Archive for the Categoria 'Piaggine – Cervati'

23 Gen 2012

“La bersagliera” e le lezioni di cucina cilentana

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Claudia Core, dir.

La Bersagliera
Ristorante dal 1919
Locale storico d’Italia
via Borgo Marinari 10/11
Banchina Santa Lucia
80132 Napoli
tel.  +39 081-7646016
cell. +39 335-5737767
facebook: Ristorante La Bersagliera

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17 Gen 2012

Il Sentiero degli Antichi Fontanili del Parco del Cilento e Vallo di Diano, Rofrano il 22 gennaio 2012



Ecco il nuovo ed entusiasmante programma per 2012, quello realizzato dall’Associazione Trekking Cilento di Agropoli, dal titolo “Dopo le Rocce del 2011 …Andiam per l’Acqua…nel 2012”.

Si inizia domenica 22 gennaio con il sentiero dell’acqua degli “Antichi Fontanili” a Rofrano, proprio nel cuore verde del Parco del Cilento e Vallo di Diano.

Un programma d’inizio anno pieno di escursioni, dove si rinnova la collaborazione con il portale di prenotazione online www.hcbooking.it; chi vorrà soggiornare nel Cilento potrà prenotare direttamente sul sito ed inserendo il Codice 40429 avrà diritto ad un sconto del 5% su qualunque tipo di soggiorno.

Ecco il programma dell’escursione:

ore 9:00 partenza in autobus da Agropoli presso il Palazzetto dello Sport “A. De Concilis”.Percorso in autobus e soste presso gli Antichi Fontanili lungo la S.S 18
ore 12:00 Rofrano – visita alla Cappella medievale di S. Filippo a cura del GET di Rofrano
ore 13:00 colazione a sacco o facoltativo in agriturismo (bisogna prenotarsi)
ore 14:30 breve escursione lungo il fiume Faraone per ammirare la forra scavata dell’acqua – lungo il sentiero testimonianze di antichi lavori
ore 16:00 partenza per Agropoli

Informazioni utili:

Escursione con grado di difficoltà turistica, dove si consiglia per equipaggiamento: impermeabile,scarpe da trekking,abbigliamento di ricambio, bastoni da trekking, boraccia d’acqua.
Il programma è suscettibile di variazioni. In caso di condizioni meteorologiche negative l’escursione sarà rimandata a data da stabilire.

Quota di partecipazione euro 10,00; possono partecipare solo gli iscritti in regola con il versamento della quota d’iscrizione e il tesseramento convalidato.

Per altre informazioni:
Pietro Faniglione – Istruttore F.I.E. cell. 338.3576805
Rosanna Laureana cell. 320.6189785
Santina Cavalli cell. 389.7250217
Massimo Giannella cell. 338.4103514

Il Sentiero degli Antichi Fontanili del Parco del Cilento e Vallo di Diano Dal 22-01-2012 al 22-01-2012. A Rofrano.

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16 Gen 2012

Quel viaggio da Roma a San Giovanni nel Cilento

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La mitica Anglia

 ”Domani si parte” con queste parole mio padre ci annunciava il lungo trasferimento in macchina da Roma a San Giovanni a Piro. Io sapevo cosa mi aspettava. Ore e ore di viaggio seduto sul sedile posteriore della nostra Anglia (la macchina per intenderci di Harry Potter). E fin quando la strada era dritta, cioè fino a Pestum, si trattava di un viaggio accettabile, ma giunti alle falde del Cilento la musica di colpo cambiava. Curve e contro curve, salite e discese, sballottamenti a destra e sinistra, litigi con mio fratello, con il quale continuamente finivo per urtarmi, sedati a strilli da mia madre. Un delirio, aggravato dalla guida di mio padre che da prudente in mezzo a quelle montagne si faceva sportiva (d’altra parte era proprio su quel tipo di strade che aveva imparato a guidare). L’unica fortuna che non soffrivo il mal di macchina che invece inesorabilmente colpiva i miei sventurati amici, malcapitati che invitavo talvolta a seguirci in vacanza. E se all’andata le cose andavano così, il ritorno a Roma era anche peggio, aggravato com’era dal sovraccarico di masserizie varie e dalle partenze per lo più nel tardo pomeriggio con conseguente trasferimento notturno. Viaggiare nel cuore del Cilento allora più che un avventura dello spirito era una prova di resistenza. Le tortuose strade giravano intorno alle montagne, si inerpicavano a raggiungere paesi il cui solo nome ancora oggi mi riporta alla memoria quelle peripezie. “Siamo a Rutino”, diceva contento mio padre, perchè raggiungere quell’ambita meta significava che il peggio stava per passare. Il ricordo di quei trasferimenti non è però legato solo al lungo viaggio quanto soprattutto ai primi momenti dopo l’arrivo, forse perchè il salto dalla città al paese si avvertiva di più. E quella particolare sensazione era più acuta se si arrivava d’inverno. Tanta umidità e freddo che anche dentro casa ti usciva il fumo dalla bocca. Poi a letto con il bracere acceso nel camerone vicino. Verso il fare del giorno sentire dalla mia stanza affacciata sul vicolo il rumore degli asini condotti dai contadini in campagna, lo sbattere dei loro zoccoli sulle dure pietre della strada nel silenzio più assoluto delle prime ore del mattino. Il risveglio infine e la colazione a pane e pomodoro. Ma quello che era in assoluto più strabiliante, la mattina dopo l’arrivo, era il rito “dell’uocchio” (del malocchio) fatto dalla vecchia balia di mio padre. Era scontato, in città mi avevano preso di mira, diceva, perchè lì non c’era della gente buona e un ragazzino come me per forza destava invidia. E io a sentire a bocca aperta. Poi il rito per scacciare il maleficio. Seduto e lei in piedi intorno a me. Piccola, vecchissima e tutta vestita di nero, iniziava il rito con sbadigli esagerati, addirittura lacrimando. Questi erano i segnali sicuri della presenza dell’invidia portata dalla città. Poi l’incessante e vorticoso aleggiare di un coltello brandito a tagliare il malocchio, recitando frasi incomprensibili, e infine l’accertata liberazione dal male testimoniata dal lancio in mezzo alla stanza dello stesso coltello. A quel punto, purificato, potevo iniziare la parte pubblica della giornata. Mi affacciavo al balcone a guardare chi passava colpito dagli impenetrabili sguardi delle donne vestite di nero e con le giare in testa che seguivano da presso gli uomini con l’immancabile accetta sulla spalla. Poi veniva il momento di incontrare strani personaggi che saputo dell’arrivo di mio padre si presentavano a casa. Il colono, il venditore ambulante, il suonatore di organetto eternamente ubriaco, il cercatore di favori, per lo più impossibili, il politicante di paese. E per finire, dopo il tramonto l’arrivo dei munacieddi (spiritelli dalle sembianze di folletti), colpevoli, a dire della stessa balia, di ogni strano rumore notturno in soffitta. Un mondo quello di allora pieno di interesse e di mistero, capace di suscitare in me forti suggestioni. Perciò quei ricordi mi accompagnano sempre e con essi ancora alimento la mia fantasia, tanto che quando mi capita di leggere libri sul mondo contadino del Sud mi sembrano tutti racconti scontati e poco interessanti rispetto alla mia esperienza.

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09 Gen 2012

Sotto l’albero di Natale e nella calza della Befana niente stipendi per gli operai delle Comunità Montane della Campania.

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Nemmeno il Santo Natale è riuscito ad intenerire i politici regionali, niente stipendi ne sotto l’albero e tantomeno nella calza della Befana per i circa 4300 operai idraulico forestali delle Comunità Montane della Campania.

Anche il 2012 è incominciato come era finito il 2011, forse ancora peggio. Il nuovo bilancio della Regione Campania è ancora latitante rispetto alle problematiche degli operai idraulici forestali delle Comunità Montane. Delusione solo delusione.  Ci si aspettava un provvedimento concreto per tutto il settore forestale che purtroppo non è arrivato, si continuano a mantenere quasi 4300 famiglie  in una sorte di purgatorio come ad espiare colpe che senza alcun dubbio non sono da attribuire  a noi operai. Lavoratori che continuiamo a vivere nell’incertezza e nella mancanza di prospettive rassicuranti per il futuro, questo è il quadro attuale che raffigura noi operai idraulici forestali. Alla Regione Campania non si dice nulla rispetto alla mancanza di finanziamenti per gli arretrati 2011 e poco si dice rispetto ai finanziamenti per il 2012. Ancora una volta la stessa Regione Campania mette sul tavolo soldi che non è in grado di spendere, soldi che non possiede o meglio ancora soldi che non sono suoi. Per il 2011 sono stati i fondi dei PSR comunitari legati ai programmi di sviluppo rurale, con problemi di ogni genere, ora per il 2012 si mettono in gioco altri fondi di cui non si dispone la titolarità, i fondi FAS che vengono assegnati dal Governo Italiano a sostegno delle aree sottoutilizzate. Chiaramente per poterli utilizzare c’è bisogno del bene placido dello stesso Governo Italiano che dovrebbe consentire l’utilizzo di questi fondi. Alla proposta di utilizzare i fondi FAS, immediate arriva la dichiarazione del Presidente Caldoro il quale dice chiaramente che i fondi FAS non possono essere utilizzati per  i forestali. Ogni volta lo stesso balletto, c’è chi propone e chi disfa tutto. In Regione Campania se le proposte vengono fatte dai tecnici funzionari, si dice che la scelta è tecnica, non c’è convergenza politica e così non va bene. Se le proposte vengono fatte dai politici, si dice che la scelta è politica e tecnicamente non va egualmente bene. Poi ogni anno si costituisce un nuovo organo preposto a trovare la soluzione giusta, che puntualmente non arriva. Tavolo tecnico, Cabina di regia, Task-force, per il 2012 si chiama Comitato interassessoriale, ma infine sono sempre gli stessi  soggetti e le soluzioni tardano sempre di più ad arrivare, dimenticando che l’unico tavolo che conta è quello che sta nelle case degli  operai idraulico forestale sul quale non c’è più nulla da mettere. C’è da impazzire e chi ci capisce è bravo.  La verità è una soltanto, non si vogliono trovare i fondi per la forestazione e non si ha il coraggio politico per  una soluzione definitiva al problema.  L’unica cosa certa è, che i pagamenti sono sempre più un miraggio. Alla Comunità Montana Calore Salernitano siamo  più fortunati a vantare solo sei mesi di stipendio, colleghi di altre Comunità Montane  arrivano a dieci e forse più.

 

Il sindacato o meglio la triplice sindacale cgil-cisl-uil dove sono?

 

Sono gli unici a vedere nella manovra economica della regione Campania, per la parte che riguarda le Comunità Montane e la forestazione, qualcosa di positivo. In sostanza fanno finta di esserci, ogni tanto qualche iniziativa estemporanea che ha tutta l’aria di una cosa obbligata, per apparire agli occhi dei poveri iscritti e dire  come sempre “state calmi e tranquilli che tutto è a posto”. Io non so cosa è a posto e per quanto tempo ancora bisogna stare tranquilli. Se i politici non vogliono risolvere il problema sarebbe  compito del sindacato ricordare al politico e all’opinione pubblica che il problema c’è e che si deve risolvere. Altrimenti si dovrebbero mettere in campo azioni forti tali da scuotere la classe politica e svergognarla agli occhi della pubblica opinione. Sì, nel 2011, sono state fatte timidamente delle iniziative, uno sciopero proclamato e poi revocato il 18 febbraio, poi una lunga sosta di circa sette mesi fino a quando sono iniziate le proteste dei comitati spontanei (la protesta dei tetti), di seguito uno sciopero trasformato in manifestazione il 17 ottobre e un tiepido sciopero il 28 novembre, tutte le volte senza colpo ferire. Abbiamo sempre assistito ad una farsa di cui il copione era già scritto da tempo e di comune accordo tra politici e sindacalisti. La parola d’ordine del sindacato è “state buoni se potete”. C’è qualcosa che non va e anche i meno sprovveduti se ne sono accorti. Il sistema non funziona come dovrebbe. Oltre al problema della forestazione noi poveri operai ci troviamo a fronteggiare un altro avversario che si chiama sindacato, che spesso, anzi quasi sempre si sveste dei suoi panni scomodi fatti di giuste rivendicazioni e lotte sindacali, per vestire i panni comodi di chi aspira a fare carriera politica o pensa di curare il suo piccolo orticello a discapito di chi soffre perché vede messo in discussione  il posto di lavoro oltre a non percepire il salario da molti mesi . Succede anche che molti amministratori consentono al sindacato, o meglio ai sindacalisti, di usufruire di ogni sorta di agevolazione, fatto di permessi retribuiti, assenze tollerate, ecc… per poi assoggettarli ad azioni soft ed evitare ogni sorta di controllo e verifica per quello che avviene nell’Ente. Io do una cosa a te tu dai una cosa a me, do ut des,  detto alla paesana maniera tiecht e damm, proprio come buoni amici.

 

Ma attenti, state attenti, perché dietro l’angolo sono in arrivo proposte e soluzioni che sicuramente non giocano a favore di noi operai delle Comunità Montane. Quello che si dice in giro e spesso si mormora nelle varie riunioni ristrette o peggio al chiuso, fanno rabbrividire anche i più tenaci e risoluti. Oltretutto noi miseri operai, soffriamo il dramma  che in questa triste vicenda  troviamo soggetti che il problema non lo conoscono, oppure fanno finta di non conoscere, o nemmeno sono titolati a discuterlo.

 

La cosa strana è che il problema forestazione invece di essere affrontato come una normale prassi, per passaggi di finanziamenti tra la Regione Campania e gli Enti delegati che sono le Comunità Montane, viene affrontato come una straordinaria crisi di lavoro.

 

Per discutere e affrontare un problema devono essere chiare le parti che devono partecipare al confronto.

Perché alla Regione Campania non viene nominato l’assessore all’agricoltura?

Perché spesso troviamo l’Uncem a partecipare alle riunioni come se fosse la controparte rispetto al problema?

Perché sono solo cgil, cisl e uil come parte sindacale a sedere ai tavoli delle trattative e discutere le vertenze, mentre gli altri sindacati autonomi e i comitati di base non vengono invitati?

Perché si vuole differenziare il problema degli operai idraulico forestali rispetto al problema degli impiegati e dirigenti ( pagando gli stipendi agli uni e non pagandoli agli altri) e poi far finta che i due sono legati entrambi alla sopravvivenza delle stesse Comunità Montane?

Perché non si vuole prendere coscienza che alla Regione Campania esistono gli l’operai idraulico forestali stabilizzati?

Perché il sindacato ha messo in campo solo iniziative pilotate e non si è  fatto promotore di azioni forti e se necessario anche di rottura contro la Regione Campania?

Perché ne l’Uncem ne le singole Comunità Montane, in questi mesi di crisi, non si sono fatti promotori di iniziative concrete per smuovere queste acque torbide?

Chi deve dare le risposte a queste domande le conosce molto bene, ma per opportunismo non le dice e se c’è qualcuno che si azzarda a darle viene  tacciato come provocatore e sovversivo.

 

Non lasciamoci distrarre da discorsi astratti quali, il napolicentrismo, aree interne depresse, rappresentanza del  territorio, eliminazione delle Comunità Montane, passaggi di competenze ad altri Enti, revisione della L.R. 11/96. Tutte problematiche  che sembrano e sono anche appropriate ma che in sostanza non apportano nessun contributo immediato alla risoluzione della questione.

 

L’unico discorso valido è quello legato al territorio e al suo degrado ambientale fatto di dissesti idrogeologici e salvaguardia delle aree montane. Bisogna riconoscere che il lavoro degli operai idraulici forestali delle Comunità Montane è indispensabile per la tutela della montagna.  Concretamente, bisognava e bisogna, appostare le risorse necessarie nel  bilancio regionale e trasferire i finanziamenti dalla stessa Regione Campania alle Comunità Montane per consentire di attuare tutti i piani necessari per la conservazione e il risanamento di tutto il territorio montano. Il resto è aria fritta.

 

Fino a quando tutte queste domande non riceveranno risposte serie la questione rimarrà tale e  non troverà soluzione degna di un paese civile e moderno che ha sì dei problemi, ma che si impegna e sa affrontarli  trovando risposte dignitose e risoluzioni definitive  per tutti.

 

Non ci resta che attendere altri momenti di protesta che a breve sicuramente si metteranno in campo, al fine di riacquistare la dignità e  salvaguardare i diritti di lavoratore che tutti gli operai idraulico forestali meritano.

 

Roccadaspide, 09 gennaio 2012.                                                                                      Edi Cembalo (cobas)

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30 Giu 2011

DA SANT’ARSENIO SOSTEGNO AL FOTOVOLTAICO E INCENTIVI PER GLI IMPRENDITORI DELL’AREA PIP I progetti in due delibere approvate dal Consiglio comunale

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Il Comune di Sant’Arsenio fa partire il suo programma di rispetto ambientale ed efficienza energetica con l’approvazione di un progetto per favorire l’utilizzo di energia solare: saranno infatti concessi degli incentivi a famiglie e aziende che realizzeranno impianti fotovoltaici sulle abitazioni o sugli stabilimenti produttivi.

In base a una delibera che il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità, sono previste

riduzioni degli oneri di concessione del 5% per ogni Kw di potenza prodotta in riferimento a permessi rilasciati entro il 30 maggio 2012; dopo tale data la riduzione è del 5% per ogni Kw di potenza prodotta in più rispetto al minimo previsto dalla legge.

Per quanto riguarda l’aspetto economico degli incentivi, la Bcc Monte Pruno di Roscigno e Laurino si è detta disponibile alla stipula di convenzione per concedere un tasso agevolato in favore dei cittadini che faranno richiesta di prestito.

“L’amministrazione comunale – ha detto il sindaco di Sant’Arsenio, Nicola Pica – è fortemente intenzionata a realizzare un forte programma di risparmio energetico, non solo per una questione di puro rispetto dell’ambiente che consegneremo ai nostri figli e ai nostri nipoti, ma anche per far fronte con investimenti concreti alla crisi economica in cui versa il nostro Paese, e nonostante i tagli imposti dal governo agli enti locali”.

L’amministrazione comunale ha poi previsto l’ampliamento dell’area industriale di Sant’Arsenio e una riduzione degli oneri posti a carico dei concessionari dei lotti per “rendere attrattiva l’area e favorire l’insediamento di nuove attività  - ha aggiunto Pica – in modo da creare un valore aggiunto per gli imprenditori, vista soprattutto la particolare congiuntura economica che tende a scoraggiare gli investitori privati”.

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