Archive for Maggio 2011

23 Mag 2011

Filed under Argomenti vari

I paesi delle ombre. La scomparsa di Ettore Majorana, Hemingway e quasi altre trenta storie Titolo I paesi delle ombre. La scomparsa di Ettore Majorana, Hemingway e quasi altre trenta storie
Autore Mottola Oreste
Prezzo € 13,00
Prezzi in altre valute
Dati 2007, 192 p., brossura
Editore Agenzia Magna Graecia

Il volume inizia con due storie “noir”: gli ultimi mesi del 1938 dello scienziato di Ettore Majorana prima di scomparire nel nulla e prosegue addentrandosi nel mistero fitto di Lorenzo Rago, sindaco di Battipaglia, che nel 1953 è protagonista di un rapimento che non si concluderà né con l’omicidio del sequestrato e non porta al ritrovamento del corpo. Dopo 50 pagine l’autore va nel Cilento, ad Acciaroli, ad indagare sull’effettivo passaggio da quelle parti dello scrittore Hemingway che si sarebbe ispirato ai pescatori cilentani per il suo “Il vecchio ed il mare”. Il libro a questo punto comincia a seguire i “viaggi” dell’autore per i piccoli e medi del Cilento e dell’Alto Sele dei quali racconta l’umanità oggi al lavoro per evitare che lo spopolamento demografico in atto ne uccida le storie millenarie. Un posto di rilievo ha Altavilla Silentina, luogo di origine di Oreste Mottola, un paese che da sempre dà linfa a poeti, scrittori e giornalisti.

I vostri commenti
Media Voto: 4.8 / 5

Michele Cinque (07-09-2007)
Si autodefinisce un “ingenuo sognatore”, e forse lo è se per tale si intende chi vuole fare ancora giornalismo, e lui lo fa, se giornalismo è seguire i fatti, fare la cronaca, comprendere la realtà che ci circonda, per noi Oreste Mottola, di Altavilla Silentina, paese che ama nei suoi ricordi di avi contadini descritti nell’introduzione come un tutt’uno con la sua terra, è il giornalismo nel Cilento, fra corrispondenze e direzioni abbiamo perso il conto, sappiamo solo che se succede qualcosa nel suo Cilento lui c’è sempre.(…) Con “I PAESI DELLE OMBRE” – edizioni “Magna Graecia”, Albanella, 190 pagine, 13 euro ha messo finalmente in un libro le sue straordinarie storie sul Cilento, storie con risvolti inediti da lui anticipate, parliamo del mistero della scomparsa di Lorenzo Rago, sindaco di Battipaglia, che Oreste ha affrontato in centinaia di articoli su carta stampata e blog come mai nessuno ha fatto, ma non solo, ci sono trenta storie che appassionano il lettore, e ti fanno rivivere le vicende più interessanti di un Cilento da scoprire con quasi trenta storie straordinarie. Il volume inizia con due storie “noir”: gli ultimi mesi del 1938 dello scienziato di Ettore Majorana prima di scomparire nel nulla e prosegue addentrandosi nel mistero fitto di Lorenzo Rago, sindaco di Battipaglia, che nel 1953 è protagonista di un rapimento che non si concluderà né con l’omicidio del sequestrato e non porta al ritrovamento del corpo “rapito o ucciso o emigrato o suicida non si sa ’’, il mistero dei misteri della piana del Sele. Nessun cadavere e nessun colpevole, il mistero dura ancora oggi. (…) Colpisce nei suoi racconti e la cura meticolosa con cui ha scritto il libro, ricco di dettagli e note documentante, e l’esposizione piana e scorrevole, straordinario e ricco di umanità il racconto di Majorana, un vero e proprio romanzo, appassionato e struggente quello di Rago, dove si sente l’emotività dello scrivente ancora alla ricerca di una risposta. MICHELE CINQUE
Voto: 5 / 5

Marianna Bassi (04-09-2007)
(…) leggendo i” Paesi delle Ombre” di Oreste Mottola, si scopre il non detto e le parole per dirlo, si scoprono realtà sconosciute, immergendosi in una scrittura fitta di poesia e memoria, ma anche intrisa di denunce. Sotto i cieli del Cilento- che cambiano colore seguendo il richiamo del calore del sole o del calore denso di rifiuti…- Oreste Mottola segue le tracce di personaggi d’ombra, fitti di mistero, in bilico tra sogno e risveglio, tra realtà e leggenda. Questo è il punto focale dei “Paesi delle Ombre”, questo muoversi dietro gli echi di storie che si dirigono in tutte le direzioni. Storie diverse: vere o frutto di fantasia popolare, ignote o note, ma pur sempre storie fedeli allo scopo che – a mio avviso – persegue la letteratura: la “ri- creazione”- consentitemi la licenza- di cio’ che ci circonda: la sublimazione delle pagine della vita che, peraltro, Oreste ripropone con ottima tecnica narrativa. A proposito di creazione, di leggende, di misteri, di suoni d’ombra- oltre alla rievocazione narrativa degli ultimi giorni di Ettore Majorana- colpiscono senz’altro le pagine del libro dedicate ad E. Hemingway, Premio Nobel per la letteratura nel 1954, autore di capolavori indiscussi, ma soprattutto autore dell’indimenticabile storia ” Il vecchio e il mare”, straordinario racconto sulla dignità umana- come scrive Fernanda Pivano- sulla pietà, sullo stoicismo con cui un vecchio pescatore sopporta le avversità del mare. Oreste Mottola racconta che, secondo alcuni, il vecchio pescatore, protagonista dell’opera di Hemingway, non è altri che Antonio Masarone, un pescatore di Acciaroli, luogo in cui il premio Nobel avrebbe vissuto tra gli anni cinquanta e cinquantuno,standosene seduto, per ore, sulla darsena, con un taccuino in mano e un bicchiere di amarone, a scrivere storie di mare.
Voto: 5 / 5

Nicola Fruscione redazione@unicosettimanale.it (27-08-2007)
Il libro potrebbe diventare un vero caso letterario se i racconti che ha messo insieme, ricucendoli con un paio di vicende che si congiungono ad eventi che hanno già intereressato grandi scrittori, dovessero ampliarsi al punto di non coinvolgere non soltanto la critica, ma anche coloro che coltivano la storia e con essa le storie che la compongono. Perché Mottola, che da anni dalla sua Altavilla Silentina, paese di emigrazione ma anche di forti talenti, scrive, con la bravura del cronista, di quel che accade tra le colline che guardano la Piana del Sele e i monumenti di Paestum, ha raccolto tracce niente di meno che di Ettore Majorana, di Lorenzo Rago, il sindaco di Battipaglia scomparso nel dopoguerra, e di Hemingway e potrebbe aprire nuovi filoni di indagini in storie che porterebbero il Cilento al centro dell’attenzione non soltanto nazionale. Se, infatti, quello che Mottola ha raccolto interrogando personaggi e dando fondo a documentazioni in parte note, in parte scoperte nel suo peregrinare tra la costa ed i paesi, ha un fondamento di verità (perché mai dubitarne?) ci sarebbe da rivedere tanti aspetti di racconti sui quali l’opera edace del tempo ha lasciato la polverosa copertura del silenzio. [....] c’è l’ombra di Lorenzo Rago e dell’auto verde bottiglia che l’ingoia in una sera senza fine e quella più possente dello scrittore de “L’uomo ed il mare” che sulle spiagge di Pollica avrebbe trovato ispirazione tra i pescatori per le vicende del suo capolavoro. Fatti intorno ai quali Mottola fa girare non soltanto gli episodi che investono i tre protagonisti principali, ma tante altre storie, ognuna delle quali potrebbe passare facilmente dalla struttura di piccolo racconto dal sapore paesano alla ricchezza di un vero romanzo tanto è il materiale che è stato raccolto e che investe il lettore con la forza delle novità. La casa editrice è giovanissima. Si chiama “Magna Graecia” (0828 781619) è di Albanella e ha messo in vendita il volume ad un prezzo di copertina di 13 euro.
Voto: 5 / 5

Fernando Iuliano reportersilentino@tiscali.it (27-08-2007)
In anni di lavoro giornalistico, l’autore ha affinato via via la vena del cronista, alla ricerca di storie e persone destinate all’oblio del tempo, un poco come i “Vinti”, di cui scriveva Giovanni Verga, ma che rappresentano il nerbo di una comunità.. Cronista di razza, indaga, va oltre la superficie ed i “si dice”, si immedesima nel fatto, partecipa talvolta in prima persona, denunciando la sua origine di giornalista “militante”. Attraverso l’indagine storica e psicologica di tipi umani che sono l’essenza di una realtà, seppur limitata, Oreste Mottola ci offre uno spaccato non di maniera, ad uso di platee distratte, di comunità locali, da Altavilla a Postiglione, da Battipaglia, a Capaccio, ad Albanella: in breve, degli Alburni e delle propaggini della Piana del Sele. E del Cilento. Da questo lavoro di scavo emergono i tratti distintivi di una micro-storia che non sfigurerebbe di fronte alle ricostruzioni di Jacques Le Goff sul Medioevo. Nelle vicissitudini quotidiane, riflesse in queste “ombre”, apparentemente evanescenti come personaggi danteschi, passano la storia, gli usi, le tradizioni di piccoli borghi che, un tempo, hanno fornito carne e sangue ad un Sud dignitoso, paradigmatico, depositario di una storia che viene da lontano, solidificatasi, come magma , in mille rivoli, da cui ha attinto a piene mani una cultura “alta”, pretenziosa, falsamente autosufficiente. Queste figure, evocate quasi, rappresentano l’essenza, la sintesi dell’anima della propria comunità, una sorta di “genius loci”in cui ci si può specchiare, per comprendere il proprio essere passato, presente e futuro. Una galleria di storie emblematiche, se non didascaliche.
Voto: 5 / 5

vincenzo cuoco (25-07-2007)
Il libro di Oreste Mottola, I paesi delle ombre, Edizioni Magna Graecia, Albaella (€ 13) ha un dettaglio-sottotitolo che lo svela: “Cilento misterioso”. Il libro porta il lettore a conoscere, o ri-conoscere storie raccontate dallo stesso Mottola nel corso degli ultimi dieci anni. La descrizione, rappresentazione, precisazione è un viaggio nella cosa e nelle cose e, come ogni viaggio, ad un visitatore si contrappone l’utile guida, una figura che, come Virgilio per Dante, ha sempre saputo orientare, in maniera più o meno rigida, il cammino del viandante. Il luogo è il Cilento, la guida Oreste Mottola, la destinazione? Liberamente scelta come ogni buon viaggio che si rispetti, il contrario esatto della ‘vacanza’ preordinata e predigerita della modernità. I paesi delle ombre di Oreste Mottola è dunque un libro di viaggio. Ogni viaggio è avventura esteriore e esplorazione interiore, minuziosa documentazione di fatti e di episodi avvenuti in un certo luogo i quali, in un certo periodo, oltre ad avere conseguenze tangibili esteriori hanno influenzato profondamente la ‘pancia’ dell’opinione pubblica locale. L’indice è un susseguirsi di argomenti, fatti, episodi che avrebbero fatto la gioia dello scrittore inglese Lawrence Sterne (1713 -1768) per il quale la bellezza, anzi l’utilità del viaggio non è nella meta, ma nella libertà di cambiare percorso e nei discorsi che si fanno per strada e dunque nel rapporto umano che si stabilisce tra i viaggiatori. Tranne alcuni casi di rilevanza nazionale – La scomparsa del fisico Ettore Majorana e della misteriosa sparizione-rapimento dell’sindaco di Battipaglia Lorenzo Rago del 1953 – il grosso del libro è costituito dalla descrizione della quotidianità del Cilento. Tutti gli articoli lo illuminano. I personagggi di rilievo che sono passati dalla stazione di Paestum, il racconto ‘annalistico’ della storia ‘minima’ altavillese”.
Voto: 4 / 5LocandinaJPG

Commenti disabilitati

14 Mag 2011

Roscigno : Addio al consigliere comunale Albino Malzone. Domani i funerali

Filed under Argomenti vari

Albino Malzone

Roscigno (SA) – Il consigliere comunale Albino Malzone è morto nella prima mattinata di ieri dopo una lunga malattia. La notizia della morte del medico-dentista tra i più noti dell’intera provincia salernitana, ha sconvolto l’intera comunità di Roscigno dove Albino Malzone, nato il 25 gennaio di 70 anni fa,  era conosciuto, stimato ed benvoluto da tutti. Durante gli anni un cui è stato politicamente impegnato nel piccolo centro degli Alburni, si è sempre battuto per lo sviluppo della sua terra. “Una persona straordinaria – così lo ricordano alcuni suoi amici – che si è sempre battuto per la sua terra dove aveva scelto di vivere insieme alla sua famiglia”. Di recente ha portato avanti una forte battaglia per portare all’attenzione delle istituzioni nazionali e della cronaca lo stato di abbandono in cui versa Roscigno dopo la frana che nei mesi scorsi ha messo a rischio l’incolumità di tantissimi abitanti di quel paese. Frana che aveva costretto lo stesso dottore Malzone e la sua famiglia ad abbandonare la propria abitazione e trasferirsi a Sala Consilina. I funerali saranno celebrati domani  nella Chiesa Madre di Roscigno.

—-

Alla moglie Luciana Di Mieri ed alla figlia Lucia i sensi delle mie condoglianze. [Oreste Mottola[

1 commento

13 Mag 2011

Contursi. RINASCIMENTO ITALIANO: LA SCOPERTA DI UNA CAPPELLA SISTINA CON 12 SIBILLE

Filed under Argomenti vari

PROFETI E SIBILLE: STORIA DELLE IDEE E DELLE IMMAGINI. A CONTURSI TERME (SALERNO), IN EREDITA’, L’ULTIMO MESSAGGIO DELL’ECUMENISMO RINASCIMENTALE …..

Sul tema, la prefazione di Fulvio Papi al lavoro di Federico La Sala

Le Sibille di Contursi hanno parentele più celebri nella Cattedrale di Siena, nell’appartamento Borgia in Vaticano, nel Tempio Malatestiano di Rimini, nella Cappella Sistina di Michelangelo. La pittura disegna l’ eclettismo ermetico-cabalistico-neoplatonico rinascimentale (…)

venerdì 13 maggio 2011.

Nella stessa rubrica
[...] La pittura disegna l’ eclettismo ermetico-cabalistico-neoplatonico rinascimentale che colloca la filosofia e la teologia pagana in sequenza con il Cristianesimo. Ne deriva un’immagine del mondo come presenza divina nella quale abita l’uomo cóme unità di corpo e anima.
- Tuttavia questa grande sinfonia della sacralità del mondo conduce con sé l’esclusione della donna dal sacro: essa può essere solo portatrice di sacralità. Questa esclusione limita la tradizione e riapre la domanda filosofica con l’estremo Kant della Logíca: che cosa è l’uomo? Rispondere a questa domanda, interpretando quello che vuole dire l’autore, significa sottrarci alla nóstra carenza di futuro. Concetto, merce, e definizione della vita sono fre linee che consumano un’unica perdita fatale [...]

Federico La Sala,

DELLA TERRA, IL BRILLANTE COLORE. Note sul “Poema” rinascimentale di un ignoto Parmenide carmelitano (ritrovato a Contursi Terme nel 1989),

Prefazione di Fulvio Papi,

Edizioni Ripostes, Salerno-Roma 1996


SCHEMA NARRATIVO DELLE IMMAGINI, ALL’INTERNO DELLA CHIESA DI MARIA SS. DEL CARMINE – CONTURSI TERME (SALERNO):

Entrando, e avanzando verso l’altare
- a Sx:

1. Sibilla PERSICA, 2. Sibilla LIBICA, 3. Sibilla DELFICA, 4. Sibilla CUMEA [CHIMICA], 5. Sibilla ERITREA, 6. Sibilla [SAMIA]

- a Dx:

12. Sibilla EGIPTIA, 11. Sibilla E[V]ROPEA, 10. Sibilla TIBURTINA, 9. Sibilla FRIGGIA, 8. Sibilla LESPONTICA, 7 Sibilla CUMANA

Sopra l’altare, una Pala del 1608, con – sotto a sx, – il Profeta Elia, – a dx, il profeta Giovanni Battista, e sopra, in alto, sulla nuvola, – Maria con il Bambino, e alle loro spalle, – le colline del Carmelo, con chiese e grotte


PREFAZIONE

di Fulvio Papi

Con una immagine non inappropriata, si pgtrebbe dire che questo libro è una breve composizione sinfonica dove l’autore preleva temi dalla tradizione musicale che orchestra come preludi indispensabili all’apparizione del proprio tema. Nella dimensione letteraria si può dire che è un libro di citazioni dove anche la scrittura dell’autore vi compare come citazione che, più che dire, annuncia. L’insieme, ovviamente, non ha 1e tracce dell’esposizione legale e paterna, ma cerca la risonanza e la suggestione che il lettore deve accogliere come parola che tenta quasi una religiosa seduzione. Tutto qiesto è conseguenza coerente di una delle possibili strade che si possono prendere dopo il sospetto intorno alle architetture filosofiche che rappresentano con la spada tagliente del concetto una qualsiasi forma dell’essere.

Nel caso di La Sala il pensiero (e questo è il tema saliente del suo lavoro precedente, La mente accogliente. Tracce per una svolta antropologica [Antonio Pellicani Editore, Roma 1991]), non deve istituire il giudizio come conseguenza della trasfigurazione simbolica del mondo, ma accogliere nel profondo 1a dimensione terrestre e sensibile della vita. Una voce, avevo pensato leggendo quel libro, che viene da un Nietzsche senza la volontà di potenza, declinato su quel “femminile” che è stato uno degli elementi di riflessione su un “vuoto” strutturale della nostfa tradizione.

E ora, in breve, qualche cenno sul nuovo viaggio testuale. Il luogo di inizio è nella chiesetta di S. Maria del Carmine, a Contursi, dove, a causa di recenti restauri, viene scoperto un poema pittorico (tempera su muro) di un ignoto carmelitano dell’inizio del ‘600. Il testo raffigura le Sibille che annunciano al mondo pagano la prossima nascita del cristianesimo.

Le Sibille di Contursi hanno parentele più celebri nella Cattedrale di Siena, nell’appartamento Borgia in Vaticano, nel Tempio Malatestiano di Rimini, nella Cappella Sistina di Michelangelo. La pittura disegna l’ eclettismo ermetico-cabalistico-neoplatonico rinascimentale che colloca la filosofia e la teologia pagana in sequenza con il Cristianesimo. Ne deriva un’immagine del mondo come presenza divina nella quale abita l’uomo come unità di corpo e anima.

Tuttavia questa grande sinfonia della sacralità del mondo conduce con sé l’esclusione della donna dal sacro: essa può essere solo portatrice di sacralità. Questa esclusione limita la tradizione e riapre la domanda filosofica con l’estremo Kant della Logíca: che cosa è l’uomo? Rispondere a questa domanda, interpretando quello che vuole dire l’autore, significa sottrarci alla nóstra carenza di futuro. Concetto, merce, e definizione della vita sono tre linee che consumano un’unica perdita fatale.

La Sala, con una mossa certamente ad effetto e piena di provocazione, dice: “guardiamo il nostro ombelico“, rîconosciamoci come figli di una maternità e di una paternità che siano la terra del nostro fiorire non i luoghi delle nostre scissioni. La Sala pensa in termini di speranza e di salvezza e di uomo e donna: non sono sentieri miei. E questo dovrebbe testimoniare proprio alla attenta considerazione del lavoro che deriva dall’essere trasportato senza riserve da un testo, per così dire, in piena.

Fulvio Papi

Professore ordinario di Filosofia Teoretica all’Università degli Studi di Pavia.


Sul tema, nel sito e in rete, si cfr.:

- PROFETI E SIBILLE. Storia delle immagini … MILANO. ALLA MOSTRA DEL LIBRO ANTICO RUBATI DUE VOLUMI. -Di uno, quello di Filippo Barberi, si è occupato anche il nostro prof. Federico La Sala. In un suo suggestivo libro ha riprodotto tutte le xilografie del Barberi.
- Filippo Barberi, “Discordantiae sanctorum doctorum Hieronymi et Augustini”, 1481

- Metaphysical trilogy [Tre saggi di Federico La Sala]
- Recensione: Riccardo Pozzo reviews an Italian philosopher’s attempt to write a radical criticism of metaphysics

- “AVE MARY” E LA TEOLOGIA DI DIO COME “UOMO SUPREMO”. Un saggio di Michela Murgia, recensito da Natalia Aspesi – con una premessa di Federico La Sala


CONTURSI. Sibilla Cumana - 601.4 Kb

CONTURSI. Sibilla Cumana
Rispondere all’articolo

> RINASCIMENTO ITALIANO: LA SCOPERTA DI UNA CAPPELLA SISTINA CON 12 SIBILLE. —- PASSANDO PER LA STAZIONE DI CONTURSI, IN VIAGGIO CON DON GIUSEPPE DE LUCA (cit. da “Ballata alla Madonna di Czestochova). .

13 maggio 2011, di Federico La Sala

UN VIAGGIO:

SUI LUOGHI DELLA METAFISICA. IN COMPAGMA DI DON GIUSEPPE DE LUCA **

Tutte le volte, e non furono tante, che io son tornato nella casa dove nacqui (è in un paese montano, sul margine di faggete eterne che mai nessuno ha traversato, nel cuore più nascosto della Basilicata; e sì che vi si è a distanza pari, lassù, tra l’Adriatico, lo Ionlo, ll Tirreno, e io fanciullo coi pastori spiavo se, di tra una radura e l’altra della sommità più alta, si vedessero in lontananza scintillare insieme le tre marine); tutte le volte che sono tornato a casa, dicevo, giungendovi da Salerno per il Vallo di Diano, non appena oltrepassato il crinale che il Vallo separa dalla vallata del Pergola, d’ún subito scoprivo, là sulla costa di fronte, il mio paese nel sole, e poco più giù sulla destra il camposanto, dove dorme colei che, dando in cambio la vita sua per la mia, mi fece uomo; e accanto ad essa, dorme il prete che fece me prete.

Voi direte: il Pergola, peuh! gran fiume che è! e poi anche la valle di cotanto fiume, e poi… Adagio, lettore. Da quei monti dietro il mio paese, da quelle faggète, scende il Melandro; il Melandro per ùna matassa lenta di andirivieni va a riversarsi nel Pergola, il Pergola nel Tanagro; e così, dolce dolce, una valle appresso all’altra ora costeggiando l’uno ora.l’altro paese, antiquos subterlabentia muros, quei magri fiumi si gettano alla fine nel Sele

      • [nei pressi della stazione ferroviaria del Comune di CONTURSÌ, fls],

e il Sele entra nel mare a Pesto, dove I’acqua del mare serba ancora una sua certa luce: poco più su insomma dell’antica Elea, dove nacque un giorno la metafisica, come sullo Ionio a Metaponto, ora coltivata ma sempre solitaria, nacque un giorno la filosofia religiosa.

Lettor mio, vuoi proprio levarti la voglia e il gusto di darci di “area depressa”? Padrone. Io pure, rintronato sin da fanciullo tra nomi come Melandro, Tanagro, Sele, Palinuro, Elea, Metaponto, anche io mi sento quando perplesso e quando depresso. Non forse in quel senso che dici tu, ma è un fatto, sento che mi opprime, quasi un peso troppo grande, il peso di tre millenni continuati nella luce della civiltà; e se non ti dispiace, mi sento turbare tutte le volte da quelle terre, quei cieli,.quei boschi, quelle acque, quei luoghi senza gloria, così poveri e antichi. Tutte le volte. Te ne accorgerai tu pure, un giorno non lontano *.

*

Questo è il paesaggio in cui si trova Contursi Terme, e questo è il sorprendente avvio dell’articolo, intitolato Ballata alla Madonna di Czestochova (“Osservatore Romano”, 25.2.1962), scritto da don Giuseppe De Luca (su invito di Giovanni XXIII, in occasione della visita a Roma del primate polacco, il cardinale Wyschinski), a meno di un mese dalla sua repentina morte avvenuta il 19.3.1962 (cfr. “Bailamme”, nn. 5-6, 1999, pp. 11 e sgg.). Egli era nato a Sasso di Castalda, in provincia di Potenza, il 15.09.1898, da una famiglia contadina.
- Della sua instancabile e preziosa attività culturale, degna di nota (per i problemi qui trattati) è la cura e la risrampa, accresciuúa con ricchi dati bibliografici, della dissertazione del 1907 di Angelo Roncalli su Il Cardinale Cesare Baronio. Per il terzo centenario della morte, cfr. Angelo Roncalli, Il Cardinale Cesare Baronio, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1961.

** Cfr. Federico La Sala, Della Terra, il brillante colore. Note sul “poema” rinascimentale di un ignoto Parmenide carmelitano (ritrovato a Contursi Terme nel 1989), Prefazione di Fulvio Papi, Edizioni Ripostes, Salerno-Roma 1996, pp. 14-15.

1 commento

12 Mag 2011

La Valle del Sele: un sistema produttivo nazionale

Filed under Argomenti vari

Il convegno ha evidenziato vocazioni, potenzialità e eccellenze della Valle del Sele, che vedono quest’area tra quelle più vivaci del paese.

da www.massimodelmese.net

“Associazione M. Ripa” colma un vuoto politico e cerca di riempirlo di contenuti programmatici e proposte concrete, mentre è in atto uno scontro istituzionale Provincia-Comune di Salerno.

Carmelo Conte

EBOLI – Lunedì 9 maggio 2011, si è tenuto nella sala dell’Auditorium di San Bartolomeo ad Eboli, un Convegno, dal tema “La Valle del Sele: un sistema produttivo nazionale“. L’importante iniziativa organizzato dall’Associazione Matteo Ripa, il cui ispiratore è l’on. Carmelo Conte ex Ministro delle Aree Urbane, presentando i risultati di uno studio sull’economia della Provincia di Salerno, realizzato dagli studenti della Facoltà di ingegneria dell’Università di Salerno, del corso di studi di Architettura e Composizione architettonica e allestendo una mostra fotografica curata dall’Osservatorio per la Storia delle Campagne meridionali attinta dall’Archivio comunale “L. Gallotta”, ha voluto mettere al centro della discussione politica la Piana del Sele.

Convegno Associazione M. Ripa La Valle del Sele

Conte attraverso la sua Associazione colma un vuoto politico che assolutamente deve essere riempito di contenuti programmatici ma anche di proposte concrete, in un particolare momento che propone uno scontro senza pari tra la Provincia di Salerno guidata dal Presidente Edmondo Cirielli e  il Comune di Salerno guidato dal Sindaco Vincenzo De Luca. Scontro che trova terreno fertile nella circostanza elettorale, aggravata da una complicità negativa delle istituzioni nazionali e regionali, ma che in ogni caso sta producendo effetti devastanti, dal punto di vista politico-programmatico, con ricadute purtroppo che risultano essere altrettanto devastanti per la Provincia di Salerno e per la Piana del Sele.

La confusione generata da un Piano Sanitario punitivo e dequalificante per le nostre aree; il taglio sui trasporti pubblici che stronca ogni speranza sulla metropolitana leggera di Salerno e il Metrò del mare; Lo scontro sull’immondizia e la gestione dell’immondizia tra i Comuni e la Provincia; Il PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale e la conseguente delocalizzazione del Porto Commerciale di Salerno; L’Aeroporto di Pontecagnano; l’Interporto di Battipaglia, il Polo Agroalimentare di Eboli; e altri punti di discussione, sono l’esempio dell’assoluta mancanza di una proposta politica complessiva che coinvolga i territori, in un disegno armonico più che subire iniziative, che potrebbero essere anche interessanti, ma che fine a se stesse risultano solo una violazione delle autonomie locali.

Il convegno voleva puntare i riflettori e mettere al centro della discussione la Valle del Sele e le sue potenzialità in un circuito economico nazionale virtuoso e produttivo, e c’è riuscito.

Alfonso Ruffo Direttore Il Denaro

I lavori sono stati moderati da Alfonso Ruffo Direttore de “Il Denaro“, che con la sua testimonianza ha voluto festeggiare anche il ventesimo compleanno del suo giornale. I sindaci di Capaccio, Eboli, Bellizzi, Pasquale Marino, Martino Melchionda e Pino Salvioli, insieme ai loro saluti hanno messo in evidenza anche le loro perplessità rispetto ai reali bisogni e una voglia di voler essere più incisivi ma soprattutto coordinarsi per interpretare al meglio i bisogni delle comunità amministrate.

L’introduzione ai lavori di Carmelo Conte, nelle riflessioni, negli spunti, è stata ricca e completa. Conte ha innanzitutto evidenziato le vocazioni della Valle del Sele e le eccellenze che hanno posto quest’area tra quelle più vivaci del paese, e per contro anche le carenze che sistematicamente hanno accompagnato questa propensione.

L’ex Ministro Conte entrando nel vivo della discussione propone: “E’ indispensabile pensare ad una nuova Regione e una nuova Provincia per dare delle risposte concrete rispondenti ai bisogni delle nostre terre. Per questo bisogna andare oltre il PIL per cercare di comprendere le reali necessità e i veri bisogni delle popolazioni. – Conte diplomaticamente mette l’accento sulla impostazione ragionieristica delle politiche Regionali e Provinciali, che pensa ad un rilancio partendo dai numeri e evidentemente seguendo i numeri si è finiti per tagliare indiscriminatamente, anziché “cucire”: necessità, bisogni, spesa, razionalità – Partiamo dal Cilento e proseguendo verso l’Agro-nocerino-sarnese, c’è Salerno e c’è la Piana del Sele. Territori profondamente diversi nelle esigenze, ma complessivamente funzionali come sistema territoriale. E proprio partendo dal territorio, perché vi sia una rispondenza e quel legame che unisca le varie peculiarità bisogna pensare Salerno come una Città aperta. Anche perché - continua Conte – Il futuro della “nuova Regione” della “nuova Provincia” è legato alla costituzione delle Aree Metropolitane, intorno alle quali fare sistema e pensare ad ogni forma di finanziamento per farle decollare, evitando così interventi inappropriati, isolati e confliggenti con i reali bisogni delle popolazioni“.

Carmelo Conte poi, fornendo una serie di numeri e dati, ha offerto alle varie personalità presenti un’analisi politica e sociale della Regione e soprattutto della Piana del Sele, ritenendo quest’ultima, una realtà fortemente inserita nel circuito economico nazionale ed europeo, e per questo sostiene: “Il futuro dell’Europa non sarà certo prospero se non saprà mettere al centro il mezzogiorno, e se non sa valorizzare quelle aree che nel mezzogiorno già hanno una loro identità e una loro valenza. – concludendo Conte tiene a sottolineare che le proposte se sono oggetto di studio vanno al di la della politica, in quanto assumono un valore scientifico – La politica non deve essere invadente, deve essere solo un “ramo” che insieme alle conoscenze devono contribuire alla crescita delle nostre terre. Quindi valorizzare le conoscenze per contribuire alla crescita è il primo obiettivo che ci proponiamo”.

Carmelo Conte

L’intervento di Conte oltre ad essere l’introduzione poteva essere anche la conclusione, vista la completezza dell’analisi e la valenza della proposta, che oggettivamente ha offerto spunti alla discussione che poi ne è seguita ma purtroppo i destinatari della proposta erano assenti. Stefano Caldoro anche se presente nella scaletta in quanto avrebbe dovuto concludere i lavori del Convegno, e Edmondo Cirielli, che invece ha portato il suo saluto di circostanza iniziale, non hanno potuto recepire le risultanze dei lavori facendo registrare una grave occasione politica mancata.

Gli interventi successivi sono stati tutti interessanti, così come particolarmente inaspettato ma ugualmente interessante è stato quello del dott. Roberto Pansa, Manager unico del Cilento Outlet Village di san Nicola Varco, il quale anche a tutela della serietà e del notevole impegno economico messo in cantiere dalla Società investitrice, ha ribadito che grandi investimenti come quello che rappresenta INNOVAZIONE COMMERCIALE – Gruppo IRGENRE, devono muoversi in un quadro normativo certo ed in concerto con le istituzioni locali, garantendo trasparenza e correttezza in tutte le sue fasi operative.

Guido Arzano, Presidente CCIAA di Salerno, dal canto suo ha parlato di: “Collaborazione collaborativa” riguardo ai grandi temi e ai grandi progetti progetti, per i quali sarà indispensabile realizzare una STU (Società di Trasformazione Urbana) che coinvolga tutti i vari soggetti, pubblici e privati. - riguardo invece al Porto Commerciale di Salerno e alla sua delocalizzazione Arzano ha dichiarato – E’ impossibile trasferire la struttura portuale in un’area che invece andrebbe difesa nella sua peculiarità agricola, turistica e dei servizi”.

Pasquale Persico, dell’Università di Salerno, Facoltà di Economia, invece riallacciandosi al discorso di conte nella parte della scarsa collaborazione istituzionale: “Il tema della frammentazione politico-istituzionale è il freno ad ogni possibile successo. Un problema che va affrontato e superato per offrire servizi necessari al territorio. – E a dimostrazione di quanto le realtà che si affacciano sulla Piana del Sele, come Capaccio, Eboli, Battipaglia, Bellizzi, siano coinvolte nello stesso destino, Persico ha lanciato l’idea di una sorta di Area metropolitana definendone anche il nome – DELTA 5: La Città pensata, pensando alle 4 città più il territorio in comune”.

Per Enrico Bottiglieri, Presidente Confesercenti: “La forza della nostra economia è il comparto agricolo, l’unico settore che in questa crisi ha tenuto. L’altro grande punto di rilancio è senza discussione il settore turistico, su cui bisogna investire con grandi opere infrastrutturali speculari a queste iniziative. - E bottiglieri come Arzano conclude – Il Porto Commerciale e la sua delocalizzazione sono fuori tempo”.

Anche Adriano Giannola, Presidente SVIMEZ , come Persico e gli altri ritiene: “Superare la frammentazione, cioè fare sistema, è la condizione che si presenta abbastanza leggibile rispetto ai ritardi progettuali. Il sistema “Regione Campania”, che con estremo ritardo deve affrontare un problema metropolitano, cioè l’Area Metropolitana di Napoli e tutto il suo disordinato interland si può affrontare solo superando la frammentazione politica e Istituzionale. - Giannola affrontando anche il tema dal punto di vista sociologico, relativamente alla nuova ondata di emigrazione fa notare quanto sia deleterio privarsi di intelligenze allevate e poi invece proiettate altrove, ma fa notare anche come si sia attuato un processo inverso rispetto alle precedenti ondate migratorie, che vedevano l’immigrato contribuire attraverso i suoi guadagni alla crescita della propria terra di origine, mentre oggi i giovani immigrati per come guadagnano poco, devono essere ancora supportati economicamente dalle loro famiglie, contribuendo così al progressivo impoverimento delle terre di origine. Giannola ha poi concluso riguardo ai grandi impegno programmatici previsti nella Piana del Sele: “Personalmente sono favorevole al Porto Commerciale, ma che non sia in alternativa a quello di Salerno”.

L’intervento di Enzo Boccia, Presidente Nazionale Piccola Industria, si è incentrato sull’idea di Conte riguardo a Salerno Città aperta: “Bisogna essere ottimisti nelle aspettative. Potenzialità, sviluppo, slancio, per mettere in condizione di “vendere” le potenzialità del territorio rispetto alle sue vocazioni. E’ indispensabile potenziare la rete dei servizi (Strade, Porto, Aeroporto) per attrarre i turisti, così come occorre lavorare su un’idea di società aperta. – Infine Boccia approfondendo il tema del convegno circa le potenzialità della Valle del Sele introdotta in un sistema economico nazionale conclude – Il mercato globale fortunatamente favorisce l’Italia e le sue regionalità, ecco perché, - rifacendosi all’intervento di Conte - è necessario capire quale Regione vogliamo e operare in sistema per realizzarla”.

Il Convegno è riuscito, e tutti gli interventi hanno aggiunto un piccolo ma importante contributo alla politica pensata, ragionata, discussa, che si propone e chiede il confronto, peccato che chi doveva ascoltare non c’era, ma non è tutto perduto, perché l’Associazione Matteo Ripa, si è proposto di trasferire da qui a quindici giorni il dibattito all’Università di Salerno, per continuare ad emendare di proposte un’idea progettuale. In quell’occasione si spera che ci siano i destinatari delle proposte, per evitare sia solo un “esercizio delle giaculatorie“.

Convegno La Valle del Sele…. il Pubblico

Commenti disabilitati

12 Mag 2011

La verità del Cervati .Incominciano a filtrare le prime indiscrezioni sulle piste della discordia – di Aldo Bianchini

Filed under Argomenti vari

Qualche giorno fa avevo scritto che lo scontro tra l’assessore Marcello Feola e tutti i sindaci dei comuni ai piedi del Monte Cervati aveva assunto toni parossistici, tanto da mettere in dubbio la stessa credibilità dell’assessore provinciale . L’ultima esternazione di Feola contro uno dei sindaci più specchiati del Vallo, Tommaso Pellegrino di Sassano, ha fatto il resto. La strana battaglia sulla querelle delle piste da sci da realizzare sul Cervati non poteva basarsi soltanto sulla scarsa conoscenza dei luoghi da parte di Feola e neppure su una propensione amicale dello stesso assessore verso il sindaco e la popolazione di Piaggine. La battaglia era più verosimilmente politica, ed ecco venir fuori le prime indiscrezioni da ambienti assolutamente bene informati. Userò il condizionale perché quando si parla di politica stretta è molto difficile arrivare alla verità provata, bisogna quindi muoversi con tutte le precauzioni del caso. Dunque veniamo al racconto di quanto si sussurra a palazzo Sant’Agostino. Mentre andava prendendo quota il disegna  progettuale degli impianti sciistici sulla cima del Cervati sembra ci sia stato, ad alti livelli, un incontro con il sindaco Antonio Peluso di Sanza per coinvolgere anche la sua comunità nel sontuoso progetto che, al momento, è soltanto un’idea e nulla più. Ad una condizione, che il sindaco Peluso portasse e sponsorizzasse in consiglio la causa del “Principato di Salerno” per una votazione favorevole all’istituzione della nuova regione. L’accordo sembrava essere andato in porto ma sulla scena sarebbe intervenuto, con tutto il peso del suo elettorato, l’ex sindaco Vittorio Esposito (attuale presidente del CdA del Consorzio di Bacino Sa/3) che avrebbe mandato all’aria ogni possibilità di intesa adombrando chissà quali ripercussioni di carattere politico. Andato in fumo il colpo di mano di destra in un paese a vocazione di sinistra si sarebbe manifestata la rabbia esplosiva della Provincia che avrebbe, così, puntato tutto sul più fedele comune di Piaggine. Da qui la conseguente ira di tutte le comunità intorno al Cervati che, capeggiate proprio da Sanza, hanno mandato in scena una delle più organizzate “rivolte politiche” degli ultimi tempi. Rivolte anche facilmente condivisibili dall’opinione pubblica che stenta a capire il perché dell’esclusione di tanti paesi da un progetto che potrebbe portare benefici a tutti. Abbiamo, dunque, assistito ad uno scontro titanico frutto di un occulto e mancato accordo politico tra due fazioni opposte. Ma la storia, ovviamente, non finisce qui. Adesso ci sarebbe in ballo la strana storia della “salvaguardia delle radure” che andrà raccontata tutta. Alla prossima.
Aldo Bianchini

2 commenti

12 Mag 2011

L’EDITORIALE – L’aria fritta del Cervati. Il pensiero del direttore di “Cilento tempi”

Filed under Argomenti vari

PDF Stampa E-mail
di Filibero PassanantiOggi appare davvero difficile leggere ciò che sta avvenendo nella gestione del territorio della provincia di Salerno. Segnali e decisioni, contrastanti tra di loro, hanno creato una gran confusione.
La Regione Campania, come abbiamo già scritto, ha deciso di sospendere il servizio delle Vie del Mare per l’estate ormai alle porte. La motivazione sta nella mancanza di fondi. Una ragione tanto forte da far passare in secondo piano il fatto che questo servizio ha portato in Cilento, nella scorsa estate, ben 120mila turisti.

Poi, come se non bastasse, sempre la Regione e sempre con la stessa motivazione, ha negato al Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano e alla Società napoletana City SightSeeing i fondi per replicare l’iniziativa “Naturalmente Cilento”, che per due anni ha trasportato sui bus scoperti a due piani migliaia di turisti a scoprire le bellezze del Cilento.
Non voglio entrare, in questa sede, nel merito dei tagli alla Sanità, con diversi ospedali, tutti nell’area a Sud di Salerno, che sono ancora in bilico tra una chiusura definitiva e una vita di stenti, ma appare chiaro a tutti che siamo di fronte, come abbiamo già avuto modo di scrivere, a segnali che indicano come i fondi pubblici siano davvero esauriti. Se questo è vero, se l’ordinaria amministrazione è tanto difficile da portare avanti, non si comprende come l’ambizioso progetto di creare una stazione sciistica sul Monte Cervati, promosso dall’amministrazione provinciale, abbia ottenuto il consenso del presidente della Regione Stefano Caldoro, che è andato anche oltre, sostenendo che “…il progetto  ha tutte le carte in regola per procedere e la Regione Campania farà la sua parte”.
Ma allora, i soldi ci sono o non ci sono?
Se la risposta è si, non si capisce perché sospendere le Vie del Mare e fermare i bus turistici della City SightSeeing. Se la risposta è no, è probabile che la politica nostrana abbia trovato un nuovo gioco, quello di creare consensi su progettazioni impossibili. Si annuncia un gran bel progetto, già sapendo che non ci sono i mezzi per realizzarlo, si fa un gran baccano, si convocano i mass media, si fa intravedere una speranza di ripresa economica ai cittadini più tassati e meno serviti d’Italia e il gioco è fatto. In questo modo, si sono raccolti potenziali consensi che potranno essere molto utili alle  prossime elezioni.
Se, dopo la tornata elettorale di metà maggio, il progetto finirà in un cassetto, poco male. Il Cervati continuerà ad essere la bellissima montagna che già è, senza l’aiuto di nessun politico di professione.
In realtà, però, annunci senza senso, come quello della stazione sciistica cilentana, possono fare davvero male. Distolgono l’attenzione dei cittadini e delle stesse Istituzioni dai problemi reali. Come si può mai pensare di incrementare il turismo e dare nuova linfa all’economia, se il Cilento è sempre più irragiungibile?
Trenitalia, negli ultimi mesi, ha soppresso decine di treni, le Vie del Mare sono un ricordo, la rete stradale cilentana, senza la manutenzione ordinaria e straordinaria, è ridotta a un colabrodo, l’aeroporto non decolla. Se pure si trovassero i 50 milioni di euro necessari per creare la stazione sciistica, come farebbero i turisti a raggiungere il Cervati?
Purtroppo, dobbiamo registrare un altro caso in cui logica e buonsenso hanno abbandonato le Istituzioni. Noi cittadini, nonostante i giochi di luce che ci fanno vedere, cerchiamo di ricordare che lo sviluppo economico e sociale di un territorio non è possibile senza le infrastrutture di base. Sono queste che dobbiamo chiedere a gran voce. è su questo che le Istituzioni dovranno dare risposte. Tutto il resto è aria fritta.


Commenti disabilitati

04 Mag 2011

Morigerati crede nell’agricoltura di qualità

Filed under Argomenti vari

Un paese dedicato all’ambiente. Morigerati crede nell’agricoltura di qualità. Nei suoi prodotti DOP, artigianali e biodinamici. Coltivati in un geoparco UNESCO di scogliere, grotte, gole, falesie e massicci montuosi. Tutti in bianco e nero.

DSC 1575 620x414 Cilento.  Un bianco e nero di verde brillante

Morigerati (SA)

Sfoglia il magazineVai alla photogallery - Vai alle info utili

Non c’è momento migliore della primavera avanzata, quando il giallo delle ginestre in fiore copre le pendici delle colline, per capire le ragioni dell’ origine del nome di Morigerati. Un paese di 600 abitanti, a 250 metri di altitudine, che deriverebbe l’etimo dal greco muriké, ginestra. Siamo a metà strada fra il mare del Golfo di Policastro, che si

DSC 1584 200x300 Cilento.  Un bianco e nero di verde brillante

Morigerati (SA). Fra le stradine del vecchio villaggio

trova a soli 5 km in linea d’aria, e le creste calcaree del Monte Cervati che sfiorano i 2000 metri, nel territorio del Parco Nazionale del Cilento, recentemente entrato a far parte della prestigiosa rete dei Geoparchiriconosciuti dall’Unesco.Il legame con il mondo greco, dovuto ad antiche colonizzazioni, è sempre stato molto forte in questo tratto del Basso Cilento fra AsceaSapri. A Velia, in ottobre (quest’anno dal 17 al 23), organizzano il festival della Filosofia in Magna Grecia , che si celebra proprio nel luogo dove, nel V secolo a.C., si sviluppò la scuola eleatica guidata da Parmenide e dal suo allievo Zenone. Salendo nel grande parco archeologico verso la Torre Angioina che domina il sito, si ha modo di seguire un percorso che alterna informazioni di carattere storico e archeologicoscene di animazione teatrale e musicale. Ricordate il “paradosso sul moto di Zenone”, quello di Achille e la tartaruga? Ebbene, seguendo i dialoghi degli attori, è facile rivivere i momenti in cui Zenone spiega all’allievo Polimaco le proprie teorie filosofiche. Tutto intorno ci sonocolline punteggiate di ulivi, di fronte al Mar Tirreno da cui sono arrivati i coloni greci provenienti dalla lontana città di Focea, in Asia Minore.Da Ascea si può seguire il litorale per scoprire località note e meno note. Marina di Pisciotta, dove un gruppo di pescatori pratica ancora la pesca alle alicicon la menaica, una rete a maglie larghe che consente di catturare anche i pesci di taglia più grande.

DSC 0525 300x199 Cilento.  Un bianco e nero di verde brillante

Ascea (SA) Ristorante Le Macine Il patron Luciano ferolla

Le alici, dalla carne bianca e con un gusto delicato, vengono poi estratte dalle reti manualmente: si mangiano fresche o si possono mettere sotto sale. Un prodotto prezioso e non facile da trovare: provate a chiedere di Nino Camarano, uno dei pescatori che ostinatamente si battono perché questa tradizione non vada perduta a favore della pesca intensiva. Più a sud si incontra la frequentatissimaPalinuro, con le sue grotte lavorate dal vento e dal mare, poi Marina di CamerotaScario, belle località di mare con i palazzi ottocenteschi che si affacciano sul porto.

DSC 0668 300x199 Cilento.  Un bianco e nero di verde brillante

Sapri (SA) Enzo Crivella e i suoi cannoli cilentani

Arrivare fino a Sapri è una delizia per gli occhi, ma anche per la gola. D’obbligo una sosta sul lungomare alla pasticceria dove Enzo Crivella propone i cannoli cilentali che, con il loro ripieno di ricotta di capra, miele locale e marmellata di fichi bianchi, esaltano le migliori produzioni locali.Qualche chilometro all’interno, ai piedi delle suggestive pareti del Monte Bulgheria (1224 m.) c’è San Giovanni a Piro, dove ritorna forte il legame con le tradizioni elleniche. Il paese venne fondato attorno al 670 d.C. da popolazioni provenienti dall’odierna Bulgaria e nel 990 d.C. i monaci basiliani crearono il Cenobio di San Giovanni Battista, appena fuori l’abitato. L’Abbazia esercitò una forte influenza per molti secoli su tutto il territorio.

DSC 0701 300x199 Cilento.  Un bianco e nero di verde brillante

Padula (SA) Certosa di Padula Lo scalone monumentale

Per chiudere l’itinerario, ritorniamo a Morigerati che ha l’ambizione, con i suoi soggiorni a tema e le iniziative diaccoglienza diffusa in casali, b&b, agriturismi, di diventare parte attiva di un turismo attento alle tradizioni e all’ambiente. Certo, il mare è bellissimo ed è facile da raggiungere in meno di mezz’ora d’auto. Ma c’è qualcosa di diverso che a Morigerati e nella vicina frazione di Sicilì non vogliono perdere o in qualche caso recuperare e valorizzare al meglio: un territorio in gran parte intatto, anche per merito di una lungimirante azione di protezione naturalistica e una tradizione contadina che ancora produce eccellenze gastronomiche (fico bianco del Cilento DOP, olio extravergine di oliva DOP, salumi artigianali, liquori con fico d’india, ortaggi, miele).

DSC 0659 300x199 Cilento.  Un bianco e nero di verde brillante

Vibonati (SA) Un allevatore di capre cilentale dal cui latte si produce il formaggio cacioricotta

Insomma, un’agricoltura di qualità interpretata in chiave moderna come insegnano gli esempi del frantoio diNicolangelo Marsicani, dell’Azienda agricola biologica Muriké o i salumi di Gianni Cammarano del Salumificio Cellito. Il gioiello naturalistico è l’oasi WWF delle Grotte del Bussento. L’area è protetta fin dal 1985: un comodo sentiero scende dal paese al fondo del canyon dove in una grotta il fiume Bussento riemerge con forza dalle cavità carsiche in cui si è inabissato alcuni chilometri più a monte. Tutto il percorso è ben tracciato e fra risorgive, ponticelli che attraversano il fiume, cascatelle, vecchi casali, si può compiere un itinerario circolare molto suggestivo, ombreggiato da ontani, salici, pioppi e bossi. Facile avvistare rapaci come il nibbio o l’astore, molto più difficile osservare le lontre che qui hanno una delle colonie più ricche e importanti d’Italia.

Testo e foto di Dario Bragaglia

Commenti disabilitati

01 Mag 2011

Agropoli: addio a Giovanni Pesce, medico galantuomo. Il ricordo del nipote

Filed under Argomenti vari




A Laurino, il ‘suo’ paese, il nome di Don Giovanni Pesce suscitava per tutti, ancora, gratitudine e rispetto. Non solo perché degno rappresentante di una delle casate più storicamente notevoli del Cilento, quella, fra gli altri, del prefetto di Roma Angelo Pesce, ma soprattutto per la storia di una vita onesta, autentica, trascorsa all’insegna di un’antica onorabilità, di un modo generoso e gentile d’essere un professionista e un padre di famiglia. Medico, dirigente della sanità locale, ex sindaco di Laurino, Giovanni Pesce, scomparso ieri ad Agropoli alle soglie degli 85 anni, è stato un protagonista della nostra terra.

Nasce a Laurino da Francesco Pesce detto Ciccio, poeta dalla penna tenue e toccante, e da Antonella Lillo, che lo lascerà orfano ancora bambino, con le sorelle Ada e Laura e il fratellino Cesare, anch’egli prematuramente scomparso. Il cognome che si trova a portare pesa, nel Cilento. Una famiglia signorile molto legata ai reali italiani e proprietaria di ameni latifondi: lo zio Angelo Pesce, il rappresentante più illustre della casata, è primo prefetto d’Italia fino alla morte.

Vocazione da medico praticamente da sempre, Giovanni studia all’università di Napoli e ultima il corso a Pavia, dove si laurea. Nel 1956 sposa Angela Maria Merola, da chiunque detta Ninì, nipote di Don Carmelo Merola, bellissima come lui. I due avranno sette figli, che diverranno sei quando la primogenita, Antonella, morirà adolescente proprio ad Agropoli in un dramma tuttora vivido nella memoria di chi c’era.

Negli anni ’70, quando è ancora medico condotto di Giungano, si convince a proporsi come sindaco della sua città natale, Laurino, ed eletto svolge il ruolo con grande impegno pur rimanendo a vivere a Battipaglia, con la famiglia. In quegli anni difficili per la nazione, teatro di scontri ideologici e politici, le intimidazioni che anche lui subisce, con le Brigate Rosse che arrivano a indirizzargli lettere minatorie, lo costringono per un breve periodo a recarsi a Laurino sotto scorta. Rimarrà sindaco per 10 anni, portando a termine due mandati segnati da un ampio consenso e da numerose opere di riqualificazione della città. Intanto la carriera professionale continua a crescere, e dopo essere divenuto medico condotto di Battipaglia, viene nominato ufficiale sanitario di Agropoli.

Sul finire degli anni ’80 un riassetto ospedaliero regionale fa mutare poi il quadro della sanità campana, e il Presidente della Regione, nella necessità di assegnare l’amministrazione straordinaria all’Asl locale, vede in Giovanni Pesce l’uomo più adatto a guidarla. Diventa così, fino alla pensione, amministratore straordinario di tutto il territorio della cosiddetta Asl 60, comprendente quasi 40 comuni. Un incarico gravoso che svolge in modo riconosciutamente efficiente, tenendosi sempre lontano da logiche di lottizzazione e profitto economico proprie di chi allora come oggi ha visto nella sanità un’industria dei fondi più che un servizio umano.

All’alba degli anni ’90 Giovanni e Ninì, trasferitisi definitivamente ad Agropoli , fanno di una vecchia casa colonica di via Carmine Rossi un palazzo dove sistemarsi insieme ai figli. Lì Don Giovanni ha vissuto fino a ieri, tornando saltuariamente a Laurino con la mente sempre gonfia di ricordi. Insieme alla moglie ospitava amici e parenti con fare burbero ma cuore grande, e dal suo posto a capotavola sorvegliava, rimbrottava ed elogiava i figli e i nipoti che sedevano con lui e che assaporavano, forse non del tutto consciamente, il sentimento raro della famiglia di una volta. Questa famiglia che lui ha costruito, adorato, sorretto, e di cui mi onoro di far parte, gli è stata intorno fino all’ultimo come la sabbia al mare,come una coperta a riscaldare un cuore che proprio non voleva smetterla di amare.

Da nostro nonno abbiamo imparato il senso della generosità disinteressata, dell’appartenenza familiare e territoriale, dell’umiltà di chi guardava allo stemma nobiliare non come a un’arma di arcaica superiorità, ma come un peso etico, responsabilità di onorare una storia, traslare la nobiltà di un nome in una vera nobiltà d’animo, che è poi quella che si realizza nell’attenzione costante verso il prossimo, sia esso il familiare, il paziente, il cittadino, il vicino. Sapremo essere grati ovunque alla figura che ha rappresentato per noi e per tutti coloro che in lui hanno trovato, sempre, una mano tesa in un mondo di egoismi.

Un uomo colto, perbene, sempre al suo posto e sempre onesto, capace di guadagnarsi il rispetto e la stima di tutti. Elegante e ironico, serio e affettuoso, nelle sue molteplici vesti terremo a mente per la vita cosa significa essere un signore, e scorgeremo sempre il desiderio di essere almeno un po’ come lui.

Giovanni Landi

Commenti disabilitati