24 Nov 2015

AMARA FONDOVALLE. Tutte le firme che ci sono sotto al disastro

Pubblicato alle 09:04 under Argomenti vari

CHI PAGHERA’ PER L’AMARA FONDOVALLEhttps://mail.google.com/mail/u/0/images/cleardot.gif

“Caso mai la Fondovalle Calore dovesse inaugurarsi, fatelo di notte e in silenzio, stendete un solo striscione: “scusate il ritardo”. A chiederlo fu Franco Latempa, già presidente della comunità più drammaticamente interessata, quella del Calore Salernitano. Già, ma chi rema contro l’opera che è perennemente annunciata per togliere dal buio di una sorta di Medio Evo le comunità incastonate in quella sorta di enclave tra l’Alto Cilento e il Vallo di Diano? I soliti ambientalisti, ovvero i talebani del vincolo, dicono dalle parti dei fratelcamerati che dovrebbero amministrare la provincia di Salerno . E già, e perché non i perché dimenticare i vitivinicoltori o i produttori di fagioli o ancora i temibilissimi pipistrelli da sempre residenti nelle Grotte di Castelcivita? I lavori della Fondovalle Calore si fermano e e vanno avanti a singhiozzo. Movimento terra? Oggettivamente c’è, pure tanto. Cemento? Anche qui ottimo e abbondante. Finanche una galleria. Pezzi e sezioni di lavori pubblici che a “contabilità” rendono. Così come, politicamente, i tagli di nastro e le prime pietre con alla testa i politici di tutti i colori. Quante cerimonie? Almeno tre. L’unico processo della Tangentopoli salernitana concluso? Quello, a cavallo degli anni Novanta, … per la Fondovalle Calore. Brillanti campagne di stampa e carriere sprint nei media? Quelle costruite a partire dalla Fondovalle. Stop, per carità di Dio.

I PRIMI UNDICI INUTILI CHILOMETRI

La strada? O meglio i primi dieci quasi undici inutili chilometri, vabbè quella la si può solo immaginare. Sotto allora con i “nemici miei, talebani del vincolo immaginari”, a voler parafrasare un celebre pamphlet degli anni Settanta scritto da Vittoria Ronchey. Un nemico ci vuole, al quale addossare i ritardi. Ora a chi tocca? Si discute sempre a slogan e a partito preso. La destra dà la colpa alla sinistra. Quando la sinistra tornerà al potere a Salerno proverà a prendersela con la destra. Come e perché è evaporato una porzione importante dello stanziamento originario del Cipe, oltre 80 miliardi, che prima del crollo del muro di Berlino rappresentava una bella montagna di soldi? Un ripasso veloce: i lavori avviati nell’88 furono sospesi nel ’92 a causa di un’inchiesta giudiziaria. Solo nel 2007 sono ripresi. «I fatti del 1992 sono uno scandalo che hanno fatto iniziare l’opera con metà del finanziamento di allora», è la tesi di Antonio Valiante, quand’era vicepresidente della giunta regionale campana.

VALIANTE: LO SCANDALO DEL 1992 SI E’ PRESO META’ DEI SOLDI

Proprio quella montagna di soldi poteva essere recuperata se nel 2008 non fosse stata chiusa velocemente un’azione per il risarcimento dei danni. “Abbiamo chiuso tutta la vicenda a costo zero” dissero allora alla comunità montana degli Alburni. L’ente montano degli Alburni, allora con sede a Postiglione, più o meno nel 1988, aveva richiesto un indennizzo di 110 miliardi di lire, diretto soprattutto alla Società Italiana per Condotte d’Acqua S.p.A. ed alla Todini, originariamente vincitrici della gara d’appalto per la realizzazione della Fondovalle Calore. La Procura di Salerno, anche sviluppando le informazioni contenute negli esposti denuncia di un coraggioso avvocato di Aquara, Giuseppe Serrelli, aveva svelato un intreccio di tangenti. Scattano gli arresti e poi i relativi processi. Da qui la domanda di risarcimento alla comunità. Anche perché la costruzione della strada è sospesa e potrà essere riavviata solo nel 2007. “L’indennizzo è dovuto sia per la mancata realizzazione dell’opera che per il danno morale subito dalla popolazione degli Alburni”, si scrisse allora nell’atto di citazione. Tutto finisce in una bolla di sapone con “l’autoaffondamento” dell’azione civile verso le imprese coinvolte, gli amministratori politici del tempo ed alcuni dipendenti. Il presidente che “firma” è Ezio Russo, bancario di Sicignano degli Alburni, con un passato politico tra Ds e Udeur. Nessuno pagherà e i soldi per la strada cominceranno a essere drammaticamente pochi per realizzare ciò che si proclama pubblicamente, ovvero collegare la zona di Piaggine e Sacco con lo svincolo di Campagna dell’autostrada Altri soldi vanno via con il passaggio di cantiere tra la prima e la seconda vincitrice dell’ultima gara d’appalto.

IL CONTO PIU’ SALATO E’ STATO FATTO PAGARE ALLA GENTE DI MAINARDI

Un conto salato è subito presentato a questa campagna splendida di Mainardi fatta di un profluvio di fiume, boschi ripariali e di terreno ferace, con l’orizzonte stagliato direttamente sui monti Alburni. Da qui vengono i fuori i vini che piacciono a due target difficilissimi: i tedeschi e le donne. Semi sconosciuti in patria, sono infatti particolarmente corteggiati da hotel ed enoteche di Lombardia e Piemonte, oltre che dal circuito tedesco Horeca, hotel e ristoranti. Il blend tra Aglianico, Barbera e Merlot, conquista subito i palati, in particolare quelli femminili. «E’ un vino di struttura – spiega Marco – ma allo stesso tempo morbido. La sua particolarità è che le uve affrontano un’unica vinificazione dove la tannicità dell’Aglianico viene stemperata dall’acidità del Barbera a cui il Merlot dà la ciliegina finale. Piace soprattutto alle donne, perché ha sentori di vaniglia e frutti rossi». Miracoli di Mainardi.

I TALEBANI DEL VINCOLI E GLI INUTILI IDIOTI CHE NON VEDONO, SENTONO E PARLANO

“Le imprese ed i lavoratori non restino vittime dei “talebani” del vincolo”è l’unica risposta dei funzionari della Provincia. Diventa difficile non paragonarli al comandante Schettino che pensa di limitare le sue irreparabili responsabilità nel disastro del Giglio della Costa Concordia gettando la colpa sul suo timoniere indiano che avrebbe esitato nel virare a sinistra forse non comprendendo la lingua o il dialetto nel quale era impartito l’ordine. Qui non è nemmeno la solita storia del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Lo stato di avanzamento dei lavori per la costruzione dei primi e ripetiamolo sempre inutili 10 km della Fondovalle Calore appare in allarmante stallo, che l’impatto ambientale è pesante anche all’occhio del profano. Lo vedi senza essere sindaco e nemmeno geometra e figurare sul libro paga come ispettore generale. E ci si ritrarrebbe doverosamente davanti al roboante appello del fratelcamerata :“Oggi non siamo qui per festeggiare una sentenza, ma per lanciare un appello, affinchè la Fondovalle Calore, opera viaria strategica di collegamento tra le aree interne del Cilento e della Valle del Sele, possa arrivare alla sua definitiva realizzazione”. Campa cavallo che manco l’erba ci cresce più!

L’EX SINDACO: ISPETTORE GENERALE DEL CANTIERE

Dettaglio: non si conosce la cifra che è mantenuta segreta più del segreto di fabbricazione della Coca Coca di chi, il geometra ex sindaco di Aquara, militante del partito di governo a Salerno, ha “sovrinteso” ai lavori. Alta sorveglianza, scrivono. La realtà vera del fatto, giratela come volete, da Iannone a Feola, da Cirielli a Martino, può essere così sintetizzata: la Fondovalle Calore non è affatto in procinto di essere terminata. Anzi, essendo stato appaltato un solo lotto (quello centrale, che non porta da nessuna parte e che servirebbe ad unire, inutilmente, il comune di Aquara con quello di Castelcivita, rectius, le rispettive fondovalli), sono stati soltanto alzati alcuni piloni, fatto qualche sbancamento, e deturpato il paesaggio e la campagna circostanti. E’ la nuda verità. Come quella dello sblocco del cantiere determinato dal Tar fin dal 22 novembre del 2012 e che, a essere buoni, appare essere ad oggi in stand by. Si chiude con un consiglio. Vale per tutti. Evitate altri suoni di trombe, indignati comunicati stampa e accogliete il consiglio di Franco Latempa: fatevi vedere solo di notte e sotto uno striscione, il più possibile grande, che chieda scusa alle popolazioni locali.

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