Archive for Settembre 2006

29 Set 2006

LA MERICA DEGLI ALTAVILLESI. Successo della presentazione

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“La Merica altavillese. Gli altavillesi in USA dal 1876 al 1924″ è il titolo del libro che l’autore, Bruno Di Venuta, informatico altavillese ora residente a Roma, ha presentato sabato 23 settembre ai suoi concittadini nel suggestivo chiostro del Convento di San Francesco, nella stessa Altavilla.
Il libro, che raccoglie tutta una serie di storie di persone e famiglie emigrate da Altavilla Silentina nel periodo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, è stato il frutto di sette anni di ricerche che Di Venuta, da buon esperto di computer, ha effettuato soprattutto tramite Internet, accedendo ad archivi di imbarco e sbarco delle navi, nonché di carteggi vari intrapresi anche con i responsabili d’oltreoceano e con gli stessi emigrati in America.
La presentazione del volume – 190 pagine, pubblicato dalla casa editrice salernitana “10/17″ – si è fregiata dell’intervento di importanti personalità del mondo della cultura e della politica a livello locale e nazionale tra cui Romilda Nigro, Assessore alle Politiche Sociali di Altavilla, Ermanno Guerra, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Salerno, Michele Figliulo, ex Vice Presidente della Provincia di Salerno, Rosa D’Amelio, Assessore alle Politiche Sociali della Regione Campania, Ernesto Scelza, Delegato alla pace, alla cooperazione internazionale e all’immigrazione della Provincia di Salerno, l’altavillese Carmela Di Agresti, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione della Libera Università Maria SS. Assunta di Roma, il senatore Gaetano Fasolino, il Sindaco di Serre Palmiro Cornetta. Assenti il Sindaco di Altavilla e il Presidente (anche lui altavillese) della Corte d’Appello di Salerno, Antonio Bassi, che ha però inviato delle parole di apprezzamento per un lavoro “chiarificatore della nostra storia altavillese e contributo alla conoscenza del nostro paese nel mondo”.
Il libro è stato distribuito gratuitamente alle famiglie altavillesi e se ne attende una seconda ristampa finanziata dalla Regione Campania, per poter soddisfare le richieste di tutti.
L’incontro di sabato, moderato dal Direttore di Unico, Oreste Mottola, ha visto susseguirsi una serie di contributi personali da parte delle suddette cariche istituzionali e culturali, ma anche di altre figure perno della comunità altavillese. Le parti politiche hanno focalizzato l’attenzione sul problema dell’immigrazione verso le nostre coste, che vede oggi le stesse problematiche che gli italiani dovettero affrontare un secolo fa in “viaggi della disperazione” del tutto simili agli attuali. E’ stata anche sottolineata l’urgenza di effettuare interventi nel tessuto culturale delle nostre zone periferiche e di provincia, aspetto – pericolosamente – poco curato.
Molto accattivante la parte in cui lo stesso Autore ha presentato una serie di diapositive con notizie storiche, immagini di locandine pubblicitarie delle società di navigazione, documenti di imbarco, foto dei nostri compaesani all’estero e degli sbarchi sull’isola newyorchese di Ellis Island. Con una chicca: la registrazione di un video in cui un’altavillese di terza generazione, Carolann Acito, con suo marito, testimoniavano commossi l’opportunità che le ricerche di Di Venuta avevano dato loro di rintracciare i parenti del paese di origine.
Altra ciliegina sulla torta è stato l’intervento di Alessandro Pacifico, un emigrato che ha emozionato la platea con il suo intervento carico di amore per la sua terra di origine: “voi parlate più americano di me”, ha candidamente esclamato alla folla, a dimostrazione di quanto si senta ancora fondamentalmente italiano e altavillese.
Un buffet ha chiuso la lunga serata, rappresentando un altro momento di aggregazione e conoscenza tra gli altavillesi “di casa” e quelli rientrati alla base, anche se solo per qualche piccolo ma importantissimo momento da trascorrere insieme, alla riscoperta di un’identità e di radici comuni. Identità e radici che opere come quella di Bruno Di Venuta contribuiscono non poco a rafforzare.

Diomira Cennamo

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26 Set 2006

PERSANO, è tornata l’antica razza dei cavalli

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Il principe falconiere che ha recuperato la razza dei cavalli di Persano

Alduino Ventimiglia di Monteforte Lascaris, nobile siciliano imparentato con Federico II, si dedica in un castello toscano all?antica arte dell?allevamento degli unici cavalli che, con Napoleone, tornarono dalla Russia.

Esordisce: “Scusatemi tra falchi, cani e cavalli … sono sempre in ritardo”. Vive fra Sicilia e Toscana, ha riportato in vita una razza di cavalli ritenuta estinta e dà del tu a re Juan Carlos di Spagna. Sua Maestà gli sta scrivendo la prefazione al libro di oltre 600 pagine che ha dedicato al suo ultimo amore: il cavallo della razza Persano. Un’antenata, Emma, sposò un figlio dell’imperatore Federico II, lo ?stupor mundi?. Da mille anni la sua famiglia domina su di un pezzo ampio di Sicilia. Da qui arriva, Alduino Ventimiglia di Monteforte Lascaris, poco più di cinquant?anni, principe e protagonista delle cronache mondane come possibile pretendente al trono del principato di Seborga. Oltre a fare l?agricoltore e l’allevatore, è un falconiere di fama internazionale. A poche centinaia di metri dalla Casina di Caccia vanvitelliana è venuto per presentare al pubblico l’ultima sua riuscita impresa: il salvataggio del cavallo di Persano. Cominciò da Picciotto, Pascià e San Siro, tre stalloni portati da Persano a Grosseto, nel 1972, al centro veterinario dell?esercito, gli ultimi sopravvissuti di una storia gloriosa. Li comprò ed evitò che venissero castrati, come aveva deciso uno stolto ufficiale che allora comandava il centro veterinario dell’esercito italiano. E’ grazie a questa pazzia di Alduino di Ventimiglia se sul campo del Persano Country Club, trottano i loro nipoti: Jerax, Reonio e Sparviero.?Di quell’ufficiale non ricordo e non voglio ricordare più il nome?, racconta il principe. “Picciotto aveva vent’anni, un’età ragguardevole per un cavallo. Negli ultimi anni aveva fatto “l’esploratore”, ovvero il cavallo che nella mandria va a vedere quali cavalle sono in calore, per far fronte a quest’emergenza genetica, io lo faccio tornare a fare lo stallone. Pascià, più giovane, lo troviamo in Sicilia, è ammalato, ha un tumore. Lo curiamo…”. Storie di un mondo magico e fuori dal tempo questo dei cavalli e dei cavalieri che non conoscono le celebrità delle corse e dei palii. “Dopo aver fatto di tutto affinché fosse lo Stato a salvarli, di fronte alla stoltezza di quell’ufficiale, decisi di muovermi in proprio”. Perché Alduino di Ventimiglia era solo un militare di leva. Nella cavalleria, i Ventimiglia la sua famiglia, da quasi un millennio avevano espresso fior di comandanti. Ed anche lui ha quella stoffa.
Dopo una laurea in agraria a Catania, dopo l’avventura dei fiori nelle serre del Ragusano, per poi accamparsi in un angolo di Toscana, Luriano, fondando ?l?Accademia italiana cavalieri di alto volo” e soprattutto, dopo l’esperienza in divisa, l?allevamento del Persano. Un amore che veniva da lontano: ?A 11 anni vinsi il mio primo concorso ippico. Il cavallo che montavo era un Persano. Così quando nei box di Grosseto, da militare di leva, ne ho rivisto qualche esemplare, li ho riconosciuti subito e ho fatto il diavolo a quattro con l?esercito, affinché fossero salvati e ritornassero in auge?. Ed invece? ?Ortu che ci teneva ? nonostante avesse deciso lui di lasciare il sito originale di Persano ? mi diede campo libero tanto che decidevo io le linee riproduttive così da svilupparne e migliorarne la genealogia?. Poi il comandante cambia ed il nuovo arrivato decide che occorre sbarazzarsi di ? Picciotto, Pascià e San Siro. E decreta che dovranno smettere di inseguire le cavalle e morire di malinconia.
IL GALLERISTA
“Per portare quest’attività Alduino si è economicamente dissanguato”, aggiunge Antonio Miniaci, l’internazionale gallerista d’arte originario di Albanella, che lo ha incontrato sulla sua strada ed è stato coinvolto in quest’operazione di recupero di una razza che si credeva irrimediabilmente estinta, poiché la sua casa d’origine è un tiro di schioppo dalla Casina Reale di Persano. Qui dove c’era la Real Razza. Con scuderie, officine, grandi capannoni, alloggi per il personale. Intervenne anche l?ingegno di Luigi Vanvitelli. Tutta la vita di Persano, fin dal 1735, cominciò a ruotare attorno al cavallo. Fu orgoglio ed identità, lavoro e mestieri, se ne andò perché i carri armati diventavano sempre più numerosi e rumorosi padroni del territorio. La scrisse Ortu, un colonnello veterinario sardo quella relazione che ebbe l?effetto di spostare tutto un mondo di saperi costruito in oltre due secoli di attività, in Toscana. E così ci fu l?addio ai concorsi ippici, alle cacce alla volpe ed alla cerimonia della marchiatura del bestiame. Per noi erano ualani, in Toscana furono i butteri ed in America cow boy, ma l?attività, pistola più o pistola meno, era quella.
L’IDENTIKIT DEL CAVALLO DI PERSANO
Testa altera e quadrata, carica di ganasce, taglia non molto elevata, groppa rotonda, arti robusti ed andatura elevata: per gli esperti della materia questo è l?identikit dell?unica razza di cavalli che Napoleone, quando invase la Russia, riuscì a farsi risparmiare dal terribile generale russo Inverno e fu provvidenziale per riportare indietro i reduci della Grande Armata.
In epoca più recente i principali utenti dell’allevamento del Persano erano Piero D’Inzeo, per la sua attività sportiva, e i carabinieri, per i loro squadroni a cavallo.
RICREARE LA CITTA’ DEL CAVALLO INTORNO A PERSANO
E’ il sogno di Antonio Miniaci, uno che ha aperto una galleria d’arte anche ad Hong Kong ma che non rinuncia a battersi per lo sviluppo della sua zona. “E’ dietro di noi. Dipende da noi”, ripete spesso. Il sogno è quello di poter recuperare ad usi civili la casina di caccia vanvitelliana che per chi è nato da queste parti si chiama “Palazzo Reale”. E da qui ricreare tutto l’indotto che oggi c’è vicino al cavallo da corsa. Da aggiungere al grande campo da golf da 36 buche che si sta costruendo sui terreni che una lunga lotta contadina della fine degli anni Settanta strappò all’esercito “smilitarizzandoli”, ma che poi sono stati dovuti acquistare dall’Intendenza di Finanza. L’amministrazione comunale di Serre, il sindaco Palmiro Cornetta, vi ha aggiunto anche un grande albergo. Teresa Carrozza, il vicesindaco, è nata a Persano, suo padre ferrava i cavalli Persano, gli luccicano gli occhi a pensare di poter far ritornare i cavalli che hanno colorato la sua infanzia e poter così offrire nuove occasioni di lavoro ai giovani di questa zona. La Casina Reale non è in un ottimo stato di conservazioni: le segnalazioni sono arrivate fino a Vittorio Sgarbi, che ha interessato Antonio Miniaci, il pirotecnico critico d’arte si è detto pronto ad una visita ispettiva e ad iniziative clamorose. Tutto nel nome del cavallo che riportò Napoleone a casa.
Oreste Mottola

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26 Set 2006

Antonio Lavecchia, di Castel San Lorenzo, è il giovane "ricercatore dell’anno"

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Giovane ricercatore dell?anno, secondo Farmindustria, è il salernitano Antonio Lavecchia
?Per sconfiggere le malattie studio i meccanismi di azione dei farmaci?

ORESTE MOTTOLA?Non sono un taumaturgo ma progetto molecole farmacologicamente attive attraverso approcci di chimica computazionale?, Spiega così il suo lavoro, Antonio Lavecchia, 38 anni. Sono modelli matematici che serviranno per costruire i nuovi farmaci che combatteranno tumori, Aids, diabete ed invecchiamento. Suona poi il pianoforte, è diplomato al Conservatorio, ha una sorella gemella, Antonella, apprezzato avvocato.
Il premio di Farmindustria destinato ad un ricercatore ?under 40? di quest?anno è andato a lui. Lavecchia ha forti radici familiari a Castel San Lorenzo, dove abitano i suoi genitori, in uno dei più bei palazzi del paese, ha casa a Salerno e cattedra a Napoli, presso la facoltà di farmacia. Dopo gli studi liceali compiuti a Roccadaspide, va a laurearsi va a Pisa, ha il massimo dei voti e la lode. Fra Pisa, Catania e Napoli svolge i primi passi della sua già brillante carriera. Dal 2005 è docente associato. Lavecchia ha frequenti periodi di studio all’estero in diversi laboratori guidati da importanti scienziati. In particolare, ha lavorato, negli Usa, presso l’Università del Minnesota, collaborando con Philip Portoghese, a Barcellona con Ferran Sanz e a Monaco con Horst Kessler. Tornato in Campania continua a mantenere queste collaborazioni internazionali che ha accresciuto con intese con centri di ricerca olandesi ed il prestigiosissimo National Cancer Institute di Bethesda di Yves Pommier.
Nel suo curriculum spiccando due master conseguiti presso la scuola di management della Luiss, in ?Comunicazione? e ?Creatività e Problem Solving?. ?Il ricercatore moderno oltre ad essere uomo di scienza è anche un po? manager?, spiega. ?E soprattutto deve imparare a gestire tempi e squadra. ?Io faccio parte di quella di Ettore Novellino, il preside della facoltà?, aggiunge Lavecchia.
L?ultimo risultato conseguito è il premio di Farmindustria, riconoscimento che premia la qualità delle ricerche condotte in materia di scienze chimiche-farmaceutiche e in particolare quelle relative al Drug Discovery e che va ai ricercatori che hanno presentato i migliori lavori in materia di progettazione, metabolismo o tecniche analitiche, computazionali, chimiche, fisico-chimiche relativi a sostanze bioattive. Non sono solo i ?Tremila euro ed un attestato?, come racconta, ma il riconoscimento che le sue ricerche sono suscettibili d?applicazioni pratiche. Capaci quindi di risolvere gravissime patologie.

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25 Set 2006

Marilena Di Stasi, capolista alle elezioni di Ixelles in Belgio

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ELEZIONI COMUNALI 2006

Tre domande a ?.. candidati italiani
___________________________________________________

Marilena Di Stasi, Capolista a Ixelles VLD-VIVANT, lista Numero 4
GSM: 0486 26 40 72
E-mail: marilena@vivant.org
Formazione: Nata a Eboli, Salerno, Italia il 10 marzo 1979. Laureata in Scienze Politiche presso l?università di Salerno, Master Global Marketing e Relazioni commerciali internazionali, presso l?Istituto Commercio Estero organizzato dal Centro Studi Comunicare l?Impresa, Bruxelles, studente in « Lobbying and Business Representation » presso l?United Business Institute, Bruxelles.
Professione: Attaché Gabinetto Ministro Affari Esteri belga, politica commerciale europea e multilaterale. Incarichi politici: Coordinatrice nazionale Movimento Vivant nella regione bruxelloise, coordinatrice Vivant Europa, già candidata al Parlamento Europeo nel 2004, quarta supplente sulle liste VLD-Vivant. Responsabilità a livello europeo: Vice Presidente del movimento europeo ?European Citizens seminar movement?.___________________________________________________
Qual è stato il motivo principale che l?ha spinto/a a presentarsi candidato/a alle elezioni comunali dell?8 ottobre?

« Diventare protagonisti del proprio avvenire» è lo slogan che ho scelto per la campagna elettorale che sto conducendo ad Ixelles. Ho constatato personalmente che è quanto mai necessario ricondurre il cittadino al centro della politica, riscoprendo i valori dell?immortale Polis greca. Rivalorizzare la democrazia partecipativa ripartendo dal Comune, quale nostra agora principale costituisce il mio leitmotif. Il motivo più importante è stato tuttavia quello di rappresentare, dare una voce alla collettività italiana che da 60 anni arricchisce la cultura, la gastronomia, la musica, la moda (e la politica) in Belgio. Andrea Mazzaccaro, Maria Cristina Barassi, Clara Baiocchi e Antonio Mazzaccaro completano la rosa degli italiani della lista numero 4. Tuttavia la nostra lista è rappresentata inoltre da candidati europei e di origine asiatica ed africana. E? una vera lista multiculturale, multilingue e cosmopolita.

E? stato fatto abbastanza secondo Lei per favorire la partecipazione degli elettori stranieri, degli italiani in particolare, al voto comunale? Ci riferiamo alla classe politica belga, all?associazionismo italiano, ai media ?

Si, molto è stato fatto. Credo tuttavia pero? che non siano state spiegate chiaramente le ragioni di questo voto, e se molti expat non si sono iscritti, il motivo principale è dovuto alla sensazione che molti hanno provato di sentirsi oggetto e non soggetto politicamente attivo. Ecco perchè, a mio avviso, è necessario riscoprire l?accezione della parola « cittadino ».

A quali problemi vorrà dedicarsi prioritariamente e con maggiore impegno in seno al Consiglio comunale se sarà eletto/a?

Restando aperta ad ogni richiesta ed esigenza che venga espressa dai nostri concittadini, tentero? di riassumere in poche righe i punti salienti del nostro programma comunale : l?affermazione e la diffusione di un nuovo concetto di cittadinanza cosmopolita. La gestione costruttiva della prevenzione attraverso l?informazione e la sicurezza. Snellire la giungla amministrativa e burocratica che allontana il cittadino piuttosto che avvicinarlo. Favorire le imprese, gli artigiani, i ristoratori, i commercianti attraverso una diminuzione del cuneo fiscale che grava sul lavoro. Migliorare le infrastrutture per gli anziani ed i bambini spesso trascurati e incoraggiare le ristrutturazioni. Ripensare la politica degli alloggi attraverso l?acquisto delle abitazioni (sociali) in leasing e ridefinire le regole per gli affitti e le vendite immobiliari. Dinamizzare la politica di mobilità attraverso nuovi concetti legati allo spazio e alla gestione dei parcheggi. Costruire una sala Omnisport in quanto lo sport è una delle attività che accomuna trasversalmente ogni fascia di età. Una nuova politica multiculturale e multilingusitica nel campo dell?insegnamento e della tolleranza e del rispetto delle diversità che animano il nostro comune, Ixelles. E soprattutto, evitare ogni cumulo nei mandati, ne basta uno e eccellente piuttosto che tanti e mal gestiti. L?8 ottobre, osate il cambiamento, osate Vivant!

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24 Set 2006

Antonio Orlando, il maggiore altavillese seriamente ferito in un incidente

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da www.salernonotizie.it
Incidenti; auto fuori strada in Friuli: morti 2 militari, ferito grave Maggiore originario di Altavilla
Due giovani militari di origine campana sono morti la scorsa notte in un incidente stradale avvenuto sull’autostrada A4 Trieste-Venezia, nei pressi di Aiello del Friuli in provincia di Udine. Un terzo giovane, che si trovava nella stessa auto, è rimasto ferito in maniera molto grave. Si tratta del Maggiore Antonio Orlando, 25 anni originario di Altavilla Silentina in provincia di Salerno che presta servizio presso il Comando e Supporti Tattici della Brigata “Pozzuolo del Friuli” di Gorizia.
A perdere la vita invece Umberto Palumbo, 23 anni, e Giuseppe D’ Angelo di 22 entrambi originari della provincia di Napoli e in forza come Caporali maggiori. Il militare salernitano è tuttora ricoverato in prognosi riservata presso l?Ospedale di Udine. Sono ancora da accertare intanto le cause dell?incidente che ha visto coinvolta l?auto sulla quale viaggiavano i 3 giovani. La Lancia Ypsilon, intorno alle 4.00 è sbandata finendo fuori strada mentre percorreva una tratta in direzione Venezia.
24/09/2006 By Salernonotizie.it

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22 Set 2006

PAESTUM, E’ stata dissequestrata l’Oasi di Legambiente

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Il Gip del Tribunale di Salerno ha disposto il dissequestro dell’Oasi di Legambiente a Torre di Mare. L’area protetta era stata “sigillata” il 19 luglio dopo un’azione condotta dal comando della Forestale di Foce Sele. “I tempi relativamente lunghi sono giustificati solo dal periodo feriale”, commenta Pasquale Longo, presidente di Legambiente Paestum. Tutta l’area tornerà nella piena disponibiità di Legambiente già dall’inizio della prossima settimana. Dal 6 all’8 ottobre, nell’ambito della “Tre giorni del Cigno” sono previste iniziative di sensibilizzazione.

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22 Set 2006

Antonio Palmieri, l?uomo che fa la doccia alle bufale

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Ogni animale ha un tappeto di gomma e un nome: ?Stattaccorto? e ?dormiglione?. Ma c?è anche ?Berlusconi? e ?De Mita?. Nella nuova stalla i bovini andranno quando vogliono a farsi mungere da un robot

– Per la mozzarella di Bufala campana siamo addirittura al culto. Dal sapore inconfondibile, quella prodotta dal caseificio Vannulo guidato da Antonio Palmieri ha infatti un segreto: l’igiene della bufala, l’animale dal cui latte viene creata la ‘regina’ della cucina mediterranea. Ogni giorno nella rinomata azienda biologia di Capaccio Scalo (Sa), le bufale ?fanno la doccia?. E la piana di Paestum, che confina con l?azzurro mare del Cilento, diventa cornice per l?arte casearia di una famiglia che dal 1907 fa ‘peccare di gola’ gli amanti della buona tavola.

??Perché la bufala è un animale d?acqua ? dice Palmieri a Ign, testata on line del Gruppo Adnkronos – ha bisogno di stare nell?umido. Soffre il caldo, e bisogna tenerla bene. Dunque, anziché farla stare nell?acquitrinio, ogni 30 minuti ho assicurato loro 5 minuti di doccia. In questo modo, stando comodamente in mangiatoia, gli animali sono puliti e il latte è igienicamente puro??.

Ma chi lava le bufale? ??L?operazione – spiega ancora il titolare dell?azienda Palmieri ? avviene in automatico. Ci sono sensori che fanno scattare la doccia quando gli animali si avvicinano alla mangiatoia??. E le reazioni degli animali? ??Sono contentissime ? assicura Palmieri ? perché d?estate hanno un refrigerio che fa bene anche al latte. La doccia si fa da maggio a settembre. E in fondo ? rimarca – come si dice dalle nostre parti ?la pulizia solo in tasca non è buona?. Io aggiungo però che a volte fa bene anche alla tasca, perché ci sono troppi vizi. Se ci limitassimo un pochino, vivremmo tutti meglio??.

Quanto ai clienti, ?’ce ne sono di tutti i tipi, e vengono da ogni parte??, dice Palmieri. Che poi si lascia sfuggire qualche curiosità: ??Diego Della Valle manda spesso l?elicottero per prendere le nostre mozzarelle. Ma anche Montezemolo è stato qui e ha mangiato i nostri prodotti??.

All?azienda Vannulo le bufale sono 550, 300 quelle da latte. Vengono controllate con il computer, seguite giorno per giorno nello stato di salute come nella produzione della quantità di latte, ??coniugando in tal modo tradizione e innovazione??. E come nei ?Contadini del Sud? di cui scriveva Rocco Scotellaro, ??ogni bufala ha un nome ? fa sapere Palmieri ? c?è ?malevizzo? e ?stattaccorto?, ?sindaco? o ?dormiglione???. Ma in perfetto stile bipartisan, ??c?è anche una bufala che si chiama ?Berlusconi?’ e un?altra che prende il nome ‘?De Mita???.

??Le curo tutte – spiega Palmieri – anche perché ho un rapporto distaccato con il denaro. E? un mezzo che governo, non ne sono governato. Dunque decido sulle cose che mi fanno più piacere e ho a cuore la salute dei miei animali. Nell?azienda biologica le bufale vengono curate con trattamenti veterinari e cure omeopatiche??. Ne volete un?altra? ??Ogni bufala dorme comodamente su un proprio materasso di gomma. Ma nella nuova stalla che sto ultimando ? annuncia – ogni 60 aninali ci sarà un robot di mungitura. Così la bufala si alza e va a mungersi quando vuole. E? la prima stalla al mondo in cui le bufale si autogovernano??.

Il caseificio è stato aperto nel 1988, sei anni fa è nata la yogurteria. E adesso c?è un?altra novità: ??A metà ottobre apro la pelletteria??, ci rivela Palmieri. ??Si tratta di oggetti del mondo contadino interamente realizzati con pelle di bufala. Ad esempio la fuscella della ricotta è diventata un grazioso portapenne. E un oggetto in vimini si è trasformato in un portagioia in pelle di bufala??.

Insomma, l?unico ?guaio? di quest?azienda e che ??la nostra mozzarella finisce sempre presto. Dopo le 14 è un dramma per chi viene in azienda e non la trova. Allora ? confessa Palmieri ? li vedi imprecare per avere un kg di prodotto. Ma molte volte è difficile accontentarli, e la gente diventa isterica. Del resto o si sceglie la qualità o la quantità. Io da sempre ho scelto la prima. Se c?è qualità è meglio per tutti, per chi la produce e per le famiglie che vengono a trovarci??. E taglia corto: ??N?coppa a sti? cose nun se pazzea? (?su queste cose non si scherza?)??. Anche mangiare, insegnavano proprio a Paestum gli antichi, è un?arte che va coltivata.

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18 Set 2006

CILENTO. HEMINGWAY, È STATO MAI AD ACCIAROLI?

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?Si era piantato qui come una di quelle torri guardiane, innalzate da don Pedro di Toledo per stroncare i raid dei corsari saraceni, quasi sentendosi per generosità il guardiano di Pioppi. Alto, segaligno, bruno come un?aringa del Baltico, pescatore e oracolo, le sue parole erano saggezza e memoria. Prendeva un pugno di sabbia, lo stringeva alla maniera di una clessidra, poi ne lasciava lentamente cadere i granelli, sciogliendo il responso sulla meteorologia del golfo. Mai presa una cantonata: il suo segreto satellite conosceva ?u niro, il nido dei venti, il corso delle onde, gli umori del cielo?. Il racconto bello, davvero hemingwayano, è di Aldo De Francesco, stampato su ?Il Mattino? del 17 agosto 2004. Poi se il vecchio marinaio che per più di ottanta giorni insegue il pesce che gli squali gli mangeranno è Antonio Masarone, come dicono a Pioppi o Gregorio Fuentes, pescatore cubano, come si è sempre creduto diventa questione secondaria. Cominciamo dalle certezze: quand?era in Italia beveva vini veneti Hemingway. Amarone e poi Valpolicella. In una notte, durante la quale si dedicava furiosamente anche alla scrittura, ne faceva fuori sei bottiglie. E se nei suoi libri poi troviamo i risultati? «È un vino rosso cordiale come un fratello con cui si va d’accordo » , così il colonnello Cantwell, personaggio protagonista del romanzo ?Di là dal fiume e tra gli alberi? fa il sommelier. Quei vini non si trovavano nell?Acciaroli degli anni Cinquanta e lo scrittore americano, se tanto da tanto, per questo se ne andò. Nel frattempo accumulò materiali per quel romanzo che stava meditando nella testa e non sappiamo se quella frase struggente: “L’uomo non è fatto per la sconfitta”, dice Santiago mentre si prepara a combattere contro gli squali, ” si può uccidere un uomo ma non sconfiggerlo” l?abbia pensata durante il soggiorno cilentano oppure altrove. In queste parole c?è l?essenza della cilentanità. Il mare, a Pollica, dà ancora da vivere? In estate i 2700 abitanti i diventano trentamila e i venti quintali di rifiuti giornalieri, duecento, e un poco le sta cambiando i connotati. Nel porticciolo i pescherecci sono sempre di meno, messi in un angolo dai diportisti. Ernest vi ritrovò davvero certe atmosfere e certi tipi umani? “Era un vecchio, che pescava da solo in una piccola barca nella corrente del golfo? Il vecchio era magro e secco, con profonde rughe sul collo? Tutto in lui era vecchio tranne gli occhi, e loro avevano lo stesso colore del mare ed erano vispi ed imbattuti.? Nelle prime pagine del suo bestseller ?Il vecchio e il mare?, questo è il pescatore Santiago, un vecchio cubano. Ma i cilentani sono sicuri che possa essere stato uno di loro. Masarone, per esempio. Insomma, aggrapparsi al territorio, a tutte le sue offerte per farle fruttare. E? questo il senso di quest?ultima baruffa cilentana. «E intanto continuare a fare la guardia al paese, a costo di risultare impopolare», spiega Vassallo. «Il traffico rischia di strozzare Acciarioli? Si chiude il centro storico, anche se ai commercianti non va bene. L’albergo di tradizione non è a posto e qualche turista si lamenta? Gli mando i controlli dell’Asl. Quando, ancora anni fa, sul lungomare circolava brutta gente, chiesi alle Poste di sapere quante lettere partivano da Pollica per le carceri italiane, perché c’era il rischio reale che certi parentati volessero piazzarsi qui. Beh, hanno sloggiato. Adesso, la sera, non gira più strana gente». Al massimo, qualche cinghiale sulla battigia. Racconta ancora Aldo De Francesco: ?Fiocinatore senza rivali, stanava polpi a profondità impossibili; nel lancio «du jaccio», rete da pieno di cefali, era più esperto di un buttero. Durante l’inverno, in vasci e purtuni, nei «cunti» della gente, intenta a riempire vasetti di acciughe, si contendeva i primati marinari con i mitici pescatori cilentani: Ciccio Prota, Tanino ?u Ndilliano di Scario, ?u cullega Peppe Vassallo di San Marco, Miniello di Agropoli. Volti solcati da marosi, spugne di vento, gente che Hemingway interrogava ad Acciaroli, dicono, fortemente incuriosito dalla “morca”, otre di olio attaccato alla barca, da cui scorre una lenta scia per scrutare meglio i fondali?. Ecco, la questione Hemingway è chiusa.

IL FATTO
Ernest Hemingway ha soggiornato nell’unica locanda di un minuscolo borgo marinaro del Cilento e, affascinato dalla vita di un anonimo pescatore del luogo, detto ” ‘U viecchiu “, ne ha seguito le abitudini quotidiane accompagnandolo, di giorno, a pescare con il suo piccolo gozzo, e fermandosi la sera a dialogare con lui davanti al porticciolo del paesino. Con sé aveva una cassa di Amarone, il suo vino preferito. Poi il vino finì. Da questa breve ma intensa esperienza nacque “Il vecchio e il mare”, il capolavoro grazie al quale lo scrittore americano ottenne il Premio Nobel per la letteratura nel 1954. Se Hemingway non avesse terminato le casse di amarone, molto probabilmente non avrebbe lasciato il porto di Acciaroli e lì avrebbe terminato la stesura de: ”Il vecchio e il mare?. Pare sia stata proprio la ridente località cilentana, con il suo accogliente porto, ad ispirare lo scrittore americano.
Al centro del libro c?è la circostanza che vede da 82 giorni Santiago che non riesce a prendere un pesce e per questo viene abbandonato anche da Manolo, il ragazzo a cui ha insegnato a pescare e a cui è legato da profondo affetto. Così, l’83° giorno, Santiago prende il mare da solo. All’improvviso un enorme pesce abbocca all’amo e trascina la barca a largo. Dopo una terribile lotta durata tre giorni e tre notti, il vecchio ha finalmente la meglio sul pesce, lo uccide e lo affranca alla fiancata della barca. Nel viaggio di ritorno però è assediato dagli squali che, un pezzo alla volta, gli strappano il bottino, lasciandogli tra le mani un simbolico scheletro. Quando Santiago, sfinito, rientra in porto, del pesce non resta che la testa e la lisca.
Oreste Mottola

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17 Set 2006

ALBURNI- Allevatori della mucca podolica lanciano l’allarme lupi

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ALBURNI. “I lupi fanno strage dei vitelli
delle mucche podoliche”
Dal Parco del Cilento indennizzi e modalità che fanno infuriare gli
allevatori. “Pronti a fare battute da soli”.

ORESTE MOTTOLA
I lupi degli Alburni vanno all’attacco dei vitellini della mucca
podolica. Il Parco del Cilento paga, e poco come vedremo
successivamente, solo se l’allevatore riesce a ritrovare il 75% della
carcassa del povero vitellino sbranato dai lupi e se la fa
verbalizzare dagli agenti della forestale. Solo che sul pasto dopo il
lupo ci arriva il cinghiale, qualche cane selvatico, ed alla fine è
difficile che avanzi qualche osso. “Allora organizziamo una bella mena
e così abbiamo risolto il problema”. Cos’è la mena? “Una battuta di
caccia al lupo. Si facevano una volta. Di prima mattina, centinaia di
persone battevano i boschi dove c’erano le loro tracce facendo rumore
e spingevano il branco in dei passaggi obbligati dove esperti tiratori
facevano fuoco con i fucili. Potremmo rifarle, come disobbedienza
civile e per far rivivere una tradizione”. In bocca al lupo, allora.
Sorriso amaro, ironia rispedita al mittente. Non è il caso di metterla
sullo scherzo. Giovanni, chiamiamolo così, bovaro sui monti Alburni,
non si fa fotografare e non vuole comparire in alcun modo. Alle
lettere agli enti, così come alle denunce sui giornali, non crede. I
suoi colleghi, tutti allevatori di vacche podoliche degli Alburni,
sono arrabbiati, ma pensano a vie d’uscita. “Ai lupi vogliamo far pure
mangiare qualche nostro vitello. Dal Parco del Cilento vogliamo degli
indennizzi equi, che facciano star tranquilli i nostri portafogli
delle nostre aziende”. Perché, da qualche mese fra Castelcivita, S.
Angelo a Fasanella, Ottati e Corleto Monforte, i lupi sono tornati e
fanno stragi di vitelli. L’anno scorso l’allarme aveva riguardato
Piaggine, la zona del Cervati. C’è un branco nuovo, oppure quell’unica
famiglia di lupi che è segnalata in questa zona si è accresciuta. Va
all’attacco dei vitellini podolici che sono allevati, allo stato
brado, sull’intero massiccio degli Alburni. Rappresentano ancora una
robusta fetta dell’economia, con la produzione caciocavalli e burrini.
E carne buona come non se ne trova più. A finire l’opera, ci pensano i
cinghiali, che qui crescono numerosi. “In pochi mesi ci abbiamo
rimesso oltre centocinquanta vitelli”, racconta Daniele Monaco, un
giovane allevatore di mucche podoliche sugli Alburni. Professione e
specie allevata sono a rischio d’estinzione, tanto che la comunità
montana, già da qualche anno, ha lanciato un programma d’adozione. C’è
chi paga duecentocinquanta euro l’anno ed in cambio ha un paniere con
caciocavallo, burrini ed altri prodotti della montagna. Il più
illustre dei sottoscrittori è l’eurodeputato Alfonso Andria. “E’
polvere negli occhi, assistenza, pubblicità per i politici. Pensassero
allo stato delle strade montane. E’ disastroso. Io, come gli altri che
fanno questa mia attività, una volta potevano dire di avere un
capitale per le mani”. Ed oggi? “Devo stare accanto ai miei animali
notte e giorno. Sono un giovane, non so fino a quando potrò fare
questa vita”. Anche i primi cittadini dei paesi che più vivono di
zootecnia allo stato brado si sentono impotenti.
“Si diffondono perfino voci di ripopolamenti di lupi fatte dal Parco
del Cilento sul nostro territorio. Al comune non risulta niente. Lo
vorrei sapere anch’io. Sono sindaco da non più di tre mesi”, racconta
Pasquale Marino, il commercialista che guida Ottati.
“Facciamo causa al Parco”, propone Giuseppe Doddato, profondo
conoscitore delle risorse forestali degli Alburni e del Cilento. “E’
giusto tutelare la fauna selvatica. Ma chi deve rinunciare ad una
parte del suo reddito, venga pagato per quel che perde”. Ed invece?
“Un nostro allevatore in anticipo paga per il pascolo comunale e gli
affitti dei terreni privati. Così come ci ha messo anni per far
crescere la vacca che darà alla luce il vitellino. Si tratta poi
d’esemplari che hanno normali valori commerciali. Un piccolo di
podolica chi te lo vende? Poi c’è di più, la vacca che perde il
piccolo, proprio perché è allo stato brado, non può essere munta né
con le mani e nemmeno con la mungitrice. Quando cresce il piccolo è in
piena lattazione, è destinata così ad ammalarsi di mastite, e non
potrà più produrre”. Doppio danno, allora.
Giuseppe D’Urso allevatore di S.Angelo a Fasanella, arriva con le
carte alla mano. Dal Parco ha avuto una volta 155 ed un’altra 355 euro
di rimborso. A fronte di un mancato guadagno di almeno 2400 euro. “E
meno male che i lupi mi avevano lasciato qualcosa?”, sospira. “Ci
dovevo mettere solo un po’ di lavoro di sorveglianza, noi a questi
animali mica gli diamo il mangime o i foraggi”, racconta ancora. Per
questo si è fatta scrivere una diffida e l’ha spedita al Giuseppe
Tarallo, presidente del Parco: “?gli episodi descritti costituiscono
grave nocumento e pregiudizio all’economia familiare dei piccoli
allevatori. E l’indennizzo che ci date non è equo”.
“Qui manca un solo animale: l’uomo. Ieri l’emigrazione, oggi la fuga
in pianura. Ottati e S. Angelo a Fasanella, oggi hanno meno di mille
abitanti. Io ho il dovere ? aggiunge il sindaco Marino – di tutelare
gli allevatori. E chi ha visitato gli Alburni sa che quelle mandrie
sono così belle a vedersi ed ecompatibili. Non vorrei che uscisse
qualcuno a dirmi che il turismo, l’ecologia?”. “I cinghiali
distruggono la cotica erbosa, il prato verde che vedono tutti, sapete
ci metterà almeno 60 anni per riformarsi. Lo dico a chi si ritiene più
ambientalista degli altri”, dice Giuseppe Doddato.


Oreste Mottola

Cellulare 3384624615

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15 Set 2006

ALTAVILLA.23 settembre presentazione del libro "La Merica altavillese"

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Altavilla Silentina, Convento San Francesco: Presentazione libro di Bruno Di Venuta ? La Merica altavillese? ? Gli altavillesi in USA dal 1876 al 1924.

Il 23 Settembre 2006 alle ore 18.00 presso il Convento S. Francesco di Altavilla Silentina, sarà presentato il libro di Bruno Di Venuta ? La Merica altavillese? ? Gli altavillesi in USA dal 1876 al 1924. Il libro partendo da una analisi del fenomeno migratorio della Regione Campania e della Provincia salernitana, mette a disposizione documenti, informazioni e storie degli emigrati di Altavilla Silentina. Sono previsti, coordinati da Oreste Mottola direttore del Settimanale UNICO, i seguenti interventi : Ing. Antonio Di Feo – Sindaco di Altavilla Silentina Dott. Ermanno Guerra – Assessore alle Politiche sociali del Comune di Salerno Dott. Antonio Bassi – Magistrato della Corte di Appello di Salerno Dott. Ernesto Scelza – Delegato alla Pace, Cooperazione internazionale e Immigrazione della Provincia di Salerno Dott. Nicola Oddati – Assessore Cultura e Sviluppo del Comune di Napoli Dott. Palmiro Cornetta ? Sindaco del Comune di Serre Dott. Michele Figliuolo ? Ex Vice Presidente della Provincia di Salerno Dr.ssa Rosa D?Amelio ? Assessore alle Politiche sociali della Regione Campania

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