riposo Napoli-Palermo su una nave della Tirrenia. Nel capoluogo siciliano alloggiò per mezza giornata all’albergo Sole e la sera fu di nuovo sul piroscafo dove fu visto sul ponte all’altezza di Capri. Ma a Napoli non arrivò mai.

Roma, 1 aprile – I carabinieri del nucleo investigativo di Roma ascolteranno il testimone che in un’intervista televisiva ha detto di aver visto Ettore Majorana, il fisico catanese nato a Catania (in Via Etnea, da Fabio Massimo Majorana e Dorina Corso) il 5 agosto del 1906 e scomparso misteriosamente il 27 marzo del 1938.

La Procura di Roma –come anticipato oggi dal quotidiano “Il Tempo”– ha aperto un’inchiesta sulla scomparsa del fisico catanese.

Gli accertamenti sono coordinati dal procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani.

L’illustre scienziato siciliano –com’è noto– sparì improvvisamente in occasione di un viaggio in piroscafo da Palermo a Napoli.

I Carabinieri stanno ora verificando la fondatezza delle dichiarazioni del testimone.

Della vicenda si è parlato in una puntata di “Chi l’ha visto?“, che aveva intervistato un italiano, emigrato in Venezuela a metà degli anni cinquanta. L’italo-venezuelano è convinto di aver frequentato (in Venezuela? In Argentina?) a lungo –dopo il 1945, dice–  Ettore Majorana, anche se questi non gli avrebbe mai rivelato la propria identità. E questo è il punto che si vuole chiarire.

Majorana sarebbe stato visto a Buenos Aires, secondo altri.

Della vita geniale scienziato e docente è stato scritto in vari libri, tra cui uno dei più importanti (e metodici) è il saggio di Bruno Russo, Ettore Majorana – un giorno di marzo, edito da Flaccovio.

Russo ricostruisce con documenti d’archivio gli ultimi anni della vita universitaria del prof. Majorana, tra Catania, Palermo, Lipsia e Napoli.

Resta da vedere come si inquadrano questi “indizi” attuali, con ciò che di certo si sa di Majorana, di cui si è detto tutto e il contrario di tutto (persino che sia un mendicante ancora vivo, da qualche parte)…

Quello che sappiamo per certo degli ultimi momenti in cui era sicuramente in vita è l’ultima lettera, che Majorana scrisse al collega (professore di fisica) Antonio Carrelli: «Caro Carrelli, Spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all’albergo Bologna, viaggiando forse con questo stesso foglio. Ho però intenzione di rinunziare all’insegnamento. Non mi prendere per una ragazza ibseniana perché il caso è differente. Sono a tua disposizione per ulteriori dettagli». Poco prima aveva scritto alla famiglia: «Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all’uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi». Frase agghiacciante, che non lascerebbe dubbi.

Di lui si ricordano –tra l’altro– importanti lavori, come l’equazione d’onda, nota come l’Equazione di Majorana (legata all’equazione di Dirac) –appunto– e il lavoro sulle particelle di momento intrinseco arbitrario, il lavoro sulla teoria simmetrica dell’elettrone e del positrone e le ricerche sui neutrini.

La sua opera è in gran parte da rileggere e riscoprire, anche alla luce delle ricerche sulla cosiddetta “particella di Dio”, sull’opera di Enrico Fermi e il dibattito sul nucleare, mai vivo come in questi giorni.

Salvo Micciché

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18 Mar 2010

De Luca ad Agropoli: niente più tagli alla sanità del Cilento

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“Risparmiate le vostre energie per fare altri voti… La mia forza siete voi”. Questo è l’esordio di Vincenzo De Luca all’interno di un palazzetto dello sport di Agropoli pieno nei posti a sedere e con il pubblico che ha saturato anche quelli in piedi.  Sono almeno duemila persone. Sono arrivate dai paesi dei dintorni, dal Cilento. De Luca ne sente l’affetto e comincia dal racconto di quella Festa dell’Unità giù al Porto dove preannunciò ad un sorpreso ed irritato Bassolino i disastri imminenti su sanità e rifiuti. “Il giorno dopo successe l’iradiddio. Articoli sui giornali. Mi convocarono una direzione nazionale apposita. Mi processarono. Io dissi questa è la verità. Fate quello che volete. Fui troppo  facile profeta”. Segue poi il consueto appello dei “vecchi compagni”, il suo rito per rivendicare l’orgoglio delle radici nella militanza nel vecchio Pci. Dietro di lui un drappello di candidati, dirigenti del Pd e sindaci, spicca Patella. Da Vallo fa capolino una Marilù De Luca che sfoggia un aggraziato look decisamente giovanile. Giovani, a proposito, non è che se ne vedano molti. Mariarosaria Capozzoli se ne sta sugli spalti. Caramante si accompagna a Pasquale Marino. Nel retropalco i tradizionali collaboratori: Figliulo, Landolfi e Bonaiuto. Sono loro che filtrano anche chi vuole andare a salutarlo sul palco. Lorenzo Fraiese, sindaco di Trentinara, fatica a farsi riconoscere da un improvvisato body guard e deve “presentarsi” per superare la barriera che lo separa da De Luca. E’ evidente che questa di Agropoli non è una manifestazione del Pd ma è “il popolo di De Luca” che si è mosso quasi da solo. La tradizionale organizzazione non c’è più. E Vincenzo non delude. Anzi. Comincia rivendicando l’orgoglio di una candidatura alla presidenza della Regione non mediata da alcun maggiorente. “Se dico che cambierò tutto è perché me lo posso permettere. Non devo niente a nessuno. L’assessorato alla sanità me lo tengo io…”. Questo degli ospedali è il tasto dolente di questa zona dove Agropoli, Roccadaspide, Vallo della Lucania e Sapri si giocano una partita a scacchi dove al posto di torri, regine ed alfieri ci sono i pronto soccorso ed i vari reparti. “Razionalizzazione sì, tagli no. Sulla salute di chi abita in zone già disagiate non ci sono compromessi da fare”, dice. “Niente più carriere decise a Nusco, avanti chi è bravo, chi lavora”, aggiunge. “De Mita vuole continuare a tenere le mani sul settore. Quello ha una salute di ferro, quando mai ha lavorato, è bianco e rosso”. Ridono tutti. Così sui passaggi su Cosentino: “io dico solo il nome. Vi rendete conto di chi è Cosentino?” e poi Roberto Conte del quale ricorda le articolate vicissitudini giudiziarie. “Il mio antagonista dice di aver subito il pacco. Non sapeva chi fosse. La firma l’ha messa sì, ma senza sapere. Questo è”. Poi è il solito Yes We Cienz, “con i pullman della Sita già pronti per portare a casa prima i consulenti attuali e poi i funzionari fannulloni”. Sburocratizzazione, tempi certi per le pratiche, fine delle spartizioni politiche e riconoscimento del merito. I mille cantieri da avviare subito. L’impressione è quella di un De Luca che combatte a mani nude “per cambiare tutto” in una regione che è complessa assai da almeno due secoli. De Luca è tosto, fa appello “agli uomini di ferro” evocati da Guido Dorso, e si sente ora come Carlo III, poi come uno dei giovani intellettuali – eroi del 1799 napoletano e non gli dispiace somigliare a Crocco, uno di quei briganti lucani che diedero filo da torcere ai piemontesi. “La Campania è viva”, grida De Luca. Ma non è che si senta troppo bene, concludiamo noi parodiando una celebre battuta di Woody Allen.

Oreste Mottola

orestemottola@gmail.com

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11 Gen 2010

Sindaco di Altavilla assunto alla Provincia come esperto di sicurezza stradale.

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ALTAVILLA SILENTINA – Il sindaco assunto alla Provincia come esperto di sicurezza stradale. Primo nella graduatoria del concorso

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24 Nov 2005

23 novembre 1980. Testimonianze. da www.salernonotizie.it

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Gregoriano di nascita,pur vivendoci solo i primi 2 anni di vita, ma tant’è le cose,come il DNA te le porti dentro, ogni volta che vengo a Salerno non tralascio mai di fare una capatina al “paese”. Ricordo nei giorni successivi al terremoto uno dei tanti proclami detti e gridati” S.Gregorio Magno la ricostruiamo dov’era e com’era”……. Vorrei dire tante cose in proposito,ma penso che non serva a niente perchè il paese oggi a distanza di 25 anni è un non finito,case costruite quà e là senza nessun ordine logico ma quel che è peggio,senza quel CALORE che mi invadeva appena entravo in paese, pur nella sua semplicità e povertà.Paradossalmente il luogo che mi fa rivivere quei momenti è la zona delle cantine dette in dialetto, scusate il mio dialetto”gruttcedd”.Rimaste miracolosamente in piedi e SALVATE dalla marea di cemento che ha sommerso il resto. Lasciarle e conservarle è un dovere per tutti i Gregoriani. Un ricordo sincero a tutte le vittime di quella tragica sera. Da non dimenticare, per sempre. Ferullo Luigi Genova p.s. Esiste un sito su S.Gregorio Magno? E’ circa un anno che non lo trovo. Ho mandato una MAIL al comune ma purtroppo silenzio assoluto. Grazie
luigi da genova 23/11/2005 22.53.43

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avevo 22 anni e ricordo che quella sera non avevo voglia di uscire, mi sentivo un pò giù di morale e stavo a casa con i miei quando il pavimento incominciò a ballare, è un ricordo vivissimo, ricordo che sentivo come se qualcuno picchiasse sotto al pavimento, mia madre invece vide solo un fuoco davanti agli occhi. per molto tempo ho dormito vestita e con la luce accesa. Adesso vivo in un palazzo antisismico.
23/11/2005 20.48.25

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mi ricordo che quella domenica andai al cinema astra insieme ai miei amici ci sedemmo ed iniziammo a vedere il film nn ricordo il titolo quando all;improvviso la gente inizio a correre verso l;unica uscita io pensavo ad un incendio ad una rapina mi resi conto fuori che vedevo cadere i cornicioni e la gente che cadeva una bruttissima sensazione
koby 23/11/2005 20.39.27

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(è una mia riflessione) a rispetto di tutte le vittime e i disagiati VERI,che ancora oggi non hanno un tetto.ma quante persone hanno speculato su quella catastrofe?quei 3000 morti gli dovranno tirare i piedi ogni notte.
alpe 23/11/2005 18.48.42

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Ancora oggi che sono adulto quando all’improvviso manca la corrente per un attimo penso subito a quella tremenda esperienza. Una preghiera per chi ha perduto la vita quel maledetto giorno.
c.g. 23/11/2005 18.34.06

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Se non ricordo male quella domenica si giocava Salernitana -Turris e Juventus-Inter, io ero in macchina, e per questo ho sentito poco, ma quello che ho in mente sono i primi minuti successivi, quando in strada non si capiva più nulla, non si camminava ne a piedi e nè in macchina, e ognuno cercava di sapere qualcosa dei suoi cari.Una preghiera , per chi purtroppo ora non cè più.
francesco 23/11/2005 18.23.54

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Abitavo in un palazzo dove il portone di entrata funzionava esclusivamente a corrente o con la chiave ed aveva delle inferriate d’acciaio.Durante la scossa ci precipitammo tutti giù, ma rimanemmo bloccati nell’androne d’ingresso del portone perchè la corrente era andata via e nessuno aveva la chiave.Se il palazzo fosse caduto saremmo morti tutti.
N.R.G 23/11/2005 16.57.47

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AVEVO APPENA 3 ANNI E ABITAVO A BARONISSI. RICORDO ABASTANZA NITIDAMENTE I MOMENTI IMMEDIATAMENTE PRECEDENTI ALLA SCOSSA, MOMENTI CHE NON POTRO’MAI DIMENTICARE. UN RICORDO ALLE VITTIME SALERNITANE DI QUELLA IMMANE CATASTROFE.
23/11/2005 16.38.14

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…avevo 9 anni…non potrò mai dimenticare quella scena, ero già nel mio lettino anche se erano circa le 19.00, anche i miei genitori erano a letto, stavamo nella stessa stanza.Mia madre aveva un forte mal di testa, mio padre cercava di sintonizzare la televisione ma i canali non si prendevano quando all’improvviso è andata via la luce e tutto si è messo a tremare mio padre ha urlato “il terremoto” io sono balzata sul letto dei miei con mio fratello, e sopra di noi papà per proteggerci…e mi ricordo di aver detto”papà non voglio morire…
Vittoria 23/11/2005 15.52.54

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Confermo che il cielo divento’ rosso e poi il boato e mancò la corrente, quindi tutto tremava nel buio. Ricordo che feci delle scale, abitavo al 3° piano in uno stabile a Mariconda, in non meno di 7 o al massimo 8 secondi. Finalmente ero giù con altri della mia palazzina e amici di altri palazzi. Adesso oggi prego il Signore Gesù per tutte le persone che quel giorno hanno perso la vita. Ciao Angeli
gianni 23/11/2005 14.02.53

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Scommetto che invece della scala avevi il tubo come i pompieri…..
X colaps 23/11/2005 13.11.12

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La forte sensazione fu prima del vento caldo che sembrava sprogionarsi dalla terra, il boato e poi la terra che sembrava sfuggire dai sotto ai piedi. Ma io ci sono e posso raccontarlo! Una preghiera per tutti coloro che videro crollarsi le case addosso e il pavimento inghiottirli!
antonella 23/11/2005 13.08.45

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nel nostro palazzo cominciammo a scappare vero l’alto pensando che fosse scoppiata la caldaia…….poi capimmo tutto ed il terrore fu ancora piu’ grande.ho continuato a dormire vestito per un anno ed al minimo rumore saltavo dal letto…..solo chi ha vissuto capisce,per gli altri sono solo racconti
colaps 23/11/2005 13.07.37

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Anche io ero piccola e l’unica cosa che ricordo è il cielo rosso fuoco e i palazzi che quasi si toccavano da una parte all’altra! Sono passati 25 anni ma per qualcuno è come se fosse passato un giorno, mi riferisco a quelle famiglie che ancora non hanno una vera casa! Spero che almeno oggi si pensi soprattutto al da farsi perchè è veramente grave………..
Io c’ero 23/11/2005 12.31.50

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Salve sono di Baronissi.Vorrei una conferma a distanza di tanti anni.Io ero piccolo,ma tra le tante cose che ricordo è che molte persone che erano all’aperto giurarono che nel momento della forte scossa videro il cielo quasi infuocato.C’è qualcuno che può confermare o smentire?Sembra na stronzata ma furono veramente tante le persone adulte che precisarono questo.
salernitano d.o.c. 23/11/2005 11.56.34

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UN grande ricordo va a tutte le persone, che in quella maledetta sera, hanno perso la vita. Un ricordo che non si cancellerà mai dalla mia mente, che DIO ci benedica.
astros 23/11/2005 11.36.49

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Una giornata bellissima di sole,il mare piatto, le foto con gli amici al moletto di pastena.La sera, con le ragazze, noi studenti in attesa di entrare al “Cinema Fatima” per vedere il film “Apocalips now”. All’improvviso la terra trema , tutti abbracciati i balconi che si toccano,sembra che le case vengano giù. Le grida delle persone, quel rumore sinistro di mattoni e noi che speriamo che tutto finisca presto. La cosa che non scorderò mai è l’abbraccio alla mia Francesca, stretta a me, e che pensavo sarebbe stata la mia compagna per la vita. La grande paura passata ci è rimasta sulla pelle, le cose della vita hanno ripreso a scorrere ed hanno preso una piega diversa, ma siamo cresciuti tutti in fretta.
carmine granata 60 23/11/2005 11.21.08

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il mio ricordo è lucido, è come se fosse stato ieri. Scrivo da Valva. Una esperienza drammatica che non potrò mai dimenticare
angelo 23/11/2005 10.39.33

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20 Set 2005

Aiutiamola a sbocciare, una fondazione per ricordare Rosa Gallo

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Una fondazione, un libro, ed una serata di gala a Verona. Sono le iniziative avviate per continuare il lungo e coraggioso cammino intrapreso da una ragazza di Altavilla Silentina, Rosa Gallo, morta prematuramente a 21 anni, dopo un trapianto multiorgano. La Fondazione ?Rosa GALLO? si propone di informare affinchè su una malattia rara la ?poliposi adenomatosi? ci sia l?informazione e la diagnosi precoce, il sostegno ai malati per tutta la vita, l?informazione ai medici, la ricerca scientifica e la terapia chirurgica. Di grande rilievo è il libro, edito dall?americana Springer, in 60 mila copie, dove contribuiranno tutti i maggiori specialisti mondiali della malattia. Il 20 e 21 aprile 2006, a Verona, ci sarà un congresso mondiale su Ipd e Paf con la presenza di 800 tra medici, infermieri e caposala ospedalieri. Durante il periodo natalizio è poi previsto un concerto al quale interverrà uno dei cori di Altavilla Silentina.

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23 Ago 2005

Amarcord per Alfredo Pacifico, il contadino gentiluomo

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Il trattorista gentile
ALFREDO PACIFICO
Durante il suo funerale scorrevano immagini, memorie e speranze di un mondo al tramonto, strangolato da sempre nuove,pastoie burocratiche e vincoli alla produzione. Ed è così che finisce la cultura della terra. E sulle sue macerie arriva quella dei ragionieri.
Con la scomparsa di “zio Alfredo” – lo chiamavamo reverenzialmente tutti così da Cerrocupo a Sgarroni – questo nostro mondo ancora un po? sospeso tra “L’ Albero degli Zoccoli ” e “Novecento”, perde un protagonista. Sì, aveva proprio una faccia da cinema, zio Alfredo. Che ogni anno era sempre più bruciata dal sole e scavata dalle rughe a trincea, effetto della fatica e delle troppe notti dell’ estate passate a dormire su di un giaciglio di paglia e sotto una frondosa quercia. Compagnie abituali: mosche e cicale di giorno, di notte le zanzare e qualche chiassosa ranocchia.
Passano ancora altri fotogrammi in bianco e nero: Alfredo Pacifico se ne sta li al centro dell’ “aria” (aia) indossando un pantalone di fustagno, scarpe robuste ed una camicia arrotolata a mezze maniche ed una sigaretta accesa (di micidiale trinciato forte) eternamente” in bocca. Sornione e calmo dirige le operazioni di “piazzamento” di trebbia ed imballatrice. Ai suoi ordini si muovono “il fattore”Ciccio Suozzo, Antonio Polito, Antonio Grandazzo e Salvatore Cennamo. C’è anche Orlando, suo figlio.
A colpi di pala e piccone scavano piccole trincee dove s’incassano le ruote della voluminosa trebbiatrice di ferro e legno e di una imballatrice a fil di ferro che abbisogna di un “legatore umano”, un uomo che annodi il filo di ferro. Il ferrofilato. Poi a distanza si mette un trattore che con una puleggia alimentata da un cinghione, suggestivo ma pericolosissimo, fornisce la forza motrice necessaria per inghiottire le “gregne” di frumento e trasformarle in grano, paglia e pula. Dove pula sta per polvere, sì c’era tantissima polvere che ti entrava dappertutto negli occhi, nella bocca, nelle orecchie e nel naso.
Ed è forse per questo che il film della mia memooria non è molto nitido. Il sudore si mischia con la polvere, la paglia d’orzo irrita la pelle e le donne e i bambini che buttano troppe “gregne” nella “catosa”: la trebbia si blocca e zio Alfredo che rimedia al guasto. Si paga a tempo ed il proprietario del “casazzo” ha fretta…
E nelle sue “campagnate” (come si chiamavano quelle estati duro lavoro) di polvere, Alfredo Paciijco ne ha davvero mangiata tanta. Fu tra i primi a capire che l’agricoltura nuova anche ad Altavilla abbisognava della figurà del “contoterzista”, cioè di colui che metteva a disposizione degli altri contadini le macchine per un’aratura profonda, per lo scasso e lo spietramento dei terreni. Finivano cosl i “gualani” e diventava il “trattorista” la nuova figura professionale emergente nelle nostre campagne.
Comprò nel 1955 un potentissimo trattore “Landini super” e con Carmelo Cennamo andava ad arare fin nelle campagne della provincia di Potenza. Per 15 giorni non tornavano nemmeno a casa. A fine stagione era talmente andato lontano cheper il ritorno doveva imbarcare il trattore sul treno fino a Persano! .
Successivamente’ affiancò a questo l’attività di trebbiatura meccanica che sostituì lo stanco ciondolare di uomini, donne, asini e buoi per mesi solo per estrarre pochi quintali di grano. FIniva anche cosl il Medioevo nella nostra agricoltura. Con “Piccirillo” e Cennamo a Cerrelli, Giovanni Romagnuolo a Cerrocupo ci fu una “battaglia del grano” che continuò ben oltre quella che ci fece combattere il Duce fatta di corsa a chi trebbiava per primo e sfuggiva al rischio di una improvvisa e distruttiva pioggia che avrebbe poi fatto ammuffire grano e paglia. Una vera calamità. Sfruttando questa paura dei contadini, per la verità anche i proprietari delle trebbiatrici cercavano di farsi un pò di concorrenza, ma tutto questo non lo coinvolgeva: zio Alfredo restava sempre quel che era. Uomo di pace, fedele alla parola data, di buona compagnia e saggio.
Un contadino gentiluomo.

Oreste Mottola
oreste@unicosettimanale.it

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08 Ago 2005

PIERO DI MATTEO SUL MERCATO DOMENICALE AD ALTAVILLA

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Da due settimane il mercato domenicale di Altavilla Silentina, che, da alcuni decenni, si teneva tra piazza Umberto I e via Roma, si è spostato nel parcheggio, che è a valle della stessa via Roma. La scelta, da alcuni temuta, va sostanzialmente approvata. E? stato così eliminato l?inconveniente della chiusura dell?importante arteria cittadina, che pure provocava tra i residenti continue e motivate lamentele. La nuova sistemazione conferisce maggiore ordine alle attività mercantili domenicali, cui gli altavillesi sono molto affezionati, e che stanno riscuotendo il gradimento anche delle persone dei paesi vicini, che ne sono abituali avventori. Risulta confermata la nostra convinzione che è un errore il ?cambio della destinazione d?uso? della ?piastra parcheggio?, deliberato dalla nostra amministrazione comunale, che riduce gli spazi adibiti da adibire a mercato e a parcheggio. Al contrario, avrebbe dovuto rientrare tra le priorità ultimare l?opera, realizzando l?altro piano all?altezza di via Roma, e collegandola adeguatamente con la stessa via Roma, come progettato. Così non è stato, e di sera è ancora pericoloso avventurarsi sul parcheggio, che versa in uno stato di semi-oscurità, malgrado il parziale intervento di ?messa in sicurezza?, e di piegatura dei ?ferri?. Il mercato ad Altavilla è uno dei pochi settori non in crisi, e il tema non è da sottovalutare, considerata la sua funzione ?sociale?. Il mercato è il luogo dove si scambiano, oltre ai prodotti, la cultura, le notizie, le informazioni. Il luogo nel quale nasce la ?società?. Il primitivo mercato fu, in Grecia, l? ?agorà?. Oggi, nell?epoca del ?mercato globalizzato?, il mercato per eccellenza non è un luogo fisico, ma il ?web? (la rete), nella quale proliferano le ?community?, dove si incontrano persone, che hanno comunanza di interessi. I Romani chiamarono il mercato ?macellum?, prima che il significato della parola si restringesse ad indicare il luogo della vendita delle carni, e poi quello dove si uccidevano gli animali. Uno degli ambienti del mercato aveva una destinazione sacra, ed era costituito da una piccola cappella (sacellum), con dentro un altare (ara), che conteneva il ?genius macelli? (divinità che proteggeva gli affari). Il mercato era costituito da un?area porticata (?tabernae?), e da un edificio circolare o poligonale: il monumento del mercato (?tholus macelli?). L?esempio classico è quello di Pompei, all?angolo nord-est del ?foro?. Con lo sviluppo della vita pubblica nelle piazze scomparvero le ?botteghe?, sostituite da edifici pubblici. Intorno ai mercati nacquero i ?centri storici? delle nostre città. Non è un caso che fino agli inizi degli anni 60 del 1900, il centro storico, ad Altavilla, era un pullulare di botteghe di commercianti ed artigiani, che costituivano il nerbo del paese. In quel periodo, il mercato più importante, che era quello del bestiame, si teneva alla via San Nicola, vicino alla casa Poppiti. Qui gli allevatori portavano gli animali – principalmente, maiali, pecore e capre – per la vendita. Riandando indietro nei ricordi, è ancora quasi possibile sentire il miscuglio di odori, penetranti, che esalavano dagli animali. Assistere alle pazienti ed estenuanti trattative tra venditori ed acquirenti, mentre Nicola Arietta fa da mediatore, percependo, alla fine, la meritata provvigione sulla percentuale del prezzo.
Piero Di Matteo

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22 Lug 2005

I particolari sulla tragedia degli Strafella a Ponte Barizzo

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Tragedia a Ponte Barizzo, l’intero paese piange i due agricoltori

Tanks a Ivano Montano, di Lira Tv

?Terra maledetta? ? grida una donna disperata ?restituiscimi Cosimo e Antonio?. Piangono tutti, anche chi non conosceva i due agricoltori, un padre ed un figliolo accomunati dallo stesso, tragico destino. Qualcuno prova a calmare la donna, moglie di Cosimo Strafella, 55 anni e madre del 25enne Antonio, ragazzo coraggioso che è morto nel tentativo di salvare il genitore.
Qualcuno prova a tranquillizzarla, dicendole che Cosimo e Antonio potrebbero essere ancora vivi. Ma lei ha capito tutto, vuole gettarsi nel fiume per raggiungere la sua famiglia. Le somministrano dei tranquillanti. Scene strazianti, difficili finanche da raccontare. Così come risulta difficile raccontare di una tragedia assurda, come quella consumatasi nel pomeriggio di ieri a Ponte Barizzo. Padre e figlio annegati nelle acque del Fiume Sele.

A perdere la vita Cosimo Strafella, 55 anni, molti dei quali spesi nel coltivare la sua terra per portare avanti la famiglia ed il figlio Antonio di 25 anni. L?uomo era a bordo di un trattore trainante una pompa da irrigazione e stava innaffiando il terreno di sua proprietà pescando l?acqua direttamente dal fiume.

Una manovra troppo azzardata però ha fatto ribaltare il pesante mezzo che è finito nel letto del fiume. Con ogni probabilità il figlio, accortosi di quanto stava accadendo, ha tentato di soccorrere il padre ma nel tentativo è anch?egli annegato. In quel particolare tratto, le acque raggiungono una profondità di cinque metri.

Le operazioni di recupero dei due corpi, affidate ad un elicottero dei Carabinieri del 7° Elinucleo di Pontecagnano e dai sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Salerno, sono risultate molto difficoltose. Nel tardo pomeriggio i sommozzatori dei vigili del fuoco hanno recuperato la salma del 55enne. Il corpo dell’uomo era intrappolato sotto il pesante mezzo.
Ivano Montano
21/07/2005

Tenta di soccorrere il padre, annega con lui


Tanks a PAOLA DESIDERIO, “Il Mattino”

Cosimo Strafella, 55 anni, era nel suo campo di mais, sulla riva sinistra del Sele, un pezzo di terra coltivato e curato per produrre il mangime per l’allevamento di bufale dell’azienda. Suo figlio Antonio, 24 anni, lo ha raggiunto appena tornato dal lavoro in fabbrica. Con loro c’era anche anche l’altro figlio, Angelo, di 20 anni. Il sole alto, il caldo, la giornata di lavoro era dura, ma padre e figli, assieme, andavano avanti aiutandosi. Poi Cosimo è salito sul trattore. Doveva portarlo fino alla riva del fiume per prendere l’acqua. Antonio e Angelo lo guardavano mentre faceva un’operazione vista tante volte: avvicinare il trattore e calare la pompa per prendere l’acqua per l’irrigazione. Ma ieri la routine ha ceduto il posto al tragico imprevisto, una giornata normale si è trasformata in pochi secondi nella più brutta per la famiglia Strafella. Il trattore con a bordo Cosimo non si è fermato, ha continuato a scendere fino a toccare l’acqua per poi ribaltarsi. Il perchè non è chiaro. Antonio, istintivamente si è gettato in acqua per soccorrere il padre. Hanno assistito attoniti all’intera scena alcuni pescatori che si trovavano sulla riva accanto e su una barca. Quest’ultimo si è avvicinato, ha allungato un remo. Cosimo e Antonio sono riemersi per qualche istante per poi scomparire di nuovo nelle acque del Sele. Angelo è corso alla più vicina abitazione per chiedere aiuto, i pescatori si sono attivati con i cellulari. In pochi minuti sul posto sono arrivate le ambulanze dell’Humanitas da Ponte Barizzo con i caposquadra Arcangelo Grimaldi e Giacomo Caputo, i vigili del fuoco, i vigili urbani, i carabinieri con il comandante della stazione di Capaccio Scalo Carmine Perozziello. Impossibile muovere il mezzo, finito sul fondale profondo cinque metri. In supporto è arrivato l’elicottero del 7° nucleo dei carabinieri da Pontecagnano, le imbarcazioni della Capitaneria di Porto di Agropoli. Ma soltanto i sommozzatori dei vigili del fuoco di Salerno hanno potuto inabissarsi per sapere cosa fosse accaduto a Cosimo e Antonio. Fin dall’inizio è stato chiaro che erano pochissime le possibilità che si fossero salvati. Sotto choc la signora Rosa Serio Strafella. Solo intorno alle 20 è stato riportato a galla il corpo senza vita di Cosimo Strafella, successivamente trasferito all’obitorio del cimitero di Capaccio dove questa mattina verrà esaminato dal medico legale. Col calare della sera le ricerche di Antonio sono state sospese e riprenderanno questa mattina. Una rete è stata piazzata affinché la corrente non lo trascini verso il mare, la foce del fiume si trova infatti a pochi chilometri dal luogo dell’incidente. Poche, infatti, sono le speranze di ritrovarlo in vita.

La Forestale, il sogno di Antonio
Capaccio. Voleva entrare a far parte del Corpo Forestale. Era questo il sogno di Antonio Strafella che per la seconda volta di recente aveva presentato la domanda per partecipare al concorso. Per sapere come fare, quali documenti preparare, si era rivolto al comandante della Guardia Forestale di Foce Sele, Marta Santoro. «Un ragazzo tranquillo, posato, gioviale, legatissimo alla famiglia» lo ricorda la cugina, Sofia Strafella. Continuava ad aiutare il padre Cosimo, titolare di un azienda agricola con allevamento bufalino, ma da una settimana lavorava anche in un’azienda di Battipaglia. Dopo aver conseguito il diploma superiore all’istituto tecnico, si era subito messo al lavoro. Il tempo libero lo trascorreva con gli amici, al bar della contrada. Era andato a lavoro anche ieri, Antonio, si era alzato alle quattro del mattino, per il primo turno. Tornato a casa, anziché andare a riposare, aveva raggiunto il padre in via Barizzo-Foce Sele, dove si trovano i campi di mais della famiglia. Un’attività, quella dell’allevamento, che il papà Cosimo svolgeva da sempre. Lui era stato tra i soci della cooperativa La Perla, dal cui scioglimento è derivata la nascita di diversi caseifici. Cosimo, invece, dopo lo scioglimento della cooperativa aveva continuato a produrre il latte per venderlo ai caseifici della zona. Una famiglia conosciuta nella frazione, dove parecchi sono gli Strafella. La moglie di Cosimo, Rosa Serio, è insegnante presso la locale scuola elementare. Gli ultimi due figli sono Valentina e Giovanni. Subito dopo l’incidente sono state decine le persone che si sono precipitate sul fiume, in parte per aver udito il tonfo, in parte chiamate dagli altri. Hanno sperato e pregato che si verificasse un miracolo, che padre e figlio, fossero riemersi in un altro punto del fiume. Anche alcune suore del vicino istituto per l’infanzia, si sono aggiunte agli abitanti della popolosa frazione di Capaccio, rimanendo a lungo in disparte a seguire con discrezione le operazioni di recupero. Poi, quando intorno alle 20 è stato recuperato il corpo di Cosimo Strafella, anche l’ultimo barlume di speranza si è affievolito. pa.de.

Due commenti da www.salernonotizie.it
ANTONIO RIPOSA IN PACE ACCANTO AL TUO PAPA’ IL SIGNORE VI HA VOLUTO IN PARADISO!
…………………… 22/07/2005 – 14.59

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Sto malissimo ho appena saputo e sono a pezzi.. Antonio perchè?Le tue parole e i sorrisi non mi lasceranno mai.. L’ anno scorso mi eri accanto nel periodo piu triste della mia vita.. e se sono sopravvissuta a luglio scorso (proprio il 24 luglio!) è stato grazie a te!solo un grazie col cuore a pezzi. Non leggerai mai queste parole ma mi illudo che tu possa sentirle.. Arrivederci,Antonio.. … 22/07/2005 – 13.24

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