Archive for Dicembre 2006

08 Dic 2006

Il "caso Pace"Pace, la procura chiama tutti i consiglieri comunali del 2003

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Il sequestro della nuova ala dell’hotel Pace ancora in costruzione ha ricevuto la convalida del gip che nei prossimi giorni chiamerà a deporre tutti i consiglieri comunali dell’amministrazione in carica durante il 2003, guidata dal sindaco Pasquale Marino. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno ritiene che ci siano le motivazioni giuridiche per portare avanti le indagini sul sequestro, effettuato due settimane fa dagli agenti del comando Forestale di Foce Sele, coordinata dalla sottufficiale Marta Santoro, su ordine del Procuratore salernitano Roberto Penna. Nei prossimi giorni saranno ascoltati tutti i componenti del consiglio comunale che nel settembre 2003 approvarono la variante al piano regolatore generale, grazie alla quale è stata possibile la realizzazione della nuova ala dell’albergo. Per l’accusa non si poteva fare perché all’epoca erano disponibili altre aree “D3″, la specializzazione alberghiera.

Secondo gli inquirenti, il complesso alberghiero, dislocato su tre piani, sarebbe stato realizzato in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale e quindi non edificabile. Per la difesa, in assenza del piano particolareggiato del comune che avrebbe potuto dare altre indicazioni, sono stati semplicemente aggiunti altri due piani su di una sottostante ex bar- gelateria in una zona dove sono già presenti altri compless alberghieri. Sono “avvisati” il titolare della struttura, Nicola Pace, gli ex consiglieri comunali Carmine Voza e Angela Pace, quest’ultima è sorella di Nicola e ricopre l’incarico di segretario provinciale dello Sdi. Indagato è anche l’architetto Rodolfo Sabelli, all’epoca dei fatti capo dell’ufficio tecnico di Capaccio. In concorso tra loro, è la tesi dell’accusa, avrebbero ottenuto la variante del prg e la trasformazione dell’indice di fabbricabilità della proprietà Pace, in località Laura.

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07 Dic 2006

Altavilla, è morto Federico Di Masi, il contadino – fotografo. Aveva 92 anni

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“Poesie su pellicola”, così la studiosa tedesca Irmingard Geisler definì le fotografie dedicate al fiume Calore, ai monti Alburni, ed al lavoro agricolo scattate da un contadino colto: Federico Di Masi, contadino di professione, ambientalista con tanto di tessera del W.W.F. Dall’età di 15 anni ha fotografato le campagne di Altavilla e di Serre. Più di sessant’anni di trasformazioni economiche e culturali sono certosinamente documentate attraverso l’obiettivo delle sue macchine fotografiche. Ed il laboratorio annesso alla sua casa, al limitare del bosco Chianca, può essere considerato l’archivio della memoria iconografica di Altavilla Silentina. Non lo ha mai fatto per professione- che è stata sempre quella di coltivatore- ma sempre per diletto.Federico Di Masi è stata una persona estremamente schiva e dotata di una austera modestia che gli fa rifuggire ogni occasione di pubblicizzazione del suo lavoro documentario. Ad accostarlo alla fotografia furono i fratelli Andrea ed Enrico che dalla lontana America gli fornirono – per lettera – i primi rudimenti tecnici. Solo altri due amici condividevano questa sua passione: Virgilio Pepe e Giuseppe Bracco. Cominciò con il fotografare scene di lavoro agricolo e già nel 1935 coglie un grosso risultato: la Domenica dell’Agricoltore (settimanale agricolo dell’epoca) premia e pubblica una sua fotografia che ritrae una scena di trebbiatura a mano del granturco sull’aia. Ma in quegli anni Federico Di Masi fece anche il “fotografo galante” prestandosi a fotografare le ragazze che, di nascosto dai genitori, omaggiavano i fidanzati – non ancora ufficiali – della propria immagine. Era questo un pegno d’amore molto impegnativo. Quando scoppiò la guerra Federico Di Masi fu inviato al fronte in Africa Settentrionale e qui ebbe occasione di aiutare giornalisti e cineoperatori dell’Istituto Luce. Per lui questa fu una grossa occasione di crescita delle proprie capacità professionali. Fatto prigioniero dagli Americani, il suo più grosso dispiacere fu lasciare la sua amata macchina fotografica in un incavo di un tronco d’ulivo libico. Rischiava d’essere accusato di spionaggio.Tornato dalla prigionia ritrovò i campi, il bestiame ed i trattori (fu tra i primi a meccanizzare la propria azienda agricola con i motopompa della gloriosa casa Lombardini di Reggio Emilia per sfruttare la risorsa delle acque del fiume Calore) e la fotografia – con la lettura, lo studio di meccanica e botanica – diventarono gli hobby di questo contadino che sottraeva così preziose ore al riposo notturno.

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