Archive for Giugno 2013

13 Giu 2013

“Nonni” – poesia di Sivio Masullo dedicata a Rosa Pipolo, recentemente scomparsa a 97 anni, a Piaggine

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Nonni

 

I nonni sono nuvole di tenerezza in un cielo azzurro

mani di speranza in un prato verde

presenze infinite oltre la luce.

 

(Silvio Masullo)

 

 

dedicata a Pipolo Rosa, 97 anni, la mia ultima nonnina, scomparsa in questi giorni

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13 Giu 2013

Silvio Masullo presenta il premio di poesia di SACCO (Sa) dove sono in palio non solo denaro ma anche olio, vino e formaggi!

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di SILVIO MASULLO

 

Qual è il senso di un concorso di poesia ai tempi della crisi, peraltro nel Cilento, dove la crisi alberga “ante litteram”? Un sacco di versi, questa la denominazione del premio, porta la firma del Comune di Sacco in collaborazione con la locale Pro Loco ed è articolato in due sezioni (adulti e giovani). Le poesie, inedite, in italiano o nel dialetto cilentano di lunghezza non superiore a 30 versi, dovranno essere “liberamente ispirate  al Cilento, ai suoi paesi località e tradizioni, nonché alle sue espressioni paesaggistiche, culturali, sociali, ambientali, artistiche, gastronomiche etc”, come testualmente recita il regolamento comunale.  “La poesia deve avere la funzione salvifica di ricucire, dal punto di vista morale e culturale, il territorio cilentano ed i suoi abitanti – dichiara il Sindaco Claudio Saggese -, coprendo il vuoto dei mancati interventi delle istituzioni”. I riferimenti del Sindaco sono tanti, basti citare da ultimo il dissesto idrogeologico che ha isolato i paesi, per non dimenticare i giovani senza lavoro e chi, pur avendo un’occupazione a tempo indeterminato come gli operai idraulico-forestali, da circa un anno non percepisce lo stipendio. Il Sindaco Saggese, riferendosi all’immagine simbolica ed evocativa del ponte sul fiume Sammaro, espone  l’intenzione di unire in questo progetto le comunità cilentane che risiedono all’estero, portatrici di valori e sentimenti profondi verso i paesi d’origine, al fine di sollecitarne la partecipazione e la presenza nel corso della cerimonia di premiazione. I premi sono decisamente interessanti e soprattutto originali. Per i giovani, under 18, tre buoni libro ex aequo del valore di euro 100 mentre per gli adulti affianco agli assegni per i vincitori nell’ordine di euro 400, 200 e 100 saranno donati dieci litri d’olio, dieci di vino e due chili di fusilli. “Tutti prodotti della nostra terra – chiarisce, con la consueta verve, Donato Bellissimo, Presidente della Pro Loco -, all’insegna della genuinità e prelibatezza ed in stretto connubio con le tradizioni enogastronomiche”. Sarà vero quindi che “La poesia salva la vita”, come recita il titolo del best seller della poetessa e saggista Donatella Bisutti. D’altro canto di sacchesi (o meglio saccatàri), con attitudine alle rime baciate ed ai versi, non mancano. I  fratelli Emiddio e Mario Macchiarulo, emigrati nelle Americhe e con il paesello natio sempre nel cuore, Errico Gelsomino, trasferitosi nella riviera romagnola, Pasquale Masullo che aveva la capacità e l’inventiva di coniare “on the road” sonetti popolari, che prendevano preferibilmente di mira i potenti. La giuria del concorso sarà composta da esperti qualificati e giornalisti. Il termine perentorio per la trasmissione delle poesie alla segreteria del concorso, presso la sede municipale (il regolamento è scaricabile sul sito dell’ente www.comune.sacco.sa.it, per informazioni telefoniche 0974/943001), è fissato al 20 luglio mentre la premiazione avrà luogo in piazza, nei giorni immediatamente successivi alla festa dedicata alla Madonna degli Angeli del 02 agosto 2013.

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13 Giu 2013

IL REGOLAMENTO – “Un sacco di versi”. Il primo premio di poesia dove si vince denaro, olio, vino e formaggi

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ECCO IL REGOLAMENTO

 

Il Comune di Sacco organizza la prima edizione del concorso nazionale di poesia “Un sacco di versi”.

Il concorso si articolerà in due sezioni, liberamente ispirate  al Cilento, ai suoi paesi località e tradizioni, nonché alle sue espressioni paesaggistiche, culturali, sociali, ambientali, artistiche, gastronomiche etc.

Il Cilento è una subregione montuosa della Campania in provincia di Salerno che si protende come una penisola tra i golfi di Salerno e di Policastro, nella zona meridionale della regione, dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

Fino alla creazione del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano il territorio cilentano era individuato tra i paesi ai piedi del Monte della Stella e altri delimitati a est dal Fiume Alento. Per ragioni oggettive si è voluto estendere il Cilento a buona parte della provincia costiera e interna meridionale di Salerno (fonte wikipedia).

REGOLAMENTO

1) Le sezioni del premio sono le seguenti:

I)                 Adulti: poesia inedita, in lingua italiana o nel dialetto cilentano, di lunghezza non superiore a 30 versi;

II)              Giovani (fino a 18 anni): poesia inedita, in lingua italiana o nel dialetto cilentano, di lunghezza non superiore a 30 versi.

Le poesie in dialetto dovranno riportare la traduzione in lingua italiana.

2) Le poesie dovranno essere in maniera tassativa inedite, non pubblicate e non premiate in altri concorsi, a pena di esclusione.

3) Le poesie dovranno pervenire, in duplice copia, alla segreteria del premio, presso il Comune di Sacco, c.so Vittorio Emanuele n° 7 – 84070 SACCO (SA) in busta chiusa, riportante la dicitura: Concorso di poesia “Un sacco di versi”- sezione adulti (o giovani) entro e non oltre la data del 20 luglio 2013.

 

 

Le modalità di trasmissione sono le seguenti:

a)    mediante consegna diretta all’ufficio protocollo del Comune di Sacco;

b)   a mezzo servizio postale (si precisa che a tal fine non farà fede la data dell’invio, se pervenute oltre il termine fissato);

c)    a mezzo PEC (posta elettronica certificata) all’indirizzo tributisacco@legalmail.it

I partecipanti dovranno inserire nella documentazione, in aggiunta al titolo della poesia, la scheda di adesione (allegata al regolamento) compilata con tutti i dati e le dichiarazioni previste, ivi compresa per i minori iscritti alla sezione “giovani” la firma di chi ne esercita la potestà genitoriale.

4) La partecipazione al concorso è completamente gratuita, non essendo richiesta alcuna quota di iscrizione. Possono partecipare anche autori residenti all’estero, a condizione che le poesie siano in lingua italiana o dialettale (cilentano).

5) L’ ammissibilità delle poesie al concorso e la selezione delle opere premiate è sottoposta al giudizio insindacabile di una giuria, composta da esperti qualificati , nominata con apposito provvedimento del Comune di Sacco.

6) Per la sezione adulti verranno selezionati tre vincitori che riceveranno i seguenti premi:

a)    primo classificato: € 400 e 10 litri d’olio locale;

b)   secondo classificato: € 200 e 10 litri di vino locale;

c)    terzo classificato: € 100 e 2 kg di fusilli nostrani.

Per la sezione giovani verranno selezionati tre vincitori ex aequo che riceveranno un buono libri del valore di € 100 cadauno.

La cerimonia di premiazione avrà luogo nel mese di agosto. I vincitori, ai quali verrà data preventiva comunicazione, dovranno ritirare personalmente il premio. In caso di loro assenza la giuria provvederà eventualmente alla riassegnazione del premio ad altro autore. L’unica deroga è ammessa per i partecipanti, residenti all’estero, che sono autorizzati a delegare una persona di loro fiducia per il ritiro del premio.

7) I partecipanti, con l’adesione, si impegnano all’accettazione delle norme del presente regolamento ed alla cessione, in favore del Comune di Sacco, dei diritti di pubblicare e divulgare liberamente e gratuitamente le opere presentate, che in ogni caso non saranno restituite.

8) I dati personali degli autori verranno trattati, nel rispetto della normativa in materia di privacy di cui al D.Lgs. n° 196/2003, esclusivamente per le attività e finalità del concorso con tassativa esclusione del trasferimento a soggetti terzi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SCHEDA D’ADESIONE

COGNOME……………………………….NOME………………………..

RESIDENTE A………………….IN VIA/………………………….N°…..

CAP………………………………PROVINCIA…………………………..

TEL………………………………CELLULARE………………………….

E-MAIL……………………………………………………………………..

TITOLO DELLA POESIA……………………………………………………………………..

SEZIONE DI ISCRIZIONE (adulti o giovani)…………………………….

Il sottoscritto dichiara, sotto la propria responsabilità, che la poesia presentata è inedita ed è di propria creazione.

Con la presente accetta in maniera incondizionata le norme del regolamento del concorso e la cessione, in favore del Comune di Sacco, dei diritti di pubblicare e divulgare liberamente e gratuitamente le opere presentate.

Allega la fotocopia del proprio documento di riconoscimento.

FIRMA……………………………….( per i minori iscritti alla sezione “giovani” la firma è apposta da chi ne esercita la potestà genitoriale)

Località……………….

Data…………………..

 


 

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08 Giu 2013

CAMPORA. CASO MORRONE, L’ANZIANO E’ STATO RITROVATO SANO E SALVO

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MONICA ACITO 

Questa mattina l’ottantenne camporese, Angelo Morrone, è stato ritrovato in località Macchiosa, vicino al centro abitato, in evidente stato di stordimento. La vicenda sembrerebbe avere un lieto fine, invece sono tanti gli interrogativi che si affollano nelle menti della popolazione camporese. Certo, è d’obbligo tirare un sospiro di sollievo perché Morrone è stato ritrovato vivo, però c’è da dire che la collettività ha preso uno spavento niente indifferente, in quanto i cittadini stessi si sono mobilitati setacciando scrupolosamente i dintorni camporesi, perlustrando il borgo e le zone limitrofe in lungo e in largo, partecipando attivamente a questa surreale vicenda. Gli interrogativi che volano di bocca in bocca sono legati al fatto che il figlio di Morrone, vicesindaco del paese, debba evitare al resto dei compaesani – molto affezionati all’anziano – questi “allontanamenti” che poi comportano altri pericoli per tutti e spese notevoli a carico della collettività.

COSI’ IL RESOCONTO DEL CNAS, il soccorso speleologico di ROSSANA D’ARIENZO

E’ stato ritrovato questa mattina verso le 10.30 A.M., l’uomo disperso a Campora (SA).

Dopo la sospensione notturna, stamattina alle prime luci dell’alba le squadre hanno ripreso il lavoro. Nei due intensi giorni di ricerca è stata perlustrata una vasta area, partendo dal luogo dell’ultimo avvistamento e coprendo una zona di circa 3 km. Questa mattina, finalmente l’avvistamento in località “la Macchiosa” a circa 2 km dalla sua abitazione. La zona è stata individuata a seguito di una perlustrazione da parte dell’Aeronautica Militare, in operazione con un elicottero (AB 212) proveniente da Grazzanise (CE) che, aveva espressamente richiesto l’invio di uomini via terra. Così una squadra mista costituita da tecnici CNSAS, Carabinieri del vicino comando compagnia e volontari locali si è recata in zona, ritrovando l’uomo. A.M. è stato poi raggiunto dalla squadra sanitaria della misericordia di Montella e Nusco (AV), è stato medicalizzato e poi trasportato dall’ambulanza medicalizzata del 118 presso l’ospedale di Vallo della Lucania.

Alle ricerche hanno contribuito i VV.F., il Corpo Forestale dello Stato, volontari della PC locale, l’amministrazione comunale di Campora, la Comunità Montana Calore Salernitano, polizia di stato – gruppo cinofili, misericordia di Montella e Nusco, Croce Rossa Italiana e numerosi volontari locali.

 

 

 

Addetto Stampa CNSAS Campania

Rossana D’Arienzo

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03 Giu 2013

Bimbi intossicati, ispezione nella scuola di Serre

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Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, dopo l’intossicazione di alcuni bambini delle scuole di Serre, ha disposto “un’immediata ispezione sanitaria presso le sedi delle ditte distributrice e produttrici”. Lo annuncia una nota dei Nas ricordando che nella giornata di ieri i carabinieri dei Nas di Salerno e Potenza in collaborazione con le locali Asl hanno effettuato ispezioni “non riscontrando problemi igienico-sanitari o di tracciabilità della frutta (175 quintali di pesche) di cui comunque in autocontrollo è stata bloccata la distribuzione. In attesa degli esiti delle analisi in corso da parte dell’Asl, è stato disposto un ulteriore campionamento da parte dei Nas sulla piattaforma distributiva per consentire all’Istituto Superiore di Sanità o altri laboratori specializzati di accertare l’eventuale presenza di residui da fitofarmaci”.

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02 Giu 2013

Il luogotenente Francesco D’Errico racconta la storia moderna di Borgo Carillia. Già “Persano” e già “Scanno”

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Il cammino di Borgo Carillia

Borgo Carillia nacque da una zona malsana, paludosa e malarica, con fitto bosco di piante selvatiche secolari  lungo il fiume Calore ed in altri luoghi, poche aree di prati naturali e di terreno coltivabile. Mosse i primi passi verso la fine dell’anno 1937 e l’ inizio del 1938 con l’insediamento della “S. A. I. M”  (Società Agricola Industriale Meridionale), quale concessionaria del territorio di  “Scanno” e di quello della vicina contrada “Ionta” del comune di Serre. La  Società, presieduta da Giovanni Boselli, probabile personaggio politico del regime fascista, poi sostituito dall’agrario Gerardo Alfani ed amministrata dal salernitano Dott. Carmine De Martino nato il 3. 3.1898 e deceduto il  9.3.1963, con l’impiego di  mezzi, validi dirigenti, attive maestranze e centinaia di operai, procedettero celermente al disboscamento, alla bonifica ed alla messa a coltivazione dei terreni, che, in parte, furono  affidati a mezzadria a vari agricoltori. Costruì la segheria, il tabacchificio e locali annessi, il conservificio, le quattro palazzine che circondano la Piazza Alfani, non Alfania e le piccole palazzine lungo l’attuale via Cavour. , nonché adattò le stalle ed i  magazzini del Villaggio Maria Teresa  in modeste abitazioni, ove, per mancanza di sufficienti locali, convivevano pacificamente in via provvisoria, due o tre famiglie dei mezzadri e di operai  della Saim.

Ma la forte spinta verso il futuro urbano e crescita economica e sociale, Borgo Carillia l’ebbe dall’Ente di Riforma nel 1953. Tale Ente, dopo aver espropriato alla Saim i terreni suddetti, ad eccezione del tabacchificio, degli impianti annessi, semenzai, la Piazza Alfani e le attigue palazzine, procedette alla lottizzazione dei poderi, alla concessione degli stessi  agli aventi diritto e costruì le palazzine poderali,  che nel 1958 vennero occupate dalle famiglie degli assegnatari. Successivamente realizzò ulteriori alloggi poderali ed altri locali, nonché gli edifici della scuola elementare e materna, la chiesa, aperta al culto il 20.01.1963 e la caserma dei Carabinieri, entrata in funzione nei primi di giugno 1963. Precedentemente i Carabinieri stavano  in Persano.

Nei primi di febbraio 1964, giovane Brigadiere, giunsi in servizio alla locale Stazione Carabinieri, proveniente da quella di Adrano (CT), grosso centro urbano etneo. Dalle prime osservazioni del luogo  e con tatti con la popolazione ebbi una cattiva impressione del luogo, perché carente dei servizi  di prima necessità . La gente  non  era soddisfatta del proprio stato  per l’insufficiente  reddito pro capite, residui debiti contratti per l’acquisto di animali, attrezzature da lavoro e di altri beni. In luogo mancava l’assistenza sanitaria. In caso di malattie si ricorreva agli unici medici del capoluogo Dottori Gaetano Sassi ed Amedeo Molinara ed i medicinali venivano acquistati nel  capoluogo presso la farmacia  Sassi o nel comune di Albanella. L’ospedale più vicino era quello di Eboli. L’ufficio postale era in Persano distante oltre un Km. Le strade erano ancora  alla stato naturale, l’illuminazione pubblica era insufficiente e lo spazio antistante la chiesa , oggi  ridente piazza, era un  prato naturale con superficie deformata, dove durante il maltempo il pastore Morena Antonio conduceva al pascolo il suo gregge di pecore.

Per telefonare, soltanto di giorno, si andava nell’unico bar (attuale bar Roma) gestito da Cornetta Maria in Romanese, ove era installato un vecchio apparecchio con manovella. Vi era una sola rivendita di generi alimentari

in Piazza Alfani di Maria Adduono in Liberti. Altre spese  si effettuavano nel capoluogo, ad Eboli o al mercato settimanale di Battipaglia.

Gli abitanti, originari di paesi diversi del salernitano, esternavano  malcontento per le varie difficoltà che ostacolavano il loro sperato sviluppo.

Parecchie persone, piccoli e grandi, nei giorni festivi  la sera andavano  al cinema, sito in Piazza Alfani e gestito da Gerardo Costabile. Nel pomeriggio affluivano numerosi  al locale campo sportivo per assistere alle  partite di calcio ed incitare la squadra locale a conseguire la vittoria . In caso sgarro da parte dell’arbitro o dei giocatori ospiti, protestavano energicamente, gridando a squarciagola  e battendo violentemente le mani contro la rete di recinzione.

Quasi tutti  gli assegnatari erano di scarsa cultura, però erano educati, di buon senso, rispettosi, corretti e laboriosi. Spesso li vedevo recarsi al  lavoro nei rispettivi campi con entusiasmo, a piedi, o a bordo di trattore e di carri agricoli trainati da buoi, da qualche  cavallo od asino. La sera ritornavano a casa silenziosi e stanchi, però, contenti e soddisfatti dell’opera svolta. Producevano tabacco, pomodori, grano, foraggio ed altre specialità. Nelle stalle allevavano bovini, alcuni per la produzione del latte ed altri per la macellazione.

Alcuni componenti di famiglia numerosa lavoravano nel tabacchificio sino alla chiusura avvenuta alla fine del 1980,  altri nella Slai Cord, costituita nel 1958 dai fratelli Ferraiolo  Ing. Vittorio ed Avv. Mario ed il 28 novembre 1970 venne acquisita dall’Ing. Raimondo Campus, già collaboratore dei Ferraiolo. Altra gente lavorava e lavora tuttora nel periodo estivo nel Conservificio, già di proprietà della SAIM, il quale, nel 1969, dopo un periodo d’inattività,  venne riaperto dai nuovi proprietari fratelli Rispoli Avv.Bonaventura e Luigi.

Alcune persone rinunciarono a lavorare la terra e preferirono emigrare all’estero e nel nord Italia, riuscendo a realizzare le loro aspirazioni.

Intanto nel borgo migliorarono i servizi e si registrò un lieve sviluppo economico e sociale.

Nel 1967 l’ufficio postale da Persano fu trasferito in Borgo Carillia. Nel 1970 furono istituite le scuole medie ed asfaltate le strade. Nella Piazza Alfani Longo Vincenzo installò un piccolo impianto di distribuzione carburante, nel 1984  l’Ing. Marcello Dattilo trasferì nel Borgo la Società Socome e nel 1996 venne l’altra  Società “Eureka”, oggi “ AgorA’ ”, gestita da Damiano Rago e Giuliano Fantuz, che assunsero al lavoro  parecchi giovani locali e di altri luoghi. Nella Piazza Alfani furono  aperti due bar da parte dei coniugi  Russo Amedeo e dall’ex  prima parrucchiera Costabile Giulia, ( oggi  gestito dal giovane Cosimo Adelizzi ) e l’altro condotto da  Ugo Benedetto, moglie Lucia Ercolano e figlio Franco . Sorsero i negozi di generi alimentari di Cappetta Giuseppe e di  Busillo Gino.  Nel 1985 fece la comparsa il moderno  “Bottegone”, gestito da Costabile Luigi insieme alla consorte, ex parrucchiera Saponara Carmela e dal figlio Giampiero.

Quasi tutti i figli e nipoti degli assegnatari hanno studiato, conseguendo il diploma e la  laurea ed occupando impieghi prestigiosi. Molti  giovani si sono arruolati nell’Esercito, nei Carabinieri ed altri Corpi di Polizia. Altri sono stati assunti  nelle scuole come bidelli, nelle Poste ed in altre pubbliche e private amministrazioni. Anche nel campo politico Borgo Carillia si è distinto, eleggendo dei propri consiglieri comunali, due dei quali, Pipolo Giuseppe, più  volte rieletto, svolse importante ruolo  in seno all’Amministrazione, nonché rappresentò il comune al Consorzio di Bonifica di Paestum. L’altro  Dottor Enzo Giardullo, nella scorsa amministrazione fu Vice Sindaco per circa tre anni. Dimessosi svolse prestigioso incarico presso l’Ospedale di Valle della Lucania. Nel 2006 è stato rieletto Consigliere e nominato nuovamente Vice Sindaco.

Nel periodo 1981/ 1983  i fratelli  Ferraiolo  vendettero il tabacchificio, i terreni coltivati a semenzai, gli edifici siti  nella piazza Alfani e lungo la Via Cavour. I locali annessi al tabacchificio lato sud sono stati ristrutturati e trasformati in moderne abitazioni ed i capannoni posti sul  lato ovest, sono stati utilizzati per nuove attività industriali.

Dal 1985 in poi, alla scadenza del contratto trentennale, i superstiti degli assegnatari e gli eredi di quelli scomparsi, hanno riscattato i poderi. Per evitarne il frazionamento fra gli eredi, a cui sarebbe andata una quota irrilevante, di comune accordo, li cedettero ad  uno più di loro. Altri terreni furono venduti ad estranei. Sono state ristrutturate in stile moderno le palazzine poderali, che hanno abbellito l’aspetto urbano.

Il defunto Dottor Giovanni Saponara, Presidente della Banca di Credito e Cooperativo di Cerrelli, all’inizio del 2002  apri un moderno impianto di distribuzione carburante alla periferia del Borgo in Via Nettunia e disattivò quello vecchio acquistato dal defunto Longo.

L’amministrazione comunale ha realizzato la piazza antistante la chiesa, ha costruito dei marciapiedi lungo le strade principali, il parco giuochi per i  bambini, la piazzetta  adibita a pubblico parcheggio, che  la mattina del 23 luglio 2008 è stata intitolata  al defunto Tenente Giacinto Quaglia, un nuovo spogliatoio per i calciatori. Nel pomeriggio dell’8 agosto 2008 è stato  intitolato il locale campo sportivo al defunto Carabiniere Giovanni D’Ambrosio.

Gli imprenditori edili geometri Antonio Marra ed Ennio Molinara in Via Cavour hanno costruito delle moderne villette a schiera, tutte vendute a persone del luogo, ad alcuni militari di Persano  e ad altri acquirenti forestieri. Sono in corso altre costruzioni e progettate altre opere private. Purtroppo scarseggiano le opere pubbliche che, a dire di qualcuno ….. dovrebbero sorgere prossimamente , ma quando?

Si spera che l’amministrazione comunale e particolarmente il Vice Sindaco Dott. Enzo Giardullo ed il consigliere Carmine Rizzo, del luogo, s’interessino attivamente per il progresso del Borgo e della popolazione.

Per rendere sereno e proficuo il cammino di Carillia verso un radioso futuro, gli abitanti siano uniti, concordi, solidali nel bene e nel male ed attivi e sinceri collaboratori, come furono i loro predecessori . Inoltre, con le buone opere e la convivenza pacifica e civile, onorino la memoria dei loro nonni e padri, che con grandi sacrifici ed impegno colonizzarono il territorio e concorsero con fierezza alla  nascita e sviluppo della nostra borgata.

Francesco D’Errico          

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01 Giu 2013

La mia prefazione all’ultimo libro di Paolo Paolino – “Capaccio Paestum: i protagonisti del cambiamento”

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PREFAZIONE

 

 

 

 

“… Bella mia chi mai ’nce crere

si nisciuno ’stu principe vere

scètate buono e guàrdate attuorno

nun t’accuorgi ch’è sulo nu suonno

e nun sta ’ntrono come nu papa

ca pari sulo na mazza re scopa

e cu ’sti piere scinne pe’ terra

ca mai nisciuno pe’ te farà ’uerra

[ e se pe’ caso tu l’hai trovato

eddesse surdo e pure cecato].

MARIO INVERSO

 

La lunga cavalcata nella storia di Capaccio proposta da Paolo Paolino con questo libro non ha eguali per la mole di documentazione proposta e per il respiro di quantità, e qualità di vita democratica direttamente vissuta dall’autore e dai suoi più diretti familiari. E’ il grande album di una famiglia che attraversa tutte le vicissitudini, nessuna esclusa, della sinistra italiana e non solo. E’ l’elenco dei successi, ma anche delle zone d’ombra, di una modernizzazione tumultuosa che dalla società semplice di fine ottocento fatta di aristocrazia più o meno illuminata al comando porta all’odierna democrazia di massa. Nell’economia entra prepotente il turismo e il terziario. Perché questo lavoro di Paolino è interessante? Per lo spaccato delle vicende storiche che racconta, la testimonianza e la cronologia degli avvenimenti che propone su uno dei momenti più esaltanti di una lotta di popolo che portò allo smembramento, in parte, del latifondo e alla conquista delle terre da parte dei contadini. Una conquista che cambiò le sorti politiche ed economiche del mezzogiorno e che diede un grande impulso anche alla ricchezza del Paese, affermando un principio sacrosanto: “La terra ai contadini“. Da Braccianti a piccoli conduttori, a protagonisti di un grande cambiamento, traendo e ricavando dalla terra grandi potenzialità e ricchezze, passando dalle culture estensive a quelle intensive e di grande specializzazione.

 

Paolo Paolino racconta bene i processi storici e politici, lo fa da protagonista ma oggi a distanza di 60 anni comunque, a quella grande vittoria di popolo e di civiltà non nasconde gli arretramenti rispetto a quelle conquiste. Lo scenario che si propone preoccupa. Negli ultimi anni si è andata ricostruendo una condizione particolare, dettata anche dai mercati, che vede la formazione di nuove grandi concentrazioni di proprietà terriere. Nei terreni si utilizzano personale extracomunitario, per buona parte clandestino, governato da nuovi “caporali” che sfruttano indisturbati i nuovi braccianti agricoli. Assistiamo nella formazione della ricchezza a forme di economia dall’origine oscura. Per questo è opportuno tornare su queste nostre pagine di vita collettiva: ricordare fa sempre bene, sempre è utile riflettere sul passato, laddove sono le radici del nostro presente.

La “rivoluzione compiuta” è nell’imponente è già la quantità di estensioni di terreno, oltre 3 mila ettari, che vennero sottoposti a processi di riforma. Dove, infatti, era il latifondo incolto, dove erano le paludi, regno delle bufale, dove regnavano miseria e malattie endemiche come la malaria, abbiamo avuto nel tempo, grazie al lavoro e ai sacrifici dei contadini e delle loro famiglie, campi coltivati, serre e frutteti, che hanno rappresentato e rappresentano la vera ricchezza della nostra terra, anche se oggi non possiamo nasconderci le difficoltà di cui soffre la nostra agricoltura, nel contesto di un’economia globale dominata dalle grandi concentrazioni monopolistiche e dalle speculazioni del mercato. Possiamo dire, allora, che pur con tutti i limiti, quella riforma agraria fu l’unica vera rivoluzione nella storia di Capaccio e in quella meridionale.

Ma dove era cominciato tutto? Agli inizi del secolo XX Capaccio era una cittadina di circa 5.000 abitanti per lo più artigiani e contadini, che si recavano in pianura per lavorare nei latifondi fino a sera quando, con lunghe file di asini, ritornavano al paese per via Cupone e Luca. Nel 1926 il barone Ferdinando Bellelli ottenne la costituzione del Consorzio di Bonifica sinistra Sele, che bonificò i terreni con canalizzazioni, curò la distribuzione delle acque per l’irrigazione e costruì anche piazze, strade, scuole e acquedotti che favorirono il popolarsi della Pianura. Terminata la II guerra mondiale, dopo la proclamazione della Repubblica, i contadini si andavano organizzando in cooperative per coltivare i terreni incolti dei latifondi. Nel 1949, delusi per non aver ottenuto neanche le terre del demanio, nonostante la disponibilità dell’amministrazione comunale, contadini e piccoli artigiani, con a capo il sindaco Salvatore Paolino, partirono all’assalto dei latifondi. A ogni incrocio e a ogni bivio il gruppo s’ingrandiva. Occuparono diversi fondi e iniziarono a zappare, arare e seminare. La polizia capì che non si trattava di un’occupazione simbolica; si decise di inviare una delegazione a Salerno formata dal sindaco Paolino e dai presidenti delle cooperative; ma i componenti della delegazione furono fermati e portati in carcere. Giunta la notizia a Capaccio, decisero di resistere a oltranza. La giornata seguente si aprì con la rioccupazione generale di tutte le terre. Più di 200 poliziotti attaccarono i contadini picchiandoli con manganelli, ma essi opposero resistenza passiva. Vi furono un numero enorme di percossi, feriti e 40 arresti. Il prefetto convocò le parti e si giunse a un accordo per l’esproprio di diversi ettari di terreno. Seguì la Riforma agraria, furono espropriati alcuni terreni divisi in 317 poderi di un’estensione media di 6 ha. In ogni podere venne costruita una casa colonica con annessa stalla, concimaia, abbeveratoio, pollaio, porcile e forno. Il 18 ottobre 1953 il notaio Manlio De Maria e 87 soci tra contadini e artigiani. fondarono la Cassa Rurale e Artigiana che nasceva con lo scopo di aiutare con prestiti le piccole aziende agricole e artigianali. Verso la fine degli anni 50 Capaccio era un centro di circa 6.000 abitanti, oggi supera i 20 mila. L’artefice principale di questa rivoluzione riuscita è proprio Salvatore Paolino. Il suo capolavoro trova il suo momento principale nella giornata del 20 novembre del 1949, quando organizzò l’invasione da parte dei braccianti senza terra di quell’immenso feudo che allora erano le campagne intorno a Paestum come se fosse stata una campagna militare. Tutti erano organizzati in nuclei con coordinatori e responsabili di assoluta. Alla testa c’era lui Salvatore Paolino, già sindaco dal gennaio del 1947. Era tornato dai lunghi anni che aveva trascorso nell’Armir, l’esercito italiano che aveva invaso l’Unione Sovietica, portandosi indietro diversi inizi di congelamento. “Studiai per oltre due anni cosa fare, poi diedi l’avvio alla lotta”, raccontava. Due, forse anche tremila, furono coloro che lo seguirono e non indietreggiarono davanti allo schieramento dei reparti della Celere. A Salerno lo fecero arrivare con l’inganno, il Prefetto disse che voleva parlare con lui e gli altri capi della lotta che nel frattempo aveva coinvolto l’intera Piana del Sele. Invece scattò l’arresto e Paolino venne portato nel carcere di S. Antonio. Ci restò due giorni e poi la pressione particolare di Giorgio Amendola e Pietro Ingrao ebbe la meglio e fu liberato. Al rientro a Capaccio tutto il paese lo festeggiò in piazza Tempone. Fu poi la Democrazia Cristiana a gestire le fasi successive della Riforma Fondiaria e Capaccio ne fu fortemente investita con la costruzione di nuovi borghi come Gromola, Spinazzo, Cafasso e Scigliati. Nel 1950 Paolino lascia il Partito Comunista e con alcuni giovani intellettuali (Liuccio e Maffettone) aderisce al movimento di Cucchi e Magnani che osano contestare Palmiro Togliatti. “La rivoluzione passa per Capaccio” è il titolo dell’inchiesta di Giovanni Ansaldo, pubblicata allora da “Il Mattino” a quattro colonne che dà conto di questa dissidenza che increspa il Pci campano e che s’incentra tutta sulla figura di dirigente politico di Salvatore Paolino. “Gridavamo né America né Russia, avanti Italia”, evoca Giuseppe Liuccio. L’invasione d’Ungheria del 1956 lo convince a tornare nell’alveo socialista. E’ il periodo che Paolino dirige a livello provinciale la Lega delle Cooperative e poi l’Alleanza dei Contadini. Dal 1956 al 1960 è di nuovo sindaco a Capaccio quando riesce a rimettere d’accordo i comunisti e le due diverse anime socialiste. Si trasferisce a Salerno con tutta la famiglia e va a misurarsi nel più ampio scenario politico provinciale. Qui è i fondatori e gli animatori del circolo culturale “L’incontro” e poi del “Circolo Democratico”, insieme a Feliciano Granati, Tullio Lenza, Abdon Alinovi, Pino Lanocita, Roberto Visconti ed Ennio D’Aniello. E’ amico del poeta Alfonso Gatto e di Mario Carotenuto, che volle regalargli un suo ritratto. C’è un periodo dove si misura anche con la gestione di una libreria e di una galleria d’arte. Fonda e dirige giornali come “La sinistra”, “Il Sele” e “Tribuna Meridionale”. Insomma, non è un “totus politicus”, così come Benedetto Croce disse di Togliatti. Da assessore provinciale ai lavori pubblici s’impegna allo spasimo per la costruzione del ponte sul fiume Sele e per quello sul fiume Sammaro, ancora oggi considerato uno dei più ardimentosi dell’ingegneria italiana, che ha collegato gli Alburni con la Valle del Calore, Roscigno con Sacco. Spesso lo si incontrava a passeggio per il corso, con eleganti completi e camicie inamidate con cravatta. Un gentiluomo elegante d’altri tempi, riservato ma sempre disponibile al dialogo. Nella sua casa di Salerno amava ricevere i vecchi amici di Capaccio, e rievocare i suoi i manifesti politici di propaganda elettorale stampati sulla grande carta azzurra di maccheroni di Torre Annunziata che oggi una rarità per i collezionisti. E per pagarsi quei manifesti da galantuomo qual era sempre stato, aveva venduto le sue proprietà terriere. Un politico d’altri tempi. “Questa piana rivedrà presto tornare le sue rose celebrate”, scrive il poeta Giuseppe Ungaretti, che da questa parte passa nel 1932. Le rose ancora non le abbiamo recuperate ma il passo per stare in linea con la storia è il vero filo della narrazione di questo libro di Paolo Paolino.

  ORESTE MOTTOLA  orestemottola@gmail.com

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01 Giu 2013

Storie di lupi scritte da un meccanico di Sicignano. L’opera di Francesco Monaco

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Nessuno slogan meglio di “Alburni, profumo d’origano e ginestra” riesce a rendere gli incanti della montagna che segna i confini tra Piana del Sele e Vallo di Diano. L’abbiamo trovata, questa saporosa ed odorosa descrizione, nel libro di Francesco Monaco, “Storie di lupi”, edizioni “Stampa Editoriale”, 60 pagine, 10 euro. “Da questa natura così selvaggia il bosco generava lupi, e la società contadina generava i Briganti”, scrive Monaco, un meccanico sessantenne con la passione della storia moderna della sua terra. Una storia che sconfina spesso nel mito. Come quello di Passannante, celebre cacciatore di Sicignano, che ammazzando l’ultimo orso in circolazione da quelle parti, consentì al lupo di diventare il padrone incontrastato del bosco. Il lupo come metafora, perché come canta Eugenio Bennato: “’o vero lupo ca magna e criature è u piemontese c’amma caccià”. E’ l’humus dell’unica guerriglia contadina delle nostre parti, il brigantaggio, che per noi affonda nelle regole della “spartenza” tra contadini e proprietari terrieri che fissavano a “10 a 2” le parti nella divisione dei raccolti e dell’allevamento degli animali. Da qui venne fuori Gaetano Tranchella: “Di carattere forte, bella presenza e avventuriero”. Il suo punto di forza fu nella conoscenza di questa montagna, del fiume Calore e del bosco di Persano: “era inaccessibile per i gendarmi che non conoscevano quei luoghi”. Quando li fece conoscere invece un viandante londinese, Richard Keppler Craven con “On the road near Sicignano”, lungo la strada vicino Sicignano, si chiama il dipinto, del 1818, che raffigura il panorama di Sicignano, oggi è esposto in una dei migliori musei di Londra, i distratti piemontesi non vi fecero caso. Se li ricordano invece a Scorzo, luogo di locande frequentate finanche da Cicerone, quando – sospettati dare aiuto ai briganti – furono deportati a Zuppino e le loro case furono oggetto di saccheggio. Testimonianze di quel mondo ancora oggi sopravvivono nella gastronomia di ristoranti ed agriturismi come il “Sicinius” di Felice Colliani, erede della taverna di “Messer Giacomo” avamposto d’osservazione per resistere ai malintenzionati, con o senza divise, portavano offesa alla gente che viveva alle pendici di “Albus”, la montagna sacra.

 

 

Oreste Mottola  orestemottola@gmail.com

 

 

 

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