Archive for Aprile 2009

28 Apr 2009

Noi altavillesi siamo così…

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ALTAVILLA CAPUT MUNDI!
Atmosfere e modi di essere di un paese fra la Piana del Sele ed il Cilento

La maggior parte dei paesi interni salernitani sono dominati dal criterio dell’uniformità. Spesso hanno anche un solo nome. C’è dove si producono solo i fagioli e si cucinano solo le castagne, dove sono stati tutti briganti o carabinieri, dove gli abitanti hanno, fateci caso, le stesse "facies": segno di uno scarso scambio di patrimonio genetico. In altri paesi, soprattutto in quelli di mare o spiaccicati accanto alle vecchie vie storiche, c’è tutto e il contrario di tutto. Il sangue si è abbondantemente mischiato per tutta una serie di ragioni che non è il caso d’indagare: guerre, immigrazioni, pellegrinaggi, tanto per fare un elenco. Il mio paese, Altavilla Silentina, sta tra i secondi. E se ne vanta. Perché non è sul mare e non ci passavano le strade consolari romane. Ed ancora oggi una misconosciuta strada che porta a Castelcivita e a Roccadaspide è affogata dagli scalini e dai balconi di via Borgo S. Martino. Un bus, di quelli a due piani non ci passa. Altavilla caput mundi!
Ci fu un tempo che vide gli etruschi a Pontecagnano ed in tutto il Picentino, i greci d’Occidente tra Paestum e Velia con i lucani appostati e guardinghi sugli Alburni: Altavilla è lì, a poche decine di chilometri di distanza da tutti questi luoghi. Perfettamente equidistante. Sì, da tutti abbiamo preso ed a tutti abbiamo dato. Anche ai pirati berberi che sovente, e prepotenti, ci fecero visita. Molti di noi potrebbero facilmente andare nel Maghreb e confondersi coi locali. Sorridete pure, siamo un paese aperto: il centro antico non è chiuso tra le gole di un’inaccessibile montagna ma ci s’arriva risalendo le giogaie di dolci colline. E quando la Piana del Sele era malsana per i miasmi della palude e la malaria non perdonava, quassù qualcuno (non tutti, per la verità) si godeva la vita. Questo raccontano le tante storie del Castello dove i discendenti dell’abate Ciccio Solimena vissero, o meglio se la spassarono, per oltre due secoli. Tutti quelli che passavano per la pubblica via dovevano ossequiare i signori e le cose migliori andavano a loro. I furbissimi briganti che stavano dentro al vicino bosco di Persano, una specie di Supramonte salernitano di quei tempi, sulla collina altavillese ci venivano perché avevano gli appoggi di tante donne – vivandiere. Si confina con Persano con un lungo tratto del bello e pescoso fiume Calore. I re qui erano di casa. Carlo III, Francesco e Ferdinando di Borbone amavano venirci a caccia. Goethe ci venne e ne scrisse. Hackert la dipinse. Fu culla dell’allevamento della razza equina omonima che trionfò in diverse Olimpiadi ed oggi è sede della Brigata Garibaldi: una delle più "operative" unità dell’Esercito italiano. È il passato con le sue luci (poche) e le tante ombre. Ancora: altri hanno avuto le industrie coi soldi dello stato? Noi di Altavilla, oltre alle regolamentari tre torri, sul gonfalone comunale abbiamo, virtualmente, i caseifici che sfornano la mozzarella più buona del salernitano. Un successo costruito, in meno di un decennio, da allevatori oggi diventati industriali. Torna il tema di una Altavilla Silentina doppia o una e trina: divisa tra una Piana del Sele alla quale appartiene per l’agricoltura avanzata ed una imprenditoria vivace, ed un territorio collinare che è cilentano per tante consonanze, non secondaria quella musicale. C’è l’Altavilla Silentina dell’appartenenza religiosa raccontata dalle oltre trentacinque chiese ma anche da un non troppo passato "culto" massonico dalle atmosfere sulfuree.

Oreste Mottola orestemottola@gmail.com

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27 Apr 2009

Il sarcofago di casa Callas è del “Cavaliere” – quattro anni fa venne giudicato da Marina Cipriani

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Quattro anni fa Marina Cipriani fu chiamata a giudicarlo. "La fattura è pestana. Però potrebbe venire anche da Pontecagnano.

 

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26 Apr 2009

Serre, la vita delle libere donne della collina delle ginestre

Filed under Rock

di Oreste Mottola

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22 Apr 2009

PD. Altavilla – Alburni. Il candidato alle provinciali è Germano Di Chiara

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20 Apr 2009

Carmine Senatore, vi racconto i miei amici di Sgarroni

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La Collina degli Ulivi] 

Carmine Senatore: i miei amici di Sgarroni

Ricordare gli amici significa ripercorrere un tratto della propria adolescenza. Il ricordo lascia in noi tracce così profonde che ne marcano per sempre e lasciano impronte indelebili anche sul carattere di ognuno di noi. I miei amici della mia adolescente provenivano da una contrada fatta di persone sane, oneste e laboriose: Sgarroni. L’inconsapevole inerzia delle amministrazioni aveva tenuto la contrada fuori dal consesso civile d’allora. Sembrava che il paese si fermasse a Cielo e Terra in prossimità del cimitero. Oltre, nessuna strada, mancanza , questa generalizzata, di acqua potabile e di luce elettrica. E’ stata, credo, l’ultima contrada ad avere l’energia elettrica. Il rispetto per gli altri, la laboriosità e anche in parte la sudditanza alla classe più abbiente esistente al tempo, ne avevano impedito qualsiasi forma di ribellione. Non così Cerrocupo, dove pure la sudditanza era più marcata, quando nel 1956 dette il colpo mortale e decisivo alla sconfitta della Stella , capeggiata da Don Ciccio Mottola. Tutti gli elettori della contrada ebbero il coraggio di scrivere sulle schede elettorali le parole "Acqua e luce", determinando il tal modo l’annullamento delle schede in numero tale da determinare la sconfitta della lista di Don Ciccio. E’ vero anche che nella contrada , le terre avevano una fertilità minore a causa dei terreni esistenti: massi di alcuni metri cubi erano cosparsi tra i terreni argillosi dominanti . Queste condizioni geopedologiche erano state la causa del diffuso latifondo. I possedimenti dei Mazzei ne erano l’esempio più eclatante. Altre terre invece erano date in comodato d’uso. Il mio amico , il più antico,non solo per età, era Amedeo Cennamo: un ragazzo che superava in altezza e anche in intelligenza ognuno di noi. Il padre esercitava un mestiere non molto diffuso, l’estimatore di fondi rustici. Era apprezzato per la sua onestà e per la sua oggettività nella valutazione. Orbene Amedeo era stato mio compagno di classe. Di qualche anno più vecchio rispetto alla generalità della classe, era un ragazzo timido e timoroso. Ovviamente il maestro lo aveva collocato, per la sua altezza all’ultimo banco insieme ad Angelo Cennamo, entrambi con le stesse potenzialità intellettive. Studiosi e laboriosi erano, nella loro modestia ,punte di riferimento della classe. Amedeo allora molto religioso era dedito a confessioni e comunioni i quotidiane. Successivamente con la giovinezza credo si sia allontanato da tali pratiche. Era diventato maestro di ottime qualità, punta di orgoglio anche nella classe magistrale altavillese. Il rispetto della dignità umana e dei valori che ne sono alla base ne hanno mosso non l’azione magistrale ma anche il comportamento umano e civile. Da giovani, appena diplomati aderimmo alla Movimento di Collaborazione civica e nel 1961 fummo scelti dal gruppo a rappresentare il paese ad un convegno a Roma. Si era in estate. L’afa romana , che scioglieva il catrame delle strade, ci costringeva a tenere,nei momenti di pausa, i piedi in bidet per rinfrescarli. Se Amedeo era stato il primo, con chi ,invece ,il sodalizio era stato più profondo ,erano due amici inseparabili: Dante Brenga e Peppino Lettieri. Quest’ultimo figlio del "sanaporcella" un mestiere che esercitava insieme la padre. Era nato settimino e questo ne aveva impedito una crescita normale o, per meglio dire, più bassa della media. Mancando la scuola media , erano costretti a rivolgersi ad una precettrice: Olga Marra, una maestra ancora fuori ruolo, in possesso di buone conoscenze e capace di impartire nozioni fondamentali per la scuola di avviamento d’allora. Infatti la scuola media allora era divisa in due indirizzo: la scuola media tradizionale col latino e la scuola di avviamento, in genere frequentata dagli studenti provenienti dalla classe più umile, con la tecnologia e le scienze . Ci vedevamo di sera all’imbrunire con Peppe e Dante .Essi venivano la sera a piedi: Peppe da S. Martino e Dante da Sgarroni. Analogo percorso anche al ritorno. Scambiavamo quattro chiacchiere tra di noi e qualche discussione. Peppe, con l’aiuto del nonno profondamente legato al nipote , era riuscito a farsi una discreta biblioteca che mostrava con orgoglio a tutti gli amici . Sotto il pergolato a pigliare il fresco e a mangiare un’uva particolare che non ho più trovata: un moscatellone a chicchi grandi e piccoli che maturavano gradualmente. Finiranno: Dante nell’esercito dove diventerà sottoufficiale superiore e Peppino impiegato al ministero delle finanze nella lontana Treviso. Mio amico era anche Germamo di Marco, "Il compagno Di Marco" come noi lo chiamavano. Con Amedeo,suo fratello , e Germano organizzammo un gita a piedi a partire da Sgarroni sui Monti alburni con sosta in un fondo di un parente per mangiare uva moscatella. Germano era piuttosto compagno di gita , in quanto allora aderiva al Partito liberale di Valitutti. Saranno la lontana Treviso , le amicizie e le condizioni politiche che lo faranno maturare ed aderire, con tutto l’entusiasmo del neofita " al PCI. 

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20 Apr 2009

1892. New York, Angelo Cornetta di Serre condannato a morte

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Veniva da Persano, suonava l’organetto. Accusato di due omicidi

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08 Apr 2009

Samanta ricordata su Facebook dagli amici. Oggi alle 15 i funerali

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07 Apr 2009

Ricordando Samanta/2

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 Baldo Francesco alle 9.07 del 07 aprileMI DISPIACE è SEMPRE UN DOLORE PERDERE LA VITA A QUESTA GIOVANE ETà Mirella Molinara alle 9.18 del 07 aprilesono rimasta senza parole. una vita che si interrompe così, in questo modo così stupidamente assurdo!!! Giuseppe Laurino alle 9.21 del 07 aprileCIAO SAMANTA, lasci un dolore immenso nel cuore di ognuno di noi che non si può placare. Quì sulla terra hai fatto il tuo dovere di angelo…ad ogni persona che ti ha conosciuto hai regalato un pezzo della tua bontà Carmen Pingaro alle 9.23 del 07 aprilea volte mi chiedo come Dio possa accettare di portarsi via una vita così giovane,stroncata dal tempo,dal caso..senza nessun preavviso,motivo valido..conoscevo questa ragazza,anche se molto poco. Aveva Un sorriso stampato sulla bocca,una che si dava da fare nel suo lavoro,una semplice ragazza che voleva vivere,DOVEVA VIVERE. E’ una scomparsa che lasciato un vuoto dentro,inspiegabile.Intanto ora lei è lassù,a guardarci,a sorriderci,accanto a Dio che ha un altro angelo,un dolce angelo…. Francesco Bolinesi alle 9.54 del 07 aprileSenza parole, sono rimasto attonito.
Dispiace davvero tanto, un abbraccio alla famiglia e ai suoi cari. Ciao Samantha
 Assunta Iannuzzi alle 9.58 del 07 aprileLa morte di una giovane vita ci sconvolge anche se non la conosciamo. Eleonora Giannelli alle 10.16 del 07 aprile…ora conserverò con ancora più cura le lette che ci scrivevamo a 800 km di distanza… Antonietta Cafaro alle 10.21 del 07 aprilenn conoscevo samantha ma sn davvero dispiaciuta, un abbraccio alla famiglia cn il cuore.. Diomira Cennamo alle 10.36 del 07 aprileSamantha lavorava come commessa al minimarket di giorno e studiava per laurearsi in informatica di notte. Era un altro dei progetti della vita di questa ragazza altavillese che più viene raccontata più mi impressiona e mi fa pensare a quanto può essere discreta l’eccezionalità.
La giornata di ieri per me, seppure a una grande distanza fisica da 
…  Visualizza altro Antonio Andanet D’Andrea alle 10.39 del 07 aprileNon ho parole. Perdere la vita in questo modo assurdo non fa altro che far intendere quanto cara deve essere la nostra esistenza. 
RIP

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07 Apr 2009

Ricordando Samanta, la ragazza del supermercato

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ORESTE MOTTOLA A settembre si sarebbe sposata con un ragazzo di Roccadaspide, dipendente dell’Enel, e nelle settimane scorse aveva già predisposto tutti i preparativi per le nozze. Bella e dal carattere solare, molto educata e compita nei modi, era benvoluta da tutti. Ogni giorno era al suo posto di lavoro, pronta a dispensare sorrisi, dare consigli ed aiutare gli anziani in difficoltà con la spesa. Era infaticabile e rapida, ma a tutti dava sempre l’impressione della calma. Il suo hobby era la danza ed era anche sempre attivissima nell’organizzare lo spontaneo e genuino Carnevale del suo rione. Sarà l’autopsia a chiarire definitivamente le cause che hanno portato alla morte di Samanta Verderame, 26 anni, commessa in uno dei supermercati più frequentati ad Altavilla. Il racconto raccolto dai carabinieri coordinati dal maggiore Nobile Risi tra i vicini della via Chianello, proprio al limite del centro storico del paese, rimanda ad un gattino che la ragazza stava cercando di raccoglierlo per portarlo a casa sua ed adottarlo. Samanta avrebbe alzato il passo e così è inciampata e caduta sull’asfalto. Smentite le notizie, date dal tg Rai, di un’aggressione da parte di un gruppo cani. La sorella più piccola di qualche anno, Francesca, che ha seguito la scena dalla finestra, è in un comprensibile stato di choc. La circostanza che Samanta sia caduta tra un’automobile ed una cabina elettrica può far pensare che stesse cercando di trarre a se il gattino impaurito ed in fuga. O che un malore improvviso l’abbia fatta accasciare improvvisamente. I soccorsi sono stati immediati ma putroppo non c’è stato niente da fare. Tra le prime ad intervenire due infermiere dell’ospedale di Eboli che si trovavano nella zona: Irene ed Antonella Sabia. Immediatamente è partita la telefonata al 118 ed al medico della famiglia Verderame, Emilio Iuliano. La scena che i soccorritori si sono trovati davanti è stata subito tragica. Samanta, con una ferita alla testa, conseguenza della caduta, non respirava più e tutti i parametri vitali risultavano praticamente assenti. Impossibile trasportarla subito verso il pronto soccorso, per oltre un’ora è stato tentato di tutto. Defibrillazione avviata per almeno 6 volte, respirazione e massaggi cardiaci. Nel frattempo veniva iniettata atropina, una sostanza che serve per stimolare il battito cardiaco. Il medico in servizio al 118 ha proceduto all’intubazione. Dopo un’ora di lavoro febbrile i medici hanno dovuto alzare bandiera bianca. Samanta non c’era più e così i suoi più immediati progetti di vita. Il corpo della ragazza, traportato presso la sala mortuaria dell’ospedale di Eboli, sarà sottoposto all’esame autoptico nella mattinata di mercoledì e nella stessa giornata si dovrebbero tenere i funerali. Samanta lascia il padre Carmelo, la sorella Francesca e la madre Tilde De Vita. Grande è la disperazione nel grande numero di sue amiche che accompagnavano volentieri la sua grande voglia di vivere al di là dei ristretti orizzonti di un piccolo paese in crisi d’identità e prospettive. “Abbiamo perso la nostra guida”, racconta una di loro. orestemottola@gmail.com — P.s. Aspetto i vostri ricordi su Samanta

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