Archive for Aprile 2011

30 Apr 2011

Chiuso Cicerale, una vittoria tutta al femminile.

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di Camilla De Sanctis | 30 aprile 2011

Ciceralensis. Oasi San Leo. Nomi bucolici per un lager, che è stato finalmente chiuso. Dopo 14 anni di denunce, dopo 21 anni di angherie. Sui cani.
Avvicinarsi al canile, dal praticello d’ingresso ben tenuto, col monumento del cane Ciotola, faceva pensare a quelle colonne sonore dei film horror: una musichetta per bambini, una nenia melodiosa, per un serial killer in azione.
Tante Associazioni sul campo, che si sono passate il testimonial della denuncia, che negli anni hanno gridato l’orrore che si consumava in quei recinti, tanto simili ai campi di concentramento nazisti.

Migliaia i cani che hanno consumato la loro vita in quei luoghi. Tante le coperture istituzionali, che hanno permesso il compimento dell’ingiustizia a danno dei cani per il profitto dell’affarista di turno. Sì, di turno, perchè di “ciceralensis” in Italia ce ne sono tanti, troppi.

A fianco dei cani, vilipesi, maltrattati, affamati, catturati in luoghi lontani e portati in un eremo irraggiungibile ed invisitabile, animalisti di tutta Italia, ma soprattutto donne, che hanno firmato in tempi diversi denunce ed articoli appassionati, interrogazioni parlamentari e finalmente azioni governative efficaci.

Scriveva Elisa (D’Alessio), allora della LAV, nel Rapporto Business Randagismo del 22 giugno 1997 “Estate 1997, cosa è cambiato a sei anni dalla 281/91? …. Campania: Pluridenunciato, ed una volta anche chiuso dai NAS, il Canile Ciceralensis, Ditta di tale Mauro Cafasso e situato alla contrada San Leo, è una struttura mista cani-allevamento di cinghiali. Il titolare usa un furgoncino intestato alla USL n° 60-Agropoli (SA) non autorizzato. Ha convenzioni con diversi comuni del salernitano, ma si spinge fino in Calabria. Molte convenzioni sono una tantum (sic!), ovvero il Comune paga per il prelievo dei randagi, ma non fornisce fondi per il mantenimento: che fine hanno i cani?”

Raccoglieva il testimone Annamaria (Procacci), prima firmataria della L.Q. 281/91, che presentava immediatamente una interrogazione parlamentare. Era il tempo dei fax, delle lettere scritte a mano o macchina,  che sommergevano gli amministratori, totalmente sordi agli appelli in favore dei poveri reclusi. Intanto il Cafasso continuava indisturbato nel suo business.

Ne parlava Stella (Pende) nel suo reportage-inchiesta “I bastardi stanno fuori”  del marzo 2005, su Panorama.

Giugno del 2006, la denuncia è di Angela (Luongo), con  una appassionata relazione ci fa sapere che manca un girone all’inferno dantesco: il canile di Cicerale. “Padrone assoluto di duemila essere viventi,  da Dio creati a sua immagine e somiglianza come tutto ciò che esiste sul pianeta terra, e dal Cafasso incarcerati, denudati, seviziati, costretti a perdere la propria identità di animali, parti integranti dell’universo, compagni fedeli per l’eternità.” Ci racconta Angela. “Per raggiungere questo girone infernale ho impiegato due ore di viaggio, un tornante dopo l’altro, come sulle montagne russe, mi sono inerpicata sulle colline che a strapiombo cadono sulla costa cilentana, un’ altro mondo, ai confini della realtà, recintata da teloni neri che nascondono l’orrore, ecco l’oasi di ciotola, il rifugio di Cicerale, chilometri quadrati di bosco trasformati in forni crematori d’estate e pozzanghere argillose d’inverno, anche il prato verde ha smesso di esistere, si è consumato ed estinto a causa dello strofinio con la cute di centinaia-migliaia di cani transitati in quell’incubo, non un abbaio ma un boato di latrati proveniva da tutta la collina, una stradina che scendeva tortuosa mi portava all’ingresso del gulag.”

Bello l’ingresso, alberato con viottoli piastrellati in pietraviva…” continua Angela “…quadrati irregolari scoscesi in cui uno, due, cinque, dieci, venti, trenta cani, maschi con femmine, alcune gravide, cuccioli con adulti, piccole taglie con cagnoni enormi, scheletrici, sporchi, peli ammassati, sguardi assenti, bava alla bocca, terrore gerarchico negli occhi, abbandonati alla morte in angoli, crepacci o in quel che restava di cucce in cemento affossate nella terra maleodorante, monchi, inebetiti, cani abbandonati dall’uomo ma in questa circostanza anche da Dio. L’area di calpestio dei recinti aveva, nella sua totalità, una pendenza dell’80%,…. un Veterinario dell’ASL competente per territorio giustificava l’alto tasso di mortalità nella struttura dovuto a decessi per arresto cardiocircolatorio.”

Arrivano anche le Memorie di Cicerale da Gilda (Fucci), “La sezione dalla Lega di San Giorgio del Sannio, segue da tempi non sospetti, ovvero da quando Emilio Nessi dovendo sistemare i cani del Comune di Napoli ai tempi ‘ospiti’ dello zoo , pensò bene di collocarli a Cicerale. Ancora oggi all’ingresso del canile si erge un monumento in onore del cane Ciotola, dove in epigrafe si legge : qui il cane Ciotola ha trovato casa! Purtroppo per un brevissimo periodo, Ciotola morì dissanguato pochi giorni dopo a causa dei morsi di altri cani, liberandosi così dall’inferno di Cicerale.”

Il disinteresse degli amministratori era palese, le denunce regolarmente archiviate, la ASL SA3 esprimeva solo pareri positivi sul canile. I NAS, più volte entrati nella struttura, avevano predisposto un sequestro amministrativo. 97 comuni convenzionati col canile, almeno 1200 cani morti ogni anno, 5 persone per accudire 1500 cani; per anni, decenni era tutto a posto!

Nel 2006 un nutrito  gruppo di Associazioni, Aipa, Una, Lega del Cane, Associazione Mi Fido, Associazione Zoofila Sanseverivese, Coordinamento Animalista salernitano, fanno partire una petizione che raccoglie 15mila firme. Descrivono la situazione del canile di Cicerale: “E’ dal 1980 che il canile Oasi San Leo ‘Canile Ciceralensis’ costruito in Contrada San Leo (SA), sulle montagne di Cicerale del Cilento, vicino Agropoli continua a far mobilitare le associazioni animaliste di tutta Italia. Gli animalisti conoscono e denunciano il posto. Isolato sulle montagne, irraggiungibile. Conoscono e denunciano come si comportano le amministrazioni locali. I cani vengono raccolti nei comuni della Provincia di Salerno e di Avellino quasi sempre da personale non idoneo e non autorizzato. Non sono mai microchippati al momento dell?uscita dal comune di appartenenza, come richiesto dalla legge. Sono registrati con descrizione sommaria, trasportati in un furgone non idoneo e spesso insieme a corpi di cani morti. Portati in una struttura che somiglia ad un girone dell?Inferno dantesco, da dove ne escono solo sotto forma di polvere e cenere dai forni crematori. I comuni pagano spesso solo un fisso annuale semplicemente per la raccolta dei cani randagi (anche se docili, mansueti ed accuditi da qualche persona generosa) e non effettuano mai controlli sul posto, il che la dice lunga sul fatto che non c’e’ alcuna possibilità che i cani vengano accuditi in questo lager. E’ l’orrore degli orrori. Pagato con soldi pubblici.”

Ci fu una interrogazione parlamentare, On. Villari de La Margherita, che chiedeva accertamenti ministeriali sulla condizione dei 2000 cani detenuti.

Nel 2008 inizia un’azione di pressing dell’Associazione Chiliamacisegua sul Ministero della Salute per risolvere il caso Cicerale, grazie a Rosanna (Marani) e Corinna (Andreatta), accompagnate dalle brillanti inchieste di Stefania (Piazzo) pubblicate su La Padania.

Finalmente il 16 dicembre 2008  il canile viene sequestrato,  il provvedimento è eseguito da NAS e Carabinieri, assieme ai veterinari della ASL SA3, su disposizione della Procura della Repubblica di Vallo della Lucania. Qualche giorno prima c’era stato il sequestro amministrativo di una parte del canile; intanto il video girato da Striscia la Notizia veniva acquisito come elemento di indagine.

Ancora una donna a fare la differenza, Francesca (Martini), che da Sottosegretario vuole (e può) chiudere il canile di Cicerale.  L’ispezione ministeriale del 2009 smentisce una buona volta i “buoni” rapporti delle ASL locali: al canile non va tutto bene. Forse le morti non sono dovute ad arresti cardiocircolatori!

Ma, questa volta, la sua parte la fa anche il Sindaco, il Cafasso non ha più l’autorizzazione a detenere i cani, lo dice l’Ordinanza sindacale n°18 del 25 maggio 2009.
Dopo anni un Sindaco avoca a sé la tutela ed il benessere degli animali presenti sul proprio territorio (art. 3 DPR 31 marzo 1979).

Questa storia si chiude con Cafasso rinviato a giudizio per maltrattamento di animali, dopo venti anni, con il Ministero  della Salute e diverse Associazioni che si sono costituite parte civile e con gli ultimi 9 cani ancora reclusi, finalmente liberati.

Ieri mattina lo sgombero finale condotto dalla Task Force del Ministero della Salute con i Carabinieri del NAS di Salerno. Rosalba (Matassa), Laura (Rossi), Stefania (Piazzo), Gilda (Fucci)  e la piccola segugia Marta (nella foto con Stefania Piazzo e la dott.ssa Matassa), sono state proprio le ultime a lasciare il canile.

Camilla De Sanctis
Redazione GeaPress

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30 Apr 2011

Il Lorenzo Rago che io mi ricordo. La testimonianza di Gegè Colliani

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“Commendatò, buonasera” gli dicevo incontrandolo e salutando sempre per primo visto che ero molto più giovane. E Rago di rimando – “Buonasera giovinò, ah tu sei quello che mi ha fatto spendere 13 milioni per vincere ‘ste elezioni”. Felice Colliani, che è l’unico componente del consiglio comunale con sindaco Lorenzo Rago, l’uomo politico ed imprenditore di Battipaglia scomparso misteriosamente nel 1953. Ad ottantrè anni ricorda bene quegli sprazzi di dialoghi serali di 54 anni or sono. Fra avversari politici civili allora si usava così. Felice Colliani, poco più che ventenne è il  fondatore della Democrazia Cristiana a Battipaglia, e contro Rago ha intrapreso una battaglia politica serrata. Comizi e campagne giornalistiche sono le sue armi. Rago è sindaco fin dal 1948, quando successe a Renato di Moncharmont, uno dei comproprietari della fabbrica Rondino, una strana figura di comunista aristocratico e romantico. Moncharmont per seguire la sua donna se ne torna a Napoli e lascia il comune a Rago. Colliani si mette di puntiglio, lui che ha respirato anche un po’ dell’aria dell’antifascismo cattolico nell’Eboli dalla quale proviene.  “Nelle elezioni del 1952, per un mese, ogni sera, da un balcone di Palazzo De Crescenzo,   tenevo un comizio di quaranta minuti dove lo prendevo di petto il sindaco l’accusavo di trasformismo per essere passato dal partito dell’Uomo Qualunque al Partito Socialista. Ironizzavo sui 29 sbuffanti carri che erano attaccati al suo treno, si trattava dei suoi candidati. Dicevo anche che non era cosa alla sua altezza amministrare il comune”. Alla fine della serata, per tornare a casa, ero costretto a farmi accompagnare da due carabinieri. Poi continuava a martellare sul giornale Il Tusciano”. La battaglia di Gegè Colliani, come gli amici lo hanno sempre chiamato, non finisce certo il giorno delle elezioni, che inevitabilmente perde. “Rago distribuiva pane, pasta ed olio alle famiglie. Permetteva a molti di mettere tavola. Io gli offrivo discorsi…”.  Colliani non è il tipo di arrendersi. Intanto perché ha fatto scendere in campo i pezzi da Novanta. Sono il direttore del tabacchificio della Saim, Orlando Manzo, che è uomo di Carmine De Martino, il padrone di metà dell’economia salernitana. “Nel primo consiglio comunale proposi di dichiarare Rago non eleggibile poiché, grazie ad un prestanome, un certo Ferrentino di Nocera, occupava abusivamente i terreni del demanio di Battipaglia. Produssi anche delle fotografie che dimostravano come Rago in quelle terre si comportasse da vero padrone. Nel corso della discussione mi resi conto di come uno che prendeva oltre tremila voti di preferenza dalla cittadinanza non potesse essere estromesso, magari forzando un po’ la legge in senso restrittivo. Così ritirai la mozione….”. Rago apprezzò il coraggio ma anche la lealtà di quel giovanotto, originario di Contursi e cresciuto ad Eboli, al seguito del prete don Paolo Vocca e che già nel 1941 partecipava alla redazione di un foglio clandestino. Colliani era uno che faceva politica sul serio e Rago sotto sotto ne apprezzava il coraggio. Fu così che una sera dopo il consueto saluto – dialogo fra i due che don Lorenzo lo ferma e gli propone di “andare a mangiare qualcosa assieme”. Colliani accetta e nel gennaio del 1953, “poche settimane prima della scomparsa” – ricorda – se ne vanno assieme alla famosa “pizzeria Negri” di Pontecagnano. Con Rago c’è sempre l’autista Marotta, che però verrà fatto accomodare da solo, ad un altro tavolino. “Al tavolo stemmo solo io e lui. Voleva sapere chi ero io e cosa volesse il mio partito che allora a Battipaglia era appoggiato solo dai padri Stimmatini. Però più interessante, ma me ne sono accorto dopo, fu vedere come si preoccupasse di avvertire la moglie del ritardo nel rientro a casa”. Questo – a quanto hanno poi raccontato i suoi familiari agli inquirenti – non avverrà in quella famosa notte. Ma qual è il giudizio che Colliani dà di Rago? “Rago era una brava persona, con una grande dose d’ambizione con grandi disponibilità economiche. Come amministratore era privo delle necessarie basi ma aveva avuto l’intelligenza di crearsi una squadra assai capace fatta di persone modeste ed oneste ma assai diligenti. Il ferroviere Castellano ed il calzolaio Rossomando sono i primi nomi che mi vengono in mente. Sono loro ad avere l’intuizione di costruire case popolari lungo via del Centenario. Una scelta che poi noi Dc abbiamo confermato. Su tutti dominava il segretario comunale Luigi Rossini, un uomo dalle grandi capacità professionali. I giovanotti democristiani però si dettero da fare. Le parrocchie e gli Stimmatini da una parte, la nuova classe dirigente che era alla testa della Riforma Fondiaria dall’altra. A fare da elemento d’unione è proprio Colliani. Con Tullio Capone, Francesco Crudele, Luigi Gambardella, Italo Rocco e Mario Vitolo pubblicazione di un settimanale locale “Il Tusciano”; il primo numero portava la data del 2 marzo 1950. Il giornale fu ben accolto dai Battipagliesi, anche perché pubblicava le estrazioni del lotto, e, finché fu in edicola, rappresentò non solo informazione attenta ma, soprattutto, stimolo per gli amministratori a ben operare. “Il Tusciano”, nei primi mesi infuocati del caso Rago, giocò anche un ruolo nel mantenere viva l’attenzione sulla pista locale di “via dei Fiori”, così denominata per via di un cancello che permetteva l’ingresso al cinema gestito da Gabriele Garofalo, un altro grande avversario dei Rago. “Questo mi costò nove interrogatori da parte degli inquirenti. Mi dicevano – racconta Colliani – noi ti interroghiamo informalmente. Ed io altrettanto informalmente rispondevo…come dicevo sempre, in premessa, al poliziotto che mi stava a sentire e mi poneva sempre le stesse domande”.

Oreste Mottola

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28 Apr 2011

Cinema, torna sullo schermo Veronica De Laurentiis con “Pandemia”.E’ girato nel Cilento

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Cinema, torna sullo schermo Veronica De Laurentiis con "Pandemia"
Per la prima volta in un film italiano torna sul grande schermo Veronica de Laurentiis, figlia di Dino e Silvana Mangano, protagonista di ´Pandemia´ opera prima del napoletano Lucio Fiorentino con Marco Foschi, Alice Palazzi, Massimo Foschi, Tommaso Ragno e Hanna Schygulla. Il film, definito ´post-apocalittico´, inedito in Italia, girato in un brullo Cilento, sarà presentato dall´attrice in anteprima nazionale, il 5 maggio a Napoli al Modernissimo (ore 20.15). “Ho partecipato a tanti lavori in America, ma recitare nella propria lingua – racconta la de Laurentiis – ti da tutte altre emozioni. La tragedia interiore del mio personaggio l´ho sentita molto perché anche io ho patito nella vita. E come il mio personaggio, Sara, ho deciso di reagire con serenità e fede. La vita ti può dare qualcosa di bello, se riesci a trasformare le cose”.
Una storia quella della de Laurentis, che lei ha raccontato in ´Rivoglio la mia vita´, libro dove rivela le brutalità coniugali subite che suscitarono la reazione del padre Dino, il quale avrebbe preferito il riserbo. “Io credo invece – dice Veronica de Laurentiis – che bisogna aprire le finestre e i panni lavarli in pubblico. Basta con le violenze familiari, si deve cambiare la mentalità italiana meschina, che delle donne guarda solo l´aspetto fisico. Anche mia madre non gradiva di essere considerata dal pubblico solo per la sua sensualità. Per questo una settimana fa ho aperto a Formia il ´Centro Silvana Mangano´, per dare alle donne che subiscono violenze sostegno legale e psicologico. Vorrei, anche attraverso una raccolta fondi, che di questi luoghi ne nascessero tanti e diventassero, con il tempo, delle case-rifugio” racconta l´attrice che si trova da qualche giorno in Italia per promuovere le sue attività sociali ed il film, ancora in cerca di distribuzione. Tra i progetti anche un terzo libro, che uscirà il prossimo anno dal titolo, per ora provvisorio: ´Possiamo cambiare il mondo, una storia alla volta´. E una idea di format televisivo da relizzare in Italia: “Lo sto proponendo, vorrei essere la Oprah Winfrey italiana”.
fonte Ansa
di Francesca De Lucia

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28 Apr 2011

L’ITALIA BOMBARDA LA LIBIA, PERCHE’?

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Intervista a Giovanni Fasanella28 Aprile 2011

Gli aerei italiani bombardano Tripoli in cambio delle promesse di Francia e Inghilterra, le stesse nazioni che hanno iniziato la guerra contro i nostri interessi. E oggi noi le aiutiamo

Giovanni Fasanella

Anche gli aerei italiani bombardano la Libia. Una decisione che fa discutere e della quale abbiamo parlato con Giovanni Fasanella, esperto della questione libica ed autore di Intrigo Internazionale

L’Italia entra in gioco e bombarda la Libia. Perché questa scelta?

Siamo di fronte a un’escalation del conflitto perché la situazione è assai più complicata di quanto non pensassero gli strateghi di Parigi e Londra. La verità è che l’Italia ha aumentato il proprio impegno militare perché ha ceduto alle pressioni di Francia e Inghilterra. E’ davvero paradossale. Francesi e inglesi hanno iniziato questa guerra in Libia contro i nostri interessi, per completare la loro rivincita sull’Italia di Mattei e Moro. Ed ora, non sapendo come concluderla, chiedono proprio a noi di aiutarli, immolandoci.

L’Italia ha ceduto, lei dice. Perché?

Per tre ragioni. La prima: dimostrare al mondo che esiste ancora un Paese capace di svolgere un ruolo internazionale. In realtà non abbiamo più una nostra politica mediterranea, siamo privi di bussola perchè abbiamo completamente perso il senso del nostro interesse nazionale. E andiamo a rimorchio degli Stati più forti che, dopo essersi impossessati di aree strategiche della nostra economia, ora ci spingono a combattere anche le loro guerre “private” per il petrolio libico, in cambio di allettanti promesse. E questo è il secondo motivo: una nostra partecipazione alla spartizione della torta, una volta eliminato Gheddafi, perché l’obiettivo resta sempre lui, la “creautura” italiana. Berlusconi ne è ignaro, ma almeno La Russa dovrebbe saperlo che la storia dei nostri rapporti con Francia e Inghilterra è piena di guerre combattute in cambio di promesse mancate. Il terzo motivo è ancora più meschino. Il governo Berlusconi era agonizzante, è stato improvvisamente rianimato proprio alla vigilia della guerra libica: quel conflitto si combatte partendo dalle nostre basi, c’era quindi bisogno di un simulacro di governo, per questo gli hanno ridato ossigeno. Ora, più Berlusconi si mostrerà supino, maggiori saranno per lui le garanzie di giungere al termine della legislatura. Poi, com’è giusto, gli daranno un calcio nel sedere.

Se Gheddafi è ormai spacciato cosa prevede per il futuro della Libia? Questi manifestanti sono affidabili, o dietro può nascondersi veramente qualche cellula di Al Qaeda?

Gheddafi spacciato? Non lo so, vedremo. In ogni caso, credo che la prospettiva più realistica sia una guerra civile di lunga durata. Non se ne uscirà presto. Le cose si complicheranno ulteriormente quando anche Russia e Cina vorranno dire la loro su questo conflitto. Quanto ai ribelli, sono un gran calderone dove c’è di tutto: istanze laiche e filo-occidentali, spinte religiose integraliste, componenti tribali… Difficile dire che cosa ne potrebbe venir fuori. La presenza di Al Qaeda in Libia per il momento mi sembra ininfluente, anche perché Gheddafi non ha mai consentito che mettesse radici. Ma Bin Laden e la sua rete lavorano sotto traccia, reclutano silenziosamente nel fronte dei ribelli e in quello dei sostenitori del regime, penetrano nelle moschee aspettando l’occasione propizia. Ora il fattore tempo gioca a loro favore. Soprattutto se chi ha iniziato questa guerra, trascinando altri Stati nel conflitto, non saprà più come uscirne. Al momento, Francia e Inghilterra sarebbero dell’idea che l’onore di eliminare Gheddafi spettasse proprio all’Italia; mentre loro, molto più modestamente, si accontenterebbero di trattare con i suoi successori.

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28 Apr 2011

Pian di Stio 2009 Fiano Paestum igt, il bianco della mozzarella Voto 81/100

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Tratto da lucianopignataro.it

28 aprile 2011

Giungano, azienda San Salvatore. Bufale (FotoPigna)

Uva: fiano
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro la bottiglia da mezzo litro
Fermentazione e maturazione: acciaio

Vista: 5/5. Naso 22/30. Palato: 24/30. Non omologazione 30/35

La parola Stio non credo dica molto al 99% dei lettori. Ma  avrete modo di ricordarla perché ora è su una etichetta di vino. Un Fiano molto buono. Stio è un paese con meno di mille residenti a quasi 700 metri di altezza nel cuore del Cilento e non c’è altro motivo per passarci se non l’idea di spazzolare le vesti dall’aria oncologica di città.

Il vino mi continua ad entusiamare per le storie. Quella di Peppino Pagano è il racconto di un imprenditore di Paestum con il senso della lunga distanza, un costruttore di sogni fondati su promesse di fatturato: ha comprato anni va alcune decine di ettari a Stio e tra i boschi incontaminati ha piantato un po’ di fiano e tanti ortaggi, patate, olivi, alberi da frutta. Ne abbiamo già parlato a proposito del suo primo bianco il Fiano Paestum 2009 bevuto con piacere proprio a Capodanno di Acciaroli.

Peppino Pagano nel vigneto di Giungano (FotoPigna)

Altri suoi pari grado fanno la solita speculazione edilizia (orride villette plurifamiliari pregiudicate vivino il mare) pagando mazzette e impicciandosi di piani regolatori nei piccoli comuni, passando così la vita a distruggere il futuro della terra dei loro figli. Lui invece ha poi comprato vigneto compatto, il più vasto come corpo unico della provincia di Salerno a Giungano, e poi fatto una cantina e poi creato a ridosso un’azienda bufalina per realizzare un ciclo completo.
Le sue bufale sono snelle e veloci, mangiano bene.

Pian di Stio 2010 Paestum Igt (FotoPigna)

Il suo Fiano di Stio preparato con Riccardo Cotarella è finito in bottigle da mezzo litro, formato inusuale che offre l’idea dell’unicità del bianco di Stio. Il 2010 è un bel millesimo anche da queste parti per il Fiano, il vino è fresco, dinamico, sottile, piacevole, lungo, in buona e pratica progressione in bocca. In questo momento risente al naso della pressione degli aromi da fermentazione e siamo convinti di dover aspettare prima di berlo.
Sarà buono.
E voi che venite a Paestum sulle Strade della Mozzarella ascoltate questo consiglio: andate a trovarlo.

Sede a Giungano (Sa). Sede legale a Stio Cilento, Contrada Zerrilli. Tel. 0828.1990900. www.sansalvatore1988.it. Enologo: Riccardo Cotarella
Ettari: 16,50 vitati.  Bottiglie prodotte: 70.000. Vitigni: fiano, falanghina, aglianico

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2 Commenti a “Pian di Stio 2009 Fiano Paestum igt, il bianco della mozzarella Voto 81/100”

  1. giulia scrive:

    speriamo di avere il tempo e di assaggiarlo con la mozzarella, gli imprenditori cilentani fanno davvero sul serio:)

  2. Ottimo Fiano, e buona anche l’idea della bottiglia da mezzo litro. Devo dire che mi è piaciuto particolarmente anche il Trentenare, l’altro Fiano di Peppino Pagano, caratterizzato da “schiaffo minerale” capace di risvegliare gli animi più assopiti; ed il Vetere, il rosato di Aglianico.

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26 Apr 2011

Murikè e il fico bianco del Cilento

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“Questo è davvero un posto magico”.

Così mi spiegava Eugenio Cioffi, parlando del suo agriturismo, della sua azienda, del suo ficheto. E lo diceva con orgoglio e con affetto, con la convinzione di chi ha rinunciato un posto in Germania da ricercatore per dedicarsi, insieme alla sua famiglia, a riportare un luogo (la terra di suo padre) e un prodotto al loro giusto riconoscimento. Più conosco il Cilento e più lo amo, forse anche grazie a chi, con preparazione e impegno, sta portando avanti progetti belli per la propria terra. Ho conosciuto Eugenio grazie ad Enzo Crivella (guardate cosa racconta di lui Luciano Pignataro) che me ne ha parlato dicendo “quello è un genio”. Di Enzo mi fido, perchè è un amico, è uno che ama profondamente il suo lavoro e ha una passione verace per i prodotti del Cilento…infatti ho passato, durante le vacanze pasquali a Sapri, un bellissimo pomeriggio. La mia visita all’agriturismo Muriké nasce dalla voglia di conoscere meglio un prodotto tipico della mia zona di origine: il fico bianco del Cilento. Ho mangiato molte volte alla Chocolathera, un gelato eccezionale e dei dessert raffinati, fatti con questo frutto e volevo saperne un pò di più. E allora concedetemi di fare un pò di pubblicità progresso, spontanea e sentita :) !

E non è che debba impegnarmi molto per fare pubblicità: le poche foto, fatte al volo (e mentre Mimì e Cocò si lamentavano come al solito..ma lasciamo perdere) mostrano da sole che cosa si trova incastonato fra le montagne di Morigerati e Sicilì, attraversato dal fiume Bussento. Eugenio non riesce a staccarsi da questo posto e dalle sue marmellate e ci credo. “Sue” perchè le fa proprio lui, con cura (addirittura eliminando la buccia) e competenza! Il fico bianco del Cilento essiccato gode della Denominazione geografica protetta, la polpa è pastosa, di colore giallo ambrato ed è molto dolce, con semi piccolissimi (quindi adattissimo ai dessert, per mia grande gioia!). L’agriturismo Murikè è in piena fase di sviluppo e da giugno sarà pronto..e vi assicuro che tornerò per andare a provare queste famose marmellate (bisognerà aspettare l’estate, ahimè!). Ci sarà la possibilità di visitare direttamente l’opificio e di degustare lì le marmellate ed i vari prodotti: dal produttore al consumatore insomma!

E che il posto sia magico, lo dimostra anche un bellissimo “padrone naturale” che vi accoglierà nell’area dell’agriturismo: ditemi voi se questo ulivo millenario non è splendido!

Per un pò di storia e di notizia sul fico, sulle sue caratteristiche e sul luogo di origine, potete andare a leggere qui, per esempio! Ma senza dubbio la cosa migliore sarebbe venire a vedere dal vivo e farsi un giro in questa zona..anche solo per venirsi a prendere un pò di questa magia!

CSTP Salerno

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23 Apr 2011

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Ladro ghiottone. Un pensionato bolognese non resiste alla tentazione della mozzarella…

L’uomo ha rubato una bella quantità di mozzarelle da un furgone frigorifero che stava rifornendo il ristorante ‘Diana’: è stato un cittadino ad allertare i carabinieri

fase di lavorazione della mozzarella di bufala (Ansa)
fase di lavorazione della mozzarella di bufala (Ansa)

Bologna, 23 aprile 2011 – Un ladro ‘goloso’. Quando ha visto che stavano consegnando le mozzarelle di bufala al ristorante “Diana” di via Indipendenza, un 65enne bolognese non ha resistito.

Si e’ avvicinato al furgone frigorifero da cui il corriere stava scaricando le mozzarelle e, approfittando di una sua distrazione, ne ha rubate una bella quantità (per circa 90 euro). Ma un cittadino ha notato le sue mosse e ha allertato i carabinieri.

Per questo, ieri mattina, un bolognese di 65 anni, R.Z., e’ stato denunciato dai carabinieri per furto aggravato.

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23 Apr 2011

Ricordo di MARIA BELLO, anima della sinistra ebolitana

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A maggio si sfaldano i pioppi, una lanugine
che vola nell’aria ed entra dappertutto,
nel naso, in macchina, nelle case
e negli uffici, anche con le finestre chiuse.
Il 25 maggio faceva già caldo, si passeggiava
già sul viale, proprio sotto allo
svolazzare delle gemme. C’erano manifesti
freschi, caratteri grossi, neri. 47
anni. Era destino, dicono la vecchiette, e
imputano al fato una colpa che non è
possibile spartire. Lei ci credeva, dicono.
Raccontano che aveva una sua particolare
teoria, della vita e delle anime. La
saggezza popolare del “così doveva andare”,
in aggiunta ad un po’ di misticismo.
Maria Bello lo sentiva. Vaghe sensazioni,
raccontano. Parlano di una persona
precisa, rispettosa degli altri e del loro lavoro.
Disponibile, socievole, con un forte senso del dovere.
I capelli, i foulard, gli occhiali leggeri, il sorriso
gentile, in molti ci hanno messo un po’ di tempo a ricollegarli
al nome in grassetto sui manifesti funebri.
Anch’io. Poi, mentre ti raccontano di lei, del suo
modo di fare e vivere, del suo essere sempre in prima
fila per la difesa dei diritti dei lavoratori, degli scioperi,
delle proteste, capisci, ecco chi era. Era la persona
sul fondo della scena alle mostre, non ultima
quella di Marcello Somma. Tutt’intorno frammenti
di storia ritrovata, seduta al banchetto lei, con i piedi
vicino alla stufetta elettrica. Era la stessa improvvisata
intervistatrice, tante domande sull’approccio filosofico
al professore Roberto Vecchioni. Cominci a ricollegare
foto, momenti di storia recente ebolitana e
consigli: le omeriche attese degli LSU, fantomatici
lavoratori socialmente utili di cui lei faceva parte,
eterna ragazzina, uno dei primi “acquisti” per il progetto
di archivio per la biblioteca comunale “Simone
Augelluzzi”, nell’agosto ’95. Dieci ani fa, quando il
digitale e i computer erano ancora lontani da Eboli, la
pellicola fotografica rende conto del trasporto dei
primi volumi donati dal professore Merola, Maria sorride,
i camion partono dal pastificio Pezzullo, oggi
galleria dei servizi, per portare su, nel Centro Storico,
il primo nucleo dei libri che, quotidianamente, pendiamo
in prestito, sfogliamo, sottolineamo. “Ha lavorato
tanto, credeva in quello che faceva” Teresa
Meola, responsabile della Biblioteca Comunale si
sente presa alla sprovvista. Maria era “una persona
particolare”. Con le sue idee e convinzioni. Ha aiutato
a fare pure le pulizie, su, a San Francesco. Ha presenziato
a mostre, progetti, manifestazioni culturali.
Ha dato consigli su medicina alternativa e orto botanico.
Anna, invece, di lei conosceva le mani, la voce,
le teorie. Hanno lavorato insieme per un anno, forse
più. E sono stati dodici mesi pieni pieni, con l’andirivieni
da Palazzo di Città, nuovi cozzi con la Multiservizi
di Antonio Vecchio. Ma ne parla poco, come
per non far scappare via nulla e tenerlo per sé. “Ti potrei
raccontare tanto, ma non so se è giusto”. Perché?
“Perché lei era silenziosa, aveva delle opinioni particolari
sul destino”. Lo dicono tutti sommando tesi di
vita e di politica . Alcuni, riassumono. Sei lettere: strana.
“E poi, non amava parlare di se stessa”. Anche
questo è risaputo. Restano caratteri neri in grassetto,
è passato già un mese, nuovi fogli attaccati su. Il
tempo passa. Ci si confonderà non solo sul giorno,
ma pure sull’anno, dovremmo fare dei conti strani per
calcolarlo. Però non dimenticheremo il mese: ce lo
ricorderà la lanugine dei pioppi, che ad ogni nuovo
maggio fa pizzicare il naso, e bruciare gli occhi.
Raffaella Rosaria Ferrè

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22 Apr 2011

I migliori 5 caseifici di Paestum. Scelti da www.scattidigusto.it

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I 5 migliori caseifici di mozzarella di bufala li trovate tutti a Paestum

DI Vincenzo Pagano – CANALE Scatti di cibo – mercoledì, 20 aprile 2011 | ore 17:00

TAG capaccio classifiche HF alta fedeltà liste mozzarella di bufala Paestum strade della mozzarella

“…La mattina dopo, per tempissimo, trattammo per vie impraticabili e qua e là paludose fino ai piedi di due belle montagne, attraversando canali e ruscelli e incontrando bufali dall’aspetto di ippopotami e dagli occhi selvaggi e iniettati di sangue.” (Wolfgang Goethe)

Da domani mezza Italia sarà in spostamento lungo l’asse città-mare per le vacanze di Pasqua. Se negli States è famosa la ruote 66, in Campania è conosciutissima la strada della mozzarella, quella che mi piace chiamare “Mozzarella street per il pullulare di caseifici lungo i due lati. Non li ho mai contati ma sono veramente molti. I più sbrigativi dei villeggianti e dei vacanzieri si fermano a seconda del lato di marcia verso e da Salerno a sigillare con questo comportamento l’esistenza della Mozzarella street. Ecco quindi la mia Top Five (dopo la Top Ten ispirata dalla lista di Roberto Saviano) che ogni anno ha qualche aggiustamento (quest’anno è la trentunesima edizione!) modellata per l’occasione sull’iniziativa del Salone della Mozzarella che si riprogramma con il nome di Strade della Mozzarella e avrà il suo battesimo a Paestum (25, 26 e 27 maggio). A differenza del precedente Salone che raggruppava tutto il Consorzio (quindi anche Caserta e gli altri territori del Salernitano, del napoletano, del basso Lazio e della Puglia), quest’anno la manifestazione organizzata da Albert Sapere e Barbara Guerra focalizza la sua attenzione solo sul territorio del comune di Capaccio-Paestum. Una scelta molto locale che non crea nessun problema per questa classifica, anzi. Per quanti sono in transito nel territorio che può vantare i templi più belli del mondo, ecco la lista dei caseifici da visitare per una scorta da consumare sulle spiagge del Cilento (o in ritorno in città).

Il Granato. Il nuovo caseificio di Enzo Cerrato (SS. 18 km. 96+500 Loc. Spinazzo 84047 Capaccio-Paestum, Salerno. Tel. +39 0828.722712) è attivo da poco più di un anno e subito si è imposto all’attenzione dei gourmet per la declinazione del latte di bufala in prodotti di grande gusto. Ha fatto sua la massima di Rochefocault “Mangiare è una necessità, mangiare intelligentemente è un’arte” e oltre a trecce e aversane ha sfornato uno yogurt che non teme eguali. Il bar con i tavolini serve anche gelati e brioche con gelato e panna o yogurt. Da visitare per fare scorta di vasetti da mezzo chilo di yogurt. In crescita.

Vannulo. Antonio Palmieri non ha bisogno di presentazioni (Via G. Galilei. Contrada Vannulo. 84047 Capaccio Scalo, Salerno. Tel. +39 0828 727894). E’ lui il Re della Mozzarella di bufala che da oltre 20 anni regna incontrastato sulla Piana del Sele. La sua mozzarella è unica per la cura che dedica alle bufale nell’ormai famosissima stalla illuminata con luce soffusa e ingentilita dalla musica. Antonio Palmieri è stato il precursore della brand extension con l’avvio della yogurteria-caffetteria-gelateria, il negozio di pelletteria e l’avvio di un’attività ricettiva che permette di tuffarsi nella realtà di un allevamento a tutto tondo della bufala. Prima azienda certificata A.I.A.B., è conosciuta in ogni dove per cui il consiglio è: prenotate ora la vostra mozzarella o abbandonate ogni speranza di riuscire a gustarla con le orde pasquali che prenderanno d’assedio il caseificio. Inarrivabile.

Masseria Lupata. Il marchio è quello di un nome famoso a Paestum: Barlotti. Vincenzo Barlotti era solo allevatore ma poi ha deciso di seguire la strada della produzione con buoni risultati. Il vero carattere distintivo della Masseria Lupata, però, è la posizione geografica (Via Porta Marina 29. Paestum-Capaccio, Salerno. Tel. +39 0828.722002). Affacciata sulle mura dell’antica città dalla Parte di Porta Marina che appunto guardava a mare, offre la possibilità di uno spuntino che fa della mozzarella una cultura. Tra i prodotti, il caciocavallo dell’emigrante con il cuore di soppressata. Anche l’occhio vuole la propria parte. Magico.

Caseificio Torricelle. Un indirizzo (Via Torricelle, 1- 84063 Capaccio – Paestum, Salerno. Tel.+39 0828.811318) per chi non è costretto a pensare che solo famoso sia sinonimo di buono. La cooperativa ha il suo punto vendita sempre a lato della S.S 18. La mozzarella di Torricelle l’ho conosciuta grazie ad un amico, Dom Florigi Mazzarella, che la prendeva per la sua enolaioteca di Acciaroli. Anche in questo caso la produzione di mozzarelle è iniziata accanto alla preesistente attività di allevamento bufalino. Ottimi i formati piccoli. Accogliente.

Le proprietarie di Rivabianca al Salone della Mozzarella 2010

Rivabianca. Il caseificio con i prodotti maggiormente diffusi sul territorio nazionale (e con la maggiore differenza di prezzo conseguente) sconta la location non propriamente suggestiva, al di sotto del piano della trafficatissima Statale 18 (Via Strada Statale 18 Km. 93 – 84063 Paestum, Salerno. Tel. +39 0828 724030). Ma una volta chiusa alle spalle la porta di ingresso si aprirà un mondo che ha saputo coniugare grandi numeri e qualità. Da Refugium Peccatorum di quanti non riuscivano ad accaparrarsi uno dei numeri dell’attesa da Vannulo (le due aziende sono in pratica confinanti anche con le stalle che sono separate dal punto vendita di Vannulo) è diventato negli anni prima scelta per moltissimi pellegrini di questa strada. I detrattori indicano nello standard sempre uguale il peggior difetto. I sostenitori indicano nello standard sempre uguale la migliore caratteristica. La treccia di grandissimo formato fa effetto anche sugli sboroni che atterrano veloci nel parcheggio e hanno campato a formaggini. Confortante.

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22 Apr 2011

“Altavilla Aperta” riammessa alle elezioni comunali. Le motivazioni del Tar

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II TAR SALERNO, Sez. I, con sentenza n. 735 del 21 aprile 2011 ha accolto il ricorso e per l’effetto ha riammesso Michele Gallo alla competizione elettorale

“CONSIDERATO che – con ricorso notificato ex art. 129 c.p.a in data 19 aprile 2011 e ritualmente depositato in pari data – Lorena Mordente e Annalisa Di Masi, nella dedotta qualità di delegate per la presentazione della lista “Altavilla Aperta” per l’elezione del Consiglio comunale e del Sindaco del Comune di Altavilla Silentina, hanno impugnato la deliberazione, meglio distinta in epigrafe, con la quale la competente commissione ha disposto la ricusazione della ridetta lista, sull’assunto – attestato dal verbale all’uopo redatto dal segretario comunale ricevente – della tardività della consegna della prescritta documentazione; RITENUTO, in relazione alle articolate doglianze che, ai sensi della normativa di settore, tra i compiti e le funzioni rimesse al segretario ricevente non rientra la verifica della idoneità e/o completezza della documentazione allegata all’atto della presentazione delle liste, ma solo la relativa e pedissequa ricezione, da trasfondersi in apposito processo verbale recante puntuale indicazione della documentazione presentata e dell’ora della relativa consegna; CONSIDERATO che – ancorché, nel caso di specie, la condotta serbata dal segretario ricevente non appaia prima facie concretamente stigmatizzabile, in considerazione della concitazione del momento – l’obiettivo scostamento orario nella presentazione della lista deve riguardarsi quale non rilevante, nella prospettiva del favor per la più ampia partecipazione alla competizione elettorale; RITENUTO, per l’effetto, che sussistono le ragioni per l’accoglimento del ricorso; CONSIDERATO che sussistono giustificate ragioni, avuto riguardo alla materia del contendere, per disporre l’integrale compensazione, tra le parti costituite, di spese e competenze di lite; P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania sezione staccata di Salerno (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato, disponendo la consequenziale ammissione della lista ricorrente alla competizione elettorale. Spese compensate.”

IL COMMENTO DI MICHELE GALLO

La sentenza che abbiamo avuto ieri dal giudice del Tribunale Amministrativo Regionale di Salerno è un piccolo passo sulla strada che ci vede impegnati nel ripristino del normale svolgimento delle elezioni ad Altavilla ma non solo. C’è soddisfazione per il risultato raggiunto, certo, ma le note positive si fermano qui.

Se si analizza l’intera vicenda con il minimo distacco, come se fosse la notizia di un paese lontano dal nostro, l’immediata soddisfazione lascia il posto ad uno scenario desolante: quello di un paese dove non esiste la  minima coesione sociale e la minima coscienza civica e la minima voglia di assistere ad una partecipazione serena. In queste recriminazioni non nascondiamo di esserci caduti anche noi, travolti dai fatti e dalle contingenti necessità di tutela, abbiamo dovuto assumere posizioni intransigenti e radicali, come se gli altri partecipanti fossero tutt’altro che nostri concittadini, come se l’istituzione pubblica del nostro comune che ci rappresenta fosse qualcosa d’altro da noi, qualcosa da affrontare, da combattere e da sconfiggere.

Da quando ho iniziato ad appassionarmi alle vicende politiche del mio paese ho potuto constatare una dolente e diffusa rassegnazione, quella che sia normale che il vincitore non possa (e non debba, per alcuni) rappresentare tutti i cittadini. Chi è della piana se ne fregherà del capoluogo e viceversa, chi pratica una professione dimenticherà gli interessi di quelli che ne fanno un’altra, e così via. Onore ai vincitori e ai loro elettori, infamia agli sconfitti e ai loro elettori, e questo periodicamente per 5 anni. Altavilla Silentina: il paese dell’”Astio DOC”.

Sono convinto che chiunque leggerà queste considerazioni, nella sua coscienza civica individuale, le condividerà in pieno e senza alcuna riserva. Il problema è che queste contrapposizioni e questo livore sono talmente radicati nella nostra cultura che alla prima occasione di discussione e di confronto ci trasformiamo in tifosi e ultras senza scrupoli e senza stadio, pur di avere l’illusione di aver vinto qualcosa.

In questo contesto lascio solo immaginare, ai pochi che non avessero frequantato Altavilla in questi giorni, la quantità e la qualità delle denigrazioni, delle offese e delle mortificazioni che hanno investito chi personalmente ha voluto spendersi e offrire il proprio contributo, anche per cambiare questa mentalità. E proprio per portare avanti questo cambiamento non vogliamo cadere in questi condizionamenti e in questa disputa civile permanente.

Nonostante tutto, nonostante le fugaci vittorie giudiziarie, nonostante le mortificazioni subite, offriamo il nostro impegno per una competizione elettorale dove prevalgano quei progetti che realmente sono a favore di tutti e contro nessuno. Offriamo il nostro sforzo sin da ora proponendo nei comportamenti un nuovo modo di partecipare, che non escluda nessuno, neanche quelli che, per secolare sindrome altavillese, possano avere accennato un sorriso alla prematura esclusione di un candidato sindaco.

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