Archive for Marzo 2011

29 Mar 2011

Altavilla Silentina. Le considerazioni elettorali di Gerardo Di Verniere

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CONSIDERAZIONI ELETTORALI

Ho deciso di trovare il tempo di pubblicare sulla mia pagina di facebook delle considerazioni relative alle prossime elezioni comunali sperando di far capire quanto sia importante e delicato il prossimo momento amministrativo. Sono particolarmente preoccupato perché l’approccio alla preparazione delle liste sta avvenendo in tutti i modi tranne che in quello più serio e corretto : quello programmatico. Chi mi conosce  sa bene l’importanza che da sempre ho attribuito ai programmi soprattutto quando si chiede il voto ad un cittadino. In occasione della mia ultima candidatura a consigliere comunale, a conferma di quanto appena detto, ho pubblicato e distribuito un opuscolo “Il mio impegno per te” nel quale, nell’ambito di quello più vasto proposto dalla lista, ho sottoposto agli elettori  un mio programma  personale, una sorta di contrattino  da sottoscrivere con loro. Eletto consigliere non ho dimenticato questo impegno ed al termine del mio  mandato ho dato conto, di quanto promesso in quelle pagine, in un pubblico comizio nel quale ho illustrato, punto per punto, quanto realmente realizzato.

In quell’opuscolo  ho anche parlato di requisiti indispensabili per ricoprire certe cariche ed oggi, alla luce di 14 anni di esperienza amministrativa (nove da consigliere comunale ed assessore e cinque da consulente presso altri comuni) voglio proporre all’attenzione di chi legge una descrizione dettagliata dei requisiti necessari per essere un buon sindaco. Spero che questa cosa piaccia ed attivi anche momenti di commento e di approfondimento.

“Del buon sindaco”

La moralità, testimoniata dal modo di vivere, e l’essere residente sul territorio sono i due presupposti fondamentali ma non sufficienti.  Assolutamente indispensabile è avere una precisa idea programmatica.

Quest’ultimo argomento diventa altamente selettivo quando si passa a definire meglio il concetto di ”idea programmatica” in quanto   presuppone uno studio propedeutico alla sua formulazione mentre un programma può essere, anche e semplicemente, il frutto di un “copia ed  incolla”.

Presupposti fondamentali ed indispensabili ad una sua elaborazione  sono una serie di conoscenze qui di seguito sinteticamente elencate:

conoscenza approfondita del territorio e delle sue peculiarità, la vera materia prima intorno alla quale lavorare. Detta conoscenza deve contemplarne anche una, un po’ più ampia, diambito intercomunale;

-conoscenza approfondita dei servizi, delle problematiche e delle criticità del territorio(sono numerosissime)  che di fatto assorbono tutte le energie economiche normalmente disponibili;

-conoscenza approfondita della macchina amministrativa esistente (uffici, dipendenti ,patrimonio, attrezzature, funzionalità ed inefficienze);

-conoscenza delle procedure e delle funzionalità amministrative del Comune e degli altri enti di riferimento amministrativo;

-conoscenza del bilancio economico dell’Ente;

-conoscenza dello stato di fatto di progettualità, finanziamenti in atto, finanziamenti richiesti,  lavori in corso di tutte quelle   opere di un certo respiro  per le quali si renderà necessario garantirne la continuità amministrativa;

-conoscenza vera, non quella del sentito dire, delle fonti di finanziamento alle quali poter attingere.

A questa prima, indispensabile e corposissima, parte, segue quella della vera e propria idea di programma

derivante dall’analisi attenta delle sopra citate conoscenze supportata, possibilmente, dal parere e dai suggerimenti di esperti settoriali. Da questo lavoro, se ben fatto, deve scaturire un cronoprogramma in grado di garantire una seria operatività amministrativa sin dal primo giorno di consigliatura.

L’idea programmatica, contrariamente a quanto normalmente accade, dovrebbe essere il vero motivo per il quale si chiede il coinvolgimento dei concittadini sia in termini di candidature  a sostegno, sia in termini di voto.

Un buon candidato non si propone come  persona ma come  garante di un progetto amministrativo.

Necessarie sono poi queste altre caratteristiche:

-fermezza nelle decisioni (è più premiante il “no” del “ni”);

-carenza di vincoli con gruppi di potere locale (permette di muoversi con tranquillità ed equità quando ci sono da fare delle scelte importanti);

-indipendenza da funzionari e dipendenti comunali ;

- buona oratoria sorretta da padronanza degli argomenti e da capacità di sintesi ( importantissima in questo sistema amministrativo fatto di incontri, tavoli di concertazione, accordi di programma, presenze a manifestazioni comunali ed intercomunali);

-disponibilità di tempo ( presenza quotidiana con tempi assimilabili a quelli dei dipendenti): si deve essere sindaco  a tempo pieno.

L’ultima considerazione viene spontanea citando un luogo comune classico dei candidati alla poltrona di sindaco : lo faccio perché amo il mio paese. Siccome, nella migliore delle ipotesi, detti candidati superano i 35 anni di età, piuttosto che dichiarare questo amore sarebbe opportuno che lo comprovassero parlando delle cose  già fatte in grado di avallare questa dichiarazione di affetto,  non essendo ipotizzabile, per il proprio paese,un amore del tipo “colpo di fulmine” giunto ad una certa età.

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28 Mar 2011

Consiglio comunale di Altavilla concede encomio solenne ai Carabinieri

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Il consiglio comunale di Altavilla Silentina ha deciso di conferire un Encomio Solenne ai Carabinieri, e per loro tutti ai componenti della locale stazione – al suo comandante, Francesco Antonio Salerno, ed ai militari che ad essa fanno capo – per la brillante operazione che, a seguito di una particolareggiata attività di indagine, ha portato al ritrovamento della statua della Madonna di Montevergine, che era stata trafugata dall’omonima chiesa lo scorso mese di febbraio.
L’operazione dei militari dell’Arma, ed in particolare, di quelli in servizio ad Altavilla Silentina è stata motivo di soddisfazione per l’amministrazione comunale e per la comunità, per la quale la statua della Madonna di Montevergine ha un significato profondo che testimonia una grande fede. Il ritrovamento della statua, tuttavia, conferma, ancora una volta, lo straordinario ruolo svolto quotidianamente dalle forze dell’ordine a servizio della sicurezza del territorio altavillese, impegnate costantemente in numerose attività a tutela della persona e del patrimonio storico, artistico e ambientale.

La scelta dell’amministrazione comunale, retta da Antonio Di Feo, di conferire loro il particolare encomio, deriva non solo dalla considerazione dell’importanza dell’ultima operazione, ma anche dal particolare rapporto di fiducia che i carabinieri hanno saputo instaurare con i cittadini, divenendo punto di sicuro riferimento dell’intera comunità e facendo emergere professionalità, impegno e spirito di sacrificio che contraddistingue i militari di questa stazione come di tutte le altre sparse in tutto il Paese.

“L’amministrazione comunale di Altavilla Silentina – si legge nella motivazione del Consiglio Comunale – nell’esternare sentimenti di stima per le Forze dell’Ordine in generale e, in particolare, per la gloriosa Arma dei Carabinieri, per il tramite de locale Comando di Stazione, garanzia di sicurezza e legalità per territorio, conferisce ad Essa l’Encomio Solenne”.

Dopo il ritrovamento, la statua della Madonna di Montevergine ritorna nella sua dimora, e la prosisma domenica (3 aprile, ore 17), una solenne processione accompagnerà, partendo dalla piazza, la statua alla sua sede naturale, nella chiesetta annessa al locale camposanto. La processione vedrà la partecipazione sentita della popolazione, delle autorità locali e, soprattutto, dei carabinieri, ottimamente rappresentati dai militi della locale stazione, veri artefici del recupero della sacra icona.

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27 Mar 2011

Concorso enologico nazionale Bacco e Minerva: vince il Palmento dell’Istituto Tecnico Agrario G. Fortunato di Eboli

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36 Istituti Scolastici provenienti da tutta Italia, con circa 150 esperti, professori e allievi dei Comuni più importanti e rinomati della prestigiosa produzione vitivinicola nazionale, si sono sfidati a Benevento, presso l’Istituto Agrario ‘Mario Vetrone’, nel corso della 10^ Edizione del Concorso Enologico Nazionale ‘Bacco e Minerva’ promosso dal Ministero dell’Istruzione e dalla Confederazione Nazionale dei Consorzi Volontari per la Tutela delle Denominazioni di Origine dei Vini Italiani (FEDERDOC) che si è svolto nei giorni 24, 25 e 26 marzo u.s..

Obiettivo dell’importante manifestazione nazionale, ormai decennale, è attivare rapporti di collaborazione nel settore del sistema vinicolo enologico, offrire agli allievi una conoscenza specifica sulle certificazioni dei vini a Denominazione di Origine, sviluppare la formazione di professionalità di elevato profilo qualitativo nel settore vitivinicolo. Significativi i convegni e i dibattiti collaterali sui temi dell’agroalimentare, dell’agricoltura e della vitivinicoltura, tenuti, tra gli altri, da Roberto Costanzo, già assessore regionale all’agricoltura ed europarlamentare, dall’Ispettore del MIUR Giuseppe Murolo, dall’assessore regionale all’Agricoltura della Campania, Vito Amendolara, dal Direttore Generale dell’USR Diego Bouchè.

L’istituto tecnico agrario “G.Fortunato” di Eboli, rappresentato dal Dirigente Scolastico Prof. ssa Laura M. Cestaro, dal Prof. Alfredo Pisaturo, dal Prof. Antonino Fasano e da una nutrita delegazione di alunni si è classificato, con il Palmento, al secondo posto, mentre nell’edizione del 2010 e nell’edizione del 2009 ha conseguito rispettivamente il terzo e il primo posto.

Il Palmento, vino rosato prodotto da uve coltivate esclusivamente nell’azienda agraria sperimentale integrata dell’Istituto con metodi e tecniche a basso impatto ambientale ha colore rosa intenso e brillante, profumo intenso con note di fragola, amarena e qualche richiamo di violetta, è fresco e sapido con una piacevolissima vena fruttata. Si abbina bene alle ostriche, alle zuppe di pesce e più in generale alla cucina di mare, al prosciutto crudo, al pasticcio di maccheroni, al pollo al forno ed ai formaggi leggermente stagionati. Grado alcolico medio 13,6 % vol.

L’Istituto Tecnico Agrario “G.Fortunato” di Eboli, pur confrontandosi con istituti prestigiosi e di antica tradizione enologica quali l’ I.I.S.S. Umberto I Alba (Cuneo), l’ITAS Fondazione E.M.A.C.H. S.Michele all’ Adige (Trento), l’ I.I.S.S. Cerletti (Treviso), l’ IPSAA Mazzei Giarra (Catania), l’ ITAS De Santis (Avellino), ha conseguito risultati più che brillanti nella categoria rosati IGT/ tavola, documentati, tra l’altro,  nella prestigiosissima pubblicazione del MIUR “Bacco e Minerva, passione e cultura”, che raccoglie le schede tecniche dei migliori vini classificatisi al primo posto nelle diverse categorie, con ricette abbinate, e che è stata presentata in occasione del decennale del concorso.

La vittoria conferma la crescita dell’Istituto, che quest’anno ha registrato, tra l’altro, un notevole incremento delle iscrizioni e numerosi rapporti formalizzati con i più importanti attori economici del settore finalizzati all’immediato inserimento lavorativo degli alunni.

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27 Mar 2011

Tsunami nel Cilento? Certamente accadrà, ma quando?.A proposito del Marsili

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Tsunami nel Cilento? Certamente accadrà, ma quando?
(Pubblicato il 26/03/2011 alle 23:44) Condividi

Per gli organi di stampa oggi parlare di grossi cataclismi, di catastrofi o ancor più di fine del mondo è una moda, o meglio un modo per attrarre lettori. Su internet poi, dove molti siti si limitano ad un “copia-incolla”, ogni articolo che possa far riferimento a “pericolosi eventi naturali” diventa l’occasione ghiotta per aumentare le proprie visite, senza porsi davvero il problema di informare, di studiare i fenomeni, di verificare le fonti e di capire cosa sta realmente accadendo.
Emblema di quanto stiamo descrivendo, è il fenomeno del vulcano sommerso Marsili, di cui vi abbiamo già parlato un anno fa e che dopo la tragedia dello tsunami in Giappone, sta tornando di grande attualità. Ma cos’è il Marsili? Dove si trova? C’è davvero il rischio tsunami?

Cerchiamo di seguito di capirlo evitando inutili “copia-incolla”, ma indagando realmente sul fenomeno cercando di comprendere i dati forniti dagli esperti.

Cos’è il Marsili?

Il Marsili è un enorme vulcano sommerso nel Mar Tirreno, il più grande in Europa, sito a 150 km dalle coste della Campania. Ha una struttura lunga 70 km e larga 30. Il suo cratere si trova a 450 metri dalla superficie del mare.

Il Marsili non è però l’unico vulcano sommerso che si trova nel Tirreno. “Il mare Tirreno e le sue coste pullulano di vulcani – spiega il professor Aldo Piombino – tutte le isole dell’arcipelago delle Eolie sono vulcani. L’arco eolico circonda da tre lati la piana del Marsili, partendo dal Palinuro che è a largo del Cilento (proprio di fronte l’omonima località marittima), a NE del Marsili, per finire al Glauco che invece si trova una cinquantina di Km ad ovest. In mezzo, Eolie comprese, c’è un’altra dozzina di vulcani. Sono conosciuti, da NE a W, i seguenti apparati: Palinuro, Alcione, Lamaetini a est delle Eolie, Eolo Enarete e Sisifo ad W.

C’è un pericolo tsunami causato dal Marsili?

Ne abbiamo già parlato un anno fa, riportando le dichiarazioni del presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia Enzo Boschi: «Le ultime indagini compiute dicono che l’edificio del vulcano non è robusto e le sue pareti sono fragili. Inoltre abbiamo misurato la camera di magma che si è formata negli ultimi anni ed è di grandi dimensioni. Tutto ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe eruttare all’improvviso. La caduta rapida di una notevole massa di materiale scatenerebbe un potente tsunami che investirebbe le coste della Campania, della Calabria e della Sicilia provocando disastri».

«Il dato preoccupante – sottolineava invece in maniera ancor più allarmante il prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del territorio dell’Università di Napoli – è che le aree costiere italiane a rischio da tsunami, già individuate con vari studi, ancora non sono tutelate da interventi strutturali preventivi né da attive misure di monitoraggio, di didattica e protezione civile»

Fa specie sentire parlare di tsunami nel mediterraneo, eppure Ortolani, in uno studio avviato dopo il maremoto del 30 dicembre 2002 che interessò Stromboli, ha evidenziato che negli ultimi 2000 anni vi sono stati 72 movimenti anomali del mare che hanno interessato le coste italiane con diversa intensità.

I dati ufficiali forniti dallo Tsunamis research team, dall’Università di Bologna e dall’Ingv individuano le seguenti aree interessate: Liguria (14 eventi); Stretto di Messina, Sicilia Orientale, Calabria meridionale tirrenica, Isole Eolie (23 eventi); Adriatico (10 eventi); Golfo di Napoli (10 eventi); Toscana (3 eventi); Sicilia settentrionale (2 eventi); Sicilia meridionale (2 eventi); Calabria settentrionale ionica (1 evento); Lazio (1 evento).

«Un dato preoccupante – prosegue Ortolani – è rappresentato dall’evidenza che ben 18 tsunami del passato (di diversa importanza) sono avvenuti nei mesi estivi, quando centinaia di migliaia di persone distribuite lungo le coste e le spiagge. Alla luce del recente allarme lanciato dall’Ingv mi sarei aspettato un tempestivo intervento da parte del governo, un’interpellanza parlamentare sui rischi, qualche azione per introdurre le necessarie precauzioni… Mi auguro che i rappresentanti delle istituzioni non attendano il prossimo maremoto per avviare azioni di prevenzione».

Insomma il Marsili, che si trova tra Calabria e Campania è stato considerato un vulcano molto pericoloso poichè una propria eruzione, potrebbe innescare un disastroso tsunami nel mare Mediterraneo, causando effetti di grosse proporzioni lungo le coste.

Un collasso della camera magmatica, che si è rivelata piuttosto fragile, provocherebbe uno spostamento delle acque con le conseguenze di innescare un maremoto, il risultato sarebbero onde alte anche decine di metri, che si propagherebbero ad elevatissime velocità attraverso tutto il mar Mediterraneo.

Le aree maggiormente colpite sarebbero quelle del sud Italia e le isole essendo chiaramente le zone più esposte alla minaccia.

Ma quando potrebbe accadere tutto ciò?

Ce lo spiega ancora lo studioso Aldo Piombino al quale ci siamo rivolti: “Uno tsunami si forma perché in qualche modo si è mosso il fondo marino (quindi a seguito di un terremoto o di una frana anche questa potenzialmente indotta da un terremoto), o qualcosa è caduto violentemente in acqua (esempio Stromboli 2003 o molto maggiore Krakatoa 1883). E’ evidente quindi che se un fianco del Marsili produce una grossa frana o peggio un collasso lo tsunami si può formare.

Insomma per Piombino “E’ quasi matematico che succederà,. ma quando non è dato saperlo. Statisticamente – evidenzia però Piombino – è molto improbabile che lo vedremo”. Infine, circa la possibilità di un’eruzione del Marsili il dott. Piombino dice: “probabilmente il Marsili è in attività costante, sicuramente lo era qualche tempo fa”.

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27 Mar 2011

Cardiello interroga i Ministri Romano e Prestigiacomo su abusi a Magliano Vetere su 36 ettari

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SENATO DELLA REPUBBLICA

Gruppo Parlamentare
Il Popolo della Libertà

UFFICIO LEGISLATIVO

INTERROGAZIONE CON RICHIESTA DI RISPOSTA SCRITTA

Franco Cardiello

Sen. Franco Cardiello:
Al Ministro per le politiche agricole e forestali Saverio Romano
Al Ministro per l’ambiente e la protezione del territorio
del mare Stefania Prestigiacomo.

Premesso che:

  • Saverio Romano
  • I quotidiani del 22 marzo 2011 riportano la notizia secondo la quale sarebbero stati sequestrati 36 ettari di bosco nel cuore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, nel territorio comprendente le Gole del fiume Calore,  e sarebbero stati denunciati due tecnici della comunità montana “Calore Salernitano”;
  • Detto sequestro , effettuato dal Corpo Forestale dello Stato, riguarderebbe la superficie  che rientrava nel “Progetto speciale interventi di forestazione nelle aree a rischio idrogeologico” della Regione Campania, finanziato dal Ministero delle politiche agricole alla predetta Comunità montana;
  • Tra gli illeciti individuati dai forestali vi sarebbe “la cementificazione per centinaia di metri di una pista naturale che aveva creato un alto impatto visivo sul paesaggio e la realizzazione di gabbionate in pietra sulle sponde del fiume Calore”;
  • Dette gabbionate in pietra, travolte in poche ore dalla piena del fiume, erano state realizzate distruggendo parte della vegetazione che, invece, esercitava naturalmente un’efficace azione di protezione dall’erosione del flusso idrico;
  • Gli agenti avrebbero, inoltre, riscontrato l’esistenza anche di altre opere abusive non previste nella progettazione approvata nè contemplate in alcuna variante in corso d’opera susseguente;
  • Le indagini avrebbero, infine, evidenziato che il Progetto, in violazione delle norme vigenti, non sarebbe stato sottoposto alla valutazione di impatto ambientale;
  • considerato che:
  • Se dette indiscrezioni di stampa dovessero trovare conferma nelle sedi giudiziarie, saremmo in presenza di un impiego improprio di fondi pubblici utilizzati per fini opposti a quelli per i quali erano stati destinati;

l’interrogante chiede ai Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza,  di sapere se corrisponda a verità tutto quanto narrato in premessa e, in caso affermativo:

Stefania Prestigiacomo
  • se e quali provvedimenti intenda porre in essere al fine di consentire che l’area interessata dagli abusi sia messa rapidamente in sicurezza;
  • Se risultino altri abusi all’interno del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano;
  • Se ritenga di prevedere più cogenti obblighi nei confronti di quanti, a vario titolo, sono impegnati nella salvaguardia dell’ambiente al fine di evitare il ripetersi di episodi simili a quello narrato in premessa.

Sen. Franco Cardiello

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26 Mar 2011

Ad Antonio Manzo il premio cronista dell’anno “Piero Passetti”

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Sabato 26 marzo alle 11, nella sala conferenze del centro congressi del Palace Hotel di Viareggio la premiazione.

Va ad Antonio Manzo del Mattino, il prestigiosissimo Premio “Cronista dell’anno 2011 Piero Passetti”.

Antonio Manzo

SALERNO – Sono 11 i cronisti premiati e insigniti dei vari riconoscimenti speciali, attribuiti dagli organi costituzionali, dalle forze armate, da Ordine e Federazione dei giornalisti per la 37^ edizione del “Premio Cronista dell’anno 2011 Piero Passetti”,  e la cerimonia di consegna avverrà sabato 26 marzo alle 11, nella sala conferenze del centro congressi del Palace Hotel di Viareggio.

Quest’anno tra i vincitori del “Premio Cronista dell’anno  2011 – Piero Passetti“, bandito annualmente dall’Unione Nazionale Cronisti Italiani, dall’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione nazionale della Stampa Italiana, c’è anche il giornalista salernitano de Il Mattino Antonio Manzo, inviato speciale. Un prestigiosissimo riconoscimento al lavoro quotidiano di un professionista continuamente impegnato in reportage e inchieste delicate svolte per il suo giornale.

Le motivazioni che accompagnavano le candidature erano diverse: Parentopoli e affittopoli; gli omicidi di camorra e le varie implicazioni; gli episodi di malcostume nella politica; il caso Ruby e le nuove morali; le rivolte e le guerre in Africa e come hanno inciso le nuove frontiere  della comunicazione anche nel mondo arabo; o di Wikileaks, il caso mediatico dell’anno che a seguito delle sue rivelazioni ha fatto tremare gli uomini e gli Stati più potenti del mondo. Temi, offerti dai migliori giornalisti italiani che a Viareggio  sicuramente faranno scuola.

Sul Mattino Antonio Manzo ha firmato, e non solo negli ultimi mesi, articoli importanti sulla criminalità, ha sviluppato inchieste della magistratura antimafia salernitana, mettendo in vista i fatti di cronaca che più hanno colpito la comunità salernitana.  Recentemente, è stato anche l’autore dello scoop sul presunto killer del Sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, fornendo in anteprima nome, cognome e circostanze del delitto più inquietante dell’anno 2010.

Di Pietro-Musella-Manzo-Roberti

E’ una inchiesta giornalistica centrata su elementi fondati” riconobbe il giorno dopo il procuratore della Repubblica di Salerno e capo del pool antimafia Franco Roberti che guida anche le indagini sul delicato caso Vassallo. Manzo, cinquantatrè anni,  è nato a Eboli, è stato anche cronista parlamentare e inviato de Il Mattino al seguito del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Con Antonio Manzo ed altri giornalisti come Maurizio Breda del Corriere della Sera, e Federico Geremicca della Repubblica, nacque la figura del “quirinalista” e furono anche tempi che cambiarono notevolmente e significativamente il ruolo e le influenze del Capo dello Stato nella vita politica nazionale.

Insieme ad Antonio Manzo la Giuria ha attribuito i riconoscimenti speciali messi a disposizione dalle più alte Istituzioni  ad Antonio Crispino (Studio Aperto), Davide Dionisi (Radio Vaticana), Grazia Graziadei (Rai Tg1), Claudio Marincola (Il Messaggero),  alla redazione della testata on line Mixa, a Valeriana Semeraro, Luca Giuntini, Daniele Tagliavia, Gianluca Oldani (L’inkre@dibile dell’Università di Padova), Alessandra Vaccari (L’Arena), Giovanna Vitale (La Repubblica) oltre che Anna Buttazzoni, del Messaggero Veneto, e Marco Giovannelli, del Messaggero.it.

Il premio sarà consegnato sabato 27 marzo 2011, a conclusione dei tre giorni di incontri e di dibattiti nella sala conferenze del centro congressi del Palace Hotel di Viareggio.

All’amico Antonio Manzo, esempio di giornalista dalla penna libera e la schiena dritta, va l’augurio più sincero mio e di POLITICAdeMENTE, per questo prestigiosissimo riconoscimento, che si aggiunge a tanti altri che ha ricevuto nel corso della sua carriera, e che sono la prova del suo  costante impegno professionale proprio per aver saputo raccontare qu

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22 Mar 2011

Capaccio, ritrovati i resti dei genitori del sindaco. Erano stati nascosti…

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Erano stati trafugati domenica scorsa i resti dei genitori del sindaco di Capaccio-Paestum ma questa mattina le autorità hanno dato la notizia del ritrovamento al sindaco Pasquale Marino.

Domenica scorsa gli ignoti tombaroli avevano scavalcato le recinzioni del cimitero cittadino dando prima fuoco agli uffici in cui venivano conservati i registri, per poi dirigersi verso la tomba che custodiva i resti dei genitori di Pasquale Marino.

Dopo aver forzato i cassetti con un piede di porco, i criminali avevano prelevato ed occultato le ossa, dandosi poi alla fuga.

Ma questa mattina,dopo due giorni di ricerche,le due cassette di legno sono state rinvenute proprio sotto uno dei sentieri che si diramano nel cimitero.

Al momento la scientifica è a lavoro per cercare tracce di dna che possano identificare le ossa e, magari, trovare tracce dei colpevoli.

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16 Mar 2011

Un’atipica associazione ecologista. Fare Ambiente di Agropoli

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Il caso FARE AMBIENTE

fare-ambiente Pepe foto

Trovatemi il nome di chi è per il nucleare, mantenere il poeta Bondi al ministero della cultura, contro l’acqua pubblica, e via a scendere per arrivare nel Cilento,  per “valorizzare” Trentova ad Agropoli contro l’imbalsamazione degli ambientalisti e dei sostenitori dei bei ed arcadici tempi andati, ed ha messo carte bollate e scienza giuridica non a favore ma contro l’area marina        protetta di Santa Maria di Castellabate con con un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, il ministero dell’Ambiente, il Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, ente gestore, e il comune di Castellabate. “Sono stato sollecitato da diverse associazioni di categoria— spiega il suo presidente nazionale — dai pescatori, dai diportisti, da semplici cittadini, ma anche da amministratori locali che mi hanno chiesto di intervenire”.  Pensate che basti? No, questo gruppo è anche a favore della caccia. Federica Ricci, Responsabile Nazionale Giovani, ha dichiarato: “per troppi anni le leggi proibizioniste hanno limitato le tradizioni dell’arte venatoria. Non possiamo permettere che le future generazioni si privino della tradizione della cultura rurale italiana”.  “E’ necessario – ha aggiunto Ricci -  rilanciare una seria politica ambientale, a partire da un rafforzamento delle norme a tutela degli animali selvatici e della biodiversità e questo lo si potrà fare solo attraverso l’ottimismo della ragione ed il realismo del fare. La caccia contribuisce a garantire e a tutelare le biodiversità. Pensiamo alle specie in eccesso che in alcune aree proprio per aver detto spesso no alla caccia, hanno creato non pochi danni sia all’ambiente che all’agricoltura”.  Ancora non basta? Eccoli in campo in difesa di Sandro Bondi, il dimissionario ministro della cultura: “Auspico che Sandro Bondi non si dimetta e porti a termine il buon lavoro, che tra mille difficoltà, ha svolto nel corso degli ultimi 3 anni”.

Ora è il momento di mettere le carte in tavola e di finirla con la convenzione non scritta che su questa storia va osservato il doveroso silenzio. L’associazione della quale abbiamo riportato le posizioni si definisce ecologista. Si chiama “Fare Ambiente”, con sottotitolo “Movimento Ecologista Europeo”.  Difesa dell’acqua pubblica? “Acqua sempre pubblica: reti idrica tra sprechi e inefficienze”. Questione sepolta. I referendum sul tema? Sono demagogici.  Nucleare? “Sono contentissimo che Umberto Veronesi condivida pienamente le nostre posizioni e le nostre battaglie culturali”. Lo dichiara Vincenzo Pepe. E siamo così al nome del conductor di questo gruppo. E’ un personaggio noto da tempo, soprattutto dall’estate del 1988, quando da assessore al turismo socialdemocratico decise di far diventare Agropoli… capitale italiana della trasgressione. Le belle turiste, questo era il suo progetto, dovevano girare a seno scoperto lungo il corso cittadino. I giornali dell’epoca lo presero sul serio. Pepe ebbe paginate su paginate. Giulio Cantarelli, un militante repubblicano che amministrava Agropoli quando l’assessore Pepe non era ancora nato però ebbe da dire: «Se uno dice una cosa dev’essere in grado di farla. Ha promesso meraviglie, pieno di boria, ma non s’è visto niente, e allora io sono contrario». Contro fu anche il sindaco socialista Paolo Caputo, non irretito dai seni in libertà: «Pepe doveva trovare sistemi più decorosi per attirare l’attenzione della gente», dice Caputo. Quell’estate Pepe aveva solo 28 anni, avvocato di belle speranze, ed era sposato da soli due mesi. Ventitrè anni dopo è  docente di Diritto costituzionale comparato presso la II^ Università degli Studi di Napoli, nonché presidente della Fondazione Giambattista Vico. “ Con la sua attività – leggiamo dalla motivazione con la quale il comune di Perdifumo gli ha dato la cittadinanza onoraria – ha promosso a livello nazionale ed internazionale non solo il pensiero filosofico di Giambattista Vico ma ha magnificato l’identità culturale del territorio di Perdifumo, del Cilento, del Mezzogiorno d’Europa”. Dichiara su tutto lo scibile, Pepe, ma non ho trovato sue censure verso lo stile di un presidente locale di Fare Ambiente che, all’inaugurazione della “sezione” di una cittadina del sud Italia, avvenuta non molti mesi fa all’interno del circolo cacciatori della stessa città, si è presentato con una cintura di pitone. “Può esistere – dice – anche un ambientalismo alternativo lontano dalle politiche dei ciechi e spesso incoerenti No”. Caspiterina, se può. Ma inquieta se pronuncia tutta pure tutta questa caterva di sì. E tutti sulla “mission” di chi dice di essere ecologista.  Interessante sarebbe leggere “i risultati raggiunti con la redazione del rapporto sulle frodi alimentari ed agroalimentari redatto dal Movimento nel 2010”. Una chiave di lettura nel frattempo la fornisce la sponsorizzazione della mostra personale del Maestro Ugo Nespolo   “PARTENOPE L’ANGELO DEL CONTRASTO”, si presenta Pepe. Corsi e ricorsi storici questo tema  dei contrasti.  Come quel convegno sul “Nucleare. Energia pulita, economica e sicura” e la partecipazione dei comitati per il sì al nucleare promossi da quel Chicco Testa, il fondatore di Legambiente, una di quelle personalità dell’inutile e pernicioso ambientalismo radical chic che “Fare ambiente” dice di voler combattere. Poi è arrivato il terremoto del Giappone e qualche esplosione. Quisquilie ci dirà Pepe. La verità è che al fantasioso e capace costituzionalista di Agropoli stava riuscendo il colpo di far diventare Fare Ambiente, quello che già  è un associazione di partito camuffata da ambientalista che, dopo aver definito “sfaccendati” coloro che si oppongono all’energia nucleare, ora torna con i comitati anti radical chic. Accompagnandosi al più radical chic di essi: Chicco Testa, oggi consigliere di amministrazione della Banca Rothschild. A proposito di veri poteri forti.

Oreste Mottola

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13 Mar 2011

VOGLIA DI LIBERTÀ CHE VIENE DALLE RADICI MAGLIANESI: INTERVISTA A NICOLA GLIELMI

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VOGLIA DI LIBERTÀ CHE VIENE DALLE RADICI MAGLIANESI: INTERVISTA A NICOLA GLIELMI
Professor Gliemi lei è di origine cilentana?
Sì, di Magliano Vetere dove ho vissuto ininterrottamente fino a 10 anni. Poi sono andato in collegio e da allora sono tornato a Magliano Vetere ogni anno per le vacanze estive, per Natale e per Pasqua.

Quali sono i suoi ricordi del Cilento?
Bellissimi, anche perché Magliano Vetere è aperta al sole di mezzogiorno ed è protetta alle spalle dalle montagne rocciose. Quand’ero all’Università e mi trovavo in difficoltà per qualche esame o per qualche ragazza, tornavo in paese. Mi bastava fare una passeggiata da Magliano V. a Capizzo (due km di distanza). Mi estasiava guardare la Rupe della Noce, che sovrastava la strada tra i due paesini. Traevo forza da quella grande montagna di roccia bianca, la mattina dopo ripartivo per Napoli, pieno di energia. La Rupe Rossa, invece, era a mezzo tra Magliano Vetere e Magliano Nuovo spoglia anch’essa d’alberi come la Rupe della Noce, ma più scura della prima.

Ho avuto un padre, una madre e una nonna veramente eccezionali.

Nonostante fossi molto vivace e un capo banda al limite della delinquenza (a quindici anni con i miei compagni d’infanzia progettai di bruciare il municipio di Magliano Vetere tenuto dalla parte a noi avversa), non sono mai stato picchiato o bastonato, anche se i rimproveri verbali erano frequenti, ma non mi umiliavano mai. Non perché fossero indifferenti, erano molto presenti, ma mi lasciavano libero di comprendere da solo quali erano le cose giuste da fare e quali erano quelle sbagliate. Credo che debbo a questo modo di educarmi se poi sono stato capace di comprendere profondamente i problemi degli altri nella mia attività professionale. I ricordi sono tantissimi, tutti belli. Ne ricordo particolarmente tre per i quali, nonostante la loro drammaticità, non sono stato punito quanto avrei meritato, né rimproverato, ma soltanto compreso, tanto compreso che io non potevo fare altro che diventare giudice di me stesso, senza portarmi dietro alcun complesso di colpa. I fatti erano accaduti e bastava.

Ne riporto tre. A quattro/cinque anni ero vestito di tutto punto con abito bianco da prima comunione a camicia azzurra di seta. Si doveva andare a Capizzo per la festa di san Mauro. Mentre gli altri si preparavano scesi nell’orto per zappare la terra. Non lo avevo mai fatto e volli fare questa esperienza. Mi imbrattai di terra ed ero tutto nero, il vestitino bianco era pieno di fango. Mia madre non mi rimproverò, ne mi bastonò, ma con santa pazienza mi ripulì, mi cambiò d’abito ed andammo a Capizzo.

A nove anni giocavo con i miei compagni tirando dei sassi in una vasca per abbeverare gli animali posta ai piedi del serbatoio dell’acqua sul quale si accedeva facilmente come su un terrazzo. Lo scopo era quello di spaventare e di bagnare con gli spruzzi d’acqua le donne che a distanza di 3-4 metri dall’abbeveratoio per gli animali lavavano il loro panni in altre apposite vasche, coperte da una tettoia in cemento . Non mi accorsi e non potevo accorgermi senza sporgermi troppo dal terrazzo del serbatoio, rischiando di cadere giù, che sotto v’era una bambina di 8 anni che lavava le sue cose ai piedi dell’ abbeveratoio per gli animali. Tirai un gran sasso e fracassai il dito medio della mano destra della bambina.

Neppure per questo grave fatto fui rimproverato o punito. Il medico condotto veniva tutte le mattine a casa nostra per medicare il dito della bambina. Probabilmente medicando la bimba a casa nostra e non nel suo studio (lo penso adesso) egli si sentiva esonerato dal denunciare il fatto all’autorità giudiziaria. La bimba era molto bella, ma una mattina assistetti alla medicazione e mi accorsi ch’ella aveva dei pidocchi che le camminavano sui vestiti.

Il padre della ragazza, nonostante il risarcimento del danno in danaro, e le spese per il medico, cominciò a dire che da grande avrei dovuto sposarla, o questo è ciò che mi si fece credere. Di fatto a settembre entrai in collegio per farmi prete e sfuggire cosi all’obbligo del matrimonio. Questa mi sembrò una punizione enorme, ma mi sembrò che fosse l’unico modo per sfuggire al minacciato sposalizio ed andai con piacere in collegio. A 14 anni presi coscienza ch’era meglio fare peccati sessuali fuori dall’ordine sacerdotale anziché come prete e lasciai il collegio-seminario. Sull’argomento ho scritto “Il farabuttismo dialettico”.

Nel 1953 ero in partenza per Napoli da Magliano Vetere, frequentavo l’Università. A Capaccio Scalo incontrai un mio zio che si recava a Felitto, un paesino che si trovava alle spalle delle due grandi montagne la Rupe della Noce e la Rupe Rossa per il matrimonio di una sua nipote. Mi volle portare con lui. Dopo due ore, in coincidenza del tempo nel quale io mi sarei dovuto trovare di passaggio per Salerno per recarmi a Napoli, scoppio il finimondo: l’alluvione a Salerno.

Siccome non davo notizia di me e non mi trovavo a Napoli, i miei familiari mi dettero per disperso e vittima dell’alluvione. Per sette giorni mio fratello Fortunato mi cercava tra i morti e in ospedale. Non trovandomi e non avendo mie notizie da nessuno dei sopravvissuti andava cercando nel fango le mie scarpe di camoscio color marrone, come un segno di riconoscimento, senza trovarle, naturalmente. Io intanto per sette giorni gozzovigliavo da mattina e sera, tra canti, suoni e balli. Dopo gli sposi, io ero al centro dell’attenzione, e circondato da bellissime ragazze che mi facevano la corte, non perché fossi bello, ma perché ero studente di medicina. Anche a Napoli tutti gli studenti di medicina godevano di un particolare trattamento e davanti a noi della medicina si aprivano tutte le porte.

Dopo sette giorni si venne a sapere che io ero a Felitto ed informato del casino che avevo creato in famiglia ritornammo a Magliano attraversando a piedi le due montagne che separano i due paesi, camminando per più di quattro ore. Con lo zio Peppino ero giunto a Felitto con la corriera da Capaccio. In cima alla lunga scala esterna di casa mi aspettava mio zio Fortunato sacerdote. Temevo che mi rimproverasse e invece mi accolse con un grande sorriso, gioioso di riabbracciarmi e di uccidere il vitello grasso anziché fare i funerali al prediletto nipote. Neppure da lui sono stato mai picchiato o bastonato, qualsiasi cosa facessi.

Nessun trauma dunque nell’infanzia?
Che io ricordi, no. Il trauma e molto grave l’ho subito in età adulta. Mio padre, aveva iniziato la ristrutturazione della casa paterna con un contributo della Cassa del Mezzogiorno, da destinare alla lavorazione delle castagne, essendo proprietario di tre castagneti. Ma nel bel mezzo dell’opera il mio più caro amico d’infanzia fece un esposto ai Dirigenti della Cassa del Mezzogiorno, in cui mi si accusava di essere comunista. Vi fu un’inchiesta. Venne un generale dei carabinieri a fare un’ispezione. Il decreto di ritiro del contributo accordato giunse il giorno della mia tesi di laurea procurando un danno economico enorme. Credo che se non avessi fatto il medico mi ci sarebbero dovuti dieci anni per togliermi i debiti contratti per i lavori della ristrutturazione della casa. Non mi sono mai ripreso da questo doloroso trauma: il tradimento da parte dell’amico d’infanzia con il quale si era spartito il sonno. Il mio amico d’infanzia pretendeva che io alle elezioni comunali votassi contro mio cognato.

Se si fosse presentato personalmente alle elezioni, forse, lo avrei anche votato.

Ma egli pretendeva non solo che votassi contro il marito di mia sorella, ma che votassi per quella parte che ci era stata sempre avversa alla mia famiglia come alla sua: avevamo concertato insieme di bruciare il municipio. Ci avevano fermato i nostri rispettivi fratelli minori perché avevano paura. Cose veramente incomprensibili e da pazzi. Mio cognato vinse per un voto: il mio.

Dopo questo episodio ho sempre votato a sinistra, ma non sono stato mai scritto ad un partito, tranne quello socialista per un breve tempo, dal quale uscii, perché anziché sostenermi nel mio progetto di introdurre la psicoterapia reichiana o di altra corrente nell’istituzione pubblica, mi ostacolava in ogni modo, fino a giungere a comperare i medici volontari che avevano chiesto di lavorare con me ed a mettermeli contro nel momento del maggiore successo, promettendo loro un posto sicuro a condizione che abbandonassero il Centro Sperimentale di Psicoterapia Reichiana a Taormina.

Ancora una volta “gli amici”, (e non sarà l’ultima), che pure si erano giovati delle mia professionalità, mi tradivano, tramando alle mie spalle. Il tradimento dell’amicizia è la cosa più ripugnante che possa esistere, soprattutto quando non v’è nulla che ne giustifichi la sua ragion d’essere. Ma sono rimasto sereno. Ormai ero vaccinato ed ho continuato a svolgere il mio lavoro tranquillamente.

Neuropsichiatra e scrittore. Come riesce a coniugare le due attività?
Ma io non sono uno scrittore. Ho abbellito in forma letteraria tutte le mie esperienze mediche affinché siano di facile comprensione per tutti e non solo per gli addetti ai lavori. Per esempio quando ho avuto un paziente figlio di un ricco possidente agrario che, credendo d’essere diseredato in favore del marito della sorella, e fuori di se, nottetempo ha incendiato la fattoria ed ucciso alcuni animali nella stalla, tentando poi il suicidio, io non ho scritto in un quaderno d’appunti l’anamnesi del soggetto, ma soltanto: “ caso x: Aiace Telamonio”. La storia di un paziente delirante che brucia la casa è frequente e non desta particolare attenzione, ma se paragonata alla psicologia di Aiace Telamonio diventa un lavoro scientifico, che viene letto con piacevolezza. Del resto potremmo dire con linguaggio moderno che i grandi tragediografi greci erano dei grandi psichiatri, o psichiatri sociali che curavano con il teatro le sofferenze delle donne e degli uomini fino alla catarsi, cioè alla guarigione. Purtroppo i moderni psichiatri affidano tutto al farmaco, diventando dei ciarlatani.


titolo: Voglia di libertà che viene dalle radici maglianesi: intervista a Nicola Glielmi
curatore: Marianna Bassi
argomento: Psichiatria
fonte: Vertici Network
data di pubblicazione: 09/12/2008
documento stampato da www.vertici.com il 13/03/2011

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11 Mar 2011

Casa editrice di Buccino pubblica libro con rivelazione choc su Gheddafi italiano

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Gheddafi figlio di un italiano”, il nuovo libro di Mary Pace con rivelazioni scottanti

La Book Sprint Edizioni, giovane casa editrice della provincia di Salerno, pubblica il libro di Mary Pace intitolato “Il Segreto di Gheddafi”, 116 pagine in cui l’autrice racconta la sua conoscenza con il Leader libico, le cause di ribellione del popolo libico, le reazioni esagerate di Mu’ammar Gheddafi, rivalazioni scottanti.

L’agenzia ANSA dedica un articolo al nuovo libro di Mary Pace. Riportiamo il testo integrale della presentazione.

«ROMA, 4 MAR – Muhammar El Gheddafi sarebbe il figlio naturale di un ufficiale italiano che combatteva in Libia, nella Sirte. Il piccolo venne con il padre in Italia, a Venezia, quando aveva pochi mesi, e sarebbe stato battezzato. A rivelarlo, in un libro in uscita lunedi’, e’ la giornalista e scrittrice Mary Pace che ebbe le informazioni sulle origini italiane di Gheddafi da tre fonti diverse, che si incrocianoperfettamente negli elementi centrali. L’ufficiale italiano di stanza in Libia mise incinta la ragazza, la madre di Gheddafi. Il bambino, quando aveva 8-9 mesi venne portato in aereo dal padre a Venezia e battezzato da un sacerdote che non ha mai né smentito, né confermato il fatto.

Mary Pace, scrittrice investigativa tesse la rete di queste rivelazioni in un libro intitolato “Il segreto di Gheddafi” edito da BookSprint edizioni. Da tutte e tre le fonti Mary Pace ha avuto conferme dirette. “Gheddafi e’ cattolico e di padre italiano” scrive la Pace. “Questa e’ la frustrazione di Gheddafi, non aver avuto il padre accanto a sè”. “Ora si spiegano anche le protezioni che ha avuto dai servizi italiani”. (ANSA)»

La presentazione della scrittrice al libro

«Venni invitata da Gheddafi nel 1997 tramite l’Ambasciata libica di Roma. Per me si avverava un sogno durato 28 anni: conoscere il Leader libico e scrivere la sua biografia. Non ero mai stata in Libia e mi interessava visitare anche i luoghi storici, che furono teatri di battaglie cruenti durante il secondo conflitto mondiale.

Ciò non mi fu possibile e leggendo questo libro conoscerete il perché. Vi renderete conto anche della ribellione del popolo libico in atto in questo periodo, dopo aver sopportato per ben 42 anni la forte dittatura di Gheddafi.

Negli anni passati anch’io ho dubitato che tutte le azioni di terrorismo che gli venivano attribuite portassero la sua firma, Il Leader libico non è un agnellino, ma se qualcuno pensa di poterlo sacrificare per appropriarsi del suo petrolio, allora Gheddafi combatterà fino all’ultima goccia di sangue, anche se dobbiamo ammettere che le sue reazioni sono esagerate. Ed ancora una volta verrà definito criminale, ed è giusto che sia così.

Per me è solo un uomo frustrato ed anche il lettore ne converrà.»

mary_pace

Mary Pace, scrittrice-giornalista, esperta in tattica-strategia militare e intelligence, si è fatta notare al grande pubblico con DIETRO PRIEBKE (Piemme 1997). Ha pubblicato ultimamente con la casa Editrice Curcio “Piazza Fontana L’Inchiesta Parla Giannettini“ “Mino Pecorelli IL Delitto Irrisolto” e con Edizione Vida “Il Caso dell’On Corrado Gex omicidio o fatalità?” Esperta di armi, ha fatto un corso di paracadutismo ed ha lavorato con il Gen. De Lorenzo.

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