Archive for Luglio 2006

28 Lug 2006

L’ultima di Sergio Vessicchio: "Fuori i napoletani di Agropoli"

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“Il Cittadino” giornale locale di Agropoli: “Fuori i Napoletani” ed esplode la polemica

E’ una vera e propria bomba ad orologeria quella innescata dal giornalista Sergio Vessicchio in relazione al turismo ad Agropoli. Nell’ultimo numero del mensile “Il Cittadino” da lui diretto, appare una vera e propria denuncia contro il turismo ad Agropoli definito di bassa qualità. In particolar modo, il Vessicchio si scaglia contro i -napoletani- “Diciamo no ai napoletani” afferma dalle colonne del Cittadino, “e questo è un invito al resto della nazione. Vogliamo gli altri, vogliamo un turismo di qualità, di gente per bene, di signori. Siamo stanchi di fronteggiare ogni anno queste persone che pensano di venire ad Agropoli e portare civiltà”. Naturalmente non si è fatta attendere la replica del sindaco Antonio Domini.

“A seguito degli articoli pubblicati in data odierna su Il Cittadino (Anno X n. 121) e riferiti alla presenza dei turisti napoletani ad Agropoli, quale Sindaco, a nome di tutta l?Amministrazione e dei cittadini, desidero esprimere dissenso ed estraneità alle affermazioni fatte dal fondatore ? direttore, Sergio Vessicchio. Tali affermazioni devono ritenersi la voce di uno e non il pensiero di tutti, pertanto esorto chi legge a non considerare il direttore Vessicchio quale nostro portavoce e allo stesso rivolgo l?invito a non descriverci quali coautori delle stesse. La mia opinione sui turisti napoletani, che ci onorano di scegliere Agropoli quale meta delle loro vacanze, è di tutt?altra natura. Credo non sia così semplice individuare nella sola provenienza geografica la qualità di un turista, che si distingue da un altro solo per il parametro della buona o della cattiva educazione che lo contraddistingue. Questo è l?aspetto cui gli agropolesi danno realmente attenzione, discriminando e condannando solo chi non s?impegna nel rispetto delle regole. A sostegno di ciò, da alcuni anni, l?Amministrazione che guido ha adottato dei provvedimenti tesi a regolamentare il settore degli affitti delle case delle vacanze cercando di eliminare gli spiacevoli e frequenti episodi dell?affitto di garage, sottoscala e locali fatiscenti quali alloggi estivi, ciò proprio perché questa Amministrazione crede e lavora per il rispetto delle regole e per la garanzia della legalità. Agropoli ha un?antica e rinomata tradizione turistica, è nota per l?ospitalità e la buona accoglienza della sua gente, che è sempre lieta di ricevere chiunque, per lavoro o per turismo, decida di vivere nella nostra ridente Città, sia che lo faccia per un giorno che per una vita. Gli agropolesi non condividono le affermazioni fatte da Sergio Vessicchio sulle pagine de Il Cittadino, il contributo che questa Amministrazione da in questo settore storico dell?economia agropolese è a favore di una disciplina e di un ordine che non può che migliorare ciò che spontaneamente è già efficace e valido. La cattiva educazione di pochi non può essere la causa di mortificazione di un?intera comunità. Napoli è una bellissima e storica Città, i napoletani, intendendo per questi non solo i cittadini, ma tutti i residenti dell?area vesuviana, sono eredi di un passato antichissimo e prestigioso, sono esportatori di una cultura, di tradizioni e di attività che ci fanno conoscere e sono rinomate in tutto il mondo, rendendoci fieri ed orgogliosi di essere italiani”.

Riportiamo di seguito gli articoli “incriminati” tratti da “Il Cittadino di Agropoli”

Napoli Capitale del Male
Adesso tutti prenderanno le distanze, molti faranno gli ipocriti, in tanti mi accuseranno. on temiamo niente. Sin da quando eravamo bambini abbiamo sentito accuse rilevanti contro i napoletani dai nostri nonni, dai nostri zii, insomma da quelli più grandi di noi. Siamo cresciuti con l?idea che i napoletani fossero pericolosi. Avevano ragione. Ebbene è arrivato il momento di prendere una decisione, forte, importante, costruttiva, salva-vita per Agropoli. Diciamo no ai napoletani e questo è un invito al resto della nazione. Vogliamo gli altri, vogliamo un turismo di qualità, di gente per bene, di signori. Siamo stanchi di fronteggiare ogni anno queste persone che pensano di venire ad Agropoli e portare civiltà. «Noi vi portiamo i soldi» dicono con arroganza, e noi diciamo tenetevi i vostri soldi molti dei quali sono soldi sporchi perché Napoli è la capitale del male, ma restate lontani dalla nostra splendida cittadina. Auspichiamo un turismo diverso e in grado di riportare Agropoli in alto. Abbiamo un cittadina splendida che ha la colpa di stare a soli 100 km dalla capitale dl male (Napoli), un?ora e mezzo di auto e un?ora e venti di treno con scalo a poche centinaia di metri dal mare. Si, oggi questa è una colpa. Purtroppo. Perché la capitale del male frusta.
le attese e le aspettative di Agropoli. L?estate è la bella stagione, ricca di colori, di amore, di felicità. Invece qui diventa una Baghdad. Nonostante la moltiplicazione delle forze dell?ordine, l?intensifi carsi del loro lavoro e l?impegno dei carabinieri, dei fi nanzieri, della capitaneria di porto, della polizia, dei vigili urbani, è diffi cile tenere a bada i vandali che provengono da Napoli. Infatti a luglio e agosto, ogni anno, ci sono valanghe di denunce di furti, di aggressioni, di inadempienze, di danni contro il patrimonio. Non che non ce ne fossero in altri mesi dell?anno ma l?estate vede pericolosamente aumentare questo drammatico trend. La gente è stanca, non ne può proprio più. A parte i boia di Agropoli (gli agropolesi, e presunti tali, che affi ttano i bassi ai napoletani) e qualche commerciante, i cittadini di Agropoli non vogliono i napoletani, sono stanchi, anzi siamo stanchi, di subire, basta. Con la presenza dei vesuviani Agropoli viene insultata e vituperata dal resto d?Italia. Abbiamo sentito tanta gente che non viene ad Agropoli per non ?immischiarsi? con i napoletani. Siamo l?immondezzaio d?Italia per colpa dei napoletani. Si comportano male, sono arroganti, rubano sotto gli occhi, invadono le piazze, le spiagge, le strade, si portano anche la carta igienica da Napoli, arrivano con furgoni, auto ?scassate?, sporcano, gridano, litigano, minacciano chiunque e via dicendo? E poi creano ad Agropoli lo stesso ambiente di Forcella, dei vicoli napoletani, delle periferie della capitale del male. Ci sono anche napoletani che subiscono tutto questo e sono i primi censori dei loro concittadini. Conosciamo tanti napoletani onesti che dicono di non venire ad Agropoli perché trovano i peggiori di Napoli. Anche se noi non facciamo le diff erenze. I napoletani sono napoletani e basta, non esistono i bravi e i cattivi, sono i napoletani. Basta attraversare il Lungomare San Marco e ci si trova davanti ad una vera e propria little Napoli, sono accampati in garage, li vedi sui balconi riposare sui materassini da spiaggia, e poi quell?accento volgare e irritante, antipatico e stretto che ci fa arrabbiare più che ogni altra cosa. ? Totore? Ciruzz…? gridano, senza pudore stona tra le vie incantevoli di Agropoli, ma questo è solo il costume. La stessa cosa succede cosa nei pressi della Marina al porto. La loro pericolosità sta nelle azioni notturne e diurne, sono topi di appartamento, scassinatori di auto, borseggiano e poi se puntano un Rolex a qualche turista di certo in pochi minuti hanno l?abilità di rubarglielo. Li vedi nei pressi dei Bancomat guardare, studiare, se possono mettere a segno il loro ?colpetto?. Fanno la vacanza ?lavoro? tanto per intenderci. Non li vogliamo più. Il Sindaco di Agropoli da qualche anno li combatte intervenendo su coloro che fi ttano i bassi e gli appartamenti- ghetto e probabilmente con l?ipocrisia che lo contraddistingue prenderà le distanze da questo editoriale anche perché è diventato amico di Bassolino al quale vuole dare il porto. Un quadro desolante, pericoloso, favorito anche dalla mancanza di strutture, da impavidi proprietari di piccoli casolari che li affi ttano a gentaglie senza scrupoli. La colpa non può essere data solo ai napoletani ma a chi crea le condizioni e cioè a tutti quegli agropolesi che li ospitano. Anche perché, e questo è il paradosso, i prezzi sono molto alti e questo favorisce l?arrivo di più famiglie in una sola casa e la divisione della spesa e così capita che in ogni casa vi siano più famiglie che si dividono anche due stanze. Una vergogna. Una barbarie. L?invasione degli unni (napoletani) penalizza questa splendida cittadina, ne contrae le attese, ne ostruisce la strada per la crescita. Questa ad Agropoli è opinione diff usa. Tutto quello che si dirà è noia. Agropoli è contro i napoletani questo è un dato, questa è realtà. I napoletani lo sappiano, ad Agropoli non sono graditi.

Noi non siamo napoletani
Siamo a 100 km da Napoli, a una ottantina dai paesi vesuviani, ma non siamo napoletani. Teniamo a sottolinearlo. Prendiamo le distanze e ci offendiamo se ci chiamano napoletani. E? un?off esa grande, schifosa, indegna per ogni cittadino di Agropoli. Napoletano non sta solo come abitante di Napoli. Vuol dire ben altro.
Lo si dice off endendo le persone. Noi non siamo di Napoli, non vogliamo minimamente essere affi ancati nè a Napoli, la capitale del male, nè ai cittadini di Napoli. Noi non siamo come loro. Per carità, probabilmente, sono loro i buoni e noi i cattivi, ma non siamo come loro. Non ci piacciono i loro comportamenti, il loro modo di vivere, il loro modo di avere rapporti con la società civile. Noi non siamo napoletani. Respingiamo ogni cosa che è Napoli. Cattiveria, arroganza, frustrazione,vittimismo, sentirsi inferiori, irridere le persone, ipocrisia, il modo con il quale guidano le auto e molti agropolesi hanno subito il loro virus, e chi più ne ha più ne metta. Il loro modo di vivere è insopportabile, il loro accento volgare è irriverente, inascoltabile, si va in depressione. Diciamo la verità: di Napoli e dei napoletani abbiamo paura, diffi diamo, scappiamo. Se stiamo a contatto con loro ci tocchiamo sempre vicino alle tasche per vedere se c?è ancora il portafogli, insomma noi li giudichiamo male, molto male. Molte volte però facciamo a buon viso cattivo gioco perchè abbiamo capito che se ci facciamo vedere deboli nei loro confronti essi ci schiacciano. Quattro anni di giornalismo a Napoli mi hanno roso, inviperito, invelenito. Ne ho viste di cotte e di crude. Ma come fanno a viverci in quella città? A parte il caos che c?è, è una vivibilità strana, fatta di soprusi e sottomissioni, di arroganza e mitezza. Ma poi è brutta e dicono che è bella, è sporca, vecchia, non c?è nulla di moderno che si potesse contrapporre all?antico. Ma non vogliamo entrare nel merito della struttura, ma nel modo di vivere e di agire. Non crediamo nel napoletano buono o cattivo. E? il napoletano. Quello che sembra una persona cosiddetta ?Signore? ti accorgi che nei comportamenti è peggio di chi può sembrare il peggio. Scusateci per la ripetizione. E? questo il punto. I napoletani non li vogliamo, abbiamo paura di loro, non ci sentiamo come loro e per questo ne prendiamo le distanze.

1955, non si fitta ai napoletani
Gia. Nel 1955 gli agropolesi avevano appeso i cartelli con su scritto: ?Non si fi tta ai napoletani?. Lo riferisce il generale Oscar Pedrazzini, già vice sindaco di Agropoli. Pedrazzini non si sbilancia, non fa nessun commento ma riporta l?episodio. E non è un caso se proprio l?amministrazione guidata da Mautone, Forza Italia-AN in carica dal 1995 al 1997, nella quale Pedrazzini era vice sindaco, l?assessore al turismo dell?epoca Saverio Prota, fece il primo decreto anti- napoletani che poi era un provvedimento per non affi ttare i bassi e le case non adeguate.
Propose un regolamento per regolamentare i fi tti delle case. Il provvedimento è stato adottato anche da Antonio Domini, attuale sindaco, che lo ha fatto mettere in atto già quando era sindaco facente funzioni e successivamente anche dopo che è stato nominato sindaco. Domini assicura: «Faremo rispettare con le forze dell?ordine le nostre delibere in proposito». Sono annunciati altri blitz nei prossimi giorni, riferisce il sindaco, per verifi care gli appartamenti fi ttati abusivamente. E? un escamotage per combattere i napoletani. Negli ultimi tempi ad Agropoli sono nati tantissimi Bad&Breakfast, ci sono belle pensioncine, quei pochi alberghi che insistono sul territorio sono pieni e in queste strutture non vi sono napoletani perciò bisogna andare in queste direzioni. I locali sono pieni di gente che viene da tutto il salernitano e l?economia può ripartire da queste premesse. Strutture con turisti che vengono da tutta Italia e locali notturni frequentati da chi vede Agropoli come punto di riferimento per i tantissimi giovani della nostra provincia. Vi sono poi tantissimi napoletani che hanno le case comprate e che costituiscono il male minore della napoletanità perché vengono nei fi – ne settimana e non fanno danni perché vi hanno comunque una dimora. Puntare ancora sui napoletani sarebbe un autogol clamoroso. Questo senza prendere in riferimento il porto che rimane un punto cruciale per gli investimenti. Infatti va scongiurato il pericolo Bassolino per la nostra struttura turistica più importante. Il sindaco Domini deve abbandonare l?idea di dare nelle mani della boia della Campania, Bassolino, il nostro porto, non a caso sul porto di Agropoli si fa la festa regionale dell?Unità, è un fatto strategico. Bassolino il vero distruttore della nostra regione vuole il porto di Agropoli e intende far entrare i napoletani anche da mare. Sarebbe un pericolo per la tenuta di Agropoli. Dopo il danno che Bassolino ci ha fatto con l?ospedale, aperto solo per sistemare qualche primario che gli era rimasto sullo stomaco, ha dato ad Agropoli un nosocomio che non serve a niente ma solo per fare becera clientela. Il porto deve rimanere la struttura in grado di trasformare il nostro turismo. Il ripascimento delle spiagge, la barriera frangi fl utti, la costruzione degli alberghi sono la strada da imboccare per salvare Agropoli e gli agropolesi, per respingere il mal costume napoletano ormai diff uso. Gli appartamenti vuoti vengano fi ttati per tutto l?anno. Infatti i proprietari non li fi ttano per darli poi a napoletani per 2 mesi. Una gogna per Agropoli, questo atteggiamento. Via i napoletani, dunque. Per la verità negli ultimi anni si è molto ridimensionato questo fenomeno, l?ingresso dell?Euro ha scoraggiato molti ma ha favorito la venuta di coloro che non può permettersi di andare in posti turistici di serie A e si è riversato da noi con le conseguenze del caso. Il ragionamento è ampio, meriterebbe un?analisi più approfondita e non sommaria come la nostra giustifi cata però dalla voglia di vedere ad Agropoli gente per bene. Agropoli è la cittadina più bella del meridione d?Italia, forse di più. Mancano le strutture ricettive, la politica non riesce ad uscire dalle sabbie mobili del pressappochismo, i napoletani la sfregiano ostruendo l?arrivo dei turisti raffi nati e con la T maiuscola. Ho sempre sostenuto che i turisti sono tali in tutte le sue forme. Oggi no. Mi accorgo che sbagliavo ecco perché comincio a dare ragione a tutti quei agropolesi che mi hanno sempre parlato male dei napoletani e a chi nel 1955 scriveva vicino alle case: ?Non si fi tta ai napoletani?.

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Re: Il Cittadino di Agropoli: (Voto: 0)
di Anonimo il Giovedì, 27 luglio @ 11:02:15 EDT
Concordo con chi si lamenta dei napoletani, io personalmente lo sono e molte volte mi da fastidio sentire e vedere altri miei concittadini, soprattutto quando parlano in accento stretto volgare o quando si “atteggiano” a boss, però ricordatevi sempre di non fare di un’erba un fascio. Esistono anche napoletani perbene. Io vengo ad Agropoli da 32 anni e non ho mai dato fastidio a nessuno anzi mi sono sempre trovato bene. Ciao

3 commenti

26 Lug 2006

Dal notes di un cronista. Giovedì conferenza di Antonio Manzo a Sant’Arsenio

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INCONTRI CULTURALI ORGANIZZATI DALL’UNI3

SANT’ARSENIO (SA)

SECONDO APPUNTAMENTO: “TRANSIZIONE POLITICA IN ITALIA: 1992-1996, APPUNTI DAL NOTES DI UN CRONISTA POLITICO” GIOVEDì 27 LUGLIO ORE 18

RELAZIONE DI ANTONIO MANZO, GIORNALISTA DEL MATTINO

AI SUCCESSIVI INCONTRI PARTECIPERANNO DOCENTI DELL’UNIVERSITA’ DI PALERMO E DI PORTO, STORICI E ANTROPOLOGI.

INCONTRI CULTURALI ESTIVI A SANT?ARSENIO (SA)
SECONDO APPUNTAMENTO

Antonio Manzo, giornalista de ?Il Mattino?:
TRANSIZIONE POLITICA IN ITALIA: 1992-1996
APPUNTI DAL NOTES DI UN CRONISTA POLITICO

GIOVEDI 27 LUGLIO ? ORE 18.00
Via Ciliberti, palazzo d?Aromando

Tangentopoli, una stagione che ha cambiato la storia politica dell?Italia della Prima Repubblica. Un passaggio che ha rivoluzionato la vita del sistema politico e sociale italiano, di cui parlerà Antonio Manzo, giornalista e notista politico de ?Il Mattino?, per il secondo appuntamento (in programma giovedì 27 luglio) del ciclo di convegni ?Incontri culturali – Estate 2006?, organizzato a Sant?Arsenio dalla sede del Vallo di Diano dell?Uni3.
Titolo dell?incontro, che si svolgerà alle 18 in Via Ciliberti nel palazzo D?Aromando è: ?Transizione politica in Italia: 1992-1996, appunti dal notes di un cronista politico?. Un periodo che Manzo racconterà con gli occhi del giornalista che quei giorni li ha vissuti e scritti. Una prospettiva che scavalca la pura cronaca per approfondire le implicazioni tra le vicende giudiziarie, politiche e sociali dell?Italia che dal pentapartito è arrivata fino al maggioritario e alla ricerca di stabilità.

La manifestazione, organizzata dall?Associazione nazionale Università della Terza età (sede del Vallo di Diano), con il patrocinio della Provincia di Salerno, del Comune di Sant?Arsenio e della Banca Monte Pruno di Roscigno, continuerà giovedì 3 agosto, con la relazione di Elvira Cuhna de Azevedo, docente dell?università di Porto, sulle ?Varie politiche europee di fronte alla scoperta di nuovi mondi. Sarà un altro docente dell?università portoghese, Giuseppe Mea, il 10 agosto a parlare degli ?Iberismi nel dialetto napoletano?. Il 12 agosto, invece, l?Uni3, in collaborazione con le associazioni ?Voci dal Sud?, ?Luigi Pica?, ?Rotary? e ?Amici del Vallo?, ha organizzato un incontro con lo scrittore e poeta Elio Pecora, curato da Carla Coiro, a cui interverranno lo storico e docente dell?università di Palermo, Roberto Deidier, e la saggista e critica letteraria Daniela Mareschi.
Di ?Alimenti e comunicazione, una storia del Mediterraneo e il caso Cilento? si parlerà nel convegno in programma per il 17 agosto, in compagnia dell?antropologo e giornalista Domenico Ienna. La manifestazione terminerà il 25 agosto con la relazione finale del docente dell?Uni3, Carlo Chimenti.

Per informazioni

347.1955842 ? 320.7942824

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25 Lug 2006

Tedesca travolta da treno a Paestum

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Donna tedesca travolta da treno a Paestum. Attraversava i binari in compagnia di due persone. Una turista tedesca, Brigitte Fisher, di 47 anni, e’ stata investita e uccisa da un treno in transito presso lo scalo ferroviario di Paestum. La donna, in compagnia di due persone, anch’esse di nazionalita’ tedesca, e’ stata sorpresa dall’arrivo del treno, un Eurostar, mentre stava attraversando i binari. Sembra che il gruppo di turisti fosse diretto a Pisciotta e abbia deciso di attraversare i binari nonostante il sottopassaggio. Ritardi si registrano sull’intera tratta interessata

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25 Lug 2006

ALBANELLA. Bufala connection, intervista ad Ezio Catauro

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?L?emergenza brucellosi fra le nostre bufale è stata gonfiata ad arte?
La denuncia dell?avvocato Ezio Catauro, difensore di parte civile nello scandalo ?bufala connection?

Il clima di omertà era forte ed investiva diversi settori professionali. Dall?avvocatura al giornalismo. Per trovare un avvocato che ne raccogliesse la denuncia avevano dovuto visitare più di uno studio legale. Fu Ezio Catauro (nella foto) a prendere il coraggio a due mani e ad assisterla nella presentazione dell?esposto alla Procura. E? la storia della famiglia che, da sola, ha fatto scoppiare ?bufala connection?. Così come per anni la stessa stampa locale (tranne eccezioni che pure ci sono state e che sono note ai lettori di questo giornale) aveva preferito guardare dall?altra parte o addirittura spalleggiare le intimidazioni con articoli compiacenti che dipingevano come ?inquinatori senza scrupoli? proprio quegli allevatori che non volevano sottostare ai desiderata della ?cupola? che governava il settore. ?Le foto che illustravano quegli articoli non erano state fatte nell?azienda in discussione? . Per la brucellosi, si ridimensiona pesantemente l?incidenza del fenomeno ed emerge invece l?azione di amplificazione fatta per ottenere i rimborsi regionali, lucrandoci sopra. Si voleva anche omogeneizzare la qualità della nostra mozzarella a quella delle zone del casertano e fare in modo che non fosse più possibile distinguere.
Le indagini vanno avanti ed aprono scenari sempre più nuovi ed allarmanti. ?I nostri?, ovvero gli accusati dalla Procura salernitana, avevano iniziato a progettare un centro per la raccolta e lo stoccaggio del latte di bufala. Doveva sorgere in località ?Bosco?, nel comune di Albanella. C?era molto da investire sull?iniziativa. L?obiettivo era quello del controllo del settore con la concentrazione di grandi quantità di latte da cedere poi ai vari caseifici della zona, così da ?fare? il prezzo. E subito dopo era stata progettata l?entrata nella proprietà di uno dei caseifici che vanno per la maggiore. ?Il cavallo di Troia? erano le difficoltà aziendali di un?impresa di una certa notorietà (ma non è fra le griffe più accreditate).
?Agricamorra?, le indagini del Gico della Guardia di Finanza e del Nas dei Carabinieri su richiesta dei pm antimafia Corrado Lembo e Filippo Spiezia (l?inchiesta fu avviata dal pm Giorgio Iachia), si sta rivelando sempre più un vero e proprio vaso di Pandora.
E? stato dato un colpo di maglio ad un?organizzazione che stava applicando al settore bufalino le stesse tecniche d?infiltrazione messe a punto negli ultimi cinquant?anni per il pomodoro nella parte nord della provincia di Salerno.
Agli allevatori, già economicamente provati da gli alti costi di produzione ?indotti? con il monopolio del commercio della paglia e del foraggio, veniva sbarrata la porta di alcuni caseifici.
?Improvvisamente non ti veniva più ritirato il latte, ma poi venivi a sapere che c?era qualcuno disposto a comprarlo a prezzi da realizzo. Anche 400 delle vecchie lire in meno?, racconta un allevatore. ?Con quei margini di ricavo non avevi nemmeno più i soldi per i foraggi?.
La ?svolta?, ovvero l?interesse da parte del malaffare verso l?allevamento bufalino, appare concentrata negli ultimi due anni. Da quando era diventato più difficile il mercato delle pelli e delle ossa da macinare nelle industrie di famiglia.
Il primo passo è stata l?attività di una delle società di famiglia, che ritirava dagli agricoltori gli animali morti, in virtù di un?autorizzazione che di fatto la rendeva ?monopolista? nell?intera regione Campania.
Particolarmente allarmante è ciò che sta emergendo sulla questione della diffusione della brucellosi. ?L?emergenza è stata gestita male. Gli abbattimenti sono stati tantissimi perchè agli allevatori si negava la possibilità di fare il doppio controllo, ovvero le analisi presso un altro laboratorio. Anzi ? aggiunge l?avvocato Catauro ? io sono partito da un?esperienza personale, quando agli inizi degli anni Novanta, nella piccola azienda agricola di mio padre vennero trovati 2 capi affetti da brucellosi. Lui insistette per rifare le analisi e quei capi risultarono sani. Nessun dolo per carità, voglio solo dire che la metodologia delle analisi non è così perfetta?. Se allora è così perchè allora sugli allevatori coinvolti è stata esercitata la pressione ad abbattere subito, ?così il contributo regionale arriva prima?, si diceva, negando la possibilità di fare delle controprove?.
?L?emergenza brucellosi nella Piana del Sele si sarebbe fortemente ridimensionata, senza le pesanti ripercussioni che abbiamo visto sul bilancio regionale, e con dani ad un?immagine del settore ancorata alla genuinità?. Ma così non è stato e resta il mistero degli allevatori che sapevano delle loro bufale già ammalate ? prima dei risultati delle analisi – ?dall?amico? che poi avrebbe suggerito il ?cosa fare? e se si faceva ?resistenza? eccoti pronte le contromisure.
?Io penso ? dice l?avvocato Catauro ? alla luce di ciò che ho avuto modo di vedere che un numero grandissimo di casi di brucellosi sia stato artificialmente determinato. Anche i convegni sul tema, così l?allarme fra gli allevatori risultava ?gonfiato?. Perchè? Per eliminare dal mercato pericolosi concorrenti, per lucrare sui rimborsi per gli indennizzi, per riciclare a prezzi stracciati bufale perfettamente sane.
C?era una volta un mercato ricco, era quello bello della bufala e della mozzarella, la favola è durata finchè non ci è arrivata la camorra.
Ora è scaduto il tempo per adeguare gli allevamenti alle normative ambientali. La grave crisi di mercato del settore (effetto anche degli ultimi avvenimenti) non consente alle aziende quella capacità di investimento necessaria per dotarsi della strumentazione necessaria. Su di un intero settore rischia di cadere una mannaia che taglierà redditi e posti di lavoro.

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24 Lug 2006

EBOLI – CAVA. Oggi si sposa Massimo Cariello.

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L’Assessore Provinciale Massimo Cariello convola a nozze con l’affascinante Cristiana Chirico

Lunedì 24 luglio alle ore 17.30

Badia di Cava de’ Tirreni, Abbazia Benedettina della S. S. Trinità, dell’XI secolo

Arriva nel cuore dell’estate salernitana proprio come il gossip più bello e atteso da paparazzi, giornalisti e non solo. Fervono gli ultimi preparativi e poi l’evento rosa che suggella l’estate 2006 raggiungerà la sua massima potenza.

Dall’Agro Nocerino Sarnese alla Piana del Sele, passando per l’entroterra salernitano e sfiorando vette regionali e nazionali, cresce in maniera esponenziale l’attesa per il matrimonio più gettonato del momento.

Ebbene sì. Massimo Cariello, l’Assessore alle Politiche Giovanili, al Lavoro, Centri per l’Impiego e Informagiovani della Provincia di Salerno, l’ambito ?scapolo d’oro? dell’ultimo quinquennio, finalmente convola a giuste nozze.

Ebbene sì. Anche per lui, esteta affermato e politico navigato, è giunto il momento di metter su famiglia e cedere ai doveri coniugali. Ma come accade per tutti i matrimoni che si rispettino, sarà soprattutto la sposa a calamitare l’attenzione dei flash e la curiosità degli invitati e suscitare, perché no, un pizzico di invidia che, in casi eccezionali come questo, non manca mai.

E’ Cristiana Chirico, bella, affascinante, riservata e soprattutto tanto ?paziente? con colui che dovrà strale accanto per tutta la vita, la fortunata sposa che almeno per un momento si tirerà addosso un velo di gelosia da parte di chi, almeno una volta ha sognato?.

Ma i sogni si sa rimangono tali, la realtà è ben altro.

Il giorno del fatidico sì è giunto, e questo pomeriggio i raggianti ed emozionati genitori Antonio Chirico e Maria Petrosino, Giuseppe Cariello e Maria Capo, faranno da cornice al matrimonio dei figli Cristiana e Massimo.

L’appuntamento è fissato per le ore 17.30 nella Badia di Cava de’ Tirreni, Abbazia Benedettina della S. S. Trinità, dell’XI secolo, salvo giustificato ritardo della sposa che, come tradizione vuole, deve farsi attendere e desiderare almeno un po’. Anche la scelta dei testimoni, non è stata affidata al caso. Massimo, infatti, per suggellare questo prezioso e significativo momento, ha voluto al suo fianco il fratello maggiore Pasquale e la moglie Paola Tomeo adorabile madre dei due piccoli angioletti Giuseppe e Massimo (che porta il nome dello zio Assessore). Cristiana, invece, come testimoni di nozze ha scelto gli affezionati e cari parenti Umberto e Luciana Petrosino.

Dopo il rito religioso Massimo e Cristiana festeggeranno con numerosi familiari ed una nutrita schiera di amici e colleghi, presso la ?Tenuta Porta di Ferro? di località Santa Lucia di Battipaglia. Un pantagruelico e raffinato banchetto nuziale delizierà i palati delle centinaia di inviatati che prenderanno parte alla cerimonia.

Ovviamente, tra la ricca e nutrita rosa di invitati, ad affiancare un politico navigato come l’Assessore Provinciale al Lavoro, non potevano di certo mancare altrettanti politici del panorama locale e nazionale. Anche qui, scelte non casuali.

L’Assessore Cariello ha voluto al suo fianco nel giorno del suo matrimonio il Presidente della Provincia di Salerno, Angelo Villani; gli assessori Antonio Valiante e Corrado Gabriele; numerosi esponenti della Giunta e del Consiglio provinciale; gli Europarlamentari Alfonso Andria e Vincenzo Aita; l’onorevole e compagno di Partito Gerardo Rosania, colui che gli ha dato i natali politici; il sindaco della Città di Eboli, Martino Melchionda; gli assessori comunali di Eboli Cosimo Cicia, Pierino Infante, Luigi Morena e Mauro Maci; i consiglieri comunali di Eboli, Mauro Vastola e Carmine Caprarella e numerosi Sindaci e politici dei Comuni della Provincia di Salerno da Sapri a Scafati. Se gli impegni istituzionali gli lasceranno un po’ di tempo a disposizione, potrebbe essere presente al banchetto nuziale di Massimo e Cristiana, anche l’onorevole Francesco Caruso.

Dunque, da oggi per l’Assessore Massimo Cariello si aprirà un capitolo di vita tutto nuovo.

Colui che un tempo è stato descritto come ?il giovane assessore ebolitano che piace alle signore mature, che in lui vedono un ragazzo- fratello- figlio, cordiale e di buone maniere, non macho, uno che non sembra un comunista di Rifondazione?? giurerà amore eterno alla splendida Cristiana. E chissà quante lacrime solcheranno il viso dell’adorabile Pupetta?

Ovviamente agli auguri di parenti ed amici, a Massimo Cariello e Cristiana Chirico vadano gli auguri sinceri e sentiti da parte di tanta gente comune, di tanti salernitani di centro e di periferia che, almeno una volta, hanno avuto modo di incontrare, ascoltare e conoscere Massimo Cariello.

A Massimo e Cristiana ? ad majora!

Silvana Scocozza

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23 Lug 2006

ALTAVILLA, Ponte ristretto ed imbruttito. Un mio articolo

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Le nuove forme del Ponte sul Calore non piacciono agli abitanti

Oreste Mottola
Ad inaugurarlo, il 24 gennaio del 1934, venne Umberto, allora principe di Napoli. ?Il Mattino? del tempo gli dedicò un?intera pagina. Era un vanto della tecnica costruttiva del tempo quel ?Ponte Canale? sul Calore Salernitano. Insieme alla diga di sbarramento del Sele, a Castrullo, dove oggi c?è l?oasi del Wwf, rappresentava uno lo snodo che sollevava l?acqua che attraverso i canali arrivavano fino a Paestum. Sopra correva la strada, ?già larga come una corsia di quell?autostrada che nessuno di noi aveva ancora visto?, dice Alfredo, anziano contadino della zona. Un?opera importante perché serviva per collegare velocemente le pianure di Altavilla e Capaccio con Serre e poi Eboli, quel ?Ponte Canale su Calore Salernitano?. Fu un?opera ingegneristicamente molto ardita: ?Le spallette laterali ? racconta Rosario Messone, ingegnere e storico ? furono utilizzate sia per fungere da travi per il ponte che per appoggiarvi il canale principale della bonifica. Le arcate sottostanti, ad ellisse, richiesero abilità costruttive non comuni. Le difficoltà aumentavano perché veniva utilizzato, ed in maniera massiccia, per la prima volta il cemento armato. Le stesse maestranze utilizzate erano quasi tutte settentrionali, in particolare venete ed emiliane?.
Nove anni dopo ebbe il primo affronto. I tedeschi, dopo lo sbarco angloamericano a Paestum dell?8 settembre 1943, nel ricongiungersi verso l?armata di Kesselring che risaliva dalla Calabria e dopo aver dato filo da torcere agli americani proprio sulla collina di Altavilla, ne fecero saltare l?ultimo tratto. E fu allora, nella successiva ricostruzione, che una brutta ringhierina di ferro prese il posto dei tratti dell?originario muretto protettivo distrutti dai tedeschi.
La vita prosegue. Intorno al ponte nasce una piccola borgata, che si chiamerà proprio ?Ponte Calore?, caratterizzata da una discreta vivacità di piccole attività economiche, due caseifici ed un piccolo supermercato che fanno da punto di riferimento, superando lo stesso confine amministrativo fra i comuni di Altavilla e Serre. Del ?Ponte? ne scrive anche Piero Chiara, quando, nel 1967, ambienta in queste zone il suo ?Il Balordo?, dal quale sarà tratto uno sceneggiato televisivo interpretato da Tino Buazzelli.
Poi un bel giorno ecco comparire un cantiere, a cura dell?assessorato provinciale ai lavori pubblici, che gli abitanti sottovalutano perché pensano che servirà per ?rinforzare? il ponte. Ed ecco quindi comparire quelle ?fasce?, guard rail rinforzati, molto visibili, dall?esterno, che cambiano completamente la percezione visiva dell?opera.
?E? come se, senza il tuo permesso, venissero a cambiarti il colore esterno della tua casa?, dice Umberto Peduto, il proprietario del supermarket.
A CAPO DELLA PROTESTA
Trent?anni fa venne da queste parti da cacciatore in cerca di quaglie e folaghe. Il fucile lo depose quasi subito, colpito dalla dolcezza di quest?ambiente. C?è rimasto da zelante ecologista ed ha voluto costruirsi proprio qui, a Ponte Calore d?Altavilla, la sua casa. Per Antonio Accardi, ginecologo di Scafati e primario ospedaliero, questo per anni è stato il ritiro dei fine settimana. Dopo la pensione ed una sfortunata campagna elettorale da candidato sindaco per Forza Italia nella città d?origine, arriva la decisione di considerarsi un altavillese a ?tempo pieno?.
E? stato lui a raccogliere le firme sotto alla petizione scritta per protestare per i lavori di ristrutturazione del Ponte sul fiume Calore. ?Nessuno osa mettere i discussione le necessarie esigenze di sicurezza ? commenta ? ma l?intervento poteva essere pensato meglio e realizzato senza alterare l?estetica di un?opera che è un vero e proprio monumento di tecnica e di storia?. Ora si aspetta un incontro con l?assessore provinciale Franco Alfieri. ?Il cantiere non ha nemmeno un cartello, non sappiamo quindi cosa vorranno ancora realizzare?, aggiunge Accardi.
?In settant’anni nel fiume non c?è mai caduto nessuno, mi diceva ieri un contadino?, racconta. ?Sono troppo anonime e visivamente invasive quelle balaustre d?acciaio zincato che stanno mettendo. Si poteva e doveva tener conto della valenza storica del manufatto. Io mi faccio interprete di chi pensa di aver avuto distrutto un capitolo della propria storia?.

Autore: Oreste Mottola
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20 Lug 2006

20 LUGLIO. Sica su Legambiente e situazione rifiuti

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Enzo Sica, sindaco di Capaccio, interviene su due questioni ?aperte?
VICENDA OASI DI LEGAMBIENTE

?Il comune è stato sempre vicino, e continuerà ad esserlo, all?associazione ambientalista, per tutte quelle attività che attengono alla valorizzazione, tutela, e recupero del territorio. Sono in corso programmi, in partenariato, per la diffusione dell?endemia floricola del giglio mare e d?altra vegetazione di tipo psammofilo. Tuttavia dagli uffici comunali non risultano mai essere state autorizzate attività di tipo specificamente commerciale fini a se stesse eventualmente portate avanti nella zona di Torre di Mare in affidamento all?associazione. Quello di Legambiente non può definirsi, pertanto, come un?attività balneare come ce ne stanno a decine sul nostro litorale. Prendo atto che i responsabili locali dell?associazione sostengano che si trattava solo di prestazioni interne agli associati al fine di recuperare le spese di gestione e per far fronte al pagamento del canone ricognitorio. Ci sarà quindi il tempo ed il modo di chiarire l?esatta natura della questione. Ribadisco però che tutte le attività naturalistiche in corso nell?Oasi Dunale di Torre di Mare devono proseguire secondo i programmi e le direttive concordate?.

?ALTRE 48 ORE E SARA? RISCHIO EPIDEMIA?, Appello a Bassolino per la questione rifiuti
?Ci sono 11 nostri camion con 150 quintali di rifiuti pieni che non sappiamo dove andare a scaricare. Paestum è oggi piena d?immondizia che non sappiamo più dove raccogliere. Nel fine settimana la situazione è destinata a degenerare?. Questa mattina Sica, insieme con il sindaco di Castellabate, e con il mandato dei colleghi di Eboli ed Agropoli, sono andati in Prefettura a rappresentare la gravissima situazione della prima parte delle località balneari a sud di Salerno. ?Il mio appello è al cuore dell?uomo di governo Bassolino ? dice Sica ? mettendo da parte ogni questione d?appartenenza politica. Ogni attività di promozione turistica intrapresa è vanificata dai cumuli di rifiuti che siamo costretti a vedere crescere ai lati delle strade. La Regione trovi i modi per scongiurare una situazione che già oggi è al limite dal punto di vista della compatibilità igienico ? sanitaria e andrà fuori controllo già fra qualche giorno quando non potremo più mettere altro nei nostri camion?. Il primo cittadino di Capaccio ritiene che già oggi siano gravissimi gli effetti sull?economia turistica locale. Oggi a Paestum siamo nel periodo del ?tutto esaurito? per alberghi, camping e case in affitto.?Se ne vanno i turisti singoli, esteri o del nord Italia, che ritengono intollerabile passeggiare con le mascherine per le nostre strade e spiagge. Ripeto, che devo fare a fine settimana ? sostiene Sica – quando non potrò più stoccare nei camion i rifiuti? Noi sappiamo che adesso fanno scaricare i camion di Napoli, Bassolino intervenga subito affinché il disagio sia spalmato con più giustizia e si guardi con occhio di riguardo alle località turistiche dove la Regione Campania, usando i fondi europei, spende ingenti risorse per attività d promozione che sono vanificate da questa ormai endemica incapacità di gestire l?emergenza rifiuti?.

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19 Lug 2006

Albanella, Fasolino sconfigge Capezzuto 5 a 4

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Il deputato Gaetano Fasolino in politico le prende da Mara Carfagna ma le suona, 5 a 4, ad un altro che ha la metà dei suoi anni, Giuseppe Capezzuto, il sindaco di Albanella. Il risultato è quello della partita inaugurale, a tennis, giocata ad Albanella, per ufficializzare l?apertura del centro sportivo ?Santa Sofia?. ?Il primo cittadino ha doveri di ospitalità. Soprattutto se ha di fronte una siffatta personalità?, questo è stato il laconico commento del primo cittadino di Albanella. Che così ha giustificato, l?altra sconfitta per 3 a 0 ma a calcio, rimediata con una rappresentanza dell?Altavilla. ?Appuntamento a tutti per il 21 luglio quando inizieremo il meeting dello sport, con il senatore Marco Pecoraro Scanio. Il clou ? conclude Capezzuto – ci sarà domenica 23 con una puntata di Miss Italia regionale?

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19 Lug 2006

Dylan visto da una under 25…

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Dylan è per me una sorta di leggenda immateriale, rappresenta i valori di una generazione che avrei voluto vivere, di un’età lontana che avrei sentito mia. è l’emblema dello sberleffo al potere, alle convenzioni, all’ovvietà dominante. Ieri sera l’ho visto uomo, mi ha intenerito profondamente: la voce rauca, graffiata, il corpo irrigidito, il volto stanco segnato dal tempo. era la fragilità,l’insostenibile fragilità di un mito che ho scoperto di carne e che ho amato di più proprio per questo. mentre cantava “Like a rolling stone” ho avuto la sensazione che la sua poesia fosse volata più in alto di lui, delle sue contraddizioni, della sua fragilità: è oramai parte di noi.
P.s. La cosa che mi ha provocato conati di vomito è stata la dissertazione telefonica di una distinta ed ingioiellata signora seduta dietro di me, moglie, chissà, del politico di turno. con fare vezzoso e indignato conversava con un’amica al telefono: “Guarda,non è possibile, c’è scritto sul nostro biglietto ‘posti vip’…però qui c’è pure gente normale…” (sic!!).Manuela Cavalieri

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18 Lug 2006

Dylan a Paestum, noi c’eravamo

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Quattromila spettatori seduti o in piedi, ma al loro posto. Paganti, o imbucati improbabili ?Vip?. Un altro migliaio a ridosso dei cancelli lungo la strada che immette all?area archeologica. Qualche ragazzo che c?è arrivato attraversando, nella notte, i campi di granoturco vicini. Una voce: ?C?è Cannavaro? e la folla sbanda, anche perchè c?è un piccolo tricolore che sventola. Le macchine fotografiche e i videotelefonini scattano all?impazzata alla sinistra del palco. Invece no, sono venuti Edoardo Bennato, Vinicio Capossela e Luciano Ligabue, confusi nel pubblico, per onorare e salutare Dylan. E? il loro personale grazie a colui che ha inventato la figura del cantatore pop, più poeta che musicista. Capossela ha inaugurato la sua serata con l?Aglianico comprato dall?enoteca ?Il Calice?. La platea è un mare scuro dove lampeggiano a ripetizione i flash dei videofonini. La tecnologia sa come bypassare i divieti imposti dal management del cantante che non voleva fotografi e fotoreporter. La gente vuole consumare e conservare – sebbene nello scatto di un istantanea – il mito.
Eccolo là il grande Bob, con gli occhi azzurri coperti dal consueto cappello, camicia di seta azzurra coi brillantini, cappello bianco da cow boy e tutte le rughe di una vita, 65 primavere e qualche acciacco, che gli solcano il viso come dei canyon, quasi accucciato sul suo organo, lo strumento che da qualche anno preferisce alla chitarra. ?Non può appoggiarla al fegato malandato?, dicono gli esperti o come se volesse fuggire dal peso di essere una leggenda vivente e rientrare nell’anonimato nel quale si trovava quarantacinque anni fa, quando cantava da perfetto sconosciuto nei club del Greewich Village. E adesso è lì davanti, sul palco che ha sullo sfondo il tempio di Cerere, Dylan è più piccolo e curvo che mai ma dimostra di essere in forma. Merito della mozzarella e del prosciutto crudo che ha mangiato nell?hotel dove è stato ospitato? E? considerato il più scorbutico e maniacale dei grandi del rock. Lo smarrimento degli individui di fronte a una realtà indecifrabile, questo in fondo ha sempre cantato Dylan. Ad ascoltarlo ti senti come il Mr. Jones di ?Ballad of a thin man?. Storia di un archetipo, quello dell’estraneo impiccione che cerca di capire cosa succede, si insinua nell’azione col suo taccuino, ma in realtà non capisce niente. “Do you? Mr. Jones”, per l?appunto. ?Il mito è nella terra degli Dei. Questo è quello che volevamo?, urla al microfono Mario Crasto De Stefano, il direttore artistico della manifestazione. E? lui a prendersi più fischi che applausi quando nomina Gennaro Mucciolo, consigliere regionale socialista, il nume tutelare politico di ?Antichità Spettacolari?, la cornice dentro la quale c?è il concerto di Dylan. ?The Times They Are A-Changin? gli dovremmo rispondere, sempre attuale quella sarcastica ammonizione alla gente e agli scrittori, ai critici e ai senatori, di stare con le orecchie dritte al nuovo che avanza. Così ci sembra attuale il Bob Dylan non ne vuol più sapere di lavorare alla fattoria di Maggie. E’ una che paga poco o niente, tratta male i dipendenti e però gli parla sempre di Dio e della religione. E poi ha 68 anni e dice di averne 24. Nei dintorni di Paestum nella Maggie’s farm ci lavorano gli indiani del Punjab, di religione Sikh, ed un amore per gli animali che noi abbiamo perso. O che, è il caso delle bufale, mentre noi le coinvolgiamo in brutte storie di camorra e ci prendiamo ?l?oro bianco?, loro il lavoro.
Un bel concerto questo di Paestum, ricco di musica, con Dylan che concede ai chitarristi molto spazio, anche se ovviamente nessuno fa gesti plateali. Rimangono composti e assecondano l’imprevedibile leader, però suonano, e si scatenano quando la trama rockblues permette ruggenti cavalcate elettriche.
Uno show che lascia l?amaro in bocca a chi voleva solo poter dire «c?ero anch?io».

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