Archive for Dicembre 2008

28 Dic 2008

ALBANELLA. Quegli spari nel giorno di Natale

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"Sulla bacheca del gruppo su Facebook – così come sul mio blog www.mottolaoreste.blog.tiscali.it
ho messo on line tutto ciò che ho scritto sull’ultimo "fattaccio" di Albanella. Mi farebbe piacere avviare una discussione, non sull’episodio in sè, ma su alcune modificazioni che stanno avvenendo nella struttura familiare e sociale delle nostre zone a seguito della massiccia immigrazione soprattutto femminile."
orestemottola@gmail.com
IL FATTO
ALBANELLA. Con quei quattro colpi di pistola esplosi quasi bruciapelo, davanti alla loro abitazione, Antonio Taurone, 57 anni, ha voluto punire quella coppia d’amici rei di non averlo agevolato nelle avance che da un po’ di tempo da questa parte andava rivolgendo ad una giovane ucraina che lavora ad Albanella. Il fatto è avvenuto nel tardo pomeriggio del giorno di Natale, intorno alle 18. Ad essere rimasti feriti dai colpi sono Franco Arena, 58 anni, colpito di striscio ad un braccio, e Ludmilla Benko, sfiorata alla spalla sinistra. I due, prontamente soccorsi da un’autoambulanza della Croce Rossa, sono stati medicati presso il pronto soccorso dell’ospedale di Roccadaspide. Già nella mattinata entrambi hanno fatto ritorno presso la loro abitazione in via S. Sofia. I fatti, ancora in via di chiarimento da parte degli inquirenti, rimandano alla trama di una storia di un filmetto di serie B, che, però poteva avere più tragiche conseguenze. Al pranzo di Natale, consumato presso una famiglia d’amici comuni della frazione rurale di Bosco, c’erano tutti i protagonisti della storia. Dallo sparatore, Antonio Taurone, da una vita avventurosamente in giro per il mondo, ma da qualche anno rientrato nel borgo natio. Se ne sta allo stesso tavolo con l’amico Franco Arena, ex proprietario della macelleria davanti al municipio ed ora muratore a giornata, che è con la sua convivente ucraina, Ludmilla Benko, Luda per tutti. C’è anche una connazionale della donna, una sua amica, una ragazza per la quale Taurone covava delle pretese. "Tonino Giramondo", come Taurone è soprannominato nel paese, aveva fatto onore alla tavola imbandita. Una parola però aveva tirato l’altra e così pure i bicchieri del vino robusto che si produce da queste parti avevano cominciato a produrre i temuti effetti indiretti. La lucidità non esisteva più. "Taurone aveva bevuto troppo", racconta Ludmilla ai carabinieri. Taurone vuole che gli amici "mettano una buona parola" con la ragazza, l’amico lo invita a soprassedere. "Oggi è Natale, ne riparliamo poi" gli dice e tenta di calmarlo. Il fatto di essere in casa d’altri e la giornata particolare sembrava aver convinto Taurone a venire a più miti consigli. Ma il fuoco covava sotto la cenere. Quando il convivio si scioglie "Giramondo" sale sulla sua auto per far ritorno al paese, che è distante solo pochi chilometri, e si va a piazzare proprio davanti all’abitazione di Arena. "La prima volta abbiamo deciso di non fermarci e di proseguire", racconta la Benko. Arena pensa che Taurone abbia solo bisogno di tempo per smaltire un po’ le eccessive libagioni. Dopo una mezz’ora però Taurone è ancora davanti all’abitazione di via Santa Sofia. Arena tenta un chiarimento con l’amico e gli ribadisce quello che più volte gli ha detto: "Oggi è Natale per tutti, vattene a casa tua. Non è il caso che ti metta a fare del casino inutile". Giramondo non parla, davanti alle parole di Arena, magari perché ascoltate per decine di volte nella giornata, perde subito la calma ed estrae una pistola e spara all’impazzata, almeno quattro colpi. Uno solo, però, va parzialmente a segno. Sono i bambini della coppia a dare l’allarme con le loro urla disperate. Accorrono i vicini, partono le telefonate ai Carabinieri ed al 118. Taurone se ne va a casa sua, dove aspetterà i carabinieri che vanno ad arrestarlo e a chiedergli le ragioni del suo gesto. a casa sua. Nel primo interrogatorio insiste nel dire che lui non si è reso conto di ciò che stava facendo. Denunciato dal magistrato della Procura di Salerno per lesioni gravi è stato rilasciato anche in considerazione del fatto che è incensurato, che non aveva tentato la fuga e che si è detto subito profondamente dispiaciuto di aver indirizzato la sua ira sulle persone sbagliate.
I PERSONAGGI DELLA VICENDA
Tonino Giramondo ha al suo attivo lunghi soggiorni in Germania, Afghanistan, vari paesi africani e Tailandia. Spesso per anni interi. A quel pezzo di terra lasciatogli dal padre non ha mai pensato. Il suo orizzonte era da sempre il mondo. "Pochi giorni mi aveva mostrato una sua foto degli anni tedeschi: capigliatura, abbigliamento ed espressione, era Jim Morrison sputato", racconta Massimiliano. In effetti, i più giovani, Ad Albanella, soprattutto i più giovani faticavano a credere ai suoi racconti. Tonino era rimasto alle atmosfere degli anni Settanta, quelli dei figli dei fiori,una chitarra e peace and love. E’ un brutto avvenimento di quegli anni che lo fa allontanare dal paese. Cominciò quel giorno che suo padre prese un fucile e mirò ad un’ignara donna che affacciata ad un balcone stava stendendo la biancheria. Il fatto ebbe un’eco enorme, anche per la sua inspiegabilità. Era poco più di un ragazzo Antonio Taurone e dopo la tragedia maturò la decisione di mettere la maggiore distanza possibile con Albanella. Il suo primo approdo fu la Germania e da qui iniziò le sue avventure da globetrotter. Cominciò con i paesi dell’est che si stavano aprendo al mondo. "Spesso ci arrivava con mezzi di fortuna ed in maniera ancora più fortunosa si manteneva", racconta chi lo ha conosciuto. Faceva il cameriere nei ristoranti e bar che incontrava, Tonino. Da qualche anno però era rientrato ad Albanella. L’età che avanzava gli limitava i movimenti. Anche se di carattere un po’ fumantino non aveva mai fatto parlare eccessivamente di sé per i suoi comportamenti. Persi i genitori viveva da solo, ed è la solitudine, secondo la prima ricostruzione dei fatti, la causa scatenante della lite che lo ha opposto all’amico Franco Arena. Voleva per compagna quell’ucraina, così come l’amico. Anche la vita di Arena non è stata mai facile. Ed erano le difficoltà affrontate, vite vissute alla giornata, ad accomunarli. Già proprietario della macelleria che è in piazza dei Cavalieri di Vittorio Veneto, proprio davanti al municipio, Arena la vende e si mette a fare il muratore a giornata e nel periodo invernale va presso le abitazioni a fare il norcino a domicilio, ammazzando i maiali ed aiutando a sezionali per trasformarli in salumi tradizionali. Anche Ludmila Benko, l’ucraina che subentra nella vita di Arena dopo che questi si è separato dalla prima moglie, lavora duro come donna delle pulizie e badante.

IL GIORNO DOPO
Mò ti faccio vedere io come me ne vado". Sono state queste le ultime
parole pronunciate da Antonio Taurone prima di estrarre la pistola e
sparare quattro colpi in successione contro i suoi amici Franco Arena
e Ludmilla Benko. Arena lo aveva implorato di lasciar perdere quel
discorso che per l’intera giornata aveva avanzato, ovvero la pretesa
di avere per sè l’amica della sua convivente, un’altra ragazza
ucraina. Mentre Taurone faceva fuoco, a poca distanza, riparato in
casa, c’era un bambino di sette anni,il figlio della coppia. La
prognosi, emessa dal reparto di pronto soccorso dell’ospedale di
Roccadasapide, per i due colpiti, è di dieci giorni. Arena è stato
colpito al braccio sinistro ed al gomito, la Benko alla spalla.
Ludmilla mostra il giubotto bianco dove è ben visibile il foro
d’entrata. La giornata natalizia i tre l’avevano trascorsa a pranzare
assieme a casa di amici. "Stando seduti gomito a gomito", raccontano
ancora increduli sull’accaduto. Mai immaginando che gli avvenimenti
potessero prendere la piega pericolosa che poi hanno avuto. Taurone, e
Ludmilla Benko lo ha raccontato in un’intervista all’emittente
televisiva "Liratv", aveva bevuto molto. Fin troppo. E che al momento
dell’arresto da parte dei carabinieri non fosse sobrio è apparso fin
troppo evidente. Quest’ultima circostanza, insieme con la lievità
delle ferite provocate ai signori Arena e Benjo ha convinto il
magistrato di turno a non convalidare l’arresto di Taurone ma a
denunciarlo per lesioni e porto abusivo di arma da fuoco. Ad Albanella
l’eco dei fatti è stata notevole, ed in tutte le discussioni che
capita di ascoltare in pochi dicono di accettare la "comprensione"
accordata dal magistrato per Taurone. "E’ un pessimo messaggio
educativo. Chi mette mano così alle armi dev’essere punito. C’era un
bambino di sette anni nei paraggi", dicono in un esercizio
commerciale. Il paese non ha voglia di capire e comprendere. Eppure
Taurone, "Giramondo" – l’appellativo con il quale era conosciuto – non
lo era più da tempo. Faceva il contadino adesso, coltivava i terreni
di famiglia, ed aveva limitato al massimo i racconti sulle sue
avventure all’estero. "Bene o male che fosse resta il fatto come
masticasse undici lingue diverse, compreso il cinese". L’unico
intermezzo restava la partita a scacchi che spesso giocava d’estate
"in mezzo al Pozzillo", nella piazza dove c’è la biblioteca comunale.
"Con noi poi già non si parla più di tanto per regolamento. Lui poi si
era fatto taciturno, non eravamo giovani impressionabili con le sue
avventure", aggiunge uno dei giocatori". Il nome? "Perchè farmi il
malanimo, lui è già in mezzo a noi…", sussurra a mezza bocca e se ne va. Nessuno ha voglia di aggiungere altro, prevale la voglia di
mettersi alle spalle "il fattaccio". In paese si stanno già compilando
le liste per le prossime elezioni comunali, con la tombola è questo il
gioco di società che prende tutti
NESSUN PRECEDENTE, MA TRANQUILLO GIOCATORE DI SCACCHI
C’è un luogo particolare, all’apparenza un bar qualsiasi di un paese meridionale come tanti, dove il gioco degli scacchi, la filosofia e la battuta scoppiettante vanno a braccetto. E s’incontrano con due cose buone da mangiare. E’ nel bar Guadagno, ad Albanella, ad un tiro di schioppo da Paestum, dove si gioca a scacchi ogni giorno. Il posto è dove tutti chiamano ancora il "Pozzillo", memoria di quando le donne e i bambini una volta (poco più di trent’anni fa) venivano a prendere l’acqua con i barili di legno. Non v’interessano alfieri e regine? Poco male. I gelati di Franco Guadagno valgono in ogni caso la visita. Gettonatissimi sono quelli alla nocciola, al cioccolato ed alla frutta viva e di stagione, in più c’è il banco per giocare al lotto ed al totocalcio. E "dulcis in fundo" i tavolini con gli emuli dei grandi campioni americani e russi. I protagonisti? Benedetto Croce, ha la barba da pensatore ma è un contemporaneo, preside a Castellabate. C’è poi quello con il pizzetto, si chiama Gaetano Ricco detto Tanuccio, brillante conferenziere e scrittore d’epigrafi. Ricco si sfida con Pasquale Quaglia, un comunista a tutto tondo, faccia da caratterista cinematografico come nessun altro. Hanno appena perso, insieme, alle elezioni comunali ma gli scacchi sono un’altra cosa. Oltre a loro due un’altra decina, non di più, d’altri incalliti appassionati. C’è l’operaio, il bracciante ed il muratore. Qualche nome: Antonio Taurone, Matteo Quaglia, Massimo Portanova, Giandonato Desimone e Valerio Vernieri. Altri arrivano dai paesi vicini. Vito Aufiero, detto Vitillo, un camionista in pensione, è un appassionato spettatore. Va segnalato perchè sono in pochi a comprendere la drammaticità di una partita a scacchi ad un pubblico che non sa o non arriva a capire quello che accade sulla scacchiera. Il primo giocatore nostrano è Franco Guadagno, il proprietario del bar. "La variante di Albanella", come quella di Lunenburg dello scrittore Maurensig, è messa in discussione ogni giorno, dalle 14.30 alle 16.30. Dopo quell’ora gli scacchisti cedono i tavolini ai tradizionali giocatori di briscola e tressette. I dintorni trasudano di glorie patrie: a fianco, nel 1770, nel palazzo nobile degli Albini, alloggiò Sant’Alfonso de Liguori, il Redentorista che ci ha lasciato "Tu scendi dalle stelle". Ma nel gorgo della rivoluzione partenopea del 1799 scomparve uno dei rampolli di casa Albini, il giovane Francesco. Le storie del Pozzillo vengono ulteriormente accentuate dalle partite a scacchi che si tengono all’ombra dei suoi vecchi palazzi.
TUTTO COMINCIO’ CON LO STRANO HOBBY DELL’ALTAVILLESE
Francesco Verruccio come nel "Settimo Sigillo" di Bergmann aveva usato il gioco degli scacchi per sfidare la morte durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale. Tornato a casa, aveva lasciato la sua Altavilla (che è il paese sulla collina gemella ad Albanella) per trasferirsi da queste parti. E nella cartoleria – edicola di Emilia Califano ed Ugo Urti aveva insegnato ai ragazzi del paese questo gioco che ha dentro di se la non comune capacità di fungere da metafora della vita e della guerra. Un gioco unico, lento i cui ritmi coincidono sensibilmente con il fluire dell’esistenza. Tra i ragazzi che rimasero affascinati da quello che si poteva mettere in scena sulla scacchiera c’era il piccolo Franco Guadagno, il figlio di Riccardo, il "Tavernaro" che stava dell’altra parte della piazzetta. Il soffritto che preparava la mamma era richiestissimo dai commercianti che venivano per la fiera e dai contadini delle varie frazioni rurali del paese. Poi arrivarono gli anni Sessanta e la modernizzazione trasformò in bar la "taverna". Dove attecchì la passione per gli scacchi portata da Francesco Verruccio.
Oreste Mottola

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26 Dic 2008

Albanella love story. Alcuni tratti psicologici sui personaggi della commedia…

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Tonino Giramondo ha al suo attivo lunghi soggiorni in Germania, Afghanistan, vari paesi africani e Tailandia. Spesso per anni interi. A quel pezzo di terra lasciatogli dal padre non ha mai pensato. Il suo orizzonte era da sempre il mondo. "Pochi giorni mi aveva mostrato una sua foto degli anni tedeschi: capigliatura, abbigliamento ed espressione, era Jim Morrison sputato", racconta Massimiliano. In effetti, i più giovani, Ad Albanella, soprattutto i più giovani faticavano a credere ai suoi racconti. Tonino era rimasto alle atmosfere degli anni Settanta, quelli dei figli dei fiori,una chitarra e peace and love. E’ un brutto avvenimento di quegli anni che lo fa allontanare dal paese. Cominciò quel giorno che suo padre prese un fucile e mirò ad un’ignara donna che affacciata ad un balcone stava stendendo la biancheria. Il fatto ebbe un’eco enorme, anche per la sua inspiegabilità. Era poco più di un ragazzo Antonio Taurone e dopo la tragedia maturò la decisione di mettere la maggiore distanza possibile con Albanella. Il suo primo approdo fu la Germania e da qui iniziò le sue avventure da globetrotter. Cominciò con i paesi dell’est che si stavano aprendo al mondo. "Spesso ci arrivava con mezzi di fortuna ed in maniera ancora più fortunosa si manteneva", racconta chi lo ha conosciuto. Faceva il cameriere nei ristoranti e bar che incontrava, Tonino. Da qualche anno però era rientrato ad Albanella. L’età che avanzava gli limitava i movimenti. Anche se di carattere un po’ fumantino non aveva mai fatto parlare eccessivamente di sé per i suoi comportamenti. Persi i genitori viveva da solo, ed è la solitudine, secondo la prima ricostruzione dei fatti, la causa scatenante della lite che lo ha opposto all’amico Franco Arena. Voleva per compagna quell’ucraina, così come l’amico. Anche la vita di Arena non è stata mai facile. Ed erano le difficoltà affrontate, vite vissute alla giornata, ad accomunarli. Già proprietario della macelleria che è in piazza dei Cavalieri di Vittorio Veneto, proprio davanti al municipio, Arena la vende e si mette a fare il muratore a giornata e nel periodo invernale va presso le abitazioni a fare il norcino a domicilio, ammazzando i maiali ed aiutando a sezionali per trasformarli in salumi tradizionali. Anche Ludmila Benko, l’ucraina che subentra nella vita di Arena dopo che questi si è separato dalla prima moglie, lavora duro come donna delle pulizie e badante.   

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23 Dic 2008

ALTAVILLA. L’ultima sentenza del TAR sulla vicenda del Palazzo Bello

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REPUBBLICA ITALIANA N. REG. DEC.IN NOME DEL POPOLO ITALIANO N. 1431/05REG. RIC.Il Tribunale amministrativo regionale della Campania, sez. II di Salerno, composto dai signori magistrati: ANNO 2008DR.   LUIGI ANTONIO ESPOSITO – PresidenteDR. FILIPPO PORTOGHESE         – ConsigliereDR FRANCESCO GAUDIERI        - Consigliere, relatoreha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso n. 1431/2005 proposto da D’Angelo Giuseppe, rappresentato e difeso, giusta procura speciale ad litem apposta a margine dell’atto introduttivo, dall’avv. Ines D’Angelo, pres-so  la quale elettivamente domicilia in Salerno alla via Luigi Guercio n. 66 (presso prof.ssa Tortora Maria)   controil Comune di Altavilla Silentina, in persona del Sindaco p.t. rappresentato e difeso, giusta procura speciale ad litem apposta a margine dell’atto di costituzione e deliberazione d’incarico n. 99 del 5 agosto 2005, dall’avv. Sergio Perongini, presso il quale elettivamente domicilia in Salerno alla Via F. Manzo n. 64 e nei confronti diCondominio Palazzo Bello, in persona dell’amministratore p.t., Marruso Vilma, rappresentato e difeso giusta procura spe-ciale ad litem apposta a margine dell’atto di costituzione, dall’avv. Piero Di Matteo, con il quale domicilia, ai sensi del combinato disposto degli artt. 35, comma 2, T.U. 26 giugno 1924 n. 1054 e 19, comma 1, l. 6 dicembre 1971 n. 1034, pres-so la segreteria del TARMarruso Vilma per l’annullamentodel permesso di costruire n. 49/02 del 18.4.2005, reso noto mediante affissione all’Albo Pretorio comunale dal 18.4.2005 al 3.5.2005, rilasciato alla ditta Marruso Vilma, in qualità di amministratrice del Condominio "Pal Bello" corrente in Alta-villa Silentina di tutti gli atti connessi;nonché, con i motivi aggiunti, notificati il 5 luglio 2006, de-positati il  7 luglio 2006, per l’annullamentodel provvedimento prot. n. 6308 del 19.6.2006 di revoca della sospensione del permesso di costruire n. 49/02 del 18.4.2005;del permesso di costruire n. 49/06 del 21.6.06 di variante al permesso di costruire n. 49/02 del 18.4.2005 rilasciato alla dit-ta Marruso Vilma, nella prefata qualità;di ogni atto connesso. * * * Visto il ricorso con i relativi allegati;Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Altavilla Silentina e Condominio Palazzo Bello;Visti i i motivi aggiunti, notificati il 5 luglio 2006, de-positati il  7 luglio 2006; Visti gli atti tutti della causa;Relatore all’udienza del 6 dicembre 2007 il consigliere dott. Francesco Gaudieri ; uditi i difensori presenti come da verbale di udienza;Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:FATTO E DIRITTO1.- Con l’atto notificato il 14 luglio 2005, depositato il  successivo 28 luglio, il sig. Giuseppe D’Angelo, premette :- di essere proprietario di un appartamento al 3° piano del Condominio Palazzo Bello in Altavilla Silentina, alla via Belvedere, e di aver acquistato per compiuta usucapione ven-tennale una servitù sul lastrico del fabbricato relativamente ad una canna fumaria ed un vaso di espansione ivi collocato, con le facoltà di passaggio e calpestio;- che il detto fabbricato è condominiale ed è stato realiz-zato in virtù della licenza edilizia n. 2677/68, ed è composto di un piano terra e quattro piani sopraelevati, l’ultimo dei quali realizzato abusivamente e condonato in virtù della c.e n. 112/94;- che la copertura del fabbricato è costituita dal latrico solare in stato di abbandono, e "per risolvere il problema della copertura l’amministratore p.t. Marruso Vilma, senza mai prospettare nessuna alternativa, ha promosso di sostituire il lastrico con un tetto che le assicurerebbe un ampio sottotetto di sua proprietà riservata …consistente in una copertura a doppia falda, in tegole e pali di legno, …senza prevedere per il ricorrente una sicura ed autonoma via di accesso per l’ispezione e la manutenzione dei suoi manufatti" :- che "sommando il tetto di previsione al complesso strutturale dell’edificio in origine, considerando anche l’intero quarto piano abusivamente costruito, si realizza un incremento del carico originale superiore al 20% con obbligo di preventiva verifica di sicurezza della struttura dell’edificio imposta dalla legge ai sensi del DM LLPP 16/1/96";- che il ricorrente, in sede assembleare ha sempre evi-denziato l’irrealizzabilità dell’opera sia per il pregiudizio stati-co strutturale, sia per il superamento delle altezza minime con-sentite nella zona B2; che detta opera è innovazione vietata dall’art. 1120, 2° comma, ed è lesiva del suo diritto di servitù; concretizza aumento di volumetria ed è una sopraelevazione vietata ex art. 1127, 2° comma, c.c.;- che in ragione di tali contrapposizioni pendono nume-rosi giudizi civili, instaurati in data antecedente il rilascio del permesso di costruire;- che nel febbraio 2005, a seguito di un’ispezione sulle strutture dell’edificio condotta dal geom. Perillo Pasquale e dall’ing. Rosario Messone, quest’ultimo (collaudatore statico per il condono del quarto piano abusivo), ritenendo necessario il rinforzo dei pilastri, si è rifiutato di collaborare per la realiz-zazione del tetto senza il preventivo intervento di sicurezza ;- che, incurante delle diffide del ricorrente e di vari con-domini, l’amministratrice Marruso è andata avanti nella richie-sta di permesso di costruire, ottenuto in data 18.4.2005, avver-so il quale, vengono dedotti i seguenti motivi di ricorso :Violazione dell’art. 11 DPR 380/01 – Difetto di legitti-mazione del richiedente – Eccesso di potere sotto concorrenti e plurimi profili atteso che :- "la richiedente Marruso Vilma, pur qualificandosi amministratrice del Condominio Pal. Bello, difetta in via radi-cale ed assoluta del titolo legittimante a richiedere il permesso perché manca l’unanime consenso dei condomini a consolida-re le strutture per realizzare il tetto stante la ferma opposizio-ne del ricorrente…il permesso qui impugnato riguarda lavori di copertura condominiale che incidono su beni comuni, ossia strutture portanti del fabbricato e copertura, da eseguirsi sul lastrico solare che, malgrado di proprietà esclusiva, pur sem-pre assolve alla funzione di copertura condominiale…" inoltre " la copertura del lastrico solare con un tetto a falde si risolve in un aumento del volume e in una sopraelevazione …per le reali condizioni statiche del Pal. Bello il tetto assentito dal Comune è non solo innovazione pregiudizievole alla stabilità del fabbricato ex art. 1120, 2° comma, c.c., ma  anche opera vietata dall’art. 1127, 1° e 2° comma c.c. il quale sottopone il diritto del proprietario dell’ultimo piano alla sopraelevazione a tre limiti, dei quali il primo (condizione statica) introduce un divieto assoluto, cui è possibile ovviare…con il consenso una-nime dei condomini…detto consenso unanime qui manca…" .- nel procedimento di rilascio della concessione edilizia, manca la delibera assembleare che autorizza l’amministratrice Marruso alla richiesta del titolo ad aedificandum, che potrebbe chiedere come proprietaria  del lastrico solare se non fosse o-stacolata dal divieto ex art. 1127, 2° comma, c.c.Violazione dell’art. 11 DPR 380/01 – Difetto di legitti-mazione del richiedente – Eccesso di potere sotto concorrenti e plurimi profili atteso che sul lastrico solare esiste una servitù a favore del ricorrente e ciò solo esclude la piena disponibilità del bene.Violazione dell’art. 11 DPR 380/01 – Difetto di legitti-mazione del richiedente – Violazione dell’art. 20 del DPR 380/01- Eccesso di potere sotto concorrenti e plurimi profili atteso che il difetto di legittimazione della richiedente Marruso Vilma non è stato rilevato d’ufficio in sede istruttoria.Superamento delle altezze massime consentite – viola-zione dell’art. 8 del Prg in tema di altezze massime consentite in zona B2 – art. 31 REC – violazione normativa antisismica DM LL PP 16.01.1996 – eccesso di potere sotto concorrenti e plurimi profili, atteso che :l’edificio condominiale già supera, nella sua attuale di-mensione, l’altezza massima consentita di mt 7,50 e ciò per ef-fetto dell’abusiva edificazione del quarto piano, per cui la con-testata edificazione del sottotetto si pone in contrasto con l’art. 31 del REC e con la normativa antisismica di cui al citato DM che impone inderogabili limitazioni all’altezza degli edifici in funzione della larghezza stradale.Violazione dell’art. 20 del DPR 380/01 – eccesso di po-tere stante la lacunosità dell’istruttoria compiuta dall’amministrazione comunale che non ha valutato con la ne-cessaria diligenza gli elementi tecnici del progetto e non ha ef-fettuato operazioni ispettive necessarie ad accertare la reale si-tuazione dei luoghi gravati da una servitù a favore del ricorren-te di cui non vi è traccia nei grafici.Violazione dell’art. 20 del DPR 380/01 – eccesso di po-tere sotto concorrenti e plurimi profili, atteso che l’istanza del privato risulta sfornita di tutti gli atti necessariamente occor-renti all’istruttoria che, dunque, si è svolta su una scarna do-manda e grafici inadeguati.Violazione normativa antisismica DM LL PP 16.01.1996 – eccesso di potere sotto concorrenti e plurimi pro-fili, atteso che :il tetto assentito è notevolmente pesante per le strutture del fabbricato di vecchia costruzione e non è antisismico.L’intervento è pregiudizievole per la pubblica e privata incolumità in quanto realizzato su solaio degradato e senza e-sperire la preventiva verifica sismica.Non è corretto far riferimento al certificato di idoneità statica relativo al condono del quarto piano abusivo redatto nel 1993 dall’ing. Messone né alla perizia dell’ing. Candela del 1995, dal momento che non vi è alcun riferimento alla nuova classificazione sismica dei Comuni della Regione Campania  (del. G.R.C. n. 5447 del 7.11.2002) dove il Comune di Altavil-la Silentina diventa zona sismica di 2^ categoria, per cui è ne-cessario fare riferimento al D.M. del 96 che prevede obbligato-riamente la verifica sismica (par. C.9.1.1.) in presenza di nuo-ve opere che comportano nelle strutture interessate incrementi dei carichi originali superiori al 20%, interessando detta verifi-ca non solo le fondazioni ma ogni elemento strutturale.Violazione dei principi generali in materia di autotutela e mancata comparazione di interessi pubblici e privati, avendo l’amministrazione comunale omesso di considerare scrupolo-samente i molteplici interessi coinvolti.2.- Resiste in giudizio l’intimata amministrazione comu-nale, chiedendo il rigetto della domanda perché inammissibile ed infondata, evidenziando in particolare che :- in ordine alla realizzazione del tetto di copertura, il condominio aveva validamente deliberato con la maggioranza dei due terzi del valore dell’edificio nelle riunioni del 29.1.2001 e del 21.3.2002 ed in altre riunioni;  - il ricorrente dissenziente, ritenendosi  titolare di un di-ritto di servitù sul lastrico solare, aveva impugnato le delibera-zioni del 22.7.2003 e del 28.7.2003 innanzi al Tribunale di Sa-lerno che respingeva le richieste di reintegra nel possesso con decisione confermata in sede di reclamo (Sez. II proc. N. 52/04);  - la sig.ra Vilma Marruso era legittimata sia come am-ministratrice perché autorizzata da valida delibera assembleare assunta con le maggioranze di legge, sia come proprietaria del lastrico solare in corrispondenza del suo appartamento di circa 100 mq;  - per quanto già deciso dal Tribunale di Salerno, non trova fondamento l’asserita esistenza di una servitù del ricor-rente sul lastrico solare;- l’amministratrice ha prodotto all’amministrazione co-munale tutte le deliberazioni assembleari;- ai sensi dell’art. 8 delle NTA il sottotetto non va com-putato ai fini dell’altezza; non sussiste la violazione della nor-mativa antisismica in quanto la massa aggiuntiva è inferiore al 20%;- il parere della commissione edilizia non è più richiesto in quanto quest’ultima è stata soppressa dall’art. 96 del T.U.E.L.3.- Resiste in giudizio anche il condominio Palazzo Bel-lo eccependo in primis l’irricevibilità del gravame, in quanto notificato in data 14 luglio 2005 e quindi oltre il termine di giorni sessanta decorrenti dalla data di scadenza della pubbli-cazione (3 maggio 2005) del permesso di costruire che parte ricorrente, comunque, già conosceva come provato dall’istanza di accesso agli atti presentata il 6 maggio 2005.Nel merito, respinge le doglianze attoree evidenziando sia la legittimazione dell’amministratrice, sia l’inesistenza dell’obbligo di adeguare l’immobile alle norme sismiche non configurandosi nella specie alcuna delle ipotesi di cui alle let-tere a) b) c) e d) del paragrafo C.9.1.1. del D.M. LL PP 19.1.1996; l’impossibilità di configurare come sopraelevazio-ne ex art. 1127 cod. civ. il tetto di copertura in legno e tegole nonché l’irrilevanza del carico non superiore al 9,2%.4.- Con ordinanza n. n. 963/05 del 31 agosto 2005, il Tribunale "evidenziato che l’opera progettata è qualificabile, agli effetti della normativa antisismica, come sopraelevazione, con la conseguente esigenza di compiere le opportune verifi-che di idoneità statica dalla stessa previste", accoglieva l’istanza cautelare "fatte salve le ulteriori determinazioni dell’amministrazione all’esito dell’eventuale compimento del-le verifiche indicate in motivazione".5.- Con  i i motivi aggiunti, notificati il 5 luglio 2006, depositati il  7 luglio 2006, il ricorrente ha impugnato il prov-vedimento prot. n. 6308 del 19.6.2006 di revoca del permesso di costruire n. 49/02 del 18.4.2005 nonché il permesso di co-struire n. 49/06 di variante al permesso di costruire n. 49/02 del 18.4.2005 rilasciato alla sig.ra Vilma Marruso, quale am-ministratrice del Condominio "Palazzo Bello".Dopo aver premesso che in data 24.1.2006, la Marruso, nella qualità riferita, aveva presentato un nuovo progetto a firma dell’ing. Rocco Antonio, in variante al permesso sospeso dal Tar, consistente nella "eliminazione del muretto di contro-vento alla copertura e realizzazione di una copertura in legno ammorsata in cordolo perimetrale da realizzare con interven-to di adeguamento alla struttura rendendola idonea alle azioni spingenti", dapprima respinto dall’ufficio tecnico anche per carenza della deliberazione condominiale di autorizzazione, e poi assentito, ha  dedotto :Violazione ed elusione del decisum, atteso che in pre-senza della statuizione cautelare contenuta nell’ordinanza n. 963/05 di cui sopra era inibita all’amministrazione adottare qualsivoglia provvedimento avente presupposto e fondamento logico giuridico nell’atto sospeso. Violazione dell’art. 22 del DPR n. 380/01; art. 6.1.3 – 8 R.E.C. – eccesso di potere atteso che, non essendo giammai in-tervenuto l’inizio dei lavori, non ricorrevano i presupposti per il rilascio della variante ricorrendo invece quelli per assentire con l’intervento con d.i.a.Violazione dei parametri urbanistici; ulteriore supera-mento delle altezze massime consentite; dell’art. 8 Prg in tema di altezze massime consentite in zona B2 – dell’art. 29 REC – violazione normativa antisismica DM LL PP 16.1.1996 e DM 14.9.2005 – Eccesso di potere sotto concorrenti e plurimi pro-fili, per quanto già detto con il ricorso introduttivo.Ad avviso di parte ricorrente i provvedimenti impugnati risultano, comunque, anche viziati per illegittimità derivata perché inficiati dai vizi comuni al permesso originario, e cioè Violazione dell’art. 11 DPR n. 380/01 , stante il difetto di legittimazione della richiedente dal momento che "tra gli allegati alla variante del permesso di costruire n. 49/02 man-ca l’autorizzazione dell’assemblea del Condominio Pal Bello di specifica approvazione del progetto in variante a firma dell’ing. Rocco Antonio che modifica quello originario del ge-om. Perillo e che prevede l’adeguamento strutturale del fab-bricato necessario a realizzare la sopraelevazione rendendo la struttura idonea alle forze spingenti …il Comune di Altavilla rilascia un permesso di costruire a richiedente privo di legit-timazione ed anzi in aperto contrasto con la metà dei condo-mini che espressamente e per tabulas aveva informato la PA del difetto di presupposto necessario alla legittimità di un e-ventuale titolo edilizio… diffidandola a rilasciare permessi su progetti mai autorizzati dall’assemblea condominiale"Violazione dell’art. 11 DPR n. 380/01 – art. 1127, 2 comma, c.c. – difetto di legittimazione – eccesso di potere at-teso che la Marruso "piegata all’esatto inquadramento dell’opera come sopraelevazione, formulato dal TAR, ripiega sul tetto leggerissimo ma col necessario intervento di ade-guamento della struttura per renderla idonea alle forze spin-genti …la Marruso, anche come proprietaria esclusiva del la-strico- per sopraelevare il fabbricato con preventivo consoli-damento strutturale prescinde dal necessario unanime consen-so di tutti i condomini…"Violazione degli artt. 11 e 20  DPR n. 380/01 — difetto di legittimazione – eccesso di potere atteso che la deliberazio-ne assembleare del 19.1.2004 – ritenuta dal tecnico comunale sufficiente a fondare la legittimazione della Marruso – "non esprime il consenso di tutti i condomini necessario al consoli-damento strutturale di cui in variante perché assunta da as-semblea non totalitaria per assenza del ricorrente, di Bello Antonio e Bello Fulvia (3 comunisti su 13); si riferiva…solo al progetto del geom. Perillo, assentito dal permesso sospeso dalla Sezione, senza contemplare ipotesi di adeguamento strutturale, allo ra negato dalla Marruso ed oggi predisposto inauditis condominis" e ciò "tanto più quando la metà dei condomini ha puntualmente espresso – con ben 11 note dirette all’ufficio STM – di non aver mai autorizzato alcun adegua-mento strutturale che la Marruso era cessata dalla carica e munita di soli poteri ordinari (cfr Trib. Salerno ricorso n. 226/06 RGVG)"  Violazione dell’onus clare loquendi – Violazione del principio di legalità – Eccesso di potere sotto plurimi e concor-renti profili, dal momento che il tecnico comunale "omette di evidenziare il carattere pregnante della variante dato dall’adeguamento strutturale necessario alla fattibilità dell’opera assentita…l’adeguamento strutturale non poteva mai essere obliterato nella descrizione dell’oggetto di variante …".Violazione dell’onus clare loquendi – Violazione del principio di legalità – Eccesso di potere sotto plurimi e concor-renti profili, dal momento che il provvedimento impugnato "è illogico e contraddittorio rispetto al precedente legittimo di-niego di variante prot. n. 1494/06 che rigettava l’istanza per intervenuta sospensiva del TAR e per difetto di una delibera condominiale di autorizzazione della richiesta di variante. Il-legittimamente il Responsabile ritorna sulla propria decisione senza avvedersi che il progetto in variante è diverso da quello autorizzato dalla delibera del 19/1/04  e senza vagliare l’adeguamento strutturale che lo contraddistingue".Violazione dell’art. 10 l. n. 241/90 – violazione del con-traddittorio procedimentale atteso che il responsabile del STM, pur a  conoscenza dei rilievi giuridici mossi e del dissenso dei condomini, ha omesso sia di informare preventivamente le par-ti sia di ponderare e rispondere a tutte le questioni agitate dal ricorrente con i vari scritti inviati all’amministrazione proce-dente.6.- Resiste il condominio Palazzo Bello  chiedendo, con la memoria depositata il 12 e 13 luglio 2006, il rigetto dei mo-tivi aggiunti.Rappresentava in particolare che : - con nota prot. n. 0923885 del 9.11.2005, il Genio Civi-le comunicava che. prima di eseguire i lavori era necessario : 1) procedere alla redazione di nuovi calcoli sismici, estesi all’intero fabbricato, comprese le fondazioni, con relative in-dagini geologiche del sito; 2) individuare la tipologia della struttura esistente, con indicazione degli esecutivi di innesto relativi alla copertura da farsi; 3) riscontrare la fattibilità in funzione delle norme vigenti nelle zone sismiche; 4) deposita-re il progetto esecutivo- con perizia del 20.12.2005, il progettista della struttura ing. Antonio Rocco, in esecuzione delle prescrizioni del Genio Civile, certificava che il fabbricato possiede tutti i requisiti di idoneità statica, precisando che "dai calcoli di verifica sono ri-sultati valori di sollecitazioni, sia nel conglomerato che nel ferro, inferiori a quelli ammissibili; dalle prove sclerometriche e di carotaggio si sono ottenuti risultati che garantiscono una resistenza prossima e/o superiore alla massima (200Kg/cmq); da una ricognizione generale non risultano dissesti, né sono state riscontrate lesioni, incrinature o difetti; il conglomerato si è presentato comunque compatto e omogeneo con sufficien-te consistenza". - in data 25.1.2006 venivano depositati all’Ufficio del Genio Civile di Salerno il progetto esecutivo, i calcoli e la re-lazione geologica. - in data 10 maggio 2006 l’ufficio del Genio Civile co-municava l’avvenuto deposito e restituzione del progetto e la sua idoneità. - in data 21.6.2006 il responsabile del settore tecnico del Comune rilasciava il permesso in varianteConcludeva per il rigetto dei motivi aggiunti proposti dal ricorrente, sottolineando il rispetto dell’ordinanza cautelare del Tar Salerno avendo l’amministrazione adottato un nuovo provvedimento soltanto all’esito delle verifiche di idoneità sta-tica . 7.- Resiste in giudizio anche il Comune di Altavilla Si-lentina, con difese di tenore analogo.8.- Con ordinanza n. 99/06 del 13 luglio 2006, l’adito Tribunale manteneva fermo il regime inibitorio disposto con la precedente ordinanza,  "nelle more della definizione del pro-cedimento di verifica attivato con nota della Regione Campa-nia, Settore provinciale del Genio Civile di Salerno, prot. n. 597484 dell’11.7.2006, prodotta da parte ricorrente in data 13.7.2006" dando mandato al menzionato Settore di trasmette-re apposita relazione "corredata di ogni opportuna considera-zione dell’Ufficio in ordine alla sussistenza delle irregolarità lamentate dagli esponenti ed alla ravvisabilità di eventuali profili di pregiudizio, quale conseguenza dei lavori progettati, per la sicurezza statica dell’immobile interessato".9.- In data 16 ottobre 2006, veniva depositata la relazio-ne del funzionario del Genio Civile arch. Pietro Margiotta, re-cante conclusioni favorevoli alle tesi del ricorrente, censurate dal condominio con memoria del 16 novembre 2006, anche con richiesta di rinnovazione delle indagini e sostituzione del consulente tecnico; nonché dalla controinteressata, il tutto con la produzione di perizie recanti controdeduzioni alla consulen-za dell’arch. Margiotta10.- Con ordinanza n. 150/06 del 16 novembre 2006, il Tribunale, riuniti ai fini istruttori i ricorsi r.g. n. 1431/2005 e 1432/2005, previa conferma del regime inibitorio, conferiva mandato al Dirigente del Settore Provinciale del Genio Civile di Napoli, di chiarire, anche sulla scorta di tutte le perizie in at-ti (Di Cunzolo – De Santis – Erra – Papa – Barbarico), me-diante accertamenti in loco e nel contraddittorio con le parti, i punti controversi.11.- In data 3 maggio 2007, il funzionario tecnico desi-gnato rassegnava le proprie conclusioni sostanzialmente sfavo-revoli al ricorrente, che, con note istruttorie del 15 maggio 2007 e perizie di parte (Di Cunzolo e Papa) censurava le spie-gate conclusioni.Con memoria depositata il 23 novembre 2007, il dedu-cente rassegnava le proprie conclusioni.12. all’udienza del 6 dicembre 2007, sulla conclusione del parti, il Collegio si è riservata la decisione.13.- Il ricorso è fondato, nei limiti e per le considerazio-ni che seguono, e soggiace alla relativa declaratoria di acco-glimento. 14.- E’ controversa nel presente giudizio la legittimità del permesso di costruire n. 49/02 del 18.4.2005 rilasciato dal Comune di Altavilla Silentina a Marruso Vilma, nella qualità di amministratrice del condominio Palazzo Bello, per la realiz-zazione di un tetto di copertura ad un fabbricato per civili abi-tazioni in via Belvedere, nonché del successivo permesso di costruire n. 49/06 del 21.6.2006 rilasciato alla menzionata Marruso, nella qualità prefata, quale variante in corso d’opera al progetto approvato con permesso di costruire n. 49/02.15.-  Preliminarmente il Collegio deve darsi carico dell’eccezione di irricevibilità (recte : inammissibilità) del ri-corso introduttivo sollevata dalla resistente amministrazione condominiale in ragione della circostanza che il ricorso, notifi-cato il 14 luglio 2005 sarebbe tardivo perché proposto in vio-lazione del termine decadenziale di giorni sessanta decorrente dalla data di scadenza della pubblicazione del permesso di co-struire rimasto affisso all’Albo Pretorio dell’ente dal 18 aprile 2005 al 3 maggio 2005 ed anche perché parte ricorrente avreb-be avuto contezza dell’esistenza del permesso di costruire già in data antecedente il 3 maggio 2005, come dimostrerebbe l’istanza di accesso agli atti inoltrata in data 18 aprile 2005.L’eccezione è infondata e come tale va respinta.15.a.- La giurisprudenza, in materia di termini per ricor-rere ai fini dell’impugnazione di concessioni edilizie, è conso-lidata sui seguenti principi che appaiono ben sintetizzati, ex plurimis,  dalla recente decisione di Cons. St. SezV 11 settem-bre 2007 n. 4809 :"il termine per l’impugnazione giurisdizionale delle con-cessioni edilizie va al più tardi fatto decorrere dal completamen-to dei lavori di costruzione dell’immobile contestato, e ciò sem-pre che non ricorrano elementi che consentano di reputare l’atto censurato effettivamente conosciuto dal terzo già in epoca ante-riore (fra le molte, T.a.r. Marche, 24 aprile 2004, n. 179;…; T.a.r. Sardegna, 19 marzo 2003, n. 316; T.A.R. Sicilia Catania, 24 febbraio 2003, n. 294; Consiglio Stato, IV, 8 luglio 2002, n. 3805).L’appellante, a tali proposizioni, oppone il diverso filone giurisprudenziale secondo il quale,  la parte che deduce la tar-dività dell’impugnazione deve fornire la prova della conoscenza piena dei provvedimenti da impugnare da parte del soggetto che ha proposto l’impugnazione che si assume tardiva, non potendo avvalersi di a tal fine di prove presuntive.Il detto avviso, ben noto al Collegio, è sorretto dall’esigenza di garantire al soggetto interessato la possibilità di esercitare in modo efficace il diritto alla tutela giurisdiziona-le, di cui è condizione essenziale la conoscenza della capacità lesiva della attività edilizia assentita ad altro soggetto. Tale ca-pacità lesiva è effettivamente apprezzabile attraverso il provve-dimento autorizzatorio, e precisamente dal progetto di costru-zione ad esso allegato.La giurisprudenza, peraltro, ha avuto modo di chiarire che la lesione derivante da una nuova costruzione agli interessi protetti dall’ordinamento possa essere apprezzata anche quan-do, pur non essendosi presa visione del documento concessorio, l’edificazione sia stata completata e renda perciò immediata-mente percettibile ciò che è stato autorizzato.E’ stato infatti affermato che ai fini della determinazione del "dies a quo" di decorrenza del termine per ricorrere, incom-be a carico di chi eccepisce la tardività dell’impugnazione dare la prova dell’effettiva e piena conoscenza della concessione edi-lizia da parte del ricorrente. Tale prova può essere fornita anche attraverso elementi presuntivi, come l’intervenuta ultimazione dei lavori che, a dispetto del mero avvio degli stessi, costituisce fatto idoneo a rendere evidenti le caratteristiche ed eventual-mente la sussistenza di vizi dell’opera realizzata (Consiglio Sta-to, sez. V, 28 giugno 2004 , n. 4790; Sez. VI, 10 giugno 2003 n. 3265; Sez. IV 8 luglio 2002 n. 3805; Sez. VI 14 marzo 2002 n. 1533).Sotto un diverso profilo, e concordando sul punto con la difesa della parte appellata, va ricordato che, se è vero che, ai fini della decorrenza del termine per l’impugnazione, occorre la conoscenza piena del provvedimento causativo della lesione, è anche vero che la tutela dell’amministrato non può ritenersi o-perante ogni oltre limite temporale, di modo che l’attività del-l’amministrazione sia soggetta indefinitivamente alla possibilità di impugnazione, anche quando l’interessato non si renda parte diligente nel far valere la pretesa entro i limiti temporali assicu-ratigli dalla legge (Consiglio Stato, sez. VI, 30 marzo 2004 , n. 1692)."15.a.1.- Da tali conclusioni il Collegio non ha motivo per discostarsi atteso che parte ricorrente, con un  comporta-mento diligente, ha formulato istanza di accesso agli atti in da-ta 6 maggio 2005 chiedendo "gli elaborati tecnici, le relazioni e le eventuali perizie a firma dei geom. Pasquale Perillo e ing. A. Napoli, nonché tutti gli altri atti che sono a presupposto del rilascio dell’indicato permesso di costruire n. 49 del 18.4.2005" (documento n. 4 della produzione allegata al fasci-colo attoreo depositato il 28 luglio 2005) ed ha ottenuto quanto richiesto soltanto in data 30 maggio 2005, come risulta dal do-cumento n. 5 dello stesso fascicolo, per cui solo in tale data, attraverso il  progetto di costruzione ad esso allegato, ha avuto piena conoscenza della capacità lesiva della attività edilizia as-sentita ad altro soggetto. Per tali considerazioni, dunque, può respingersi la spie-gata eccezione, dovendosi ritenere tempestivamente prodotto il ricorso avverso la concessione edilizia n. 49/02 del 18.4.2005.16.- Pregiudiziale ed assorbente si rivela la censura con la quale parte ricorrente lamenta, sia nel ricorso introduttivo che nei motivi aggiunti notificati il 5 luglio 2006, la violazione dell’art. 11 del DPR n. 380/01 a mente delle cui previsioni "il permesso di costruire è rilasciato al proprietario dell’immobile o a chi abbia titolo per richiederlo"; nonché dell’art. 20 del DPR n. 380/01 per il quale " la domanda per il rilascio del permesso di costruire, sottoscritta da uno dei sog-getti legittimati ai sensi dell’articolo 11, va presentata allo sportello unico corredata da un’attestazione corredata dal ti-tolo di legittimazione".16.a.- Come già ha avuto modo di precisare questo Tri-bunale con una recente pronuncia dalla quale non ha ragione per discostarsi (Tar Salerno n. 2080 del 5 ottobre 2007), l’attività istruttoria dell’ente locale in materia di rilascio di permesso di costruire, se pure radicata in primis alla valutazio-ne degli aspetti urbanistico- edilizi  del progetto da assentire, non può ritenersi esente dalla valutazione degli aspetti civili-stici della domanda di concessione (anche in sanatoria), qualo-ra nel fascio degli interessi coinvolti nel procedimento, questi ultimi vengano tempestivamente e adeguatamente introdotti dai soggetti aventi diritto.Alle citate conclusioni il Tribunale è addivenuto richia-mando sul punto, a conforto di quanto rappresentato, l’evoluzione giurisprudenziale in materia, ricostruendo con l’ausilio di Cons. St. Sez. V 21 ottobre 2003 n. 6529, il percor-so giurisprudenziale individuato :  "…in passato… la giurisprudenza era prevalentemente orientata nel senso che il parametro valutativo dell’attività amministrativa in materia edilizia è quello dell’accertamento della conformità dell’opera alla disciplina pubblicistica che ne regola la realizzazione, salvi i diritti dei terzi e senza che la mancata considerazione di tali diritti possa in qualche modo incidere sulla legittimità dell’atto, più recentemente (cfr Cons. St. Sez. V 15 marzo 2001 n. 1507) ha avuto occasione di preci-sare che la necessaria distinzione tra gli aspetti civilistici e quelli pubblicistici dell’attività edificatoria non impedisce di rilevare la presenza di significativi punti di contatto tra i due diversi profili. In proposito, ha, pertanto, chiarito che non è seriamente contestabile che nel procedimento di rilascio della concessione edilizia l’Amministrazione abbia il potere ed il dovere di verificare l’esistenza, in capo al richiedente, di un idoneo titolo di godimento sull’immobile, interessato dal pro-getto di trasformazione urbanistica, trattandosi di un’attività istruttoria che non è diretta, in via principale, a risolvere i conflitti di interesse tra le parti private in ordine all’assetto proprietario degli immobili interessati (nel caso in esame con-cernenti la legittimità – o non – della esecuzione, ai sensi dell’art. 1102 cod. civ. delle opere edilizie che interessano porzioni comuni) ma che risulta finalizzata, più semplicemen-te, ad accertare il requisito della legittimazione del richieden-te. Ha, pertanto, concluso che, conformemente a quanto previ-sto dal cit. art. 4 della legge n. 10 del 1977, in caso di opere che vadano ad incidere sul diritto di altri comproprietari, è legittimo esigere il consenso degli stessi (che può essere mani-festato anche per fatti concludenti) e che, a maggior ragione, qualora vi sia un conclamato dissidio fra i comproprietari in ordine all’intervento progettato, la scelta dell’Amministrazione di assentire,comunque, le opere (in base al mero riscontro della conformità agli strumenti urbanistici) evidenzia un grave difetto istruttorio e motivazionale, perché non dà conto della effettiva corrispondenza tra la richiesta di concessione e la titolarità del prescritto diritto di godimento (cfr. in termini anche Cons. Stato V Sez. 20 settembre 2001 n. 4972; TAR Toscana 23 novembre 2001 n. 1651; TAR Emilia Romagna, Parma, 21 marzo 2002 n. 183)."Allo stato attuale dell’evoluzione giurisprudenziale, dunque, può dirsi che se normalmente l’Amministrazione non è tenuta a svolgere indagini particolari in presenza della richie-sta edificatoria prodotta da un comproprietario, al contrario, qualora uno o più comproprietari si attivino per denunciare il proprio dissenso rispetto al rilascio del titolo edificatorio, il Comune deve verificare se, dietro l’istanza di concessione sia riconoscibile l’effettiva sussistenza della disponibilità del bene oggetto del previsto intervento edificatorio (Cons. St. Sez. V 20 settembre 2001 n. 4972).16.b.- Non sfugge al Collegio che altra parte della giuri-sprudenza non è di detto avviso ( vedi Cons. St. n. 6297/04), ancorché anche queste pronunce non escludono, in linea di principio, la necessità della previa valutazione della legittima-zione del soggetto che richiede il titolo edilizio in applicazione dell’art. 4 l. n. 10/77.Il Collegio, tuttavia, reputa ormai consolidata e maggio-ritaria la giurisprudenza favorevole alla valutazione degli a-spetti civilistici della questione, così come provato anche dalla recente pronuncia di Cons. St. Sez. V 11 aprile 2007 n. 1654, laddove si afferma che : "Altrettanto correttamente, poi, il T.A.R. ha ritenuto che, dovendo i lavori edilizii de quibus eseguirsi ( anche ) su parti comuni del fabbricato e trattandosi di opere non connes-se all’uso normale della cosa comune, essi abbisognassero del previo assenso dei comproprietarii anche in relazione agli a-spetti pubblicistici dell’attività edificatoria, con particolare riguardo alle norme ( art. 4 della legge n. 10 del 1977 e art. 11, comma 1, del d.P.R. n. 380 del 2000 ), che prevedono la verifica dell’esistenza, in capo al richiedente, di titolo un at-tributivo dello jus aedificandi sull’immobile oggetto di tra-sformazione edilizia.  E’ pacifico, invero, che le parti private qui presenti in giudizio hanno in comune la proprietà di tutte le parti dell’edificio, interessato al contestato intervento edili-zio, necessarie all’uso comune e, in particolare, del tetto e dei muri maestri, entrambi oggetto dell’intervento stesso … Così stando le cose, il Comune avrebbe dovuto chiedere il consenso di tutti i proprietarii ai fini del rilascio della con-cessione per la realizzazione delle opere interessanti la cosa comune e la lamentata mancata richiesta configura grave di-fetto istruttorio e motivazionale, perché, secondo la giurispru-denza di questo Consesso, "non dà conto della effettiva corri-spondenza tra la richiesta di concessione e la titolarità del prescritto diritto di godimento …" ( così Consiglio di Stato, Sez. V, 21 ottobre 2003, n. 6529, ma cfr. anche Sez. V, 15 mar-zo 2001, n. 1507 e Sez. V, 20 settembre 2001, n. 4972 ).".Pertanto, nell’ambito dell’accertamento della legittima-zione di colui che richiede la concessione … l’Amministrazio-ne aveva, nel caso specifico, il potere – dovere di verificare l’esistenza, in capo al richiedente, di un titolo idoneo di godi-mento dell’intero bene interessato dal progetto e di subordi-nare il rilascio della concessione al consenso di tutti i pro-prietarii per la parte di intervento che interessa le parti co-muni, avendo questi, nei confronti dell’atto concessorio, non la posizione di terzo, ma quella di contitolare di un diritto, che, per la parte idealmente spettante, non può, invito domino, essere modificata o compressa dall’Amministrazione.17. – Trasponendo le riferite acquisizioni giurispruden-ziali al caso di specie, deve convenirsi che la sig.ra Marruso Vilma non aveva la legittimazione necessaria per ottenere il ti-tolo concessorio per la realizzazione del sottotetto, sia con rife-rimento all’originario permesso di costruire, impugnato con il ricorso introduttivo, sia con riferimento al permesso di costrui-re ottenuto in variante, impugnato con i motivi aggiunti.A rigore, il ricorso principale deve considerarsi impro-cedibile per sopravvenuto difetto d’interesse alla decisione a-vendo l’interessata chiesto ed ottenuto un nuovo permesso di costruire, sulla base di un diverso progetto sia pure assentito in variante all’originario permesso, sul quale devesi ritenere tra-sferito e concentrato l’interesse di parte ricorrente, atteso che alcuna utilità arrecherebbe allo stesso l’eventuale accoglimen-to del ricorso originario, ostandovi gli effetti del provvedimen-to sopravvenuto parimenti pregiudizievoli alla sfera giuridica dell’interessato (Cons. St. sez. V 10 marzo 1997 n. 242; C.S.I. 27 maggio 1997 n. 186) : si tratta dell’applicazione della rego-la dell’interesse ad agire che deve sussistere non soltanto al momento della proposizione del ricorso ma anche al momento della decisione per evitare attività giurisdizionale inutile.17.a.- Occorre ricordare che il successivo permesso in variante n. 49/06 è stato chiesto ed ottenuto, come risulta dallo stesso titolo, dalla sig. ra Marruso Vilma, "in qualità di ammi-nistratrice e condomina del fabbricato", allegando alla do-manda del 19.6.2006, il verbale dell’assemblea condominiale del 19.1.2004.Risulta per tabulas che l’assemblea condominiale del 19.1.2004, aveva approvato "la realizzazione, sul fabbricato condominiale, del tetto, secondo il progetto elaborato dal ge-ometra Pasqualino Perillo…" e cioè l’originario progetto im-pugnato da parte ricorrente con il ricorso introduttivo.La domanda presentata in data 19.6.2006 sollecita, inve-ce, "il riesame urgente della richiesta del Condominio del 24.01.06, Vs protocollo n. 837 …".Quest’ultima istanza, presentata come "amministratrice pro tempore del fabbricato", risulta proposta per ottenere "la variante alla copertura consistente nella variazione terminale con eliminazione del muretto di controvento alla copertura e realizzazione della copertura in legno ammorsata in cordolo perimetrale da realizzare con intervento di adeguamento alla struttura rendendola idonea alle azioni spingenti", il tutto se-condo il progetto dell’ing. Antonio Rocco, anche direttore dei lavori : non risulta allegata una delibera assembleare recante gli elementi innanzi menzionati.In sostanza, un progetto diverso, redatto da un tecnico diverso da quello preso in esame nell’assemblea del 19.1.2004.17.a.1.- Orbene, come risulta dalla produzione delle par-ti, (si confronti il decreto del Tribunale di Saleno del 21.6.2006 in ricorso volontaria giurisdizione n. RGVG 226/06 ),  la sig. ra Vilma Marruso era in carica "come amministratri-ce soltanto in virtù dell’istituto della prorogatio, giacchè ces-sata dalla carica per scadenza del termine previsto dall’art. 1129 c.c.. La stessa, pertanto, continuerà ad esercitare tutti i poteri previsti dall’art. 1130 c.c., attinenti alla vita normale ed ordinaria del condominio …".Orbene, ai sensi dell’art. 1130 c.c. la Marruso era abilita-ta, quale amministratrice ad "eseguire le deliberazioni dell’assemblea dei condomini…" : dunque, non era abilitata a realizzare nulla di diverso di quanto previsto nella delibera as-sembleare del 19.1.2004 e, tanto meno, conferire un diverso incarico ad un nuovo tecnico per la redazione di un progetto diverso da quello approvato dall’assemblea dei condomini in data 19.1.2004. Né il responsabile del STM del Comune di Altavilla Si-lentina poteva ritenere l’istanza validamente assistita da un ti-tolo legittimante atteso che l’assemblea condominiale del 19.1.2004, conteneva un chiaro ed inequivoco riferimento al progetto del geom. Perillo e non ad altri.Pertanto, l’aver assentito il rilascio del nuovo titolo edi-ficatorio n. 49/06, in assenza degli elementi necessari e per di più in presenza dell’opposizione espressa degli altri condomi-ni, configura "un grave difetto istruttorio e motivazionale, perché non dà conto della effettiva corrispondenza tra la ri-chiesta di concessione e la titolarità del prescritto diritto di godimento"  (Cons. St. Sez. V n. 4972/2001) che la giurispru-denza ha ritenuto utile ad inficiare il provvedimento concesso-rio sotto il profilo della legittimità; né può sostenersi che il conferimento di un incarico ad un tecnico diverso per la reda-zione di un progetto diverso possa validamente configurarsi quale attività di esecuzione delle deliberazioni assunte, in capo ad un amministratore di condominio in regime di prorogatio.17.b.- Né la Marruso Vilma poteva ritenersi legittimata da sola a richiedere, quale condomina, il permesso di costruire sull’intero lastrico solare.Quest’ultima, infatti, seppure astrattamente abilitata, nel-la prefata qualità, a richiedere, in linea di principio, l’edificazione pro quota (cfr ex multis Cass. SS. UU. 30 luglio 2007 n. 16794 : " Nell’ipotesi in cui l’ultimo piano sia diviso in più porzioni immobiliari ciascuna in proprietà separata di soggetti diversi, ciascuno di questi, in quanto proprietario d’una singola porzione dell’ultimo piano ha la facoltà di so-praelevare, con la limitazione, peraltro, derivante dal fatto che il diritto di ciascun  proprietario delle singole porzioni co-stituenti l’ultimo piano si estende relativamente alla proiezio-ne verticale della sola porzione spettategli"), non era abilitata alla presentazione dell’ istanza assentita, in relazione alla par-ticolarità della realizzanda struttura. 17.b.1.- Come innanzi riferito, l’intervento assentito in variante prevede la "realizzazione della copertura in legno ammorsata in cordolo perimetrale da realizzare con interven-to di adeguamento alla struttura rendendola idonea alle azioni spingenti";  la relazione tecnica dell’ing. Antonio Rocco, pro-gettista e direttore dei lavori, precisa che "nella realizzazione del cordolo con ferro diametro 12 verranno forati in testa i pi-lastri inserendo altri quattro ferri diametro 12 e sigillati, tali da avere le armature come da verifica".In sostanza è prevista la realizzazione di un cordolo pe-rimetrale che interessa la struttura portante, pilastri e muri ma-estri, per adeguarla e renderla idonea alle azioni spingenti : in-teressa cioè parti comuni dell’immobile condominiale,  neces-sariamente oggetto dell’assenso di tutti i proprietari.Ergo, l’istanza della Marruso, nella qualità di condomi-na, non era da sola sufficiente a legittimare il rilascio del titolo ad aedificandum (Cons. St. sez. V 24 settembre 2003 n. 5445 ; 5 giugno 1991 n. 883; Tar Lombardia Brescia 28 maggio 2007 n. 460), in presenza dell’opposizione degli altri condomini.Può concludersi per l’accoglimento del ricorso, rivesten-do la doglianza esaminata ed accolta dal Collegio carattere as-sorbente delle restanti censure.18.- Le spese seguono la soccombenza. Esse sono liqui-date nell’importo fissato in dispositivo.P.Q.M.Il Tribunale amministrativo regionale per la Campania, Sezione II di Salerno, definitivamente pronunciando sul ricor-so n. 1431/2005 proposto da D’Angelo Giuseppe, e sui  moti-vi aggiunti, notificati il 5 luglio 2006, così provvede :-dichiara improcedibile, nei sensi di cui in motivazione, il ricorso principale;-accoglie i motivi aggiunti e per l’effetto annulla  i prov-vedimenti impugnatiCondanna in solido il Comune di Altavilla Silentina e la resistente amministrazione condominiale Palazzo Bello al pa-gamento in favore del ricorrente delle spese e competenze di lite che liquida in euro 2.500,00, oltre accessori.Pone a carico dei soccombenti, in parti uguali, le spese del tecnico incaricato dal Tribunale, arch. Umberto Marchese, che liquida complessivamente in euro 2.500,00.  Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.Così deciso in Salerno, nella Camera di Consiglio del 6 dicembre 2007  e 31 gennaio 2008 con la partecipazione dei MagistratiDott.  Luigi Antonio Esposito   Presidente Dott.  Francesco Gaudieri         Consigliere,estensore DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _(art. 55, legge 27.04.1982 n. 186)

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15 Dic 2008

Rubata a Michele Nigro…2008 addio, io ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi…

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Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi.Condividida Michele Nigro (note) Ieri alle 12.16"Ho visto cose…"

di Michele Nigro also known as "Roy Batty-paglia"

"Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi.

Pensionati e famigliole in fila al largo dei bastioni di Poste italiane per ritirare la Social Card,
e ho visto i tornelli di Brunetta nuovi di zecca balenare nel buio vicino alle porte del Ministero.
Ho visti i Bamboccioni litigare con i Fannulloni,
ho visto lottare i Maestri unici contro i Maestri prevalenti… su chi avrebbe prevalso.
Ho visto il Tevere gonfio come le palle dei metalmeccanici.
E i ragazzi greci incazzarsi di brutto dopo decenni di Karamanlis e Papandreou.
Ho visto Sanitopoli, Vallettopoli, Telethonopoli, Puttanopoli…
E procuratori denudarsi davanti ai Carabinieri come spogliarelliste di un addio al celibato. 
Ho visto la questione tibetana rivalutata durante le Olimpiadi e poi di nuovo il silenzio.
Ho visto e purtroppo ho sentito Berlusconi fare l’ennesima battuta idiota su certe abbronzature…
Ho visto le Gelmini e le Carfagne combinare guai insieme al Governo tra un Porta a Porta e un Ballarò.
Ho visto i treni ad alta velocità e i 40 euro della Social Card che nemmeno nel cappello di un barbone…
Ho visto il populismo di Tremonti e certi presidenti della repubblica firmare lodi Alfani come automi.
Ho visto guerre elettromagnetiche tra Mediaset e Sky.
Ho visto premier consigliare di spendere durante la recessione come un medico prescrivere sesso durante un’uretrite…
Ho visto brandelli di sinistre trasferire i propri seggi su isole sperdute.
Ho visto concorsi per magistrati dove si copiava come a scuola.
E ho visto l’ennesima conferenza-farsa sui problemi del clima mondiale.
Ho visto acceleratori di particelle in cerca di Dio e giovani coppie in cerca di casa.
Ho visto papi ermellinati tornare indietro di decenni e i ricchi ridere delle seconde e terze settimane.
Ho visto Cossiga fare ipotesi sul ritorno delle Brigate Rosse.
Ho visto giovani diventare violenti per noia e subito dopo sbattersi su YouTube.
Ho visto intere popolazioni ipnotizzate dai reality show e disinformate su questioni vitali.
Ho visto la mia ex su Facebook mentre flirtava con un finto Piersilvio Berlusconi.
Ho visto Casini stare con un piede dentro ed uno fuori.
Ho visto la cortesia vomitevole e la finta indignazione di Fabio Fazio.
Ho visto notizie poco succose dimenticate nel limbo dei fatti come reperti dell’ufficio oggetti smarriti.
Ho visto scrittori minacciati dalla Camorra e pregiudicati in Parlamento pagati con i nostri soldi.
Ho visto uomini diventare donne per colpa dello smog.
Ho visto padri di famiglia chiedere il divorzio dopo aver perso la testa per una ragazza robot made in Japan.
Ho visto neonati col telefonino mandare sms erotici a puericultrici usando il T9.
Ho visto napoletani fare slalom gigante su montagne di munnezza e i politici della Campania rimanere al loro posto.
Ho visto un presidente nero alla Casa bianca, sperando che non sia bianco "in pectore"…
Ho visto governi ombra rimanere nell’ombra e Di Pietro fare ombra all’opposizione.
Ho visto il 2008 fare rima con 1968 e 1978… Senza aver imparato assolutamente nulla!

E tutti questi momenti andranno perduti nel tempo… come lacrime nella pioggia.
È tempo… di morire."

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15 Dic 2008

Il mare non bagna Albanella ma fa naufragare Capezzuto

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Giuseppe Capezzuto aveva cominciato a fare il sindaco enunciando unobiettivo assai ambizioso: "Voglio portare il mare ad Albanella", cosìa dispetto della geografia che il paese  lo vuole interno e collinare.L’obiettivo era per  la verità assai più limitato, un lido sul mare diPaestum, in affitto per 50 o 99 anni, da ottenere dal sindaco "amico"di Capaccio.  Sica prima e Marino promisero sì, ma il mare non habagnato ancora Albanella.  Ci si consolava con il record di non avermai conosciuto l’anticipato scioglimento del suo consiglio comunale,un bel primato, frantumato ora dall’iniziativa di nove consigliericomunali, che sono andati davanti al notaio ed hanno messo la parolafine alla gestione del sindaco Giuseppe Capezzuto. Nel 2004 sullaprima poltrona del paese l’aveva messo direttamente Renato Iosca, giàsindaco dal 1995, che aveva preferito "il mediano" Capezzuto, diprofessione commeercialista (ma da sempre politico a tempo pieno) alpiù appariscente  Gaetano Ricco, brillante intellettuale e modi daantico filosofo della Magna Graecia. Anche per questo i rapporti con"l’intellettualità" paesana sono stati sempre difficili fino alculmine della chiusura della biblioteca comunale a causadell’incompatibilità politica con chi era delegato alla gestione, (lostesso Ricco) giudicato "non  allineato al potere costituito". Albando la filosofia e le dispute intellettuali è così la nuova rotturapolitica è tutta giocata su questioni concretissime: la gestione delnuovo Puc, l’avvio di un contestato impianto di compostaggio da unmilione di euro, già abbandonato in precedenza a seguito di acceseproteste popolari, ed un criticatissimo piano di lavoro per ilrecupero del centro storico. Sullo sfondo anche la gestione di moltilavori pubblici ed un’attività di "pr" dell’attività amministrativadove, come al solito, si faceva decisamente a meno della trasparenza afavore del "lustro" da conferire sulla persona del sindaco.Nonostante questo dispiegarsi di lustrini, storicamente giustificatodalla necessità di allontanare da Albanella le ombre dell’ormaitrentennale vicenda della latitanza di Cutolo, in particolare sualcune vicende quali la riproduzione in loco degli antichi templipestani (progetto Mégale Hellas), la vicenda giudiziaria di "Bufalaconnection" e lo stesso abbattimento – da parte del comune – di uncasolare rurale, l’attenzione della grande stampa è arrivata ma non èstata gratificante per il paese. Eppure sono scesi in campo nomiroboanti, da Gian Antonio Stella a Umberto Eco, ogni volta per ilcomune di Albanella il ridicolo era sempre in agguato. Sullo sfondo -lo si diceva – la conflittualità maestro – allievo, principale edaiutante, servo e padrone; tutte le figure retoriche della letterarurasì, ma riassunta in due nomi e cognomi: Renato Iosca e GiuseppeCapezzuto. L’apice verrà raggiunto con le ultime primarie del Pd,partito al quale tutti e due aderiscono. Qui diventa evidente cheCapezzuto si è emancipato, vuole contare in proprio. E’ amico diGuglielmo Vaccaro, giovane e potente deputato del Pd. La guerra nondichiarata Iosca –  Capezzuto dura più di un anno fino a quella firmaper lo  lo scioglimento – con la quale lo ammettono apertamente gliautori materiali del gesto  - si è voluto fermare quel flusso "diconcorsi, sanatorie, licenze", che negli sei mesi di attivitàconcorrono a determinare il risultato elettorale. Insomma la partita èstata interrotta in anticipo. Capezzuto si dice sorpreso: "InAmministrazione nessuno mai ha contestato nulla, nessuno mai haespresso voto contrario né sugli atti fondamentali di programmazionene su nessun tipo di atto amministrativo". (…) "E’ sicuramente unatto incosciente. Dal canto nostro – dichiara – siamo sicuri che verespiegazioni non esistono, se non il desiderio di non farci raccogliereciò che avevamo seminato con tanti sacrifici, cioè i grossiinvestimenti che l’Amministrazione stava per compiere e per le scelteimportanti e strategiche che erano in discussione (PUC, area PIP,importanti opere pubbliche, nuove attività produttive da approvare).Avremmo avuto un vantaggio incolmabile da chiunque per le imminentielezioni amministrative".Fin qui la cronaca degli avvenimenti. Ora i principali protagonistipolitici sono già al lavoro per comporre le liste, è difficile chesaranno oltre due, e saranno capeggiate sempre dai due soliti noti:Cappezzuto e Iosca. Con l’ex sindaco molti dei protagonistidell’ultima stagione politica, con Iosca sono annunciati nomiprovenienti dal mondo del lavoro e delle professioni e la promessa ditenere lontani i politici di professione e senza mestiere.Oreste Mottola    

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13 Dic 2008

Il primo mezzo secolo del primo borgo contadino della Piana del Sele

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A S. Cesareo, tra i sacrificati per tenere all’asciutto Gromola e la Laura

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10 Dic 2008

Giuseppe GALLOTTA racconta la riforma Fondiaria nella Piana del Sele

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Il 14 dicembre prossimo ricorre il cinquantenario della inaugurazione del borgo San Cesario di Albanella costituito in favore degli assegnatari della riforma agraria dei terreni della c.d. Jonta in agro di Albanella. La riforma agraria, realizzata con L. 841/50,  si proponeva l’espropriazione coattiva immediata del latifondo e la assegnazione delle porzioni di terreno ai coloni, ai salariati o ai braccianti agricoli,  in modo che potessero diventare proprietari non più soggetti alla grande proprietà latifondista.In Campania la riforma agraria, attuata con dpr 70/51, fu affidata alla sezione speciale istituita presso l’opera nazionale dei combattenti e fu realizzata da personale comandato  della sezione stessa e da impiegati  ausiliari assunti con contratto privato.La riforma interessò le aree del Volturno-Garigliano e della piana del Sele.Nella nostra area le zone interessate dalla riforma furono quelle  di Battipaglia-Capaccio-Altavilla- Albanella e Serre (Persano – Baraccamenti).La sezione speciale dell’Ente Riforma era articolata in  una sede centrale a Napoli, autonoma  ma controllata dal Ministero dell’Agricoltura,  e  composta da strumenti operativi quali l’ufficio tecnico lavori, l’ufficio ragioneria, l’ufficio sociale, cooperazione e l’ufficio legale, nonché  in sedi periferiche  denominati centri di colonizzazione istituiti a Battipaglia, Gromola (area sinistra Sele) e Persano Scanno (area Altavilla e Albanella).Il centro di colonizzazione di Persano  comprendeva i borghi di San Cesario, Scanno (oggi Carillia) e Baraccamenti.Le finalità della sezione ONC  non furono solo quelle di espropriare le terre ed affidarle ai contadini ed ai braccianti ma di realizzare i borghi ed i centri di aggregazione con le opere di urbanizzazione primaria e secondaria.Nella fase antecedente alla assegnazione dei fondi, l’ufficio sociale, di concerto con l’ufficio tecnico e legale, provvedeva alla istruttoria delle domande raccolte dagli aspiranti assegnatari, quindi l’ufficio tecnico provvedeva al frazionamento del fondo,  alla trascrizione agli uffici del catasto e della conservatoria e, poi, operativamente, alla elettrificazione, alla irrigazione, all’appalto delle case coloniche ed all’assegnazione delle unità zootecniche.Il progetto attuativo fu finanziato  in larga parte  con i fondi del Piano Marshall. Il Borgo di San Cesario era caratterizzato dal fenomeno delle esondazioni periodiche del fiume Calore che, però, rendevano particolarmente fertile la pianura della Jonta idonea alle rotazioni agrarie con prodotti agricoli destinati ad essere trasformati soprattutto dalle fabbriche SAIM di Carmine De Martino. Prima della riforma, questa zona era coltivata dai c.d. jurnatari che,  provenienti soprattutto da Eboli, si recavano al lavoro su carri trainati da cavalli. La felice posizione dell’area di San Cesario suggerì all’Ente Riforma l’idea della costruzione di un borgo rurale per l’insediamento dei nuovi assegnatari; Il borgo San Cesario fu realizzato nella parte alta di Albanella proprio perché a valle  il fiume Calore esondava.Nell’area gravitante il borgo san Cesario devono considerarsi anche quelle zone di Sorvella e Scigliati.Le terre di Persano erano prive di una rete irrigua ed erano coltivate a grano e foraggio. I problemi tecnici più rilevanti della zona di San Cesario, successivi alla assegnazione,  furono i lavori della bonifica idraulica inclusi nel programma del Consorzio Sinistra Sele. Le zona di Baraccamenti Persano furono assegnati a braccianti agricoli,  provenienti da Serre e Campagna, i più erano già salariati dello Stato impegnati nella vasta tenuta reale di Persano.I beneficiari delle assegnazioni dell’area di Albanella, invece,  provenivano anche da Pontecagnano Faiano, da Montecorvino Rovella nonché da Nocera inferiore e costituivano un gruppo eterogeneo privo di forza di coesione. Si profilò, allora, una nuova ed imprevista esigenza,  di cui  fu inaspettatamente investito il servizio sociale, relativa alla necessità  di aggregare la popolazione che  proveniva  da altri siti e si sentiva sradicata rispetto al territorio di provenienza. In tal senso, L’Ente volle stabilire  una sede  del servizio sociale presso il borgo Scanno di Altavilla la cui responsabilità era affidata al  servizio sociale di cui lo scrivente  era incaricato.Nei primi anni della riforma, il brusco passaggio dalla condizione del bracciantato a quella di piccoli proprietari  incise, paradossalmente,  sull’equilibrio socio-economico delle famiglie. Nei primi anni del 1960 gli assegnatari mostravano un senso di penosa indifferenza e manifestavano apatia verso chi cercava di alleviare il loro senso di sfiducia.Specialmente i giovani volevano  abbandonare  i siti loro assegnati e emigrare verso le  città industriali del nord Italia e del Nord Europa e verso le zone ricche di industrie. L’ambiente  non offriva quelle attrattive della vita delle città. La causa della loro insofferenza risiedeva nella monotonia della loro vita legata alla coltura dei campi e non interrotta da nessuna pausa distensiva.Credevamo che il lavoro faticoso dei campi dovesse  essere interrotto la domenica con una pausa lieta ed  interessante in modo che lo sforzo fisico dei giovani fosse allietato da un ballo , dalla proiezione di un film.Occorreva una forte opera di educazione sociale.Ci interessavamo  ai problemi degli assegnatari  e li sentivamo come nostri. In questa fase successiva alla assegnazione,  il lavoro dell’assistente sociale non aveva un programma prestabilito in quanto si delineavano esigenze nuove e problemi di comunità che solo con il buon senso potevano essere risolti: fui allora incaricato, quale assistente sociale,  di organizzare corsi di educazione per adulti, di concerto con il Ministero della Pubblica Istruzione  che miravano all’elevazione culturale ed alla socializzazione. Da parte mia, organizzai proiezioni cinematografiche, mi impegnai in prima persona come presidente di una squadra di calcio  composta dai figli degli assegnatari,  le cui competizioni venivano disputate nel campo sportivo a Borgo Carillia.Nonostante ciò, molti assegnatari si trasferirono nelle città ma risentivano della nostalgia dei campi. Ci chiedevamo, allora, se fosse stato possibile creare un mondo desiderato per rinvigorire lo spirito  contadino. Furono, allora,  realizzati nei borghi  insediamenti di servizi quali sedi distaccate dell’ufficio anagrafe, l’ufficio postale, centri parrocchiali,  caserme dei carabinieri,  circoli sociali degli assegnatari, punto di riferimento nelle ore libere. Nella zona di San Cesario si attuò un lavoro riflettente l’assistenza sociale. Il progetto vero e proprio fu, poi,  sospeso perché fui trasferito nella zona di Gramola. Nel 1964 fui trasferito nel centro di Gromola  fraz. Di Capaccio  per sostituire il titolare del centro sociale.Con l’esaurimento delle assegnazioni e delle finalità  della legge di riforma la sezione fu soppressa e fu istituita l’ESA  con dpr 267/66 con altre finalità.La riforma avrebbe meritato ben altre attenzioni ed invero alla assegnazione avrebbe dovuto seguire una programmazione di accompagnamento all’insediamento urbano e rurale realizzato.Occorreva un progetto di cooperazione sociale ed economica uniforme laddove la cooperazione fu solo episodica e non territoriale.  
 

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10 Dic 2008

CAPACCIO. Vi spiego perchè il Puc che non va…

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IL P.U.C.  non va!

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10 Dic 2008

Ristampata “la Merica altavillese” – storie della nosta emigrazione

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lunedì 1 dicembre 2008


La ristampa de La Merica Altavillese di Bruno Di Venuta

AI CITTADINI ALTAVILLESI

La Regione Campania, Assessorato alle politiche sociali Settore Emigrazione, ha finanziato la ristampa del libro
"La Merica Altavillese"

I cittadini interessati ad avere una copia del libro possono prenotarla presso i seguenti recapiti:

Cartolibreria Crisci Alfredo – P.zza Umberto I°

Cartolibreria Reina – Cerrelli

Coro MusicaNova – Renato Mazzei

e-mail : emigrati@divenuta.it

Il libro sarà consegnato GRATUITAMENTE, fino ad esaurimento delle copie seguendo l’ordine temporale di prenotazione, il 3 Gennaio 2009 alle ore 18.00 nella Chiesa del Carmine, in occasione della manifestazione:

In Italia, in Europa, nel Mondo: Quante Altavilla ?
Tanti Auguri agli altavillesi nel mondo

La manifestazione sarà organizzata da Bruno Di Venuta
in collaborazione con il Coro Polifonico MusicaNova.
http://www.divenuta.itemigrati@divenuta.itPubblicato da Diomira Cennamo 13.09 

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09 Dic 2008

Visita ad Acerno, nel regno dei briganti – un mio vecchio reportage

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Acerno, nel regno dei Briganti

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