Archive for Settembre 2014

10 Set 2014

Rivoluzionaria sentenza del Tar di Salerno. Pianta alberi di castagno in montagna che poi i frutti sono i tuoi. Intanto avanza il cinipide galligeno

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ORESTE MOTTOLA
Non devono pagare un vero canone d’affitto. Dovranno corrispondere solo un equo canone quasi simbolico. Un prezzo politico, insomma. Perché hanno continuato la tradizione secolare di piantare alberi di castagne da frutto, della varietà marrone, oggi insignite del marchio Igp, sulle terre da secoli considerate comuni. E così acquisendo il diritto a raccoglierle, non solo vita natural durante ma anche con il diritto di conferirle agli eredi. E chi può, e vuole, può farlo dove ritiene opportuno. Senza, ovviamente, ledere i diritti di altri. Lo ha deciso il Tar di Salerno, seconda sezione staccata, presieduta da Luigi Antonio Esposito pronunciandosi sul reclamo di un bel nutrito di castanicoltori chiamati dal comune di Magliano Vetere a pagare un importo annuo di 54.562 euro. In gioco ci sono 18.420 piante che da tempo immemore sono gestite prevalentemente da agricoltori della confinante Roccadaspide sul crinale di Monte Soprano. In tempi grami per le casse comunali un riadeguamento del prezzo di fitto sarebbe stato assai comodo per il municipio di Magliano Vetere. La decisione, pur ratificata dagli organi superiori regionali, il settore primario dell’assessore all’agricoltura, è stata impugnata dagli interessati. Questi ultimi sono andati dagli avvocati Antonio e Valentina Brancaccio affinchè facessero valere le loro ragioni. Il regolamento comunale in materia di usi civici del comune di Magliano Vetere che aveva fissato un nuovo prezzo per l’affitto dei boschi di castagno è stato ritenuto nullo in virtù dell’applicazione di questa norma dal sapore ottocentesco. Che non considera chi oggi raccoglie le castagne non veri e propri imprenditori ma semplici continuatori delle tradizioni di piantare o innestare alberi nelle terre comuni. Attività che contribuisce, in maniera molto efficace, al mantenimento degli equilibri idrogeologici. Impedisce distruttive frane che potrebbero investire i vari paesi sottostanti. Furono gli abati di Cava a stabilire questa regola in origine portata dai monaci basiliani. Pianta, e i frutti sono i tuoi. Il Tar nella sentenza enuncia anche un principio che può avere sviluppi. “L’attività di piantare nuove piante – scrive il presidente Luigi Antonio Esposito – su area a uso civico, attività che peraltro è perfettamente collimante con la natura del suolo (…) non è in alcun modo vietata”. Castagna qui vuol dire tanto. Roccadaspide è il paese italiano che assicura le maggiori quantità prodotte. Nell’avellinese ci sono i migliori impianti e i migliori commercianti. Ma nella formazione della ricchezza locale il settore conta ancora molto. Diventano castagne secche, farina, crema, liquore, cioccolatini e castagne sotto sciroppo. Salvate le tasche grazie alla decisione del Tar, il pericolo quest’anno sia chiama Cinipide galligeno. Arriva dall’oriente e devasta i castagneti. Il parassita arriva dal Giappone. I primi dati sul raccolto di quest’anno indicano perdite e danni alle piante secolari. La lotta chimica, oltre che dannosa per l’ecosistema, appare di difficile attuazione. Così la speranza dei produttori locali è affidata a un altro piccolo insetto, il Torymus Sinensis Kamijo — anch’esso proveniente dall’oriente — che in gergo i castanicoltori chiamano tra di loro «Tora Tora». E’ l’antagonista naturale. Il Cinipide è arrivato in Italia attraverso delle gemme importate dall’oriente e utilizzate dai vivai piemontesi per gli innesti. Problematica ancora in corso di definizione, nonostante gli impegni dell’amministrazione provinciale di Salerno e del Parco del Cilento. Sì, perché i castagneti sorgono tutti nelle aree protette e quindi con limitazioni all’utilizzo di sostanze chimiche o immissione di di fauna proveniente dall’esterno. Le cifre, fornite dalle prime ispezioni, sono allarmanti: a Roccadaspide, su campioni di alberi di castagno sia a frutto che cedui, le percentuali di infezione variano tra 20 e 100 % . Nei comuni della fascia pedemontana degli Alburni come Sicignano degli Alburni e Postiglione le percentuali di infezione raggiungono il 100%, ma anche altri territori come quelli di Felitto e Ottati ormai sono interessati da nuove infezioni da cinipide galligeno, dove la percentuale di galle presenti ha raggiunto punte del 50 %.

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01 Set 2014

Oreste Mottola – Il mio ricordo di Lello Rago. Amico, intellettuale impegnato e maestro

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Rago (a destra) qui con l'amico Pietropinto

Lello, come lo chiamavamo tutti noi che lo frequentavamo, ci teneva a raccontarsi da sé, ma in questa scelta non c’è mai stato un briciolo di vanagloria ma solo l’attribuire il giusto valore alle sue scelte, soprattutto culturali, e l’interesse a che venisse restituita tutta intatta la sua visione dl mondo : “Raffaele Rago [è lui che scrive] vive a Battipaglia. Critico e revisionista storico, da sempre palese antagonista degli studiosi di regime, concentra la propria attenzione soprattutto sulla maltrattata storia dei Borbone, la rivoluzione napoletana del 1799, sul fenomeno del cosiddetto “brigantaggio”, sull’emigrazione e sulle innumerevoli “patriottiche inesattezze” riguardanti l’unità d’Italia che ancora abbondano imperterrite nei libri di storia… Ha pubblicato libri di poesie e di narrativa per la scuola. Collabora con la rivista “Il Postiglione” e il periodico battipagliese di politica, costume ed attualità “News Controcorrente”. Lello, un battipagliese a tutto tondo, e della città nata intorno al Tusciano era lo storico e il cantore: Eccovi un esempio: “O Battipaglia sei una città morta anche se la gente grida e strilla, nessun t’ascolta vivi sola ed abbandonata, come ai tempi dei Piemontesi, che anticiparono le tue pene. Non vivi più serena, come re Ferdinando II un tempo volle ed ottenne…”. Raffaele Rago, “Parole in fila” – Vol. I). Degli intellettuali non aveva le cupezze e le alterigie. Per Michele Nigro, il creatore di Nugae, giovane intellettuale nostrano e suo amico: “Cordiale come sempre, scherzoso, disponibile, umano e fraterno”. Sì, così lo ricorderemo, per sempre. E con quel “’Uagliò” con cui ti apostrofava e riportava alla pari un rapporto che prescindeva dall’età, titoli di studio altro o dalle convinzioni ideologiche. Io ero piuttosto “tiepido” sui suoi entusiasmi per il brigantaggio o i Borboni. Non me ne voleva. Forse perché convenivo con lui su altre cose: un esempio è il contributo decisivo del fascismo alla bonifica della Piana del Sele (al netto dell’ideazione di Arrigo Serpieri) o sulla necessità di conoscere i fondamentali studi sulla nostra zona effettuati nei primi anni Cinquanta dal lucano Rocco Scotellaro. O l’interesse per le comprese e la storia delle grandi aziende agricole della Piana del Sele. Venne personalmente nel mio paese, insieme con il compianto Carmine Gioia, per invitarmi a collaborare con l’emittente televisiva Telelibera Battipaglia. Mi scelse, l’ho voluta sempre pensare così, per la comune condivisione della necessità di impadronirci delle nostre radici storiche. “Raffaele era generoso: tra un caffè al chiosco di Piazza della Repubblica a Battipaglia e una passeggiata in centro, tra una conversazione dotta e un aneddoto divertente, non dimenticava mai – scrive Michele Nigro – di regalarmi una pubblicazione storica interessante, la copia di qualche periodico, degli appunti preziosi riguardanti la storia di Battipaglia o del Meridione, o semplicemente una risata allegra”. E poi il punto fermo: la rivalutazione del periodo borbonico. Di me diceva di dovermi tenere sotto controllo perché subivo il fascino dei giacobini della rivoluzione partenopea del 1799, dei rivoltosi antiborbonici dell’Ottocento e fors’anche della massoneria. Insegnava, ma non lo faceva pesare, Lello. Un singolare agitatore politico per amore di una verità storica. C’è poi il poeta. La poesia di Rago, fatta di piccole cose, esalta la visione del particolare rifiutando sia le vaste e complesse architetture, la ricerca di un tono alto e di un linguaggio indeterminato e stilizzato. Una poesia utile, mai aulica. Diviso tra Campagna e Battipaglia per via di vicissitudini familiari legati alla sua fanciullezza ha poi valorizzato quest’aspetto aprendo il suo orizzonte ideale all’intero Sud. Da meridionale Lello Rago aveva la passione, la voglia di rivalsa non per sé ma per la sua gente, e tanta simpatia. Una persona perbene e amabile.

Oreste Mottola orestemottola@gmail.com

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