Archive for Giugno 2011

30 Giu 2011

DA SANT’ARSENIO SOSTEGNO AL FOTOVOLTAICO E INCENTIVI PER GLI IMPRENDITORI DELL’AREA PIP I progetti in due delibere approvate dal Consiglio comunale

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Il Comune di Sant’Arsenio fa partire il suo programma di rispetto ambientale ed efficienza energetica con l’approvazione di un progetto per favorire l’utilizzo di energia solare: saranno infatti concessi degli incentivi a famiglie e aziende che realizzeranno impianti fotovoltaici sulle abitazioni o sugli stabilimenti produttivi.

In base a una delibera che il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità, sono previste

riduzioni degli oneri di concessione del 5% per ogni Kw di potenza prodotta in riferimento a permessi rilasciati entro il 30 maggio 2012; dopo tale data la riduzione è del 5% per ogni Kw di potenza prodotta in più rispetto al minimo previsto dalla legge.

Per quanto riguarda l’aspetto economico degli incentivi, la Bcc Monte Pruno di Roscigno e Laurino si è detta disponibile alla stipula di convenzione per concedere un tasso agevolato in favore dei cittadini che faranno richiesta di prestito.

“L’amministrazione comunale – ha detto il sindaco di Sant’Arsenio, Nicola Pica – è fortemente intenzionata a realizzare un forte programma di risparmio energetico, non solo per una questione di puro rispetto dell’ambiente che consegneremo ai nostri figli e ai nostri nipoti, ma anche per far fronte con investimenti concreti alla crisi economica in cui versa il nostro Paese, e nonostante i tagli imposti dal governo agli enti locali”.

L’amministrazione comunale ha poi previsto l’ampliamento dell’area industriale di Sant’Arsenio e una riduzione degli oneri posti a carico dei concessionari dei lotti per “rendere attrattiva l’area e favorire l’insediamento di nuove attività  - ha aggiunto Pica – in modo da creare un valore aggiunto per gli imprenditori, vista soprattutto la particolare congiuntura economica che tende a scoraggiare gli investitori privati”.

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28 Giu 2011

Un’idea per lo sviluppo locale: azzerare il costo del denaro

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Osimo azzera il costo del denaro

Il Servizio di Comunicazione per gli Eventi Culturali destinato ai giornalisti ed alle redazioni   

Iniziativa controtendenza di un Comune marchigiano che si assume per tre anni, l’onere in conto interessi su investimenti di imprese, attive o da attivare, sul suo territorio, con privilegio a donne e giovani.

Il sindaco Simoncini : “Con 50 mila euro all’anno messi a disposizione dal Comune di Osimo  per 3 anni, si avvia un moltiplicatore capace di mobilitare anche 3 milioni di investimenti sul territorio

Osimo (An) . Presentazione ufficiale il 29 giugno 2011, alle 21,30 , ad Osimo in provincia di Ancona, nella Sala dell’ASTEA in via del Guazzatore, del Progetto promosso dall’Amministrazione Comunale per sostenere la  ripresa delle imprese locali. Il Comune di Osimo ha destinato nel bilancio di previsione 2011, e così per gli anni 2012 e 2013, un fondo da 50 mila euro per l’erogazione di contributi in conto interessi alle piccole e medie imprese.

Potranno accedere ai contributi le piccole e medie imprese anche se non ancora costituite.

Il contributo conto interessi sarà riferito a finanziamenti per investimenti di durata non superiore a 60 mesi di importo compreso fra i 20 mila e i 100 mila euro  concessi dal 1/1/2011. Il contributo riconoscibile in conto interessi dal Comune di Osimo è pari al 5% del finanziamento, fino al massimo di 5 mila euro. Interessanti anche i settori specifici ai quali questa amministrazione rivolge lo sguardo: sono infatti ammissibili al contributo gli interventi di finanziamento finalizzati a:

-      Acquisto brevetti, realizzazione marchio aziendale, realizzazione sito web, realizzazione di sistemi di qualità e/o ambientali, certificazioni qualità e/o ambientali.

-         Spese per opere murarie ed assimilabili relative ad interventi di ristrutturazione e ammodernamento di locali.

-         Acquisto impianti specifici, macchinari e attrezzature, compresi gli arredi.

-    Sistemi informativi integrati per l’automazione, impianti automatizzati o robotizzati, acquisto di software per le esigenze produttive e gestionali dell’impresa.

-         Investimenti atti a consentire che l’impresa operi nel rispetto di tutte le norme di sicurezza dei luoghi di lavoro, dell’ambiente e del consumatore e tra questi, investimenti specifici volti alla riduzione dell’impatto ambientale, allo smaltimento/riciclaggio dei rifiuti e alla riduzione dei consumi energetici e/o idrici.

Una volta tanto tutti contenti, visto che anche i rappresentanti delle associazioni di categoria  hanno riconosciuto al Comune di Osimo  la bontà e l’utilità dell’intervento proposto.

E così il 29 giugno firmeranno il protocollo d’intesa con l’Amministrazione Comunale: Confindustria Ancona, Confcommercio Ancona, CNA Ancona, Confartigianato Ancona, Confapi, Collegio Costruttori edili, Ascomfidi, Confidi, Cooperativa Artigiana Rabini, Fidimpresa Marche.

Per Informazioni:

Luca Falcetta – Addetto stampa  346.0025557

Segreteria Sindaco Comune di Osimo  071.7249221 – 271 – 300

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21 Giu 2011

I padri del Novecento perduti e dimenticati: Geni sfortunati. Tesla, Majorana, Oppenheimer: destino tormentato e misterioso per gli scienziati che con le loro idee innovative hanno cambiato il mondo.

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Robert Oppenheimer Riusciranno le indagini clamorosamente riavviate nei giorni scorsi a sciogliere il mistero che da settanta e più anni avvolge la scomparsa di uno dei padri della fisica, Ettore Majorana? Lo sperano gli storici e non solo. Certo è che Majorana, considerato da scienziati del calibro di Fermi il più dotato della sua generazione, non è l’unico genio della sua epoca finito in modo misterioso o tragico. Basti pensare al grande Nikola Tesla, padre dell’energia elettrica, morto negli anni Quaranta considerato, praticamente pazzo. Tesla, nato in Serbia nel 1856, fisico, ingegnere, padre della conoscenza scientifica dell’energia elettrica, studioso precocissimo e di altissimo livello, arrivò poco più che trentenne negli Stati Uniti, era il 1884, dove fondò una sua società per l’utilizzo dell’elettricità. Capì subito che il futuro era nella corrente alternata (e non in quella continua), progettò e costruì i primi motori elettrici lavorando con Thomas Edison e George Westinghouse. Lui, Nikola, probabilmente li batteva come genio, ma era sregolato, molto poco diplomatico e, per molti, troppo avanti con le sue conoscenze. Si ritrovò più volte senza lavoro: dovette spesso arrangiarsi facendo l’operaio. Candidato al Nobel per la Fisica nel 1915 morirà nel ’43, solo e considerato malato di mente. Una sorte migliore, ma non troppo, toccò al grande Antonio Santi Giuseppe Meucci, fiorentino di nascita, scelse di emigrare in America dove giunse a 37 anni. Era un genio, Antonio Meucci e, ormai, è riconosciuto come il padre del telefono. Ma se come scienziato era eccezionale, come amministratore di se stesso era una catastrofe. Spesso in bolletta non ebbe la possibilità di registrare alcune sue invenzioni e si trovò impegolato in una causa contro Alexander Graham Bell, che affermava invece di aver inventato lui il telefono. Meucci perse la causa contro Bell. La giustizia gli diede torto, ci penserà poi la Storia a restituirgli i meriti che gli spettano. Molto più vicino ad Ettore Majorana, per settore di studi, fu Julius Robert Oppenheimer, il padre della bomba atomica e, per un pacifista come lui, già questo titolo, che seguirà per sempre il suo nome, ha il suono di una condanna. Oppenheimer, figlio di genitori ebrei tedeschi emigrati negli Stati Uniti, si laureò in Fisica ad Harvard nel 1925. Sentì subito il bisogno di ricollegarsi a quell’Europa nella quale erano le sue radici. Viaggiò fino alla celebre Università di Gottinga, lavorò con Born e Pauli alle teorie della fisica quantistica. Ma l’aspettava al varco qualcosa di ben meno teorico: nel 1942, nel pieno della Seconda Guerra mondiale, il governo degli Stati Uniti lo chiamò a dirigere il Progetto Manhattan. Si trattava dell’enorme, segretissimo piano per costruire la prima bomba atomica. Chissà, forse Enrico Majorana scomparve proprio per evitare di trovarsi a dover fare una scelta del genere. Oppenheimer non si tirò indietro e il suo genio partorì, insieme ai grandi fisici che coordinava, il primo ordigno nucleare. Ma, tormentato dai suoi ideali e dalla coscienza, nel Dopoguerra, come presidente del Comitato americano per l’energia atomica, si oppose alla costruzione della bomba all’idrogeno. Fu accusato di essere comunista, processato e condannato a non avere più accesso quei segreti atomici che lui stesso aveva contribuito a svelare. Del professor Ettore Majorana si perse ogni traccia la sera del 27 marzo 1938. Era imbarcato su un piroscafo tra Palermo e Napoli. Qualcuno disse che il fisico, ormai giunto al segreto della bomba atomica e per timore che finisse in mani sbagliare (allora in Europa comandavano Hitler e Mussolini), si tolse la vita. Altri sostengono che si limitò a cambiare identità. Di certo era un prodigio del calcolo mentale e uno dei massimi fisici teorici. Ma il genio porta responsabilità che, alle volte, possono apparire insostenibili.

Antonio Angeli

02/04/2011

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21 Giu 2011

1943, le nostre vittime dei bombardamenti americani

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Domani, martedì 21 giugno, dalle ore 17 alle 19, Forza Nuova con un volantinaggio nel centro della Città  ricorderà le vittime battipagliesi dei bombardamenti americani.

“Chi pagherà per tutto questo? Gli “esportatori di democrazia” dovrebbero chiedere scusa, i battipagliesi aspettano ancora”.

Bombardamenti

BATTIPAGLIA – Riceviamo e pubblichiamo il testo del volantino che Forza Nuova di Battipaglia, che nella giornata di domani 21 giugno 2011, distribuirà per le vie cittadine, ricordando le vittime dei bombardamenti da parte degli alleati nell’ultima Guerra Mondiale. In sostanza Forza Nuova mette in evidenza le vittime di quel famoso “fuoco amico”, che ancora oggi stermina cittadini inermi e senza nessuna colpa se non di vivere in paesi dove vigono dittature disumane.

Condividere i sentimenti che aborrono risoluzioni di questo genere che abbandonano le vie democratiche e del dialogo per arrivare fare spazio a quelle risoluzioni politiche, che armano gli “Eserciti della Pace” e bombardano i Paesi che non ubbidiscono al sogno delle civiltà occidentali, fatte di democrazia e di libertà è una cosa, condividere in toto tutto il resto è un’altra. Di morti ce ne sono stati tanti e non solo a Battipaglia, re purtroppo ne abbiamo visto e ne vedremo ancora, sperando che prima o poi non ce ne saranno più.

21 giugno 1943, 68 anni anni fa, – è così che inizia il volantino di Forza Nuova – uno stormo di Thunderbolt P-47 americani rovesciava migliaia di bombe a grappolo su Battipaglia radendo al suolo l’intero abitato e uccidendo 29 dei suoi cittadini. Fu il primo bombardamento di una lunga serie che perdurò fino al 14 settembre dello stesso anno arrivando al bilancio complessivo di 117 morti.

Malgrado la catastrofe subita, frutto di una tattica luciferina di annichilimento, i battipagliesi seppero riprendersi da soli e rigenerare la propria comunità locale con sudore, tenacia e cristiana abnegazione.

68 anni dai quali nulla è cambiato. Stessi metodi, stessa crudeltà. In nome di astratti ideali liberali e massonici gli Americani perpetuano tutt’oggi il loro impietoso “tiro a segno” contro le popolazioni della Libia e dell’Afghanistan. E che dire del fosforo bianco adoperato per sterminare gli abitanti di Falluya in Iraq (come Dresda), e del napalm in Vietnam. O del proditorio attacco a Belgrado benedetto a suo tempo da D’Alema….un macabro rituale che si ripete in ogni latitudine e che ha come inveterato protagonista il vero “nemico del genere umano”, il “Grande Satana” che opprime i popoli: gli USA.

E mentre taluni, utili idioti di regime, - continua  Forza Nuova nel Manifesto – dai loro miseri pulpiti di Provincia, si ostinano ogni 25 aprile ad incensarli sotto il nome di “liberatori”, sveliamo a costoro il prezzo salato di tale presunta libertà: sessantacinque anni di “sovranità limitata” dell’Italia sotto il giogo pesante delle basi NATO, umiliata da torbide manovre egemoniche e dilaniata da una sottocultura, quella americana, talmente devastante, narcotica e materialista da riuscire a rammollire irrimediabilmente la nostra gioventù.

Chi pagherà per tutto questo? – si chiede e conclude il volantino – Come rendere giustizia ai nostri morti? E se i farseschi e ipocriti tribunali internazionali, dispensano come sempre gli statunitensi dai loro palesi crimini, i cosiddetti “esportatori di democrazia” da eterni impuniti della storia, dovrebbero almeno degnarsi di chiedere scusa alla nostra gente…ma i battipagliesi attendono ancora.

Battipaglia, 20 giugno 2011

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20 Giu 2011

IL RITORNO DI MAJORANA

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Dopo 73 anni la Procura di Roma riapre l’inchiesta sulla scomparsa del grande scienziato siciliano:
quale misterioso evento ha motivato le nuove indagini?
L’enigma dell’energia da positroni e gli interrogativi sul caso Pelizza

Nel “Dito di Dio”, un libro di prossima pubblicazione, si legge che Majorana nel 1938
si sarebbe rifugiato in un convento della Campania dove negli anni settanta
avrebbe progettato la macchina in grado di annichilire la materia, senza provocare radiazioni

di Rino Di Stefano

(RinoDiStefano.com, Venerdì 17 Giugno 2011)

Ettore MajoranaChe cosa si nasconde dietro la riapertura delle indagini sulla scomparsa del fisico trentunenne Ettore Majorana, ordinario di Fisica teorica all’Università di Napoli, a 73 anni da quel fatidico giorno in cui lo scienziato fece perdere le sue tracce? A porsi questa domanda sono in tanti, anche perché non succede tutti i giorni che la Procura di Roma prenda una decisione di questo genere, senza spiegare quale nuovo avvenimento sia accaduto per giustificare un atto di questa portata. Non c’è dubbio che la misteriosa scomparsa di Majorana sia uno degli enigmi di maggiore interesse nel mondo scientifico mondiale. Decine di libri sono stati scritti sul fisico catanese, una delle menti più brillanti mai prodotte dall’umanità, che il 27 marzo 1938 decise di sparire per sempre non appena mise piede a terra nel porto di Napoli, scendendo dal traghetto Palermo-Napoli. Da quel momento di lui non si seppe più nulla. E il mistero resta insoluto fino ai giorni nostri.
Adesso, però, il procuratore aggiunto di Roma, Pierfilippo Laviani, ha deciso che è venuto il momento di saperne di più. E per far vedere che non sta scherzando, ha affidato al colonnello dei carabinieri Bruno Bellini, comandante del nucleo investigativo della capitale, l’arduo compito di ripercorrere la vita dello scienziato per arrivare a scrivere l’ultima pagina, quella ancora sconosciuta, della sua biografia.
Ma la squadra del colonnello Bellini non è una squadra qualunque. Si tratta, infatti, di un gruppo altamente specializzato di investigatori della sezione Omicidi. Gli stessi, per intenderci, che a vent’anni dai fatti hanno risolto brillantemente il giallo dell’assassinio della contessa Alberica Filo della Torre, attribuendone la morte all’ex domestico filippino Winston Manuel Reves. In particolare, di questo nucleo investigativo fanno parte sei marescialli, dai 30 ai 50 anni, considerati tra i migliori investigatori a livello nazionale. E saranno proprio loro a dover ricostruire tutto ciò che si nasconde dietro la scomparsa di Majorana, cercando una volta per tutte di risolvere l’intricatissima matassa. Va da se che, se ci dovessero riuscire, la squadra del colonnello Bellini diventerebbe famosa in tutto il mondo.

Una vita da scienziato

Ma vediamo, in sintesi, chi era Ettore Majorana. Nato il 5 agosto 1906 a Catania, era quarto di cinque fratelli e apparteneva ad una famiglia facoltosa, ben nota per l’alto livello di intelligenza dei suoi membri. I suoi fratelli si affermarono tutti nella giurisprudenza, nell’ingegneria e nella musica. Il nonno Salvatore era stato ministro; il padre Fabio era un fisico; lo zio Giuseppe giurista, economista e deputato; lo zio Angelo uno statista; lo zio Quirino, il preferito di Ettore, era un noto scienziato nel campo della fisica sperimentale; lo zio Dante fu giurista e rettore dell’Università di Catania. Ettore, però, aveva il cervello migliore di tutti. Prima di tutto poteva essere definito, prendendo in prestito un termine dei giorni nostri, un “computer umano”. Era in grado di fare calcoli complicatissimi a mente, in pochi secondi. Famoso fu il suo primo incontro-scontro con Enrico Fermi, allora titolare della cattedra di Ettore Majorana, al centro della foto, durante una gita in campagna negli anni trenta insieme ai suoi famigliariFisica teorica all’Università di Roma, dovuto ad un calcolo che Fermi fece alla lavagna, aiutandosi con un regolo, e Majorana a mente. In ogni modo, il giovane Majorana lasciò la facoltà di ingegneria, dove era iscritto, per passare a quella di Fisica, dove si laureò nel 1930. Già un anno dopo il nome di Majorana era noto in campo internazionale. L’ambasciata sovietica a Roma gli propone di trasferirsi a Mosca per dirigere l’Istituto Superiore di Fisica. E altri inviti gli vengono anche dalle università di Yale e di Cambridge, nonché dalla prestigiosa Carnegie Foundation.

I ragazzi di via Panisperna

Ma lui neanche risponde e resta a Roma, frequentando di tanto in tanto l’Istituto di Fisica di via Panisperna, dal quale usciranno i migliori scienziati dell’epoca, tutti suoi compagni di corso, quali Edoardo Amaldi, Emilio Segrè, Franco Rasetti, Oscar D’Agostino e Bruno Pontecorvo. Fermi, comprendendo l’altissimo valore di Majorana (lo paragonerà a Galileo e Newton), cercherà di convincerlo a partecipare al concorso per professore universitario di Fisica, ma l’altro non lo sta neppure a sentire. Per cui, alla fine, Fermi fece in modo che l’amico fosse nominato titolare della cattedra di Fisica all’Università di Napoli per “meriti eccezionali”.
Da notare, però, che dal 1932 al 1936 Majorana non aveva più frequentato l’Istituto di via Panisperna. Solo ed isolato, sempre immerso nei suoi pensieri, un giorno scrisse al fratello Luciano confidandogli: “All’Istituto nessuno capisce nulla. Le mie teorie le possono comprendere solo quattro persone: Bohr, Heisenberg, Dirac e Anderson…”.
Comunque, incomprensioni a parte, neanche l’insegnamento a Napoli sembrava soddisfarlo. Arriviamo così alla mattina del 28 marzo 1938 quando, sbarcando dal traghetto Palermo-Napoli, si avvia verso i vicoli della città vecchia scomparendo nel nulla. Inutili, tra l’altro, le indagini della polizia, autorizzate da Mussolini in persona.

Una sparizione misteriosa

Ma che cosa si potrebbe nascondere dietro la decisione di Majorana di sparire per sempre? Su questo enigma, sono state fatte numerose ipotesi. Secondo il professor Erasmo Recami, docente di Fisica e Struttura della Materia presso l’Università Statale di Bergamo, biografo ufficiale di Majorana e autore del documentatissimo libro “Il caso Majorana”, le tracce dello scienziato scomparso portano a due diverse congetture: la pista argentina, cioè l’eventuale presenza di Majorana in Sud America per un certo periodo di tempo, e l’ingresso in un monastero del sud Italia, dove sarebbe vissuto fino alla fine dei suoi giorni. Recentemente la pista sudamericana è stata riproposta da “la Repubblica” e dal “Corriere della Sera”, che l’hanno portata a giuustificazione dell’apertura dell’inchiesta da parte della Procura di Roma. Ma, nonostante gli accertamenti eseguiti su una foto in cui alcuni ritengono di riconoscere un Majorana in là negli anni, di sicuro non c’è assolutamente nulla. Di certo, invece, c’è che Majorana, pochi giorni prima della scomparsa, si era presentato al Convento di S. Pasquale di Portici per essere ammesso in quell’ordine religioso. Ma la sua richiesta non venne accolta. E’ quindi molto probabile che riprovò in altri conventi. Un dubbio viene, ad esempio, da quanto l’abate di un convento di clausura dichiarò alla madre di Majorana, che lo cercava in ogni dove: “Ma perché lo cerca, signora? – disse il religioso – L’importante è che suo figlio sia felice”.
Per inciso, la madre del fisico si rivolse anche a Papa Pio XII in persona per sapere se il figlio si era davvero nascosto in un convento, ma non ebbe mai risposta. Da quel giorno, però, la donna non portò più il lutto per il figlio scomparso.
L’ipotesi del ritiro in convento è stata sposata anche da Leonardo Sciascia nel suo libro “La scomparsa di Majorana”, dove, però, non rivela il nome della struttura che avrebbe accolto lo scienziato. Più preciso è invece il giornalista Sharo Gambino che, nel suo volume “L’atomica e il chiostro”, afferma di aver saputo dal frate Francesco Misasi che nella Certosa di Serra San Bruno, in Calabria, “vi era un monaco capace di risolvere in un attimo i calcoli più complicati”. Persino Papa Wojtyla, durante una sua visita a Serra San Bruno nel 1984, ricordò che il monastero “aveva dato ospitalità al grande scienziato Ettore Majorana”. Quelle notizie disturbarono parecchio i frati della Certosa che nel libro “Serra San Bruno e la Certosa” di Ceravolo-Luciani-Pisani, bollarono come “falsità” questa teoria, smentendo persino il Papa.
Majorana, appoggiato alla parete di un battello, durante un'escursione a Porto S.Stefano nel 1936Se, in effetti, Majorana avesse deciso di trascorrere il resto della sua esistenza tra le sicure mura di un convento, ci sarebbe da domandarsi che cosa lo avesse indotto a prendere una drastica decisione come quella. C’è chi dice che fosse arrivato prima di Fermi alla scoperta dell’energia nucleare e che, quindi, per non rivelare nulla, avesse deciso di nascondersi. Ma una simile spiegazione non sta in piedi, tanto più che la bomba nucleare venne comunque realizzata e poi drammaticamente utilizzata a Hiroshima e Nagasaki, con buona pace di Majorana. Allora, perché scomparire?

Il segreto della materia

Un’interessante ipotesi viene proposta dal fisico portoghese Joao Magueijo, docente di Teoria della relatività generale all’Imperial College di Londra, il quale nel suo libro “La particella mancante” avanza l’ipotesi che Majorana avesse scoperto il vero segreto della materia. E, per non rivelarlo, avesse deciso di sparire. Che cosa significa? L’unica traccia giunta fino a noi, è un quadernetto dove il fisico ha scritto la sua “Teoria simmetrica dell’elettrone e del positrone”. Quest’ultimo sarebbe un elettrone con carica positiva, per cui se un positrone si scontrasse con un elettrone, che ha carica negativa, avverrebbe l’annichilimento della materia in energia pura. In altre parole, banalizzando al massimo il concetto, se si riuscissero ad ottenere dei positroni, si potrebbe ottenere una reazione controllata che porterebbe alla realizzazione di energia pura, senza radiazioni di sorta. In un certo senso, una reazione “naturale”, senza sconvolgimenti atomici.
Si tratta, al momento, di fantascienza pura. In quanto la scienza è ben distante da una tecnologia di questo tipo. Anche se al Cern diIl professor Erasmo Recami, docente di Fisica e Struttura della Materia presso l'Università Statale di Bergamo, biografo di Ettore Majorana Ginevra, con un’enorme dispendio di energia, sono già riusciti ad ottenere degli anti-atomi di idrogeno nell’ambito del progetto Athena.
La domanda, a questo punto, è: e se Majorana avesse davvero scoperto come produrre positroni? Non cui vuole molta immaginazione per intuire come potrebbe essere utilizzata un’invenzione del genere se finisse nelle mani sbagliate…

Il caso Pelizza

Eppure, da qualche tempo, c’è qualcuno che afferma di avere costruito, su progetto di Majorana, una macchina in grado di produrre positroni dal vuoto assoluto. E, quindi, di generare energia pulita praticamente a costo zero. E qui, torniamo alle indagini della Procura di Roma. Infatti, dovrebbe essere la magistratura ad accertare se queste dichiarazioni sono il frutto di farneticazioni, o se dietro ci sia qualcosa di vero. Ma vediamo di che cosa si tratta.
La copertina del libro "Il caso Majorana" del professor Erasmo RecamiL’autore di queste dichiarazioni si chiama Rolando Pelizza e la sua testimonianza è stata affidata ad un libro di prossima pubblicazione, “Il dito di Dio”, di cui è autore Alfredo Ravelli. Pelizza e Ravelli, entrambi del 1938, provengono da Chiari, in provincia di Brescia, e sono legati da un vincolo di parentela. Pelizza, che ha avuto una vita piuttosto movimentata e avventurosa, ha affidato le sue memorie a Ravelli, il quale ne ha fatto un libro piuttosto ben documentato. Il problema è che certe dichiarazioni di Pelizza sono alquanto eclatanti e, a questo riguardo, non ha fornito alcuna prova materiale che le avvalori.
Facciamo un esempio. Nel libro, Pelizza afferma che nel 1958, durante un suo soggiorno di lavoro nel Meridione, venne condotto per caso all’interno di un convento e qui conobbe un frate che tutti chiamavano “il professore”. Secondo il suo racconto, questo “professore” lo prese a ben volere e, poco per volta, gli avrebbe insegnato i criteri di una nuova fisica, fino ad oggi sconosciuta. Solo dopo un po’, il frate “professore” avrebbe confessato di essere Ettore Majorana. Non solo: al suo allievo, avrebbe anche insegnato come costruire una macchina che produrrebbe positroni dal vuoto assoluto. L’unica condizione che gli avrebbe imposto, sarebbe quella di utilizzare questa tecnologia solo a fini civili.
Dal racconto passiamo ai fatti concreti. Nel 1976 Pelizza, grazie all’intercessione di Massimo Pugliese, ex colonello del Sid, mise la sua macchina a disposizione del governo italiano, allora presieduto da Giulio Andreotti, per farne verificare l’efficacia. Nel dicembre del 1976 il professor Ezio Clementel, docente di Fisica presso l’Università di Bologna e presidente del CNEN, supervisionò un esperimento con quella macchina, affermando nella sua relazione finale che “in ogni caso, anche nell’ipotesi non ancora escludibile di fascio laser, le energie e soprattutto le potenze in gioco, si porrebbero al di là dei limiti dell’attuale tecnologia”. La relazione venne inviata all’On. Loris Fortuna, presidente della Commissione Industria della Camera dei Deputati, affinché la consegnasse al Presidente del Consiglio.
Questo accadeva nel 1976. Successivamente ci furono altri sviluppi che, di volta in volta, avrebbero coinvolto anche il governo belga, il governo USA e il Vaticano.
Ma quanto c’è di vero in questi rapporti internazionali? Quanto è fantasia e quanto è realtà documentata? L’enigma, a tutt’oggi, resta irrisolto. Anche se diversi indizi lasciano pensare che non lo sarà ancora per molto.

(Foto: Copyright © E. Recami & M. Majorana – Riproduzione Vietata)

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15 Giu 2011

Bellizzi. All’aeroporto un infopoint dedicato alla mozzarella

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infopoint aereoporto mozzarella di Bufala campana Dop

BELLIZZI -  Arriva all’Aereoporto Salerno-Costa d’Amalfi l’Infopoint con degustazione di mozzarella di bufala per i passeggeri in arrivo ed in partenza dall’aeroporto. L’iniziativa è collegata all’evento “La Porta della Mozzarella” che è stata ideato e promosso dal comune di Bellizzi, grazie all’Assessore Teresina Granese e al delegato al turismo Alessandro Paolillo, nell’ambito del Psr (programma di sviluppo rurale) misura 3.13 della Regione Campania.

L’evento, che si aggiunge a decine di altri che riguardano la Mozzarella di Bufala Dop, si svolgerà nell’arco di tre settimane a partire dal 23 giugno e fino al 17 luglio con convegni e mostre di settore, ma non mancheranno momenti di moda e di spettacolo, che vedranno la presenza di grandi ospiti del mondo della musica.

Presso lo scalo aereo è stato istituito un infopoint, con addette allo sportello che forniscono ai passeggeri in arrivo delle cartine geografiche di diverse località della provincia e della regione, insieme agli orari dei trasporti pubblici, il programma della manifestazione “La porta della mozzarella” e perfino la degustazione gratuita di mozzarelle di bufala offerte dal Consorzio Mozzarella di Bufala Campana Dop.

“L’infopoint è un’idea originale che sta riscuotendo molto successo – ha dichiarato il sindaco di Bellizzi Giuseppe Salvioli –, ma abbiamo tutta l’intenzione di mantenerlo funzionante per tutto l’anno e non solo per il periodo della manifestazione “La Porta della Mozzarella”, sarà un modo per lasciare una porta sempre aperta a coloro che arriveranno nel nostro territorio, un territorio di grande richiamo turistico ed enogastronomico che dura 365 giorni all’anno”.

Un evento che sta incuriosendo sia gli esperti del settore, sia i turisti, sia i cittadini catturati dalla novità e dalle varie attrattive. “Sto lavorando sulla promozione del territorio – spiega il Delegato al Turismo del Comune di Bellizzi, Alessandro Paolillo-, per costruire un’identità che ci consenta di uscire al di fuori dei confini territoriali, facendo sì che tutte le nostre eccellenze siano riconosciute in ogni parte del mondo”.

L’iniziativa intrapresa dall’Amministrazione di Bellizzi, al pari di tante altre, a decine, che si programmano e si svolgono nella Provincia di Salerno, è ammirevole e sicuramente riuscirà a promuovere il territorio, ma non riuscirà a soddisfare quella proposta complessiva che il territorio si aspetta con una programmazione seria divalorizzazione delle tipicità del territorio, che se la sciate alla iniziativa dei singoli, siano essi imprenditori privati o amministrazioni, so offre una proposta disordinata, dispersiva e fuorviante, facendo sorgere anche reali dubbi e perplessità sulle originalità delle tipicità.

Il settore lattiero Caseario e specie quello legato alla Bufala e a tutta la suaproduzione, che si è affermata sporadicamente in tutto il mondo, e magari talvolta legata a fatti specifici che ne esaltano la qualità e la genuinità, nonostante tutto e nonostante le molteplici attività e le ingenti somme destinate precipuamente a queste iniziative, non riesce ancora ad avere quel quid necessario al successo finale, proprio per una mancanza di programmazione che l’Assessorato all’Agricoltura regionale e la Regione Campania stessa, evidentemente non riesce a farsene carico, rispetto alla valenza e alla portata dell’economia che gira intorno a questo settore.

Bellizzi, 14 giugno 2011

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14 Giu 2011

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Aita “spiega” a Cardiello l’Azienda Improsta

Aita: “Tutti i Consiglieri, nell’interesse dell’Azienda, e per favorire le nuove nomine, hanno rimesso il proprio mandato prima nelle mani del Presidente Caldoro e poi in quelle dell’Assessore Amendolara”.

L’Improsta, per le sue molteplici attività e per il suo lavoro specifico nel campo della ricerca e della selezione è un’Azienda modello, punto di riferimento per l’Agricoltura.

Vincenzo Aita

EBOLI – Le recenti polemiche suscitate a seguito di un’interrogazione del Sen. Franco Cardiello del gruppo parlamentare al Senato di Coesione Nazionale-PdL, nella quale Cardiello indicava una cattiva, approssimativa e rovinosa gestione dell’Azienda Sperimentale Improsta, ricadente nel Comune di Eboli e di proprietà della Regione Campania, mettendone in dubbio addirittura le finalità, hanno aperto una discussione a cui non poteva mancare il contributo dell’On. Vincenzo Aita responsabile dell’Azienda stessa.

Aita ha ritenuto giusto inviare la nota che segue, fornendo tutte le spiegazioni riguardo al suo ruolo, alle finalità dell’Azienda Improsta, alla gestione, e alle prospettive che la stessa dovrebbe avviarsi ad avere da una nuova gestione, che a giudicare dalle precisazioni è tutt’altro che ostacolata.

Si ricorderà che più voci indicano in Gennaro Rizzo, Segretario Provinciale del Nuovo PSI (Partito di Caldoro),  il prossimo responsabile dell’Azienda Improsta, e che negli ultimi giorni e in diverse riprese, sono apparsi, su organi di stampa locali, ripetuti attacchi all’Azienda. Attacchi, a giudizio di alcuni, riconducibili a settori politici vicini al Nuovo PSI tra Eboli e Battipaglia, protesi più che a criticare l’attuale gestione, a turbare la futura gestione e rimettere in discussione la probabile nomina ai vertici del CRAA e dell’Azienda di Gennaro Rizzo.

Vincenzo Aita oltre ad essere stato Consigliere Comunale e Vice Sindaco di Eboli, è stato Consigliere Regionale e Assessore Regionale all’Agricoltura. Come Parlamentare Europeo poi, ha fatto parte della Commissione Agricoltura, ha portato nella sua lunga militanza politica la sua esperienza nel campo dell’Agricoltura, esperienza che ha trasferito anche nelle molteplici attività  dell’Improsta.

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Gentile direttore,

permettimi di fare alcune precisazioni in riferimento all’interrogazione fatta dal senatore Franco Cardiello, riguardo l’Azienda Improsta, e all’articolo apparso sul tuo sito il 9 giugno 2011.

Premettendo che il Senatore rivolgendosi al Presidente del Consiglio On. Berlusconi, sbaglia interlocutore, in quanto l’Azienda Improsta, come egli stesso afferma nella sua interrogazione, è stata acquisita dalla Regione Campania nel 2003, e quindi a dar luogo da quella data, l’unico vero interlocutore, istituzionalmente riconosciuto è il Presidente della giunta regionale Stefano Caldoro.

Mi corre l’obbligo per inciso precisare, che in questi anni, tutti i fondi destinati all’Improsta sono fondi  precipuamente vincolati dal Ministero dell’Agricoltura.

Per questo come responsabile della Azienda Improsta, essendovi giunto per nomina dal Governo Bassolino,  anche alla luce dei nuovi assetti politici e Istituzionali, e a seguito del quale riconoscendo che l’indirizzo potesse essere diverso rispetto a quello fino a quel momento portato avanti, il primo ottobre del 2010 ho inviato al Presidente Caldoro una raccomandata che fotografava la situazione e indicava  le difficoltà conseguenti in cui sarebbe potuta versare l’Azienda, in assenza di atti deliberativi certi rispetto a, evidentemente, nuovi indirizzi dettati della nuova Giunta Regionale, offrendo nel contempo anche la più piena disponibilità, per le eventuali scelte che il Presidente e la sua Giunta intendesse adottare sull’Azienda stessa.

Purtroppo, non vi è stata nessuna risposta. Preso atto del silenzio, il 22 novembre 2010, durante l’assemblea del CRAA, a cui è affidata la gestione dell’Azienda, in accordo con il presidente Troiano, l’Assemblea ha comunicato la disponibilità da parte di tutti i consiglieri di nomina regionale di rimettere il proprio mandato allo scopo di consentire al nuovo Governo Regionale di poter esprimere  anche con la nomina di propri  nuovi rappresentanti in seno agli organi associativi.

In quella stessa assemblea svolta con la partecipazione dell’assessore all’Agricoltura Vito Amendolara, delegato dalla Giunta regionale, preso atto della disponibilità a rimettere gli incarichi ancor prima della loro normale scadenza, l’Assessore ha ringraziato Presidente e consiglieri per la sensibilità dimostrata e si riservato in quella sede di comunicare le nuove nomine alla prossima assemblea, non sappiamo le motivazioni, ma ancora oggi stiamo attendendo quelle nomine.

Tornando alla interrogazione del Senatore Cardiello circa le assunzioni a suo dire “clientelari”, ad una nota del 29 ottobre 2010 della Presidenze della Regionale, si è risposto di aver osservato e rispettate tutte le norme di legge, spiegazioni che in questi anni, sono state più volte affrontate e sempre chiarite all’attuale Governo Regionale.

E’ superfluo aggiungere che alla luce di quanto si è esposto, è solo per senso di responsabilità che il CRAA continua a gestire l’azienda in attesa di una decisione della giunta regionale .

Ma al di la di ogni considerazione è opportuno approfondire che cosa è l’Azienda e cosa vuol dire Improsta:

L’Improsta è: 350 capi di bufale; 140 ettari di terreno coltivato per l’alimentazione delle bufale e per le altre attività come la conservazione del germoplasma fruttifero e delle varietà tipiche della Campania; 100  vitigni autoctoni della Campania; ulivi e limoni; un caseificio didattico impegnato per la formazione di casari da parte dell’associazione “libera” di don Ciotti.

L’Azienda Improsta, tra l’altro, ha stilato un protocollo di intesa con l’Università di Veterinaria di Napoli per stage settimanali per circa 200 neo laureandi, e come fattoria didattica, è visitata da oltre 3000 scolari. Attraverso una convezione stipulata dall’azienda con una cooperativa di diversamente abili si  effettua una produzione significativa di marmellata, utilizzando la frutta prodotta dall’Azienda stessa.

In questi anni si sono creati, intensificati e rafforzati, rapporti con le università americane e francesi con visite periodiche legate all’alimentazione mediterranea, in seguito anche al riconoscimento della stessa come patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO.

E’ superfluo ricordare le decine di convegni sui vari temi dell’agricoltura campana con centinaia di partecipanti tra agricoltori e tecnici; la creazione dell’enoteca regionale voluta dal governatore Bassolino per valorizzare sempre di più la qualità del vino campano, così come val la pena di sottolineare che tutti gli interventi di ristrutturazione che sono stati necessari, sono avvenuti nel rispetto della struttura esistente e hanno ricevuto tutti i permessi necessari.

Infine, è utile ricordare che l’assemblea del CRAA nel dicembre del 2010 ha approvato un piano delle attività svolte e che si possono e quindi si suggeriva di incrementare attraverso relativo bilancio annuale regolarmente sottoposto agli organi regionali. Da quel bilancio si evince che entro il 2012, la struttura potrà essere finalmente autonoma anche dal punto di vista finanziario. I dati e i suggerimenti forniti oltre che la disponibilità immediata a rimettere i mandati ricevuti aspettano ancora una risposta.

In ogni caso, e senza aggiungere altro, il giudizio sulla gestione dell’Azienda Improsta per i risultati conseguiti e per le sue molteplici attività vada lasciato ai migliaia di cittadini che in questi anni hanno avuto modo di visitarla.

Grazie
Vincenzo Aita

Eboli, 13 giugno 2011

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IL PREGRESSO – GLI INTERROGATIVI DI CARDIELLO

Cardiello “sparla” dell’Improsta, interroga Berlusconi e sgambetta Rizzo

Cardiello dà forza a manovre sommerse di consiglieri ed ex consiglieri di Battipaglia ed Eboli per far fuori Gennaro Rizzo prossimo dirigente dell’Azienda.

L’Azienda Improsta è un punto di riferimento per l’agricoltura campana, con risultati eccellenti nel campo dell’allevamento, della florovivaistica, dei frutteti, dei prodotti orticoli e delle produzioni agricole.

azienda-agricola-sperimentale-regionale-improsta

EBOLI - Continuano le interrogazioni “impossibili” del Senatore del neo gruppo Parlamentare al Senato Coesione Nazionale Franco Cardiello, tra l’altro ebolitano nel cui territorio ricade l’Azienda Improsta, che cercano di portare alla luce problemi, in verità, dei quali nessuno è stato poi concluso brillantemente.

Impossibile perché egli rivolge la sua interrogazione al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in tutt’altre faccende interessato, piuttosto che al suo alleato Stefano Caldoro, Presidente della Regione Campania, il quale da oltre un anno e mezzo non decide il da farsi su quell’azienda ivi compreso la nomina della nuova gestione.

Azienda Improsta eboli esposizioni prodotti

Il ritardo della nomina della nuova gestione (Direttore, Amministratore ecc.), pare sia attribuibile solo alle pressioni che lo stesso Caldoro subisce quotidianamente da vari settori, vicini e lontani del suo Partito, il Nuovo PSI e da altri partiti, interessati più alle nomine che alla gestione e alle finalità a cui assolve egregiamente l’Azienda stessa.

Non sfugge la manovra concentrica che parte da Eboli e Battipaglia da personale politico che con i propri interventi, anche a mezzo stampa, cerca di interferire sui futuri assetti di quella Azienda, tra i quali vedrebbe in dirittura di arrivo il Segretario Provinciale del Nuovo PSI Gennaro Rizzo, ex Consigliere e Assessore Regionale e persona capace e corretta, avendo egli dimostrato in tutti gli incarichi ricoperti, equilibrio e misura, oltre che innate capacità.

Azienda Agricola Improsta Bufale

Il Senatore Cardiello pare si è iscritto, da definire se involontariamente o volontariamente, a quel Club di qualche ex Consigliere eletto nel PD di Battipaglia successivamente trasmigrato altrove, e qualche Consigliere di Eboli affiancato da ex, che pare brighino per fare fuori Gennaro Rizzo, avendo su quell’Azienda altri “disegni” e altri “progetti, che nessuno di noi si augurino si avverino.

Poiché sono molto attendo alle varie vicende che interessano la Provincia in generale e più in particolare la mia Città, senza fare sconti a nessuno, val la pena ricordare che l’Azienda Improsta svolge appieno al suo ruolo, non solo per la posizione strategica che occupa nella Piana del Sele che è un territorio ad alta vocazione per la frutticoltura, ma perché presso tale struttura si concentrano le principali attività sperimentali regionali condotte in collaborazione con il CRA – unità di ricerca in frutticoltura di Caserta.

Azienda Agricola Improsta

L’Azienda è all’avanguardia oltre che nella sperimentazione e negli allevamenti bufalini, ivi compreso le produzioni eccellenti, nel settore frutticolo e orticolo, riguardo a varietà interessanti di albicocco, susino, nettarine, pesco, percoco, ciliegio, fico, ulivo e limone. E’ inutile andare oltre e magari raccontare delle Stalle e delle Serre sperimentali, così come l’ortobotanica e i percorsi delle piante officinali.

Allo stesso modo la famosa costruzione circolare a cui fa riferimento Cardiello, altro non è che la sede Regionale di “Vigna Felix” l’Enoteca Regionale Campana.

E’ evidente che ogni organizzazione può essere migliorata, così come ogni iniziativa può essere condotta in maniera diversa in relazione alle politiche e alle scelte individuali dei dirigenti deputati alla programmazione e alla gestione, ma nella fattispecie ci auguriamo che sparare sul mucchio anche con i colpi di Cardiello, serva solo a colpire chi invece vorrebbe fare altro, riguardo agli incarichi e riguardo alla gestione, a cui Stefano Caldoro sta resistendo da un bel Pezzo.

In ogni caso il Senatore Cardiello fa bene ad interessarsi anche dell’Azienda Improsta, farebbe ancora meglio se si interessasse alla vicenda dei rifiuti per fare arrivare i fondi per il compostaggio e il Biodigestore o evitare che chiudano o traslochino reparti dell’Ospedale di Eboli, e taglino i fondi per il trasporto pubblico o magari non assicurano gli insegnanti di sostegno ai bambini meno dotati. Aspettiamo un suo poderoso impegno.

Eboli, 9 giugno 2011

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Senato della Repubblica
Gruppo Parlamentare
Coesione Nazionale
“Il Popolo della Libertà”

Ufficio Legislativo
Interrogazione con Risposta scritta
CARDIELLO – Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Franco Cardiello

Premesso che:

  • - L’Azienda Agricola Sperimentale Improsta è stata acquisita dalla Regione Campania nel 2003;
  • - la gestione della citata Azienda è affidata al Consorzio per la Ricerca Applicata in Agricoltura che annovera tra i suoi soci, oltre alla Regione Campania, l’Università degli Studi Federico II di Napoli, l’Università degli Studi di Salerno e la Eureco spa;
  • all’interrogante risulta che:
  • - detta Azienda Agricola, già da diversi anni, sarebbe gestita  in maniera non appropriata;
  • - In particolare:
  1. è stato chiuso un centro studi di documentazione per il mezzogiorno la cui realizzazione era stata sollecitata, negli anni sessanta, dal Presidente del Consiglio Aldo Moro;
  2. a seguito di alcuni lavori di trasformazione un salone dello stabile a pianta circolare con al centro un camino è stato “degradato” a taverna per la mescita del vino probabilmente senza i necessari permessi comunali;
  3. il personale è stato utilizzato per fini diversi da quelli per i quali era stato assunto;
  4. sono state registrate copiose assunzioni (clientelari?) di parenti e amici;
  5. tutte le ingenti spese di gestione di detta Azienda sono fatturate da una cooperativa di Vallo della Lucania;

siffatta gestione, che ha provocato un grande dispendio di risorse pubbliche, sembrerebbe essere finalizzata a iniziative di discutibile utilità per la collettività;

l’interrogante chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei Ministri sia a conoscenza di tutto quanto sopra riportato e, in caso affermativo, se e in quali modi intenda intervenire, di concerto con le istituzioni locali, al fine di rilanciare l’operato della Azienda Agricola Improsta liberandola da pluridecennali politiche che ne hanno discreditato il mandato altamente innovativo.

Sen. Franco Cardiello

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11 Giu 2011

Battipaglia ricorda Lorenzo Napoli a un anno dalla scomparsa

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Con una cerimonia semplice e toccante è stata ricordata in Battipaglia  la figura dell’agronomo Lorenzo  Napoli scomparso un anno fa.

Rocco: “Lorenzo ha sempre mostrato grande attaccamento alla Città, ricordo due battaglie su tutte: il vincolo dei Casoni Rossi di S. Lucia e il Castelluccio.

Casone Doria

BATTIPAGLIA – Nel piccolo Santuario della “Madonna della Speranza” è stata officiata una messa in suffragio,successivamente al Centro Sociale di Battipaglia si è svolta una simpatica manifestazione che tra canti,filmati e testimonianze hanno riportato alla mente la grande personalità dello scomparso.

Due testi inediti, poesie  del Napoli e uno scritto su Ferrante Gonzaga ,sono stati presentati nell’occasione, il ricavato devoluto alla mensa dei poveri di don Ezio Miceli, parroco di Battipaglia.

Toccante il ricordo del dr. Adolfo  Rocco ,unito con lo scomparso dal noto episodio delle minacce di morte con proiettili, verificatosi qualche anno fa, ma unito anche dalla stessa passione politica per il rispetto e la promozione del territorio.

Cosi’  Adolfo Rocco .”L’amico Lorenzo ha dimostrato un grandissimo attaccamento alla città ed è giusto che le sue battaglie, vedi il vincolo dei Casoni Rossi di Santa Lucia, abbiano avuto buon fine. La sua abnegazione e il suo coraggio sono d’esempio per i giovani. L’agronomo ha avuto anche il grande merito di far vincolare il Castelluccio- ha aggiunto il sig Luigi Oloffson“dimostrando sempre una grande sensibilità per l’ambiente,con lui abbiamo fatto grandi battaglie per difendere il territorio”-

La dr. Loreta  Mastrolonardo ha ricordato l’impegno e la passione dell’agronomo, che , ha “sempre seguito con interesse ,mai con protagonismo, gli sforzi per migliorare la città. Ma da uomo schietto ha incontrato sulla sua strada anche incomprensioni. E’ stato prodigo di consigli per me e per quanti gli chiedevano aiuto”.

Un bel filmato  poi ha illustrato i momenti, soprattutto quelli familiari, dell’agronomo, insieme anche al fratello il sen. Roberto Napoli.

La piccola Giada Camione ha cantato poi l’ADAGIO di Albinoni riscuotendo grande apprezzamento dal folto uditorio,che si è poi stretto a fianco alla vedova e ai figli di Lorenzo Napoli.

Battipaglia, 10 giugno 2011

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