Archive for Agosto 2010

29 Ago 2010

Sanità nella Valle del Calore/1 – il botta e risposta tra Gennaro Mucciolo e Girolamo Auricchio

Filed under Argomenti vari

Mucciolo accusa: “Sindaci inerti sulla cancellazione dell’ospedale della Valle del Calore”

Roccadaspide: Mucciolo “Inerzia istituzionale accelera chiusura ospedale”
26 Agosto 2010 –

L’On Gennaro Mucciolo, invia una lettera ai Sindaci, ai Presidenti delle Comunità Montane Alburni e Calore – Salernitano, agli Assessori provinciali Fasolino, Miano e Feola e al consigliere provinciale, Pasquale Caroccia, in cui mostra sorpresa per “l’atteggiamento di incomprensibile inerzia” delle Istituzioni presenti sul territorio “rispetto alla prospettiva di chiusura dell’ospedale di Roccadaspide” così come stabilito nel nuovo Piano Ospedaliero firmato dall’On. Caldoro e approvato dal Governo Berlusconi.“Le assicurazioni poi che l’On. Cirielli va dando in giro del mantenimento dell’ospedale sono solo bugie – afferma Mucciolo – e un atteggiamento di inerzia delle Istituzioni locali ne accelera il processo di chiusura”. “Nè è pensabile – continua Mucciolo – che il discorso di accorpamento in un’unica struttura ospedaliera nella Valle del Sele di quattro ospedali, compreso Roccadaspide, risolva il problema del diritto alla salute dei cittadini della Valle del Calore-Alburni. Sarebbe un diritto negato, “in quanto la distanza e i tempi di percorrenza per raggiungere la nuova struttura sarebbero maggiori. Nella sostanza Mucciolo invita le Istituzioni del territorio a mobilitarsi e su questa strada lui è disposto a fiancheggiarle. Comunque Mucciolo assicura che nel suo ruolo istituzionale continuerà ad impegnarsi come sempre ha fatto per la difesa del territorio e del mantenimento dell’ospedale di Roccadaspide.

Lettera aperta: All’impegno di lotta determinata, forte dei Sindaci della Costa d’Amalfi per mantenere la struttura ospedaliera di Castiglione di Ravello nella rete dell’emergenza, fa riscontro un atteggiamento di incomprensibile inerzia dei Sindaci e delle Istituzioni presenti nella Valle del Calore – Alburni rispetto alla prospettiva di chiusura dell’ospedale di Roccadaspide. Ripeto, il piano ospedaliero, firmato dall’On.le Caldoro e approvato dal Governo Berlusconi, prevede la chiusura dell’ospedale di Roccadaspide senza possibilità di equivoco alcuno al di là delle assicurazioni che il Presidente della Provincia, On.le Cirielli, va dando in giro. E un atteggiamento di inerzia delle istituzioni del territorio ne accelera il processo di chiusura. Ne è pensabile che il discorso dell’accorpamento in un’unica struttura ospedaliera nella Valle del Sele di quattro ospedali, compreso Roccadaspide, risolva il problema del diritto alla salute dei cittadini della Valle del Calore – Alburni. Sarebbe un diritto negato. Le distanze e i tempi di percorrenza, infatti, per raggiungere la eventuale costruenda nuova struttura sarebbero maggiori. Confido in una inversione di rotta. Se è così, ritenetemi a disposizione. La mia parte, di difesa determinata del mantenimento dell’ospedale di Roccadaspide, nel mio ruolo istituzionale, comunque continuerò a farla. Distinti saluti.

LA RISPOSTA DI AURICCHIO
Roccadaspide: Auricchio scrive al consigliere regionale Mucciolo

On.le Consigliere, ho ricevuto oggi la Sua lettera aperta, peraltro ampiamente divulgata dai mezzi di stampa. Sarò molto franco, come sono abituato a fare: la ritengo inaccettabile e dunque la restituisco al mittente senza mezzi termini. Trovo assurda e per vero molto scorretta l’invettiva che ha ritenuto di rivolgere ai Sindaci della Valle del Calore e a tutti gli altri destinatari della missiva, soprattutto in considerazione del pulpito dal quale essa perviene. Ed allora, al fine di evitare che si possa mal interpretare e/o equivocare, cercherò di essere molto chiaro. Lei è stato uno degli artefici della Legge Regionale 16/08, quella per intenderci che stabiliva la fuoriuscita dell’Ospedale di Roccadaspide dalla rete dell’emergenza, tradendo con il suo voto, unitamente a quello degli altri consiglieri regionali del centro sinistra, l’emendamento che proprio i Sindaci del comprensorio, su mia iniziativa, avevano proposto e che tutti i consiglieri regionali della deputazione salernitana, tra cui Lei, avevano sottoscritto e garantito di sostenere in Consiglio regionale. Lei è stato quello che ha sostenuto e votato per l’accorpamento delle A.S.L. della provincia di Salerno nell’A.S.L. unica, con tutto il disastro che ne è conseguito, e ciò solo per sostenere una sterile ed inconcludente battaglia personale all’allora Vice Presidente della Regione – On.le Antonio Valiante. E mi fermo qui. E pur tuttavia, con questo fardello e carico di responsabilità che si ritrova addosso, oggi ha il coraggio di attribuire ai Sindaci (SIC!) delle “incomprensibili inerzie”, senza peraltro minimamente sapere ed informarsi di cosa i Sindaci abbiano fatto in questi mesi, durante i quali la sua presenza è risultata evanescente quanto intangibile. Al contrario di quello che Lei superficialmente riferisce, i Sindaci, sottoscritto in testa, da anni stanno sostenendo strenue battaglie per la difesa dell’Ospedale di Roccadaspide, e lo stanno facendo con enorme senso di responsabilità ed azioni concrete che avrebbero dovuto avere – specie nel passato, allorquando Lei assumeva ruoli di governo in Consiglio regionale, e dunque con un potere di incidenza notevole – ben altro sostegno e sviluppo. E quelle iniziative e percorsi, sempre nell’ambito dei canali istituzionali, come il ruolo di Sindaci impone, sono tutt’ora in atto, sebbene devo constatare che Lei le sconosce completamente. Sicché, anche l’atteggiamento che Ella assume nei confronti delle Istituzioni, segnatamente del Presidente della Provincia di Salerno, mi pare obiettivamente più una iniziativa di mera pubblicità politica che non una seria interlocuzione tra Istituzioni volta alla seria risoluzione del problema. Io sostengo fermamente da anni, sia nelle parole che nei fatti, che la battaglia per l’ospedale di Roccadapide non può essere utilizzata per fini politici di parte, ma deve essere condotta al di fuori degli schemi di appartenenza, anche partitica. Dunque, se oggi il Presidente della Regione è espressione di una parte politica diversa da quella di appartenenza di molti di noi, questo non significa che non si debba con tale Istituzione interloquire e ragionare, analizzando il problema concretamente, nella sostanza e nel merito, e proporre e sostenere le iniziative di intervento necessarie ed utili, come stiamo facendo. L’ospedale di Roccadaspide non è né del centro destra, né del centro sinistra, ma appartiene ad un territorio e soprattutto rappresenta un patrimonio di tutta la popolazione di quel territorio, un bene attraverso il quale si garantisce un diritto fondamentale ed inviolabile. In questo senso io mi sono sempre mosso, e con me devo dire tutti i Sindaci dell’intera Valle del Calore, che ringrazio ancora una volta per l’importante sostegno e il costante impegno profuso, al di la degli steccati ideologici e partitici. Quindi, se oggi il Presidente della Provincia di Salerno e il Presidente della Regione Campania possono offrire un contributo ed un impulso affinché le scelte assunte con l’ultimo piano Zuccatelli, ingiuste ed inique per come abbiamo sottolineato e rimarcato con vari documenti nelle varie riunioni della Conferenza dei Sindaci che sono state in questi mesi tenute, e a cui hanno partecipato anche gli altri esponenti delle Istituzioni cui ha indirizzato la Sua lettera, ebbene quel contributo io ritengo di non doverlo rifiutare. Anzi! Il piano di riassetto della rete recentemente approvato è inaccettabile e fortemente penalizzante per l’Ospedale di Roccadaspide. Questo emerge palmare ed incontestabile. Ma proprio perché la bozza finale poi approvata – che stravolge peraltro la precedente proposta dello stesso Commissario Zuccatelli, che aveva, invece, qualificato il P.O. di Roccadaspide come ospedale di 1° livello e nella rete dell’emergenza con pronto soccorso – risulta penalizzante e fortemente incoerente rispetto al trattamento di favore che è stato riservato ad altre aree territoriali e ad altri presidi, devo segnalarLe che le proposte fatte dai Sindaci in questi mesi, convocati più volte su mia iniziativa, le ragioni esposte a sostegno, le iniziative sollecitate, frutto di una analisi ed uno studio approfondito e nel merito della questione, sorrette peraltro da documentazione e fatti incontestabili, vanno nella direzione di individuare soluzioni che consentano di riconoscere i meriti (conseguenti ai numeri che esso può vantare), le prerogative e le peculiarità del P.O. di Roccadaspide, e dunque evitare ogni ipotesi di accorpamento siccome proposta. Ed allora, in questo contesto fattuale e politico di riferimento, la Sua sortita mi pare del tutto irresponsabile e – come detto – finalizzata più ad una mera operazione di propaganda e di visibilità personale, anziché a fornire un contributo serio alla reale risoluzione del problema. Voglio sperare che la sua parte nella difesa dell’ospedale di Roccadaspide che dice di aver fatto per il passato, possa continuare a farla insieme a noi e con risultati che spero siano diversi da quelli che Lei ha assicurato con le azioni e le decisioni assunte in Consiglio regionale, in particolare con la L. 16/08.

4 commenti

29 Ago 2010

E’ scomparso Tommaso Biamonte

Filed under Argomenti vari

Salerno: Scompare Tommaso Biamonte ex Deputato P.C.I.

Salerno: Si è spento Tommaso Biamonte ex deputato Pci ricoverato già da alcune settimane in ospedale in seguito ad un’emorragia cerebrale. Biamonte si era sentito male in un albergo di Acerno, dove era solito trascorrere le ferie estive, considerato un saggio della politica locale e nazionale, fu amico di Pietro Amendola. Tommaso Biamonte aveva 88 anni. E’ stato un combattente della Resistenza, protagonista del movimento contadino, consigliere comunale di Salerno, deputato comunista dal ’68 al ’79, ed anche sindaco di Amalfi.

Alla figlia Rossana, per decenni nostro punto di riferimento nella redazione salernitana de “Il Mattino,” le condoglianze di Oreste Mottola.

1 commento

27 Ago 2010

La Bcc di Aquara salva una famiglia dalla morsa degli usurai

Filed under Argomenti vari

“UNA BANCA PUO’ FARE ANCHE QUESTO”


A chi divulga notizie spiacevoli sulle banche e utilizza strumenti mediatici per trasmettere messaggi sbagliati sul vero ruolo degli istituti di credito, io lo inviterei a leggere quello che sto scrivendo..

Vi racconto una storia andata a lieto fine, ma ne conosco altre analoghe finite in tragedia.

Un po’di tempo fa nel mio ufficio in banca è entrata una donna disperata, malata di leucemia, con un marito anziano, due figli studenti e una situazione economica infelice. Era ricoperta di debiti e minacciata da usurai.

La questione mi toccò da vicino e iniziai un processo di sensibilizzazione dei creditori per tendere una mano a questa famiglia.

Questa donna, seppur distrutta dalla malattia, aveva la forza di sperare e forse più di me ha creduto nel nostro progetto.

La BCC di Aquara si è attivata per sollevarli da questa situazione infame e  ha deliberato un mutuo di € 90.000 a 30 anni con un tasso dell’1,5% fisso per tutta la durata del mutuo (sic!)

Ovviamente la somma non era sufficiente, per cui si è reso necessario  decurtare i  crediti del 30% circa, previa  sottoscrizione di un documento con la dichiarazione di non avere più nulla a pretendere.

Nulla di tutto ciò sarebbe  stato possibile in assenza di una forma rara di sensibilità che non tutti possiedono e che hanno, invece, dimostrato i componenti dell’organo deliberante della Bcc di Aquara, del Presidente Luigi Scorziello e del Direttore Antonio Marino che ha egregiamente monitorato e coordinato ogni passaggio.

Oggi questa famiglia paga una rata mensile di € 300.

La cosa più importante è che nessuno bussa più alla loro porta seminando ansia e forse terrore.

Abbiamo permesso loro di sdebitarsi dignitosamente.

Oggi, quando li incontro, leggo nei loro occhi la speranza di un futuro.

Pertanto il mio messaggio è sempre lo stesso. Non facciamo la guerra alle banche e soprattutto non generalizziamo. Ci sono banche differenti, fatte di persone, con un bagaglio culturale, morale e umano, fattori che certamente segnano la natura della banca stessa.

Guardiamo al futuro senza timore reverenziale e con lucidità.

Non esistono soluzioni precostituite, ma esistono soluzioni che non offendono la  dignità umana.

A dispetto di ciò che si dice, una banca può anche donare un sorriso a chi non l’aveva più.

Una banca può fare anche questo.

Ed è quello che abbiamo fatto.

Aquara, 24.08.2010                                               Avv. Laura Lippiello

Ufficio Legale

BCC di AQUARA

3 commenti

24 Ago 2010

Piaggine. Il programma definitivo del corso di giornalismo

Filed under Argomenti vari

Pacidia Onlus Comune di Piaggine
4° seminario di giornalismo
PROGRAMMA
aperto al pubblico
Sala Polifunzionale di Piaggine

Mercoledì 25 agosto
Ore 17,00 Saluto del sindaco di Piaggine Angelo Ciniello
Ore 18,00 – incontro con
Nicola D’Angelo
(Ocmponente Autority delle comunicazioni)
“Informare e comunicare nel terzo millennio”
Ore 19,30 – Domenico Nicoletti
(Presidente Parco Sele -Tanagro)
Ricordo di Vincenzo La Valva
primo presidente del Parco del Cilento e Vallo di Diano

Giovedì 26 agosto
Ore 18,00 incontro con
Giuseppe Tesauro
(Giudice Corte Costituzionale)
“L’attualità della Costituzione”

Venerdì 27 agosto
Ore 9,30 al Vecchio Frantoio
Ore 18,00 incontro con
Vitaliano Esposito
(Proc. Gen. Corte di Cassazione)
“Stampa e magistratura un equilibrio difficile”

Commenti disabilitati

24 Ago 2010

Chi sta con chi è il nuovo gioco della politica altavillese: Michele Gallo, Antonio Marra e Enzo Baione

Filed under Argomenti vari

Due altavillesi sono stati eletti nella nuova direzione provinciale del Pd. Sono Enzo Giardullo e Germano Di Chiara. Auguri e vivi complimenti a entrambi. La nuova fase del dibattito politico non riparte solo da questo punto. Chi sta con chi è il nuovo gioco gossipparo dell’estate altavillese. La politica è sempre caratterizzata dalla capacità di aggiungere, far risultato in termini di consensi, più che dalla chiarezza sui programmi e l’efficacia del risultato. E’la pesca delle occasioni e delle opportunità. E allora animiamo l’ennesimo “borsino” che segnala le quotazioni. Si diceva che vale la capacità di acquisire il “sì” sulle ambizioni dei singoli. Candidati a sindaco o a semplice consigliere che sia. I candidati saranno ridotti a dodici e ciò complica il quadro. E allora ecco girare già a mille la sarabanda. Niente paura, non c’è nessun friccico sulle scelte pubbliche (o privatissime) delle persone, perché questo è un paese che dell’esibita morale ne fa una delle sue bandiere, ma solo un surrogato di quella che una volta si chiamava politica. Travolto tutto l’armamentario di sezioni e direttivi non rimangono che il libero e allegro aggregarsi tra persone. Si tratta, com’è noto, di mettere in pista le squadre che più o meno all’inizio della prossima primavera proveranno a sfidarsi per aggiudicarsi “l’ultima parola” sulle scelte che il comune dovrà necessariamente compiere. Si va dal Puc alla possibilità di fare da interfaccia locale ai nuovi potenti che ora governano regione e provincia. E a qualcuno interessa pure la comunità montana. Dal gran movimento dei nomi fatti nei mesi scorsi, almeno per la figura apicale di primo cittadino, ne sono rimasti pochi. L’avvocato Michele Gallo incassa il sostegno di “poteri forti” quali i Lions, il mondo economico e, per il tramite del sindaco di Albanella, è stato accreditato presso Cirielli e un certo Gambino (quest’ultimo, qualcuno lo ricorderà è un elegante ex tutto: da sindaco di Pagani a potenziale assessore provinciale e regionale, oggi con carriera ancora definibile come “sub iudice); Antonio Marra, com’è suo solito, comincia con il mettere un mattone sopra l’altro e riparte dalla ricostruzione di una squadra con forte insediamento nelle varie contrade del paese e personalità politiche che lo contraddistinguono; Enzo Baione, presidente attuale del consiglio comunale, eredita il gruppo che si riconosce nel sindaco attuale e ci aggiunge il credito, notevole, di un profilo personale di unanime rispetto per chi del lavoro ha sempre fatto la sua bandiera. L’unico che resiste a Gallo, Marra e Baione è Enzo Giardullo. Il vicesindaco in carico ha scelto di non autocandidarsi personalmente ma di affidarsi a una strada che tocca il ricostruito Partito Democratico, l’Idv e altre personalità della sinistra e dell’associazionismo. “Scriviamo prima un programma e regole condivise e poi questa coalizione darà vita a delle elezioni primarie su chi dovrà guidarla”, è la sua proposta. In questo percorso Giardullo, che sulla politica ha sempre molto investito, non sembra avere avversari temibili. Su di una dimensione tutta individuale, tutt’al più amicale, sembrano essere relegati altri aspiranti, con due nomi su tutti: Emilio Iuliano e Antonio Peduto. Parzialmente diversa è la situazione dell’apparentemente outsider Pasquale Perillo che beneficia della voglia di rivincita della sempre trascurata parte del territorio comunale che va da “dietro al cimitero” a Cerrocupo dove un’aggregazione trasversale vuol trasformare una debolezza (la scarsa consistenza demografica) in opportunità (la capacità di fare squadra). Concludendo: è facile pensare che anche ad Altavilla il mese di agosto trascorrerà all’insegna di feste, sagre e bagni di mare, ma l’autunno della politica sarà molto animato.

Oreste Mottola

8 commenti

23 Ago 2010

” Cinquant’anni fa il Cinema ad Altavilla. Cronache di una breve stagione “senza donne” .

Filed under Argomenti vari

Ciak si gira: Nuovo “Cinema del Castello”.
LA GIOVANE CONTADINA ROSA NESE AVEVA SGOMITATO PER CONQUISTARE UN POSTO IN PRIMA FILA E REAGÌ SPAVENTATA DAVANTI AL TRENO CHE APPARIVA DAVANTI A LEI, MA SULLO SCHERMO. NON AVVEZZA ALLA DIFFERENZA TRA FINZIONE E REALTÀ E SCAPPÒ FUORI URLANDO COME I PRIMI SPETTATORI DI LUMIÈRE, CINQUANT’ANNI PRIMA A PARIGI.

Dell’avvenimento mancano tuttavia i testimoni oculari ma viene tramandato dalla tradizione orale.
Quel 15 dicembre del 1945 fu davvero una giornata particolare per gli altavillesi. Si inaugurava il “Cinema del Castello” e si ricominciava a vivere. Dopo le distruzioni dei bombardamenti del 1943 ci vollero quasi due anni per liberarsi dell’odore del tritolo e della benzina, seppellire i morti e ricominciare a sentire il profumo ed il sapore del pane di grano e non più di granoturco e ghiande. I reduci erano appena tornati a casa in un paese ridotto ad un cumulo di macerie ma, seppure: “prostrati, mortificati, distrutti”, come ha raccontato uno di loro, il professor Paolo Tesauro Olivieri, avevano lo struggente desiderio di riappropriarsi della loro gioventù che la guerra aveva azzerato anzitempo.
C’erano più di trecento posti a sedere nell’ex Granile dei Solimena, che sarà frantoio e infine Caserma dei Carabinieri. Grazie al genio multiforme di Ciccio Iorio e don Vincenzo Mottola vengono allestiti degli interni pretenziosi, con luci che uscivano da conchiglioni e maschere di raffinati artigiani napoletani, ma tormentato da un’acustica infelice che rendeva praticamente mute le pellicole a passo ridotto. Nei primi tempi il sabato, la domenica e durante le feste l’affluenza era buona poi cominciò ad essere disertato dai più . I motivi? A causa di una mentalità arretrata le donne non potevano liberamente accedervi ed un cinema frequentato solo da maschi, anche a quei tempi, non poteva avere vita lunga. Saranno stati quei primi film, ancora residuati dei “telefoni bianchi” dove l’amore, i baci, gli abbracci erano evidenti ed importanti, ad aver spaventato padri, mariti e fidanzati? Quel che è certo che, passati i primi momenti di entusiasmo, saranno pochi i momenti in cui il “Cinema del Castello” farà il “tutto esaurito”. E i primi a disertare il nostro cinema furono commercianti e professionisti e nell’elenco dei “cinefili” dell’epoca entrano solo operai: Amodio Celentano, Domenico e Nicola Saponara, Alfio Taurisano, Mario Crisci, Gerardo Di Poto e Carmelo Iuliano. Il cinema era allora l’unico modo per evadere da una realtà molto grama ma non riuscì a diventare fattore di elevazione culturale di massa..
Ma c’era davvero il finimondo quando arrivava qualche compagnia di varietà – come la salernitana “Mimmo Gaeta” diretta dall’impresario – sassofonista Ciccio Schiavone – e per quelle due tre ragazzotte che facevano vedere un pò di cosce al vento e sapevano fare la “mossa” ed accendendo così le fantasie dei giovani altavillesi di sesso maschile che immaginavano chissà quali perdizioni e le paragonavano alle loro coetanee così contegnose e che o erano esageratamente magre per il poco mangiare o anticipatamente sfiorite dalla fatica e le maternità . Quanto le “attrici” erano libere
tanto alle altavillesi era negata una vita sociale che non fossero messe, funerali e processioni. Allora la parola emancipazione davvero non esisteva. E don Vincenzo Mottola le tentò davvero tutte: le altavillesi al cinema non ci vollero venire nemmeno gratis. C’era quindi un problema culturale particolarmente grave ad Altavilla, se come racconta Cesare Suozzo, “a Persano, a Carillia, a Cerrelli, a Rofrano come a Postiglione invece le donne venivano in massa a vedere i film”.
E le attrici di quel periodo, “le maggiorate”, erano giovani, fresche, bellissime e quasi proterve nel far vedere quel poco che allora era consentito dalla severissima censura. Sotto quei castigati vestiti
s’immaginava un’abbondanza che dava un’idea di salute, di concretezza e di bellezza botticelliana. E in un paese, che combatteva ancora con la malaria ed aveva un’altissima mortalità infantile, il contrasto era stridente. Sognare era bello. Serviva anche questo per vivere in quell’Altavilla di allora.
La verità è che il paese era allora molto chiuso. Il Parroco don Cicco Paolo ed i suoi amici iniziavano la loro consueta partita a carte quando vedevano le abitudinarie oche di Carletto Brunetti attraversare placidamente la polverosa aia che era Piazza Castello, ritirarandosi dai loro pascoli della Vigna della Corte verso la loro residenza dell’Annunziata (ora Casa Comunale). Quando, all’imbrunire, Vincenzo Mottola (figlio del celebre Don Ciccio) si accomiatava da Ignazio Turco, il prefetto Fritz D’Aiuto ed il professor Alessandro Pansa, gli amici di Serre e Postiglione, questi lo canzonavano sempre: “Nè Viciè dove vai, che tanto ad Altavilla già stanno tutti tappati in casa e dormono con le galline”. Chi invece davvero entrò nel magico mondo del cinema fu Alberto Califano che, emigrato giovanissimo passò da Roma a Parigi, dalla Spagna alla direzione del Mocambo, tra i locali più alla moda di Los Angeles, laddove incontrò l’attrice americana Virginia Belmond (interprete di film come Il bacio di una morta e Ponte della Concordia) con la quale iniziò
una storia d’amore che, a quanto si conosce, dura ancora oggi.
Tornando invece alla storia del cinema ad Altavilla c’è da dire che essa non fu lunga e fu ravvivata solo da sporadici successi legati ai film napoletani a “musical” o strappalacrime. Il “Cinema del Castello” passò così da Vincenzo Mottola a Cesare Suozzo che si avvalse della collaborazione di Aspreno Pacifico. Questi ultimi riuscirono a reggere fino al 1954 ma, con la nascente televisione che cominciava a calamitare l’attenzione generale, dovettero anch’essi gettare la spugna e baldanzosi arrivarono gli Adinolfi (notissimi esercenti) di Salerno che lo resistettero per qualche anno.
Ma se ad Altavilla paese si segnava il passo, diversa era la situazione nelle campagne e a Cerrelli le proiezioni – sempre affollate – si tenevano presso l’abitazione di don Guido Contini, una delle poche case che allora aveva la corrente elettrica. Cesare Suozzo ed Aspreno Pacifico organizzarono proiezioni anche a Persano e a Postiglione. Antonio Morra invece arrivava fino in Calabria con il proiettore, il lenzuolo ed una piazza di paese in un giorno di festa. Solo a Serre c’erano le porte sbarrate per i nostri, racconta infatti Cesare Suozzo: “lì ci sabotavano apertamente e non volevano saperne di pagare il biglietto…”.
Quando poi Mike Bongiorno con il suo “Lascia e raddoppia” impose la dittatura della tivù si distrusse completamente il cinema nelle nostre zone. Non bastò portarci la televisione. L’unica magra consolazione sarà quella di vedere Altavilla fuori dalla successiva ondata che vedrà i piccoli cinema di paese conquistati alle “luci rosse” full – time e poi trasformati in tristissimi ed anonimi maxi-garage e supermercati. Invece oggi, dell’altavillese “Cinema del Castello” ci rimane solo lo
struggente ricordo. Un buon ricordo.

(Oreste Mottola – cellulare 338 4624615)

Commenti disabilitati

23 Ago 2010

Vincenzo Carrozza, il primo altavillese ad apparire in tv

Filed under Argomenti vari

Vincenzo Carrozza è stato il primo altavillese ad apparire in tv. Eravamo alla fine degli anni Cinquanta, ai tempi della televisione con l’unico canale in bianco e nero Rai. E per “vedersi”, Vincenzo Carrozza, dovette andare a Matinella, da certi Cerruti. A Monterotondo, nella campagna romana, nel primo campionato italiano di motoaratura arrivò secondo per quel suo trattore inglese, marca Ferguson. Quelli della giuria gli dissero “Uè Carrò…, voi siete il migliore, ma qui deve vincere la Fiat”. Ma dall’anno dopo si dovettero arrendere. Si affermò dalla gara provinciale di Paestum fino alla finale europea di Parigi. Vincenzo Carrozza, classe 1919, il motore lo ha amato fin da quando, a poco più di 15 anni, soffiò il posto a Gennano Morra come aiutante di Luigi Cennamo, proprietario di trattori e di trebbie che da Quercioni arrivava nel Vallo di Diano, fino a San Rufo. Poi venne la guerra e Vincenzo Carrozza, finì a guidare camion nel deserto libico. Fatto prigioniero dagli inglesi ad El Alamein, per cinque anni guidò i trattori di una fabbrica di sali e concimi lassù a Stafford, vicino ad Edimburgo.
Nel dopoguerra, tornato a casa,fu assunto subito dalla Cu.ma, un ‘azienda che lavorava per conto terzi. Veniva da Verona ed era tra i più noti agricoltori della Piana del Sele, Renzo Braggio. A Fiocche allevava bufale nelle terre che aveva preso in fitto da don Ciccio Farina.

Oreste Mottola
oreste@unicosettimamale.it

3 commenti

23 Ago 2010

Francesca Cerniello confessa e denuncia un mugnaio, un prete, la locandiera ed il possidente

Filed under Argomenti vari

1869: la donna di Tranchella sola in carcere, rivela gli appoggi eccellenti dei quali godeva la banda

Francesca Cerniello era povera ma bella. Analfabeta e contadina. Così raccontano le carte dei processi. E a ventott’anni è ancora senza marito, fatto singolare dei tempi di quando già a diciotto anni si era considerata zitella. Dai briganti, che avevano trasformato il bosco di Persano nel loro Supramonte, la conducono delle amiche dalle quali raccoglie l’invito – sfida “ad andare a conoscere” quegli uomini così temuti che qualche volta, di notte, si spingevano fin dentro l’abitato di Altavilla. Avevo già descritto il suo profilo nel mio libro “I paesi delle ombre”. Ora, grazie alla collaborazione dello storico Giuseppe Melchionda, aggiungo la sua “confessione”, resa dopo cinque anni dopo la cattura, che apre squarci nelle complicità che gli assicuravano quattro “eccellenti”: un mugnaio di Postiglione, Biagio Vecchio; un parroco di Castelcivita, don Giuseppe Vincenzo; una locandiera di Scorzo, Concetta Campagna; e Sabato Chiaviello, ricco possidente di Serre. Francesca eviterà di fare i nomi dei suoi compaesani o di altri briganti “semplici”. Quest’ultima circostanza gli permetterà, ormai in tarda età, di tornare nel suo paese, e di trascorrervi la vecchiaia. Dove ritrova la figlia Gaetana.

Francesca Cerniello è l’l'amante di Tranchella, ma nelle carte lei si definisce “sposa”, pur senza averlo mai potuto sposare ufficialmente. In altri verbali è chiamata concubina o druda. La Cerniello, da noi detta Francesca “di Costa”, forse per la zona del paese dove era andata ad abitare, dove sin dal settembre del 1863 seguì il Tranchella e già il 13 dello stesso mese, nel bosco di Persano prese parte attiva ad uno scontro con un drappello di fanteria e con militi della Guardia Nazionale d’Altavilla: alla prima scarica di fucileria, segui uno scontro a corpo a corpo, con i calci delle pistole e dei fucili. Le grida ed i lamenti dei feriti riempivano l’aria di quella limpida giornata settembrina. Dopo il primo scontro, i briganti si dileguarono nel folto della boscaglia, come nebbia al mattino con la forza pubblica non riuscì più a rintracciarli.

Nel giugno del 1864 la Cerniello custodì persone danarose di Altavilla che erano state sequestrate e per le quali aspettavano che fosse pagata la taglia per il rilascio. Era una donna molto ben voluta da Tranchella. di cui godeva la massima fiducia e simpatia. Era rispettata e temuta dai briganti, i quali la consideravano la loro padrona. Una volta “non contenta dei molti doni che il Tranchella le faceva, tra i quali v’era una collana d’oro che una famiglia dovette mandare ai briganti per ottenere la liberazione di un sequestrato, essa mandò a dire alla moglie di questi che voleva anche la collana d’oro che portava la signora di Antonio Marruso, pur essa di Altavilla”. La Cerniello stette con la banda per ben quindici mesi e non si allontanò se non quando fu ucciso il Tranchella. Incinta di lui, dette alla luce una bambina che volle chiamare Gaetana. Dopo l’uccisione del capobanda, essa si presentò alle Autorità ufficialmente spontaneamente, nei fatti spinta dal prete di Castelcivita. Di questo suo comportamento, assieme al fatto di “essersi data al malfare spinta alla miseria in cui versava” ne tennero conto i giudici nel processo a suo carico.

Le altre

A 15 anni di lavori forzati, come la Cerniello, furono condannate le altavillesi Giuseppa Cantalupo, Anna Rocco, Giuseppa e Carminella Arietta, le quali furono sorprese il 17 ottobre del 1863 mentre si recavano nel bosco di Persano, portando limoni, prugne, mele ed altro al capobanda ammalato Tranchella, avendone avuto incarico il giorno precedente. Queste donne erano, secondo quanto risulta dagli atti processuali, dedite alla prostituzione ed erano state viste più volte da Marchese Giovanni in “epoca non ben precisata dello scorso mese unite a sei briganti che erano sortiti dal bosco di Persano e che al punto, detto Pilato, avevano predato un montone, e che quindi insieme alle dette donne rientravano nel Bosco, traducendo l’animale predato, per banchettare dopo averlo cucinato”. A Persano furono arrestate e poi condotte nel comune di Altavilla. In seguito ad una perquisizione nelle loro case, vi furono rinvenute due lettere inviate alla Cantalupo da Gennaro Rubbino, soldato sbandato, che aveva già fatto parte di una comitiva armata che infestava il territorio di Altavilla nel 1861 e che si trovava allora nelle carceri. Anna Maria Polito, fu Gaetano, contadina, condannata per “esser si prestata non solo a soddisfare i loro piaceri carnali, ma eziandio a cucire, rattoppare e lavare loro la biancheria”. Fu condannata a cinque anni di reclusione perchè i giudici considerarono che a “tale mestiere infame fu quasi indotta dai mali trattamenti del marito e dalla miseria in cui versava”.

La “parlata” di Francesca

“Francesca Cerniello, fu una fiancheggiatrice importante. Figura di primo piano dell’universo femminile che ruotava attorno a Gaetano Tranchella ed alla sua banda”. Così la descrive Giuseppe Melchionda, storico di primo piano degli Alburni, autore di romanzi e saggi, ricordiamone alcuni, “Ladro di cuori” e “Cafoni in rivolta”, sempre rivolti al periodo dell’unificazione italiana e del brigantaggio..”Sì, non era una ragazzina che si prende la sbandata romantica”.

Dopo la cattura, indotta a presentarsi dal prete Giuseppe Vincenzo, che così se la “vende” alle autorità piemontesi, resta cinque anni in carcere. Il sacerdote in quegli anni fa il doppio gioco, usa spregiudicatamente un salvacondotto per muoversi liberamente fra Castelcivita e Persano. Don Giuseppe Vincenzo si prende le sue private vendette quando fa ricattare “donna Cecchina”, proprietaria di vacche nella montagna di Castelcivita, e soprattutto – con il pretesto di gestire una sorta di cassa comune – si intasca i bottini della banda Tranchella.

DICHIARAZIONE del 28 luglio 1869

La dichiarazionde la raccoglie Vincenzo Damiano, all’interno del carcere di Montelupo Fiorentino. “I miei genitori e parenti mi hanno abbandonato. Sicchè non ho altra speranza che nell’aiuto della Vostra Signoria Illustrissima. Chiedo di poter ottenere una diminuizione della pena. Perciò supplico di poter rivelare i nomi di alcuni dei manutengoli del brigantaggio che io conosco”. E continua: “Sono Francesca Cerniello, figlia di Carmine. Ho circa 34 anni. Sono nata e domiciliata ad Altavilla. Sono nubile e facevo la contadina. Sono stata per un anno con i briganti che scorazzavano nella mia provincia. Ed ero l’amica del capobanda Tranchella, che fu poi ucciso. Sono in grado di dire il nome di alcuni che si prestavano a nostro favore. Premetto però che sono ora circa cinque che sto in carcere come condannata a 15 anni di reclusione per brigantaggio e non so se attualmente saranno viventi le persone che andrò a nominare e se siano stati già arrestati per i delitti che accennerò ed altri commessi di poi. Faccio questa premessa perché non si creda che io voglia ingannare la giustizia, semmai le mie dichiarazioni non potessero dare utili risultati. Conobbi, quado stavo con Tranchella, un certo mugnaio che ha nome Biagio Vecchio, abitante a Postiglione. Costui, oltre a partecipare alla preda che faceva la banda Tranchella, indicava anco chi si doveva ricattare. Fu questi che fece prendere il prete di Albanella, uno sposo ed una sua sorella, e certo Benedetto, sarto, del quale non so il cognome, mentre tornavano da Salerno dov’erano stati a fare la spesa per il matrimonio. Questi venni a conoscere perché io con alcuni componenti della banda avevo più confidenza del Tranchella stesso. Egli mi diceva che Biagio era una buona spia, o per servirmi di una sua espressione, una spia serrata. Questo Biagio una volta si è vestito anche da brigante ed io gli detti il mio fucile e cappello e prese parte al ricatto dei signori Raffaele Contini, Carlo Guarino e Giuseppe Olivieri, che fu eseguito nella chiesa del Bosco di Persano. Uno dei manutengoli che erano a noi più fedeli, per quanto mi ricordo, era un certo Sabato Chiaviello, proprietario alle Serre, presso di cui furono depositate diverse casse di roba portate via a certo Guarnaldi e contenenti più che altro fucili, polveri, munizioni e vestiario. Questa roba fu portata via a Guarnaldi da certo Carmine Romano, del paese della Rocca che fece brigante e che fu poi condannato a 15 di anni di carcere. Oltre a questi tali ho da segnalarvi don Giuseppe Vincenzo, che è un prete che stava a Castelluccio, che veniva sempre a trovare la banda e l’incoraggiava a proseguire nelle scorrerie dicendoci che presto sarebbe cambiato Governo. Egli ci recava del mangiare, ci portava fucili e li aggiustava, ci faceva la spesa e ci prestava suoi altri servizi. In nessun caso sono stato a casa sua, fu lui che mi presentare al Prefetto di Salerno. Quel prete istigò la banda a ricattare donna Cecchina che tiene le vacche nella montagna della Castelluccia. Quando poi fu rubato dai briganti don Gennaro Ricci, del mio paese, essendo stato ricattato assieme ai figli, un anello fatto con lamine e tre pietre fu dato a detto don Vincenzo perché ne facesse fare dei compagni giacchè era molto piaciuto ma egli se lo ritenne dicendo che lo voleva come ricordo del capo della banda. Venne poi arrestato e ci raccontò di essersi liberato promettendo che ci avrebbe fatto costituire. Ma non si adoprò per questo. Mi rammendo anche che una certa Concetta Campagna che abitava allo Scuorzo, vicino al luogo detto La Duchessa che teneva bettola ci provvedeva di tutto il necessario. Ci stirava e lavava la biancheria, questo mi raccontavano i briganti che una sera volevano condurre anche me da costei. Un certo Antonio Viggiano, di Postiglione, che ha una vistosa cicatrice sul viso, ci teneva mano, avvisando quando veniva la forza. Fu lei che ci supplicò di ricattare don Pietro Mottola, parimenti di Postiglione, quando questi decise di andare a prendere moglie ad Altavilla”.

Oreste Mottola

Commenti disabilitati

23 Ago 2010

LA MAGICA ESTATE ALTAVILLESE di Sergio Di Masi

Filed under Argomenti vari

L’estate si sa che è il periodo migliore dell’anno perché un territorio si attivi per valorizzare e far conoscere ad un pubblico sempre più ampio ed esigente i prodotti tipici e le bellezze paesaggistiche, culturali e culinarie del luogo.
Così si assiste ad un fiorire di eventi culturali ed enogastronomici che folle di turisti e locali prendono d’assalto. La buona riuscita di questi eventi è un catalizzatore eccezionale per lo sviluppo di interi territori.
Controne con i suoi fagioli doc, Sicignano e Roccadaspide con le castagne , Serre ed Albanella con l’olio d’oliva, Matinella con la bufala, Castelcivita coi funghi porcini, Felitto coi Fusilli, Castel San Lorenzo coi vini doc, Capaccio coi carciofi, Trentinara col pane e così via, ogni comune cerca di caratterizzarsi coi propri prodotti tipici e di mettersi in mostra attraverso manifestazioni di ogni genere legate comunque alla propria terra.
Altavilla, da questo punto di vista è la protagonista indiscussa del proprio territorio.
Dopo “la festa della polvere altavillese doc” a cui altavillesi del capoluogo e turisti hanno preso gioiosamente parte nel periodo di ferragosto del 2009 e tutti i Polvere-Party, Polvere-Drink,
Miss Impolverata d’Altavilla e Mister mastro-lindo (per togliere la polvere..) connessi all’evento, quest’anno c’è stato un prosieguo ancora più accattivante: “la festa della stesura dell’asfalto altavillese doc”.
Dal due al quindici di Agosto frotte di turisti si sono riversati in Piazza Umberto Primo all’ombra del castello magnificamente “restorpiato con tavelle e pignate”, a fare il tifo per gli “stesori di asfalto”. Profumi di bitume fresco misti a bestemmie e imprecazioni in diverse lingue dei turisti che nell’asfalto ci hanno lasciato le suole delle scarpe, hanno fatto di Piazza Umberto Primo un luogo magico, degno di un vero set cinematografico (per un film tipo “the day after”…).
Per l’anno prossimo si pensa già di adibire Piazza Umberto Primo a campo da golf sfruttando le buche che l’inverno creerà naturalmente sull’asfalto.
Per non essere da meno, le frazioni altavillesi, nel periodo estivo, grazie all’aiuto dei vari enti hanno fatto anch’esse faville.
A Cerrocupo dal primo Luglio al trenta Agosto è in atto la “festa del sonno interrotto”. Un pazzo, altavillese doc che suona il clacson alle tre e un quarto di ogni notte. E’ previsto un premio per chi riesce a beccarlo a suon di fiondate.
A Carillia la cultura la fa da padrona con “la festa dell’integrazione razziale della zanzara tigre”. E’ previsto come premio una confezione di crema cortisonica doc altavillese a chi vede realizzato sul proprio corpo il bitorzolo più grosso a seguito di attacco da parte di zanzara tigre.
Ma la vera chicca, la festa delle feste, quella che darà di certo un input eccezionale alla vendita dei prodotti tipici altavillesi è “la festa della pizza” di Cerrelli.
Patrocinata dalla Pro-loco (di Napoli?) ed autorizzata dal Comune di Altavilla, anche quest’anno la festa ha attratto migliaia di persone che hanno potuto degustare la vera pizza cotta con legna autentica dei boschi nostrani e impastata con acqua altavillese (quando c’è…).
Per il prossimo inverno si prevede una impennata nelle vendite dei prodotti forestali altavillesi e si pensa alla possibilità di imbottigliare le nostre acque.

Sergio Di Masi

2 commenti

21 Ago 2010

PIAGGINE. Corso di giornalismo, è ancora possibile aderire. Mail e numeri di telefono

Filed under Argomenti vari

ANCORA POCHE ORE PER ADERIRE. AFFRETTATI!

Pacidia 4° seminario di giornalismo
PROGRAMMA
INTRODUZIONE
Presentazione del corso con illustrazione delle lezioni dei colleghi giornalisti e/o dialogo e confronto con i partecipanti al fine di meglio suddividere i diversi gruppi di lavoro
Mercoledì 25 agosto
Dalle 15,30 alle 16,30 – arrivo dei corsisti e sistemazione presso le strutture convenzionate “Sentieri nella roccia” e al “Vecchio Frantoio -B&B Sael”
Sala Polifunzionale di Piaggine
Ore 17,00 Saluto del sindaco di Piaggine Angelo Ciniello e altre autorità
Ore 18,00 – Nicola D’Angelo: informare e comunicare nel terzo millennio
Ore 19,30 – Ricordo di Vincenzo La Valva primo presidente del Parco del Cilento e Vallo di Diano
Ore 21,30 – cena presso “L’Uorto” Valle dell’Angelo
Giovedì 26 agosto
Ore 9,30 Vecchio Frantoio
L’EVOLUZIONE DELLA TECNOLOGIA NELLA COMUNICAZIONE DEL TERZO MILLENNIO (Rosario Pingaro) AD di Convergenze Spa
Ore 11,00 question time
CHE COSE’ UN GIORNALE (Ermanno Corsi)
Breve illustrazione della storia del giornalismo dal suo nascere al nostri giorni con spiegazione dell”importanza che ha assunto nel corso degli anni e del suo mutare come ruolo/autorevolezza e centralità all”interno dì una società sempre più globalizzata dove Informazione è diventata elemento determinante per ogni tipo di attività, economica, sociale, politica, culturale e religiosa. Cos”è un giornate, come nasce/ come viene fatto/ come lo si legge, quali le caratteristiche delle titolazioni, la scelta di un articolo, le rubriche. Nel corso della lezione saranno anche sinteticamente presentate le differenze tra quotidiano, settimanale, mensile, periodico, riviste specializzate, giornali on line.
Ore 13,00 question time
Ore 13,30 Buffet: a cura del ristorante L’Uorto, presso i Sentieri nella roccia
Ore 16,00 laboratorio (Vito Monaco)
riprese, interviste, dizione, montaggio, messa in onda e pubblicazione sul web
Sala Polifunzionale di Piaggine
Ore 18,00 incontro con Giuseppe Tesauro
L’argomento del forum è “L’attualità della Costituzione”
Ore 21,00 – cena presso “Agriturismo le Grazie” Piaggine

Venerdì 27 agosto
Ore 9,30 al Vecchio Frantoio
L’economia del territorio vista dagli istituti di credito cooperativo.
I bilanci sociali delle banche di credito cooperativo: Antonio Pandolfo (Bcc Monte Pruno)
Banca locale e banca globale: differenze di approccio e ricadute nel sociale: Antonio Marino (Bcc Aquara)
Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano: “I beni del parco per il bene del parco” Avv. Amilcare Troiano
Ore 11,00 question time
Ore 11,30: La comunicazione istituzionale:(Eugenio Ciancimino)
Come si organizza l’ufficio stampa di un ente e il ruolo dell’addetto stampa.
Come si organizza l’ufficio del portavoce e il ruolo del portavoce.
Come si utilizza un comunicato stampa, come si organizza una conferenza stampa e le regole di corretto svolgimento della stessa.
Ore 13,00 question time
Ore 13,30 Buffet: a cura del ristorante “L’Uorto” c\o i Sentieri nella roccia
Ore 16,00 laboratorio (Vito Monaco) Vecchio Frantoio
riprese, interviste, dizione, montaggio, messa in onda e pubblicazione sul web
Sala Polifunzionale di Piaggine
Ore 18,00 incontro con Vitaliano Esposito : “Stampa e magistratura un equilibrio difficile”
Ore 21,30 – cena presso “La Piazzetta di Alì” Valle dell’Angelo

Sabato 28 agosto
Ore 9,30 Vecchio Frantoio
Nuovi media: (Giuseppe Iannicelli)
Illustrazione delle differenze tra un quotidiano stampato, fra radio, Tv e i nuovi media on line con breve sintesi storica sul loro nascere e soprattutto il loro sviluppo. Differenze di pubblico, linguaggio e tecniche di comunicazione, approfondimento sui due principali mezzi di comunicazione dell”epoca moderna con spiegazione delle tecniche di espressione, impostazione giornalistica, vantaggi e svantaggi dei diversi strumenti.
Ore 11,00 question time
Ore 11,30 TV E REGIA TELEVISIVA (Giuseppe Iannicelli)
La tecnica televisiva del documentario con brevi cenni di tecnica di regia e montaggio per servizi televisivi.
Ore 13,00 question time
Ore 13,30 pranzo presso Le Sorgenti del Calore -Piaggine
—————–
CORSO DI GIORNALISMO
PIAGGINE E LAURINO, 26 / 28 AGOSTO 2010

(Scheda da compilare a cura dei partecipanti)

COGNOME E NOME _____________________________________________________________

CODICE FISCALE _______________________________________________________________

RESIDENZA ____________________________________________________________________

RECAPITO TELEFONICO_________________________________________________________

E-MAIL _________________________________________________

TESTATA GIORNALISTICA DI APPARTENENZA____________________________________

ALTRE ESPERIENZE:

CARTA STAMPATA [ ]

RADIO [ ]

TV [ ]

BREVE CURRICOLUM SULL’ESPERIENZA MATURATA NEL SETTORE GIORNALISTICO

________________________________________________________________________________

________________________________________________________________________________

________________________________________________________________________________

________________________________________________________________________________

________________________________________________________________________________

________________________________________________________________________________

________________________________________________________________________________

________________________________________________________________________________

DATA_________
FIRMA
____________________

da inviare a: calore@unicosettimanale.it
info: 3385270117

Commenti disabilitati

Articoli precedenti »