Archive for Agosto 2012

30 Ago 2012

Si, io mi ricordo – un mio personale blob

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“Zia” Teresa Arietta e la Foresta. Nel mese di settembre faceva celebrare una Messa per i caduti del 1943 che vide riversi nel vallone della Foresta. E poi suoi racconti dei briganti, con l’indicazione dei loro discendenti, dei terribili misfatti nella zona del Convento nel suo periodo di decadenza, prima del 1928, e poi le ricette per guarire con le erbe del bosco i malanni. Era convinta che fossi io, quando avevo intorno ai vent’anni, ad illudere alcune ragazze. Capiva tutto, zia Teresa, tranne quest’ultimo capitolo. La realtà, già allora, era diversa.


Il mio bisnonno Domenicantonio Di Marco, che veniva dal Cilento, che amò l’America e l’anarchia. L’unico non prete a possedere una Bibbia che conosceva benissimo. E “suppontato” Vito i suoi figli li volle chiamare Alessandro, Adelina, Alberigo, Amerigo ed Alberigo. Tutti con l’inizale “A”. Un solo figlio lo seguì: Alessio, Antonio e Adelina. Avveniva nell’Italia dei primi due decenni del Novecento. Ai tempi era una singolarissima forma di anticonformismo. Oggi si scelgono i nomi suggeriti dalle mode televisive.


Gerardo Fasano ed il suo modo di domare da fuoriclasse del surf, la vita collettiva in un paese come è il nostro. Altavilla lui se l’è respirata tutta. La fabbrica, il frantoio e la farmacia. I boschi per i funghi ed il fiume per la pesca. Poi la piazza e le cuzzupiglie con gli amici. E’ un vero colto con i molto presunti tali, buono e popolare con gli indifesi. Ama ache il gossip, però quello che strappa un sorriso e non graffia la faccia dei malcapitati. Fortunate le donne che stanno nelle tue giornate.


Franco, Germano, Rosario ed ancora Franco. E Piero. Alla rinfusa: sono stato compagno di banco dell’uno, ho avuto tante dimostrazioni d’amicizia dagli altri e di un altro ancora sono stato compagno di “formidabili quegli anni” di quando vedevamo il mondo solo in bianco e nero ma io stavo con quelli che lo preferivamo rosso, non troppo però. Restiamo ancora amici, come lo eravamo ai nostri tempi delle mele. Nessuno più di me sarà contento se avrete il successo che sperate. Nella piazza Castello c’è l’officina delle mie sconfitte dalle quali vi ho tenuto doversosamente lontano.


Sì, io mi ricordo. Anche “Lisa dalle vesti trasparenti” versi di un amico che alla fine degli anni Settanta voleva sfondare come cantautore: un po’ Lolli ed il resto… Baglioni. Gerardo sa di chi parlo.

Mi ricordo bambino con i tagli alle dita per via di una scatoletta tipo Simmenthal che volevo apririmi durante una festa di S.Antonio. Inutile dire che era la prima volta che ne potevo comprare una da solo su di una bancarella…


I racconti che mi hanno fatto querce e lecci del bosco della Foresta. Le mille storie dello “Scivolaturo” sono lì. Di briganti o di amori più o meno di contrabbando, l’anima romantica di Altavilla vivente tutta da lì. Con più esagerazioni che realtà. E poi una fontana… come quella dei Franci dove se ne bevi l’acqua nel paese ci resti… da decenni l’acqua non è potabile.


Ci sono domeniche che vorrei non aver mai fatto il mestiere che faccio. Con gente che ti rimprovera per cose che non hai scritto e che loro non hanno mai letto. Però gliele hanno raccontate. Sotto non c’era la tua firma. Ma che importa…sono arrabbiati e ti tengono il broncio. E nel frattempo nel bar dove prendi il caffè entra uno del quale veramente non hai potuto scrivere … bene.


Giumentari o butteri, che li vogliano chiamare è dal mio paese che vengono i migliori cow boy di Persano. Che si misero in tasca i butteri maremmani che fecero mordere la polvere agli uomini di Buffalo Bill. Altavillesi, come i più bei meloni d’Italia. Tutto perso, finanche la memoria.


Mi ricordo di Giovanni Giello, fondatore della sezione del Pci, che si arrabbiò quando io, pur ventenne contestatore, da sinistra, dei comunisti “ortodossi”, proposi – era il 1980 o giù di lìdi dare vita ad una lista civica. “Lo fa la Dc, facciamolo anche noi” fu il mio ragionamento.

L’aspirante cantautore un po’ Baglioni e tanto Lolli era Attilio Senatore, il giovane però, che oggi fa il bidello. Le montagne di Magliano Vetere, Attì te le ricordi? Io, sì. Ma mai mi sono fermato a rimirarle.

Ricordo di essere uscito a pezzi da alcune complicate storie d’amore perché di un paio di ragazze ho scoperto dopo diversi anni di non volerle perdere. Loro però già si erano scocciate di me. Lo diceva Aristotele: “Certe cose si capiscono solo alla fine”.

Nella mia vita molti giorni sono stati lunghissimi. E ringrazio Marina che c’era sempre.

Si parlava di donne, lontananze e sogni nelle lunghe passeggiate con Piero. Molti pensavano che ordissimo congiure ed altri che semplicemente stavamo a perdere tempo.

Ricordo com’era l’aula del mio primo giorno di scuola e la maestra che teneva a bada una quarantina di bambini e ragazzi delle vituperate pluriclassi dove ho imparato a leggere, scrivere e a non far di conto. Quest’ultima lacuna non l’ho mai colmata.

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Sì, io mi ricordo

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26 Ago 2012

Quando i film veri si giravano tra Agropoli, il Cilento e Paestum. Di Ernesto Apicella

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Quando Agropoli era un Set Cinematografico
(Pubblicato il 23/08/2012 alle 21:46)

Gli anni ’60 -’70 del XX sec. saranno ricordati dagli agropolesi anche per i film internazionali girati e per i numerosi ed importanti attori che soggiornarono negli alberghi di Agropoli. In quei 20 anni si era creato un triangolo d’oro per le Major internazionali comprendente :Agropoli, Paestum e Palinuro. Tre location ideali per girare film storici e di azione. Agropoli, anche per la sua centralità, era l’unica delle tre a disporre di alberghi di buona qualità. 

Per cui le troupe cinematografiche alloggiavano per settimane nei nostri alberghi, per la gioia degli agropolesi e dell’economia locale. Il primo film ad essere girato fu nel 1960 : Il Segreto di Montecristo (The Treasure of Monte Cristo – The secret of Monte Cristo).Una produzione G.B. per la regia di Robert S.Baker e Monty Berman. Con la partecipazione di Rory Calhoun,Gianna Maria Canale,Patricia Bredin etc. Sull’isola di Montecristo giungono numerosi avventurieri alla ricerca di un tesoro nascosto. Tra attentati,duelli, amori ed intrighi il tesoro si perde nel mare. I set furono scelti tra Agropoli,Giungano,Trentinara, Paestum e Palinuro. Numerosi i giovani agropolesi che per settimane lavorarono come comparse. Una esperienza indimenticabile. Si divertirono,guadagnarono qualcosa ed instaurarono un bel rapporto di amicizia con la troupe.

Manifesto – Archivio storico Ernesto Apicella

Giungano scena del film – Archivio storico Ernesto Apicella

Gianna Maria Canale con giovani agropolesi – Archivio storico Ernesto Apicella

Nel 1961(uscirà nelle sale cinematografiche nel 1963) si girò il kolossal mitologico : Gli Argonauti (Jason and the Argonauts).Anche questa una produzione G.B. per la regia di Don Chaffey. Gli attori principali Todd Armstrong, Nancy Kovack, Gary Raimond,etc. Il Mito di Giasone e degli Argonauti alla ricerca del Vello d’Oro. In questo film per la prima volta furono usati degli effetti speciali elaborati per ben due anni da Ray Harryhausen . Anche per questo film la troupe partiva da Agropoli,con numerose comparse locali,alla volta dei set di Paestum e Palinuro.

 

Manifesto – Archivio storico Ernesto Apicella

Scene del film con comparse agropolesi – Archivio storico Ernesto Apicella

Paestum – Archivio storico Ernesto Apicella

 

Nel 1966 furono girate tra Agropoli e Paestum alcune scene del film: Il Marinaio del “Gibilterra”( The sailor from “Gibraltar” ). La regia era di Tony Richardson con un cast di attori eccezionali che fece la gioia dei giovani agropolesi di quel tempo: Jeanne Moreau, Vanessa Redgrave, Orson Welles, Arnoldo Foà, Trevor Howard, etc.Il film racconta la storia di due giovani che si incontrano in Italia,si innamorano,ma la ragazza è tormentata da un amore precedente. La presenza di tanti attori famosi provocò ad Agropoli un notevole clamore.

Locandina – Archivio storico Ernesto Apicella

Arnoldo Foà con giovani agropolesi – Archivio storico Ernesto Apicella

Night  U’Saracino serata danzante con Jeanne Moreau,Vanessa Redgrave e la troupe – Archivio storico Ernesto Apicella

Nel 1970 fu la volta del film: Scipione detto anche l’Africano. Una produzione italiana per la regia di Luigi Magni con Marcello Mastroianni,Vittorio Gassman,Silvana Mangano,Turi Ferro, etc. Alcune scene del film storico furono girate tra Punta Licosa, Torre S.Marco e Paestum.


Locandina – Archivio storico Ernesto Apicella

Scena girata a Paestum – Archivio storico Ernesto Apicella

Il regista Luigi Magni con Marcello Mastroianni e Silvana Mangano – Archivio storico Ernesto Apicella

Nel 1976 sbarcò ad Agropoli Roger Moore con il film : Gli Esecutori . Una produzione italiana per la regia di Maurizio Lucidi con Roger Moore, Stacy Keach, Ivo Garroni e l’agropolese Ennio Balbo. Unastoria di mafia che si svolge tra l’America e la Sicilia. Grazie all’interessamento di Ennio Balbo le scene siciliane si girarono tra Agropoli e Paestum. Appassionata la partecipazione degli agropolesi ad alcune scene che si svolsero in corso Garibaldi. Ricordiamoci con piacere che Roger Moore in quegli anni era già l’Agente 007 di “Vivi e lascia morire”, 1973 e “ L’uomo dalla pistola d’oro”,1974.

Locandina – Archivio storico Ernesto Apicella

Agropoli,Roger Moore in corso Garibaldi – archivio storico Ernesto Apicella

Hotel Carola, Roger Moore in una scena dfel film – Archivio storico Ernesto Apicella

L’attore agropolese Ennio Balbo – Archivio storico Ernesto Apicella

THE END

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25 Ago 2012

In B. Bamonte, verso un esordio insperato a 28 anni. Originario di Roccadaspide

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Fonte: Daniele Zandoli per Il Resto del Carlino

© foto di Marco Rossi/Tuttocesena.it
Finalmente si comincia. O almeno, gli altri cominciano: ieri sera l’anticipo della prima giornata di B, oggi sempre in notturna nove incontri. Al Cesena, come si sa, tocca il posticipo del lunedì sera (20,45). Non ci sono vantaggi a giocare quando gli altri stanno già riposando da due giorni, ma un briciolo di orgoglio sì: Cesena- Sassuolo è reputata uno dei due big match di giornata. Differenza non marginale rispetto alla scorsa stagione. Sarà l’esordio nel Cesena di un sacco di gente, praticamente di tutti, salvo Ravaglia e Graffiedi, quest’ultimo in bianconero una dozzina di anni fa. Sarà il battesimo anche di alcuni che la serie B sinora l’avevano vista solo in televisione. Fra questi i giocatori portati da Nicola Campedelli dalla sua avventura al Bellaria. Turchetta e Bamonte in particolare, ma anche Lapadula, purè lui passato dalla Seconda Divisione alla serie B. Ancora non si sa chi giocherà contro i modenesi. Difficile Turchetta, mentre Lapadula è in ballottaggio con Graffiedi. Bamonte, dal canto suo, dovrebbe scendere in campo da subito, dopo aver smaltito in fretta l’acciacco rimediato in Coppa Italia con la Pro Vercelli. Campedelli non pare intenzionato a optare per Ceccarelli (sempre in procinto di partire) come laterale basso di destra. Toccherà quindi a questo salernitano non più giovanissi- mo (è del 1984), che sente il profumo del calcio che conta con un certo ritardo, dopo avere passato lunghe stagioni fra i dilettanti. Per lui il tecnico stravede. Di Gianluigi Bamonte piace la determinazione a dimostrare che vale il doppio salto e piace che abbia fame, consapevole che questa è la chance della vita. Non sarà facile passare dalla Lega Pro al Manuzzi, ma ormai il ghiaccio è rotto, anche se un malanno gli ha permesso di respirare l’odore della Mare solo per pochi minuti. Ha  davvero fatto tanta gavetta, Bamonte, prima di questa opportunità. Sette anni di sene D (Faen- za, San Lazzaro, Chiari, Riccione, Cervia e Tritium). Poi al Cesenatico persino in Eccellenza, però è lì che scatta uno di quei momenti importanti nella vita di un calciatore: l’incontro con Nicola Campedelli. Il tecnico se lo porta al Bellaria in Seconda Divisione (62 partite in due stagioni con tre gol) per il primo salto importante nella carriera del terzino, finalmente fra i professionisti. E ora il balzo in B. Adesso sarà il campo a dire se questa bella favola si avvererà. In fin dei conti esistono esempi eclatanti nella storia del calcio italiano, a cominciare da quello di Moreno Torricelli, che passò dalla Caratese in serie D alla Juve, o quello del ‘mitico’ Renato Villa, che saltò dall’Orceana (C2) al Bologna in B e poi in A. Nel Cesena la storia meravigliosa fu quella di Battista Festa, che lavorando da muratore portò la Pergolettese dalla Prima Categoria alla serie D, prima di passare al Modena in B e poi al Cesena dal 1971 al 76 con due anni in B e tre in A.

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25 Ago 2012

Piaggine. Salva i boschi del Cervati. Adotta un albero

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COMUNE DI PIAGGINE: Adotta un albero, salviamo il bosco

ricevo e pubblico volentieri da GILDA PETRONE

 

 

 

Il massiccio del monte Cervati (1898 m..s.l.m.) e le montagne che lo circondano  hanno costituito da sempre una grande risorsa economica ed un’ attrattiva naturalistica e paesaggistica per i turisti amanti della montagna, è per questo che il Comune di Piaggine (Sa) ha deciso di rinunciare parzialmente al taglio degli alberi di alcune particelle boschive ( n. 49,51,55,57 e 58 ).

I piani di taglio avevano ottenuto il parere favorevole dell’Ente Parco del Cilento e Vallo di Diano, dello Stapfs di Salerno, della Comunità Montana, nonché della commissione regionale e sia le vecchie amministrazioni che la nuova avevano deciso di effettuarli.

Con delibera del 14/06/2012 la giunta comunale di Piaggine , su proposta del Sindaco,  aveva deliberato  di provvedere ad effettuare l’asta per il taglio il giorno 3 luglio 2012.

Da tale vendita il comune avrebbe dovuto ricavare le seguenti somme  che sarebberoservite a risanare leggermente le finanze disastrate del Comune .
particella 49 euro 14.900,00
particella 51 euro 37.250,00
particella 55 euro 46.250,00
particella 57 euro 34.600,00
particella 58 euro 14.600,00

Tempo addietro, in occasione di un precedente taglio, molte persone ed associazioni ambientaliste avevano mostrato il proprio disappunto  recandosi nel bosco per protestare  e pubblicando molte foto  a sostegno delle loro tesi.
Alcuni cittadini di Piaggine, in una pubblica assemblea, avevano proposto di mettere in atto l’iniziativa di adottare gli alberi per far fronte alla necessità del Comune di reperire fondi.

Oggi apprendiamo che la giunta comunale,  in considerazione del fatto che il prorio territorio è ricoperto da alcuni boschi di notevole pregio e sostenendo la necessità di conservare l’habitat naturale della flora e della fauna, ha intenzione di promuovere “iniziative di mantenimento del patrimonio boschivo, consentendo a singoli o associazioni di dare un contributo per la conservazione del medesimo, riducendo il numero di alberi da sottoporre a taglio colturale”

Il Comune pertanto ” decide di realizzare il progetto Adotta un albero, salviamo il bosco” e ” in base ai contributi, si impegna a mantenere gli alberi per dieci anni salvo il taglio che si rendesse necessario per cause naturali o di salute degli stessi”  

Restiamo in attesa di leggere il progetto.

Pubblicato da 14:41

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09 Ago 2012

ALTAVILLA: Addà passà a nuttata

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Questo è un atto di dolore di un altavillese Io userò le parole. Solo quest’ arma posseggo. Mi riprometto di non esagerare, spero.  Non vedo il senso di inanellare l’ennesima polemica. Non ci rendiamo conto di essere un paese più di altri fortunato, baciato dagli dei e quasi bistrattato dagli uomini che lo abitano. Non siamo ai livelli della vicina come Capaccio che ha tutto di serie A: panorami, terreni, archeologia e mare. E poi si balocca con il premio Charlot che fa rivoltare nella tomba Chaplin Ma neanche come i paesi alle nostre spalle che quanto mai dimenticati e destinati alla desertificazione umana e demografica. Altavilla ha discreti patrimoni di storia, arte e cultura.  Un’economia sana fatta di settore primario. I fondamentali sono a posto. Un’aurea mediocritas  utile per non guadagnare le attenzioni di un’opinione pubblica metropolitana. Sì fino a ieri non facevamo notizia: la collina e la piana là stavano, con le bufale e le mozzarelle. Cruccio nostro il melone che di Altavilla più non è. Ci vedevano a occhio nudo lassù sulla collina a guardia della Piana del Sele, a giusta distanza dalle popolose Eboli e Battipaglia e da quel Cilento vero e proprio che tenta ogni anno, senza riuscirci, di diventare modaiola attrazione per chi sta nell’Agro, Salerno e Bellizzi.
Qualcosa ancora ci mancava. Insomma, ci voleva l’inverosimile di uno scenario da “Peccatori di Peyton Place”. Ci siamo scoperti così coinvolti, come cantò De André nel ’68, “anche se voi vi credete assolti / siete lo stesso coinvolti”. Le locandine dei quotidiani ci hanno indicato al pubblico ludibrio.  Ne abbiamo sofferto profondamente. La nostra quiete, la nostra moralità, quelle cose delle quali insieme con la mozzarella, andavamo orgogliosi sembravano essersi polverizzate. Per la verità da diversi anni questo paese mostrava segni d’inquietudine ma per ogni cosa c’era una giustificazione e si tirava avanti. Un omicidio ancora avvolto nel mistero, qualche desaparecido o forse no, piazze dove c’è chi vede lo spaccio e chi solo ubriachi eppure nelle operazioni di polizia e carabinieri più di un nome di un paesano vi ricorre. Solite storie del chi vede il bicchiere mezzo e mezzo vuoto, tra gli apocalittici e gli integrati, tra quelli di sopra e quelli di sotto. Copione solito, insomma. Poi il botto. Storie di gravi violenze in famiglia. E di disagio sociale che si trasforma in cronaca nera. Storie conosciute da tutti ma mormorate badando a non farsi sentire, considerate il dazio alla “civiltà”. Troppe famiglie giovani sfasciate, droghe leggere a go a go, l’alcol a fiumi e le macchinette mangiasoldi. Altavilla è in Italia, confina nei fatti anche se non amministrativamente con le grosse e inquiete cittadine della Piana del Sele. Dulcis in fundo, c’è anche qualche episodio – che andrebbe adeguatamente illuminato – di zona “grigia” nei fatti dell’economia .

Di fronte a questo evidente collasso sociale a nessuno è consentito voltarsi dall’altra parte. Guai a dire se la veda il sindaco, ci pensi il prete, i marescialli dei carabinieri e i vigili urbani, finanche i giornalisti e gli insegnanti. C’è una piccola parte che ci tocca senza esclusione e la ricetta è quella che vede l’asticella dell’etica più alta per tutti, dai consiglieri comunali ai gestori dei bar.

Per passare ‘sta nuttata può aiutarci molto lo sport che deve ritrovare la sua radice popolare. Quelle discipline cosiddette minori, abissalmente lontane dai fasti calcistici, che hanno momenti di gloria senza richiedere investimenti economici che non ci possiamo permettere. Nomi apparentemente sconosciuti che ci regalano esempi di vita grazie a prodezze fisiche inusitate. Campioni di sacrificio. Nello sport come nelle altre attività dove chi studia e ha talento dev’essere premiato, anche se non è nato nella famiglia giusta. Se riusciamo a offrire questi esempi ai nostri giovani questo paese può ritrovare quelle caratteristiche che i nostri vicini ci hanno sempre riconosciuto: popolo di lavoratori e di gente perbene. Le poche mele marce vanno gettate e  velocemente dal paniere.

 

Oreste Mottola

*giornalista  

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09 Ago 2012

Il mio ricordo di Lello Rago. Amico, intellettuale impegnato e maestro

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Lello, come lo chiamavamo tutti noi che lo frequentavamo,  ci teneva a raccontarsi da sé, ma in questa scelta non c’è mai stato un briciolo di vanagloria ma solo l’attribuire il giusto valore alle sue scelte, soprattutto culturali, e l’interesse a che venisse restituita tutta intatta la sua visione dl mondo : “Raffaele Rago  [è lui che scrive] vive a Battipaglia. Critico e revisionista storico, da sempre palese antagonista degli studiosi di regime, concentra la propria attenzione soprattutto sulla  maltrattata storia dei Borbone, la rivoluzione napoletana del 1799, sul fenomeno del cosiddetto “brigantaggio”,  sull’emigrazione e sulle innumerevoli “patriottiche inesattezze” riguardanti l’unità d’Italia che ancora abbondano imperterrite nei libri di storia… Ha pubblicato libri di poesie e di narrativa per la scuola. Collabora con la rivista “Il Postiglione” e il periodico battipagliese di politica, costume ed attualità “News Controcorrente”. Lello, un battipagliese a tutto tondo, e della città nata intorno al Tusciano era lo storico e il cantore: Eccovi un esempio: “O Battipaglia sei una città morta anche se la gente grida e strilla, nessun t’ascolta vivi sola ed abbandonata, come ai tempi dei Piemontesi, che anticiparono le tue pene. Non vivi più serena, come re Ferdinando II un tempo volle ed ottenne…”. Raffaele Rago, “Parole in fila” – Vol. I). Degli intellettuali non aveva le cupezze e le alterigie. Per Michele Nigro, il creatore di Nugae, giovane intellettuale nostrano e suo amico: “Cordiale come sempre, scherzoso, disponibile, umano e fraterno”. Sì, così lo ricorderemo, per sempre. E con quel “’Uagliò” con cui ti apostrofava e riportava alla pari un rapporto che prescindeva dall’età, titoli di studio altro o dalle convinzioni ideologiche. Io ero piuttosto “tiepido” sui suoi entusiasmi per il brigantaggio o i Borboni. Non me ne voleva. Forse perché convenivo con lui su altre cose: un esempio è il contributo decisivo del fascismo alla bonifica della Piana del Sele (al netto dell’ideazione di Arrigo Serpieri) o sulla necessità di conoscere i fondamentali studi sulla nostra zona effettuati nei primi anni Cinquanta dal lucano Rocco Scotellaro. O l’interesse per le comprese e la storia delle grandi aziende agricole della Piana del Sele. Venne personalmente nel mio paese, insieme con il compianto Carmine Gioia, per invitarmi a collaborare con l’emittente televisiva Telelibera Battipaglia. Mi scelse, l’ho voluta sempre pensare così, per la comune condivisione della necessità di impadronirci delle nostre radici storiche. “Raffaele era generoso: tra un caffè al chiosco di Piazza della Repubblica a Battipaglia e una passeggiata in centro, tra una conversazione dotta e un aneddoto divertente, non dimenticava mai – scrive Michele Nigro – di regalarmi una pubblicazione storica interessante, la copia di qualche periodico, degli appunti preziosi riguardanti la storia di Battipaglia o del Meridione, o semplicemente una risata allegra”. E poi il punto fermo: la rivalutazione del periodo borbonico. Di me diceva di dovermi tenere sotto controllo perché subivo il fascino dei giacobini della rivoluzione partenopea del 1799, dei rivoltosi antiborbonici dell’Ottocento e fors’anche della massoneria.  Insegnava, ma non lo faceva pesare, Lello. Un singolare agitatore politico per amore di una verità storica. C’è poi il poeta. La poesia di Rago, fatta di piccole cose, esalta la visione del particolare rifiutando sia le vaste e complesse architetture, la ricerca di un tono alto e di un linguaggio indeterminato e stilizzato. Una poesia utile, mai aulica. Diviso tra Campagna e Battipaglia per via di vicissitudini familiari legati alla sua fanciullezza ha poi valorizzato quest’aspetto aprendo il suo orizzonte ideale all’intero Sud. Da meridionale Lello Rago aveva la passione, la voglia di rivalsa non per sé ma per la sua gente, e tanta simpatia. Una persona perbene e amabile.

Oreste Mottola orestemottola@gmail.com

LA RIPRODUZIONE A STAMPA DEV’ESSERE AUTORIZZATA DALL’AUTORE

 

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